lunedì, giugno 30, 2008
Qualche mese fa, avevo lasciato in sospeso un discorso su "Rihla ilà al-Ghad" (Viaggio nel futuro) di Tawfiq al-Hakim, il grande commediografo egiziano del Novecento.

Si tratta di un'opera che in Occidente sarebbe definita di fantascienza, anche se non mi risulta che la critica araba non lo faccia.
Colgo l'occasione per dire che una fantascienza in lingua araba esiste. E, sebbene non sia affatto considerato un libro di fantascienza, un alieno appare nel celebre "Il Pessottomista" del palestinese d'Israele Emil Habibi.
Quanta differenza con l'Italia, dove una grossa e colta casa editrice ha chiesto cambiare il finale di un romanzo mainstream in cui arrivavano degli alieni perché, se l'autore è italiano, la politica è "niente omini verdi"*.

"Viaggio nel futuro" è, dicevo, un lavoro poco riuscito
dal punto di vista drammaturgico. Eccessivamente concettuale e complesso, con una trama debole e quattro atti troppo slegati tra loro, personaggi poco caratterizzati, ed un tono generale che, in traduzione, definirei come retorico ed ingenuo. Credo però che la pomposità retorica che ci ho percepito non appartenga all'originale arabo.

Ora che ho indagato un po', e che ho scoperto cose interessanti sulla produzione fantascientifica (nel senso definito in questo blog) nel mondo musulmano, posso dire che mi sbagliavo: "Viaggio nel futuro" non è un unicum nell'esplorare con mezzi drammaturgici un futuro possibile, in particolare per la letteratura araba moderna.

Il futuro immaginato da al-Hakim è distopico ed alienante, e ricorda da vicino quello de "il Mondo Nuovo" di Huxley. Si tratta dello stesso tipo di incubo, quello ricorrente nelle distopie dei decenni centrali del Novecento: potremmo chiamarlo incubo tecno-totalitario. Oltre a "Noi" di Zamjatin, a "1984" di Orwell e a "il Mondo Nuovo", appare anche in "Fahrenneit 451" di Bradbury, negli "Umanoidi" di Jack Williamson e in "Barriera" di Anthony Boucher (uno degli autori di fantascienza più sottovalutati, a mio avviso; il suo "Balaam" è una storia meravigliosa di incontro col 'diverso', e che alla luce delle ultime suggestioni teologiche, si rivela eccezionalmente anticipatrice).

In definitiva, si temeva che lo sviluppo della tecnologia da un lato, dell'apparato statale normalizzante e repressivo (con la concezione unificante propria delle ideologie naturalistiche dello Stato-nazione) avrebbe portato alla fine a degli "uomini-macchina" controllati e privati di ogni spontaneità.

Un parente stretto di al-Hakim, sebbene dubito che l'egiziano lo conoscesse, è proprio "Umanoidi".
La domanda centrale delle due opere è la stessa: se le macchine faranno tutto e l'umanità sarà libera dalla scarsità e dal lavoro, cosa farà?
Se ogni esigenza sarà soddisfatta in modo standardizzato da una macchina, senza bisogno di azione umana, dove andrà a finire l'irriducibile unicità dell'individuo e dei suoi gusti, dove la gioia di produrre qualcosa da sé? E che sarà dell'autonomia della persona, se perfino per mangiare dipenderà da un robot (Williamson) o da un rubinetto di cibo già pronto, uguale per tutti? (Hakim).
E' davvero auspicabile una vita tranquilla, statica, normalizzata ed oziosa, in cui le macchine fanno tutto? Non diventerebbe un incubo alienante?
La risposta di tutta la fantascienza distopica, ovviamente, è che sì, l'esito sarebbe un incubo alienante di uomini istupiditi e bovini, ma  larvatamente
insoddisfatti perché incapaci di fare alcunché. L'esito finale di una progressione del genere potrebbero essere gli Eloi de "la Macchina del Tempo" di Wells, in cui però l'incubo non è (ancora) tecnologico (il libro esce prima di Henry Ford) ma sociale: al posto della macchina, vi è il proletario, che si trasforma nell'orribile Morlock.

E' utile notare che che in quest'epoca, scarseggiano le utopie, almeno in Occidente.
L'ultima che mi viene in mente è "il Tallone di Ferro" di Jack London, in cui peraltro l'orizzonte utopico è appena accennato e la storia si concentra sulla lotta contro l'orrendo dominio di una cricca di capitalisti assetati di plusvalore.
La Macchina fa paura. O ti de-umanizza, o si ribella, come in Frankestein e in Capek.
Lo Stato fa paura. I totalitarismi del Novecento e la paranoia maccartista in America inquietano molto scrittori.
Che vedono, in avanti, dominio, controllo, Stato, repressione, alienazione e noia.

* La vicenda mi è stata riferita da un amico, ma non so assolutamente come sia andata a finire e sinceramente non ricordo nemmeno il titolo del romanzo.
mercoledì, maggio 14, 2008
Sabato 17 al Café au Livre a Padova, e Giovedì 22 al Materia-off a Parma, il sottoscritto assieme ad altri presenterà ABCdiario.
Lo so che questo blog non dovrebbe essere un coso pubblicitario, ma per ora le cose vanno così.
mercoledì, marzo 26, 2008
Ricevo e volentieri diffondo. Sarò sicuramente all'incontro di sabato 29:

26-30 MARZO SETTIMANA CULTURA PALESTINESE

 Ø§Ù„حقيقة والذاكرة realtà e memoria
                  Settimana della Cultura Palestinese

Dal 26 al 30 marzo 2008 al Teatro Verdi e allo spazio Revel Scalo d’Isola

Promossa da Arci Milano e Teatro Verdi
con il Contributo della Provincia di Milano
Assessora alla Pace, Cooperazione Internazionale, Politiche giovanili
Assessora alla Cultura, Culture ed Integrazione
Assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica
In collaborazione con: Comunità Palestinese di Lombardia,
Vento di Terra Onlus, Action for Peace Milano


الحقيقة والذاكرة Realtà e memoria, è una manifestazione che Arci Milano e Teatro Verdi intendono
proporre alla Città di Milano attraverso la realizzazione di una serie di incontri di approfondimento
dedicati alla cultura palestinese.
Questa prima edizione sarà dedicata al teatro, alla letteratura, alla musica e al cinema.
Protagonisti sono l’attore Mohammad Bakri, lo scrittore Ibrahim Nasrallah, la regista e scrittrice Liana
Badr, il musicista Ramzi Aburedwan, lo storico Wasim Dahmash ed altre personalità palestinesi.
La questione palestinese è abitualmente affrontata e mostrata attraverso canoni politici e mediatici che
non restituiscono sufficiente conoscenza ed approfondimento della specificità della cultura.
Il progetto prevede una restituzione alla cultura ed alla società civile delle prerogative che appaiono
sempre più marginali ed inespressive: le forme dell’arte, attraverso la parola, la scrittura, la musica, il
cinema quale modalità e possibilità di dialogo e di conoscenza.
Vi è, oggi, un’estrema difficoltà nel poter mostrare, al pubblico, un percorso culturale autentico che
consenta una conoscenza non superficiale della complessa cultura palestinese. Le ragioni sono
conosciute: un devastante stato di perdurante occupazione militare limita la possibilità espressiva,
obbliga alla frammentazione, ne altera l’esistenza. La cultura diventa allora lo strumento fondamentale
per combattere contro la cancellazione della memoria e la negazione di un futuro: la più efficace forma
di difesa contro l’annientamento della propria identità nazionale.
La proposta intende essere un contributo alla conoscenza di un popolo, mostrare le radici di una cultura
per molti aspetti poco conosciuta ma non estranea storicamente alla grande matrice mediterranea,
consentire una riflessione, riportarne alla luce una quotidianità esemplare.


PROGRAMMA

Mercoledì 26 marzo - Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Inaugurazione mostra fotografica “Fotografare l’Esilio.
20 giovani palestinesi guardano sé stessi e il Libano”.
Dai laboratori degli “Annual courses of Video and Digital
Photography” nel campo profughi di Mar Elias a Beirut.
Progetto a cura di Stefano Chiarini, Patrizio Esposito in collaborazione
con l’ong Beit Atfal Asoomud.
Allestimento a cura di Sabina Berra e Bruna Orlandi..
“Gli Occhi della Palestina”.
Proiezione - video non stop di Opere d’arte di artisti palestinesi
curata da “Vento di Terra”

Mercoledì 26 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi.
Giovedì 27 marzo – Accademia della Pace presso il Teatro Verdi
Ore 10.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi ed incontro con
l’artista.

Giovedì 27 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Proiezione film: “Haifa” di Rashid Masharawi, con Mohammad
Bakri, Palestina 1995- Durata 75’ – Sottotitoli in italiano
A seguire thè e dolci della Palestina.
Proiezione film: “Since you left” intervista con Emil Habibi a cura
di Mohammad Bakri, 2005 - Durata 60’ - Sottotitoli in italiano
Mohammad Bakri sarà presente ed introdurrà le
proiezioni.
A seguire thè e dolci della Palestina.

Giovedì 27 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Replica dello spettacolo teatrale

Venerdì 28 marzo – Accademia della Pace
Ore 10.00 “Muri, lacrime e Za’ Tar”
Storie di vita e voci dalla Palestina
Presentazione del libro di Gianluca Solera
edito da Nuova Dimensione
Incontro con l’autore e letture di Saida Puppoli

Venerdì 28 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Incontro con Liana Badr, regista e scrittrice.
A seguire Proiezione de L’Uccello verde, dalla serie Memoria
Fertile, Palestina 2002 – Durata 42’
The gates are open. Sometimes!.
Palestina 2006 – Durata 55’
A seguire thè e dolci della Palestina.

Venerdì 28 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “Letteratura ed arte come resistenza”
Incontro con Liana Badrscrittrice e regista Ibrahim
Nasrallahpoeta e romanziere.
Coordina Isabella Camera D’Afflitto

Sabato 29 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese”,
edito da Carocci Editore, con l’autrice Isabella Camera D’Afflitto
Paolo BrancaProfessore di Arabo presso l’Università Cattolica di
Milano ed esperto del mondo musulmano. Coordina Wasim
Dahmash.
Ore 19.30 Omaggio a Buthina Canaan Khoury - Proiezioni
Maria’s grotto, Palestina 2005 – Durata 65’
Women in struggle, Palestina 2004 – Durata 56’
Sottotitoli in italiano

Sabato 29 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 Ramzi Aburedwan Quartett, concerto con Ramzi Aburedwan,
bouzouq, viola, Alessio Allegrini, corno francese, Ziad Benyousssef,
oud, Tareq Rantissi, percussioni.
Il concerto promuove il progetto della Fondazione Al
Kamandjati che si occupa della creazione e della gestione di
scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi
profughi.

Domenica 30 marzo – Teatro Verdi
Ore Ø§Ù„حقيقة والذاآرة“ 16.30 – Realtà e memoria”
Performance letteraria e teatrale dedicata alla Giornata
della terra.
Reading e testimonianze con Liana Badr, regista e scrittrice,
Ibrahim Nasrallahpoeta e romanziere.
Testi tratti dalle opere delle più importanti autrici/autori
palestinesi.
Coordina Wasim Dahmash.
Al termine spettacolo teatrale “Uomini sotto il sole”
dal romanzo di Ghassan Kanafani con Benedetta Laurà e
Rapsodia Trio.
Ore 20.30 Cena Palestinese (su prenotazione)
Sarà presente Zaidan Mohammed, Direttore del Centro di
Ricerca e monitoraggio dei Diritti umani in Israele.


I luoghi:
Teatro Verdi – Via Pastrengo, 16 – Milano – Tel. 026880038
Revel Scalo d’Isola - Via Tahon de Revel 3 – Milano - Tel. 02683185
Metissage Circolo Arci – Via De Castillia (ang.Borsieri) Milano – Tel.0236554664
Ingresso per lo spettacolo teatrale “Il Pessottimista” € 15,00 – Ridotto 10,00
Ingresso per il concerto del quartetto di Ramzi Aburedwan € 15,00 Posto unico
Tutti gli incontri e le proiezioni, compresa la Giornata di reading e performance dedicate alla
giornata della terra del 30 marzo 2008, sono ad ingresso gratuito.

PER INFORMAZIONI:
Teatro Verdi: 02 6880038
Teatro del Buratto: 02 2700247
martedì, marzo 25, 2008

Falecio è lieto di invitarvi venerdì 28 marzo alle 21:30 (così dicono; ma prevedo i tre quarti d'ora accademici), al circolo Arci Scighera di Milano (accanto alla stazione Cadorna), dove il sottoscritto sarà tra i partecipanti alla sfida nel team di Chiedi Alla Carta e leggerà un suo racconto. Accorrete numerosi ed applaudite fragorosi.


Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le riviste letterarie

Oppure: come fare cultura senza vendere enciclopedie

O anche: come dimenticare Maria De Filippi e vivere felici

La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno l'onore di ricevervi ancora una volta alla loro asimmetrica tavola rotonda da dove potrete osservare il mondo delle riviste letterarie italiane, scoprire le magiche alchimie che generano nuovi talenti e le misteriose formule che danno vita a linguaggi e stili innovativi.

Qual è il trucco che sta dietro la nuova narrativa italiana?

Lo scopriremo insieme a El Aleph (Milano), L'inutile (Venezia), Chiedi alla Carta, letteratura d'azzardo (Verona). Nuovi protagonisti del panorama letterario nazionale che si sfideranno temerari in una battaglia all'ultimo incantesimo. Quattro prove per decidere quale delle riviste in gara si aggiudicherà la vittoria: progetto editoriale, narrazione, design e free-style.

A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità: Matteo B. Bianchi, Davide Musso, Christian Mascheroni.

A scandire la battaglia gli ormai indimenticabili ritmi nazionalpopolari di Dj Kortatub.

Riassunto delle puntate precedenti: sguainarorono trionfalmente le loro bacchette: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano), Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Maltesenarrazioni (Alessandria).

Ingresso libero con tessera Arci
 
 
giovedì, febbraio 14, 2008
NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

Tra poco esce in libreria (chiedeteglielo, alla libreria, ché la distribuzione dei piccoli editori è quella che è) il libro a cui abbiamo lavorato per due anni. Falecio è felice e vi istiga a spendere 8 euri per leggervelo. Tanto io non ci prendo una lira.
Non perdetevelo per nessun motivo al mondo.



Compratelo, e farete felice un endecasillabo.
Pubblicizzatelo, e lo Spirito del Karma Positivo Tibetano che vi darà tanto sesso nella vita si poserà su di voi e darà tanta gioia e soddisfazione a voi e al vostro partner.

postato da: falecius alle ore 18:13 | Permalink | commenti (13)
categoria:letteratura, affetti, buone notizie, pericoli per tua sorella
domenica, febbraio 03, 2008
Temo che il lapidario commento a questa roba qui, non sia stato sufficientemente capito.
L'Idiota Ignorante si è espresso molto chiaramente. Io, che che invece ho il blogz Serio & Colto, dico ha ragione, ed adesso ci metto la parte Seria & Colta.
"Devilman" è un cazzo di capolavoro, e Go Nagai è un fottuto genio.
Se i giornalisti del TG5 sono dei parruconi idioti che ci vedono Sessssso & Viuleeeenzza che Corrompono i Nostri Teneri Pargoli™, è perché sono, per l'appunto, dei patetici cazzari parrucconi idioti.

Se parliamo di contenuto morale, Devilman è infinitamente superiore a qualsiasi cosa sia stata prodotta nel fumetto occidentale. Vuoi mettere una storia di quella potenza tragica, immagini con quella forza, con, non dico le Winx, (che è come mettere sullo stesso piano Moccia e Dostoevskij) ma anche, che so, una cosa stupenda come Fantastic Four: l'Arrivo di Galactus?

Quando il sottoscritto ha letto il fumetto di Devilman, o meglio, ha divorato il fumetto di Devilman, arrivato alla fine è rimasto, semplicemente, ammutolito.
Non credevo che fosse possibile aggiungere qualcosa a Dostoevskij, e Go Nagai l'aveva fatto.
Go Nagai, peraltro, si ispirò a Dante. Sì, al nostro Dante.
Benché per i nostri Gggeenitori, ovviamente, Devilman sarebbe un concentrato di sesso e violAnza diseducative & estranee alla Nostra Cultura ed ai Veri Valori dell'Occidente che Lavora.
Trascuriamo il fatto che la cultura Occidentale che Lavora è quella che produce più Sesso & Violenza espliciti e gratuiti nella storia, e che comunque il Giappone ne fa ormai parte a  pieno titolo.

Devilman è une cosa semplicemente sconvolgente, per forza e bellezza artistiche; certo, come ogni capolavoro, è inquietante, è problematico. Le vere opere d'arte dovrebbero colpire il cuore ed il cervello; Devilman lo fa, ma la Cul-tura Itagliana è talmente anestetizzata che non riconoscerebbe un capolavoro neanche se gli uscisse fuori dalla tazza del cesso con un cartello facendo "Bau!".

Perché appena un prodotto dell'ingegno umano arriva a produrre qualche dubbio sulla validità di qualche patetica certezza provinciale, subito arriverà un idiota, di solito un Genitore™ custode dei Veri Valori, (leggasi un ignorante cialtrone tronfio della propria ignoranza e meschinità), ad urlare che è Viuleeeeento e DiSSeducativo, va censurato prima che corrompa i Nostri BaNbini! Salviamo i BaNbini!
Dobbiamo assolutamente impedire che i BaNbini pensino, che in BaNbini provino una qualsiasi cazzo di emozione che non sia di plastica, che i BaNbini si facciano domande, che i BaNbini abbiano dei dubbi, che i BaNbini si accorgano di vivere in un mare di merda!
Salviamo i BaNbini!

Ecco. In questa palude mefitica che è la Cul-tura Itagliana, è possibile mettere il fumetto di Devilman tra le armi di un delitto. Come se uno uccide una donna anziana, trovano "Delitto e Castigo" nella sua libreria e allora dicono che colpa di Dostoevskij... Censuriamo Dostoevskij, presto, salviamo i BaNbini! Ma volete mettere... Dostoevskij, uno che dice che la Chiesa Cattolica (la custode dei Valori Cristiani dell'Occidente) ha tradito Gesù... presto, bruciamo i libri di Dostoevskij!!!

Vi dico solo una cosa: "Devilman" secondo me è artisticamente superiore a "Delitto e Castigo".
venerdì, gennaio 25, 2008
Rosa mi passa la palla, e grazie per la simpatia... Si tratta di indicare un libro sulla Sho'ah.

Non è una domanda facile. Sarebbe fin troppo semplice citare "Se questo è un uomo" di Primo Levi e chiuderla lì, ma appunto perché è così semplice, non voglio farlo.
Premetto che non sono un esperto di Sho'ah e in generale conosco meglio il mondo (i mondi) musulmani che quelli ebraici.
Di "Essere senza destino" di Imre Kertesz parlo (non abbastanza) qui, ma non penso si possa considerare il miglior libro sulla Sho'ah.

Ho già scritto quale credo che sia il messaggio e l'insegnamento della Sho'ah, e, Rosa mi perdoni, sono un fautore della sua "normalizzazione". E' bene che mi spieghi meglio, perché detta così la mia posizione potrebbe essere fraintesa.
Credo che la Sho'ah non sia nata nel vuoto, non sia stata un'esplosione improvvisa di sistematica follia omicida.
Al contrario esisteva, da decenni, un teoria, ed in qualche misura anche una prassi, che ha permesso, costruito, legittimato quegli eventi spaventosi. Un virus che è cresciuto lentamente.
C'è un filo che unisce lo sterminio dei Nama e degli Herero, degli Armeni e che arriva al progetto di annientamento del popolo ebraico. Auschwitz comincia nel  Congo di "Cuore di Tenebra".
Questo filo lo mostra benissimo Sven Lindquist in libro che mi ha molto colpito, "Sterminate quelle bestie", che però non definirei un libro sulla Sho'ah; in effetti, è un libro sul colonialismo.

Io credo fermamente che l'orrore della Sho'ah debba essere ricordato, e specialmente per un motivo, ed il motivo l'ha detto meglio di me Primo Levi: "E' successo, vuol dire che può succedere ancora".
Che il Male Assoluto è sempre una possibilità dell'umano, e contro questo occorre essere vigili. Una cultura che legittima lo sterminio, che è capace di coinvolgere un intero popolo nell'annientamento di un altro, com'è accaduto poi in Ruanda, può sempre emergere e risvegliare il diavolo.

Però, da buon arabista, il libro che segnalerò è un altro; "Il settimo milione" di Tom Segev, giornalista e storico israeliano. Un testo che mi ha commosso fino alle lacrime.
Il libro non parla dell'Olocausto; fa la storia della memoria della Sho'ah in Israele, e mostra come questa memoria abbia condizionato in maniera decisiva la storia d'Israele, e la percezione che gli israeliani hanno del proprio stato, ma in modi diversi e complessi, che forse non sospetteremmo. Non si tratta di denunciare l'uso politico della memoria, anche se questo c'è stato; difficile definire altrimenti Menahem Begin che dichiara, prima dell'invasione del Libano che porterà a Sabra e Chatila: "Credetemi, l'alternativa è Treblinka".
E leggendo il libro di Segev, non ho dubbi che ne fosse sinceramente convinto.

Mi resta da passare la catena.
A Erika, così scrive qualcosa.
A Khadija, che, sono sicuro, mi saprà stupire.
A Lisa,
perché sono veramente curioso di sapere che libro citerà.
A Vincenza di Marginalia.
Ad Alessio.

E poi a chi vuole, s'intende.



postato da: falecius alle ore 14:05 | Permalink | commenti (7)
categoria:cultura, letteratura, affetti
venerdì, dicembre 14, 2007

Ho conosciuto Giorgio Fontana, aka Depressive Age* al BIRRA e poi ho letto il suo romanzo "Buon Propositi per l'Anno Nuovo", che è un gran bel romanzo. Qui trovate l'intervista che io e Loris abbiamo fatto a Giorgio qualche giorno fa.

Sullo stesso sito, anche la recensione del libro di Schiaragola è mia.

Nel romanzo di Giorgio, c'è una scena in cui la ragazza che piace ad uno dei personaggi declina un invito via SMS perché "ha da fare col suo ragazzo". Fino a quel moemnto, naturalmente, il personaggio non aveva mai sospettato l'esistenza del "suo ragazzo". Non vi dico altro perché vale la pena di leggerlo.

E' un cambiamento di paradigma nelle relazioni tra lui e la ragazza; segue brusc caduta d'interesse o grande mutamento nella sua natura.

Insomma, per dire che questa settimana mi è successa la stessa cosa.

E non è piacevole. Per carità, sono contento per lei, che ha qualcuno nel letto / per scaldare via l'inverno, e insomma, certi dettagli è meglio venirli a sapere subito quando ci si conosce, perché se no poi si generano nevrosi, fraintendimenti e seccature che sinceramente preferisco evitare.

Poi questa cosa del "suo ragazzo" come entità mitica e magica che, se evocata a parole, tiene a bada il corteggiatore, mi stava sucitando delle Profondissime e Sagge Riflessioni, ma poi me le sono dimenticate.

Mi sono rimesso a studiare e poi ho fatto una partita a Risiko.

* "Appoggia la mano sulla fronte mentre nell'albume degli occhi gli si frantuma una ragnatela di capillari, e comincia a lamentersi della vita, della noia, di Milano". Filippo Ferrari, dall'ultimo numero di Eleanore Rigby

martedì, ottobre 16, 2007
Dovrei andare a Perugia tra l'8 e l'11 di novembre, per questa cosa qui. Qualcuno può offrirmi 2 m² per farmi stendere il sacco a pelo?
postato da: falecius alle ore 16:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:letteratura, essere studente oggi, help i need somebody
giovedì, settembre 20, 2007
La prima parte del mio racconto "Risiko" su Chiedi alla Carta. Molto bello anche il racconto di Eva Clesis e quello di