Ai Bragoriani il racconto potrà ricordare qualcosina... E anche a Viola e Rachele, dovessero passare di qua.
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Verona, giorno di San Valentino.
Il Malacarne è un’ex macelleria, un posto strano, pieno di.. pieno di cose, non saprei come altro descriverle. Un flipper, un biliardino, vecchie sedie da dentista, da barbiere, una radio, credo degli anni ’60, con ancora scritto Parigi, Londra o Milano al posto delle frequenze ad onde lunghe.
La radio mi scalda il cuore. Sa di vero, di antico; un computer senza processore, ma già attrezzato di modem wireless.
Un radio strana.
Si chiama radiosc@rico e farà interviste da mettere in rete, dopo la lettura.
Io tento di fare una cosa che, se lo sapesse il regista con cui ho fatto teatro, mi sparerebbe a vista.
Improvviso la lettura espressiva di un testo senza averla provata. E, bè, funziona, perché Gg e Pol sorreggono e vengono dietro, improvvisando a nche loro, ma in armonia con le voci. Il locale è strapieno. Il pubblico ride, applaude, e gli applausi suonano caldi e sinceri.
Senza la musica e l’atmosfera di questo strano piccolo posto dall’aredamento bizzarro, il palco cadrebbe. Ma siamo bravi. Per magia, come in un assolo di chitarra, tout se tient.
Poi mi scolo un lungo sorso di birra, stanco.
Dagli incontri, nascono idee, proposte, prossime volte. Si comincia già a pensare con Cry alla successiva presentazione, il 12 aprile a Villafranca.
Per le prossime volte, alcuni racconti andrebbero letti a più voci; spesso, una maschile ed una femminile, come in “lasceresti la scialuppa per me” (letto magistralmente da Loris).
Ci rendiamo conto parlandone, a caldo, dell’importanza dei nostri improvvisatori musicali.