giovedì, settembre 20, 2007
La prima parte del mio racconto "Risiko" su Chiedi alla Carta. Molto bello anche il racconto di Eva Clesis e quello di Loris pubblicati oggi.
Ai Bragoriani il racconto potrà ricordare qualcosina... E anche a Viola e Rachele, dovessero passare di qua.
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categoria:letteratura, società, repubblica sovietica di bragora, eretz yisrael
mercoledì, agosto 01, 2007
Abbandono la RSB. Da Venezia vado a Campalto (vicino Mestre). In una casa ancora più bella, ggente simpatica, e forse, dai, stavolta riesco a sterzare :). Vi aggiornerò sulle vicende della nuova comune anarchica in terraferma tramite la tag "campalto".

L'esperienza del trasloco ha qualcosa di ineffabile, quindi tralascerò. Ah, Viola è tornata da Gerusalemme. L'ho incontrata insieme a Rachele (altro nome di fantasia), una persona che non mi sarei mai aspettato di rivedere in vita mia, e soprattutto non mia sarei mai aspettato che mi dicesse: "decisamente, NON sono sionista." Lo era, tra anni fa. Almeno, diceva di esserlo. In mezzo ci sono stati, credo, qualche viaggio in Israele, una guerra e mezza, un paio di lauree, e, mi pare, una storia tra lei e David. Non so cosa abbia influito sul modo di vedere le cose.
Ho scoperto che Viola ha conosciuto David tramite Rachele, e sì, sono ancora amiche. Tra l'altro, ho scoperto oggi che le due ragazze si conoscevano. Il mondo è piccolo.
sabato, giugno 09, 2007
In sintesi. Abbiamo avuto qualche problema tecnico, risolto dal provvidenziale arrivo di un idraulico. Per quattro giorni casa mia è assomigliata ad un incrocio tra un cantiere edile e un accampamento di guerrieri delle steppe russe.
Adesso che abbiamo di nuovo quel fondamentale legame con la civiltà moderna che sono i tubi dell'acqua corrente, per prima cosa ho passato una parte sostanziale del pomeriggio a lavare i piatti.
Tutto ciò per introdurre una domanda che da qualche giorno mi ronza per la testa:
Primo, chi cazzo è Paris Hilton? Secondo, perché dovrebbe importarmene qualcosa se va in galera?
Terzo, perché il mondo occidentale sembra non avere niente di più importante da fare, nel bel mezzo della "guerra al terrorismo" (o ce lo siamo dimenticati, che il motivo per cui un criminale di guerra si trova impunemente nella nostra capitale è che si tratta del nostro maggior alleato militare?) che occuparsi di cosa cazzo succede a quella sgualdrina? (volevo usare un termine più pesante, ma "sgualdrina" va benissimo).

Detto questo, ho capito perché, essenzialmente, detesto la "civiltà occidentale". Non si tratta di questioni profonde, riflessioni morali e filosofiche, nemmeno del disgusto per la marea di merda che gli occidentali immettono deliberatamente nei loro cervelli sotto forma di immagini televisive. Non si tratta di politica, religione, anarchia, antimperialismo o anticapitalismo.
Si tratta di un radicale senso di disgusto per le scelte alimentari di fondo dell'Occidente. Un civiltà in cui le patatine fritte ed i panini, se non diversamente specificato, sono forniti di KETCHUP, merita di finire nel fondo dello sciaquone della Storia.
Il KETCHUP è la più grande schifezza mai inventata. Seguita a ruota dal caffé zuccherato, ma questa è un'altra storia.
domenica, giugno 03, 2007
E' estate. Volete mangiare un bel piatto fresco in terrazza e siete stufi della solita insalata di riso?  Non ne potete  più di inventarvi  all'ultimo momento  qualcosa che possa mangiare anche il vostro ospite  vegetariano  o  musulmano?  Volete stupire i vostri amici con della cucina etnica facile  facile per  darvi un tono? Vi hanno staccato il gas e non sapete cosa cucinare?
Ecco a voi il piatto con cui Falecio stupisce i suoi commensali, la mitica Taboule. L'origine del piatto è nordafricana, ma il vostro chef ha scoperto diverse varianti e migliorie. La ricetta della  Taboule si tramanda nella famiglia Falecia da quando mia zia la imparò quando lavorava all'ambasciata italiana a Tunisi. Mia mamma è bravissima. Me l'ha insegnata lei, ma poi io ho fatto degli esperimenti.

Ingredienti per 8 persone:
1/2 kg di couscous precotto
8 etti di pomodori rossi freschi
1 limone (o succo di limone concentrato)
Menta, possibilmente fresca
Olio d'oliva
Sale

Altre cose che potete mettere nella vostra Taboule per esaltarne il sapore e la freschezza:
Formaggio Feta (qualcuno preferisce il brie, o la mozzarella di bufala, ma secondo me la Feta è meglio)
Olive Nere
Curry
Basilico
Origano
Rucola

Versate il couscous precotto in una terrina e ungetelo con olio d'oliva. Smunizzate la menta (in abbondanza) e il basilico (se volete) aggiungeteli al couscous e mescolate. Lasciate riposare in frigo.
Nel frattempo, tagliate i pomodori a pezzi piccoli scolandoli con attenzione e mettendo da parte l'acqua e i semi (se non vi piacciono i semi, buttateli via). Versate l'acqua dei pomodori sul couscous. Salate i pomodori lasciateli riposare per far uscire l'acqua, nel frattempo potete tagliare a dadini la Feta e le olive nere se volete metterceli. Versate i pomodori con tutta l'acqua nel couscous e mescolate. Aggiungete il succo di un limone e se vi sembra il caso un po' di olio, mescolate con attenzione e rimettete in frigo. Aspettate mezz'ora/tre quarti d'ora che il couscous assorba l'acqua ed il succo di limone. Se volete metterci feta e/o olive,  bagnatele e lasciatele in frigo. Quando la massa vi sembra abbastanza gonfia (se la trovate ancora secca, metteteci un bicchiere d'acqua e lasciate a riposo altri 10 minuti) aggiungetele e condite il tutto con curry, origano, se volete sale e pepe (il pepe non ve lo consiglio ma ci può stare. Per me è meglio il curry). Se vi piace guarnite con rucola.

Buon appetito.

Il segreto è la menta. Se non la trovate fresca usate quella in polvere, ma una Taboule senza menta è come una pasta senza sale. Consiglio di mettere il curry e le olive.
Tutti gli ingredienti sono vegetariani ed halal. Se siete ebrei, non sono sicuro che la feta sia kasher, ma potete sempre non metterla. Se siete vegani, naturalmente, non mettetela.
L'unica altra scuola di pensiero alimentare che io conosca e vi potrebbe dare problemi con la Taboule è quella macrobiotica, che mi pare non ammetta i pomodori. Ma in quel caso, non chiedete consigli a me.



 
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categoria:cazzate, repubblica sovietica di bragora, essere studente oggi
venerdì, marzo 30, 2007
Allora. Io non sono molto freudiano. Anzi. Se devo proprio aderire ad una corrente di psicanalisi, tenderei ad essere un po' junghiano. Se non altro perché un'analista junghiana mi ha più o meno salvato la vita, o quantomeno l'anima, facendomi certi discorsi in un momento di crisi (era il periodo in cui Dio mi aveva fatto un fischio, e mi aveva detto, "Ciao, sono Dio, ed esisto davvero" come raccontavo in un vecchio commento).
Di psicanalisi so poco.
Sta di fatto che riconosco l'esistenza di una parte della mente umana che trascende la consapevolezza, e che chiamerò inconscio. Secondo le teorie psicanalitiche, l'inconscio si manifesta nei sogni.
Io comincio a nutrire il sospetto che il mio inconscio sia diventato musulmano senza avvertire né l'Ego cattolico né il Super-ego laico ed illuminista. Ci sono le basi per una gradevolissima schizofrenia.
Vi spiego.
Notte n. 1:
Sono un bambino. Intorno a me c'è una terra desolata, sassosa, ghiaiosa, grigia, di colline e calanchi, arida. Tengo per mano la donna che nel sogno è mia madre. E' una donna grande, dall'aspetto materno, il viso abbronzato al sole, i capelli grigi coperti da un velo, una jallaba di lana di cammello blu. Mi parla dolcemente, in arabo. Sono in Palestina.
Sento un sibilo. Una pallottola, proveniente dall'invisibile nascondiglio di un cecchino israeliano, colpisce mia madre proprio sotto al seno, all'altezza del cuore. Lei cade. Io la guardo, piango, le prendo la mano. Lei solleva la mano, infila l'indice nel buco della pallottola, lo estrae insanguinato. Sul suolo sassoso inizia a scrivere. "
Life is nothing. Defend your land", traccia in grandi lettere stampatelle minuscole. Poi spira.
Dissolvenza.
Sono sempre un bambino palestinese. Sono davanti ad un Merkavah israeliano. So che è israeliano anche se non c'è nessuna insegna né bandiera. Grido in ebraico e lancio sassi. Rimbalzano sulla blindatura del carro armato.
Mi sveglio sconvolto.

Notte n.2 (due giorni dopo):

Sono in facoltà. Il sogno è in francese. Entro in una sede universitaria mai vista insieme ad un'anziana signora mora. E' la lettrice di russo. Salgo le scale. Entro in un'aula con i banchi altissimi. Sono a lezione di russo, anche se io cercavo l'aula di arabo. Lei ci da un traduzione, dall'italiano in russo, io scrivo  un foglio, davanti a me c'è la mia grafia cirillica, dopo tanta fatica. Guarda la mia traduzione. Mi segna due errori, mi fa i complimenti.  Parla sempre in russo. Mi squilla il telefonino. Un messaggio di A.: "E' stato ucciso un ragazzo all'Università di Beirut. In Libano è scoppiata la guerra civile".
Dissolvenza.
Ho ancora in mano la mia versione in russo mentre guardo il TG. Cannoni sui villaggi del Monte Libano.
Dissolvenza.
Sono a Beirut Ovest. Faccio parte di una milizia, forse Hezbollah, o il Tashnag. I Falangisti stanno bombardando la città. Beirut è distrutta devastata. Mi sveglio atterrito. Vado a controllare le notizie, in preda al panico.

Adesso, io non so bene che pensare. Prego solo che non siano sogni premonitori. Qualche idea?
domenica, marzo 18, 2007


Ci sono compagni che sbagliano, le vecchie BR. Ci sono le nuove BR, che sbagliano e basta. Ci sono i compagni che non sbagliano e vi sarei grato se mi spiegaste chi cazzo sono. Ci sono i ministri che non sbagliano, ma non venitemi a raccontare che sono compagni. Non miei, almeno.

E ci sono i compagni che sbadigliano. Come me.

(dedicato a MMAX)

E adesso qualcuno mi spieghi dove cavolo avete messo la politica italiana. Io in cucina non la trovo più. Ah, e non si trova più nemmeno il mattarello. E' giunto il momento di riordinare la RSB.
venerdì, febbraio 16, 2007

Verona, giorno di San Valentino.

 

Il Malacarne è un’ex macelleria, un posto strano, pieno di.. pieno di cose, non saprei come altro descriverle. Un flipper, un biliardino, vecchie sedie da dentista, da barbiere, una radio, credo degli anni ’60, con ancora scritto Parigi, Londra o Milano al posto delle frequenze ad onde lunghe. 

La radio mi scalda il cuore. Sa di vero, di antico; un computer senza processore, ma già attrezzato di modem wireless.

La radio era l’Internet del secolo scorso… e qui c’è una radio web insieme a noi.

Un radio strana.

Si chiama radiosc@rico e farà interviste da mettere in rete, dopo la lettura.

Faremo un reading, qui al Malacarne, stasera. E’ il mio primo reading, e sono emozionato. Anche gli altri, gli altri autori ed autrici di Posa ‘sto libro e baciami, sembrano emozionati. Non abbiamo preparato nulla. Ci sono Gg e Pol a fare da sottofondo musicale, tastiera e chitarra; le due ragazze della radio che s’agghindano per dopo. I musicisti provano, per così dire, mentre noi si tira giù una scaletta.

Tutto odora di prima volta. Tutto s’improvvisa adesso, ad un’ora o mezz’ora dall’inizio mentre il circolo si riempie. Noi autori ci conosciamo uno ad uno, strette di mano, saluti, qualche bacio. C’è Cry, una dolce fanciulla bionda, un’amica. Dà una mano, parla con tutti. Organizza eventi.

Cominciamo, un po’ incerti. Legge prima Giada, visto che il suo racconto parla di Verona, Romeo e Giulietta. Poi gli altri racconti. Bellissime le due letture di Susanna Bissoli.

Io tento di fare una cosa che, se lo sapesse il regista con cui ho fatto teatro, mi sparerebbe a vista.

Improvviso la lettura espressiva di un testo senza averla provata. E, bè, funziona, perché Gg e Pol sorreggono e vengono dietro, improvvisando a nche loro, ma in armonia con le voci. Il locale è strapieno. Il pubblico ride, applaude, e gli applausi suonano caldi e sinceri.
Senza la musica e l’atmosfera di questo strano piccolo posto dall’aredamento bizzarro, il palco cadrebbe. Ma siamo bravi. Per magia, come in un assolo di chitarra, tout se tient.
Alla fine Silvana chiede il bis, leggo il racconto di Loris, fuori scaletta, improvvisandone le diverse voci.

Poi mi scolo un lungo sorso di birra, stanco.

Dagli incontri, nascono idee, proposte, prossime volte. Si comincia già a pensare con Cry alla successiva presentazione, il 12 aprile a Villafranca.

Per le prossime volte, alcuni racconti andrebbero letti a più voci; spesso, una maschile ed una femminile, come in “lasceresti la scialuppa per me” (letto magistralmente da Loris).

Ci rendiamo conto parlandone, a caldo, dell’importanza dei nostri improvvisatori musicali.

Le sc@richine, oggi si chiamano Schitta e Scatta, armate di un grosso microfono a forma di cuore, si aggirano facendo domande imbarazzanti su San Valentino. La ciliegina sulla torta della serata. Il pubblico scivola via, mormorandoci i suoi complimenti.

Esausti ed entusiasti, torniamo agli accampamenti.

 

lunedì, gennaio 29, 2007
Chissà perché mai digitando su Google "metodo per riordinare armadio" si dovrebbe finire su questo blog, come Heracleum dichiara.
Io non conosco nessun metodo per riordinare alcunché, anzi sono piuttosto ostile all'ordine. Uno dei principali motivi è che il mio armadio è del tutto inadeguato alla bisogna, per cui molti miei vestiti allignano in camera appoggiati su sedie e poltrone; inoltre devo fronteggiare l'espansione invasiva dei miei libri entro il mio spazio vitale. Non so più dove metterli. La RSB trabocca letteralmente di libri. Ce n'è una pila pazzesca in bagno. Guardo la mia stanza ed ammetto che effettivamente dovrei rimetterla in ordine. Poi la guardo meglio e lo sconforto mi paralizza. Ci penso su e mi rendo conto che non posso minimamente sperare di farcela: semplicemente, mettere ordine significa collocare le cose nel loro posto, e qui non c'è nessun posto ulteriore in cui collocare le cose. Perciò, non cercate da me metodi per riordinare i vostri armadi, ammesso che esistano: semmai, datemi un armadio da riordinare.
venerdì, gennaio 19, 2007
Emozioni.
Mi sconvolgono, mi rovesciano, e non trovo appigli. Trovo un pacco nella cassetta delle lettere. Lo sapevo. Me l'aspettavo. Ma è stato emozionante lo stesso, aprirlo e trovarle un libro col MIO nome stampato, con un mio racconto pubblicato. Assaporo, camminando nella nebbia, il senso della carta. E' commovente, incredibile. Sarà in libreria da martedì, pare.

E poi le persone. Che conosco stasera, incontro per caso, e parlo. E sto bene. Ha ragione LadyD; " Senza gli altri si muore".
Aggiungo: "Con gli altri si patisce". Nel senso originiario di patire, cioè sentire. Sentire con loro. Secondariamente, soffrire, ma in realtà è commozione, è tutta l'energia che ricevo e si accumula in me, e se esplode, come deve esplodere, diventa pianto.
Ma sto bene. Sono solo pieno di sensazioni, di sentimenti, di bellezza. Piangerei.
Di contentezza e di tristezza, insieme.
lunedì, gennaio 15, 2007
Dovrei fare moltissime cose. Non ho voglia di farne nessuna. Ho appena finito di scrivere 3 pagine di materiale nuovo per Bruttastoria, ma ho poco da ritenermi soddisfatto. Sono pieno di idee che non ho la forza di realizzare. Sono pieno di impegni e la blogsfera è piena di figate che non ho voglia di leggere. Devo uscire per una riunione e non me ne frega niente, ho finito vino e cibo e nn mi va di fare la spesa.
E prima o poi dovrò dare degli esami.
domenica, gennaio 14, 2007
Ascolto di nuovo questa canzone. Loreena Mckennitt, testo di Lord Tennyson. E mi viene da piangere. La solitudine di Elaine è la mia stessa solitudine. E il monitor di questo computer è assieme, il suo telaio ed il suo arazzo, ed il suo magico specchio.
Certe note, certe parole, mi sanno ancora strappare un groppo in cuore malgrado la corazza di giada dell'Anima...
venerdì, gennaio 05, 2007
E' tornata! Che bello... Sono contento di rivederla. la sua presenza splende in casa nostra come Venere al tramonto, la sua luce riempie il salotto di gioia. Che altro dire? Mia cara, sono felice che tu sia di nuovo qui, sono felice di stringerti ancora al petto, sono felice di sentire i raggi luminosi del tuo sorriso.
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categoria:affetti, repubblica sovietica di bragora
giovedì, dicembre 21, 2006
La RSB si svuota lentamente per le vacanze. Sveta è partita la settimana scorsa. Domani mattina andranno via gli altri. Io resterò solo a guardia del forte, fino a sabato. Essere soli in una casa grande e piena di bei ricordi, con i fondi di vino nelle bottiglie, mi mette tristezza preventiva. Questa gente con cui abito è una seconda e più accogliente famiglia. Quella di LadyD è la partenza più difficile. Perché così all'improvviso lei è diventata importante nella mia vita. Perché ieri ho avuto paura di deluderla. Perché non la vedo entusiasta di andare dalla sua famiglia, quella vera.
Non c'è motivo di essere tristi. E' una bellissima giornata. Anche a casa ci sono persone che vorrei rivedere.
Mi sento inadeguato, e soprattutto mi sento sradicato. Non posso più chiamare casa quella dei miei genitori. Non posso ancora chiamare casa quella in cui abito. A che mondo appartengo?
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categoria:repubblica sovietica di bragora
sabato, dicembre 16, 2006
Una delle cose che mi piacciono di più dei concerti Industrialien è che ho libero accesso al backstage... e in backstage ci si diverte un sacco.
giovedì, dicembre 14, 2006
Anche io ero  lì. Il racconto di DoubleG è un riassunto esauriente di quanto avvenuto al Secondo festival Industrialieno della storia veneta. Un gran degheio. Un festone indimenticabile. Il mio ruolo era quello di groupie degli EEE, quella sordida band di rumoristi che suonano chitarre elettrizzanti e macchine da scrivere, ma in concreto quello che facevo era bere un sacco di Alienito (il cocktail verde-marziano inventato da Pol) e stare al banchetto del merchandising, che devo dire, è un punto di vista privilegiato per assistere ai concerti ed osservarne la fauna. Oltre alle magliette degli Animali Sociali, e ai dischi dei gruppi che si erano degnati di portarne, "vendevamo" anche la fanzine di Bruttastoria (tutto esaurito) ed il PEG (Prodotto Esterno Gordo) un vecchia/nuova rivista di libere lettere e letterine (non però quelle a Babbo Natale), due dei progetti scrittoriali con cui sono invischiato.
La genialata del festival, secondo me, è stata quella di combinare musica, "letteratura", radio (radioscarico, ovviamente!) ed arti figurative (nel caso, fotografie). La mostra fotografica sulla vecchia fabbrica tessile di Schio era essenziale, ma grazie all'ottimo (improvvisato) allestimento e alla bravura dei fotografi, tutti "ragazzi", una figata. E naturalmente, se i gruppi non fossero stati tutti e 8 (otto!) bravissimi, e se DoubleG non si fosse fatto letteralmente in quattro (organizzatore, fonico, tastierista, chauffeur) nons arebbe servito. Ma alla fine, è andata davvero bene, per essere una cosa indipendente, artigianale, fatta di corsa e soprattutto partorita della mente malata del mio coinquilino!