martedì, giugno 24, 2008
Ma ci fosse UN, e dico UN annuncio di lavoro in cui si spiega che cosa ci si aspetta che uno faccia. 
Voglio dire "cerco persona che sappia usare il computer". "Cerchiamo collaboratore ambizioso e motivato, possibilità di carriera".
Io invierei più volentieri il curriculum, se sapessi per che cosa lo spedisco.
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categoria:cazzate, il senso della vita, campalto, essere studente oggi
venerdì, maggio 30, 2008
25
Adesso si comincia ad invecchiare, suppongo.
Un quarto di secolo. Ma non è che mi senta diverso, proprio no.
domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".

Mi vergogno di essere italiano.

venerdì, aprile 04, 2008
Riporto e rispondo:

Ciao Marco.
Sto riflettendo su questo tuo da un po' di giorni.
I compromessi, l'intransigenza. Sono entrambi termini che hanno una connotazione positiva ed una negativa.
Ho sempre pensato cha la capacità di raggiungere compromessi fosse un plus. La capacità di MEDIAZIONE.
Certo invece suona malissimo la frase "scendere a compromessi". Ma forse suona così male perché siamo un po' tutti carichi di amor proprio e lo scendere ci fa tristezza.
L'intransigenza ha una connotazione estremamente positiva quando la pensi come coerenza. Viceversa ha una connotazione estremamente negativa quando la leggi come chiusura mentale.
Io ti devo dire che se mi metto a pensare alle manifestazioni a cui può portare l'intransigenza (penso che la Chiesa Cattolica sia molto coerente, non necessariamente condivisibile, quando propone di vivere l'atto sessuale come donazione e non come soddisfazione dei propri impulsi e quindi non concepisca l'uso di anticoncezionali, perché ti doni all'altro e all'eventuale figlio che concepisci, ecc.., ma che le manifestazioni di questa intransigenza di morale siano immorali e per me dire che l'aborto deve essere messo fuori legge è immorale), preferisco di gran lunga il compromesso.
Vorrei che tu tornassi sull'argomento con un nuovo post, perché secondo me tu hai un'impostazione etica personale intransigente, ma grazie al cielo, riesci sempre a mediare nel confronto con gli altri tra quelle che sono le tue istanze e le necessità degli altri e dei contesti. Mi sembra che in questo post, questa tua dote che fa di te una persona da 10 e lode appaia distorta.
Un bacio,

La persona che mi scrive questo ha ragione. Generalmente parlando credo l'intransigenza ideologica sia pericolosa - cominciai a capirlo quando, in Vietnam, sentii parlare di quello che era successo alla vicina Cambogia sotto i Khmer Rossi.
Nel post in questione intendevo chiarire che per me e rispetto ad una scelta politica personale quale è il voto, applico l'intransigenza rispetto a quello che considero un principio morale imprescindibile: il rifiuto della guerra d'aggressione, e più in generale, dell'oppressione.
Nella vita quotidiana, penso di poter essere definito il più delle volte una persona pacata e sono convinto dell'opportunità della mediazione e dialogo in quasi tutte le situazioni. In generale, il compromesso tra posizioni diverse è auspicabile; si tratta in effetti del principio fondante di qualsiasi democrazia, l'idea che tra i miei interessi ed i tuoi si possa arrivare (parliamo di persone libere ed uguali) ad una ragionevole mediazione, che soddisfi almeno parzialmente entrambi, evitando il danno maggiore che deriverebbe da un conflitto.
Esiste una sola categoria di persone con cui non sono disposto, o capace, di dialogare, e cioè chi opprime deliberatamente gli altri.
Esistono cioè, dei presupposti morali di base sui quali, personalmente, non sono disposto a mediare: l'imperialismo è moralmente sbagliato, full stop.
Questo non significa che, individualmente, un antimperialista abbia una qualche superiorità morale su altre persone.
La scelta politica di considerare l'imperialismo la questione politica principale e dirimente, sulla quale non si transige, è appunto una scelta politica, e può anche avvenire in base a considerazioni diverse dalle mie; non è detto che chi assume una posizione antimperialista lo faccia in base ad un imperativo categorico kantiano come il sottoscritto.
In effetti, so per esperienza che alcune persone che si dichiarano antimperialiste hanno comportamenti che io trovo moralmente intollerabili; mentre persone politicamente lontanissime da me, e che accettano sistemi e politiche oppressive nelle loro scelte elettorali, sono invece integerrime ed eccellenti nella vita e nei comportamenti individuali.
Un minimo di coerenza, io personalmente, lo esigo, per poter definire qualcuno -politicamente- "compagno".
Questo è uno dei motivi per cui trovo inaccettabile  il voto al Partito Democratico.
Cambiare idea è un sacrosanto diritto, e anche io ho cambiato idea su molte cose. Negare di aver cambiato idea, fingere coerenza, è un imbroglio. In questo tipo di imbroglio, Walter "non sono mai stato comunista" Veltroni appare un maestro.
Lo stesso tipo di considerazioni elementari mi impedisce di votare per la Sinistra Arcobaleno. Puoi essere a favore della guerra, e, coerentemente, votare per la guerra in parlamento. Puoi essere contro la guerra, e, allora, NON voti la guerra. Puoi essere "un po'" contro la guerra, cioè essere contro ma ritenere la cosa meno importante di altro (ad esempio di una poltrona da ministro, o, che so, del conflitto di interessi), allora però LO DICI CHIARO E TONDO, e non manifesti in piazza contro cose che HAI VOTATO IN AULA. Dimmi che sì, hai un programma di sinistra avanzatissimo MA non lo applicherai perché scendi a compromessi con l'imperialismo, il capitalismo, e perfino i decreti razzisti di Firenze, pur di impedire un nuovo governo Berlusconi.
Perché, vedi, Fausto, se mi dici così, io trovo una coerenza: "siamo pieni di nobili ideali, però battere Berlusconi è più importante quindi ci alleiamo anche con Nonna Papera e Topo Gigio e ingoiamo il programma politico di Metternich". E allora, SE penso che battere Berlusconi possa essere più importante che opporsi all'imperialismo, ti voto, altrimenti voto qualcuno che mi rappresenta di più su quel punto, tipo Alternativa Comunista.





martedì, aprile 01, 2008
La mia vita sentimentale va, nei limiti del possibile (chi mi conosce sa quanto la situazione sia difficile) bene. Almeno, meglio di quanto sia mai andata prima.
Comunque non posso parlarne pubblicamente, quindi basta.

Tra ieri ed oggi ho fatto un paio di cazzate. Di quelle che si fanno per distrazione, stupidità e stanchezza. Tipo, dovevo lavare i piatti e mi sono messo a fare un'altra cosa, e poi me ne sono dimenticato, e stamattina mi sono alzato tardi e ho trovato che qualcuno li aveva già lavati al posto mio e adesso quindi mi sento in colpa, il che è una cazzata perché si tratta comunque di una cosa stupida, però, uffa, forse dovrei gestire la mia vita con più criterio (tipo, andare a dormire ad ore decenti, svegliarmi la mattina presto, fare le cose che devo fare, giocare meno ad Age of Empire).
Sto studiando, per ragioni che è troppo complicato spiegare, la letteratura thailandese. Devo ammettere che è molto interessante.

Milano: questo week-end ero a Milano.
Abbiamo letto pezzi di ABCdiario, il libro che dovete comprare almeno una volta nella vita perché l'ho scritto anch'io, e bè, complimenti, applausi, insomma, è andata bene.
Poi la presentazione di "Cento Anni di Cultura Palestinese" di Isabella Camera d'Afflitto, una delle migliori studiose di letteratura araba viventi in Italia. Presentato dall'autrice, da Wasim Dahmash e da Paolo Branca, come dire, tre dei migliori arabisti d'Italia a parlare nella stessa stanza, bello, sì, davvero, proprio bello.
E infine a cena da Saida. Una gran donna, Saida, devo dire. Vabbé, lo sapevo già. Ma che risate!
Poi sono tornato a casa. Stanchissimo, ma contento, solo che poi faccio le cazzate come quella dei piatti e allora, anche se è una bella giornata, mi secca un po', perché giustamente i coinquilini avranno da ridire, e insomma, io in casa sono il più casinista e il più distratto, e insomma.

Tutto questo pippone si proponeva di introdurre alcune considerazioni elettorali, il problema è ha preso vita autonoma e nel frattempo ho dimenticato le mie considerazioni sui vari votometri e politometri che quindi scriverò un'altra volta, e vi beccate un post para-intimista.


mercoledì, marzo 26, 2008
Ricevo e volentieri diffondo. Sarò sicuramente all'incontro di sabato 29:

26-30 MARZO SETTIMANA CULTURA PALESTINESE

 Ø§Ù„حقيقة والذاكرة realtà e memoria
                  Settimana della Cultura Palestinese

Dal 26 al 30 marzo 2008 al Teatro Verdi e allo spazio Revel Scalo d’Isola

Promossa da Arci Milano e Teatro Verdi
con il Contributo della Provincia di Milano
Assessora alla Pace, Cooperazione Internazionale, Politiche giovanili
Assessora alla Cultura, Culture ed Integrazione
Assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica
In collaborazione con: Comunità Palestinese di Lombardia,
Vento di Terra Onlus, Action for Peace Milano


الحقيقة والذاكرة Realtà e memoria, è una manifestazione che Arci Milano e Teatro Verdi intendono
proporre alla Città di Milano attraverso la realizzazione di una serie di incontri di approfondimento
dedicati alla cultura palestinese.
Questa prima edizione sarà dedicata al teatro, alla letteratura, alla musica e al cinema.
Protagonisti sono l’attore Mohammad Bakri, lo scrittore Ibrahim Nasrallah, la regista e scrittrice Liana
Badr, il musicista Ramzi Aburedwan, lo storico Wasim Dahmash ed altre personalità palestinesi.
La questione palestinese è abitualmente affrontata e mostrata attraverso canoni politici e mediatici che
non restituiscono sufficiente conoscenza ed approfondimento della specificità della cultura.
Il progetto prevede una restituzione alla cultura ed alla società civile delle prerogative che appaiono
sempre più marginali ed inespressive: le forme dell’arte, attraverso la parola, la scrittura, la musica, il
cinema quale modalità e possibilità di dialogo e di conoscenza.
Vi è, oggi, un’estrema difficoltà nel poter mostrare, al pubblico, un percorso culturale autentico che
consenta una conoscenza non superficiale della complessa cultura palestinese. Le ragioni sono
conosciute: un devastante stato di perdurante occupazione militare limita la possibilità espressiva,
obbliga alla frammentazione, ne altera l’esistenza. La cultura diventa allora lo strumento fondamentale
per combattere contro la cancellazione della memoria e la negazione di un futuro: la più efficace forma
di difesa contro l’annientamento della propria identità nazionale.
La proposta intende essere un contributo alla conoscenza di un popolo, mostrare le radici di una cultura
per molti aspetti poco conosciuta ma non estranea storicamente alla grande matrice mediterranea,
consentire una riflessione, riportarne alla luce una quotidianità esemplare.


PROGRAMMA

Mercoledì 26 marzo - Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Inaugurazione mostra fotografica “Fotografare l’Esilio.
20 giovani palestinesi guardano sé stessi e il Libano”.
Dai laboratori degli “Annual courses of Video and Digital
Photography” nel campo profughi di Mar Elias a Beirut.
Progetto a cura di Stefano Chiarini, Patrizio Esposito in collaborazione
con l’ong Beit Atfal Asoomud.
Allestimento a cura di Sabina Berra e Bruna Orlandi..
“Gli Occhi della Palestina”.
Proiezione - video non stop di Opere d’arte di artisti palestinesi
curata da “Vento di Terra”

Mercoledì 26 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi.
Giovedì 27 marzo – Accademia della Pace presso il Teatro Verdi
Ore 10.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi ed incontro con
l’artista.

Giovedì 27 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Proiezione film: “Haifa” di Rashid Masharawi, con Mohammad
Bakri, Palestina 1995- Durata 75’ – Sottotitoli in italiano
A seguire thè e dolci della Palestina.
Proiezione film: “Since you left” intervista con Emil Habibi a cura
di Mohammad Bakri, 2005 - Durata 60’ - Sottotitoli in italiano
Mohammad Bakri sarà presente ed introdurrà le
proiezioni.
A seguire thè e dolci della Palestina.

Giovedì 27 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Replica dello spettacolo teatrale

Venerdì 28 marzo – Accademia della Pace
Ore 10.00 “Muri, lacrime e Za’ Tar”
Storie di vita e voci dalla Palestina
Presentazione del libro di Gianluca Solera
edito da Nuova Dimensione
Incontro con l’autore e letture di Saida Puppoli

Venerdì 28 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Incontro con Liana Badr, regista e scrittrice.
A seguire Proiezione de L’Uccello verde, dalla serie Memoria
Fertile, Palestina 2002 – Durata 42’
The gates are open. Sometimes!.
Palestina 2006 – Durata 55’
A seguire thè e dolci della Palestina.

Venerdì 28 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “Letteratura ed arte come resistenza”
Incontro con Liana Badrscrittrice e regista Ibrahim
Nasrallahpoeta e romanziere.
Coordina Isabella Camera D’Afflitto

Sabato 29 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese”,
edito da Carocci Editore, con l’autrice Isabella Camera D’Afflitto
Paolo BrancaProfessore di Arabo presso l’Università Cattolica di
Milano ed esperto del mondo musulmano. Coordina Wasim
Dahmash.
Ore 19.30 Omaggio a Buthina Canaan Khoury - Proiezioni
Maria’s grotto, Palestina 2005 – Durata 65’
Women in struggle, Palestina 2004 – Durata 56’
Sottotitoli in italiano

Sabato 29 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 Ramzi Aburedwan Quartett, concerto con Ramzi Aburedwan,
bouzouq, viola, Alessio Allegrini, corno francese, Ziad Benyousssef,
oud, Tareq Rantissi, percussioni.
Il concerto promuove il progetto della Fondazione Al
Kamandjati che si occupa della creazione e della gestione di
scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi
profughi.

Domenica 30 marzo – Teatro Verdi
Ore Ø§Ù„حقيقة والذاآرة“ 16.30 – Realtà e memoria”
Performance letteraria e teatrale dedicata alla Giornata
della terra.
Reading e testimonianze con Liana Badr, regista e scrittrice,
Ibrahim Nasrallahpoeta e romanziere.
Testi tratti dalle opere delle più importanti autrici/autori
palestinesi.
Coordina Wasim Dahmash.
Al termine spettacolo teatrale “Uomini sotto il sole”
dal romanzo di Ghassan Kanafani con Benedetta Laurà e
Rapsodia Trio.
Ore 20.30 Cena Palestinese (su prenotazione)
Sarà presente Zaidan Mohammed, Direttore del Centro di
Ricerca e monitoraggio dei Diritti umani in Israele.


I luoghi:
Teatro Verdi – Via Pastrengo, 16 – Milano – Tel. 026880038
Revel Scalo d’Isola - Via Tahon de Revel 3 – Milano - Tel. 02683185
Metissage Circolo Arci – Via De Castillia (ang.Borsieri) Milano – Tel.0236554664
Ingresso per lo spettacolo teatrale “Il Pessottimista” € 15,00 – Ridotto 10,00
Ingresso per il concerto del quartetto di Ramzi Aburedwan € 15,00 Posto unico
Tutti gli incontri e le proiezioni, compresa la Giornata di reading e performance dedicate alla
giornata della terra del 30 marzo 2008, sono ad ingresso gratuito.

PER INFORMAZIONI:
Teatro Verdi: 02 6880038
Teatro del Buratto: 02 2700247
mercoledì, febbraio 13, 2008
Sto scrivendo cose dotte e profonde. Nella tesi.
Quindi prossimamente questo diventerà un blog stupido.
Ma solo per un po', poi tornerò a fare il rompiballe serioso ed intellettualoide.

E si tenga
sempre presente  che questo mutamento non mi impedisce di rappresentare un pericolo per tua sorella.
sabato, gennaio 12, 2008
La realtà svanisce come una manciata di pixel tra le dita.
Coriandoli colorati che cadono a terra, fuori stagione.
Piove.
Esistono due tipi di pioggia, la pioggia dolce e la pioggia del cazzo.
Qui, in questa palude travestita da cittadina, la pioggia è sempre pioggia del cazzo.
Sbiadisce le cose, sbiadisce gli animi, trascina via in ruscelletti l'energia ed il coraggio.

Faccio cose che non capisco, confondo il gigante col mulino a vento, e finisco nel gregge di pecore.
Fisso la pagina bianca della tesi da scrivere. Sconforto.

Fisso l'agenda nuova che mi hanno regalato... Stanchezza.

Mi guardo attorno e vedo le scenografie di un palcoscenico. Lo spettacolo del mondo è finito, le stanno smontando.

Scrivo email inutili, concludo senza saper bene cosa ho detto.

Poi leggi queste cose qua e capisci che hanno ragione, che l'Apocalisse è vicina e saranno loro stessi a scatenarla. Ne hanno la forza ed i mezzi. 666.

Tutto questo per dire, che, no, in realtà, non ho nessuna voglia di pulire il bagno.



sabato, gennaio 12, 2008
Sto diventando paranoico. Ma tanto.
Ho il sospetto che la blogosfera cospiri assieme alle mie spalle.
Tutta. Contro di me.
Si è messa d'accordo con gli Ebrei, i Comunisti, i Gesuiti, i Massoni, al-Qa'ida, la Trilaterale, Goldman Sachs, gli Illuminati di Baviera e Tua Sorella.

Il perché non lo so, ma conto di scoprirlo.

Vi farò sapere.

Da un blog.
domenica, dicembre 16, 2007

Il Capitale ha bisogno dello Stato. E non di un qualsiasi Stato, ma di uno Stato-macchina del tipo europeo moderno. Per una serie di fenomeni storici complessi, questo tipo di Stato è diventato anche uno Stato nazionale.

Anche in passato l'economia era strettamente legata alla politica. Oltre lo stadio elementare del piccolo baratto, lo scambio e l'accumulazione necessitavano di strutture politiche spersonalizzate su larga scala. Pensate all'organizzazione che poteva essere necessaria, quasi cinquemila anni fa, per portare le pietre dure estratte in Afghanistan fino alle città sumere in Iraq.

Questo commercio era amministrato, con dotazioni fornite dal palazzo reale e dal tempio cittadini, tramite mercanti che dipendevano da essi. Una volta arrivati a destinazione (di solito un luogo di intermediazione, e non il lontanissimo centro di produzione della materia prima) è probabile che lo scambio in sé avvenisse sotto forme ideologiche dello scambio di doni.

Dal punto di vista sumero, i "Barbari" fornivano le materie prime al centro del mondo, per glorificare i loro dei. lapislazzuli, stagno, cedri del Libano, servivano alla costruzione dei loro templi. Gli scambi erano resi possibili dall'accumulazione di risorse locali attuata dai grandi sistemi redistributivi controllati da templi e gestiti dal palazzo. I sistemi redistributivi e di accumulazione dell'età del Bronzo rubavano ai poveri per dare ai ricchi, e si imperniavano in una inscidibile unità di religione, economia e politica. Erano sistemi generalmente impersonali, almeno nella sostanza, rispetto ai quali le solidarietà familiari allargate da un lato si corrodevano (la cosa è testimoniata in modo eccellente dai contratti e dai testi giuridici riguardo l'eredità, e ne resta una traccia perfino nel Quarto Comandamento: era necessario dire "onora il padre e la madre" in un'epoca in cui questo non era più scontato) e dell'altro potevano fornire, se non una resistenza, quantomeno una viscosità rispetto al sistema.

I conflitti tra le città cananee e filistee ed i primi Israeliti, che si trovano nei libri di Giosuè e dei Giudici, spogliati dei loro elementi tardi e leggendari, raccontano anche la storia di un conflitto tra due poli d'aggregazione, i Palazzi reali cittadini e le tribù basata sulla solidarietà di clan epressa nel codice delle relazioni genealogiche (che potevano essere all'occorrenza riformulate, come accade a anche oggi tra i beduini, in funzione di rivalità ed alleanze).

sabato, dicembre 15, 2007

Nell Bibbia, Moloch era un Dio cananeo al quale si offrivano immondi sacrifici di bambini. I Cananei, per come li conosce (se mai li conosce) l'Occidentale Medio erano un popolo della Palestina nemico degli Ebrei che fu da loro sconfitto. In realtà i Cananei erano semplicemente gli abitanti della Siria, del Libano e della Palestina che parlavano cananaico, tra cui gli Ebrei ed i Fenici. La lingua punica e la lingua ebraica sono in origine solo due dialetti del cananaico.

Ho già parlato tempo fa delle vicissitudini di questi popoli. Non è importante tornarci adesso.

Moloch è quasi sicuramente una lettura alternativa o un derivato della parola cananaica molek,  strettamente connessa con melek, (melekh nella pronuncia ebraica attuale), corrispondente all'aramaico melk e all'arabo malik, e che significa "re" e viene dalla radice MLK, attestata fin dalle tavolette di Ebla, in Siria, verso il 2300 a.C., radice che ha il senso di "governare"  ma anche quello di "possedere".  Il Dio cittadino di Tiro, città fenicia, si chiamava Melqart, contrazione di Melek-Qart, "Re (o signore) della città" ed era identificato con Baal, mentre la divinità tribale e nazionale degli Ammoniti della Giordania si chimava Milkom.

A Moloch, sembra, erano sacrificati bambini in santuari detti tophet, in Canaan e a Cartagine. La questione è discussa. L'usanza fenicio-punica sembra essere stato un rito a Baal (divinità spesso associata al toro o al vitello, come l'Api egiziano ed il Vitello d'Oro dell'Esodo) detto molk, ma non è chiaro se si trattasse di un sacrifici