domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".
Mi vergogno di essere italiano.
postato da: falecius alle ore 02:58 |
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venerdì, febbraio 01, 2008
Non ho voglia di scrivere. Sono stanco e depresso.
Comincio a sospettare che l'argomento della mia tesi in realtà non esista.
E comunque vorrei occuparmi di biologia.
mercoledì, gennaio 09, 2008
Экзамены кончатся скоро,
Последний звонок прозвенит.
Простимся со школой, жизнью веселой
Прощайте, школьные дни.
Что ждет впереди неизвестно,
И нам никогда не забыть
Те добрые песни, что пели мы вместе,
Их будем беречь и любить.
Те добрые песни, что пели мы вместе,
Их будем беречь и любить
Сложные задания,
Первые признания,
Озорной и очень дружный класс,
Длинные уроки
И учитель строгий
Не забудем никогда мы вас.
Недавно совсем нам казалось,
Что так этот вечер далек.
Но время промчалось, немного осталось.
Нас ждет последний звонок.
Но время промчалось, немного осталось.
Нас ждет последний звонок.
Стать бы первоклашкой,
День вернуть вчерашний,
Взять бы и сначала все начать.
Теплый вечер летний
И звонок последний
Будем мы с любовью вспоминать
Экзамены кончатся скоро,
Последний звонок прозвенит.
Простимся со школой, жизнью веселой
Прощайте, школьные дни.
Простимся со школой, жизнью веселой
Прощайте, школьные дни.
Прощайте, школьные дни.
Прощайте, школьные дни.
sabato, dicembre 15, 2007
"Uccide più la famiglia che la mafia" diceva il procuratore di Verona un po' di tempo fa.
"Che ho a che fare con te, donna?" dice Gesù Cristo a sua madre iniziando la sua missione in Galilea.
Oggi sul sito della Repubblica vedo: "Donna uccide il figlio di sette anni" "Disoccupato ha assassinato la moglie e la figlia e ha tentato di togliersi la vita".
E' ora di dire BASTA. E' ora di abolire il matrimonio, le convivenze, le coppie, e soprattutto di piantarla con questa attitudine irresponsabile di affidare i bambini che rappresentano il futuro della società alla coppia di donatori dei loro geni.
Ovviamente sto esagerando. Fare una cosa del genere è semplicemente impossibile a meno di non instaurare una dittatura totalitaria di un tipo che avrebbe fatto impallidire Pol Pot.
E credo che nessuno lo vorrebbe. Lo vorremmo? Io no.
Comunque. E' ora di dire basta. E' ora che si riconosca la difesa della Sacralità dell'Istituto familiare tra i Valori Cristiani dell'Occidente che Lavora per la grandissima cazzata pericolosa che è.
Sposatevi, accoppiatevi, convivete, fate figli, ma non chiamate tutto questo un Valore Fondante, non copritelo nelle nebbie di un'ideologia oscurantista.
La famiglia non è un valore e non porta, né contiene, valori. La famiglia è un'istituzione giuridica e sociale. Come tutte le istituzioni si può modificare. E si modifica. La famiglia nucleare a figlio unico in un condominio di Milano è un'istituto completamente diverso dalla famiglia patriarcale di Montegranaro sessanta anni fa. Ha un ruolo economico e sociale, ed anche uno statuto giuridico, lontanissimo.
La Sacra Famiglia Astratta è una cazzata mistificatoria.
Mi irrita un po' che la MIA Chiesa sia la principale fonte di fuffa in materia.
Le famiglie nucleari sono atomi instabili nel fluido che si chiama società moderna, e che assicurano quel minimo di precaria stabilità agli individui alienati, una camera di compensazione per la frustrazione e la basilare solitudine che il Moloch Stato-Capitale ci impone come condizione esistenziale.
Per questo la famiglia nucleare è necessaria al Moloch, è il suo alibi. Mentre il Moloch aborre la solidarietà familiare allargata come quella che sopravvive tra i Rom ed in poche altre comunità, e che sottrae risorse alla sua accumulazione di tasse e lavoro.
Questi falsi appigli diventano sempre più scivolosi man mano che il flusso più rapido del fluido surriscaldato conduce via gli individui, li allontana, spezza le labili molecole che sono i nuclei, o li porta alla tragica implosione.
In cui a perdere è spesso la parte debole. Il figlio o la donna.
Mentre l'ideologia mistificante, suonata dalle grancasse della Chiesa ufficiale asservita e traditrice e dei sicofanti atei devoti, seguiti da tutto il coretto dei giornali e delle TV, glorifica i Valori dell'Occidente che Lavora nella Sacralità della Famiglia® (rubo ad Uriel).
Ma che se ne vadano affanculo.
UPDATE: Questo post di Yupa è DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE. Anche se è un po' lungo, merita davvero.
venerdì, dicembre 14, 2007
Ho conosciuto Giorgio Fontana, aka Depressive Age* al BIRRA e poi ho letto il suo romanzo "Buon Propositi per l'Anno Nuovo", che è un gran bel romanzo. Qui trovate l'intervista che io e Loris abbiamo fatto a Giorgio qualche giorno fa.
Sullo stesso sito, anche la recensione del libro di Schiaragola è mia.
Nel romanzo di Giorgio, c'è una scena in cui la ragazza che piace ad uno dei personaggi declina un invito via SMS perché "ha da fare col suo ragazzo". Fino a quel moemnto, naturalmente, il personaggio non aveva mai sospettato l'esistenza del "suo ragazzo". Non vi dico altro perché vale la pena di leggerlo.
E' un cambiamento di paradigma nelle relazioni tra lui e la ragazza; segue brusc caduta d'interesse o grande mutamento nella sua natura.
Insomma, per dire che questa settimana mi è successa la stessa cosa.
E non è piacevole. Per carità, sono contento per lei, che ha qualcuno nel letto / per scaldare via l'inverno, e insomma, certi dettagli è meglio venirli a sapere subito quando ci si conosce, perché se no poi si generano nevrosi, fraintendimenti e seccature che sinceramente preferisco evitare.
Poi questa cosa del "suo ragazzo" come entità mitica e magica che, se evocata a parole, tiene a bada il corteggiatore, mi stava sucitando delle Profondissime e Sagge Riflessioni, ma poi me le sono dimenticate.
Mi sono rimesso a studiare e poi ho fatto una partita a Risiko.
* "Appoggia la mano sulla fronte mentre nell'albume degli occhi gli si frantuma una ragnatela di capillari, e comincia a lamentersi della vita, della noia, di Milano". Filippo Ferrari, dall'ultimo numero di Eleanore Rigby
mercoledì, novembre 21, 2007
Sono sveglio, ad un'ora improponibile della notte, davanti ad un computer mezzo scassato con la ventola che ansima, una tazza di caffé caldo, ed il sonno irremediabilmente andato, e come sola compagnia, l'angoscia, la solitudine e lo spavento.
E allora affrontiamola, questa cosa. Mi scrivi che non sono stato carino.
Mi scrivono che sono "maschilista", mi fanno notare, ed è vero, che non ho considerato le donne come persone. Chiaramente non l'ho fatto, dato che stavo parlando di ideali femminili.
Non di Caterina, di Anna, di Carlotta.
Affrontiamola, comunque.
Da dove si parte?
In mente mi vengono la "Fedra" di Marina Cvetaeva e la "Cassandra" di Christa Wolf, passando per Aglaja Epancina, quella dell'"Idiota" di Dostoevskij, e Lady Oscar, e la principessa Aurora, e poi, ovviamente, lei. Elisa.
Quella di Beethoven.
Quella che mi insegnò a leggere l'alfabeto cirillico, quella che avrei sognato invano in mille notti bianche, tra la realtà di Porto Sant'Elpidio e il tremulo miraggio di San Pietroburgo. Senza Elisa non ci sarebbero stati Dostoevskij né Cvetaeva, perché la Fedra la lessi in originale.
Perché Elisa? Perché permisi a un sonata di inseguirmi, per lunghi anni della mia adolescenza, le permisi di ingabbiarmi in sogno lanciato verso palazzi ungheresi e steppe russe?
Elisa. Il nome è ebraico, e significa "il mio Dio è perfezione". Ma lei stessa, era perfezione! Ed io lo sapevo. Mi lasciai trascinare, in quel sogno, fino ad un valico di frontiera austriaco, fino ad un'eremo sugli Appennini, fino al lago Hoan Kiem, in Vietnam.
Scusate, scusate, lo so. Non ci capite niente, vero?
E' abbastanza difficile anche per me, tutto è confuso. Un'adolescenza di sogni.
Ora so che Isotta la Bionda non esiste, ma per quanto tempo ne ho inseguito l'immagine?
Aiuto. Andiamo con ordine, o almeno proviamoci.
Scena 1: ho cinque anni, sono alla scuola materna. C'è una bambina che mi piace. Ricordo che io ero in ginocchio davanti a lei in piedi, e gli altri intorno, in cerchio che ridevano di me. Credo che le avessi detto "ti amo". Ma di sicuro lei mi disse "fai schifo".
Ricordo di aver trattenuto le lacrime, quella volta.
Scena 2: non so quanti anni ho, almeno sei, sicuramente, perché so scrivere. Credo di essere in prima elementare.
Sono a casa mia, sto facendo un disegno coi pennarelli. Può darsi che mia madre lo conservi ancora. Sto disegnando una fata coi capelli viola e la bacchetta magica. So che esiste, che un giorno la troverò e la sposerò. Non so perché (ma ve lo giuro, me lo ricordo bene) accanto alla figura, in incerte maiuscole, scrivo il suo nome: "ELISA".
Sarà stato un caso?
Scena 3: adesso è difficile. Ho quattrodici anni, è pomeriggio e sono al liceo col comitato studentesco della scuola autogestita. Arriva una ragazza della quinta, della classe di russo, con delle fotocopie in cirillico. Le chiedo come si leggono. Ancora non lo so, ma per la prima volta, mi sto innamorando. Il nome lo sapete.
In mezzo passano cartoni giapponesi e principesse guerriere.
Dopo, arrivano, i rifiuti, detti o sottintesi, ed i romanzi cavallereschi e i viaggi, e Dostoevskij. Non avrei cambiato sezione, in terza, per studiare francese e russo, senza Elisa.
Dieci anni. Venti volte, forse, mi sono sentito dire "no". Non tutte ugualmente importanti, certo. Per quattro o cinque ho davvero sofferto. Fino a piangere nel silenzio di notti insonni, contro il cuscino. Fino a sentirmi un demonio che mi schiacciava il cuore. Fino a farne degli ideali, delle ipostasi, delle dee. Delle Isotte inesistenti, delle Leyle che io, Majnun, non avrei mai potuto toccare.
Delle Dulcinee che vivono solo nella fantasia malata del più grande dei cavalieri, Don Chisciotte.
Ecco la mia cavalleria.
Un sogno, più che un residuo. Patriacato?
No.
Anzi. Io sarei per il matriarcato, così ad istinto.
Ma oltre all'idea, oltre alla principessa guerriera ed arpista del Paradiso di cui facevo di volta in volta la Laura, la Beatrice, la Medea che mi straziava, c'era Shirin. C'era l'affettuosa dolcezza delle amiche che, a volte, potevano capirmi. E allora, parliamo, sì, di persone. Le loro carezze spirituali, il loro conforto.
Compagne, per cui non avevo, non ho, segreti, di compagne di viaggio straordinarie, di abbracci casti e di scherzi. Che, chissà perché, di solito, erano donne. Con pochissimi ragazzi, e molte ragazze, ho avuto amicizie profonde.
E le ho viste soffrire e piangere per uomini che non le meritavano. Le ho viste chiedersi come me, magari davanti ad un birra, cosa c'era che non andasse in loro, e dov'era la persona che cercavano. Tre di loro, adesso, sono madri.
Che altro aggiungere? Fedra, Cassandra, Aglaja. Libri.
No.
Fantasie di carta. Immagini, anche se importanti, anche se me le porto dentro.
Ecco.
Non so se ho detto tutto. Non so neanche se ci avete capito qualcosa, troppe storie si intrecciano, troppe storie partono e arrivano da qui.
Lascio queste parole, a chi vuole intendere, intenda.
E sennò pazienza, eh.
mercoledì, novembre 14, 2007
Ho mal di testa, quindi non riesco a scrivere altre "cose sensate" (Khadi la vede così).
Faccio paura alla gente, pare.
E secondo Debora di Petrolio sono "un bel matto". Probabilmente ha ragione da vendere, lo considero un complimento. Pape ed Uppe faticano a credere che io abbia l'età che ho.
Probabilmente faccio più impressione su questo blog che dal vivo. Sì, devo raccontare per bene dell'UFO (riflettendoci, è probabile che fosse davvero un pallone sonda, ma che ne so). Dico che è un UFO perché non so cosa sia, non perché sia convinto che si trattasse di un'astronave aliena. Spero* che lo fosse, ma non ci credo granchè.
Devo anche raccontare del BIRRA.
Devo anche finire una traduzione, scrivere una tesi di laurea, leggere un sacco di libri e magari sistemare un raccontino, nei ritagli di tempo. In tutto questo, vorrei farci uscire il tempo per fare un po' di palestra, vedere i miei amici e trovare la Principessa Azzurra®.
Quella è la parte più difficile, naturalmente, ma non ci dilunghiamo. Ricordo che si accettano proposte, anche tramite questo blog.
Lo so che storia, islamistica, geopolitica e letteratura NON sono modi per presentarsi come donatore di geni ottimale, o anche solo come partner sessuale desiderabile, ma non ho palchi di corna come i cervi maschi, io. E no, portare corna metaforiche è un rischio che non corro, per il tradimento occore ci sia stata la relazione. Insomma, mi gioco la competizione darwiniana per i favori della femmina coi mezzi che ho.
E se vi interessa, al posto delle mie cazzate, per le competizioni darwiniane sulle femmine c'è sempre questo. E' un lungo discorso serio su un argomento che conosco poco, ma l'ho trovato interessante.
Adesso vado a nanna, così domani provo a fare qualcuna delle cose che devo fare.
* Sugli alieni ci sarebbe da fare un discorso a parte, che magari farò, finite le altre cose da fare. Io spero che una razza extraterrestre potente e saggia venga a tirarci fuori dall'enorme casino che stiamo combinando con questo pianeta. E' altamente improbabile che ciò accada, però io ci spero lo stesso. Se invece sono i cattivi dell'Impero di Vega che arrivano assetati di conquista, mi metto dalla loro parte. Peggio di noi difficile che riescano a fare.
mercoledì, ottobre 31, 2007
Non riesco a dormire. Non riesco a dormire.
Domani devo svegliarmi presto e fare uno sbugamione di cose e comunque ce ne sarenno una decina che avrei già dovuto aver fatto (è italiano, sto verbo qua?) e che non riuscirò comunque a fare, e avrò un sonno maledetto, perché adesso non riesco a dormire. E no, ho bevuto solo un caffé.
Così, solo per rendervi partecipi di questa mia frustrazione, nient'altro.
Come dire, mi sono stufato di parlare di storia e politica, che tanto non ne vengo a capo e dopo il libro che ho letto oggi mi sono quasi convinto che Hezbollah non solo è "di sinistra" (che sarebbe il punto centrale della mia tesi) ma è anche figo e se abitassi nel Sud del Liebano anche anche lo voterei.
Anche perché se abitassi nel Sud del Libano è facile che avrei avuto almeno un amico o un parente in un carcere israeliano...
Adesso, la sto un po' esagerando, però veramente stasera ho l'impressione che il mio pensiero politico si morda la coda. Probabilmente ho sbagliato tutto, in realtà ha ragione Forza Italia e il mio inconscio l'ha sempre saputo. Dovrebbe smetterla di dirmelo in armeno, però, il mio inconscio, perché io l'armeno non lo capisco, neanche lo so leggere...
Non riesco a dormire e faccio pensieri che preoccupano anche me stesso.
Fanculo.
martedì, ottobre 30, 2007
Fare il redattore stressa. Così, ve lo dico.
Ma non voglio parlare di questo.
Non a quest'ora, un'ora in cui la gente civile dorme. Cioè, la gente civile
riesce a dormire.
Ho una specie di elicottero, che ronza in senso orario attorno alla lampada sopra la mia testa. Ho una
cosa dentro la pancia che una volta erano fagioli ma adesso è un
malefico Alien che manda inquietanti segnali di ribellione.
Ho il programma elettorale di Hezbollah del 1992 che mi scorre nella mente tipo filmino.
L'elicottero si rivela essere una cimice. Spero non sia una di quelle che cimici che riprendo quello che fanno e lo trasmettono su uno schermo a Langley, Virginia.
Non perché abbia qualcosa da nascondere ma non mi va di essere visto in mutande ed occhiaie dall'altra parte dell'Atlantico. Dicono che alcune agenti della CIA siano belle donne, ed in questo momento sono sexy circa quanto la cimice.
Ho letto talmente tanta roba in inglese che comincio ad avere problemi a distinguerlo dall'italiano. Penso mezzo in creolo, tipo "
i would like un caffé".
Sono abbastanza incazzato col sistema; ho concluso che il sistema mi odia.
Non quanto odia gli abitanti di altri posti che sono oppressi dall'imperialismo, dal capitalismo e dall'avidità dell'Occidente, ma comunque un po' mi odia. O forse lo odio io, e lui ha cominciato a ricambiarmi.
Poi vengo a sapere che col pacchetto sicurezza vogliono dare
quattro anni di galera a chi vende merce contraffatta. Tanto per dire una delle tante notizie che mi fanno, più o meno, girare il cazzo, e al che per un attimo mi viene da pensare che chi chissenefrega delle beghe di Kilombo.
Poi a Kilombo ci tengo, quindi domani mattina ricomincio a cercare di fregarmene, di capirci qualcosa. Oltre a leggermi gli altri programmi elettorali di Hezbollah. Riassumere la storia del Libano negli ultimi 5000 anni in due pagine, e scriverne altre sulla comunitarizzazione, che è quella cosa per cui ad un certo punto le comunità religiose libanesi diventano poli di aggregazione sociopolitica, ma anche economica ed educativa, entro certi limiti, e ve la sto facendo semplice. Potessi scriverla così, la tesi.
Consiglio: i fagioli sono un ottimo alimento, ricchi di apporti proteici; ma non è saggio mangiarne oltre una certa quantità.
giovedì, ottobre 25, 2007
La volta in cui feci un frontale in macchina con Dio, fortunatamente non ero solo.
Stavo per impazzire, ma poi incontrai (tra le altre cose e persone che incontrai) un'analista junghiana che mi parlò di tante cose. Tra queste cose c'erano Dio, i sogni e gli archetipi.
Vabbé, detta così sembra una faccenda confusa, ma il fatto è che la situazione in cui mi trovavo all'epoca era talmente intricata da rendere difficile una ricostruzione attendibile a distanza di anni. Magari un giorno ci scriverò un romanzo, che ogni romanzo autobiografico, sarà un vergognoso tradimento di ciò che accadde nella realtà.
E comunque io ero confuso.
Non che siano cambiate, le cose, in termini di confusione.
Ecco, mi sto perdendo, per l'appunto.
Adesso il punto è ho fatto un sogno.
Sognavo di conquistare la Terra di Mezzo e circa metà del Mondo Emerso, con l'aiuto di un non meglio identificato oggetto magico e di mia cugina.
La buona notizia è che il sogno era in italiano (strano, è? in questi giorni, da sveglio mi ritrovo a pensare in inglese. Un pessimo inglese, tra l'altro).
Quindi, non era in turco, somalo, greco antico, armeno, alto elfico, o un'altra delle lingue che il mio inconscio conosce, ma io no.
Bene. Adesso, però, 'sta cosa vorrei capire, da dove cavolo salta fuori. Dovrei sognare l'Ayatollah Fadlallah, Sayyid Hassan Nasrallah, e Amin Gemayel. L'ho fatto, in realtà, ma dovrei farlo ADESSO.
Insomma, ma un sogno stupido, normale, non riesco proprio a farlo?
giovedì, ottobre 04, 2007
Tutti i sogni degli ultimi due mesi che riesco a ricordare erano in arabo, francese, inglese o russo. Il guaio è che da sveglio non parlo bene né il russo né l'arabo.
Stanotte, in un misto di arabo e francese, sognavo di fare un viaggio per mare, da Genova a Tunisi ad Alessandria d'Egitto. La questione aveva a che fare con un rilevante conflitto politico che non ricordo.
Forse studio troppo?
Ci sono giornate in cui detesto il mondo che mi circonda e l'esistenza delle insegne pubblicitarie mi suscita istinti distruttivi. In cui mi sento completamente alieno alla civiltà occidentale in generale e a Mestre in particolare (bè, certo, Mestre... ). Oggi è una di quelle giornate. Sono solo sensazioni, eh. E poi è probabile che in qualsiasi altra situazione mi sentirei peggio (ne consegue che il problema non è la civiltà occidentale ma qualche mia personale nevrosi).
Però insomma, così sto. Voglio Internet a casa, uffa.