mercoledì, maggio 21, 2008
"Sì, si dice antisemitismo. Non me ne frega un cazzo se "anche gli arabi sono semiti". Le etnie non esistono, semita al massimo è una famiglia linguistica, e antisemitismo significa essere razzisti contro gli ebrei. E comunque un argomento filologico non è un argomento logico."

Questo è verissimo.

E anche tutto il resto.
Bravissima, Erika.

lunedì, maggio 19, 2008
Scrive "Repubblica", che per quanto alle volte sia discutibile, non è sicuramente un ciclostilato della sinistra estrema ed extraparlamentare:

"
Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e Napoli. E lancerà contro l'Italia un grave atto di accusa: violazione dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce, razzie notturne della polizia."
Un tot di righe senza neanche accennare al soggetto. That's giornalismo, baby.

Comunque, se in Italia la polizia compie "razzie notturne" dovremmo esserne informati. In modo ufficiale. Quale legge di questo paese consente ai poliziotti di compiere "razzie"? Credo da qualche secolo la "razzia poliziesca" sia caduta in desuetudine. Ritengo utile sapere che invece è tornata di moda, tanto per prepararsi all'anno prossimo. Per l'autunno-inverno 2009 il colore più trendy sarà il nero, specie per le camicie, ma anche il bruno.
Inoltre saranno rivalutate come fashion alcune forme vintage; ad esempio, l'autodafé, l'Inquisizione Spagnola, il pogrom, il linciaggio dei negri, il Ku Klux Klan, i ghetti con sbarramento serale delle porte. L'innovativo programma politico del nuovo Governo prevede di reintrodurre usanze conformi ai Valori dell'Occidente per depurare il diritto da perniciose influenze atee e/o islamonazicomuniste: di conseguenza si attingerà alle tradizioni dei popoli europei, che è necessario difendere. Ad esempio, ripristinare la pena di morte per la stregoneria, l'adulterio, la fornicazione indebita, la sodomia. Vecchi usi dei popoli europei, minacciati di scomparsa dall'invasione afro-romena, vanno tutelati: tra questi, la cintura di castità, la vergine di Norimberga, la servitù della gleba, la crocifissione, il rogo delle eretiche e la parata dei fasci littorii.

Vittoria Mohacsi,
Ecco il soggetto, finalmente.

l'eurodeputato rom di origine ungherese
Scusa, ma cosa minchia sarebbe un(a) "rom di origine ungherese"? Semmai il contrario, visto che la signora Mohacsi è stata eletta deputata in Ungheria. Non è "di origine ungherese". E' proprio ungherese-ungherese. Ha perfino un passaporto ungherese, credo. Da quanto ne ho capito, nella barbara ed asiatica Ungheria concedono passaporti perfino ai cittadini Rom.
Semmai, la signora sarà una "ungherese di origine Rom" (provate a dire di un südtiroler che è "tedesco di origini italiane" e capirete cosa intendo).

è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo partito (Eldr)

Sarebbe utile sapere che non è esattamente l'equivalente ungherese di Sinistra Critica. Eh, sì, accade che in questo posto strano che si chiama Europa, dei partiti di destra liberale si preoccupano di quello che accade ai Rom. Ah, certo, da quelli parti sanno cosa significa "liberale".

 per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di deportazioni e di rimpatri di massa.

Rimpatri? Dove cazzo è la "patria" dei Rom?

Ospite del Partito Radicale sabato ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900, circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l'intolleranza verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi appiccati nel campo di Ponticelli.

Esattamente, cosa vuol dire? E poi, ci spieghi che centrano i Radicali? Mica perché, io sapevo che i Radicali erano confluiti nel PD, il partito che fa cose come questa.

"E' tutto bruciato, le persone sono state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante" dice l'europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede di Torre Argentina.
Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances

Si scrive doléances.Impara il francese, oppure non usarlo, che in italiano esiste la parola "protesta". A proposito, cosa sono i disegni "cachemire", e comunque, cosa stracazzo ce ne fotte?

si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e denuncerà la "totale assenza" in Italia di una politica per l'immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno rappresentato all'europarlamentare europea.

Uhm. Da quando in qua si "rappresenta" una denuncia? Non credo che i Rom facessero spettacoli teatrali in materia.

Purtroppo, ha spiegato l'eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli,

Qualche riga fa era di "origini ungheresi". Cerchiamo di capire. Anche cosa c'entrino i suoi figli.

 "ho avuto molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom in Italia" un fatto grave di per sè
(sic) perchè dimostra che c'è scarsa conoscenza del fenomeno.

Già. Non sanno nemmeno definire te, onorevole Mohacsi.

Le informazioni più certe sono state fornite dall'Opera nomadi: "In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie

Ok, io lo capisco. Ma facciamo finta che io sia un italiano medio. Probabilmente penso che i Rom siano un'etnia. L'onorevole, abituata alla civile Ungheria, forse non ritiene necessario chiarire. Ma la giornalista italiana dovrebbe.

di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri centoventimila la maggioranza sono semillegali.

Cosa vuol dire "semillegale" ? Di solito le cose sono legali o illegali. Almeno in uno stato di diritto. Si sta dicendo che l'Italia non è uno Stato di diritto. Vero, ma non può passare così in sordina.

 Soprattutto non esistono dati su quale era la situazione prima dell'ingresso nella Ue di Romania e Bulgaria" i paesi dove vive la maggior concentrazione rom. Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un identikit della comunità.

Fatico a capire, ma complimentoni al governo italiano, se le cose stanno così.

L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza. "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione,

Ce l'ha. Dal 1938.

 non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.

Questo non è vero. L'Italia ha tante politiche quante sono le minoranze etniche, più una per ogni singolo ghetto della minoranza Rom/Sinti.

Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".

Però azzardo che qui c'è anche un po' di responsabilità degli interessati, scusa Vittoria.

Secondo Mohacsi la politica dell'Italia con gli stranieri è "assurda": "Non si base su legami geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in base allo i
us soli ma in base allo ius sanguinis ndr);

Se fai una nota esplicativa in latino, molti non capiranno.

molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più".

Non tutti. Le amministrazioni italiane hanno qualche problema a gestire concetti come "Senegal", figurati quei posti negri ed impronunciabili ad est dell'Adriatico. Non bisogna sottovalutare il valore euristico di "Jugoslavia", che gli italiani applicano a tutto ciò che si frappone tra loro e la recentemente scoperta Romania.

Adesso la politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma "la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei

Capita, quando firmi dei trattati. Qualcuno lo dica a Bossi, però.

che sarebbero trasbordati da un posto all'altro. Fare quello che vuol fare l'Italia significa solo spostare il problema".

Perché? Se sono cittadini europei, possono venire in Italia quando vogliono.

 L'Italia "non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l'istruzione, la casa, l'assistenza sociale e sanitaria".

Scusa, Vittoria. Se sono cittadini europei, non sono immigrati. La faccenda è più grave. Oppure ti hanno tradotto male, il che è probabile.

Questo stasera Mohacsi dirà a Strasburgo.

I campi sono in condizioni "orribili" , le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai topi, senza acqua corrente e senza luce. "Non ci sono servizi di alcuno tipo nelle vicinanze - racconta l'europarlamentare - . A Castel Romano su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha detto che si sente come se fosse ad Auschwitz...". Una citazione che non deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi 500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione razziale.

"Furono uccisi". Errore. I colpevoli sono noti. "I nazisti ed i loro alleati hanno ucciso". Non erano vittime "del reich" (Reich, comunque). Erano vittime "del nazismo, e dei suoi collaboratori (inclusi i fascisti italiani"). Una cosa più ampia del "reich" che includeva Germania, Austria, Cechia, e Polonia, circa.

Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama
Porrajmos, significa "divoramento" e indica la persecuzione.
No tesoro. Non esiste una "lingua gitana". Esistono "le" lingue "gitane"  o meglio  "romané". Ma nella lingua italiana, la frase che hai scritto non ha nessun soggetto identificabile. In un giornale nazionale, non lo accetto. Comunque, il "divoramento" non indica la "persecuzione". Indica lo sterminio. Non è uguale.


Nel suo viaggio nei campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. "Al campo Casilino 900 - dice - mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla, semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha precedenti e non è ricercato".

In effetti, ciò risponde al concetto di "razzia". L'ultima frase è superflua. Un trattamento del genere viola i diritti umani a prescindere dalle assicurazioni (non imparziali, del resto). Se anche uno fosse colpevole, non potrebbe essere trattato in questo modo, e non lo sarebbe, se non fosse Rom.
Nella lingua latina si chiama "habeas corpus", significa "abbi il tuo corpo" e indica un diritto umano elementare.

E' un altro punto agghiacciante del resoconto che l'eurodeputata farà a Strasburgo. "A Napoli la situazione è ancora peggiore. L'avvocato dell'Opera nomadi mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta.

Ecco. Questa è la cazzo di notizia. Non solo è falso che gli zingari rapiscano i bambini (italiani, immagino), ma è vero il contrario. Dovevi cominciare l'articolo con questo.

Ho incontrato un nonno di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote". Se ribatti che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare, furti in casa, una vera e propria piaga,

Che cazzo c'entra coi bambini scomparsi?

 la risposta di Mohacsi è: "Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere.

Esattamente quello che lo Stato italiano non sa o non vuole fare. nemmeno con chi brucia i campi, del resto.

 Non far sparire i bambini".

Mohacsi presidente. Peccato che sia cittadina ungherese e non la si può votare qui.

Dopo il fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le razzie dei poliziotti "sono aumentate". "Ho chiesto - insiste Mohacsi - tramite l'avvocato dell'Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i campi e li ha incendiati".

Solo che una è un'accusa. L'incendio dei campi è un fatto, e in Italia l'azione penale sarebbe obbligatoria.

L'eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e delicata.

Qualsiasi cosa scivola se non la sai tenere. Mi riferisco all'Italia, non alla Mohacsi.

Sa che quella dei rom è "un'emergenza sociale" in tutta Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo.

Questa chiusa moralista del cazzo cosa significa? Siamo passati all'omelia? Il mio vescovo le fa meglio.

Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un paese civile.

Provare a generalizzare? Immagino di no, ma allora provare che? Intanto, provare a scrivere italiano è un obbligo per un giornalista civile. Altrimenti non capisco.

"Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l'Italia non ha mai chiesto l'accesso a questi finanziamenti?". Perchè serve un progetto.


E forse non c'è mai stato.

Togli pure il "forse". E poi prova ad indovinare il perché.
domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".

Mi vergogno di essere italiano.

lunedì, aprile 14, 2008
Mentre tutti noi ci preoccupiamo di quale cialtrone guiderà la propria consorteria di clienti e puttane al saccheggio di una piccola penisola nel Mediterraneo, eventi effettivamente importanti stanno avvenendo in una regione poco nota ai più.
Sto parlando dello Himalaya e delle zone circostanti, divise tra India, Pakistan, Tibet cinese, Nepal e Bhutan. Quest'area vede l'incontro di quattro grandi culture religiose: quella dei monoteismi semitici (l'Islam), quella del buddhismo centro-asiatico (nella sua forma tibetana), quella dell'India hinduista e quella delle tradizioni religiose cinesi, taoista e confuciana.
In quest'area si stanno avendo importanti cambiamenti politici. Anzitutto, si tratta di una regione strategica per i suoi... ghiacciai, che alimentano i principali fiumi dell'Asia, dall'Indo al Fiume Giallo. E che si stanno sciogliendo ad un ritmo inquietante, mentre i pendii più bassi hanno seri problemi di erosione. Già questo rende la zona interessante, perché se cose come il Mekong e la Gange riducono la portata d'acqua o cambiano regime, in Cina, India, Viet Nam e Birmania un bel po' di gente avrà dei seri problemi a mandare avanti la risaia.
Ad ogni modo, negli ultimi mesi ci sono state elezioni quasi decenti in Pakistan, disordini in Tibet con risonanza mondiale, elezioni (le prime nella storia) in quell bizzarro misto di arcaismo e modernità  à la carte che è il Bhutan  (l'ultima monarchia assoluta a de-assolutizzarsi, Vaticano escluso). Ed infine, elezioni in Nepal, il cui esito, per come sta emergendo in questi giorni, candida il paese Himalayano (che ha circa la popolazione dell'Olanda, ripartita in una discreta varietà di etnie, lingue e religioni) al ruolo di Stato Canaglia prossimo venturo: le elezioni infatti, le stanno stravincendo i comunisti, e per comunisti lì non si intende la cosina moderata tipo il nostro Ferrando, o folklore come Lotta Comunista.
Questi sono guerriglieri maoisti, animati da un sogno di riscatto dei contadini e di rovesciare il vecchio sistema castale nepalese. Il secondo partito, invece è un partito leninista; non mi è chiaro quali siano i loro rapporti, ma sta accadendo una cosa piuttosto notevole: a mia conoscenza, è praticamente la prima volta che dei comunisti vincono onestamente una libera elezione invece di fare la rivoluzione.
Ora, ci avevano detto per quindici anni che il comunismo era morto, o quantomeno non si sentiva molto bene. E in Occidente, in effetti, sta maluccio. Non che in Asia abbia dato risultati esaltanti; almeno, laddove si prenda come metro di giudizio il benessere, la vita e la dignità degli esseri umani, direi che Pol Pot, Mao, Kim Il Sung e Le Duc Tho abbiano generalmente dato pessime prove.
Specialmente Pol Pot.
Comunque, movimenti almeno nominalmente comunisti sono ancora al potere in Cina, Vietnam, Laos e Corea del Nord, e sono accomunati dall' essere autoritari, dal disprezzare completamente diritti e dignità umani, e dall'adottare una logica capitalista nell'approccio alla crescita e nelle strategie di accumulazione. Ricordiamo che il comunismo realizzato del Novecento, e che nel complesso è stato un sanguinoso fallimento, era in realtà un capitalismo di Stato, cioè in definitiva una forma periferica, meno efficiente e meno sviluppata di capitalismo.
Al pari del capitalismo centrale e privatistico, il comunismo realizzato tratta l'essere umano come un mezzo e non come un fine.
Questi maoisti nepalesi sembrano diversi, e, coi tempi che corrono, non avrebbero vinto le elezioni se non lo fossero. Intanto hanno accettato di partecipare alle elezioni (e, pare senza nemmeno aspettarsi di vincerle come invece stanno facendo) e di deporre le armi, e questo un maoista della Cina degli anni Quaranta credo non l'avrebbe fatto.
In secondo luogo, se i contadini diseredati del Nepal li votano, è perché vedono in questi compagni una speranza di riscatto e liberazione da una monarchia arcaica e da pastoie sociali medievali, senza che, apparentemente, questo possa essere letto come un abbandono della propria identità culturale e delle proprie tradizioni. I comunisti che volevano eliminare la tradizione e la cultura contadina e avevano il mito della modernità tecnologica non vincevano libere elezioni tra i contadini analfabeti, né in Russia né in Cina. I contadini in genere non votano chi vuole scalare il cielo, abbattere i templi e collettivizzare la terra, votano gli offre dignità, trattori e riforma agraria.
Il sol dell'avvenire sorge sul tetto del mondo.
Si annunciano tempi interessanti.
venerdì, aprile 04, 2008

Credo che questo commento meriti una risposta:

finalmente qualcheduno che ragiona come si deve.
Era ora di trovarlo.
Io mi domando,non diceva forse Napoleone:la mano che dà è al di sopra della mano che prende?
Non siamo noi industrialmente dipendenti dalla Cina?
Possibile che nonostante la crisi enorme che sta attraversando l'America,la sua deindustrializzazione,la sua incapacità a scegliere una strategia imperiale sensata,la gente che scrive sul 90% dei siti di controinformazione continua a vedere solo l'imperialismo made in u.s.a.?
In tutto il dopoguerra i prodotti made in u.s.a. sono stati la stragrande maggioranza,ora il made in u.s.a. sta venendo sostituito dal made in China,possibile che nessuno veda nella perdita del know how industriale dell'occidente un segno di decadenza e di dipendenza?
Mi domando come si fa a farlo capire a tutti quelli che oggi salutano il nuovo imperialismo cinese come ''una sfida all'imperialismo''?
Non è che per caso finirà come la presa di Singapore,in cui la superfortezza inglese con i cannoni puntati verso il mare fu presa dai giapponesi che arrivarono in bicicletta?
Non stiamo forse sottovalutando i popoli orientali,attribuendogli sempre il ruolo di vittime e mai quello di carnefici?
E soprattutto,come si fa a spiegare questo a quelli della controinformazione?

Anzitutto, grazie.
Io credo che la tendenza a vedere principalmente l'imperialismo americano dipende dal fatto, ovvio, che si tratta dell'imperialismo a noi più visibile. Ci sono bombe atomiche americane, non cinesi, a poche decine di kilometri da casa mia.
Sono gli Stati Uniti, non la Cina, che hanno tentato (senza di fatto riuscirci) di ridisegnare gli equilibri medio-orientali con un atto di forza imperialistico estremamente violento.
Indubbiamente, gli Stati Uniti non sembrano disposti a rinunciare tranquillamente al
potere mondiale di cui dispongono.
Quanto alla dipendenza dalla Cina, c'è, ma in un quadro che rende la Cina ugualmente dipendente dalla domanda globale; tant'è che continua a finanziare quel buco nero che è il debito americano, ovvero il tenore di vita e consumi al disopra delle proprie possibilità degli americani, perché questo tenore di vita manda avanti la stessa economia cinese.
Io
non vedo, invece, una perdita di know-how industriale in genere nei paesi occidentali. La vedo, questo sì, in Italia, a causa di scelte politiche idiote.

Per quanto riguarda le vittime e i carnefici, è indubbio che l'occidente abbia prodotto e raffinato per secoli un
progetto di dominio mondiale asservendo e rendendo dipendente il resto del mondo, saccheggiando e imponendo la propria superiorità tecnica ed organizzativa.
Questo non dipende da una qualche malvagità intrinseca dell'uomo europeo occidentale rispetto ai buoni e pacifici "orientali", tanto per cominciare gli "orientali" come entità concreta non esistono. La Cina ha avuto il suo imperialismo storico per secoli, e ha distrutto o assimilato o emarginato, grazie alla propria superiorità tecnica ed organizzativa, molte popolazioni non cinesi che vivevano in quello che oggi è il Sud della Cina stessa.
I Mongoli erano imperialisti e radevano al suolo le città conquistate. Gli Assiri devastavano le province conquistate. I giapponesi commisero crimini di guerra spaventosi contro i cinesi ed i coreani. Menelik d'Etiopia ordiva complotti e faceva giustiziare gli avversari, e Rabah, il leader della resistenza antifrancese nel Ciad, trafficava in schiavi. Gli Aztechi avevano trasformato il sacrificio umano in una specie di industria. L'India tradizionale aveva un sistema di oppressione castale che teneva milioni di persone in condizioni di vita tremende "perché sì".
I popoli colonizzati non avevano nessuna superiorità
morale intrinseca sui loro conquistatori, e a volte avevano delle proprie strategie imperialiste (l'Etiopia, ad esempio, nei confronti degli Oromo).
Questo
non rende più accettabili le aggressioni imperialiste, né l'ideologia che le giustifica adducendo una superiorità morale (in passato, anche razziale o religiosa) del conquistatore. Superiorità morale che non esiste.
Storicamente, negli ultimi due secoli, i popoli asiatici hanno prevalentemente subito la propria storia (con la rilevante eccezione del Giappone) e sono stati sistematicamente saccheggiati; il colonialismo inglese in India e il regime di semicolonia internazionale in Cina danneggiarono pesantemente le condizioni di vita di quei popoli,
a vantaggio di Europei, Nordamericani e in seguito giapponesi.
Per una serie di vicende che in Cina hanno molto a che fare con la fase maoista, mentre mi sono meno chiare per quel riguarda l'India, e soprattutto a causa dello sviluppo del capitalismo come integrazione globale dei mercati, questi due paesi sono riusciti a passare da periferie a centri dello sviluppo capitalistico,
senza che i centri pre-esistenti siano diventati per questo periferie.
Il punto è che nel capitalismo attuale, probabilmente, non esiste più uno sviluppo autocentrico, cioè, i diversi centri (pur essendo in competizione anche aspra) sono anche interdipendenti, e mi sembra ragionevole credere che necessitino di periferie dipendenti.
Per cui sì, l'Occidente dipende dalla Cina, ma non nel senso in cui il Mali dipende dalla Francia.

Io non penso che i "popoli orientali" (che, come tali, non rappresentano un'unità neppure ipotetica) siano da sottovalutare: è anzi evidente che non dovrebbero essere sottovalutati.
Ma nemmeno penso che esista una minaccia "orientale" da cui un non meglio definito "Occidente" o magari un'entità comunque vaga come "l'Europa" (lasciamo stare l'Italia; la scala di uno stato nazionale come l'Italia, in questa fase di sviluppo del capitalismo globalmente integrato, è semplicemente inservibile) dovrebbe difendersi. Teniamo infatti presenti che le fabbriche cinesi ed i loro bassi salari
sono necessarie al nostro tenore di vita.

mercoledì, aprile 02, 2008
Si discute(va) assai, specialmente nel mondo dei blog antimperialisti e canagliosi che frequento, di quanto sta accadendo in Tibet.
Le posizioni sono diverse, per un semplice motivo: la potenza che opprime il Tibet non è la Grande Potenza Imperiale Satanica DOC, ovvero gli USA, ma un imperialismo "minore", ovvero la Cina.
La questione è abbastanza complessa. Intanto, sulla "minorità" dell'imperialismo cinese si può discutere, a partire da un semplice fatto: a Pechino basta un'operazione finanziaria relativamente semplice come la conversione delle riserve in euro per mettere in ginocchio l'economia USA. In altri termini, la Cina controlla una parte del debito estero americano, tramite le sue riserve in dollari, da minacciare la stabilità economica americana.

Io non so molto di economia e finanza, ma questa faccenda mi è abbastanza chiara, anche se la terminologia che ho usato per descriverla potrebbe essere imprecisa.
Dunque, la Cina E' una grande potenza imperiale.
Negli anni Novanta, ci si trovava di fronte ad un mondo capitalista essenzialmente monocentrico, ed il centro principale erano gli Stati Uniti.
Oggi non è più così: siamo in una situazione simile per certi versi a quella che precedeva la Prima Guerra Mondiale, in cui, pur permanendo senza dubbio un centro dominante (all'epoca, la Gran Bretagna) la situazione era marcata dalla competizione di diversi capitalismi centrali, più o meno evoluti (più avanzati quelli inglese, americano, e un po' meno quelli francese e tedesco, ancora meno quelli italiano, giapponese e russo, tanto per fare un'approssimazione) ognuno dei quali coltivava una propria strategia imperialista. Oggi abbiamo in prima approssimazione almeno tre o quattro centri più avanzati (USA, Europa e Cina, eventualmente Giappone) e altri meno (India, Russia e Brasile) a cui vanno aggiunti dei capitalismi centrali a livello economico ma subalterni a livello politico (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Israele).
La particolarità del centro europeo è la presenza di strategie nazionali di competizione interne ad esso in termini nazionali, cosa che non mi risulta accadere tra gli Stati americani o le province cinesi. Inoltre, e a differenza di quello che accadeva nella Belle Epoque, i centri hanno specializzazioni diverse: così come le tre piazze finanziarie principali (New York, Londra e Tokyo, cui  si sta aggiungendo Shanghai) hanno ruoli diversi (agevolati dai fusi orari) nelle transizioni, il centro cinese ha una caratterizzazione industriale, quello americano finanziaria e militare, quello europeo ancora finanziaria ma legata al soft power, mentre la Russia ha importanza anche come fornitore di materie prime.
Anche questo, beninteso, come approssimazione.
Nel nuovo capitalismo policentrico in via di formazione, gli Stati Uniti stanno cercando di conservare un passato ruolo egemone sempre più messo in discussione, mentre la Cina cerca di affermarsi come grandi potenza in prevalente collaborazione con la Russia, che anch'essa punta al recupero di una sfera di egemonia; l'Europa infine è impegnata nel processo di integrazione da un lato, e nella ridefinizione dei rapporti gerarchici interni (tra le varie componenti nazionali) ridefinizioni che sembra andare a scapito dell'Italia, non per una qualche malvagità dell'Unione Europea ma proprio per colpa dell'inettitudine nostrana e del carattere originariamente arretrato del capitalismo italico, che ben più di altri si è appoggiato al clientelismo e alle stampelle statali, e che presenta uno squilibrio a favore della piccola e media impresa incapace di competere in un mercato allargato oltre le frontiere nazionali.
Nel frattempo si assiste ad una imponente ripresa del ruolo della Spagna, mai così importante dal 1763, ed un attivismo della Francia che va più nel solco della vecchia tradizione imperialista nazionale (in questo particolare momento più appoggiata agli USA, a differenza di quanto accadeva durante la presidenza Chirac) che in quello di una politica europea realmente integrata.
Possiamo senza dubbio definire Russia, USA, Europa ( e i suoi maggiori costituenti quali Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e in parte Spagna) e Cina come grandi centri imperialistici competitivi, con un alleanze operative orientate su assi contrapposti USA-Europa (NATO, integrata da altre alleanze strategiche con Israele, Australia e Nuova Zelanda) contro Russia-Cina (Organizzazione di Shanghai), fermo restando che questo quadro è ancora fluido e che la posizione della Russia e di altri paesi importanti come il Giappone (oggi allineato agli USA) potrebbe cambiare.
Un problema interessante è posto dal ruolo dell'India, strettamente legata a entrambi gli schieramenti; l'India è quello che potremmo definire un "centro in formazione" cioè un caso gigantesco, e accademicamente interessante, di passaggio dal capitalismo periferico a quello centrale.
L'India conserva buone relazioni con entrambi i gruppi di centri già costituiti; il suo principale problema strategico si chiama Pakistan, e il Pakistan è alleato storico degli Stati Uniti ma anche della Cina.
Detto questo, cioè stabilito che non esiste un imperialismo ma vari imperialismi in competizione, tra i quali non è più scontata la dominanza di quello americano, la questione del Tibet può essere inquadrata in modo meno banale.
Cosa che farò in un altro post.



martedì, aprile 01, 2008
Siamo in un sistema elettorale e partitico che offende il concetto stesso di "democrazia".
Vedete, esistono compromessi accettabili, e compromessi inaccettabili, in cui si sacrifica qualcosa che NON è sacrificabile.
Probabilmente il metro per decidere cosa si può sacrificare e cosa è soggettivo, il che genera una sacco di problemi, ad esempio, quando la Danimarca decide che non si può scendere a compromessi sulla libertà di offendere la religione di una minoranza (che fa parte della libertà di stampa) mentre milioni di adepti della stessa religione decidono che non si può scendere a compromessi sull'offesa.

Spesso un po' di banale buonsenso aiuta a risolvere i problemi di questo tipo, ma a volte pare che il buonsenso sia stato seppellito sotto le macerie della Neolingua ufficiale d'Occidente.
Diventa difficile gestire col buonsenso delle categorie di pensiero fondate sull'ossimoro come "difesa preventiva" o "guerra umanitaria".

Ad ogni modo, esistono cose su cui IO non sono disposto a scendere a compromessi, e sono quattro: capitalismo, imperialismo, razzismo e fascismo.
Il capitalismo c'è, e per adesso ce lo teniamo. Non sono capace neanche di pensare a come poter cominciare a discutere di una ipotetica rivoluzione futura, le masse sfruttate sembrano avviate verso la china discendente delle guerre tra poveri e si fa perfino fatica, oggi, a parlare di "classi" in senso marxiano.
Forse perché il termine è stato bandito dalla Neolingua. E poi, a che "classe" appartiene il precario del call center? A che classe appartengo io, e che "coscienza di classe" dovrei sviluppare? Non ne ho la più pallida idea.

Però, una volta, e pur restando nell'ambito di un sistema capitalistico, si sentiva parlare di cose come "dignità del lavoro", "lotta di classe", "diritti dei lavoratori".
E a parte questo, le persone avevano diritti e dignità, teoricamente, in quanto tali, non in quanto funzioni del profitto aziendale.
Con questo non voglio tessere la lode nostalgica del bel tempo antico. Nel bel tempo antico c'erano un sacco di problemi che sono molto contento non ci siano più adesso, nel brutto tempo moderno. Però anche il tempo moderno ha le sue maledette magagne, e insomma, io lavorerei per migliorare.
Si può discutere se il capitalismo possa essere "migliorato" dove per "migliore" intendo un sistema in cui la dignità ed i bisogni e la libertà della persona siano centrali e rispettati al massimo grado possibile.
Io penso che il capitalismo non possa essere migliorato. Penso che il capitalismo sia fondamentalmente estraneo alla natura biologica delle cose viventi perché abolisce il fondamento della vita stessa: l'omeostasi, il fatto che esistono range intermedi di valori ottimali per la perpetuazione della vita stessa. Superati i quali, in alto o in basso, si muore. Quindi, la natura degli esseri viventi, in quanto tali, è di mantenere un equilibrio. Il capitalismo invece se ne fotte dell'equilibrio. Tende all'infinito. Si basa su una logica che rifiuta i concetti di limite, equilibrio, omeostasi.
Ma un essere vivente è vivente perché ha limiti, equilibrio e omeostasi.
Il capitalismo riduce, tendenzialmente, ogni cosa a merce; piano piano, le leggi si adeguano alle sue esigenze ed autorizzano che sempre più cose siano "merce". La terra, ad esempio. Molte società consideravano la terra un bene inalienabile, che non può essere, in senso stretto, "posseduto" e quindi tantomeno comprato o venduto. Non a caso il capitalismo nasce (anche) dalla separazione tra contadini e terra: le famose, o famigerate, enclosures.
Piano piano, anche diritti e dignità della persona sono ridotti a merce. Specialmente attraverso la trasformazione in merce della forza lavoro, che in sé potrebbe non essere un male se non generasse disoccupazione. Ma è solo il primo passo.
Ad ogni modo, non c'è molto da fare per sbarazzarsi del capitalismo: è improbabile che crolli da solo a breve, e quando collasserà, probabilmente lo farà per collasso ecologico, quando si scontrerà con i limiti fisici della naturalità delle cose limitate e non riuscirà a superarli. Non ho idea di quando e come questo accadrà; non è detto che sarà la crisi petrolifera a farlo. Ma prima o poi, crollerà. Trascinando con sé nella sua rovina una larga parte dell'umanità, dopo aver lasciato sulla strada una lunga scia di devastazioni (avete mai sentito parlare del Congo? Dieci milioni di morti in vent'anni, per produrre la gomma con cui si arricchiva il re dei Belgi?).

Il fascismo non è un problema a causa degli sproloqui imbarazzanti di Daniela Santanché; è un problema perché il corporativismo ed il nazionalismo competitivo, uniti a dosi variabili di razzismo, sono ri-diventati mainstream politico.
Fascismo  mascherato e strisciante, ma fascismo, nel senso più pieno del termine. "Sistema-paese", "azienda Italia"... uhm... come, scusate?
I nostri gloriosi soldati in "missione umanitaria" in Afghanistan. Scusate, ma io sapevo che l'Esercito Italiano serviva a difendere l'Italia (e gli alleati della NATO, se lo chiedono) dalle aggressioni. Le "missioni umanitarie" le facevano, mi pare, la Croce Rossa e consimili.
Che ognuno faccia quel che sa fare, vivaddio.

E qui veniamo al punto, il solo, su cui, votando, non scendo a compromessi. E su cui posso influire. L'imperialismo. Semplicemente, NON ESISTE che l'Italia sia coinvolta in guerre imperialiste d'aggressione. E qualsiasi partito sia renda complice col voto in Parlamento di tale scelta (dico a te, Fausto, cazzo) NON avrà, MAI il mio voto. MAI PIU'. Non mi intessa scoprire grazie a politometri e votometri scoprire che le mie posizioni sono vicine a quelle della Sinistra Arcobaleno, perché SO, con l'esperienza degli ultimi due anni, che le dichiarazioni su cui si basano quei votometri sono inaffidabili. Hanno votato la fiducia alla relazione d'Alema. Non sono stati capaci di far rispettare nessun punto di un programma che già di suo era un po' meno del minimo sopportabile.
Il ritorno di Berlusconi NON PUO' ESSERE una ragione plausibile per transigere su una cosa fondamentale come il divieto di aggressione internazionale, o su cosucce come l'articolo 11 della Costituzione.
Su questo, non esiste meno peggio.


postato da: falecius alle ore 13:15 | Permalink | commenti (8)
categoria:politica, ora e sempre resistenza, moloch
domenica, gennaio 13, 2008
Da qualche tempo (ma davvero da qualche tempo? Forse è sempre stato così, ed io non me ne ero accorto? chissà) è in atto una grandiosa offensiva contro quelle che considero le principali conquiste di principio ottenute dalla civiltà occidentale, storicamente intesa.
Queste conquiste riguardano essenzialmente la sfera dei diritti e della libertà degli individui, ed in estrema sintesi derivano dal principio morale (che non è solo occidentale né solo moderno) che l'essere umano sia un fine in sé ed abbia il diritto di perseguire la ricerca della propria felicità e realizzazione.
Il fascismo rappresenta la negazione teorica di questo principio, sottomettendo l'individuo ad un fine altro che è lo Stato (nazionale). Eppure il fascismo fa parte a pieno titolo della realtà storica dell'Occidente moderno e sarebbe incomprensibile al di fuori della cultura occidentale moderna.
Il capitalismo sottomette invece l'individuo (ed il gruppo) ad una logica di rapporto economico asservendolo ad un ciclo di produzione e consumo (c'è una cosa chiamata entropia, che impedisce di produrre all'infinito) il cui fine è il profitto; come lavoratore e come consumatore, l'individuo deve essere reso disponibile al discorso di profitto, controllato e schedato, compito che lo Stato nazionale si accolla anche per conto del Capitale.
Non è che gli obiettivi, i metodi e le esigenze dello stato e del capitale siano sempre identici; possono anche essere contrastanti, in certi casi.
Ma non c'è contraddizione intrinseca. Il fascismo può anche essere visto come la forma che lo stato capitalista ha assunto in certe fasi storiche; mentre oggi, in genere, il capitalismo usa un'ideologia legittimante liberale e quindi fondata sulla logica delle conquiste sociali e dei diritti, anziché la loro negazione fascista.
Sono convinto che si stia facendo un passo indietro.
Conquiste elementari come lo habeas corpus e lo Stato di diritto, la segretezza delle comunicazioni, la stessa libertà di esprimere le proprie idee, sono di nuovo o sempre più minacciate, in una situazione in cui il modello organizzativo e la visione "d'impresa" cioè genuinamente capitalista, si è quasi interamente appropriata della società, stato incluso.
Da un certo momento, diciamo a partire da una ventina d'anni fa, il capitalismo ha trovato sempre meno necessario usare un'ideologia esterna, come quella liberale o nazionale, per legittimarsi. Questo gli ha permesso di colpire diverse conquiste liberali e sociali; e, tramite il discorso sulla "sicurezza" e il riciclo dell'armamentario identitario propriamente fascista, continua a spingere in questa direzione.  Nei paesi  occidentali,  banco di prova  di questa offensiva  capital-neofascista, è solitamente il meteco, lo straniero non cittadino, o non proprio cittadino. In Italia abbiamo una legge, la Bossi-Fini, che priva lo straniero di qualsiasi umanità, riducendolo ad una pura funzione delle esigenze del nostro, peraltro sgangherato, capitalismo, e perfettamente indesiderato ed indesiderabile per quanto riguarda il resto.
Fomentando ideologicamente l'odio e l'ostilità, grazie all'effetto mediatico dell'11 settembre e a tutta la fuffa intellettuale che ne è scaturita, è stato possibile al fascio-capitalismo segnare parecchi punti.
Sull'onda dell'emozione generata da un omicidio a Roma, recentemente alcuni comuni del Veneto hanno potuto limitare la residenza su base di censo, un atto che solo pochi anni fa sarebbe apparso inconcepibile.

Per questo, è necessario tenere alta vigilanza rispetto a fatti come questo, per questo è necessario opporsi all'invasione della logica del profitto nelle nostre vite, e al tempo stesso controllare da presso il potere dell'apparato dello Stato, per questo certe battaglie individuali o limitate diventano avamposti per la tutela dei diritti di tutti, e dovremmo essere grati a chi le combatte in prima persona, a chi tiene il fronte d'urto dove l'attacco del nuovo fascio-capitalismo, colpendo gruppi deboli o odiati, ha più possibilità di penetrare, di assuefarci alla arbitrarietà del suo potere.
Per questo ritengo essenziale, ad esempio, la battaglia giuridica contro le extraordinary rendition, o quella contro le espulsioni amministrative. Per questo trovo fondamentale non solo chiedere la giusta liberazione di un uomo innocente, Abou Elkassim Britel, ma esigere che lo Stato italiano si interessi della sua sorte. Invito chi non l'avesse già fatto a sottoscrivere la petizione per la sua liberazione. E per questo ringrazio chi, difendendo lui, difende il diritto e la giustizia per tutti, a partire dal suo avvocato Francesca Longhi.
Per questo ringrazio Sherif el-Sebaie, che fa informazione preziosa sul razzismo e l'islamofobia che alimentano e "legittimano" l'assalto ai diritti.
Ci sarebbero molte, moltissime altre persone da ringraziare, non me ne voglia chi non nomino.
Continuiamo a resistere.
Le difese devono reggere.



giovedì, dicembre 20, 2007

Ci sono Stati di cui l'Italiano Medio™ non sa nemmeno che esistono, o al limte trova la loro esistenza una curiosità geografica buona per avanzare di una casella a Trivial Pursuit.

Questi posti dai nomi impronuciabili sono invece, spesso, molto istruttivi. Prendiamo, ad esempio, il Bhutan, una piccola nazione himalayana stretta tra India e Cina.

Ma cazzo direte, voi, sai cose anche su posto ignoto e sperdutissimo come il Bhutan? Insomma, non sono un grosso esperto di quella zona, non ci sono mai stato e non ci ho svolto studi specifici. Diciamo ho fatto appena qualche piccola indagine. Il Bhutan è interessante perché è uno dei posti più poveri ed arretrati della Terra, con un'arcaica monarchia transumante. Credo sia l'unico paese ad avere una capitale invernale ed una estiva, dove "capitale" va intesa nel senso medievale di "posto in cui si riunisce la Corte".

Se i nostrani tradizionalisti nostalgici dei Veri Valori Antichi fossero al corrente della sua esistenza, probabilmente lo idealizzerebbero come Medioevo* in Terra, ovvero l'ultimo pezzo d'Arcadia sopravvissuto al furore delle rivoluzioni liberali e sociali.

In mancanza di informazioni sul Bhutan, di solito ripiegano su posti come l'Iran e l'Arabia Suadita, trascurando alcuni fatti semplicissimi, come ad esempio l'assoluta modernità del fondamentalismo islamico iraniano e la sostanziale organicità dei regimi e delle economie del Golfo al mondo occidentale del capitalismo avanzato.

Fatevi un giro a Dubai, prima di parlarmi dell'Islam che conserva i Valori Autentici™ della tradizione. Per quanto riguarda i Talebani, poi, peggio mi sento. I Talebani sono un prodotto della modernità. Una reazione alla modernità, se volete, ma nel senso in cui lo erano gli Interahamwe e gli Khmer Rossi, più che i Vandeani. Le cose naturalmente sono più complesse, ma quello che sto dicendo è che tutta la fuffa sui Valori Antichi, sia fatta in chiave anti-islamica o filo-islamica, neo-borbonica o fallaciana, fascista o nazional-bolscevica, quello che vi pare insomma, è per l'appunto fuffa. E questo per il semplicissimo motivo che i Veri Valori Antichi sono messi maluccio perfino nella roccaforte bhutanese.

Certo, l'Islam contiene ancora una tradizione vitale, ma è una tradizione ormai rielaborata, o in via di rielaborazione, alla luce di una modernità, con cui è in contatto continuo da quasi due secoli. Certamente, la tradizione puritana è ancora forte negli USA, ma sotto forma di fondamentalismo moderno. Certamente un sacco di gente è legata a Antiche e Gloriose tradizioni del passato; senza sapere che nella maggior parte dei casi si tratta di ricostruzioni medievaleggianti operate tra 1870 e 1914 nel quadro della creazione della coscienza nazionale di massa. La secolare cerimonia d'incoronazione dei sovrani inglesi fu messa a punto in quegli anni. Vittoria, all'inizio del suo regno, fu incoronata quasi in segreto, con una cerimonia che gli stessi testimoni definirono imbarazzante, e girava il sospetto che sarebbe stata l'ultima regina d'Inghilterra.

La maggior parte degli stati del mondo fu creata in quel lasso di tempo (sotto forma di colonie) e anche quelli che già c'erano dovettero escogitarsi una qualche forma di tradizione nazionale massificata. Nessuno scozzese ha mai indossato un kilt prima dell'anno di grazia 1800.

Uno degli esiti di questo processo fu qualcosa che potremmo chiamare modernismo reazionario qualcosa cioè invantava una tradizione, usava le tecniche, i principi ed i presupposti di base della modernità per diffonderla facendone una parte della sua ideologia, e su questa base cercava di prendere e gestire il potere, sempre con tecniche e metodi moderni e nel contesto di stati nazionali moderni.

In un certo senso, sia molti fascismi che gran parte del fondamentalismo islamico e hindu (per il resto cose estremamente diverse) e alcune ideologie nazionali quali il kemalismo turco e in parte il discorso ufficiale degli Shah Pahlavi rientrano più o meno in questa categoria.

Ma torniamo al Bhutan.

(continua... ma prima leggete quy)

* Non credo all'idealizzazione arcadica del Medioevo. Non penso che a nessuno di noi sarebbe piaciuto vivere nel Medioevo. C'erano una sacco di malattie schifose, sporcizia, oppressione, sangue & sbudellamenti, tutte cose che la maggior parte delle persone sane di mente preferirebbero evitare.

Non credo nemmeno al Myto Storiografyco dei Secoli Bui. Penso che la cultura del Medioevo sia profonda, ricca ed affascinante.

Tutto questo non impedisce di criticare la Modernità Capitalista, e in special modo reputo lo Stato Nazionale una delle idee più nefaste che si potessero avere. Ma c'è, e ce lo teniamo.

In definitiva, ho la posizione storiografica dell'inguaribile rompicoglioni.

lunedì, dicembre 17, 2007

La metafora del Moloch per descrivere il potere totalitario nazista, è stato usato dal grande regista russo Sokurov nel suo film su Hitler ed Eva Braun, intitolato, appunto, Moloch.

Un'altra metafora diffusa, sia da noi che nell'Islam, per descrivere un potere tirannico, ingiusto, sfruttatore ed oppressivo, è quella del Faraone; che cm'è noto viene dall'egizio per-'aa¹ che significa "grande casa" e quindi Palazzo, nel senso che questa espressione può avere nell'Antico oriente: centro di direzione economica, politica, amministrativa, in alcuni casi religiosa, centro del sistema distributivo e del commercio, in Egitto, casa del Dio Vivente, il re del paese che noi chiamiamo appunto Faraone esi faceva venerare dai suoi sudditi come incarnazione del dio-falco, Her (Horo).

Tuttavia, la più grande delle Grandi Case avrebbe invidiato il potere del più piccolo staterello nazionale moderno. Le Grandi Case pensavano in termini di accumulazione e redistribuzione, non di investimento, scambio e consumo. Inoltre, i palazzi del Bronzo e del Ferro mancavano di un fondamentale strumento del moderno capitalismo: la moneta.

Il nostro Moloch si distingue dal Faraone per essere ideologicamente e strutturalmente dinamico. Il Moloch consuma ed investe ciò che accumula. Quello che accumula, in forma di tassa o di profitto, è ovviamente il frutto del lavoro degli uomini, che glielo cedono in cambio di ovvi benefici,  o perché costretti, con l'ideologia o con la coercizione.

Il potere del Moloch è tale che l'individuo, nello Stato Moderno, fuori dallo Stato non esiste. Nella società che pretende di essere la più libera mai esistita, senza documenti dello Stato si è nulla. Ognuno deve essere individualmente schedato e questo anche per la sua stessa comodità (pensate al bancomat o alla tessera sanitaria). I Palazzi antichi non avevano l'anagrafe ma il catasto a fini fiscali, che registrava le famiglie. E' con la statolatria dei giacobini che si tenta l'esperiemento di assoggettare ugualmente allo Stato tutti gli individui, eliminando le strutture intermedie dell'età feudale come regioni, stati (nel senso dell'Ancien Régime) e corporazioni.

Gli ideali nazi-fascisti ripresero con ancora più vigore questo progetto. In entrambi i casi, la base sociale di questi progetti fu la piccola borghesia, e questi furono portati avanti col sostegno almeno iniziale del capitalismo (il capitale francese al tempo della rivoluzione era in gran parte sviluppato intorno alle monocolture schiavistiche di canna da zucchero ad Haiti, e la sua forza fu notevolmente indebolita dalla rivolta degli schiavi).

Il controllo dei lavoratori svolto dallo Stato trasforma quest'ultimo nel braccio armato del capitale ma anche nel suo difensore giuridico. Il capitalismo italiano, nei limiti in cui se ne può parlare, non sarebbe praticamente esistito senza il sostegno politico, economico, giuridico dello Stato sotto forma di esenzioni, sovvenzioni, indulgenze, agganci, politiche specifiche nell'interesse di grandi aziende.

Questo non è specifico dell'Italia: sappiamo bene perché le grandi aziende americane finanzino i vari candidati alla presidenza, o quali interessi economici dei Konzern tedeschi e degli zaibatsu giapponesi stessero dietro alle politiche estere di questi due stati ai primi del novecento, ad esempio nella corsa tedesca agli armamenti navali. Ed è noto come la de Beers influì sulla politica imperiale inglese in Sudafrica.

Il Moloch ha dunque due scopi, collegati tra loro: il profitto ed il potere. Il profitto è impossibile senza il potere, che assicura l'efficacia del sistema economico.

Il profitto accumulato e reinvestito, alla fine deve essere consumato. E ogni uomo o donna che che non è assoggettabile al potere o utilizzabile per il profitto deve essere distrutto.

Come Kronos, il Moloch, divora i suoi figli: la sua espansione l'ha già portato a superare la dimensione dello Stato nazionale, ancora utile per certi fini, ma troppo angusta; un giorno, rimasto solo, divorerà sé stesso.


¹ Non sono sicuro della traslitterazione

domenica, dicembre 16, 2007

Abbiamo visto nel post precedente che il "libero mercato" non ha nulla di "naturale". Esso si fonda su convenzioni giuridiche ed economiche stipulate implicitamente all'interno della società, e che queste rendono possibile lo scambio e l'accumulazione, l'investimento, il commercio, il formarsi o meno di monopoli, le modalità di sfruttamento del lavoro e delle risorse, lo stesso concetto di merce.

Lo stesso vale per il diritto "naturale". E' possibile ammettere l'esistenza di un diritto naturale come atto di fede, ed indubbiamente le stipulazioni giuridiche sono o dovrebbero essere razionali, ma non sono naturali. Dato che viviamo in una società basata sul mercato e sul diritto, questa società crea un'ideologia che legittima come naturali ed ovvie le convezioni che li fondano.

Lo Stato, in generale, e lo stato burocratico e nazionale in particolare, sono ugualmente delle convezioni difese da una ideologia che in passato era ideologia religiosa ed in seguito fu ideologia razionalista o nazionalista. Non c'è niente di intrisecamente razionale nell'idea di Stato, anche se è razionale il baratto contrattualista "libertà contro sicurezza". Razionale ma non necessario né inevitabile.

Non c'è assolutamente niente di intrisecamente razionale nel concetto di nazionalità. Le nazioni sono fatti (anche nel senso di costrutti) storico-politici. Inoltre, dovrebbe essere chiaro che l'etnia e lo Stato eventualmente basato su di essa lavorano in feedback, ossia, sono gli Stati a creare le nazioni attraverso un capillare processo di indottrinamento ideologico a partire dall'istruzione obbligatoria di massa nella lingua nazionale. Questo processo è possibile grazie ad uno stato macchina burocratico la cui formazione secolare conosce una prima una svolta importante nella Francia di Enrico di Borbone, alla fine del Cinquecento. Le diverse etnie della Francia divennero col tempo una sola nazione unita dalla comune fedeltà allo Stato, e che si esprimevano nelle lo