mercoledì, marzo 26, 2008
Ricevo e volentieri diffondo. Sarò sicuramente all'incontro di sabato 29:

26-30 MARZO SETTIMANA CULTURA PALESTINESE

 Ø§Ù„حقيقة والذاكرة realtà e memoria
                  Settimana della Cultura Palestinese

Dal 26 al 30 marzo 2008 al Teatro Verdi e allo spazio Revel Scalo d’Isola

Promossa da Arci Milano e Teatro Verdi
con il Contributo della Provincia di Milano
Assessora alla Pace, Cooperazione Internazionale, Politiche giovanili
Assessora alla Cultura, Culture ed Integrazione
Assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica
In collaborazione con: Comunità Palestinese di Lombardia,
Vento di Terra Onlus, Action for Peace Milano


الحقيقة والذاكرة Realtà e memoria, è una manifestazione che Arci Milano e Teatro Verdi intendono
proporre alla Città di Milano attraverso la realizzazione di una serie di incontri di approfondimento
dedicati alla cultura palestinese.
Questa prima edizione sarà dedicata al teatro, alla letteratura, alla musica e al cinema.
Protagonisti sono l’attore Mohammad Bakri, lo scrittore Ibrahim Nasrallah, la regista e scrittrice Liana
Badr, il musicista Ramzi Aburedwan, lo storico Wasim Dahmash ed altre personalità palestinesi.
La questione palestinese è abitualmente affrontata e mostrata attraverso canoni politici e mediatici che
non restituiscono sufficiente conoscenza ed approfondimento della specificità della cultura.
Il progetto prevede una restituzione alla cultura ed alla società civile delle prerogative che appaiono
sempre più marginali ed inespressive: le forme dell’arte, attraverso la parola, la scrittura, la musica, il
cinema quale modalità e possibilità di dialogo e di conoscenza.
Vi è, oggi, un’estrema difficoltà nel poter mostrare, al pubblico, un percorso culturale autentico che
consenta una conoscenza non superficiale della complessa cultura palestinese. Le ragioni sono
conosciute: un devastante stato di perdurante occupazione militare limita la possibilità espressiva,
obbliga alla frammentazione, ne altera l’esistenza. La cultura diventa allora lo strumento fondamentale
per combattere contro la cancellazione della memoria e la negazione di un futuro: la più efficace forma
di difesa contro l’annientamento della propria identità nazionale.
La proposta intende essere un contributo alla conoscenza di un popolo, mostrare le radici di una cultura
per molti aspetti poco conosciuta ma non estranea storicamente alla grande matrice mediterranea,
consentire una riflessione, riportarne alla luce una quotidianità esemplare.


PROGRAMMA

Mercoledì 26 marzo - Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Inaugurazione mostra fotografica “Fotografare l’Esilio.
20 giovani palestinesi guardano sé stessi e il Libano”.
Dai laboratori degli “Annual courses of Video and Digital
Photography” nel campo profughi di Mar Elias a Beirut.
Progetto a cura di Stefano Chiarini, Patrizio Esposito in collaborazione
con l’ong Beit Atfal Asoomud.
Allestimento a cura di Sabina Berra e Bruna Orlandi..
“Gli Occhi della Palestina”.
Proiezione - video non stop di Opere d’arte di artisti palestinesi
curata da “Vento di Terra”

Mercoledì 26 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi.
Giovedì 27 marzo – Accademia della Pace presso il Teatro Verdi
Ore 10.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi ed incontro con
l’artista.

Giovedì 27 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Proiezione film: “Haifa” di Rashid Masharawi, con Mohammad
Bakri, Palestina 1995- Durata 75’ – Sottotitoli in italiano
A seguire thè e dolci della Palestina.
Proiezione film: “Since you left” intervista con Emil Habibi a cura
di Mohammad Bakri, 2005 - Durata 60’ - Sottotitoli in italiano
Mohammad Bakri sarà presente ed introdurrà le
proiezioni.
A seguire thè e dolci della Palestina.

Giovedì 27 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Replica dello spettacolo teatrale

Venerdì 28 marzo – Accademia della Pace
Ore 10.00 “Muri, lacrime e Za’ Tar”
Storie di vita e voci dalla Palestina
Presentazione del libro di Gianluca Solera
edito da Nuova Dimensione
Incontro con l’autore e letture di Saida Puppoli

Venerdì 28 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Incontro con Liana Badr, regista e scrittrice.
A seguire Proiezione de L’Uccello verde, dalla serie Memoria
Fertile, Palestina 2002 – Durata 42’
The gates are open. Sometimes!.
Palestina 2006 – Durata 55’
A seguire thè e dolci della Palestina.

Venerdì 28 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “Letteratura ed arte come resistenza”
Incontro con Liana Badrscrittrice e regista Ibrahim
Nasrallahpoeta e romanziere.
Coordina Isabella Camera D’Afflitto

Sabato 29 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese”,
edito da Carocci Editore, con l’autrice Isabella Camera D’Afflitto
Paolo BrancaProfessore di Arabo presso l’Università Cattolica di
Milano ed esperto del mondo musulmano. Coordina Wasim
Dahmash.
Ore 19.30 Omaggio a Buthina Canaan Khoury - Proiezioni
Maria’s grotto, Palestina 2005 – Durata 65’
Women in struggle, Palestina 2004 – Durata 56’
Sottotitoli in italiano

Sabato 29 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 Ramzi Aburedwan Quartett, concerto con Ramzi Aburedwan,
bouzouq, viola, Alessio Allegrini, corno francese, Ziad Benyousssef,
oud, Tareq Rantissi, percussioni.
Il concerto promuove il progetto della Fondazione Al
Kamandjati che si occupa della creazione e della gestione di
scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi
profughi.

Domenica 30 marzo – Teatro Verdi
Ore Ø§Ù„حقيقة والذاآرة“ 16.30 – Realtà e memoria”
Performance letteraria e teatrale dedicata alla Giornata
della terra.
Reading e testimonianze con Liana Badr, regista e scrittrice,
Ibrahim Nasrallahpoeta e romanziere.
Testi tratti dalle opere delle più importanti autrici/autori
palestinesi.
Coordina Wasim Dahmash.
Al termine spettacolo teatrale “Uomini sotto il sole”
dal romanzo di Ghassan Kanafani con Benedetta Laurà e
Rapsodia Trio.
Ore 20.30 Cena Palestinese (su prenotazione)
Sarà presente Zaidan Mohammed, Direttore del Centro di
Ricerca e monitoraggio dei Diritti umani in Israele.


I luoghi:
Teatro Verdi – Via Pastrengo, 16 – Milano – Tel. 026880038
Revel Scalo d’Isola - Via Tahon de Revel 3 – Milano - Tel. 02683185
Metissage Circolo Arci – Via De Castillia (ang.Borsieri) Milano – Tel.0236554664
Ingresso per lo spettacolo teatrale “Il Pessottimista” € 15,00 – Ridotto 10,00
Ingresso per il concerto del quartetto di Ramzi Aburedwan € 15,00 Posto unico
Tutti gli incontri e le proiezioni, compresa la Giornata di reading e performance dedicate alla
giornata della terra del 30 marzo 2008, sono ad ingresso gratuito.

PER INFORMAZIONI:
Teatro Verdi: 02 6880038
Teatro del Buratto: 02 2700247
lunedì, aprile 30, 2007
Sabato sono stato a Verona. Ad un'inziativa pittosto carina, VRBAN (facile gioco di parole: in latino si leggerebbe URBAN, ma VR è la sigla della provincia di Verona). Una situazione un sacco cciovane in cui suonavano tutti i gruppi cciovani della Bassa Veronese e dintorni, si proiettavano film impegnati dei e per i cciovani, degli artisti cciovani dipingevano, ballavano, graffitavano o rappavano,  e dei cciovani scrittori, tra cui il sottoscritto, leggevano i loro lavori.
Ho tenuto due reading di Bruttastoria insieme a Loris.

Ma volevo parlarvi di come ci sono arrivato, a Verona. In macchina. A4, Milano-Venezia, l'autostrada che ho percorso di più in vita mia. Lungo quella strada si allineano Padova, Vicenza e Verona.
Il paesaggio attorno alla A4 è piatto, fatto di campi intensamente coltivati intervallati da zone industriali più o meno estese. O di zone industriali (o ex-industriali, a seconda del caso) intervallate da campi intensamente coltivati, se preferite.
La Ford Focus di DoubleG corre, con "War on Errorism" dei NOFX a palla, quel dolce casino infernale che mi riporta a me stesso.
Per alcuni la meditazione si accompagna a Beethoven o Debussy; per me, ai Dillinger Escape Plan, agli Iron Maiden, ai NOFX (per chi, come, forse, la signora D.S., non li avesse mai sentiti nominare, sono rispettivamente, una band di casinisti che danno fuoco al palco durante i concerti, un gruppo metal ed un gruppo punk molto noto, più o meno).
Mentre attraversiamo il Wasteland padanoveneto, sulle cascine, frammiste a centri commerciali e fabbriche dall'aria inquietante e passatista, leggo scritte minacciose: "Veneto stato" o "paroni a casa nostra".
Tra due giganteschi graffiti di questo tipo, in vernice bianca (le lettere devono essere alte almeno un paio di metri), si trova un Cristo benedicente, in bronzo, con attorno dei fiori.
Credo che sia già chiaro che, per quanto mi riguarda, Cristo si relaziona alla Padania o qualsiasi altro ideale nazionalistico e/o esclusivista (su base etnica, religiosa, sociale, sessuale o razziale) solamente in termini di bestemmia.
Attraversare questo territorio che proclama le sue tensioni, a grandi lettere, verso chi lo attraversa in autostrada, mi deprime.
Mi deprime anche la diffidenza dei veronesi. Per arrivare a VRBAN, devo chiedere indicazioni. Eppure, per quanto io non abbia la pelle scura e parli un italiano migliore e "normativamente" più corretto del loro, mi evitano. Appena faccio per avvicinarmi, si allontanano con aria affrettata.
Il Veneto, ma probabilmente l'intero Nord, è diventato terra di paura; intenta a costruire ghetti, che ancora non ci sono, ma arriveranno, di questo passo; diviso tra un sogno separatista, minoritario ma radicato (si sta coltivando un nuovo Paese Basco?) ed uno global-capitalista... Ho scelto una strana terra per vivere...

(mentre scrivo la connessione ad internet è improvvisamente impazzita; cercherò di ripristinarla almeno per pubblicare questo post). Ecco, ce l'ho fatta.
mercoledì, febbraio 28, 2007
Forse ieri sera sono stato troppo duro. Ero stato e sono sinceramente orripilato dal Festival e in particolare dal mostruoso siparietto della Hunziker in "do re mi" verso la fine della prima parte, una autentica vetta del trash più incolto e rivoltante.
Sono rimasto quasi scioccato da Cornacchione, che ha fatto la più insopportabile satira politica che io abbia mai avuto la sventura di vedere.
Le canzoni non mi sono piaciute per niente. Tranne una, però. Posso concedere qualcosina a Silvestri (che però, conoscendolo, mi irreparabilente deluso; a priscendere che uno che canta "Venceremos adelante o victoria o muerte" dovrebbe spiegare ai suoi ascoltatori che stracazzo ci fa ad officiare la liturgia del capitalisnmo dello "spettacolo" nel suo massimo tempio nazionale),  e un paio d'altri. 
Invece, "Ti regalerò una rosa" di Simone Cristicchi è una bella canzone, triste, efficace, con un testo profondo. Per gli standard sanremesi, un capolavoro. Sì, devo dire che mi è piaciuta. Insomma, in quel fastidioso carrozzone, qualcosa di salvabile c'è pure.
postato da: falecius alle ore 17:14 | Permalink | commenti (17)
categoria:musica, cultura, buone notizie, società
lunedì, febbraio 05, 2007
Non so se io sono "di sinistra". (Alle ultime elezioni ho votato Rifondazione... ma di questo passo, potrei rifiutarmi di votare alle prossime)
In effetti, credo sempre di più che la contrapposizione tra destra e sinistra sia poco significativa, o meglio vada a toccare delle questioni piuttosto secondarie che vengono artatamente gonfiate dal sistema mediatico.

Secondo me, bisognerebbe lasciare perdere delle contrapposizioni che non sono più nemmeno ideologiche, ma di appartenenza o di interessi corporativi (la "destra" e la "sinistra" hanno i loro bacini elettorali, geografici, professionali, da gratificare).
La questione dell'Islam, dei nostri rapporti con esso, l'intera teoria dello "scontro di civiltà", è un falso problema.
E' fuor di dubbio che esista uno scontro, politico, sociale e militare, che vede da un lato gli Stati Uniti d'America ed i loro alleati, e dall'altro chiunque di volta in volta assuma un posizione di indipendenza da essi.
Ovvero qualsiasi paese o gruppo, prevalentemente non occidentale, che desideri sottrarsi alle conseguenze del progetto storico di assoggettamento portato avanti dall'Occidente a partire dal Settecento.
L'ideologia di mobilitazione che tali paesi o gruppi impiegano per contrastare il dominio occidentale varia in funzione delle tradizioni e condizioni politiche locali, e del loro specifico progetto sociale e geo-politico.
Per quanto mi riguarda, molte di tali ideologie e dei regimi che li sostengono sono assolutamente negativi. Questo non è un giudizio politico, ma un giudizio morale. Si fonda sul fatto che questi paesi e gruppi maltrattano degli esseri umani.
Anche gli Stati Uniti ed i paesi occidentali hanno un progetto: mantenere la propria ricchezza ed il proprio dominio.
Mi sembra ovvio che questo implichi in teoria, e di fatto questo accade in pratica, il maltrattamento di molti esseri umani.
Esseri umani che reagiranno, a seconda delle proprie possibilità, ribellandosi in vario modo, oppure soffrendo in silenzio.
L'odio che una come Oriana Fallaci riversa su qualsiasi cosa non sia un Occidente immaginario (un pout-pourri di illuminismo laico, tradizione cattolica, Crociate e tecnologia che non si capisce bene come collocare; con l'abile esclusione di nazismo e comunismo, che parrebbero essere caduti da Saturno anziché fare parte, appieno, dello sviluppo storico del mondo europeo) è la reazione all'odio che i popoli non-occidentali esasperati, musulmani e non, provano verso il dominio dell'Occidente.

Gli occidentali non erano animati da odio nella conquista dell'Asia e dell'Africa e nello sterminio dei nativi americani ed australiani. Avevano ideologie religiose, nazionalistiche e razziali che legittimavano questi atti ripugnanti.
L'odio è stata la risposta degli assoggettati, o almeno di una loro parte. Adesso, "loro", le formiche marziane del mio sogno, si sono risvegliate ed hanno detto, Basta, andatevene fuori dalle scatole, ne abbiamo abbastanza. La vostra Coca-Cola ci fa schifo, i vostri hamburger sono immangiabili e comunque il vostro sistema economico fa sì che la maggior parte di noi non se li possa permettere, il petrolio che estraete nel nostro paese è nostro.
Non ce l'abbiamo con voi perché state bene e siete liberi. Ce l'abbiamo con voi perché noi stiamo male e siamo oppressi (magari non per colpa vostra, però per colpa dei vostri antenati, da cui avete ereditato la refurtiva coloniale).
Però sta di fatto che l'abbiamo con voi.

Questa è una ricostruzione piuttosto teorica di come si sono svolte le cose. A complicare la questione, infatti, è successo
che a dare uno spettacolare inizio a questo casino è stato (l'11 settembre del 2001) un gruppo piuttosto piccolo di persone profondamente ideologizzate, che affermavano di agire a nome di qualcosa che definivano Islam, vale a dire di un miliardo di persone (tra cui anche persone molto ricche e molto amiche dell'Occidente; perché l'Occidente in generale ha smesso di essere esclusivista). Inoltre questo gruppo di "liberatori" aveva ottime entrature con un regime totalitario particolarmente oscurantista, ma fino a quel momento non direttamente nemico del potere mondiale americano.

Il sistema mediatico occidentale ci ha creduto, che l'attacco fosse a nome dell'Islam.
Comunque la reazione occidentale fu un attacco militare contro il regime totalitario in questione; che crollò. Su un piano morale, è difficile non rallegrarsene; cioè, i talebani erano veramente pessimi.
Il problema è che i liberatori veri non esistono. Esistono dominazioni più o meno sopportabili (ad esempio, credo di poter affermare che l'occupazione militare americana dell'Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale sia stata infinitamente più gradevole dell'occupazione militare sovietica della Germania Est; ma sempre di occupazione militare si tratta).

Il gruppetto di fanatici ideologizzati ed animati da un profondo odio e risentimento (rampolli di solito della piccola borghesia di alcuni paesi arabi, educati in Europa, che "giocavano alla guerra" in Afghanistan...) è stato presto dimenticato. La sua esistenza è servita a legittimare un progetto politico di dominio, ad alzare il livello dello scontro, a mobilitare le masse in quelli che molto approssimativamente potremmo definire i due campi (da un lato, convincere gli abitanti delle democrzie ad ingoiare impopolari spese militari e misure di controllo e non pensare al progressivo impoverimento dei ceti medi e allo smantellamento della classe operia dei paesi occidentali. Dall'altro, convincere le esasperate popolazioni musulmane a proiettare la causa dei propri problemi, povertà, disoccupazione, subalternità culturale, su un Occidente abbastanza astratto, e quindi collaborare al progetto politico-ideologico di al-Qa'ida). I due campi non sono un'effettiva realtà politica, ma piuttosto una serie di definizioni anche abbastanza grossolane a livello di immaginario.

Di conseguenza i VERI problemi sono quelli elencati sopra: una serie di trasformazioni tecniche ed economiche che stanno impoverendo un sacco di gente, e la presenza di un apparato di profitto che ne trae vantaggio e cerca di non far pensare alla gente che si sta impoverendo.
Un altro problema è l'iniqua (nel senso di fortemente non-equa, e quindi mio modo di vedere, immorale; e qui forse, c'è la differenza tra me ed uno di destra) distribuzione delle risorse mondiali, principalmente a vantaggio di aree che potremmo anche definire Occidente.

Mi sembra un buon riassunto dei fatti. Voi che ne dite?

 



postato da: falecius alle ore 13:03 | Permalink | commenti (10)
categoria:musica, cultura, politica, religione, il senso della vita, informazione
domenica, gennaio 14, 2007
Ascolto di nuovo questa canzone. Loreena Mckennitt, testo di Lord Tennyson. E mi viene da piangere. La solitudine di Elaine è la mia stessa solitudine. E il monitor di questo computer è assieme, il suo telaio ed il suo arazzo, ed il suo magico specchio.
Certe note, certe parole, mi sanno ancora strappare un groppo in cuore malgrado la corazza di giada dell'Anima...
giovedì, dicembre 21, 2006
Non conosco una canzone che esprima la mia vita negli ultimi anni come "Moderato in Re Minore" di Carmen Consoli. Il testo è la miglior descrizione della solitudine che mi sia capitato di trovare. Il che non significa che io sia sempre triste o sempre solo. Anzi. A settimane alterne, sto anche molto bene. Allegria, ma sempre su fondo di una mancanza incolmabile, di quel vuoto che mi perseguita e che solo un amore potrà mai placare. E' triste non conoscere il calore di un bacio. A volte, su queste righe elettroniche, preferisco abbandonarmi a quella tristezza, chi mi legge spesso lo sa bene, e forse ne ha abbastanza.
Carmen Consoli ha segnato con la sua musica lunghe pagine della mia adolescenza. A Marianna ho dedicato "L'Eccezione" senza sapere che era una delle sua canzoni preferite.
"In bianco e nero": il rapporto con la mia famiglia, e tanti concerti ascoltati da ragazzo; una sera in un prato sui Sibillini, ho conosciuto L. sulle note de "L'Ultimo Bacio" e dolcezza e disperazione mi hanno avvolto davanti ai suoi occhi di gatta. Di L. mi resta l'amicizia, ma anche il ricordo più amaro, dell'amore più sconvolgente che abbia mai vissuto. Mi abbandono ai ricordi. Ogni canzone, un momento una sensazione indimenticabile. "Orfeo". "Narciso" "Non volermi male". Mi abbandono alla memoria dei miei fallimenti e dei miei addii, perché soprattutto questi ha accompagnato Carmen, con leggero struggimento e la dolcezza della sua voce. Buonanotte.
postato da: falecius alle ore 01:13 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, letteratura, affetti
domenica, dicembre 17, 2006
Le rielaborazioni del ciclo arturiano nella letteratura occidentale, specialmente germanica, sono troppe per anche solo provare a contarle. Dalle prime cronache e canti gallesi, alle storie in latino, anglosassone ed anglonormanno, lingue d'oc e d'oil, castigliano, catalano e gallego, medio alto tedesco; gli echi in siciliano, padano e toscano (i tre vernacoli letterari dell'Italia medievale); e poi citazioni e rifacimenti, fino all'Amadigi castigliano e alle prime opere in inglese. Nel momento in cui Artù viene inglobato nel nascente nazionalismo inglese, dopo la distruzione del Galles celtico, il flusso di rielaborazioni del ciclo, basato ormai saldamente sulla vicenda "canonica" stabilita da Sir Thomas Malory, diventa inarrestabile, trovando nuova linfa dal Settecento grazie alla riscoperta dei canti gallesi "originali" e alla traduzione dei Mabinogion (testi gallesi medievali, davvero pallosissimi). L'Ottocento, in concomitaza con l'esaltazione imperiale della potenza britannica e la trasfigurazione politica di Vittoria, da scorbutica ed impopolare despota residuo del passato, a maestoso simbolo dell'unità e gloria della più grande fra le nazioni, conoscerà un vero revival arturiano, non limitato all'Inghilterra (basti pensare a Wagner) il cui principale esponente è Lord Tennyson. A mio parere, il capolavoro arturiano di Tennyson è "The lady of Shalott". Il poema è incredibilmente arricchito nella versione musicata recentemente dall'artista canadese Loreena McKennitt. L'originale è scritto in un inglese arcaico e difficile, ma pieno di armonia e musicalità che la musicista ha colto ed ampliato.
postato da: falecius alle ore 13:19 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, donne, letteratura
sabato, dicembre 16, 2006
Una delle cose che mi piacciono di più dei concerti Industrialien è che ho libero accesso al backstage... e in backstage ci si diverte un sacco.
giovedì, dicembre 14, 2006
Anche io ero  lì. Il racconto di DoubleG è un riassunto esauriente di quanto avvenuto al Secondo festival Industrialieno della storia veneta. Un gran degheio. Un festone indimenticabile. Il mio ruolo era quello di groupie degli EEE, quella sordida band di rumoristi che suonano chitarre elettrizzanti e macchine da scrivere, ma in concreto quello che facevo era bere un sacco di Alienito (il cocktail verde-marziano inventato da Pol) e stare al banchetto del merchandising, che devo dire, è un punto di vista privilegiato per assistere ai concerti ed osservarne la fauna. Oltre alle magliette degli Animali Sociali, e ai dischi dei gruppi che si erano degnati di portarne, "vendevamo" anche la fanzine di Bruttastoria (tutto esaurito) ed il PEG (Prodotto Esterno Gordo) un vecchia/nuova rivista di libere lettere e letterine (non però quelle a Babbo Natale), due dei progetti scrittoriali con cui sono invischiato.
La genialata del festival, secondo me, è stata quella di combinare musica, "letteratura", radio (radioscarico, ovviamente!) ed arti figurative (nel caso, fotografie). La mostra fotografica sulla vecchia fabbrica tessile di Schio era essenziale, ma grazie all'ottimo (improvvisato) allestimento e alla bravura dei fotografi, tutti "ragazzi", una figata. E naturalmente, se i gruppi non fossero stati tutti e 8 (otto!) bravissimi, e se DoubleG non si fosse fatto letteralmente in quattro (organizzatore, fonico, tastierista, chauffeur) nons arebbe servito. Ma alla fine, è andata davvero bene, per essere una cosa indipendente, artigianale, fatta di corsa e soprattutto partorita della mente malata del mio coinquilino!
mercoledì, dicembre 13, 2006
Da qualche parte ho letto che il mio nome è legato alla rapsodia ungherese n.2 di Franz Liszt. Sarà. La adoro.
Da piccolo ascoltavo Bach e Beethoven, al limite Schubert. Poi ho scoperto Debussy e Stravinskij. A sedici anni devo aver cominciato ad accorgermi che la musica non ha smesso di esistere con le sinfonie a forma di pera di Satie, e che sì, i Beatles erano esistiti davvero. Sto un po' esagerando, ma la mia infanzia si è svolta in una sostanziale distanza dagli anni Ottanta che stavo vivendo. Gli anni Ottanta esistevano solo al cinema e nel poco di TV che vedevo (prevalantemente Lady Oscar, i Transformers ed i Mini Pony). Ho scoperto cosa fossero i Take That dopo che si erano sciolti. Poi, per tutte le superiori, andavo a Modena City Ramblers e Cranberries. Solo grazie ad un amico ho allargato gli orizzonti. Lui mi ha fatto ascoltare quel genio di John Coltrane; e  Paolo Conte, Keith Jarrett, Ben Harper e tanti altri.
Ma il mio disco preferito era e un po' rimane, anche se qualcuno inorridirà, "No Need To Argue" dei Cranberries. Solo quando, ormai all'inizio dell'università, mi imbattei in "Ride the Lightning" dei Metallica, scoprii davvero cosè la musica, seppi con positiva certezza che la musica era morta con Beethoven e tornata alla vita con James Heatfield (se non avete quella base di cultura pop-rock da sapere chi è, trattasi della mente e della voce dei Metallica) finché quel deficiente e i suoi tre amichetti non se ne sono venuti fuori con quella merda di "Load" e tutte le altre susseguenti cazzate. Ma la fiaccola del metal intanto era stata impugnata da qualcun altro.
A questo punto dovrei citare mio zio Carlo, che mi ha guidato sui sentieri del Metallo con la competenza dell'esperto.
Comunque, tutta questa cotoletta un po' insensata, per dire che da tutto il giorno con l'allegria della splendida luce che brilla su Venezia, e nelle braci di un tramonto meraviglioso, la rapsodia ungherese n. 2 di Liszt mi risuona in testa; ed è come una spinta ad agire, uno sprone di gioia. Buona Santa Lucia.
postato da: falecius alle ore 17:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, affetti, buone notizie
giovedì, novembre 30, 2006
Cuanto más he de esperar
Cuánto más he de buscar
Para poder encontrar
La luz que sé que hay en mí

He vivido en soledad
Rodeado de multitud
Nunca he conseguido amar
Pues no me quiero ni yo

Cuando veas una estrella fugaz
Guárdala en tu corazón
Es el alma de alguien que consiguió
Dar a los suyos su amor

Cuando oigas a un niño preguntar
Por qué el sol viene y se va
Dile: porque en esta vida no hay
Luz sin oscuridad

Mago de Oz

"Quanto ancora devo aspettare
quanto ancora devo cercare
per poter trovare
la luce che so nascosta in me

Sono vissuto in solitudine
circondato da moltitudine
non sono riuscito ad amare
perché non amo me stesso

Quando vedi una stella cadente
serbala nel tuo cuore
è l'anima di qualcuno
che è riuscito a donare il suo amore

Quando senti un bambino chiedere
perché il sole viene e va
digli che non c'è luce
senza l'oscurità.