lunedì, giugno 02, 2008
Ricordo a tutti che Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, è ancora in un carcere marocchino, pur essendo del tutto innocente.

Non dimentichiamolo.


mercoledì, maggio 21, 2008
[...] La cosa più atrocemente imbecille sta nel nome. Nell'invenzione di un addirittura Commissario con poteri straordinari per risolvere il problema Rom, problema iniziato per una panzana clamorosa, quella della zingara che avrebbe cercato di rapire un bambino a Napoli. Roba non verificata e sulla quale la polizia getta inutilmente acqua sul fuoco e che viene, sai che novità, data per scontata. [...]

Il resto qui.
mercoledì, aprile 02, 2008
Si discute(va) assai, specialmente nel mondo dei blog antimperialisti e canagliosi che frequento, di quanto sta accadendo in Tibet.
Le posizioni sono diverse, per un semplice motivo: la potenza che opprime il Tibet non è la Grande Potenza Imperiale Satanica DOC, ovvero gli USA, ma un imperialismo "minore", ovvero la Cina.
La questione è abbastanza complessa. Intanto, sulla "minorità" dell'imperialismo cinese si può discutere, a partire da un semplice fatto: a Pechino basta un'operazione finanziaria relativamente semplice come la conversione delle riserve in euro per mettere in ginocchio l'economia USA. In altri termini, la Cina controlla una parte del debito estero americano, tramite le sue riserve in dollari, da minacciare la stabilità economica americana.

Io non so molto di economia e finanza, ma questa faccenda mi è abbastanza chiara, anche se la terminologia che ho usato per descriverla potrebbe essere imprecisa.
Dunque, la Cina E' una grande potenza imperiale.
Negli anni Novanta, ci si trovava di fronte ad un mondo capitalista essenzialmente monocentrico, ed il centro principale erano gli Stati Uniti.
Oggi non è più così: siamo in una situazione simile per certi versi a quella che precedeva la Prima Guerra Mondiale, in cui, pur permanendo senza dubbio un centro dominante (all'epoca, la Gran Bretagna) la situazione era marcata dalla competizione di diversi capitalismi centrali, più o meno evoluti (più avanzati quelli inglese, americano, e un po' meno quelli francese e tedesco, ancora meno quelli italiano, giapponese e russo, tanto per fare un'approssimazione) ognuno dei quali coltivava una propria strategia imperialista. Oggi abbiamo in prima approssimazione almeno tre o quattro centri più avanzati (USA, Europa e Cina, eventualmente Giappone) e altri meno (India, Russia e Brasile) a cui vanno aggiunti dei capitalismi centrali a livello economico ma subalterni a livello politico (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Israele).
La particolarità del centro europeo è la presenza di strategie nazionali di competizione interne ad esso in termini nazionali, cosa che non mi risulta accadere tra gli Stati americani o le province cinesi. Inoltre, e a differenza di quello che accadeva nella Belle Epoque, i centri hanno specializzazioni diverse: così come le tre piazze finanziarie principali (New York, Londra e Tokyo, cui  si sta aggiungendo Shanghai) hanno ruoli diversi (agevolati dai fusi orari) nelle transizioni, il centro cinese ha una caratterizzazione industriale, quello americano finanziaria e militare, quello europeo ancora finanziaria ma legata al soft power, mentre la Russia ha importanza anche come fornitore di materie prime.
Anche questo, beninteso, come approssimazione.
Nel nuovo capitalismo policentrico in via di formazione, gli Stati Uniti stanno cercando di conservare un passato ruolo egemone sempre più messo in discussione, mentre la Cina cerca di affermarsi come grandi potenza in prevalente collaborazione con la Russia, che anch'essa punta al recupero di una sfera di egemonia; l'Europa infine è impegnata nel processo di integrazione da un lato, e nella ridefinizione dei rapporti gerarchici interni (tra le varie componenti nazionali) ridefinizioni che sembra andare a scapito dell'Italia, non per una qualche malvagità dell'Unione Europea ma proprio per colpa dell'inettitudine nostrana e del carattere originariamente arretrato del capitalismo italico, che ben più di altri si è appoggiato al clientelismo e alle stampelle statali, e che presenta uno squilibrio a favore della piccola e media impresa incapace di competere in un mercato allargato oltre le frontiere nazionali.
Nel frattempo si assiste ad una imponente ripresa del ruolo della Spagna, mai così importante dal 1763, ed un attivismo della Francia che va più nel solco della vecchia tradizione imperialista nazionale (in questo particolare momento più appoggiata agli USA, a differenza di quanto accadeva durante la presidenza Chirac) che in quello di una politica europea realmente integrata.
Possiamo senza dubbio definire Russia, USA, Europa ( e i suoi maggiori costituenti quali Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e in parte Spagna) e Cina come grandi centri imperialistici competitivi, con un alleanze operative orientate su assi contrapposti USA-Europa (NATO, integrata da altre alleanze strategiche con Israele, Australia e Nuova Zelanda) contro Russia-Cina (Organizzazione di Shanghai), fermo restando che questo quadro è ancora fluido e che la posizione della Russia e di altri paesi importanti come il Giappone (oggi allineato agli USA) potrebbe cambiare.
Un problema interessante è posto dal ruolo dell'India, strettamente legata a entrambi gli schieramenti; l'India è quello che potremmo definire un "centro in formazione" cioè un caso gigantesco, e accademicamente interessante, di passaggio dal capitalismo periferico a quello centrale.
L'India conserva buone relazioni con entrambi i gruppi di centri già costituiti; il suo principale problema strategico si chiama Pakistan, e il Pakistan è alleato storico degli Stati Uniti ma anche della Cina.
Detto questo, cioè stabilito che non esiste un imperialismo ma vari imperialismi in competizione, tra i quali non è più scontata la dominanza di quello americano, la questione del Tibet può essere inquadrata in modo meno banale.
Cosa che farò in un altro post.



mercoledì, marzo 26, 2008
Ricevo e volentieri diffondo. Sarò sicuramente all'incontro di sabato 29:

26-30 MARZO SETTIMANA CULTURA PALESTINESE

 Ø§Ù„حقيقة والذاكرة realtà e memoria
                  Settimana della Cultura Palestinese

Dal 26 al 30 marzo 2008 al Teatro Verdi e allo spazio Revel Scalo d’Isola

Promossa da Arci Milano e Teatro Verdi
con il Contributo della Provincia di Milano
Assessora alla Pace, Cooperazione Internazionale, Politiche giovanili
Assessora alla Cultura, Culture ed Integrazione
Assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica
In collaborazione con: Comunità Palestinese di Lombardia,
Vento di Terra Onlus, Action for Peace Milano


الحقيقة والذاكرة Realtà e memoria, è una manifestazione che Arci Milano e Teatro Verdi intendono
proporre alla Città di Milano attraverso la realizzazione di una serie di incontri di approfondimento
dedicati alla cultura palestinese.
Questa prima edizione sarà dedicata al teatro, alla letteratura, alla musica e al cinema.
Protagonisti sono l’attore Mohammad Bakri, lo scrittore Ibrahim Nasrallah, la regista e scrittrice Liana
Badr, il musicista Ramzi Aburedwan, lo storico Wasim Dahmash ed altre personalità palestinesi.
La questione palestinese è abitualmente affrontata e mostrata attraverso canoni politici e mediatici che
non restituiscono sufficiente conoscenza ed approfondimento della specificità della cultura.
Il progetto prevede una restituzione alla cultura ed alla società civile delle prerogative che appaiono
sempre più marginali ed inespressive: le forme dell’arte, attraverso la parola, la scrittura, la musica, il
cinema quale modalità e possibilità di dialogo e di conoscenza.
Vi è, oggi, un’estrema difficoltà nel poter mostrare, al pubblico, un percorso culturale autentico che
consenta una conoscenza non superficiale della complessa cultura palestinese. Le ragioni sono
conosciute: un devastante stato di perdurante occupazione militare limita la possibilità espressiva,
obbliga alla frammentazione, ne altera l’esistenza. La cultura diventa allora lo strumento fondamentale
per combattere contro la cancellazione della memoria e la negazione di un futuro: la più efficace forma
di difesa contro l’annientamento della propria identità nazionale.
La proposta intende essere un contributo alla conoscenza di un popolo, mostrare le radici di una cultura
per molti aspetti poco conosciuta ma non estranea storicamente alla grande matrice mediterranea,
consentire una riflessione, riportarne alla luce una quotidianità esemplare.


PROGRAMMA

Mercoledì 26 marzo - Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Inaugurazione mostra fotografica “Fotografare l’Esilio.
20 giovani palestinesi guardano sé stessi e il Libano”.
Dai laboratori degli “Annual courses of Video and Digital
Photography” nel campo profughi di Mar Elias a Beirut.
Progetto a cura di Stefano Chiarini, Patrizio Esposito in collaborazione
con l’ong Beit Atfal Asoomud.
Allestimento a cura di Sabina Berra e Bruna Orlandi..
“Gli Occhi della Palestina”.
Proiezione - video non stop di Opere d’arte di artisti palestinesi
curata da “Vento di Terra”

Mercoledì 26 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi.
Giovedì 27 marzo – Accademia della Pace presso il Teatro Verdi
Ore 10.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi ed incontro con
l’artista.

Giovedì 27 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Proiezione film: “Haifa” di Rashid Masharawi, con Mohammad
Bakri, Palestina 1995- Durata 75’ – Sottotitoli in italiano
A seguire thè e dolci della Palestina.
Proiezione film: “Since you left” intervista con Emil Habibi a cura
di Mohammad Bakri, 2005 - Durata 60’ - Sottotitoli in italiano
Mohammad Bakri sarà presente ed introdurrà le
proiezioni.
A seguire thè e dolci della Palestina.

Giovedì 27 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Replica dello spettacolo teatrale

Venerdì 28 marzo – Accademia della Pace
Ore 10.00 “Muri, lacrime e Za’ Tar”
Storie di vita e voci dalla Palestina
Presentazione del libro di Gianluca Solera
edito da Nuova Dimensione
Incontro con l’autore e letture di Saida Puppoli

Venerdì 28 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Incontro con Liana Badr, regista e scrittrice.
A seguire Proiezione de L’Uccello verde, dalla serie Memoria
Fertile, Palestina 2002 – Durata 42’
The gates are open. Sometimes!.
Palestina 2006 – Durata 55’
A seguire thè e dolci della Palestina.

Venerdì 28 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “Letteratura ed arte come resistenza”
Incontro con Liana Badrscrittrice e regista Ibrahim
Nasrallahpoeta e romanziere.
Coordina Isabella Camera D’Afflitto

Sabato 29 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese”,
edito da Carocci Editore, con l’autrice Isabella Camera D’Afflitto
Paolo BrancaProfessore di Arabo presso l’Università Cattolica di
Milano ed esperto del mondo musulmano. Coordina Wasim
Dahmash.
Ore 19.30 Omaggio a Buthina Canaan Khoury - Proiezioni
Maria’s grotto, Palestina 2005 – Durata 65’
Women in struggle, Palestina 2004 – Durata 56’
Sottotitoli in italiano

Sabato 29 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 Ramzi Aburedwan Quartett, concerto con Ramzi Aburedwan,
bouzouq, viola, Alessio Allegrini, corno francese, Ziad Benyousssef,
oud, Tareq Rantissi, percussioni.
Il concerto promuove il progetto della Fondazione Al
Kamandjati che si occupa della creazione e della gestione di
scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi
profughi.

Domenica 30 marzo – Teatro Verdi
Ore Ø§Ù„حقيقة والذاآرة“ 16.30 – Realtà e memoria”
Performance letteraria e teatrale dedicata alla Giornata
della terra.
Reading e testimonianze con Liana Badr, regista e scrittrice,
Ibrahim Nasrallahpoeta e romanziere.
Testi tratti dalle opere delle più importanti autrici/autori
palestinesi.
Coordina Wasim Dahmash.
Al termine spettacolo teatrale “Uomini sotto il sole”
dal romanzo di Ghassan Kanafani con Benedetta Laurà e
Rapsodia Trio.
Ore 20.30 Cena Palestinese (su prenotazione)
Sarà presente Zaidan Mohammed, Direttore del Centro di
Ricerca e monitoraggio dei Diritti umani in Israele.


I luoghi:
Teatro Verdi – Via Pastrengo, 16 – Milano – Tel. 026880038
Revel Scalo d’Isola - Via Tahon de Revel 3 – Milano - Tel. 02683185
Metissage Circolo Arci – Via De Castillia (ang.Borsieri) Milano – Tel.0236554664
Ingresso per lo spettacolo teatrale “Il Pessottimista” € 15,00 – Ridotto 10,00
Ingresso per il concerto del quartetto di Ramzi Aburedwan € 15,00 Posto unico
Tutti gli incontri e le proiezioni, compresa la Giornata di reading e performance dedicate alla
giornata della terra del 30 marzo 2008, sono ad ingresso gratuito.

PER INFORMAZIONI:
Teatro Verdi: 02 6880038
Teatro del Buratto: 02 2700247
martedì, marzo 25, 2008

Falecio è lieto di invitarvi venerdì 28 marzo alle 21:30 (così dicono; ma prevedo i tre quarti d'ora accademici), al circolo Arci Scighera di Milano (accanto alla stazione Cadorna), dove il sottoscritto sarà tra i partecipanti alla sfida nel team di Chiedi Alla Carta e leggerà un suo racconto. Accorrete numerosi ed applaudite fragorosi.


Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le riviste letterarie

Oppure: come fare cultura senza vendere enciclopedie

O anche: come dimenticare Maria De Filippi e vivere felici

La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno l'onore di ricevervi ancora una volta alla loro asimmetrica tavola rotonda da dove potrete osservare il mondo delle riviste letterarie italiane, scoprire le magiche alchimie che generano nuovi talenti e le misteriose formule che danno vita a linguaggi e stili innovativi.

Qual è il trucco che sta dietro la nuova narrativa italiana?

Lo scopriremo insieme a El Aleph (Milano), L'inutile (Venezia), Chiedi alla Carta, letteratura d'azzardo (Verona). Nuovi protagonisti del panorama letterario nazionale che si sfideranno temerari in una battaglia all'ultimo incantesimo. Quattro prove per decidere quale delle riviste in gara si aggiudicherà la vittoria: progetto editoriale, narrazione, design e free-style.

A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità: Matteo B. Bianchi, Davide Musso, Christian Mascheroni.

A scandire la battaglia gli ormai indimenticabili ritmi nazionalpopolari di Dj Kortatub.

Riassunto delle puntate precedenti: sguainarorono trionfalmente le loro bacchette: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano), Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Maltesenarrazioni (Alessandria).

Ingresso libero con tessera Arci
 
 
venerdì, marzo 14, 2008
E invece ero solo senza Internet.
(a casa mia non c'è la TV. E preferisco così).
Comunque, chi cazzo è Ciarrapico?
Da quanto ne ho intuito, il problema è che Ciarrapico è fascista e si candida nel partito di Berlusconi.
E qui viene la seconda domanda: cosa cazzo c'è di strano?

postato da: falecius alle ore 00:33 | Permalink | commenti (11)
categoria:politica, informazione
sabato, marzo 01, 2008
Qualcuno per favore gli spieghi che "subito", applicato alle centrali nucleari, significa "tra dieci anni"¹. Non voglio neanche provare a pensare quale potrà essere il prezzo del petrolio, tra dieci anni.

¹Io non sono un ingegnere nucleare e non ne so granché. Ma questa cosa l'ha detta un premio Nobel per la Fisica. E' vero che il partito dello psiconano è noto per avere gravi problemi a fidarsi dei Nobel per la Fisica. Speriamo almeno che si mettano a studiare la fisica loro, perché qua si rischia che le nuove centrali nucleari italiane siano progettate da Gabriella Carlucci.
sabato, dicembre 29, 2007
Le zone lungo la linea Durand sono sempre state un problema per chiunque controllasse l'India. La principale via di collegamento tra India ed Asia Centrale si chiama passo del Khyber (credo che si pronunci all'incirca "caibèr" ma non sono sicuro) e mette in comunicazione la vallata di Kabul (in Afghanistan) con quella di Peshawar (in Pakistan). Da Peshawar si arriva all'Indo e ad una via che passa per Lahore, Delhi, Allahbad, Patna e arriva lungo la Gange fino al Bengala.
Tradizionalmente, gli invasori dell'India, ariani, iranici, turchi, mongoli, passavano di lì. Gli inglesi, soli, vennero dalle "acque nere", dal mare. E solo gli inglesi unificarono tutta l'India.*
Gli inglesi tentarono tre volte di estendere il loro potere oltre il Khyber, ma non ci riuscirono. L'Afghanistan fu il solo fallimento permanente del colonialismo europeo tra Ottocento e Novecento, per quello che ne so.
Gli inglesi crearono quindi attorno a Peshawar una provincia che doveva controllare l'accesso del passo, la provincia della Frontiera di Nordovest. La sua popolazione era a maggioranza pashtun, o pathan come si diceva più spesso allora. Le diverse tribù della zona godevano di una grande autonomia, che lo stato pakistano mantenne dopo l'indipendenza, a condizione che assicurassero la difesa. Il pericolo che sembrava nascondersi dietro il Khyber erano, in teoria, i russi. I russi non vennero mai; si fermarono sempre alla linea Durand.
Prima degli inglesi, i Mughal, quelli che voi conoscete come Moghul (ma che penso si pronunci allo stesso modo) avevano conquistato l'India del nord passando dal Khyber ed avevano controllato l'Afghanistan oltre il passo. Anzi, prima dell'India erano stati sultani di Kabul. Il confine Mughal era più avanzato della linea Durand e comprendeva quasi tutto il paese pashtun: arrivava fino ad una catena montuosa ancora più alta ed impervia, lo Hindukush, che rappresenta il cuore montagnoso dell'Afghanistan.
Il paese pashtun si estende dallo Hindukush, fino alla linea Durand sul lato afghano, ed oltre questa sul lato pakistano,  nella provincia del Nordovest,  fino ad un'altra catena montuosa più bassa che rappresenta l'altro confine storico; dopo comincia la pianura indo-gangetica, ovvero l'India propriamente detta, mentre le terre più ad ovest sono, storicamente, iraniche.
Il paese ad est della terra pashtun si chiama Panjab, che significa, in persiano**, "cinque acque", poiché è attraversato da cinque fiumi. Il Panjab adesso è diviso tra una parte più grande, pakistana, e i due Stati dell'Unione Indiana del Panjab e dello Haryana, a maggioranza rispettivamente sikh ed hindu. Il Panjab pakistano è la più grande, popolosa ed importante delle province del Pakistan. La sua lingua si chiama Panjabi, ed è una delle lingue ufficiali "regionali" sia del Pakistan che dell'India***.

*In effetti gli stati principeschi, che costituivano quasi metà dell'estensione del paese, erano autonomi nelle questioni interne; inoltre il Nepal, che è una parte dell'India dal punto di vista storico e culturale, non fu mai assorbito del tutto.
**Probabilmente anche in qualche lingua dell'India, ma io conosco solo il persiano, e neanche tanto bene. Jaska ne sa di più.
*** Nessuno dei paesi è linguisticamente omogeneo; in ognuno, accanto ad una lingua ufficiale dello stato, sono riconosciute delle lingue ufficiali delle singole regioni.
lunedì, dicembre 10, 2007

La vicenda mi tocca da vicino, in quanto apprendista islamologo.

Colgo l'occasione per smentire certe voci bizzarre che circolano sul mio conto. Sono studente di arabo a Venezia, ma non faccio l'islamologo come lavoro, sia perché al momento non svolgo nessunissima attività retribuita, per conto di nessuno, e sia perché fare l'islamologo non è un lavoro e non esiste un albo degli islamologi certificati. Io sono uno studente (e non sono fuoricorso).

Questo è il post di Paniscus, ed accolgo con piacere la proposta di diffonderlo per smascherare un probabile cialtrone.

Ci sono alcune cose da dire. Intanto, "islamismo" in italiano può significare due cose: è un sinonimo, un po' fuori moda, di Islam, nel senso di "religione dei musulmani"; e può indicare la moderna ideologia politica e sociale che si richiama all'Islam (ma non è l'Islam, così come la Democrazia Cristiana non è il cattolicesimo) e che perlopiù è stata sviluppata negli anni Sessanta da Ruhollah Khomeyni, Abu 'Alà Mawdudi e Sayyid Qutb, con antecedenti che arrivano forse al regno del sultano ottomano Abdülhamid, alla fine dell'Ottocento. In questo caso si parla di islamismo politico, Islam politico o anche fondamentalismo islamico*. Nessuno studioso serio che non sia musulmano penserebbe di qualificarsi come "docente di islamismo".

Perché si qualificherebbe come qualcuno che insegna i principi dell'Islam politico, o al limite della religione musulmana. Come dire che uno studioso di Marx sia definito professore di comunismo.

Esistono nelle università italiane (almeno nella mia) corsi  di islamistica. Si tratta dello studio dell'Islam fatto (solitamente da non musulmani) per scopi scientifici (e non dai musulmani per scopi religiosi) ed è una branca dell'orientalistica.

Un sinomimo più chiaro di Islamistica sarebbe Islamologia. Chi studia l'Islam, in italiano, si può chiamare sia islamista che islamologo, ma il guaio è che islamista ha anche il senso di "seguace dell'Islam politico".

Io preferisco parlare di Islamologia e di islamologi, ma fate come volete.

Non è escluso che un islamologo tema e disprezzi l'oggetto dei suoi studi. Molti dei primi orientalisti studiavano l'Islam (o altre civilità orientali) per aiutare le proprie a nazioni a stabilire e perpetuare la dominazione coloniale su quei territori. Perfino il grande Massignon, che non odiava né temeva l'Islam, collaborò con le autorità coloniali francesi. Del resto, un microbiologo difficilmente ama i microbi patogeni che studia, anzi in genere li studia per trovare un modo di combatterli.

Tuttavia, faccio fatica a credere che un islamologo serio** possa fondare il suo giudizio sull'Islam sulle ultime opere di Oriana Fallaci, per il banale motivo che queste opere, dal punto di vista della conoscenza sull'Islam, sono vuoto pneumatico intellettuale, confezionato in uno stile letterario accattivante.

Tanto per essere chiaro, penso che lo stile della Fallaci sia l'equivalente in letteratura di un concerto dei Korn ascoltato tra due casse amplificatrici da sessanta megawatt messe a distanza ravvicinata, e a me i Korn non piacciono. Però è uno stile che sa usare fottutamente bene, e ammetto che possa piacere. Non a me, però.

Ora, questo Silvio Calzolari è indubbiamente un orientalista, dato che pare abbia pubblicato qualcosa riguardo al Giappone. E non escludo affatto che nel tempo libero si legga Bausani o (glielo auguro) Abu Zayd, e si faccia una cultura sull'Islam.

Però vi devo svelare una cosa: il Giappone non è un paese musulmano, non ha nessuna storia significativa di presenza musulmana (qualche musulmano vive anche lì, beninteso, ma poca cosa) e averlo studiato non fa di un ammiratore di Oriana Fallaci un islamologo. Ne fa un nipponista. Non so cosa diamine debba fare uno per diventare docente di "islamismo", ma so che per diventare docente, o studioso, di islamistica, occorre studiare l'Islam.

E dopo averlo fatto, si avrà certamente il diritto di mantenere qualsiasi irrazionale pregiudizio idiota nei confronti dei musulmani (contro la stupidità neanche gli dei possono nulla; credo fosse Schiller) ma difficilmente si resterà ammiratori di Oriana Fallaci, competente come scrittrice ma non certo come islamologa.

* Di fatto non tutto l'Islamismo politico è fondamentalista, ma nell'uso corrente le due espressioni tendono a coincidere. Esistono pensatori e dottrine "islamiste" che non si rifanno ai tre pensatori citati, ma rivendicano comunque un ruolo dell'Islam nello spazio politico pubblico.

** E' probabile che se Calzolari fosse un vero islamologo di un qualche spessore, ne avrei sentito parlare. Non pretendo di conoscere tutti gli studiosi del mio campo attivi in Italia, ma insomma, una citazione, un articoletto, una chiacchera di facoltà... quelli importanti credo di averli almeno sentiti nominare tutti, in sei anni.

venerdì, novembre 16, 2007