mercoledì, maggio 21, 2008
"Sì, si dice antisemitismo. Non me ne frega un cazzo se "anche gli arabi sono semiti". Le etnie non esistono, semita al massimo è una famiglia linguistica, e antisemitismo significa essere razzisti contro gli ebrei. E comunque un argomento filologico non è un argomento logico."

Questo è verissimo.

E anche tutto il resto.
Bravissima, Erika.

venerdì, aprile 04, 2008

Credo che questo commento meriti una risposta:

finalmente qualcheduno che ragiona come si deve.
Era ora di trovarlo.
Io mi domando,non diceva forse Napoleone:la mano che dà è al di sopra della mano che prende?
Non siamo noi industrialmente dipendenti dalla Cina?
Possibile che nonostante la crisi enorme che sta attraversando l'America,la sua deindustrializzazione,la sua incapacità a scegliere una strategia imperiale sensata,la gente che scrive sul 90% dei siti di controinformazione continua a vedere solo l'imperialismo made in u.s.a.?
In tutto il dopoguerra i prodotti made in u.s.a. sono stati la stragrande maggioranza,ora il made in u.s.a. sta venendo sostituito dal made in China,possibile che nessuno veda nella perdita del know how industriale dell'occidente un segno di decadenza e di dipendenza?
Mi domando come si fa a farlo capire a tutti quelli che oggi salutano il nuovo imperialismo cinese come ''una sfida all'imperialismo''?
Non è che per caso finirà come la presa di Singapore,in cui la superfortezza inglese con i cannoni puntati verso il mare fu presa dai giapponesi che arrivarono in bicicletta?
Non stiamo forse sottovalutando i popoli orientali,attribuendogli sempre il ruolo di vittime e mai quello di carnefici?
E soprattutto,come si fa a spiegare questo a quelli della controinformazione?

Anzitutto, grazie.
Io credo che la tendenza a vedere principalmente l'imperialismo americano dipende dal fatto, ovvio, che si tratta dell'imperialismo a noi più visibile. Ci sono bombe atomiche americane, non cinesi, a poche decine di kilometri da casa mia.
Sono gli Stati Uniti, non la Cina, che hanno tentato (senza di fatto riuscirci) di ridisegnare gli equilibri medio-orientali con un atto di forza imperialistico estremamente violento.
Indubbiamente, gli Stati Uniti non sembrano disposti a rinunciare tranquillamente al
potere mondiale di cui dispongono.
Quanto alla dipendenza dalla Cina, c'è, ma in un quadro che rende la Cina ugualmente dipendente dalla domanda globale; tant'è che continua a finanziare quel buco nero che è il debito americano, ovvero il tenore di vita e consumi al disopra delle proprie possibilità degli americani, perché questo tenore di vita manda avanti la stessa economia cinese.
Io
non vedo, invece, una perdita di know-how industriale in genere nei paesi occidentali. La vedo, questo sì, in Italia, a causa di scelte politiche idiote.

Per quanto riguarda le vittime e i carnefici, è indubbio che l'occidente abbia prodotto e raffinato per secoli un
progetto di dominio mondiale asservendo e rendendo dipendente il resto del mondo, saccheggiando e imponendo la propria superiorità tecnica ed organizzativa.
Questo non dipende da una qualche malvagità intrinseca dell'uomo europeo occidentale rispetto ai buoni e pacifici "orientali", tanto per cominciare gli "orientali" come entità concreta non esistono. La Cina ha avuto il suo imperialismo storico per secoli, e ha distrutto o assimilato o emarginato, grazie alla propria superiorità tecnica ed organizzativa, molte popolazioni non cinesi che vivevano in quello che oggi è il Sud della Cina stessa.
I Mongoli erano imperialisti e radevano al suolo le città conquistate. Gli Assiri devastavano le province conquistate. I giapponesi commisero crimini di guerra spaventosi contro i cinesi ed i coreani. Menelik d'Etiopia ordiva complotti e faceva giustiziare gli avversari, e Rabah, il leader della resistenza antifrancese nel Ciad, trafficava in schiavi. Gli Aztechi avevano trasformato il sacrificio umano in una specie di industria. L'India tradizionale aveva un sistema di oppressione castale che teneva milioni di persone in condizioni di vita tremende "perché sì".
I popoli colonizzati non avevano nessuna superiorità
morale intrinseca sui loro conquistatori, e a volte avevano delle proprie strategie imperialiste (l'Etiopia, ad esempio, nei confronti degli Oromo).
Questo
non rende più accettabili le aggressioni imperialiste, né l'ideologia che le giustifica adducendo una superiorità morale (in passato, anche razziale o religiosa) del conquistatore. Superiorità morale che non esiste.
Storicamente, negli ultimi due secoli, i popoli asiatici hanno prevalentemente subito la propria storia (con la rilevante eccezione del Giappone) e sono stati sistematicamente saccheggiati; il colonialismo inglese in India e il regime di semicolonia internazionale in Cina danneggiarono pesantemente le condizioni di vita di quei popoli,
a vantaggio di Europei, Nordamericani e in seguito giapponesi.
Per una serie di vicende che in Cina hanno molto a che fare con la fase maoista, mentre mi sono meno chiare per quel riguarda l'India, e soprattutto a causa dello sviluppo del capitalismo come integrazione globale dei mercati, questi due paesi sono riusciti a passare da periferie a centri dello sviluppo capitalistico,
senza che i centri pre-esistenti siano diventati per questo periferie.
Il punto è che nel capitalismo attuale, probabilmente, non esiste più uno sviluppo autocentrico, cioè, i diversi centri (pur essendo in competizione anche aspra) sono anche interdipendenti, e mi sembra ragionevole credere che necessitino di periferie dipendenti.
Per cui sì, l'Occidente dipende dalla Cina, ma non nel senso in cui il Mali dipende dalla Francia.

Io non penso che i "popoli orientali" (che, come tali, non rappresentano un'unità neppure ipotetica) siano da sottovalutare: è anzi evidente che non dovrebbero essere sottovalutati.
Ma nemmeno penso che esista una minaccia "orientale" da cui un non meglio definito "Occidente" o magari un'entità comunque vaga come "l'Europa" (lasciamo stare l'Italia; la scala di uno stato nazionale come l'Italia, in questa fase di sviluppo del capitalismo globalmente integrato, è semplicemente inservibile) dovrebbe difendersi. Teniamo infatti presenti che le fabbriche cinesi ed i loro bassi salari
sono necessarie al nostro tenore di vita.

mercoledì, marzo 26, 2008
Ricevo e volentieri diffondo. Sarò sicuramente all'incontro di sabato 29:

26-30 MARZO SETTIMANA CULTURA PALESTINESE

 Ø§Ù„حقيقة والذاكرة realtà e memoria
                  Settimana della Cultura Palestinese

Dal 26 al 30 marzo 2008 al Teatro Verdi e allo spazio Revel Scalo d’Isola

Promossa da Arci Milano e Teatro Verdi
con il Contributo della Provincia di Milano
Assessora alla Pace, Cooperazione Internazionale, Politiche giovanili
Assessora alla Cultura, Culture ed Integrazione
Assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica
In collaborazione con: Comunità Palestinese di Lombardia,
Vento di Terra Onlus, Action for Peace Milano


الحقيقة والذاكرة Realtà e memoria, è una manifestazione che Arci Milano e Teatro Verdi intendono
proporre alla Città di Milano attraverso la realizzazione di una serie di incontri di approfondimento
dedicati alla cultura palestinese.
Questa prima edizione sarà dedicata al teatro, alla letteratura, alla musica e al cinema.
Protagonisti sono l’attore Mohammad Bakri, lo scrittore Ibrahim Nasrallah, la regista e scrittrice Liana
Badr, il musicista Ramzi Aburedwan, lo storico Wasim Dahmash ed altre personalità palestinesi.
La questione palestinese è abitualmente affrontata e mostrata attraverso canoni politici e mediatici che
non restituiscono sufficiente conoscenza ed approfondimento della specificità della cultura.
Il progetto prevede una restituzione alla cultura ed alla società civile delle prerogative che appaiono
sempre più marginali ed inespressive: le forme dell’arte, attraverso la parola, la scrittura, la musica, il
cinema quale modalità e possibilità di dialogo e di conoscenza.
Vi è, oggi, un’estrema difficoltà nel poter mostrare, al pubblico, un percorso culturale autentico che
consenta una conoscenza non superficiale della complessa cultura palestinese. Le ragioni sono
conosciute: un devastante stato di perdurante occupazione militare limita la possibilità espressiva,
obbliga alla frammentazione, ne altera l’esistenza. La cultura diventa allora lo strumento fondamentale
per combattere contro la cancellazione della memoria e la negazione di un futuro: la più efficace forma
di difesa contro l’annientamento della propria identità nazionale.
La proposta intende essere un contributo alla conoscenza di un popolo, mostrare le radici di una cultura
per molti aspetti poco conosciuta ma non estranea storicamente alla grande matrice mediterranea,
consentire una riflessione, riportarne alla luce una quotidianità esemplare.


PROGRAMMA

Mercoledì 26 marzo - Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Inaugurazione mostra fotografica “Fotografare l’Esilio.
20 giovani palestinesi guardano sé stessi e il Libano”.
Dai laboratori degli “Annual courses of Video and Digital
Photography” nel campo profughi di Mar Elias a Beirut.
Progetto a cura di Stefano Chiarini, Patrizio Esposito in collaborazione
con l’ong Beit Atfal Asoomud.
Allestimento a cura di Sabina Berra e Bruna Orlandi..
“Gli Occhi della Palestina”.
Proiezione - video non stop di Opere d’arte di artisti palestinesi
curata da “Vento di Terra”

Mercoledì 26 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi.
Giovedì 27 marzo – Accademia della Pace presso il Teatro Verdi
Ore 10.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi ed incontro con
l’artista.

Giovedì 27 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Proiezione film: “Haifa” di Rashid Masharawi, con Mohammad
Bakri, Palestina 1995- Durata 75’ – Sottotitoli in italiano
A seguire thè e dolci della Palestina.
Proiezione film: “Since you left” intervista con Emil Habibi a cura
di Mohammad Bakri, 2005 - Durata 60’ - Sottotitoli in italiano
Mohammad Bakri sarà presente ed introdurrà le
proiezioni.
A seguire thè e dolci della Palestina.

Giovedì 27 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Replica dello spettacolo teatrale

Venerdì 28 marzo – Accademia della Pace
Ore 10.00 “Muri, lacrime e Za’ Tar”
Storie di vita e voci dalla Palestina
Presentazione del libro di Gianluca Solera
edito da Nuova Dimensione
Incontro con l’autore e letture di Saida Puppoli

Venerdì 28 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Incontro con Liana Badr, regista e scrittrice.
A seguire Proiezione de L’Uccello verde, dalla serie Memoria
Fertile, Palestina 2002 – Durata 42’
The gates are open. Sometimes!.
Palestina 2006 – Durata 55’
A seguire thè e dolci della Palestina.

Venerdì 28 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “Letteratura ed arte come resistenza”
Incontro con Liana Badrscrittrice e regista Ibrahim
Nasrallahpoeta e romanziere.
Coordina Isabella Camera D’Afflitto

Sabato 29 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese”,
edito da Carocci Editore, con l’autrice Isabella Camera D’Afflitto
Paolo BrancaProfessore di Arabo presso l’Università Cattolica di
Milano ed esperto del mondo musulmano. Coordina Wasim
Dahmash.
Ore 19.30 Omaggio a Buthina Canaan Khoury - Proiezioni
Maria’s grotto, Palestina 2005 – Durata 65’
Women in struggle, Palestina 2004 – Durata 56’
Sottotitoli in italiano

Sabato 29 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 Ramzi Aburedwan Quartett, concerto con Ramzi Aburedwan,
bouzouq, viola, Alessio Allegrini, corno francese, Ziad Benyousssef,
oud, Tareq Rantissi, percussioni.
Il concerto promuove il progetto della Fondazione Al
Kamandjati che si occupa della creazione e della gestione di
scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi
profughi.

Domenica 30 marzo – Teatro Verdi
Ore Ø§Ù„حقيقة والذاآرة“ 16.30 – Realtà e memoria”
Performance letteraria e teatrale dedicata alla Giornata
della terra.
Reading e testimonianze con Liana Badr, regista e scrittrice,
Ibrahim Nasrallahpoeta e romanziere.
Testi tratti dalle opere delle più importanti autrici/autori
palestinesi.
Coordina Wasim Dahmash.
Al termine spettacolo teatrale “Uomini sotto il sole”
dal romanzo di Ghassan Kanafani con Benedetta Laurà e
Rapsodia Trio.
Ore 20.30 Cena Palestinese (su prenotazione)
Sarà presente Zaidan Mohammed, Direttore del Centro di
Ricerca e monitoraggio dei Diritti umani in Israele.


I luoghi:
Teatro Verdi – Via Pastrengo, 16 – Milano – Tel. 026880038
Revel Scalo d’Isola - Via Tahon de Revel 3 – Milano - Tel. 02683185
Metissage Circolo Arci – Via De Castillia (ang.Borsieri) Milano – Tel.0236554664
Ingresso per lo spettacolo teatrale “Il Pessottimista” € 15,00 – Ridotto 10,00
Ingresso per il concerto del quartetto di Ramzi Aburedwan € 15,00 Posto unico
Tutti gli incontri e le proiezioni, compresa la Giornata di reading e performance dedicate alla
giornata della terra del 30 marzo 2008, sono ad ingresso gratuito.

PER INFORMAZIONI:
Teatro Verdi: 02 6880038
Teatro del Buratto: 02 2700247
lunedì, febbraio 04, 2008
C'è qualcuno che mi fa notare che non dovrei permettermi di criticare Oriana Fallaci (che era una Intellettuale™ ed una Grande Scrittice®) dal momento che non ho perso tempo e serenità mentale a leggere i suoi libri.
In linea di principio, è un'idea sensata: non si critica quello che non si conosce.
Ma c'è anche da dire che, in un mondo dotato di logica, l'islamologia italiana avrebbe di meglio da fare che dedicarsi al debunking della Fallaci, se non altro per via della celebre Teoria della Montagna di Merda.
In base alla Teoria della Montagna di Merda, spalare la merda di una qualsiasi stronzata x, (cioè farne il debunking) richiede sempre una quantità di energia (nonché tempo, denaro e bruciore di stomaco) tale che E>e, dove e è la quantità di energia che un patetico cazzaro impiega ad ammucchiare la stessa quantità di merda. Corollario: data una stronzata qualsiasi x ci sarà sempre un numero n>1 di idioti disposti a dedicarle la propria vita. Si può anche congetturare che E>
en , direi a naso.

In una discussione qui, che Uriel riprende qui, saltano fuori degli spunti interessanti.
Il punto è che "le persone serie" dovrebbero rifiutare il dibattito con i cialtroni, per non dare spazio alle loro cazzate.
Uriel fa l'esempio del creazionismo. I biologi seri dovrebbero rifiutare di discutere con dei creazionisti, perché questo, di fronte ad un'opinione pubblica poco competente in materia, dà solo legittimità alla parte cazzara, in questo caso i creazionisti, ponendosi sullo stesso piano a livello di dibattito; so che esiste un discorso simile riguardo il negazionismo della Sho'ah.
E' lo stesso motivo per cui, in media, nessuno si mette a discutere con chi teorizza la Terra piatta. Non ritrovo il link, ma vi giuro che esistono. In Occidente, nel 2008, ci sono persone che fanno della Terra piatta ed immobile al centro dell'universo una ragione di vita. All'inizio non ci credevo nemmeno io.
In nessun dibattito televisivo troverete un astronomo che dibatte un terrapiattista.

Io, e voi, non abbiamo bisogno di andare a leggere le pubblicazioni terrapiattiste per sapere che si tratta di cialtronate. Sappiamo tutti che la terra è un sfera¹. Qualsiasi astronomo o geologo serio avrà di meglio da fare che leggere i libri sulla Terra Piatta (se esistono) per poi prendersi la briga di smentirli in pubblico. E' un lavoro fastidioso, ingrato e probabilmente inutile, anche perché credo di poter presumere che i fautori della Terra Piatta siano già prevalentemente refrattari a qualsiasi argomentazione razionale.
Se io so che il libro XYZ del tale Caio sostiene la Terra Piatta, tendenzialmente dedicherò il mio tempo ad altro. Se fossi un astronomo, in quel tempo potrei scoprire una supernova, magari.

Adesso, diamo per pacifico che le idee della Fallaci stanno all'islamologia come la Terra Piatta sta all'astronomia e alla geologia, o il creazionismo alla biologia. Non è così intuitivo, per varie ragioni che forse spiegherò in un altro post, ma quello che mi preme è che voi non avete mai assistito ad un dibattito tra un fallaciano ed un islamologo serio, tranne qualche raro caso come quello di Tariq Ramadan² ad Ottoemezzo, in cui Ferrara (il fallaciano) era il conduttore. Avete assistito a situazioni in cui i fallaciani se la cantavano più o meno da soli, magari interrogando adolescenti marocchine intimidite. Chissà perché, Paolo Branca, uno degli islamologi mediaticamente più esposti, non si vede spesso in TV. Del resto, ha di meglio da fare, tipo studi seri sull'Islam.

Il punto è proprio questo. Ci si può permettere di rifiutare il dibattito con l'equivalente per la propria disciplina della teoria della Terra Piatta, laddove questa, ridicola per qualsiasi addetto ai lavori, è dominante nel discorso pubblico?

¹ Ok, ok, lo so. È un geoide. Ma mi accontento che la casalinga di Voghera afferri la faccenda della sfera. 
² Strettamente parlando, Ramadan è un islamologo abbastanza sui generis, nel senso che oltre ad essere uno studioso competente, è il sostenitore di un certo pensiero e di una certa visione dell'Islam, dal suo interno.
domenica, gennaio 13, 2008
Da qualche tempo (ma davvero da qualche tempo? Forse è sempre stato così, ed io non me ne ero accorto? chissà) è in atto una grandiosa offensiva contro quelle che considero le principali conquiste di principio ottenute dalla civiltà occidentale, storicamente intesa.
Queste conquiste riguardano essenzialmente la sfera dei diritti e della libertà degli individui, ed in estrema sintesi derivano dal principio morale (che non è solo occidentale né solo moderno) che l'essere umano sia un fine in sé ed abbia il diritto di perseguire la ricerca della propria felicità e realizzazione.
Il fascismo rappresenta la negazione teorica di questo principio, sottomettendo l'individuo ad un fine altro che è lo Stato (nazionale). Eppure il fascismo fa parte a pieno titolo della realtà storica dell'Occidente moderno e sarebbe incomprensibile al di fuori della cultura occidentale moderna.
Il capitalismo sottomette invece l'individuo (ed il gruppo) ad una logica di rapporto economico asservendolo ad un ciclo di produzione e consumo (c'è una cosa chiamata entropia, che impedisce di produrre all'infinito) il cui fine è il profitto; come lavoratore e come consumatore, l'individuo deve essere reso disponibile al discorso di profitto, controllato e schedato, compito che lo Stato nazionale si accolla anche per conto del Capitale.
Non è che gli obiettivi, i metodi e le esigenze dello stato e del capitale siano sempre identici; possono anche essere contrastanti, in certi casi.
Ma non c'è contraddizione intrinseca. Il fascismo può anche essere visto come la forma che lo stato capitalista ha assunto in certe fasi storiche; mentre oggi, in genere, il capitalismo usa un'ideologia legittimante liberale e quindi fondata sulla logica delle conquiste sociali e dei diritti, anziché la loro negazione fascista.
Sono convinto che si stia facendo un passo indietro.
Conquiste elementari come lo habeas corpus e lo Stato di diritto, la segretezza delle comunicazioni, la stessa libertà di esprimere le proprie idee, sono di nuovo o sempre più minacciate, in una situazione in cui il modello organizzativo e la visione "d'impresa" cioè genuinamente capitalista, si è quasi interamente appropriata della società, stato incluso.
Da un certo momento, diciamo a partire da una ventina d'anni fa, il capitalismo ha trovato sempre meno necessario usare un'ideologia esterna, come quella liberale o nazionale, per legittimarsi. Questo gli ha permesso di colpire diverse conquiste liberali e sociali; e, tramite il discorso sulla "sicurezza" e il riciclo dell'armamentario identitario propriamente fascista, continua a spingere in questa direzione.  Nei paesi  occidentali,  banco di prova  di questa offensiva  capital-neofascista, è solitamente il meteco, lo straniero non cittadino, o non proprio cittadino. In Italia abbiamo una legge, la Bossi-Fini, che priva lo straniero di qualsiasi umanità, riducendolo ad una pura funzione delle esigenze del nostro, peraltro sgangherato, capitalismo, e perfettamente indesiderato ed indesiderabile per quanto riguarda il resto.
Fomentando ideologicamente l'odio e l'ostilità, grazie all'effetto mediatico dell'11 settembre e a tutta la fuffa intellettuale che ne è scaturita, è stato possibile al fascio-capitalismo segnare parecchi punti.
Sull'onda dell'emozione generata da un omicidio a Roma, recentemente alcuni comuni del Veneto hanno potuto limitare la residenza su base di censo, un atto che solo pochi anni fa sarebbe apparso inconcepibile.

Per questo, è necessario tenere alta vigilanza rispetto a fatti come questo, per questo è necessario opporsi all'invasione della logica del profitto nelle nostre vite, e al tempo stesso controllare da presso il potere dell'apparato dello Stato, per questo certe battaglie individuali o limitate diventano avamposti per la tutela dei diritti di tutti, e dovremmo essere grati a chi le combatte in prima persona, a chi tiene il fronte d'urto dove l'attacco del nuovo fascio-capitalismo, colpendo gruppi deboli o odiati, ha più possibilità di penetrare, di assuefarci alla arbitrarietà del suo potere.
Per questo ritengo essenziale, ad esempio, la battaglia giuridica contro le extraordinary rendition, o quella contro le espulsioni amministrative. Per questo trovo fondamentale non solo chiedere la giusta liberazione di un uomo innocente, Abou Elkassim Britel, ma esigere che lo Stato italiano si interessi della sua sorte. Invito chi non l'avesse già fatto a sottoscrivere la petizione per la sua liberazione. E per questo ringrazio chi, difendendo lui, difende il diritto e la giustizia per tutti, a partire dal suo avvocato Francesca Longhi.
Per questo ringrazio Sherif el-Sebaie, che fa informazione preziosa sul razzismo e l'islamofobia che alimentano e "legittimano" l'assalto ai diritti.
Ci sarebbero molte, moltissime altre persone da ringraziare, non me ne voglia chi non nomino.
Continuiamo a resistere.
Le difese devono reggere.



giovedì, dicembre 27, 2007
Le femmine di coccodrillo hanno cure parentali, e trasportano i piccoli dal luogo di nidificazione all'acqua tenendoli in bocca. Ad un osservatore esterno potrebbe sembrare che la coccodrilla stia divorando i suoi stessi figli.
Se passano molto tempo fuori dall'acqua, tipo aspettando la schiusa delle uova, i coccodrilli lacrimano (ma non piangono) per umidificare gli occhi, che sono delicati.

Da qui il detto sul coccodrillo che prima mangia i figli e poi piange, cioe' e' ipocrita.¹


Ecco spiegata, l'espressione "lacrime di coccodrillo", anche se naturalmente il coccodrillo non piange.
Da domani, sentirete parecchi coccodrilli umani levare, ad occhi asciutti, i loro pianti digestivi. Badando bene a farsi sentire. Perché tutti loro amavano Benazir Bhutto, tutti loro pensavano che fosse il meglio per il Pakistan, un faro della democrazia, una donna coraggiosa, una donna forte, una perfetta rappresenante dei Valori dell'Occidente™.

Io non ho mai conosciuto Benazir Bhutto, e quindi non so che persona fosse. Sicuramente era una figura politica forte, sicuramente aveva un seguito ed una carisma significativi. Certo, il fatto che suo padre abbia guidato il paese prima di lei magari influisce.
Adesso, le vicende pakistane degli ultimi mesi hanno dei retroscena che non sappiamo - che nessuna persona normale può sapere.
Sappiamo che ultimamente ci si presentava Benazir come quella buona e dddemocratica. Forse perché l'appeal mediatico di Musharraf in Occidente, era sceso troppo in basso. Magari occorreva ricordare che, malgrado sia uno dei principali paesi musulmani, e l'unico ad avere la bomba atomica, malgrado sia un paese in cui i diritti umani e la democrazia quantomeno scarseggiano, ed in cui una parte importante della popolazione esasperata ha aderito alle ideologie islamiste più radicali, malgrado al-Qa'ida sia nata col sostegno attivo dei suoi servizi segreti e probabilmente ne gode ancora,
insomma, malgrado  abbia tutti i numeri per fare da Grande Cattivo Satanico® spaventando tutti i bravi bambini Occidentali che Lavorano® ("Nicoletto, se non fai il bravo ti mando in Pakistan a cucire i palloni della Nike per dieci dollari al mese!") ecco, il Pakistan è alleato dell'Occidente nella difesa dei Valori™ della Libertà® e della Democrazia©. Il suo dittatore golpista è un figlio di puttana dittatore golpista, ma è un nostro figlio di puttana dittatore golpista.
Certo che Benazir, a livello d'immagine, era tutta un'altra cosa. Perfetta per incanalare, come un parafulmine, l'affetto degli Occidentali, e l'odio degli islamisti (che nell'eliminarla, se sono stati loro, fanno un favore a Musharraf e regalano un santino al Martiriologio Occidentale©).

Certo, sarebbe da dire che l'ultima volta che lei aveva governato il Pakistan, non so come fosse la politica interna, ma in quella estera, più o meno, ha:

- peggiorato i rapporti con l'India, che sono pessimi anche in condizioni normali
-
premuto a tavoletta sul programma nucleare (illegittimo)
- inviato i Talebani in Afghanistan, armandoli e finanziandoli (poi le sono sfuggiti di mano, d'accordo. Morale della storia: a giocare col fuoco prima  o poi ci si scotta).

E adesso arrivano i coccodrilli. Quelli che ne hanno usato l'immagine, e che continueranno a farla, per i loro esperimenti più o meno disastrosi.
Il breve ritorno di Benazir in Pakistan non ha fatto altro che, in definitiva destabilizzare ancora di più un paese che è già da anni (non credete a Repubblica, credete a me) in guerra civile. Che ha la bomba atomica.  Che è governato da un generale golpista. Dove la politica è fatta, qualunque cosa ne possiamo pensare noi, anche esplicitamente dalle clientele, e molto meno dalle ideologie. Si è presentata in questo paese teso al calor bianco come uan figura che polarizza le opinioni, e come tale, difficilmente avrebbe potuto avere un ruolo positivo in una situazione di conflitto, dopo anni d'esilio. Un po' come se in Italia dopo la caduta, che so, del primo governo Prodi avessero richiamato Craxi, ma aggiungeteci divisioni etniche ed una guerra civile strisciante in corso.
Guardate le squame del mezzobusto, sotto il cerone, al telegiornale del pranzo di domani, mentre tesse un breve elogio funebre di Benazir Bhutto. E' un coccodrillo.

¹ Quest'introduzione zoologica è stata furbescamente e platealmente rubata par pari a Tupaia, che ringrazio.