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lunedì, giugno 02, 2008
Ricordo a tutti che Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, è ancora in un carcere marocchino, pur essendo del tutto innocente.
Non dimentichiamolo.

venerdì, maggio 30, 2008
Io da Treviso cerca di mantenere la maggior distanza che i 25 km che me ne separano consentono. Sapevo che la giunta comunale di Treviso aveva idee ai confini della democrazia (i confini che la separano dal fascismo, e che a volte si confondono nella nebbia padana, pare).
Ma si può essere più idioti di così?
Il manifesto in dialetto con la scritta "anca" in arabo (più piccola, per carità, sia mai che) sarebbe dadaismo, se non fosse tragica, demenziale, bigotteria razzista.
Tra parentesi. Non so come vadano le cose a Treviso, ma qua, a non fare il biglietto, sono soprattutto gli italioti.
postato da: falecius alle ore 13:46 |
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giovedì, maggio 29, 2008
A me, e forse anche a voi, "nomadi" evoca le steppe sconfinate d'Eurasia attraversate da torme di cavalieri vestiti di pelli, con le code di cavallo mozzate che garriscono al vento a mo' di gonfaloni, e una piramide di teschi umani alle spalle.
Insomma, un'orda mongola da cartolina.
Oppure gli Unni, se preferite. O i terribili Saracini che una Sara gelosa condanna a vivere errando nel deserto¹.
Tutte cose storicamente un po' inquietanti.
E invece oggi ci si trova a sentir parlare di "nomadi" in relazione a gente che vive in Italia da un sacco di tempo (sei secoli, per le comunità zingare più antiche) e di cui solo una piccola parte ha conservato il nomadismo, specializzandosi in attività quali giostre e fiere itineranti, e quindi assolvendo una specifica funzione sociale, per quanto bassa.
Certo, poi molti zingari che si trovano in Italia sono immigrati dall'Est Europa. C'erano molti zingari in Romania, Bulgaria, Jugoslavia. Erano stanziali da secoli, o meglio, non avevano il nomadismo come stile di vita, tipo pastori della steppa mongola. Spesso facevano i braccianti stagionali, il che vuol dire, sì, che si spostavano. Ai vecchi tempi, erano alle dipendenze dei signori locali, e nell'Impero Ottomano godevano di uno status particolare.
Vivevano in simbiosi con le comunità locali, in una situazione generale di frammistione etnica e religiosa che la sciagurata idea degli Stati Nazionali (di cui, nei Balcani, si aveva bisogno come di biciclette in fondo all'oceano) oggi ha quasi del tutto cancellato. La loro identità era nel complesso abbastanza ben distinta, e non si può dire che fossero amati dal resto della popolazione. Non erano abbastanza cristiani, ma nemmeno abbastanza musulmani², e comunque per sopravvivere tendevano alla collusione con i signori, vivendo a volte della loro paga in cambio di servizi diversi (molti erano musicisti, come potrebbe confermarvi Brahms, che ottenne per due soldi dei loro spartiti e poi li ripropose come suoi). Il che voleva dire che lo zingaro viveva della decima pagata dal contadino "regolare" mezzadro o più spesso servo della gleba, membro comunque di una etnia "nazionale" legata al suolo.
Appena in Europa si cominciò a farneticare di "sangue e suolo", ad essere furono i gruppi che non ce l'avevano, il suolo, e non importa che i persecutori fossero piccoli borghesi frustrati il cui legame con la terra era certamente minore di quello di un allevatore di cavalli zingaro.
Gli zingari, dicevamo, non erano propriamente adorati dal resto della popolazione europea. Inoltre in molte zone (ad esempio in gran parte dell'attuale Romania) avevano uno status semi-schiavile. Succedeva che a volte gli venissero sottratti i figli come paggi (in Spagna fu uan specie di moda in certi periodi) o come figli per coppie che non potevano averne (il mercato delle adozioni illegali, come vedete, è più antico di quanto si creda).
Forse qualche famiglia di zingari avrà tentato di riprenderseli, quei propri bambini. Forse è così che è nata la leggenda dei rapimenti, o forse, senza tanti evemerismi, è solo un'infame calunnia.
Sta di fatto che non esiste un solo caso provato di rapimento, da parte di Rom, di un bambino non-Rom.
Stampatevelo bene in mente. Diffondete questo concetto. Scrivete lettere incazzate ai quotidiani che danno queste notizie.
Ripetere, ripetere, ripetere.
Diffondiamo memi positivi.
¹ Secondo un'etimologia errata ma diffusa nel Medioevo "Saraceni" voleva dire "lontani da Sara". Il riferimento è alla discendenza degli Arabi da Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar; Sara, moglie legittima di Abramo, ingelosita scacciò Agar ed il bambino. Secondo la tradizione araba la fonte di Zamzam alla Mecca fu fatta scaturire miracolosamente per dissetare i due nel deserto.
In realtà, è probabile che "Saraceno" o "Saracino" vengano da Sariq, il nome di una tribù araba preislamica della zona del Sinai. ² Ho sentito parlare di zingari convertiti all'ebraismo, ma non ne so molto.
postato da: falecius alle ore 10:48 |
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giovedì, maggio 29, 2008
Avrei voluto scriverlo io, un pezzo così, ma lui l'ha fatto meglio.
Non è andata esattamente così, in Palestina, sia chiaro.
Però certi paralleli è difficile non farseli tornare in mente.
lunedì, maggio 19, 2008
Scrive "Repubblica", che per quanto alle volte sia discutibile, non è sicuramente un ciclostilato della sinistra estrema ed extraparlamentare:
"Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e Napoli. E lancerà contro l'Italia un grave atto di accusa: violazione dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce, razzie notturne della polizia."
Un tot di righe senza neanche accennare al soggetto. That's giornalismo, baby.
Comunque, se in Italia la polizia compie "razzie notturne" dovremmo esserne informati. In modo ufficiale. Quale legge di questo paese consente ai poliziotti di compiere "razzie"? Credo da qualche secolo la "razzia poliziesca" sia caduta in desuetudine. Ritengo utile sapere che invece è tornata di moda, tanto per prepararsi all'anno prossimo. Per l'autunno-inverno 2009 il colore più trendy sarà il nero, specie per le camicie, ma anche il bruno.
Inoltre saranno rivalutate come fashion alcune forme vintage; ad esempio, l'autodafé, l'Inquisizione Spagnola, il pogrom, il linciaggio dei negri, il Ku Klux Klan, i ghetti con sbarramento serale delle porte. L'innovativo programma politico del nuovo Governo prevede di reintrodurre usanze conformi ai Valori dell'Occidente per depurare il diritto da perniciose influenze atee e/o islamonazicomuniste: di conseguenza si attingerà alle tradizioni dei popoli europei, che è necessario difendere. Ad esempio, ripristinare la pena di morte per la stregoneria, l'adulterio, la fornicazione indebita, la sodomia. Vecchi usi dei popoli europei, minacciati di scomparsa dall'invasione afro-romena, vanno tutelati: tra questi, la cintura di castità, la vergine di Norimberga, la servitù della gleba, la crocifissione, il rogo delle eretiche e la parata dei fasci littorii.
Vittoria Mohacsi,
Ecco il soggetto, finalmente.
l'eurodeputato rom di origine ungherese
Scusa, ma cosa minchia sarebbe un(a) "rom di origine ungherese"? Semmai il contrario, visto che la signora Mohacsi è stata eletta deputata in Ungheria. Non è "di origine ungherese". E' proprio ungherese-ungherese. Ha perfino un passaporto ungherese, credo. Da quanto ne ho capito, nella barbara ed asiatica Ungheria concedono passaporti perfino ai cittadini Rom.
Semmai, la signora sarà una "ungherese di origine Rom" (provate a dire di un südtiroler che è "tedesco di origini italiane" e capirete cosa intendo).
è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo partito (Eldr)
Sarebbe utile sapere che non è esattamente l'equivalente ungherese di Sinistra Critica. Eh, sì, accade che in questo posto strano che si chiama Europa, dei partiti di destra liberale si preoccupano di quello che accade ai Rom. Ah, certo, da quelli parti sanno cosa significa "liberale".
per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di deportazioni e di rimpatri di massa.
Rimpatri? Dove cazzo è la "patria" dei Rom?
Ospite del Partito Radicale sabato ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900, circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l'intolleranza verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi appiccati nel campo di Ponticelli.
Esattamente, cosa vuol dire? E poi, ci spieghi che centrano i Radicali? Mica perché, io sapevo che i Radicali erano confluiti nel PD, il partito che fa cose come questa.
"E' tutto bruciato, le persone sono state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante" dice l'europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede di Torre Argentina.
Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances
Si scrive doléances.Impara il francese, oppure non usarlo, che in italiano esiste la parola "protesta". A proposito, cosa sono i disegni "cachemire", e comunque, cosa stracazzo ce ne fotte?
si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e denuncerà la "totale assenza" in Italia di una politica per l'immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno rappresentato all'europarlamentare europea.
Uhm. Da quando in qua si "rappresenta" una denuncia? Non credo che i Rom facessero spettacoli teatrali in materia.
Purtroppo, ha spiegato l'eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli,
Qualche riga fa era di "origini ungheresi". Cerchiamo di capire. Anche cosa c'entrino i suoi figli.
"ho avuto molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom in Italia" un fatto grave di per sè (sic) perchè dimostra che c'è scarsa conoscenza del fenomeno.
Già. Non sanno nemmeno definire te, onorevole Mohacsi.
Le informazioni più certe sono state fornite dall'Opera nomadi: "In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie
Ok, io lo capisco. Ma facciamo finta che io sia un italiano medio. Probabilmente penso che i Rom siano un'etnia. L'onorevole, abituata alla civile Ungheria, forse non ritiene necessario chiarire. Ma la giornalista italiana dovrebbe.
di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri centoventimila la maggioranza sono semillegali.
Cosa vuol dire "semillegale" ? Di solito le cose sono legali o illegali. Almeno in uno stato di diritto. Si sta dicendo che l'Italia non è uno Stato di diritto. Vero, ma non può passare così in sordina.
Soprattutto non esistono dati su quale era la situazione prima dell'ingresso nella Ue di Romania e Bulgaria" i paesi dove vive la maggior concentrazione rom. Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un identikit della comunità.
Fatico a capire, ma complimentoni al governo italiano, se le cose stanno così.
L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza. "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione,
Ce l'ha. Dal 1938.
non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.
Questo non è vero. L'Italia ha tante politiche quante sono le minoranze etniche, più una per ogni singolo ghetto della minoranza Rom/Sinti.
Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".
Però azzardo che qui c'è anche un po' di responsabilità degli interessati, scusa Vittoria.
Secondo Mohacsi la politica dell'Italia con gli stranieri è "assurda": "Non si base su legami geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in base allo ius soli ma in base allo ius sanguinis ndr);
Se fai una nota esplicativa in latino, molti non capiranno.
molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più".
Non tutti. Le amministrazioni italiane hanno qualche problema a gestire concetti come "Senegal", figurati quei posti negri ed impronunciabili ad est dell'Adriatico. Non bisogna sottovalutare il valore euristico di "Jugoslavia", che gli italiani applicano a tutto ciò che si frappone tra loro e la recentemente scoperta Romania.
Adesso la politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma "la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei
Capita, quando firmi dei trattati. Qualcuno lo dica a Bossi, però.
che sarebbero trasbordati da un posto all'altro. Fare quello che vuol fare l'Italia significa solo spostare il problema".
Perché? Se sono cittadini europei, possono venire in Italia quando vogliono.
L'Italia "non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l'istruzione, la casa, l'assistenza sociale e sanitaria".
Scusa, Vittoria. Se sono cittadini europei, non sono immigrati. La faccenda è più grave. Oppure ti hanno tradotto male, il che è probabile.
Questo stasera Mohacsi dirà a Strasburgo.
I campi sono in condizioni "orribili" , le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai topi, senza acqua corrente e senza luce. "Non ci sono servizi di alcuno tipo nelle vicinanze - racconta l'europarlamentare - . A Castel Romano su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha detto che si sente come se fosse ad Auschwitz...". Una citazione che non deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi 500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione razziale.
"Furono uccisi". Errore. I colpevoli sono noti. "I nazisti ed i loro alleati hanno ucciso". Non erano vittime "del reich" (Reich, comunque). Erano vittime "del nazismo, e dei suoi collaboratori (inclusi i fascisti italiani"). Una cosa più ampia del "reich" che includeva Germania, Austria, Cechia, e Polonia, circa.
Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama Porrajmos, significa "divoramento" e indica la persecuzione.
No tesoro. Non esiste una "lingua gitana". Esistono "le" lingue "gitane" o meglio "romané". Ma nella lingua italiana, la frase che hai scritto non ha nessun soggetto identificabile. In un giornale nazionale, non lo accetto. Comunque, il "divoramento" non indica la "persecuzione". Indica lo sterminio. Non è uguale.
Nel suo viaggio nei campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. "Al campo Casilino 900 - dice - mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla, semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha precedenti e non è ricercato".
In effetti, ciò risponde al concetto di "razzia". L'ultima frase è superflua. Un trattamento del genere viola i diritti umani a prescindere dalle assicurazioni (non imparziali, del resto). Se anche uno fosse colpevole, non potrebbe essere trattato in questo modo, e non lo sarebbe, se non fosse Rom.
Nella lingua latina si chiama "habeas corpus", significa "abbi il tuo corpo" e indica un diritto umano elementare.
E' un altro punto agghiacciante del resoconto che l'eurodeputata farà a Strasburgo. "A Napoli la situazione è ancora peggiore. L'avvocato dell'Opera nomadi mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta.
Ecco. Questa è la cazzo di notizia. Non solo è falso che gli zingari rapiscano i bambini (italiani, immagino), ma è vero il contrario. Dovevi cominciare l'articolo con questo.
Ho incontrato un nonno di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote". Se ribatti che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare, furti in casa, una vera e propria piaga,
Che cazzo c'entra coi bambini scomparsi?
la risposta di Mohacsi è: "Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere.
Esattamente quello che lo Stato italiano non sa o non vuole fare. nemmeno con chi brucia i campi, del resto.
Non far sparire i bambini".
Mohacsi presidente. Peccato che sia cittadina ungherese e non la si può votare qui.
Dopo il fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le razzie dei poliziotti "sono aumentate". "Ho chiesto - insiste Mohacsi - tramite l'avvocato dell'Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i campi e li ha incendiati".
Solo che una è un'accusa. L'incendio dei campi è un fatto, e in Italia l'azione penale sarebbe obbligatoria.
L'eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e delicata.
Qualsiasi cosa scivola se non la sai tenere. Mi riferisco all'Italia, non alla Mohacsi.
Sa che quella dei rom è "un'emergenza sociale" in tutta Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo.
Questa chiusa moralista del cazzo cosa significa? Siamo passati all'omelia? Il mio vescovo le fa meglio.
Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un paese civile.
Provare a generalizzare? Immagino di no, ma allora provare che? Intanto, provare a scrivere italiano è un obbligo per un giornalista civile. Altrimenti non capisco.
"Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l'Italia non ha mai chiesto l'accesso a questi finanziamenti?". Perchè serve un progetto.
E forse non c'è mai stato.
Togli pure il "forse". E poi prova ad indovinare il perché.
postato da: falecius alle ore 21:12 |
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domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".
Mi vergogno di essere italiano.
postato da: falecius alle ore 02:58 |
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lunedì, aprile 14, 2008
Mentre tutti noi ci preoccupiamo di quale cialtrone guiderà la propria consorteria di clienti e puttane al saccheggio di una piccola penisola nel Mediterraneo, eventi effettivamente importanti stanno avvenendo in una regione poco nota ai più.
Sto parlando dello Himalaya e delle zone circostanti, divise tra India, Pakistan, Tibet cinese, Nepal e Bhutan. Quest'area vede l'incontro di quattro grandi culture religiose: quella dei monoteismi semitici (l'Islam), quella del buddhismo centro-asiatico (nella sua forma tibetana), quella dell'India hinduista e quella delle tradizioni religiose cinesi, taoista e confuciana.
In quest'area si stanno avendo importanti cambiamenti politici. Anzitutto, si tratta di una regione strategica per i suoi... ghiacciai, che alimentano i principali fiumi dell'Asia, dall'Indo al Fiume Giallo. E che si stanno sciogliendo ad un ritmo inquietante, mentre i pendii più bassi hanno seri problemi di erosione. Già questo rende la zona interessante, perché se cose come il Mekong e la Gange riducono la portata d'acqua o cambiano regime, in Cina, India, Viet Nam e Birmania un bel po' di gente avrà dei seri problemi a mandare avanti la risaia.
Ad ogni modo, negli ultimi mesi ci sono state elezioni quasi decenti in Pakistan, disordini in Tibet con risonanza mondiale, elezioni (le prime nella storia) in quell bizzarro misto di arcaismo e modernità à la carte che è il Bhutan (l'ultima monarchia assoluta a de-assolutizzarsi, Vaticano escluso). Ed infine, elezioni in Nepal, il cui esito, per come sta emergendo in questi giorni, candida il paese Himalayano (che ha circa la popolazione dell'Olanda, ripartita in una discreta varietà di etnie, lingue e religioni) al ruolo di Stato Canaglia prossimo venturo: le elezioni infatti, le stanno stravincendo i comunisti, e per comunisti lì non si intende la cosina moderata tipo il nostro Ferrando, o folklore come Lotta Comunista.
Questi sono guerriglieri maoisti, animati da un sogno di riscatto dei contadini e di rovesciare il vecchio sistema castale nepalese. Il secondo partito, invece è un partito leninista; non mi è chiaro quali siano i loro rapporti, ma sta accadendo una cosa piuttosto notevole: a mia conoscenza, è praticamente la prima volta che dei comunisti vincono onestamente una libera elezione invece di fare la rivoluzione.
Ora, ci avevano detto per quindici anni che il comunismo era morto, o quantomeno non si sentiva molto bene. E in Occidente, in effetti, sta maluccio. Non che in Asia abbia dato risultati esaltanti; almeno, laddove si prenda come metro di giudizio il benessere, la vita e la dignità degli esseri umani, direi che Pol Pot, Mao, Kim Il Sung e Le Duc Tho abbiano generalmente dato pessime prove.
Specialmente Pol Pot.
Comunque, movimenti almeno nominalmente comunisti sono ancora al potere in Cina, Vietnam, Laos e Corea del Nord, e sono accomunati dall' essere autoritari, dal disprezzare completamente diritti e dignità umani, e dall'adottare una logica capitalista nell'approccio alla crescita e nelle strategie di accumulazione. Ricordiamo che il comunismo realizzato del Novecento, e che nel complesso è stato un sanguinoso fallimento, era in realtà un capitalismo di Stato, cioè in definitiva una forma periferica, meno efficiente e meno sviluppata di capitalismo.
Al pari del capitalismo centrale e privatistico, il comunismo realizzato tratta l'essere umano come un mezzo e non come un fine.
Questi maoisti nepalesi sembrano diversi, e, coi tempi che corrono, non avrebbero vinto le elezioni se non lo fossero. Intanto hanno accettato di partecipare alle elezioni (e, pare senza nemmeno aspettarsi di vincerle come invece stanno facendo) e di deporre le armi, e questo un maoista della Cina degli anni Quaranta credo non l'avrebbe fatto.
In secondo luogo, se i contadini diseredati del Nepal li votano, è perché vedono in questi compagni una speranza di riscatto e liberazione da una monarchia arcaica e da pastoie sociali medievali, senza che, apparentemente, questo possa essere letto come un abbandono della propria identità culturale e delle proprie tradizioni. I comunisti che volevano eliminare la tradizione e la cultura contadina e avevano il mito della modernità tecnologica non vincevano libere elezioni tra i contadini analfabeti, né in Russia né in Cina. I contadini in genere non votano chi vuole scalare il cielo, abbattere i templi e collettivizzare la terra, votano gli offre dignità, trattori e riforma agraria.
Il sol dell'avvenire sorge sul tetto del mondo.
Si annunciano tempi interessanti.
postato da: falecius alle ore 12:42 |
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venerdì, aprile 04, 2008
Credo che questo commento meriti una risposta:
finalmente qualcheduno che ragiona come si deve.
Era ora di trovarlo.
Io mi domando,non diceva forse Napoleone:la mano che dà è al di sopra della mano che prende?
Non siamo noi industrialmente dipendenti dalla Cina?
Possibile che nonostante la crisi enorme che sta attraversando l'America,la sua deindustrializzazione,la sua incapacità a scegliere una strategia imperiale sensata,la gente che scrive sul 90% dei siti di controinformazione continua a vedere solo l'imperialismo made in u.s.a.?
In tutto il dopoguerra i prodotti made in u.s.a. sono stati la stragrande maggioranza,ora il made in u.s.a. sta venendo sostituito dal made in China,possibile che nessuno veda nella perdita del know how industriale dell'occidente un segno di decadenza e di dipendenza?
Mi domando come si fa a farlo capire a tutti quelli che oggi salutano il nuovo imperialismo cinese come ''una sfida all'imperialismo''?
Non è che per caso finirà come la presa di Singapore,in cui la superfortezza inglese con i cannoni puntati verso il mare fu presa dai giapponesi che arrivarono in bicicletta?
Non stiamo forse sottovalutando i popoli orientali,attribuendogli sempre il ruolo di vittime e mai quello di carnefici?
E soprattutto,come si fa a spiegare questo a quelli della controinformazione?
Anzitutto, grazie.
Io credo che la tendenza a vedere principalmente l'imperialismo americano dipende dal fatto, ovvio, che si tratta dell'imperialismo a noi più visibile. Ci sono bombe atomiche americane, non cinesi, a poche decine di kilometri da casa mia.
Sono gli Stati Uniti, non la Cina, che hanno tentato (senza di fatto riuscirci) di ridisegnare gli equilibri medio-orientali con un atto di forza imperialistico estremamente violento.
Indubbiamente, gli Stati Uniti non sembrano disposti a rinunciare tranquillamente al potere mondiale di cui dispongono.
Quanto alla dipendenza dalla Cina, c'è, ma in un quadro che rende la Cina ugualmente dipendente dalla domanda globale; tant'è che continua a finanziare quel buco nero che è il debito americano, ovvero il tenore di vita e consumi al disopra delle proprie possibilità degli americani, perché questo tenore di vita manda avanti la stessa economia cinese.
Io non vedo, invece, una perdita di know-how industriale in genere nei paesi occidentali. La vedo, questo sì, in Italia, a causa di scelte politiche idiote.
Per quanto riguarda le vittime e i carnefici, è indubbio che l'occidente abbia prodotto e raffinato per secoli un progetto di dominio mondiale asservendo e rendendo dipendente il resto del mondo, saccheggiando e imponendo la propria superiorità tecnica ed organizzativa.
Questo non dipende da una qualche malvagità intrinseca dell'uomo europeo occidentale rispetto ai buoni e pacifici "orientali", tanto per cominciare gli "orientali" come entità concreta non esistono. La Cina ha avuto il suo imperialismo storico per secoli, e ha distrutto o assimilato o emarginato, grazie alla propria superiorità tecnica ed organizzativa, molte popolazioni non cinesi che vivevano in quello che oggi è il Sud della Cina stessa.
I Mongoli erano imperialisti e radevano al suolo le città conquistate. Gli Assiri devastavano le province conquistate. I giapponesi commisero crimini di guerra spaventosi contro i cinesi ed i coreani. Menelik d'Etiopia ordiva complotti e faceva giustiziare gli avversari, e Rabah, il leader della resistenza antifrancese nel Ciad, trafficava in schiavi. Gli Aztechi avevano trasformato il sacrificio umano in una specie di industria. L'India tradizionale aveva un sistema di oppressione castale che teneva milioni di persone in condizioni di vita tremende "perché sì".
I popoli colonizzati non avevano nessuna superiorità morale intrinseca sui loro conquistatori, e a volte avevano delle proprie strategie imperialiste (l'Etiopia, ad esempio, nei confronti degli Oromo).
Questo non rende più accettabili le aggressioni imperialiste, né l'ideologia che le giustifica adducendo una superiorità morale (in passato, anche razziale o religiosa) del conquistatore. Superiorità morale che non esiste.
Storicamente, negli ultimi due secoli, i popoli asiatici hanno prevalentemente subito la propria storia (con la rilevante eccezione del Giappone) e sono stati sistematicamente saccheggiati; il colonialismo inglese in India e il regime di semicolonia internazionale in Cina danneggiarono pesantemente le condizioni di vita di quei popoli, a vantaggio di Europei, Nordamericani e in seguito giapponesi.
Per una serie di vicende che in Cina hanno molto a che fare con la fase maoista, mentre mi sono meno chiare per quel riguarda l'India, e soprattutto a causa dello sviluppo del capitalismo come integrazione globale dei mercati, questi due paesi sono riusciti a passare da periferie a centri dello sviluppo capitalistico, senza che i centri pre-esistenti siano diventati per questo periferie.
Il punto è che nel capitalismo attuale, probabilmente, non esiste più uno sviluppo autocentrico, cioè, i diversi centri (pur essendo in competizione anche aspra) sono anche interdipendenti, e mi sembra ragionevole credere che necessitino di periferie dipendenti.
Per cui sì, l'Occidente dipende dalla Cina, ma non nel senso in cui il Mali dipende dalla Francia.
Io non penso che i "popoli orientali" (che, come tali, non rappresentano un'unità neppure ipotetica) siano da sottovalutare: è anzi evidente che non dovrebbero essere sottovalutati.
Ma nemmeno penso che esista una minaccia "orientale" da cui un non meglio definito "Occidente" o magari un'entità comunque vaga come "l'Europa" (lasciamo stare l'Italia; la scala di uno stato nazionale come l'Italia, in questa fase di sviluppo del capitalismo globalmente integrato, è semplicemente inservibile) dovrebbe difendersi. Teniamo infatti presenti che le fabbriche cinesi ed i loro bassi salari sono necessarie al nostro tenore di vita.
postato da: falecius alle ore 15:50 |
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giovedì, febbraio 14, 2008
Quanto prima serve ad introdurre il fatto che esistono delle persone che testimoniano la propria fede in Cristo a costo della vita.
Queste persone sono ufficialmente ammirate e venerate dalla Chiesa. Sono i Santi Martiri, e non c'è niente di meglio di un martirio per il cristianesimo per ottenere un posto nel calendario.
Dunque, un trentina di anni fa, un vescovo di una città dell'America Centrale comincia a fare delle osservazioni riguardo il fatto che Cristo non aveva molta simpatia per i ricchi e i potenti, e che di conseguenza la Chiesa dovrebbe stare dalla parte dei poveri e degli oppressi quando i ricchi e i potenti si mettono a tiranneggiare.
Non era un'idea nuova, dato che essenzialmente era una conseguenza piuttosto elementare del Vangelo, ma andava contro una tradizione consolidata dei religiosi dell'America Centrale, che non amavano farsi scotennare dagli sgherri dei proprietari terrieri e quindi avevano lasciato stare questi ammennicoli come il Vangelo e Gesù Cristo. Sostenevano che il cristianesimo significasse che i ricchi e potenti facessero il cazzo volevano.
Questo vescovo, che si chiamava Romero, aveva idee leggermente diverse, e pensava che il cristianesimo si basasse sui Vangeli e richiedesse ai cristiani di comportarsi con giustizia, ad esempio c'è quella storia delle due tuniche...
In questo paese dell'America Centrale era in corso una guerra spietata tra i poveri e gli oppressi da una parte e i ricchi e potenti dall'altra, anche se parlare di "guerra" può essere fuorviante.
In realtà alcuni poveri ed oppressi, incoraggiati anche da religiosi che la pensavano come Romero (e da qualche prete di un'altra religione, che venerava un altro ebreo con la barba vissuto in Germania) avevano cercato di alzare la testa, al che i ricchi e i potenti avevano lanciato una strage a senso unico contro chiunque gli chiedesse un minimo di giustizia, umanità e moderazione nello sfruttare il prossimo.
Non è molto evangelico, sfruttare il prossimo e tantomeno ammazzarlo se obietta allo sfruttamento.
Romero diceva questa cosa, cioè professava il cristianesimo. Di conseguenza, gli spararono nella cattedrale della capitale (lui era vescovo della capitale).
C'è un precedente, un arcivescovo di Canterbury fatto assassinare dal ricco e potente di turno perché aveva obiettato a certi comportamenti del ricco e potente che non erano proprio evangelici.
Quello lì è una santo martire venerato, giustamente. E Romero?
E Romero NO. A ventotto anni di distanza dal suo martirio (quando in media un martire si santifica di corsa corsissima), il più alto esempio di martire cristiano del Ventesimo secolo NON è ancora un Santo della Chiesa.
Ecco perché Ratzinger mi sta sui coglioni.
lunedì, febbraio 04, 2008
C'è qualcuno che mi fa notare che non dovrei permettermi di criticare Oriana Fallaci (che era una Intellettuale™ ed una Grande Scrittice®) dal momento che non ho perso tempo e serenità mentale a leggere i suoi libri.
In linea di principio, è un'idea sensata: non si critica quello che non si conosce.
Ma c'è anche da dire che, in un mondo dotato di logica, l'islamologia italiana avrebbe di meglio da fare che dedicarsi al debunking della Fallaci, se non altro per via della celebre Teoria della Montagna di Merda.
In base alla Teoria della Montagna di Merda, spalare la merda di una qualsiasi stronzata x, (cioè farne il debunking) richiede sempre una quantità di energia (nonché tempo, denaro e bruciore di stomaco) tale che E>e, dove e è la quantità di energia che un patetico cazzaro impiega ad ammucchiare la stessa quantità di merda. Corollario: data una stronzata qualsiasi x ci sarà sempre un numero n>1 di idioti disposti a dedicarle la propria vita. Si può anche congetturare che E>en , direi a naso.
In una discussione qui, che Uriel riprende qui, saltano fuori degli spunti interessanti.
Il punto è che "le persone serie" dovrebbero rifiutare il dibattito con i cialtroni, per non dare spazio alle loro cazzate.
Uriel fa l'esempio del creazionismo. I biologi seri dovrebbero rifiutare di discutere con dei creazionisti, perché questo, di fronte ad un'opinione pubblica poco competente in materia, dà solo legittimità alla parte cazzara, in questo caso i creazionisti, ponendosi sullo stesso piano a livello di dibattito; so che esiste un discorso simile riguardo il negazionismo della Sho'ah.
E' lo stesso motivo per cui, in media, nessuno si mette a discutere con chi teorizza la Terra piatta. Non ritrovo il link, ma vi giuro che esistono. In Occidente, nel 2008, ci sono persone che fanno della Terra piatta ed immobile al centro dell'universo una ragione di vita. All'inizio non ci credevo nemmeno io.
In nessun dibattito televisivo troverete un astronomo che dibatte un terrapiattista.
Io, e voi, non abbiamo bisogno di andare a leggere le pubblicazioni terrapiattiste per sapere che si tratta di cialtronate. Sappiamo tutti che la terra è un sfera¹. Qualsiasi astronomo o geologo serio avrà di meglio da fare che leggere i libri sulla Terra Piatta (se esistono) per poi prendersi la briga di smentirli in pubblico. E' un lavoro fastidioso, ingrato e probabilmente inutile, anche perché credo di poter presumere che i fautori della Terra Piatta siano già prevalentemente refrattari a qualsiasi argomentazione razionale.
Se io so che il libro XYZ del tale Caio sostiene la Terra Piatta, tendenzialmente dedicherò il mio tempo ad altro. Se fossi un astronomo, in quel tempo potrei scoprire una supernova, magari.
Adesso, diamo per pacifico che le idee della Fallaci stanno all'islamologia come la Terra Piatta sta all'astronomia e alla geologia, o il creazionismo alla biologia. Non è così intuitivo, per varie ragioni che forse spiegherò in un altro post, ma quello che mi preme è che voi non avete mai assistito ad un dibattito tra un fallaciano ed un islamologo serio, tranne qualche raro caso come quello di Tariq Ramadan² ad Ottoemezzo, in cui Ferrara (il fallaciano) era il conduttore. Avete assistito a situazioni in cui i fallaciani se la cantavano più o meno da soli, magari interrogando adolescenti marocchine intimidite. Chissà perché, Paolo Branca, uno degli islamologi mediaticamente più esposti, non si vede spesso in TV. Del resto, ha di meglio da fare, tipo studi seri sull'Islam.
Il punto è proprio questo. Ci si può permettere di rifiutare il dibattito con l'equivalente per la propria disciplina della teoria della Terra Piatta, laddove questa, ridicola per qualsiasi addetto ai lavori, è dominante nel discorso pubblico?
¹ Ok, ok, lo so. È un geoide. Ma mi accontento che la casalinga di Voghera afferri la faccenda della sfera.
² Strettamente parlando, Ramadan è un islamologo abbastanza sui generis, nel senso che oltre ad essere uno studioso competente, è il sostenitore di un certo pensiero e di una certa visione dell'Islam, dal suo interno.
martedì, gennaio 15, 2008
Si parla abbastanza spesso di una cosa che si chiamerebbe "islamo-fascismo" o "islamo-nazismo" a seconda di quanto Terrore™ si vuole instillare.
L'idea, sospetto, è quella di collegare l'attuale guerra all'errorismo alla Seconda Guerra mondiale, stabilendo una continuità nella "lotta per la libertà" e ottenere il consenso dei settori della Sinistra™ a questa guerra.
Questo è possibile se si assume il "fascismo" come entità meta-storica, astraendo dalla concreta esperienza del regime fascista italiano. E' una prospettiva che in sé ha un senso, ma che non basta. Se si definisce "fascismo" qualsiasi cosa non piaccia alla Casa Bianca, naturalmente Saddam Hussein, Bin Laden, Ahmadinejad e Ismail Haniyeh saranno fascisti, ma avremo anche una nozione di "fascismo" che non ci aiuta a capire nulla, tranne quello che sapevamo già.
Pochi post fa, avevo proposto tre caratteristiche principali del fascismo, cioè dell'ideologia e della prassi politica fascista. Se individuiamo una prassi ed una ideologia che presentano in modo rilevante queste caratteristiche, potremo certamente chiamarla "fascista" e questa definizione avrà un valore, cioè aiuterà a capire di che cosa stiamo parlando.
Il principale aspetto del fascismo, dal mio punto di vista, è la statolatria, ovvero la subordinazione della felicità individuale agli scopi definiti (in maniera autoritaria) dallo Stato (nazionale).
Se esaminiamo le ideologie fondamentaliste islamiche (che è ovviamente un'ideologia politica, distinta dall'Islam in quanto religione) notiamo intanto che esse, al momento, sono all'opposizione in tutti i paesi musulmani eccetto l'Iran (l'Arabia Saudita è un caso particolare) e che rifiutano teoricamente il concetto stesso di stato nazionale, almeno in origine.
Notiamo anche che in termini teorici tutto il fondamentalismo islamico afferma, in linea col pensiero liberale, che lo stato sia un mezzo per la felicità individuale e non un fine in sé, come invece affermerebbe il fascismo.
Il fondamentalismo si stacca però dal liberalismo, e si avvicina alle nozioni fasciste, in quanto pretende che lo stato islamico sappia quale sia il bene e la felicità dei suoi cittadini meglio di quanto lo sappiano loro stessi. Ed in effetti in Iran ed Arabia Saudita le leggi puniscono alcuni comportamenti individuali che la religione musulmana considera peccati.
Sia lo stato islamico che lo stato fascista sono quindi degli stati etici che impongono una morale privata ai loro cittadini. Però la visione del potere statale che li sostiene è piuttosto diversa.
Veniamo ora alle tre caratteristiche principali e specifiche del fascismo:
Corporativismo, Nazionalismo ed Autoritarismo.
Corporativismo: l'islamismo politico non conosce nulla del genere. Assume elementi di socialismo e redistribuzione del reddito, ma che io sappia non esiste, in Iran, niente che si possa avvicinare alle Corporazioni fasciste.
La maggior parte dell'Islam politico contiene un messaggio di classe ed un discorso sulle classi oppresse, anche se non è da intendersi in senso marxista. Del resto il regime iraniano ha consistentemente appoggiato la borghesia locale; esiste l'idea che l'Islam (come il fascismo) contenga la soluzione generale per i conflitti di classe. In effetti il discorso fondamentalista non è unitario su questo punto; se Hizbullah ad esempio porta avanti una politica sociale e redistributiva di grandi proporzioni e si appoggia in buona parte sul proletariato sciita, il fondamentalismo di Zia'ul Haq in Pakistan era invece liberista e capitalista in campo economico.
Nazionalismo: in teoria l'Islamismo politico non conosce affiliazione fuori della Umma dei credenti. Nella pratica quasi tutti i movimenti islamisti hanno una componente nazionalista, con la rilevante eccezione dell'area jihadista legata ad al-Qa'ida (che sta al fondamentalismo islamico circa come le Brigate Rosse stavano al comunismo). Il discorso nazionale è usato di solito in chiave anti-imperialista, cioè per opporsi alla presenza e all'ingerenza americana, o israeliana, o russa. Perfino in Hezbollah ed Hamas, probabilmente i movimenti col carattere nazionalista più accentuato, l'idea della nazione tende a passare in secondo piano rispetto ai principi dell'Islam e del benessere individuale ( a cui l'Islam conduce). La mistica patriottica del fascismo è assente o embrionale, e quando appare sembra più una strategia per aumentare il consenso e legittimarsi nel contesto politico nazionale.
Autoritarismo: l'Islam politico respinge decisamente l'idea di democrazia come sovranità popolare, in quanto l'unico Sovrano e Legislatore è Dio.
Dio, però, notoriamente non presiede i consigli dei ministri, ed in generale il fondamentalismo sostiene la necessità della partecipazione popolare e della consultazione come metodi di gestione della cosa pubblica. Scagliandosi contro la corruzione dei regimi laici, afferma spesso l'importanza della trasparenza delle istituzioni statali. Tuttavia, non esiste un'idea di organizzazione dello Stato dettagliata e comune al fondamentalismo islamico, all'infuori del rifiuto del dispotismo di autorità terrene come le monarchie o i partiti unici e dell'invito alla consultazione e alla collegialità. Generalmente parlando, si può affermare che il fondamentalismo sia ideologicamente anti-autoritario. Tuttavia nel caso del khomeynismo sciita, l'esistenza di una gerarchia religiosa strutturata a cui si deve obbedienza, ha reso possibile attribuire all'Ayatollah Khomeini una posizione di autorità suprema.
Concludendo, esistono elementi di relazione tra certe espressioni ideologiche del fondamentalismo ed il fascismo. Però, l'Islamismo politico è troppo complesso e variegato per operarne una sintesi ideologica che lo colleghi al fascismo, e non possiede in modo significativo le caratteristiche tipiche del fascismo.
Insomma, non date retta a certe balle.
domenica, gennaio 13, 2008
Da qualche tempo (ma davvero da qualche tempo? Forse è sempre stato così, ed io non me ne ero accorto? chissà) è in atto una grandiosa offensiva contro quelle che considero le principali conquiste di principio ottenute dalla civiltà occidentale, storicamente intesa.
Queste conquiste riguardano essenzialmente la sfera dei diritti e della libertà degli individui, ed in estrema sintesi derivano dal principio morale (che non è solo occidentale né solo moderno) che l'essere umano sia un fine in sé ed abbia il diritto di perseguire la ricerca della propria felicità e realizzazione.
Il fascismo rappresenta la negazione teorica di questo principio, sottomettendo l'individuo ad un fine altro che è lo Stato (nazionale). Eppure il fascismo fa parte a pieno titolo della realtà storica dell'Occidente moderno e sarebbe incomprensibile al di fuori della cultura occidentale moderna.
Il capitalismo sottomette invece l'individuo (ed il gruppo) ad una logica di rapporto economico asservendolo ad un ciclo di produzione e consumo (c'è una cosa chiamata entropia, che impedisce di produrre all'infinito) il cui fine è il profitto; come lavoratore e come consumatore, l'individuo deve essere reso disponibile al discorso di profitto, controllato e schedato, compito che lo Stato nazionale si accolla anche per conto del Capitale.
Non è che gli obiettivi, i metodi e le esigenze dello stato e del capitale siano sempre identici; possono anche essere contrastanti, in certi casi.
Ma non c'è contraddizione intrinseca. Il fascismo può anche essere visto come la forma che lo stato capitalista ha assunto in certe fasi storiche; mentre oggi, in genere, il capitalismo usa un'ideologia legittimante liberale e quindi fondata sulla logica delle conquiste sociali e dei diritti, anziché la loro negazione fascista.
Sono convinto che si stia facendo un passo indietro.
Conquiste elementari come lo habeas corpus e lo Stato di diritto, la segretezza delle comunicazioni, la stessa libertà di esprimere le proprie idee, sono di nuovo o sempre più minacciate, in una situazione in cui il modello organizzativo e la visione "d'impresa" cioè genuinamente capitalista, si è quasi interamente appropriata della società, stato incluso.
Da un certo momento, diciamo a partire da una ventina d'anni fa, il capitalismo ha trovato sempre meno necessario usare un'ideologia esterna, come quella liberale o nazionale, per legittimarsi. Questo gli ha permesso di colpire diverse conquiste liberali e sociali; e, tramite il discorso sulla "sicurezza" e il riciclo dell'armamentario identitario propriamente fascista, continua a spingere in questa direzione. Nei paesi occidentali, banco di prova di questa offensiva capital-neofascista, è solitamente il meteco, lo straniero non cittadino, o non proprio cittadino. In Italia abbiamo una legge, la Bossi-Fini, che priva lo straniero di qualsiasi umanità, riducendolo ad una pura funzione delle esigenze del nostro, peraltro sgangherato, capitalismo, e perfettamente indesiderato ed indesiderabile per quanto riguarda il resto.
Fomentando ideologicamente l'odio e l'ostilità, grazie all'effetto mediatico dell'11 settembre e a tutta la fuffa intellettuale che ne è scaturita, è stato possibile al fascio-capitalismo segnare parecchi punti.
Sull'onda dell'emozione generata da un omicidio a Roma, recentemente alcuni comuni del Veneto hanno potuto limitare la residenza su base di censo, un atto che solo pochi anni fa sarebbe apparso inconcepibile.
Per questo, è necessario tenere alta vigilanza rispetto a fatti come questo, per questo è necessario opporsi all'invasione della logica del profitto nelle nostre vite, e al tempo stesso controllare da presso il potere dell'apparato dello Stato, per questo certe battaglie individuali o limitate diventano avamposti per la tutela dei diritti di tutti, e dovremmo essere grati a chi le combatte in prima persona, a chi tiene il fronte d'urto dove l'attacco del nuovo fascio-capitalismo, colpendo gruppi deboli o odiati, ha più possibilità di penetrare, di assuefarci alla arbitrarietà del suo potere.
Per questo ritengo essenziale, ad esempio, la battaglia giuridica contro le extraordinary rendition, o quella contro le espulsioni amministrative. Per questo trovo fondamentale non solo chiedere la giusta liberazione di un uomo innocente, Abou Elkassim Britel, ma esigere che lo Stato italiano si interessi della sua sorte. Invito chi non l'avesse già fatto a sottoscrivere la petizione per la sua liberazione. E per questo ringrazio chi, difendendo lui, difende il diritto e la giustizia per tutti, a partire dal suo avvocato Francesca Longhi.
Per questo ringrazio Sherif el-Sebaie, che fa informazione preziosa sul razzismo e l'islamofobia che alimentano e "legittimano" l'assalto ai diritti.
Ci sarebbero molte, moltissime altre persone da ringraziare, non me ne voglia chi non nomino.
Continuiamo a resistere.
Le difese devono reggere.
giovedì, gennaio 10, 2008
Una cinquantina d'anni fa, gli Stati Uniti d'America vissero un periodo di intenso delirio paranoide, la cui possente espressione artistica è il film "l'invasione degli ultracorpi" di Siegel.
Il principale motivo di paura era l'Unione Sovietica; più esattamente, era l'idea che una vasta cospirazione comunista contro i "valori americani" e cose così, pilotata dall'Unione Sovietica, stesse tentando di prendere il controllo del paese dall'interno. Alcune centinaia di vite furono distrutte dal sospetto di "comunismo" per professare idee che in Europa sarebbero passate per socialismo moderato. Esisteva una commissione "per le attività antiamericane" che giudicava le persone su base su base ideologica.
Ovviamente in Unione Sovietica esisteva una apparato repressivo assai più ampio, poderoso ed ideologizzato, che distrusse nei suoi ingranaggi milioni di persone. Ma adesso sto parlando di un'altra cosa.
Sto parlando del fatto che in Italia, nel 2008, è possibile distruggere la vita di una persona che, per ammissione delle stesse autorità, non ha violato nessuna legge, in base al