Non dimentichiamolo.
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Falecio è lieto di invitarvi venerdì 28 marzo alle 21:30 (così dicono; ma prevedo i tre quarti d'ora accademici), al circolo Arci Scighera di Milano (accanto alla stazione Cadorna), dove il sottoscritto sarà tra i partecipanti alla sfida nel team di Chiedi Alla Carta e leggerà un suo racconto. Accorrete numerosi ed applaudite fragorosi.
Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le riviste letterarie
Oppure: come fare cultura senza vendere enciclopedie
O anche: come dimenticare Maria De Filippi e vivere felici
La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno l'onore di ricevervi ancora una volta alla loro asimmetrica tavola rotonda da dove potrete osservare il mondo delle riviste letterarie italiane, scoprire le magiche alchimie che generano nuovi talenti e le misteriose formule che danno vita a linguaggi e stili innovativi.
Qual è il trucco che sta dietro la nuova narrativa italiana?
Lo scopriremo insieme a El Aleph (Milano), L'inutile (Venezia), Chiedi alla Carta, letteratura d'azzardo (Verona). Nuovi protagonisti del panorama letterario nazionale che si sfideranno temerari in una battaglia all'ultimo incantesimo. Quattro prove per decidere quale delle riviste in gara si aggiudicherà la vittoria: progetto editoriale, narrazione, design e free-style.
A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità: Matteo B. Bianchi, Davide Musso, Christian Mascheroni.
A scandire la battaglia gli ormai indimenticabili ritmi nazionalpopolari di Dj Kortatub.
Riassunto delle puntate precedenti: sguainarorono trionfalmente le loro bacchette: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano), Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Maltesenarrazioni (Alessandria).
La vicenda mi tocca da vicino, in quanto apprendista islamologo.
Colgo l'occasione per smentire certe voci bizzarre che circolano sul mio conto. Sono studente di arabo a Venezia, ma non faccio l'islamologo come lavoro, sia perché al momento non svolgo nessunissima attività retribuita, per conto di nessuno, e sia perché fare l'islamologo non è un lavoro e non esiste un albo degli islamologi certificati. Io sono uno studente (e non sono fuoricorso).
Questo è il post di Paniscus, ed accolgo con piacere la proposta di diffonderlo per smascherare un probabile cialtrone.
Ci sono alcune cose da dire. Intanto, "islamismo" in italiano può significare due cose: è un sinonimo, un po' fuori moda, di Islam, nel senso di "religione dei musulmani"; e può indicare la moderna ideologia politica e sociale che si richiama all'Islam (ma non è l'Islam, così come la Democrazia Cristiana non è il cattolicesimo) e che perlopiù è stata sviluppata negli anni Sessanta da Ruhollah Khomeyni, Abu 'Alà Mawdudi e Sayyid Qutb, con antecedenti che arrivano forse al regno del sultano ottomano Abdülhamid, alla fine dell'Ottocento. In questo caso si parla di islamismo politico, Islam politico o anche fondamentalismo islamico*. Nessuno studioso serio che non sia musulmano penserebbe di qualificarsi come "docente di islamismo".
Perché si qualificherebbe come qualcuno che insegna i principi dell'Islam politico, o al limite della religione musulmana. Come dire che uno studioso di Marx sia definito professore di comunismo.
Esistono nelle università italiane (almeno nella mia) corsi di islamistica. Si tratta dello studio dell'Islam fatto (solitamente da non musulmani) per scopi scientifici (e non dai musulmani per scopi religiosi) ed è una branca dell'orientalistica.
Un sinomimo più chiaro di Islamistica sarebbe Islamologia. Chi studia l'Islam, in italiano, si può chiamare sia islamista che islamologo, ma il guaio è che islamista ha anche il senso di "seguace dell'Islam politico".
Io preferisco parlare di Islamologia e di islamologi, ma fate come volete.
Non è escluso che un islamologo tema e disprezzi l'oggetto dei suoi studi. Molti dei primi orientalisti studiavano l'Islam (o altre civilità orientali) per aiutare le proprie a nazioni a stabilire e perpetuare la dominazione coloniale su quei territori. Perfino il grande Massignon, che non odiava né temeva l'Islam, collaborò con le autorità coloniali francesi. Del resto, un microbiologo difficilmente ama i microbi patogeni che studia, anzi in genere li studia per trovare un modo di combatterli.
Tuttavia, faccio fatica a credere che un islamologo serio** possa fondare il suo giudizio sull'Islam sulle ultime opere di Oriana Fallaci, per il banale motivo che queste opere, dal punto di vista della conoscenza sull'Islam, sono vuoto pneumatico intellettuale, confezionato in uno stile letterario accattivante.
Tanto per essere chiaro, penso che lo stile della Fallaci sia l'equivalente in letteratura di un concerto dei Korn ascoltato tra due casse amplificatrici da sessanta megawatt messe a distanza ravvicinata, e a me i Korn non piacciono. Però è uno stile che sa usare fottutamente bene, e ammetto che possa piacere. Non a me, però.
Ora, questo Silvio Calzolari è indubbiamente un orientalista, dato che pare abbia pubblicato qualcosa riguardo al Giappone. E non escludo affatto che nel tempo libero si legga Bausani o (glielo auguro) Abu Zayd, e si faccia una cultura sull'Islam.
Però vi devo svelare una cosa: il Giappone non è un paese musulmano, non ha nessuna storia significativa di presenza musulmana (qualche musulmano vive anche lì, beninteso, ma poca cosa) e averlo studiato non fa di un ammiratore di Oriana Fallaci un islamologo. Ne fa un nipponista. Non so cosa diamine debba fare uno per diventare docente di "islamismo", ma so che per diventare docente, o studioso, di islamistica, occorre studiare l'Islam.
E dopo averlo fatto, si avrà certamente il diritto di mantenere qualsiasi irrazionale pregiudizio idiota nei confronti dei musulmani (contro la stupidità neanche gli dei possono nulla; credo fosse Schiller) ma difficilmente si resterà ammiratori di Oriana Fallaci, competente come scrittrice ma non certo come islamologa.
* Di fatto non tutto l'Islamismo politico è fondamentalista, ma nell'uso corrente le due espressioni tendono a coincidere. Esistono pensatori e dottrine "islamiste" che non si rifanno ai tre pensatori citati, ma rivendicano comunque un ruolo dell'Islam nello spazio politico pubblico.
** E' probabile che se Calzolari fosse un vero islamologo di un qualche spessore, ne avrei sentito parlare. Non pretendo di conoscere tutti gli studiosi del mio campo attivi in Italia, ma insomma, una citazione, un articoletto, una chiacchera di facoltà... quelli importanti credo di averli almeno sentiti nominare tutti, in sei anni.