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martedì, giugno 10, 2008
Mentre questo paese discute -giustamente- di quali stupefacenti possano aver assunto quelli della Nazionale per giocare così male, uno spettro s'aggira per l'Italia.
Si chiama "colossale inculata" e consiste nel fatto che ogni governo che si succede in questo paese fa a gara con gli altri sopprimendo un diritto conquistato in anni di lotte o rendendone impossibile l'applicazione.
Chi vince riceve, suppongo, un premio da Confindustria, l'"inculino d'oro", una statua d'oro massiccio che rappresenta un grasso imprenditore brianzolo che infila ghignando un grosso palo nelle terga di un individuo magro ed emaciato, piegato a 90° e che rappresenta evidentemente un lavoratore.
Il governo Berlusconi si è appena insediato ma sembra avere l'intenzione di fare tutto possibile per togliere diritti ai lavoratori (che l'hanno votato). "Deregulation" ha detto il ministro Sacconi. Speravo che questa parola fosse stata espulsa dalla lingua italiana per evidente incompatibilità, e invece pare che no.
Ora, io non sono un fanatico delle burocrazie e dei regolamenti.
Sono il primo ad ammettere che spesso sono fastidiosi e molesti.
Specialmente quando tu sei, poniamo, un piccolo imprenditore con una piccola impresa di famiglia (tu che mandi avanti la baracca, tuo figlio diplomato ragioneria che si fa le ossa e sa l'inglese, tuo cuggino bravo col conpiuter che tiene la contabilità, un caporale ex-galeotto a caso e sei o sette schiavi neri sotto la frusta che fanno il lavoro). Voglio dire, ci sono tutte queste rotture di coglioni di leggi e regolamenti ed ispezioni, e smaltisci i rifiuti così, e la sicurezza del luogo di lavoro cosà, e i dipendenti li devi pagare un tot e non puoi pestarli se sgarrano, e devi fare i contratti, e paga le tasse¹, e insomma, la pelliccia a tua moglie come gliela compri?
Fortuna che adesso arriva SuperSacconi che toglie di mezzo tutte queste regole pallose e ti fa fare il cazzo vuoi.
Perché il Popolo delle Libertà = lattina.
Yes, WE CAN too.
Abolizioni dei diritti sindacali conquistati in un secolo di lotte e scolpiti nel marmo della Costituzione? Se po' ffà.
Servitù della gleba? Yes we can
Schiavitù? Se pol far
Basta regole. Basta diritti. Basta leggine del cazzo che tolgono al capitalista il suo giusto profitto per regalarlo nelle mani avide di questi insaziabili operai.
Basta ste puttanate tipo che gli uomini sono uguali in diritti e dignità.
Da oggi si cambia, per una Italia, nuova, moderna, al passo coi tempi, che seguendo l'onda inarrestabile del progresso si fionda in giorni luminosi come l'Alto Medioevo².
¹ Le tasse in Italia sono effettivamente esorbitanti rispetto ai servizi al cittadino che ne corrispondono.
² E' solo una licenza poetica, in realtà l'Alto Medioevo era un'epoca davvero civilizzata ed illuminata: l'Impero arabo di Damasco e poi di Baghdad era al culmine del suo splendore nelle arti e nelle scienze, l'India classica fioriva, in Cina i Tang governavano con illuminata saggezza e i Chenla della Cambogia edificavano splendide città. In Giappone vedeva la luce la straordinaria poesia del periodo Heian, in Asia Centrale Ferdowsi scriveva "il libro dei re" e a Giava i Sailendra facevano erigere una struttura unica, il Borobodur. Ovunque (meno in Europa Occidentale) le arti e le scienze fiorivano e la cultura si diffondeva e si allargava, la parola di Cristo si spargeva verso oriente e l'uso vendere schiava la gente era meno diffuso che in passato o in futuro.
domenica, giugno 08, 2008
Voglio dire, leggete qui. L'Italia sarebbe in guerra dal 2002, in effetti, ma pare che stavolta si faccia sul serio.
Il problema in realtà, non è la guerra.
E' il fatto che non sia sulle prime pagine. E' il fatto che io devo capitare su un blog, per arrivarci. Colpa mia, forse sono poco informato. Ma non è tra i lanci ANSA.
Poi ci sarebbe anche un altro problema, quella cosa strana di cui si celebrava poco tempo fa il sessantesimo anniversario, e non sto parlando di Israele.
Avete presente quei manifesti che vi invitavano a leggere una roba scritta sessanta anni fa?
Sarò noioso e ripetitivo ma quella roba è la Costituzione della Repubblica Italiana, della quale (c'è scritto sui miei documenti) sarei cittadino. In quella vecchia scartoffia, che per inciso regola tuttora, in teoria, le basi della vita pubblica ed i principi fondamentali della società in questo posto, c'è scritta una cosa.
E' tra i principi fondamentali, mica cazzi.
C'è scritto che l'Italia ripudia la guerra. Non la sposa, nemmeno la divorzia. La ripudia.
Ripudiare è un verbo che ha un significato forte. Significa "spingere via", e viede da una radice che dovrebbe voler dire "muoversi", la stessa di "piede". Significa che che non si vuole avere più a che vedere con quella cosa. Indica un atto di rifiuto totale, di rinuncia completa, senza mezzi termini.
Ok, si sapeva già da qualche anno (esattamente dalla primavera del 1999) che l'Italia, di quell'articolo, faceva nei fatti carta straccia.
Ora scusate. Sono stupido. Non capisco. Però, l'Esercito Italiano giura una cosa come difendere la cazzo di Costituzione.
Io capisco che un politico con le sue sottigliezze possa fare come il buon Bethmann-Hollweg, il cancelliere tedesco nel 1914, a cui è attribuita la geniale scoperta che 'i trattati sono pezzi di carta'. Cosa del resto vera. Da alcuni secoli, si usa in effetti scrivere i trattati internazionali sulla carta. Prima si usavano il papiro, la pergamena, le foglie di palma, le incisioni su pietra e a volte le lamine metalliche. Ma oggi si usa la carta, senza dubbio.
Quindi sì, i trattati sono pezzi di carta, in Europa, circa dal 1271 (quando entrarono in funzione le cartiere di Fabriano). E lo stesso vale per le Costituzioni, i codici di procedura penale, e i testi giuridici in genere.
Ora, difendere la Costituzione, non vuol dire difendere i pezzi di carta su cui è scritta. E' vero che nell'Islam il libro sacro è sacro anche in senso fisico, ma l'Italia non è un paese di cultura religiosa dominante musulmana, e soprattutto, la Costituzione sarà importante quanto volete però non è il Corano.
Difendere la Costituzione significa difendere la sua applicazione, il che vuol dire, tra le altre cose, difendere il ripudio della guerra d'aggressione.
Quindi, domani seguirà un appello ai soldati dell'Esercito della Repubblica Italiana. Riprendetelo e diffondetelo, se volete.
postato da: falecius alle ore 21:37 |
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giovedì, maggio 29, 2008
A me, e forse anche a voi, "nomadi" evoca le steppe sconfinate d'Eurasia attraversate da torme di cavalieri vestiti di pelli, con le code di cavallo mozzate che garriscono al vento a mo' di gonfaloni, e una piramide di teschi umani alle spalle.
Insomma, un'orda mongola da cartolina.
Oppure gli Unni, se preferite. O i terribili Saracini che una Sara gelosa condanna a vivere errando nel deserto¹.
Tutte cose storicamente un po' inquietanti.
E invece oggi ci si trova a sentir parlare di "nomadi" in relazione a gente che vive in Italia da un sacco di tempo (sei secoli, per le comunità zingare più antiche) e di cui solo una piccola parte ha conservato il nomadismo, specializzandosi in attività quali giostre e fiere itineranti, e quindi assolvendo una specifica funzione sociale, per quanto bassa.
Certo, poi molti zingari che si trovano in Italia sono immigrati dall'Est Europa. C'erano molti zingari in Romania, Bulgaria, Jugoslavia. Erano stanziali da secoli, o meglio, non avevano il nomadismo come stile di vita, tipo pastori della steppa mongola. Spesso facevano i braccianti stagionali, il che vuol dire, sì, che si spostavano. Ai vecchi tempi, erano alle dipendenze dei signori locali, e nell'Impero Ottomano godevano di uno status particolare.
Vivevano in simbiosi con le comunità locali, in una situazione generale di frammistione etnica e religiosa che la sciagurata idea degli Stati Nazionali (di cui, nei Balcani, si aveva bisogno come di biciclette in fondo all'oceano) oggi ha quasi del tutto cancellato. La loro identità era nel complesso abbastanza ben distinta, e non si può dire che fossero amati dal resto della popolazione. Non erano abbastanza cristiani, ma nemmeno abbastanza musulmani², e comunque per sopravvivere tendevano alla collusione con i signori, vivendo a volte della loro paga in cambio di servizi diversi (molti erano musicisti, come potrebbe confermarvi Brahms, che ottenne per due soldi dei loro spartiti e poi li ripropose come suoi). Il che voleva dire che lo zingaro viveva della decima pagata dal contadino "regolare" mezzadro o più spesso servo della gleba, membro comunque di una etnia "nazionale" legata al suolo.
Appena in Europa si cominciò a farneticare di "sangue e suolo", ad essere furono i gruppi che non ce l'avevano, il suolo, e non importa che i persecutori fossero piccoli borghesi frustrati il cui legame con la terra era certamente minore di quello di un allevatore di cavalli zingaro.
Gli zingari, dicevamo, non erano propriamente adorati dal resto della popolazione europea. Inoltre in molte zone (ad esempio in gran parte dell'attuale Romania) avevano uno status semi-schiavile. Succedeva che a volte gli venissero sottratti i figli come paggi (in Spagna fu uan specie di moda in certi periodi) o come figli per coppie che non potevano averne (il mercato delle adozioni illegali, come vedete, è più antico di quanto si creda).
Forse qualche famiglia di zingari avrà tentato di riprenderseli, quei propri bambini. Forse è così che è nata la leggenda dei rapimenti, o forse, senza tanti evemerismi, è solo un'infame calunnia.
Sta di fatto che non esiste un solo caso provato di rapimento, da parte di Rom, di un bambino non-Rom.
Stampatevelo bene in mente. Diffondete questo concetto. Scrivete lettere incazzate ai quotidiani che danno queste notizie.
Ripetere, ripetere, ripetere.
Diffondiamo memi positivi.
¹ Secondo un'etimologia errata ma diffusa nel Medioevo "Saraceni" voleva dire "lontani da Sara". Il riferimento è alla discendenza degli Arabi da Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar; Sara, moglie legittima di Abramo, ingelosita scacciò Agar ed il bambino. Secondo la tradizione araba la fonte di Zamzam alla Mecca fu fatta scaturire miracolosamente per dissetare i due nel deserto.
In realtà, è probabile che "Saraceno" o "Saracino" vengano da Sariq, il nome di una tribù araba preislamica della zona del Sinai. ² Ho sentito parlare di zingari convertiti all'ebraismo, ma non ne so molto.
postato da: falecius alle ore 10:48 |
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mercoledì, maggio 21, 2008
"Sì, si dice antisemitismo. Non me ne frega un cazzo se "anche gli arabi sono semiti". Le etnie non esistono, semita al massimo è una famiglia linguistica, e antisemitismo significa essere razzisti contro gli ebrei. E comunque un argomento filologico non è un argomento logico."
Questo è verissimo.
E anche tutto il resto.
Bravissima, Erika.
postato da: falecius alle ore 18:01 |
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lunedì, maggio 19, 2008
Scrive "Repubblica", che per quanto alle volte sia discutibile, non è sicuramente un ciclostilato della sinistra estrema ed extraparlamentare:
"Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e Napoli. E lancerà contro l'Italia un grave atto di accusa: violazione dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce, razzie notturne della polizia."
Un tot di righe senza neanche accennare al soggetto. That's giornalismo, baby.
Comunque, se in Italia la polizia compie "razzie notturne" dovremmo esserne informati. In modo ufficiale. Quale legge di questo paese consente ai poliziotti di compiere "razzie"? Credo da qualche secolo la "razzia poliziesca" sia caduta in desuetudine. Ritengo utile sapere che invece è tornata di moda, tanto per prepararsi all'anno prossimo. Per l'autunno-inverno 2009 il colore più trendy sarà il nero, specie per le camicie, ma anche il bruno.
Inoltre saranno rivalutate come fashion alcune forme vintage; ad esempio, l'autodafé, l'Inquisizione Spagnola, il pogrom, il linciaggio dei negri, il Ku Klux Klan, i ghetti con sbarramento serale delle porte. L'innovativo programma politico del nuovo Governo prevede di reintrodurre usanze conformi ai Valori dell'Occidente per depurare il diritto da perniciose influenze atee e/o islamonazicomuniste: di conseguenza si attingerà alle tradizioni dei popoli europei, che è necessario difendere. Ad esempio, ripristinare la pena di morte per la stregoneria, l'adulterio, la fornicazione indebita, la sodomia. Vecchi usi dei popoli europei, minacciati di scomparsa dall'invasione afro-romena, vanno tutelati: tra questi, la cintura di castità, la vergine di Norimberga, la servitù della gleba, la crocifissione, il rogo delle eretiche e la parata dei fasci littorii.
Vittoria Mohacsi,
Ecco il soggetto, finalmente.
l'eurodeputato rom di origine ungherese
Scusa, ma cosa minchia sarebbe un(a) "rom di origine ungherese"? Semmai il contrario, visto che la signora Mohacsi è stata eletta deputata in Ungheria. Non è "di origine ungherese". E' proprio ungherese-ungherese. Ha perfino un passaporto ungherese, credo. Da quanto ne ho capito, nella barbara ed asiatica Ungheria concedono passaporti perfino ai cittadini Rom.
Semmai, la signora sarà una "ungherese di origine Rom" (provate a dire di un südtiroler che è "tedesco di origini italiane" e capirete cosa intendo).
è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo partito (Eldr)
Sarebbe utile sapere che non è esattamente l'equivalente ungherese di Sinistra Critica. Eh, sì, accade che in questo posto strano che si chiama Europa, dei partiti di destra liberale si preoccupano di quello che accade ai Rom. Ah, certo, da quelli parti sanno cosa significa "liberale".
per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di deportazioni e di rimpatri di massa.
Rimpatri? Dove cazzo è la "patria" dei Rom?
Ospite del Partito Radicale sabato ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900, circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l'intolleranza verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi appiccati nel campo di Ponticelli.
Esattamente, cosa vuol dire? E poi, ci spieghi che centrano i Radicali? Mica perché, io sapevo che i Radicali erano confluiti nel PD, il partito che fa cose come questa.
"E' tutto bruciato, le persone sono state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante" dice l'europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede di Torre Argentina.
Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances
Si scrive doléances.Impara il francese, oppure non usarlo, che in italiano esiste la parola "protesta". A proposito, cosa sono i disegni "cachemire", e comunque, cosa stracazzo ce ne fotte?
si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e denuncerà la "totale assenza" in Italia di una politica per l'immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno rappresentato all'europarlamentare europea.
Uhm. Da quando in qua si "rappresenta" una denuncia? Non credo che i Rom facessero spettacoli teatrali in materia.
Purtroppo, ha spiegato l'eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli,
Qualche riga fa era di "origini ungheresi". Cerchiamo di capire. Anche cosa c'entrino i suoi figli.
"ho avuto molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom in Italia" un fatto grave di per sè (sic) perchè dimostra che c'è scarsa conoscenza del fenomeno.
Già. Non sanno nemmeno definire te, onorevole Mohacsi.
Le informazioni più certe sono state fornite dall'Opera nomadi: "In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie
Ok, io lo capisco. Ma facciamo finta che io sia un italiano medio. Probabilmente penso che i Rom siano un'etnia. L'onorevole, abituata alla civile Ungheria, forse non ritiene necessario chiarire. Ma la giornalista italiana dovrebbe.
di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri centoventimila la maggioranza sono semillegali.
Cosa vuol dire "semillegale" ? Di solito le cose sono legali o illegali. Almeno in uno stato di diritto. Si sta dicendo che l'Italia non è uno Stato di diritto. Vero, ma non può passare così in sordina.
Soprattutto non esistono dati su quale era la situazione prima dell'ingresso nella Ue di Romania e Bulgaria" i paesi dove vive la maggior concentrazione rom. Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un identikit della comunità.
Fatico a capire, ma complimentoni al governo italiano, se le cose stanno così.
L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza. "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione,
Ce l'ha. Dal 1938.
non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.
Questo non è vero. L'Italia ha tante politiche quante sono le minoranze etniche, più una per ogni singolo ghetto della minoranza Rom/Sinti.
Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".
Però azzardo che qui c'è anche un po' di responsabilità degli interessati, scusa Vittoria.
Secondo Mohacsi la politica dell'Italia con gli stranieri è "assurda": "Non si base su legami geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in base allo ius soli ma in base allo ius sanguinis ndr);
Se fai una nota esplicativa in latino, molti non capiranno.
molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più".
Non tutti. Le amministrazioni italiane hanno qualche problema a gestire concetti come "Senegal", figurati quei posti negri ed impronunciabili ad est dell'Adriatico. Non bisogna sottovalutare il valore euristico di "Jugoslavia", che gli italiani applicano a tutto ciò che si frappone tra loro e la recentemente scoperta Romania.
Adesso la politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma "la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei
Capita, quando firmi dei trattati. Qualcuno lo dica a Bossi, però.
che sarebbero trasbordati da un posto all'altro. Fare quello che vuol fare l'Italia significa solo spostare il problema".
Perché? Se sono cittadini europei, possono venire in Italia quando vogliono.
L'Italia "non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l'istruzione, la casa, l'assistenza sociale e sanitaria".
Scusa, Vittoria. Se sono cittadini europei, non sono immigrati. La faccenda è più grave. Oppure ti hanno tradotto male, il che è probabile.
Questo stasera Mohacsi dirà a Strasburgo.
I campi sono in condizioni "orribili" , le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai topi, senza acqua corrente e senza luce. "Non ci sono servizi di alcuno tipo nelle vicinanze - racconta l'europarlamentare - . A Castel Romano su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha detto che si sente come se fosse ad Auschwitz...". Una citazione che non deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi 500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione razziale.
"Furono uccisi". Errore. I colpevoli sono noti. "I nazisti ed i loro alleati hanno ucciso". Non erano vittime "del reich" (Reich, comunque). Erano vittime "del nazismo, e dei suoi collaboratori (inclusi i fascisti italiani"). Una cosa più ampia del "reich" che includeva Germania, Austria, Cechia, e Polonia, circa.
Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama Porrajmos, significa "divoramento" e indica la persecuzione.
No tesoro. Non esiste una "lingua gitana". Esistono "le" lingue "gitane" o meglio "romané". Ma nella lingua italiana, la frase che hai scritto non ha nessun soggetto identificabile. In un giornale nazionale, non lo accetto. Comunque, il "divoramento" non indica la "persecuzione". Indica lo sterminio. Non è uguale.
Nel suo viaggio nei campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. "Al campo Casilino 900 - dice - mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla, semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha precedenti e non è ricercato".
In effetti, ciò risponde al concetto di "razzia". L'ultima frase è superflua. Un trattamento del genere viola i diritti umani a prescindere dalle assicurazioni (non imparziali, del resto). Se anche uno fosse colpevole, non potrebbe essere trattato in questo modo, e non lo sarebbe, se non fosse Rom.
Nella lingua latina si chiama "habeas corpus", significa "abbi il tuo corpo" e indica un diritto umano elementare.
E' un altro punto agghiacciante del resoconto che l'eurodeputata farà a Strasburgo. "A Napoli la situazione è ancora peggiore. L'avvocato dell'Opera nomadi mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta.
Ecco. Questa è la cazzo di notizia. Non solo è falso che gli zingari rapiscano i bambini (italiani, immagino), ma è vero il contrario. Dovevi cominciare l'articolo con questo.
Ho incontrato un nonno di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote". Se ribatti che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare, furti in casa, una vera e propria piaga,
Che cazzo c'entra coi bambini scomparsi?
la risposta di Mohacsi è: "Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere.
Esattamente quello che lo Stato italiano non sa o non vuole fare. nemmeno con chi brucia i campi, del resto.
Non far sparire i bambini".
Mohacsi presidente. Peccato che sia cittadina ungherese e non la si può votare qui.
Dopo il fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le razzie dei poliziotti "sono aumentate". "Ho chiesto - insiste Mohacsi - tramite l'avvocato dell'Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i campi e li ha incendiati".
Solo che una è un'accusa. L'incendio dei campi è un fatto, e in Italia l'azione penale sarebbe obbligatoria.
L'eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e delicata.
Qualsiasi cosa scivola se non la sai tenere. Mi riferisco all'Italia, non alla Mohacsi.
Sa che quella dei rom è "un'emergenza sociale" in tutta Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo.
Questa chiusa moralista del cazzo cosa significa? Siamo passati all'omelia? Il mio vescovo le fa meglio.
Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un paese civile.
Provare a generalizzare? Immagino di no, ma allora provare che? Intanto, provare a scrivere italiano è un obbligo per un giornalista civile. Altrimenti non capisco.
"Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l'Italia non ha mai chiesto l'accesso a questi finanziamenti?". Perchè serve un progetto.
E forse non c'è mai stato.
Togli pure il "forse". E poi prova ad indovinare il perché.
postato da: falecius alle ore 21:12 |
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lunedì, maggio 19, 2008
"Kerakyatan yang Dipimpin oleh Hikmat Kebijaksanaan dalam Permusyawaratan."
Lo scrivo per darvi un'idea del tipo di cose che sto facendo in questo momento. La lingua è indonesiano.
Significa qualcosa tipo "Democrazia guidata dalla saggezza unanime dei rappresentanti del popolo" ed è una dei cinque principi (Panca Sila) della filosofia politica alla base dell'identità nazionale dell'Indonesia indipendente.
Ricordo a tutti che l'Indonesia è il più grande paese musulmano del mondo.
domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".
Mi vergogno di essere italiano.
postato da: falecius alle ore 02:58 |
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lunedì, aprile 14, 2008
Mentre tutti noi ci preoccupiamo di quale cialtrone guiderà la propria consorteria di clienti e puttane al saccheggio di una piccola penisola nel Mediterraneo, eventi effettivamente importanti stanno avvenendo in una regione poco nota ai più.
Sto parlando dello Himalaya e delle zone circostanti, divise tra India, Pakistan, Tibet cinese, Nepal e Bhutan. Quest'area vede l'incontro di quattro grandi culture religiose: quella dei monoteismi semitici (l'Islam), quella del buddhismo centro-asiatico (nella sua forma tibetana), quella dell'India hinduista e quella delle tradizioni religiose cinesi, taoista e confuciana.
In quest'area si stanno avendo importanti cambiamenti politici. Anzitutto, si tratta di una regione strategica per i suoi... ghiacciai, che alimentano i principali fiumi dell'Asia, dall'Indo al Fiume Giallo. E che si stanno sciogliendo ad un ritmo inquietante, mentre i pendii più bassi hanno seri problemi di erosione. Già questo rende la zona interessante, perché se cose come il Mekong e la Gange riducono la portata d'acqua o cambiano regime, in Cina, India, Viet Nam e Birmania un bel po' di gente avrà dei seri problemi a mandare avanti la risaia.
Ad ogni modo, negli ultimi mesi ci sono state elezioni quasi decenti in Pakistan, disordini in Tibet con risonanza mondiale, elezioni (le prime nella storia) in quell bizzarro misto di arcaismo e modernità à la carte che è il Bhutan (l'ultima monarchia assoluta a de-assolutizzarsi, Vaticano escluso). Ed infine, elezioni in Nepal, il cui esito, per come sta emergendo in questi giorni, candida il paese Himalayano (che ha circa la popolazione dell'Olanda, ripartita in una discreta varietà di etnie, lingue e religioni) al ruolo di Stato Canaglia prossimo venturo: le elezioni infatti, le stanno stravincendo i comunisti, e per comunisti lì non si intende la cosina moderata tipo il nostro Ferrando, o folklore come Lotta Comunista.
Questi sono guerriglieri maoisti, animati da un sogno di riscatto dei contadini e di rovesciare il vecchio sistema castale nepalese. Il secondo partito, invece è un partito leninista; non mi è chiaro quali siano i loro rapporti, ma sta accadendo una cosa piuttosto notevole: a mia conoscenza, è praticamente la prima volta che dei comunisti vincono onestamente una libera elezione invece di fare la rivoluzione.
Ora, ci avevano detto per quindici anni che il comunismo era morto, o quantomeno non si sentiva molto bene. E in Occidente, in effetti, sta maluccio. Non che in Asia abbia dato risultati esaltanti; almeno, laddove si prenda come metro di giudizio il benessere, la vita e la dignità degli esseri umani, direi che Pol Pot, Mao, Kim Il Sung e Le Duc Tho abbiano generalmente dato pessime prove.
Specialmente Pol Pot.
Comunque, movimenti almeno nominalmente comunisti sono ancora al potere in Cina, Vietnam, Laos e Corea del Nord, e sono accomunati dall' essere autoritari, dal disprezzare completamente diritti e dignità umani, e dall'adottare una logica capitalista nell'approccio alla crescita e nelle strategie di accumulazione. Ricordiamo che il comunismo realizzato del Novecento, e che nel complesso è stato un sanguinoso fallimento, era in realtà un capitalismo di Stato, cioè in definitiva una forma periferica, meno efficiente e meno sviluppata di capitalismo.
Al pari del capitalismo centrale e privatistico, il comunismo realizzato tratta l'essere umano come un mezzo e non come un fine.
Questi maoisti nepalesi sembrano diversi, e, coi tempi che corrono, non avrebbero vinto le elezioni se non lo fossero. Intanto hanno accettato di partecipare alle elezioni (e, pare senza nemmeno aspettarsi di vincerle come invece stanno facendo) e di deporre le armi, e questo un maoista della Cina degli anni Quaranta credo non l'avrebbe fatto.
In secondo luogo, se i contadini diseredati del Nepal li votano, è perché vedono in questi compagni una speranza di riscatto e liberazione da una monarchia arcaica e da pastoie sociali medievali, senza che, apparentemente, questo possa essere letto come un abbandono della propria identità culturale e delle proprie tradizioni. I comunisti che volevano eliminare la tradizione e la cultura contadina e avevano il mito della modernità tecnologica non vincevano libere elezioni tra i contadini analfabeti, né in Russia né in Cina. I contadini in genere non votano chi vuole scalare il cielo, abbattere i templi e collettivizzare la terra, votano gli offre dignità, trattori e riforma agraria.
Il sol dell'avvenire sorge sul tetto del mondo.
Si annunciano tempi interessanti.
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venerdì, aprile 04, 2008
Credo che questo commento meriti una risposta:
finalmente qualcheduno che ragiona come si deve.
Era ora di trovarlo.
Io mi domando,non diceva forse Napoleone:la mano che dà è al di sopra della mano che prende?
Non siamo noi industrialmente dipendenti dalla Cina?
Possibile che nonostante la crisi enorme che sta attraversando l'America,la sua deindustrializzazione,la sua incapacità a scegliere una strategia imperiale sensata,la gente che scrive sul 90% dei siti di controinformazione continua a vedere solo l'imperialismo made in u.s.a.?
In tutto il dopoguerra i prodotti made in u.s.a. sono stati la stragrande maggioranza,ora il made in u.s.a. sta venendo sostituito dal made in China,possibile che nessuno veda nella perdita del know how industriale dell'occidente un segno di decadenza e di dipendenza?
Mi domando come si fa a farlo capire a tutti quelli che oggi salutano il nuovo imperialismo cinese come ''una sfida all'imperialismo''?
Non è che per caso finirà come la presa di Singapore,in cui la superfortezza inglese con i cannoni puntati verso il mare fu presa dai giapponesi che arrivarono in bicicletta?
Non stiamo forse sottovalutando i popoli orientali,attribuendogli sempre il ruolo di vittime e mai quello di carnefici?
E soprattutto,come si fa a spiegare questo a quelli della controinformazione?
Anzitutto, grazie.
Io credo che la tendenza a vedere principalmente l'imperialismo americano dipende dal fatto, ovvio, che si tratta dell'imperialismo a noi più visibile. Ci sono bombe atomiche americane, non cinesi, a poche decine di kilometri da casa mia.
Sono gli Stati Uniti, non la Cina, che hanno tentato (senza di fatto riuscirci) di ridisegnare gli equilibri medio-orientali con un atto di forza imperialistico estremamente violento.
Indubbiamente, gli Stati Uniti non sembrano disposti a rinunciare tranquillamente al potere mondiale di cui dispongono.
Quanto alla dipendenza dalla Cina, c'è, ma in un quadro che rende la Cina ugualmente dipendente dalla domanda globale; tant'è che continua a finanziare quel buco nero che è il debito americano, ovvero il tenore di vita e consumi al disopra delle proprie possibilità degli americani, perché questo tenore di vita manda avanti la stessa economia cinese.
Io non vedo, invece, una perdita di know-how industriale in genere nei paesi occidentali. La vedo, questo sì, in Italia, a causa di scelte politiche idiote.
Per quanto riguarda le vittime e i carnefici, è indubbio che l'occidente abbia prodotto e raffinato per secoli un progetto di dominio mondiale asservendo e rendendo dipendente il resto del mondo, saccheggiando e imponendo la propria superiorità tecnica ed organizzativa.
Questo non dipende da una qualche malvagità intrinseca dell'uomo europeo occidentale rispetto ai buoni e pacifici "orientali", tanto per cominciare gli "orientali" come entità concreta non esistono. La Cina ha avuto il suo imperialismo storico per secoli, e ha distrutto o assimilato o emarginato, grazie alla propria superiorità tecnica ed organizzativa, molte popolazioni non cinesi che vivevano in quello che oggi è il Sud della Cina stessa.
I Mongoli erano imperialisti e radevano al suolo le città conquistate. Gli Assiri devastavano le province conquistate. I giapponesi commisero crimini di guerra spaventosi contro i cinesi ed i coreani. Menelik d'Etiopia ordiva complotti e faceva giustiziare gli avversari, e Rabah, il leader della resistenza antifrancese nel Ciad, trafficava in schiavi. Gli Aztechi avevano trasformato il sacrificio umano in una specie di industria. L'India tradizionale aveva un sistema di oppressione castale che teneva milioni di persone in condizioni di vita tremende "perché sì".
I popoli colonizzati non avevano nessuna superiorità morale intrinseca sui loro conquistatori, e a volte avevano delle proprie strategie imperialiste (l'Etiopia, ad esempio, nei confronti degli Oromo).
Questo non rende più accettabili le aggressioni imperialiste, né l'ideologia che le giustifica adducendo una superiorità morale (in passato, anche razziale o religiosa) del conquistatore. Superiorità morale che non esiste.
Storicamente, negli ultimi due secoli, i popoli asiatici hanno prevalentemente subito la propria storia (con la rilevante eccezione del Giappone) e sono stati sistematicamente saccheggiati; il colonialismo inglese in India e il regime di semicolonia internazionale in Cina danneggiarono pesantemente le condizioni di vita di quei popoli, a vantaggio di Europei, Nordamericani e in seguito giapponesi.
Per una serie di vicende che in Cina hanno molto a che fare con la fase maoista, mentre mi sono meno chiare per quel riguarda l'India, e soprattutto a causa dello sviluppo del capitalismo come integrazione globale dei mercati, questi due paesi sono riusciti a passare da periferie a centri dello sviluppo capitalistico, senza che i centri pre-esistenti siano diventati per questo periferie.
Il punto è che nel capitalismo attuale, probabilmente, non esiste più uno sviluppo autocentrico, cioè, i diversi centri (pur essendo in competizione anche aspra) sono anche interdipendenti, e mi sembra ragionevole credere che necessitino di periferie dipendenti.
Per cui sì, l'Occidente dipende dalla Cina, ma non nel senso in cui il Mali dipende dalla Francia.
Io non penso che i "popoli orientali" (che, come tali, non rappresentano un'unità neppure ipotetica) siano da sottovalutare: è anzi evidente che non dovrebbero essere sottovalutati.
Ma nemmeno penso che esista una minaccia "orientale" da cui un non meglio definito "Occidente" o magari un'entità comunque vaga come "l'Europa" (lasciamo stare l'Italia; la scala di uno stato nazionale come l'Italia, in questa fase di sviluppo del capitalismo globalmente integrato, è semplicemente inservibile) dovrebbe difendersi. Teniamo infatti presenti che le fabbriche cinesi ed i loro bassi salari sono necessarie al nostro tenore di vita.
postato da: falecius alle ore 15:50 |
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venerdì, aprile 04, 2008
Riporto e rispondo:
Ciao Marco.
Sto riflettendo su questo tuo da un po' di giorni.
I compromessi, l'intransigenza. Sono entrambi termini che hanno una connotazione positiva ed una negativa.
Ho sempre pensato cha la capacità di raggiungere compromessi fosse un plus. La capacità di MEDIAZIONE.
Certo invece suona malissimo la frase "scendere a compromessi". Ma forse suona così male perché siamo un po' tutti carichi di amor proprio e lo scendere ci fa tristezza.
L'intransigenza ha una connotazione estremamente positiva quando la pensi come coerenza. Viceversa ha una connotazione estremamente negativa quando la leggi come chiusura mentale.
Io ti devo dire che se mi metto a pensare alle manifestazioni a cui può portare l'intransigenza (penso che la Chiesa Cattolica sia molto coerente, non necessariamente condivisibile, quando propone di vivere l'atto sessuale come donazione e non come soddisfazione dei propri impulsi e quindi non concepisca l'uso di anticoncezionali, perché ti doni all'altro e all'eventuale figlio che concepisci, ecc.., ma che le manifestazioni di questa intransigenza di morale siano immorali e per me dire che l'aborto deve essere messo fuori legge è immorale), preferisco di gran lunga il compromesso.
Vorrei che tu tornassi sull'argomento con un nuovo post, perché secondo me tu hai un'impostazione etica personale intransigente, ma grazie al cielo, riesci sempre a mediare nel confronto con gli altri tra quelle che sono le tue istanze e le necessità degli altri e dei contesti. Mi sembra che in questo post, questa tua dote che fa di te una persona da 10 e lode appaia distorta.
Un bacio,
La persona che mi scrive questo ha ragione. Generalmente parlando credo l'intransigenza ideologica sia pericolosa - cominciai a capirlo quando, in Vietnam, sentii parlare di quello che era successo alla vicina Cambogia sotto i Khmer Rossi.
Nel post in questione intendevo chiarire che per me e rispetto ad una scelta politica personale quale è il voto, applico l'intransigenza rispetto a quello che considero un principio morale imprescindibile: il rifiuto della guerra d'aggressione, e più in generale, dell'oppressione.
Nella vita quotidiana, penso di poter essere definito il più delle volte una persona pacata e sono convinto dell'opportunità della mediazione e dialogo in quasi tutte le situazioni. In generale, il compromesso tra posizioni diverse è auspicabile; si tratta in effetti del principio fondante di qualsiasi democrazia, l'idea che tra i miei interessi ed i tuoi si possa arrivare (parliamo di persone libere ed uguali) ad una ragionevole mediazione, che soddisfi almeno parzialmente entrambi, evitando il danno maggiore che deriverebbe da un conflitto.
Esiste una sola categoria di persone con cui non sono disposto, o capace, di dialogare, e cioè chi opprime deliberatamente gli altri.
Esistono cioè, dei presupposti morali di base sui quali, personalmente, non sono disposto a mediare: l'imperialismo è moralmente sbagliato, full stop.
Questo non significa che, individualmente, un antimperialista abbia una qualche superiorità morale su altre persone.
La scelta politica di considerare l'imperialismo la questione politica principale e dirimente, sulla quale non si transige, è appunto una scelta politica, e può anche avvenire in base a considerazioni diverse dalle mie; non è detto che chi assume una posizione antimperialista lo faccia in base ad un imperativo categorico kantiano come il sottoscritto.
In effetti, so per esperienza che alcune persone che si dichiarano antimperialiste hanno comportamenti che io trovo moralmente intollerabili; mentre persone politicamente lontanissime da me, e che accettano sistemi e politiche oppressive nelle loro scelte elettorali, sono invece integerrime ed eccellenti nella vita e nei comportamenti individuali.
Un minimo di coerenza, io personalmente, lo esigo, per poter definire qualcuno -politicamente- "compagno".
Questo è uno dei motivi per cui trovo inaccettabile il voto al Partito Democratico.
Cambiare idea è un sacrosanto diritto, e anche io ho cambiato idea su molte cose. Negare di aver cambiato idea, fingere coerenza, è un imbroglio. In questo tipo di imbroglio, Walter "non sono mai stato comunista" Veltroni appare un maestro.
Lo stesso tipo di considerazioni elementari mi impedisce di votare per la Sinistra Arcobaleno. Puoi essere a favore della guerra, e, coerentemente, votare per la guerra in parlamento. Puoi essere contro la guerra, e, allora, NON voti la guerra. Puoi essere "un po'" contro la guerra, cioè essere contro ma ritenere la cosa meno importante di altro (ad esempio di una poltrona da ministro, o, che so, del conflitto di interessi), allora però LO DICI CHIARO E TONDO, e non manifesti in piazza contro cose che HAI VOTATO IN AULA. Dimmi che sì, hai un programma di sinistra avanzatissimo MA non lo applicherai perché scendi a compromessi con l'imperialismo, il capitalismo, e perfino i decreti razzisti di Firenze, pur di impedire un nuovo governo Berlusconi.
Perché, vedi, Fausto, se mi dici così, io trovo una coerenza: "siamo pieni di nobili ideali, però battere Berlusconi è più importante quindi ci alleiamo anche con Nonna Papera e Topo Gigio e ingoiamo il programma politico di Metternich". E allora, SE penso che battere Berlusconi possa essere più importante che opporsi all'imperialismo, ti voto, altrimenti voto qualcuno che mi rappresenta di più su quel punto, tipo Alternativa Comunista.
giovedì, aprile 03, 2008
A parlare di Cina e Tibet, un primo problema si pone nel definire cosa sia la Cina e cosa sia il Tibet.
La cosa è di un certo interesse, dato che gli scontri, attualmente, avvengono anche nel Sichuan, ovvero in una provincia cinese che in parte non appartiene alla provincia amministrativa del Tibet, e solo nella sua parte occidentale e meno popolosa al più ampio Tibet storico.
Esistono zone del Sichuan occidentale, in cui la popolazione appartiene ad alcune delle numerose etnie tibetane, nel senso che parlano qualche lingua imparentata col tibetano e perlopiù professano il buddhismo lamaista tibetano. In passato, la parte occidentale del Sichuan, che in alcuni periodi costituì una provincia a sé stante, il Si-kang, ha fatto parte del Tibet.
La Cina è un grande crogiolo di etnie e nazionalità, così come lo sono stati l'Unione Sovietica e in misura minore gli imperi ottomano ed austriaco. La Cina, al pari dell'Unione Sovietica, ha una larga maggioranza della popolazione costituita dal popolo che ha creato e dominato l'impero: gli Han. E' difficile usare il termine "etnia" per descrivere gli Han, benché questo possa semplificare le cose. Gli Han sono una nazione, e non sono uniti da una religione e nemmeno, in senso stretto, da una lingua comune; il linguisti considerano il mandarino ed il cantonese lingue diverse, ma i parlanti entrambe sono Han, nutrono in generale uno stesso sentimento nazionale cinese e scrivono con gli stessi ideogrammi.
Molte popolazioni di origine, lingua ed usanze non cinesi sono state assimilate dagli Han nel passato; altre si sono spostate a sud, dando origine agli odierni Laos e Thailandia, e forse anche alla diffusione dei molti dei popoli che vivono negli attuali Viet Nam, Indonesia, Filippine, Malaysia, nelle isole del Pacifico e perfino in Madagascar. Pare infatti che le lingue, strettamente imparentate, parlate da malgasci, malesi, filippini, indonesiani e polinesiani abbiano avuto origine, così come il thai, il lao ed il viet, nel sud dell'attuale Cina.
Altre ancora, come gli Zhuang, che vivono nel Sud della Cina e parlano una lingua connessa col thai, sono rimasti, con qualche grado di autonomia, all'interno della Cina ma hanno mantenuto la propria specificità, che, in teoria, il governo cinese riconosce.
Fin qui, si parla di territori che fanno parte della cosiddetta "Cina propria" ovvero della regione che non solo ha una schiacciante maggioranza di popolazione Han, ma è storicamente, da secoli, parte dello Stato o degli Stati cinesi, della civiltà cinese, e ha espresso la propria cultura perlopiù in forme e solitamente in lingua cinese (sebbene gli Zhuang ed altri popoli, come i Bai, e naturalmente i Mancesi ed i Coreani, abbiano ed abbiano avuto proprie forme di scrittura ed espressioni di alta cultura in parte autonome). La Manciuria meriterebbe un discorso a parte: oggi è quasi completamente Han, e i restanti Mancesi, che io sappia, si identificano generalmente nello Stato cinese; tuttavia questa assimilazione è stata abbastanza recente e la regione non fa parte della Cina imperiale storica: il motivo per cui oggi appartiene alla Cina è che i Mancesi conquistarono la Cina nel 1644, e non il contrario.
Tuttavia una parte sostanziale del territorio dell'attuale Repubblica Popolare cinese, ovvero le tre province autonome di Mongolia Esterna, Tibet e Xingjiang e la provincia del Qinghai, non appartengono alla Cina propria. Sebbene queste aree abbiano antichi legami storici con la Cina, non partecipano della millenaria civiltà cinese. Hanno elaborato infatti tradizioni e modelli autonomi, ma all'interno della cultura centro-asiatica. Se la Cina ha elaborato il Taoismo ed la filosofia confuciana, queste regioni hanno invece adottato in genere, il buddhismo o l'Islam. Nel caso del buddhismo, poi, ne hanno sviluppata una forma propria, nata in Tibet e diffusa anche tra i popoli mongoli, il lamaismo. Al pari della Cina stessa, queste terre sono state conquistate ed unificate in un impero sovranazionale da un popolo nomade, i Mancesi.
Mentre la Cina storica era essenzialmente la nazione degli Han, salvo minoranze, l'impero mancese della dinastia Qing era un impero sovranazionale e universale del tipo di quelli ottomano, austriaco e russo.
mercoledì, aprile 02, 2008
Si discute(va) assai, specialmente nel mondo dei blog antimperialisti e canagliosi che frequento, di quanto sta accadendo in Tibet.
Le posizioni sono diverse, per un semplice motivo: la potenza che opprime il Tibet non è la Grande Potenza Imperiale Satanica DOC, ovvero gli USA, ma un imperialismo "minore", ovvero la Cina.
La questione è abbastanza complessa. Intanto, sulla "minorità" dell'imperialismo cinese si può discutere, a partire da un semplice fatto: a Pechino basta un'operazione finanziaria relativamente semplice come la conversione delle riserve in euro per mettere in ginocchio l'economia USA. In altri termini, la Cina controlla una parte del debito estero americano, tramite le sue riserve in dollari, da minacciare la stabilità economica americana.
Io non so molto di economia e finanza, ma questa faccenda mi è abbastanza chiara, anche se la terminologia che ho usato per descriverla potrebbe essere imprecisa.
Dunque, la Cina E' una grande potenza imperiale.
Negli anni Novanta, ci si trovava di fronte ad un mondo capitalista essenzialmente monocentrico, ed il centro principale erano gli Stati Uniti.
Oggi non è più così: siamo in una situazione simile per certi versi a quella che precedeva la Prima Guerra Mondiale, in cui, pur permanendo senza dubbio un centro dominante (all'epoca, la Gran Bretagna) la situazione era marcata dalla competizione di diversi capitalismi centrali, più o meno evoluti (più avanzati quelli inglese, americano, e un po' meno quelli francese e tedesco, ancora meno quelli italiano, giapponese e russo, tanto per fare un'approssimazione) ognuno dei quali coltivava una propria strategia imperialista. Oggi abbiamo in prima approssimazione almeno tre o quattro centri più avanzati (USA, Europa e Cina, eventualmente Giappone) e altri meno (India, Russia e Brasile) a cui vanno aggiunti dei capitalismi centrali a livello economico ma subalterni a livello politico (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Israele).
La particolarità del centro europeo è la presenza di strategie nazionali di competizione interne ad esso in termini nazionali, cosa che non mi risulta accadere tra gli Stati americani o le province cinesi. Inoltre, e a differenza di quello che accadeva nella Belle Epoque, i centri hanno specializzazioni diverse: così come le tre piazze finanziarie principali (New York, Londra e Tokyo, cui si sta aggiungendo Shanghai) hanno ruoli diversi (agevolati dai fusi orari) nelle transizioni, il centro cinese ha una caratterizzazione industriale, quello americano finanziaria e militare, quello europeo ancora finanziaria ma legata al soft power, mentre la Russia ha importanza anche come fornitore di materie prime.
Anche questo, beninteso, come approssimazione.
Nel nuovo capitalismo policentrico in via di formazione, gli Stati Uniti stanno cercando di conservare un passato ruolo egemone sempre più messo in discussione, mentre la Cina cerca di affermarsi come grandi potenza in prevalente collaborazione con la Russia, che anch'essa punta al recupero di una sfera di egemonia; l'Europa infine è impegnata nel processo di integrazione da un lato, e nella ridefinizione dei rapporti gerarchici interni (tra le varie componenti nazionali) ridefinizioni che sembra andare a scapito dell'Italia, non per una qualche malvagità dell'Unione Europea ma proprio per colpa dell'inettitudine nostrana e del carattere originariamente arretrato del capitalismo italico, che ben più di altri si è appoggiato al clientelismo e alle stampelle statali, e che presenta uno squilibrio a favore della piccola e media impresa incapace di competere in un mercato allargato oltre le frontiere nazionali.
Nel frattempo si assiste ad una imponente ripresa del ruolo della Spagna, mai così importante dal 1763, ed un attivismo della Francia che va più nel solco della vecchia tradizione imperialista nazionale (in questo particolare momento più appoggiata agli USA, a differenza di quanto accadeva durante la presidenza Chirac) che in quello di una politica europea realmente integrata.
Possiamo senza dubbio definire Russia, USA, Europa ( e i suoi maggiori costituenti quali Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e in parte Spagna) e Cina come grandi centri imperialistici competitivi, con un alleanze operative orientate su assi contrapposti USA-Europa (NATO, integrata da altre alleanze strategiche con Israele, Australia e Nuova Zelanda) contro Russia-Cina (Organizzazione di Shanghai), fermo restando che questo quadro è ancora fluido e che la posizione della Russia e di altri paesi importanti come il Giappone (oggi allineato agli USA) potrebbe cambiare.
Un problema interessante è posto dal ruolo dell'India, strettamente legata a entrambi gli schieramenti; l'India è quello che potr