lunedì, giugno 30, 2008
Qualche mese fa, avevo lasciato in sospeso un discorso su "Rihla ilà al-Ghad" (Viaggio nel futuro) di Tawfiq al-Hakim, il grande commediografo egiziano del Novecento.

Si tratta di un'opera che in Occidente sarebbe definita di fantascienza, anche se non mi risulta che la critica araba non lo faccia.
Colgo l'occasione per dire che una fantascienza in lingua araba esiste. E, sebbene non sia affatto considerato un libro di fantascienza, un alieno appare nel celebre "Il Pessottomista" del palestinese d'Israele Emil Habibi.
Quanta differenza con l'Italia, dove una grossa e colta casa editrice ha chiesto cambiare il finale di un romanzo mainstream in cui arrivavano degli alieni perché, se l'autore è italiano, la politica è "niente omini verdi"*.

"Viaggio nel futuro" è, dicevo, un lavoro poco riuscito
dal punto di vista drammaturgico. Eccessivamente concettuale e complesso, con una trama debole e quattro atti troppo slegati tra loro, personaggi poco caratterizzati, ed un tono generale che, in traduzione, definirei come retorico ed ingenuo. Credo però che la pomposità retorica che ci ho percepito non appartenga all'originale arabo.

Ora che ho indagato un po', e che ho scoperto cose interessanti sulla produzione fantascientifica (nel senso definito in questo blog) nel mondo musulmano, posso dire che mi sbagliavo: "Viaggio nel futuro" non è un unicum nell'esplorare con mezzi drammaturgici un futuro possibile, in particolare per la letteratura araba moderna.

Il futuro immaginato da al-Hakim è distopico ed alienante, e ricorda da vicino quello de "il Mondo Nuovo" di Huxley. Si tratta dello stesso tipo di incubo, quello ricorrente nelle distopie dei decenni centrali del Novecento: potremmo chiamarlo incubo tecno-totalitario. Oltre a "Noi" di Zamjatin, a "1984" di Orwell e a "il Mondo Nuovo", appare anche in "Fahrenneit 451" di Bradbury, negli "Umanoidi" di Jack Williamson e in "Barriera" di Anthony Boucher (uno degli autori di fantascienza più sottovalutati, a mio avviso; il suo "Balaam" è una storia meravigliosa di incontro col 'diverso', e che alla luce delle ultime suggestioni teologiche, si rivela eccezionalmente anticipatrice).

In definitiva, si temeva che lo sviluppo della tecnologia da un lato, dell'apparato statale normalizzante e repressivo (con la concezione unificante propria delle ideologie naturalistiche dello Stato-nazione) avrebbe portato alla fine a degli "uomini-macchina" controllati e privati di ogni spontaneità.

Un parente stretto di al-Hakim, sebbene dubito che l'egiziano lo conoscesse, è proprio "Umanoidi".
La domanda centrale delle due opere è la stessa: se le macchine faranno tutto e l'umanità sarà libera dalla scarsità e dal lavoro, cosa farà?
Se ogni esigenza sarà soddisfatta in modo standardizzato da una macchina, senza bisogno di azione umana, dove andrà a finire l'irriducibile unicità dell'individuo e dei suoi gusti, dove la gioia di produrre qualcosa da sé? E che sarà dell'autonomia della persona, se perfino per mangiare dipenderà da un robot (Williamson) o da un rubinetto di cibo già pronto, uguale per tutti? (Hakim).
E' davvero auspicabile una vita tranquilla, statica, normalizzata ed oziosa, in cui le macchine fanno tutto? Non diventerebbe un incubo alienante?
La risposta di tutta la fantascienza distopica, ovviamente, è che sì, l'esito sarebbe un incubo alienante di uomini istupiditi e bovini, ma  larvatamente
insoddisfatti perché incapaci di fare alcunché. L'esito finale di una progressione del genere potrebbero essere gli Eloi de "la Macchina del Tempo" di Wells, in cui però l'incubo non è (ancora) tecnologico (il libro esce prima di Henry Ford) ma sociale: al posto della macchina, vi è il proletario, che si trasforma nell'orribile Morlock.

E' utile notare che che in quest'epoca, scarseggiano le utopie, almeno in Occidente.
L'ultima che mi viene in mente è "il Tallone di Ferro" di Jack London, in cui peraltro l'orizzonte utopico è appena accennato e la storia si concentra sulla lotta contro l'orrendo dominio di una cricca di capitalisti assetati di plusvalore.
La Macchina fa paura. O ti de-umanizza, o si ribella, come in Frankestein e in Capek.
Lo Stato fa paura. I totalitarismi del Novecento e la paranoia maccartista in America inquietano molto scrittori.
Che vedono, in avanti, dominio, controllo, Stato, repressione, alienazione e noia.

* La vicenda mi è stata riferita da un amico, ma non so assolutamente come sia andata a finire e sinceramente non ricordo nemmeno il titolo del romanzo.
domenica, giugno 22, 2008
Il Metal indonesiano sembra interessantissimo.
postato da: falecius alle ore 01:43 | Permalink | commenti (4)
categoria:asia, pericoli per tua sorella, iron maiden mon amour
domenica, giugno 08, 2008
Voglio dire, leggete qui. L'Italia sarebbe in guerra dal 2002, in effetti, ma pare che stavolta si faccia sul serio.
Il problema in realtà, non è la guerra.
E' il fatto che non sia sulle prime pagine. E' il fatto che io devo capitare su un blog, per arrivarci. Colpa mia, forse sono poco informato. Ma non è tra i lanci ANSA.
Poi ci sarebbe anche un altro problema, quella cosa strana di cui si celebrava poco tempo fa il sessantesimo anniversario, e non sto parlando di Israele.
Avete presente quei manifesti che vi invitavano a leggere una roba scritta sessanta anni fa?
Sarò noioso e ripetitivo ma quella roba è la Costituzione della Repubblica Italiana, della quale (c'è scritto sui miei documenti) sarei cittadino. In quella vecchia scartoffia, che per inciso regola tuttora, in teoria, le basi della vita pubblica ed i principi fondamentali della società in questo posto, c'è scritta una cosa.
E' tra i principi fondamentali, mica cazzi.
C'è scritto che l'Italia ripudia la guerra. Non la sposa, nemmeno la divorzia. La ripudia.
Ripudiare
è un verbo che ha un significato forte. Significa "spingere via", e viede da una radice che dovrebbe voler dire "muoversi", la stessa di "piede". Significa che che non si vuole avere più a che vedere con quella cosa. Indica un atto di rifiuto totale, di rinuncia completa, senza mezzi termini.
Ok, si sapeva già da qualche anno (esattamente dalla primavera del 1999) che l'Italia, di quell'articolo, faceva nei fatti carta straccia.
Ora scusate. Sono stupido. Non capisco. Però, l'Esercito Italiano giura una cosa come difendere la cazzo di Costituzione.
Io capisco che un politico con le sue sottigliezze possa fare come il buon Bethmann-Hollweg, il cancelliere tedesco nel 1914, a cui è attribuita la geniale scoperta che 'i trattati sono pezzi di carta'. Cosa del resto vera. Da alcuni secoli, si usa in effetti scrivere i trattati internazionali sulla carta. Prima si usavano il papiro, la pergamena, le foglie di palma, le incisioni su pietra e a volte le lamine metalliche. Ma oggi si usa la carta, senza dubbio.
Quindi sì, i trattati sono pezzi di carta, in Europa, circa dal 1271 (quando entrarono in funzione le cartiere di Fabriano). E lo stesso vale per le Costituzioni, i codici di procedura penale, e i testi giuridici in genere.

Ora, difendere la Costituzione, non vuol dire difendere i pezzi di carta su cui è scritta. E' vero che nell'Islam il libro sacro è sacro anche in senso fisico, ma l'Italia non è un paese di cultura religiosa dominante musulmana, e soprattutto, la Costituzione sarà importante quanto volete però non è il Corano.
Difendere la Costituzione significa difendere la sua applicazione, il che vuol dire, tra le altre cose, difendere il ripudio della guerra d'aggressione.

Quindi, domani seguirà un appello ai soldati dell'Esercito della Repubblica Italiana. Riprendetelo e diffondetelo, se volete.






lunedì, maggio 19, 2008
Scrive "Repubblica", che per quanto alle volte sia discutibile, non è sicuramente un ciclostilato della sinistra estrema ed extraparlamentare:

"
Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e Napoli. E lancerà contro l'Italia un grave atto di accusa: violazione dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce, razzie notturne della polizia."
Un tot di righe senza neanche accennare al soggetto. That's giornalismo, baby.

Comunque, se in Italia la polizia compie "razzie notturne" dovremmo esserne informati. In modo ufficiale. Quale legge di questo paese consente ai poliziotti di compiere "razzie"? Credo da qualche secolo la "razzia poliziesca" sia caduta in desuetudine. Ritengo utile sapere che invece è tornata di moda, tanto per prepararsi all'anno prossimo. Per l'autunno-inverno 2009 il colore più trendy sarà il nero, specie per le camicie, ma anche il bruno.
Inoltre saranno rivalutate come fashion alcune forme vintage; ad esempio, l'autodafé, l'Inquisizione Spagnola, il pogrom, il linciaggio dei negri, il Ku Klux Klan, i ghetti con sbarramento serale delle porte. L'innovativo programma politico del nuovo Governo prevede di reintrodurre usanze conformi ai Valori dell'Occidente per depurare il diritto da perniciose influenze atee e/o islamonazicomuniste: di conseguenza si attingerà alle tradizioni dei popoli europei, che è necessario difendere. Ad esempio, ripristinare la pena di morte per la stregoneria, l'adulterio, la fornicazione indebita, la sodomia. Vecchi usi dei popoli europei, minacciati di scomparsa dall'invasione afro-romena, vanno tutelati: tra questi, la cintura di castità, la vergine di Norimberga, la servitù della gleba, la crocifissione, il rogo delle eretiche e la parata dei fasci littorii.

Vittoria Mohacsi,
Ecco il soggetto, finalmente.

l'eurodeputato rom di origine ungherese
Scusa, ma cosa minchia sarebbe un(a) "rom di origine ungherese"? Semmai il contrario, visto che la signora Mohacsi è stata eletta deputata in Ungheria. Non è "di origine ungherese". E' proprio ungherese-ungherese. Ha perfino un passaporto ungherese, credo. Da quanto ne ho capito, nella barbara ed asiatica Ungheria concedono passaporti perfino ai cittadini Rom.
Semmai, la signora sarà una "ungherese di origine Rom" (provate a dire di un südtiroler che è "tedesco di origini italiane" e capirete cosa intendo).

è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo partito (Eldr)

Sarebbe utile sapere che non è esattamente l'equivalente ungherese di Sinistra Critica. Eh, sì, accade che in questo posto strano che si chiama Europa, dei partiti di destra liberale si preoccupano di quello che accade ai Rom. Ah, certo, da quelli parti sanno cosa significa "liberale".

 per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di deportazioni e di rimpatri di massa.

Rimpatri? Dove cazzo è la "patria" dei Rom?

Ospite del Partito Radicale sabato ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900, circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l'intolleranza verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi appiccati nel campo di Ponticelli.

Esattamente, cosa vuol dire? E poi, ci spieghi che centrano i Radicali? Mica perché, io sapevo che i Radicali erano confluiti nel PD, il partito che fa cose come questa.

"E' tutto bruciato, le persone sono state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante" dice l'europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede di Torre Argentina.
Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances

Si scrive doléances.Impara il francese, oppure non usarlo, che in italiano esiste la parola "protesta". A proposito, cosa sono i disegni "cachemire", e comunque, cosa stracazzo ce ne fotte?

si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e denuncerà la "totale assenza" in Italia di una politica per l'immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno rappresentato all'europarlamentare europea.

Uhm. Da quando in qua si "rappresenta" una denuncia? Non credo che i Rom facessero spettacoli teatrali in materia.

Purtroppo, ha spiegato l'eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli,

Qualche riga fa era di "origini ungheresi". Cerchiamo di capire. Anche cosa c'entrino i suoi figli.

 "ho avuto molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom in Italia" un fatto grave di per sè
(sic) perchè dimostra che c'è scarsa conoscenza del fenomeno.

Già. Non sanno nemmeno definire te, onorevole Mohacsi.

Le informazioni più certe sono state fornite dall'Opera nomadi: "In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie

Ok, io lo capisco. Ma facciamo finta che io sia un italiano medio. Probabilmente penso che i Rom siano un'etnia. L'onorevole, abituata alla civile Ungheria, forse non ritiene necessario chiarire. Ma la giornalista italiana dovrebbe.

di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri centoventimila la maggioranza sono semillegali.

Cosa vuol dire "semillegale" ? Di solito le cose sono legali o illegali. Almeno in uno stato di diritto. Si sta dicendo che l'Italia non è uno Stato di diritto. Vero, ma non può passare così in sordina.

 Soprattutto non esistono dati su quale era la situazione prima dell'ingresso nella Ue di Romania e Bulgaria" i paesi dove vive la maggior concentrazione rom. Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un identikit della comunità.

Fatico a capire, ma complimentoni al governo italiano, se le cose stanno così.

L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza. "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione,

Ce l'ha. Dal 1938.

 non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.

Questo non è vero. L'Italia ha tante politiche quante sono le minoranze etniche, più una per ogni singolo ghetto della minoranza Rom/Sinti.

Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".

Però azzardo che qui c'è anche un po' di responsabilità degli interessati, scusa Vittoria.

Secondo Mohacsi la politica dell'Italia con gli stranieri è "assurda": "Non si base su legami geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in base allo i
us soli ma in base allo ius sanguinis ndr);

Se fai una nota esplicativa in latino, molti non capiranno.

molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più".

Non tutti. Le amministrazioni italiane hanno qualche problema a gestire concetti come "Senegal", figurati quei posti negri ed impronunciabili ad est dell'Adriatico. Non bisogna sottovalutare il valore euristico di "Jugoslavia", che gli italiani applicano a tutto ciò che si frappone tra loro e la recentemente scoperta Romania.

Adesso la politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma "la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei

Capita, quando firmi dei trattati. Qualcuno lo dica a Bossi, però.

che sarebbero trasbordati da un posto all'altro. Fare quello che vuol fare l'Italia significa solo spostare il problema".

Perché? Se sono cittadini europei, possono venire in Italia quando vogliono.

 L'Italia "non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l'istruzione, la casa, l'assistenza sociale e sanitaria".

Scusa, Vittoria. Se sono cittadini europei, non sono immigrati. La faccenda è più grave. Oppure ti hanno tradotto male, il che è probabile.

Questo stasera Mohacsi dirà a Strasburgo.

I campi sono in condizioni "orribili" , le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai topi, senza acqua corrente e senza luce. "Non ci sono servizi di alcuno tipo nelle vicinanze - racconta l'europarlamentare - . A Castel Romano su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha detto che si sente come se fosse ad Auschwitz...". Una citazione che non deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi 500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione razziale.

"Furono uccisi". Errore. I colpevoli sono noti. "I nazisti ed i loro alleati hanno ucciso". Non erano vittime "del reich" (Reich, comunque). Erano vittime "del nazismo, e dei suoi collaboratori (inclusi i fascisti italiani"). Una cosa più ampia del "reich" che includeva Germania, Austria, Cechia, e Polonia, circa.

Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama
Porrajmos, significa "divoramento" e indica la persecuzione.
No tesoro. Non esiste una "lingua gitana". Esistono "le" lingue "gitane"  o meglio  "romané". Ma nella lingua italiana, la frase che hai scritto non ha nessun soggetto identificabile. In un giornale nazionale, non lo accetto. Comunque, il "divoramento" non indica la "persecuzione". Indica lo sterminio. Non è uguale.


Nel suo viaggio nei campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. "Al campo Casilino 900 - dice - mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla, semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha precedenti e non è ricercato".

In effetti, ciò risponde al concetto di "razzia". L'ultima frase è superflua. Un trattamento del genere viola i diritti umani a prescindere dalle assicurazioni (non imparziali, del resto). Se anche uno fosse colpevole, non potrebbe essere trattato in questo modo, e non lo sarebbe, se non fosse Rom.
Nella lingua latina si chiama "habeas corpus", significa "abbi il tuo corpo" e indica un diritto umano elementare.

E' un altro punto agghiacciante del resoconto che l'eurodeputata farà a Strasburgo. "A Napoli la situazione è ancora peggiore. L'avvocato dell'Opera nomadi mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta.

Ecco. Questa è la cazzo di notizia. Non solo è falso che gli zingari rapiscano i bambini (italiani, immagino), ma è vero il contrario. Dovevi cominciare l'articolo con questo.

Ho incontrato un nonno di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote". Se ribatti che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare, furti in casa, una vera e propria piaga,

Che cazzo c'entra coi bambini scomparsi?

 la risposta di Mohacsi è: "Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere.

Esattamente quello che lo Stato italiano non sa o non vuole fare. nemmeno con chi brucia i campi, del resto.

 Non far sparire i bambini".

Mohacsi presidente. Peccato che sia cittadina ungherese e non la si può votare qui.

Dopo il fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le razzie dei poliziotti "sono aumentate". "Ho chiesto - insiste Mohacsi - tramite l'avvocato dell'Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i campi e li ha incendiati".

Solo che una è un'accusa. L'incendio dei campi è un fatto, e in Italia l'azione penale sarebbe obbligatoria.

L'eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e delicata.

Qualsiasi cosa scivola se non la sai tenere. Mi riferisco all'Italia, non alla Mohacsi.

Sa che quella dei rom è "un'emergenza sociale" in tutta Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo.

Questa chiusa moralista del cazzo cosa significa? Siamo passati all'omelia? Il mio vescovo le fa meglio.

Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un paese civile.

Provare a generalizzare? Immagino di no, ma allora provare che? Intanto, provare a scrivere italiano è un obbligo per un giornalista civile. Altrimenti non capisco.

"Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l'Italia non ha mai chiesto l'accesso a questi finanziamenti?". Perchè serve un progetto.


E forse non c'è mai stato.

Togli pure il "forse". E poi prova ad indovinare il perché.
domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".

Mi vergogno di essere italiano.

lunedì, aprile 14, 2008
Mentre tutti noi ci preoccupiamo di quale cialtrone guiderà la propria consorteria di clienti e puttane al saccheggio di una piccola penisola nel Mediterraneo, eventi effettivamente importanti stanno avvenendo in una regione poco nota ai più.
Sto parlando dello Himalaya e delle zone circostanti, divise tra India, Pakistan, Tibet cinese, Nepal e Bhutan. Quest'area vede l'incontro di quattro grandi culture religiose: quella dei monoteismi semitici (l'Islam), quella del buddhismo centro-asiatico (nella sua forma tibetana), quella dell'India hinduista e quella delle tradizioni religiose cinesi, taoista e confuciana.
In quest'area si stanno avendo importanti cambiamenti politici. Anzitutto, si tratta di una regione strategica per i suoi... ghiacciai, che alimentano i principali fiumi dell'Asia, dall'Indo al Fiume Giallo. E che si stanno sciogliendo ad un ritmo inquietante, mentre i pendii più bassi hanno seri problemi di erosione. Già questo rende la zona interessante, perché se cose come il Mekong e la Gange riducono la portata d'acqua o cambiano regime, in Cina, India, Viet Nam e Birmania un bel po' di gente avrà dei seri problemi a mandare avanti la risaia.
Ad ogni modo, negli ultimi mesi ci sono state elezioni quasi decenti in Pakistan, disordini in Tibet con risonanza mondiale, elezioni (le prime nella storia) in quell bizzarro misto di arcaismo e modernità  à la carte che è il Bhutan  (l'ultima monarchia assoluta a de-assolutizzarsi, Vaticano escluso). Ed infine, elezioni in Nepal, il cui esito, per come sta emergendo in questi giorni, candida il paese Himalayano (che ha circa la popolazione dell'Olanda, ripartita in una discreta varietà di etnie, lingue e religioni) al ruolo di Stato Canaglia prossimo venturo: le elezioni infatti, le stanno stravincendo i comunisti, e per comunisti lì non si intende la cosina moderata tipo il nostro Ferrando, o folklore come Lotta Comunista.
Questi sono guerriglieri maoisti, animati da un sogno di riscatto dei contadini e di rovesciare il vecchio sistema castale nepalese. Il secondo partito, invece è un partito leninista; non mi è chiaro quali siano i loro rapporti, ma sta accadendo una cosa piuttosto notevole: a mia conoscenza, è praticamente la prima volta che dei comunisti vincono onestamente una libera elezione invece di fare la rivoluzione.
Ora, ci avevano detto per quindici anni che il comunismo era morto, o quantomeno non si sentiva molto bene. E in Occidente, in effetti, sta maluccio. Non che in Asia abbia dato risultati esaltanti; almeno, laddove si prenda come metro di giudizio il benessere, la vita e la dignità degli esseri umani, direi che Pol Pot, Mao, Kim Il Sung e Le Duc Tho abbiano generalmente dato pessime prove.
Specialmente Pol Pot.
Comunque, movimenti almeno nominalmente comunisti sono ancora al potere in Cina, Vietnam, Laos e Corea del Nord, e sono accomunati dall' essere autoritari, dal disprezzare completamente diritti e dignità umani, e dall'adottare una logica capitalista nell'approccio alla crescita e nelle strategie di accumulazione. Ricordiamo che il comunismo realizzato del Novecento, e che nel complesso è stato un sanguinoso fallimento, era in realtà un capitalismo di Stato, cioè in definitiva una forma periferica, meno efficiente e meno sviluppata di capitalismo.
Al pari del capitalismo centrale e privatistico, il comunismo realizzato tratta l'essere umano come un mezzo e non come un fine.
Questi maoisti nepalesi sembrano diversi, e, coi tempi che corrono, non avrebbero vinto le elezioni se non lo fossero. Intanto hanno accettato di partecipare alle elezioni (e, pare senza nemmeno aspettarsi di vincerle come invece stanno facendo) e di deporre le armi, e questo un maoista della Cina degli anni Quaranta credo non l'avrebbe fatto.
In secondo luogo, se i contadini diseredati del Nepal li votano, è perché vedono in questi compagni una speranza di riscatto e liberazione da una monarchia arcaica e da pastoie sociali medievali, senza che, apparentemente, questo possa essere letto come un abbandono della propria identità culturale e delle proprie tradizioni. I comunisti che volevano eliminare la tradizione e la cultura contadina e avevano il mito della modernità tecnologica non vincevano libere elezioni tra i contadini analfabeti, né in Russia né in Cina. I contadini in genere non votano chi vuole scalare il cielo, abbattere i templi e collettivizzare la terra, votano gli offre dignità, trattori e riforma agraria.
Il sol dell'avvenire sorge sul tetto del mondo.
Si annunciano tempi interessanti.
lunedì, marzo 24, 2008
E' indispensabile abbattere l'istituto patriarcale fin dalle fondamenta, annientando il potere totalitario che esso esercita sulla libertà delle persone.
Il patriarcato lavora in una quantità di modi subdoli, usando il ricatto psicologico e morale, la dipendenza economica, il controllo dei tempi e degli spazi dei soggetti "subalterni" (tipicamente mogli e figli/e, ma non è detto). Se non vi riesce, ricorre alla violenza brutale.
In questo senso il patriarcato e il cronotopo che dominato dalla sua struttura di dominio riproduce cronotopo neocoloniale dell'imperialismo; si ha in entrambi i casi una struttura di dipendenza, materiale ed ideologica, che lega il figlio alla famiglia d'origine in un rapporto di dipendenza che è stato costruito artatamente durante la fase di crescita, al pari di una ex-colonia con la madrepatria.
Il patriarcato è il microcosmo dell'imperialismo, e l'imperialismo è il macrocosmo del patriarcato. Entrambi si appoggiano sullo Stato e sul Capitale, e questi ultimi si sostengono a vicenda e riproducono ed istituzionalizzano i due mondi dell'oppressione individuale e collettiva.
A questo Moloch occorre rispondere.
E' vitale affermare la propria indipendenza, come costituzione ontologica di noi stessi. Liberarsi dalle catene della soggezione e dell'oppressione che ci avvincono e ci legano fin dentro la nostra mente (alienazione).
Non permettere la dipendenza è la condizione necessaria per qualsiasi realizzazione positiva.
Resistere, resistere, resistere.
martedì, febbraio 19, 2008
Idea: Angolosbocco
Realizzazione grafica: Uriel
Trasmissione dello spunto: Falecio




venerdì, dicembre 28, 2007
Siccome uno potrebbe dire anche "ma che cazzo me ne frega se quesi selvaggi dei pakistani negri¹ ed islamici si scannano", ricordo che il Pakistan negro ed islamico è diventato, anche grazie a Benazir Bhutto², una potenza nucleare. Questo significa che il Pakistan dovrebbe preoccuparvi molto più di quanto non faccia di solito.

¹ Ovviamente i Pakistani, tranne una piccola minoranza, non sono negri. Del resto, e non sto affatto scherzando, i negri esistono solo nella mente dei nazisti.
² Il Pakistan fece esplodere la sua prima atomica nel 1997, dopo la fine del secondo mandato di Benazir. Però, una bomba atomica non si costruisce in un anno. Il programma nucleare paksitano doveva essere assai attivo durante gli anni di Benazir. Va detto che lei non seguì linee politiche molto diverse da quelle di qualsiasi altro leader pakistano precedente e successivo. Nonostante quello che ha detto Rampini ieri su Raitre, la linea è (quasi) sempre stata una sola: scontro con l'India e ricerca dell'egemonia nell'Asia musulmana, specialmente in Afghanistan. Le strategie potevano variare (applicazione o meno della shari'a, alleanza americana o cinese, rivalità o solidarietà con l'Arabia saudita o con l'Iran; adesso la fase è: alleanza con gli USA, buoni rapporti con l'Arabia, ostilità con l'Iran, tentativo di recuperare terreno in Afghanistan ma senza successo; secondo alcuni Benazir avrebbe promosso un riavvicinamente alla Cina).
giovedì, dicembre 20, 2007

Ci sono Stati di cui l'Italiano Medio™ non sa nemmeno che esistono, o al limte trova la loro esistenza una curiosità geografica buona per avanzare di una casella a Trivial Pursuit.

Questi posti dai nomi impronuciabili sono invece, spesso, molto istruttivi. Prendiamo, ad esempio, il Bhutan, una piccola nazione himalayana stretta tra India e Cina.

Ma cazzo direte, voi, sai cose anche su posto ignoto e sperdutissimo come il Bhutan? Insomma, non sono un grosso esperto di quella zona, non ci sono mai stato e non ci ho svolto studi specifici. Diciamo ho fatto appena qualche piccola indagine. Il Bhutan è interessante perché è uno dei posti più poveri ed arretrati della Terra, con un'arcaica monarchia transumante. Credo sia l'unico paese ad avere una capitale invernale ed una estiva, dove "capitale" va intesa nel senso medievale di "posto in cui si riunisce la Corte".

Se i nostrani tradizionalisti nostalgici dei Veri Valori Antichi fossero al corrente della sua esistenza, probabilmente lo idealizzerebbero come Medioevo* in Terra, ovvero l'ultimo pezzo d'Arcadia sopravvissuto al furore delle rivoluzioni liberali e sociali.

In mancanza di informazioni sul Bhutan, di solito ripiegano su posti come l'Iran e l'Arabia Suadita, trascurando alcuni fatti semplicissimi, come ad esempio l'assoluta modernità del fondamentalismo islamico iraniano e la sostanziale organicità dei regimi e delle economie del Golfo al mondo occidentale del capitalismo avanzato.

Fatevi un giro a Dubai, prima di parlarmi dell'Islam che conserva i Valori Autentici™ della tradizione. Per quanto riguarda i Talebani, poi, peggio mi sento. I Talebani sono un prodotto della modernità. Una reazione alla modernità, se volete, ma nel senso in cui lo erano gli Interahamwe e gli Khmer Rossi, più che i Vandeani. Le cose naturalmente sono più complesse, ma quello che sto dicendo è che tutta la fuffa sui Valori Antichi, sia fatta in chiave anti-islamica o filo-islamica, neo-borbonica o fallaciana, fascista o nazional-bolscevica, quello che vi pare insomma, è per l'appunto fuffa. E questo per il semplicissimo motivo che i Veri Valori Antichi sono messi maluccio perfino nella roccaforte bhutanese.

Certo, l'Islam contiene ancora una tradizione vitale, ma è una tradizione ormai rielaborata, o in via di rielaborazione, alla luce di una modernità, con cui è in contatto continuo da quasi due secoli. Certamente, la tradizione puritana è ancora forte negli USA, ma sotto forma di fondamentalismo moderno. Certamente un sacco di gente è legata a Antiche e Gloriose tradizioni del passato; senza sapere che nella maggior parte dei casi si tratta di ricostruzioni medievaleggianti operate tra 1870 e 1914 nel quadro della creazione della coscienza nazionale di massa. La secolare cerimonia d'incoronazione dei sovrani inglesi fu messa a punto in quegli anni. Vittoria, all'inizio del suo regno, fu incoronata quasi in segreto, con una cerimonia che gli stessi testimoni definirono imbarazzante, e girava il sospetto che sarebbe stata l'ultima regina d'Inghilterra.

La maggior parte degli stati del mondo fu creata in quel lasso di tempo (sotto forma di colonie) e anche quelli che già c'erano dovettero escogitarsi una qualche forma di tradizione nazionale massificata. Nessuno scozzese ha mai indossato un kilt prima dell'anno di grazia 1800.

Uno degli esiti di questo processo fu qualcosa che potremmo chiamare modernismo reazionario qualcosa cioè invantava una tradizione, usava le tecniche, i principi ed i presupposti di base della modernità per diffonderla facendone una parte della sua ideologia, e su questa base cercava di prendere e gestire il potere, sempre con tecniche e metodi moderni e nel contesto di stati nazionali moderni.

In un certo senso, sia molti fascismi che gran parte del fondamentalismo islamico e hindu (per il resto cose estremamente diverse) e alcune ideologie nazionali quali il kemalismo turco e in parte il discorso ufficiale degli Shah Pahlavi rientrano più o meno in questa categoria.

Ma torniamo al Bhutan.

(continua... ma prima leggete quy)

* Non credo all'idealizzazione arcadica del Medioevo. Non penso che a nessuno di noi sarebbe piaciuto vivere nel Medioevo. C'erano una sacco di malattie schifose, sporcizia, oppressione, sangue & sbudellamenti, tutte cose che la maggior parte delle persone sane di mente preferirebbero evitare.

Non credo nemmeno al Myto Storiografyco dei Secoli Bui. Penso che la cultura del Medioevo sia profonda, ricca ed affascinante.

Tutto questo non impedisce di criticare la Modernità Capitalista, e in special modo reputo lo Stato Nazionale una delle idee più nefaste che si potessero avere. Ma c'è, e ce lo teniamo.

In definitiva, ho la posizione storiografica dell'inguaribile rompicoglioni.

mercoledì, novembre 22, 2006
 Lei è viva, splendente; io sono solo
le spire lente del suo fumo.

" ... My lullaby, hung out to dry...
... Why , bleeding is breathing
Youre hiding , underneath the smoke in the room
Try , bleeding is believing
I used to,"

Natalie Imbruglia.

postato da: falecius alle ore 03:48 | Permalink | commenti (2)
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