lunedì, giugno 30, 2008

Venerdì 27 giugno, la pubblica quiete di Piazzale Candiani a Mestre è stata turbata dal tentativo di insediamento da parte di un discutibile gruppo di artisti girovaghi.


La popolazione di Mestre ha osservato perplessa, mantenendo le distanze, il 'manager biologico' e la sua torma di vagabondi (un musicista ed un panettiere) accompagnati dal fedele, ospitale e un po' nevrotico maggiordomo Amilcare dai pantaloni troppo larghi.


Poche persone si sono avvicinate alla casa messa su alla bell'e meglio dal gruppo per usufruire del tè e biscotti che Amilcare offriva gentilmente ai passanti. Probabilmente i passanti temevano che gli venisse chiesto qualcosa in cambio, come dei soldi o delle opinioni, o il coinvolgimento in qualche attività poco chiara.

L'apparente mancanza di qualsiasi caratteristica istituzionale dell'insediamento ha incoraggiato la diffidenza dei più.

Hanno fatto eccezione due gruppi di adolescenti (uno di ragazze a piedi ed uno di ragazzi in bicicletta), questi ultimi attratti da caramelle, tè e altri sfizi, dei quali hanno scroccato a piene mani per poi far chiasso in zona disturbando le performance artistiche.

Solo due o tre passanti più maturi si sono seduti nella casa accettando le offerte di Amilcare, mentre poche altre persone si sono prudentemente avvicinate, ma non troppo, accettando verso la fina anche un aperitivo, per osservare l'esibizione del panettiere Gustavo. Nel complesso sembra che chi abbia accettato di superare la perplessità e la diffidenza iniziale si sia divertito.

E certamente si sono divertiti gli artisti ed il fido Amilcare.




Indovinate chi era Amilcare.


lunedì, giugno 30, 2008
Qualche mese fa, avevo lasciato in sospeso un discorso su "Rihla ilà al-Ghad" (Viaggio nel futuro) di Tawfiq al-Hakim, il grande commediografo egiziano del Novecento.

Si tratta di un'opera che in Occidente sarebbe definita di fantascienza, anche se non mi risulta che la critica araba non lo faccia.
Colgo l'occasione per dire che una fantascienza in lingua araba esiste. E, sebbene non sia affatto considerato un libro di fantascienza, un alieno appare nel celebre "Il Pessottomista" del palestinese d'Israele Emil Habibi.
Quanta differenza con l'Italia, dove una grossa e colta casa editrice ha chiesto cambiare il finale di un romanzo mainstream in cui arrivavano degli alieni perché, se l'autore è italiano, la politica è "niente omini verdi"*.

"Viaggio nel futuro" è, dicevo, un lavoro poco riuscito
dal punto di vista drammaturgico. Eccessivamente concettuale e complesso, con una trama debole e quattro atti troppo slegati tra loro, personaggi poco caratterizzati, ed un tono generale che, in traduzione, definirei come retorico ed ingenuo. Credo però che la pomposità retorica che ci ho percepito non appartenga all'originale arabo.

Ora che ho indagato un po', e che ho scoperto cose interessanti sulla produzione fantascientifica (nel senso definito in questo blog) nel mondo musulmano, posso dire che mi sbagliavo: "Viaggio nel futuro" non è un unicum nell'esplorare con mezzi drammaturgici un futuro possibile, in particolare per la letteratura araba moderna.

Il futuro immaginato da al-Hakim è distopico ed alienante, e ricorda da vicino quello de "il Mondo Nuovo" di Huxley. Si tratta dello stesso tipo di incubo, quello ricorrente nelle distopie dei decenni centrali del Novecento: potremmo chiamarlo incubo tecno-totalitario. Oltre a "Noi" di Zamjatin, a "1984" di Orwell e a "il Mondo Nuovo", appare anche in "Fahrenneit 451" di Bradbury, negli "Umanoidi" di Jack Williamson e in "Barriera" di Anthony Boucher (uno degli autori di fantascienza più sottovalutati, a mio avviso; il suo "Balaam" è una storia meravigliosa di incontro col 'diverso', e che alla luce delle ultime suggestioni teologiche, si rivela eccezionalmente anticipatrice).

In definitiva, si temeva che lo sviluppo della tecnologia da un lato, dell'apparato statale normalizzante e repressivo (con la concezione unificante propria delle ideologie naturalistiche dello Stato-nazione) avrebbe portato alla fine a degli "uomini-macchina" controllati e privati di ogni spontaneità.

Un parente stretto di al-Hakim, sebbene dubito che l'egiziano lo conoscesse, è proprio "Umanoidi".
La domanda centrale delle due opere è la stessa: se le macchine faranno tutto e l'umanità sarà libera dalla scarsità e dal lavoro, cosa farà?
Se ogni esigenza sarà soddisfatta in modo standardizzato da una macchina, senza bisogno di azione umana, dove andrà a finire l'irriducibile unicità dell'individuo e dei suoi gusti, dove la gioia di produrre qualcosa da sé? E che sarà dell'autonomia della persona, se perfino per mangiare dipenderà da un robot (Williamson) o da un rubinetto di cibo già pronto, uguale per tutti? (Hakim).
E' davvero auspicabile una vita tranquilla, statica, normalizzata ed oziosa, in cui le macchine fanno tutto? Non diventerebbe un incubo alienante?
La risposta di tutta la fantascienza distopica, ovviamente, è che sì, l'esito sarebbe un incubo alienante di uomini istupiditi e bovini, ma  larvatamente
insoddisfatti perché incapaci di fare alcunché. L'esito finale di una progressione del genere potrebbero essere gli Eloi de "la Macchina del Tempo" di Wells, in cui però l'incubo non è (ancora) tecnologico (il libro esce prima di Henry Ford) ma sociale: al posto della macchina, vi è il proletario, che si trasforma nell'orribile Morlock.

E' utile notare che che in quest'epoca, scarseggiano le utopie, almeno in Occidente.
L'ultima che mi viene in mente è "il Tallone di Ferro" di Jack London, in cui peraltro l'orizzonte utopico è appena accennato e la storia si concentra sulla lotta contro l'orrendo dominio di una cricca di capitalisti assetati di plusvalore.
La Macchina fa paura. O ti de-umanizza, o si ribella, come in Frankestein e in Capek.
Lo Stato fa paura. I totalitarismi del Novecento e la paranoia maccartista in America inquietano molto scrittori.
Che vedono, in avanti, dominio, controllo, Stato, repressione, alienazione e noia.

* La vicenda mi è stata riferita da un amico, ma non so assolutamente come sia andata a finire e sinceramente non ricordo nemmeno il titolo del romanzo.
domenica, giugno 22, 2008
Da Repubblica:

ROMA
- A rischio alcune basi Nato in Europa dove gli americani nascondono le testate nucleari.

Nascondono? Gran nascondiglio, lo sa tutto il mondo.

 "Mancano le misure di sicurezza considerate come standard dal Pentagono" e non messe in atto dai paesi alleati, scrive il dipartimento della Difesa Usa.

E' la NATO, ragazzi. Il bello della collaborazione.

 E tra queste c'è anche quella di Ghedi di Torre, in Provincia di Brescia, dove ci sarebbe un arsenale segreto di una quarantina di bombe atomiche.

Segreto? E' sulle pagine di un giornale. Io, che non lavoro al Sismi, lo so da anni.

L'allarmante rapporto riservato dell'Air Force degli Stati Uniti è stato divulgato, sul proprio sito, dalla Federazione degli scienziati americani (Fas). E rivela problemi di sicurezza "molto maggiori nel Vecchio Continente di quanto si conoscesse fino ad ora".

Figo.

I siti militari di cui parla l'indagine, ordinata dopo che lo scorso agosto 6 ordigni atomici vennero imbarcati per errore in un B52 che sorvolò tutti gli Stati Uniti, sono quelli in cui sono custodite le testate nucleari.

Ma dai?

 Queste, si trovano in basi europee controllate dagli Usa (come accade per Aviano, in provincia di Pordenone), ma alcune sono custodite in strutture nazionali (Ghedi Torre) dove sono però materialmente controllate da unità specializzate Usa (Munition Support Squadron).

Il rapporto dell'Air Force americana, parzialmente declassificato, suscita apprensione.

Vuoi dire che quella sul sito della FAS è solo la parte declassificata? Spiegatelo meglio ragazzi.

 Non c'è nessuna cifra ufficiale, ma in Europa ci sarebbero almeno 350 bombe atomiche americane nelle basi Nato dislocate tra Belgio, Olanda, Turchia, Italia, Gran Bretagna e Germania.

Chi te l'ha detto, Paperino?

"Quelle messe sotto accusa - spiega la Federazione degli Scienziati statunitensi - sarebbero la maggior parte di queste". Tra quelle segnalate c'è sicuramente Ghedi di Torre e la tedesca Buechel. Ma ci sono sospetti anche sulle basi di Kleine Brogel (Belgio) e Volkel (Olanda).

Il dipartimento della Difesa americano ha accertato "problemi agli edifici di supporto, alle recinzioni dei depositi, all'illuminazione e ai sistemi di sicurezza". Inoltre, "a guardia delle basi - rivela il rapporto - vengono impiegati soldati di leva con pochi mesi di addestramento".

Soldati DI LEVA? In Italia? Nel 2008?

Nel nostro Paese ci sono una novantina di testate nucleari dislocate tra Ghedi di Torre e Aviano. In queste due basi ci sarebbero tre tipi di ordigni chiamati in gergo "B61-3", "B61-4" e "B61-10", con una potenza complessiva pari a 900 la bomba di Hiroshima. Se esplodessero tutte insieme, sarebbero capaci di cancellare metà dell'Italia.

Ok, le armi atomiche sono un pelino preoccupanti. Ma il problema è che qualche idiota le mandi su un aereo e/o se ne impossessi, non che esplodano per autocombustione.


L'ispezione condotta di recente in Italia dal comandate dell'aeronautica Usa in Europa, il generale Roger Brady, avrebbe convinto gli americani a smobilitare proprio la base di Ghedi e a trasferire, in futuro, gli ordigni atomici ad Aviano.



"Ora si indica che nella base del mio centro ci sono bombe atomiche - attacca la sindaca di Ghedi di Torre, Anna Maria Guarneri -.


Io lo sapevo da un anno e tu lo scopri adesso?

Con il collega di Aviano siamo stati tra i primi firmatari a favore della denuclearizzazione delle città italiane".

D'accordo, quindi? Cosa avete ottenuto?

 Il ministro della Difesa non commenta.

Quindi, perché parlarne? Non ha detto niente.

Mentre interviene sulla bocciatura da parte del Tar del progetto di ampliamento della base Usa a Vicenza.

Che c'entra? Si stava parlando di bombe atomiche a Ghedi di Torre.

 "Questa decisione non ci turba - spiega Ignazio La Russa - . Abbiamo dato mandato all'Avvocatura di fare ricorso al Consiglio di Stato. Gli impegni con gli alleati saranno mantenuti".

La Russa, Diosanto, sei un ministro della Repubblica ITALIANA. Sei soggetto alla legge e rispondi al popolo sovrano DELL'ITALIA.
Gli impegni con gli alleati si rispettano se sono legali. Tu sei responsabile verso il popolo, non verso Washington. Si chiama democrazia, e si dice l'abbiano sviluppata negli Stati Uniti.
postato da: falecius alle ore 10:36 | Permalink | commenti (5)
categoria:1984, fatevi prendere dal panico
mercoledì, giugno 11, 2008
Ricevo il commento che segue da Vincenza e lo riposto volentieri, anche se non condivido del tutto i toni. Ho controllato il link in questione. Non ci ho trovato accenni alla "asocialità" della minoranza. Lo trovo comunque assurdo, fin nella formulazione della domanda e del titolo, e i risultati sono inquietanti.
Un "allarme Rom"? E se in America negli anni Venti avessero parlato di "allarme italiani"?
"Allarme Rom"? ALLARME ROM? Ma ci rendiamo conto?
Stiamo dicendo che un'etnia causa allarme per il fatto stesso di essere tale. E questo è gravissimo, e realmente nazista. Chiaro che i cittadini hanno diritto alla sicurezza. Chiaro che le leggi andrebbero fatte rispettare.
Ma il problema è la (in)certezza della pena, l'(in)efficacia delle forze dell'ordine, la (scarsa) velocità dei tribunali, il sovraffollamento carcerario. E mettiamoci anche il degrado sociale turbocapitalista. Insicurezza. Certo che ci si sente insicuri.
Il Moloch capitalista non è qualcosa che ispiri sicurezza e fiducia. Ti licenzia quando cazzo vuole e distrugge le conquiste sociali dell'ultimo secolo.
E poi ti viene a dire il suo portavoce (giornale, sito web, ministro del sarcazzo o quel che è) che tutta la colpa è degli zingari e dei negri (o del complotto giudaico, per certi ambiti di nicchia).
E siccome nella nostra cultura ce n'è di che attingere, contro zingari negri e/o ebrei (a scelta, e volendo si sarebbero anche gli slavi) a cominciare dalla leggenda metropolitana della zingara che ruba i bambini¹ insomma, vediamo che al Moloch piace vincere facile.

Sia chiaro: io NON penso che ci sia un complotto occulto degli Illuminati per distogliere l'attenzione del popolo bue dai veri problemi.
Io penso che il giornalista medio che fa un sondaggio del genere sia essenzialmente un componente dello stesso popolo bue, che sa benissimo essere violento e feroce contro il diverso senza nessun bisogno di persuasori occulti.
L'intera storia dell'Europa (e degli ebrei e degli zingari d'Europa in specie) sta a dimostrarlo, e se parlo di Europa non è per dire che la storia, mettiamo, della Birmania sia meno feroce (i Mran-Ma e i Môn trascorsero secoli a trucidarsi a vicenda, con pogrom, rivolte, intolleranze varie ed eventuali).

Comunque, ecco il commento di Vincenza. Io invito tutti  a votare al sondaggio, cliccando su "psicosi immotivata". Oltre alla lettera di protesta, intendo.


Il Resto del Carlino ha attivato un sondaggio che di fatto rappresenta un'odiosa istigazione all'odio razziale. E' assolutamente pazzesco che nell'attuale situazione in cui versa la società italiana, condannata a causa del razzismo delle istituzioni e dei media con Risoluzioni del Parlamento europeo e ammonimenti ufficiali del Comitato delle Nazioni Unite contro le discriminazioni razziali, un quotidiano nazionale attivi un sondaggio mirato a definire il grado di "asocialità" di una minoranza. Lo fece la propaganda nazista, ma impediamo che lo facciano giornali immorali e irresponsabili nell'Europa dei Diritti Umani e del rispetto fra i popoli.

Ecco il link a cui trovare l'incredibile sondaggio: http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=1119

Chiediamo a tutti voi di inviare e-mail di protesta chiedendo al Direttore responsabile e al Vicedirettore di sospendere il sondaggio razzista, mirato a definire il grado di "asocialità" della minoranza Rom, sulle orme della propaganda nazifascista. Vi chiediamo anche di coinvolgere quante più persone possibile in questa protesta, perché le responsabilità dei media riguardo all'ondata razzista in Italia sono enormi. Inviate le email a:

Direttore responsabile
Xavier Jacobelli
Redazione Nazionale
online@quotidiano.net
Vicedirettore
Giuseppe Tassi
Redazione locale "La Nazione"
nazioneonline@quotidiano.net


¹ Non esiste un solo caso accertato di "furto di bambini" da parte di zingari. NESSUNO. Ripetetelo come un mantra. NON E' VERO CHE GLI ZINGARI RAPISCANO I BAMBINI, punto e stop.
martedì, giugno 10, 2008

Mentre questo paese discute -giustamente- di quali stupefacenti possano aver assunto quelli della Nazionale per giocare così male, uno spettro s'aggira per l'Italia.
Si chiama "colossale inculata" e consiste nel fatto che ogni governo che si succede in questo paese fa a gara con gli altri sopprimendo un diritto conquistato in anni di lotte o rendendone impossibile l'applicazione.

Chi vince riceve, suppongo, un premio da Confindustria, l'"inculino d'oro", una statua d'oro massiccio che rappresenta un grasso imprenditore brianzolo che infila ghignando un grosso palo nelle terga di un individuo magro ed emaciato, piegato a 90° e che rappresenta evidentemente un lavoratore.

Il governo Berlusconi si è appena insediato ma sembra avere l'intenzione di fare tutto possibile per togliere diritti ai lavoratori (che l'hanno votato). "Deregulation" ha detto il ministro Sacconi. Speravo che questa parola fosse stata espulsa dalla lingua italiana per evidente incompatibilità, e invece pare che no.
Ora, io non sono un fanatico delle burocrazie e dei regolamenti.
Sono il primo ad ammettere che spesso sono fastidiosi e molesti.

Specialmente quando tu sei, poniamo, un piccolo imprenditore con una piccola impresa di famiglia (tu che mandi avanti la baracca, tuo figlio diplomato ragioneria che si fa le ossa e sa l'inglese, tuo cuggino bravo col conpiuter che tiene la contabilità, un caporale ex-galeotto a caso e sei o sette schiavi neri sotto la frusta che fanno il lavoro). Voglio dire, ci sono tutte queste rotture di coglioni di leggi e regolamenti ed ispezioni, e smaltisci i rifiuti così, e la sicurezza del luogo di lavoro cosà, e i dipendenti li devi pagare un tot e non puoi pestarli se sgarrano, e devi fare i contratti, e paga le tasse¹, e insomma, la pelliccia a tua moglie come gliela compri?


Fortuna che adesso arriva SuperSacconi che toglie di mezzo tutte queste regole pallose e ti fa fare il cazzo vuoi.

Perché il Popolo delle Libertà = lattina.

Yes, WE CAN too.



Abolizioni dei diritti sindacali conquistati in un secolo di lotte e scolpiti nel marmo della Costituzione? Se po' ffà.

Servitù della gleba? Yes we can

Schiavitù? Se pol far


Basta regole. Basta diritti. Basta leggine del cazzo che tolgono al capitalista il suo giusto profitto per regalarlo nelle mani avide di questi insaziabili operai.

Basta ste puttanate tipo che gli uomini sono uguali in diritti e dignità.


Da oggi si cambia, per una Italia, nuova, moderna, al passo coi tempi, che seguendo l'onda inarrestabile del progresso si fionda in giorni luminosi come l'Alto Medioevo².


¹ Le tasse in Italia sono effettivamente esorbitanti rispetto ai servizi al cittadino che ne corrispondono.

² E' solo una licenza poetica, in realtà l'Alto Medioevo era un'epoca davvero civilizzata ed illuminata: l'Impero arabo di Damasco e poi di Baghdad era al culmine del suo splendore nelle arti e nelle scienze, l'India classica fioriva, in Cina i Tang governavano con illuminata saggezza e i Chenla della Cambogia edificavano splendide città. In Giappone vedeva la luce la straordinaria poesia del periodo Heian, in Asia Centrale Ferdowsi scriveva "il libro dei re" e a Giava i Sailendra facevano erigere una struttura unica, il Borobodur. Ovunque (meno in Europa Occidentale) le arti e le scienze fiorivano e la cultura si diffondeva e si allargava, la parola di Cristo si spargeva verso oriente e l'uso vendere schiava la gente era meno diffuso che in passato o in futuro.


venerdì, maggio 30, 2008
Io da Treviso cerca di mantenere la maggior distanza che i 25 km che me ne separano consentono. Sapevo che la giunta comunale di Treviso aveva idee ai confini della democrazia (i confini che la separano dal fascismo, e che a volte si confondono nella nebbia padana, pare).
Ma si può essere più idioti di così?
Il manifesto in dialetto con la scritta "anca" in arabo (più piccola, per carità, sia mai che) sarebbe dadaismo, se non fosse tragica, demenziale, bigotteria razzista.
Tra parentesi. Non so come vadano le cose a Treviso, ma qua, a non fare il biglietto, sono soprattutto gli italioti.
giovedì, maggio 29, 2008
A me, e forse anche a voi, "nomadi" evoca le steppe sconfinate d'Eurasia attraversate da torme di cavalieri vestiti di pelli, con le code di cavallo mozzate che garriscono al vento a mo' di gonfaloni, e una piramide di teschi umani alle spalle.

Insomma, un'orda mongola da cartolina.
Oppure gli Unni, se preferite. O i terribili Saracini che una Sara gelosa condanna a vivere errando nel deserto¹.

Tutte cose storicamente un po' inquietanti.
E invece oggi ci si trova a sentir parlare di "nomadi" in relazione a gente che vive in Italia da un sacco di tempo (sei secoli, per le comunità zingare più antiche) e di cui solo una piccola parte ha conservato il nomadismo, specializzandosi in attività quali giostre e fiere itineranti, e quindi assolvendo una specifica funzione sociale, per quanto bassa.
Certo, poi molti zingari che si trovano in Italia sono immigrati dall'Est Europa. C'erano molti zingari in Romania, Bulgaria, Jugoslavia. Erano stanziali da secoli, o meglio, non avevano il nomadismo come stile di vita, tipo pastori della steppa mongola. Spesso facevano i braccianti stagionali, il che vuol dire, sì, che si spostavano. Ai vecchi tempi, erano alle dipendenze dei signori locali, e nell'Impero Ottomano godevano di uno status particolare.
Vivevano in simbiosi con le comunità locali, in una situazione generale di frammistione etnica e religiosa che la sciagurata idea degli Stati Nazionali (di cui, nei Balcani, si aveva bisogno come di biciclette in fondo all'oceano) oggi ha quasi del tutto cancellato. La loro identità era nel complesso abbastanza ben distinta, e non si può dire che fossero amati dal resto della popolazione. Non erano abbastanza cristiani, ma nemmeno abbastanza musulmani², e comunque per sopravvivere tendevano alla collusione con i signori, vivendo a volte della loro paga in cambio di servizi diversi (molti erano musicisti, come potrebbe confermarvi Brahms, che ottenne per due soldi dei loro spartiti e poi li ripropose come suoi). Il che voleva dire che lo zingaro viveva della decima pagata dal contadino "regolare" mezzadro o più spesso servo della gleba, membro comunque di una etnia "nazionale" legata al suolo.
Appena in Europa si cominciò a farneticare di "sangue e suolo", ad essere furono i gruppi che non ce l'avevano, il suolo, e non importa che i persecutori fossero piccoli borghesi frustrati il cui legame con la terra era certamente minore di quello di un allevatore di cavalli zingaro.

Gli zingari, dicevamo, non erano propriamente adorati dal resto della popolazione europea. Inoltre in molte zone (ad esempio in gran parte dell'attuale Romania) avevano uno status semi-schiavile. Succedeva che a volte gli venissero sottratti i figli come paggi (in Spagna fu uan specie di moda in certi periodi) o come figli per coppie che non potevano averne (il mercato delle adozioni illegali, come vedete, è più antico di quanto si creda).
Forse qualche famiglia di zingari avrà tentato di riprenderseli, quei propri bambini. Forse è così che è nata la leggenda dei rapimenti, o forse, senza tanti evemerismi, è solo un'infame calunnia.
Sta di fatto che non esiste un solo caso provato di rapimento, da parte di Rom, di un bambino non-Rom.

Stampatevelo bene in mente. Diffondete questo concetto. Scrivete lettere incazzate ai quotidiani che danno queste notizie.
Ripetere, ripetere, ripetere.
Diffondiamo memi positivi.

¹ Secondo un'etimologia errata ma diffusa nel Medioevo "Saraceni" voleva dire "lontani da Sara". Il riferimento è alla discendenza degli Arabi da Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar; Sara, moglie legittima di Abramo, ingelosita scacciò Agar ed il bambino. Secondo la tradizione araba la fonte di Zamzam alla Mecca fu fatta scaturire miracolosamente per dissetare i due nel deserto.
In realtà, è probabile che "Saraceno" o "Saracino" vengano da Sariq, il nome di una tribù araba preislamica della zona del Sinai. ² Ho sentito parlare di zingari convertiti all'ebraismo, ma non ne so molto.
mercoledì, maggio 21, 2008
"Sì, si dice antisemitismo. Non me ne frega un cazzo se "anche gli arabi sono semiti". Le etnie non esistono, semita al massimo è una famiglia linguistica, e antisemitismo significa essere razzisti contro gli ebrei. E comunque un argomento filologico non è un argomento logico."

Questo è verissimo.

E anche tutto il resto.
Bravissima, Erika.

lunedì, maggio 19, 2008
Scrive "Repubblica", che per quanto alle volte sia discutibile, non è sicuramente un ciclostilato della sinistra estrema ed extraparlamentare:

"
Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e Napoli. E lancerà contro l'Italia un grave atto di accusa: violazione dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce, razzie notturne della polizia."
Un tot di righe senza neanche accennare al soggetto. That's giornalismo, baby.

Comunque, se in Italia la polizia compie "razzie notturne" dovremmo esserne informati. In modo ufficiale. Quale legge di questo paese consente ai poliziotti di compiere "razzie"? Credo da qualche secolo la "razzia poliziesca" sia caduta in desuetudine. Ritengo utile sapere che invece è tornata di moda, tanto per prepararsi all'anno prossimo. Per l'autunno-inverno 2009 il colore più trendy sarà il nero, specie per le camicie, ma anche il bruno.
Inoltre saranno rivalutate come fashion alcune forme vintage; ad esempio, l'autodafé, l'Inquisizione Spagnola, il pogrom, il linciaggio dei negri, il Ku Klux Klan, i ghetti con sbarramento serale delle porte. L'innovativo programma politico del nuovo Governo prevede di reintrodurre usanze conformi ai Valori dell'Occidente per depurare il diritto da perniciose influenze atee e/o islamonazicomuniste: di conseguenza si attingerà alle tradizioni dei popoli europei, che è necessario difendere. Ad esempio, ripristinare la pena di morte per la stregoneria, l'adulterio, la fornicazione indebita, la sodomia. Vecchi usi dei popoli europei, minacciati di scomparsa dall'invasione afro-romena, vanno tutelati: tra questi, la cintura di castità, la vergine di Norimberga, la servitù della gleba, la crocifissione, il rogo delle eretiche e la parata dei fasci littorii.

Vittoria Mohacsi,
Ecco il soggetto, finalmente.

l'eurodeputato rom di origine ungherese
Scusa, ma cosa minchia sarebbe un(a) "rom di origine ungherese"? Semmai il contrario, visto che la signora Mohacsi è stata eletta deputata in Ungheria. Non è "di origine ungherese". E' proprio ungherese-ungherese. Ha perfino un passaporto ungherese, credo. Da quanto ne ho capito, nella barbara ed asiatica Ungheria concedono passaporti perfino ai cittadini Rom.
Semmai, la signora sarà una "ungherese di origine Rom" (provate a dire di un südtiroler che è "tedesco di origini italiane" e capirete cosa intendo).

è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo partito (Eldr)

Sarebbe utile sapere che non è esattamente l'equivalente ungherese di Sinistra Critica. Eh, sì, accade che in questo posto strano che si chiama Europa, dei partiti di destra liberale si preoccupano di quello che accade ai Rom. Ah, certo, da quelli parti sanno cosa significa "liberale".

 per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di deportazioni e di rimpatri di massa.

Rimpatri? Dove cazzo è la "patria" dei Rom?

Ospite del Partito Radicale sabato ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900, circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l'intolleranza verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi appiccati nel campo di Ponticelli.

Esattamente, cosa vuol dire? E poi, ci spieghi che centrano i Radicali? Mica perché, io sapevo che i Radicali erano confluiti nel PD, il partito che fa cose come questa.

"E' tutto bruciato, le persone sono state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante" dice l'europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede di Torre Argentina.
Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances

Si scrive doléances.Impara il francese, oppure non usarlo, che in italiano esiste la parola "protesta". A proposito, cosa sono i disegni "cachemire", e comunque, cosa stracazzo ce ne fotte?

si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e denuncerà la "totale assenza" in Italia di una politica per l'immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno rappresentato all'europarlamentare europea.

Uhm. Da quando in qua si "rappresenta" una denuncia? Non credo che i Rom facessero spettacoli teatrali in materia.

Purtroppo, ha spiegato l'eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli,

Qualche riga fa era di "origini ungheresi". Cerchiamo di capire. Anche cosa c'entrino i suoi figli.

 "ho avuto molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom in Italia" un fatto grave di per sè
(sic) perchè dimostra che c'è scarsa conoscenza del fenomeno.

Già. Non sanno nemmeno definire te, onorevole Mohacsi.

Le informazioni più certe sono state fornite dall'Opera nomadi: "In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie

Ok, io lo capisco. Ma facciamo finta che io sia un italiano medio. Probabilmente penso che i Rom siano un'etnia. L'onorevole, abituata alla civile Ungheria, forse non ritiene necessario chiarire. Ma la giornalista italiana dovrebbe.

di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri centoventimila la maggioranza sono semillegali.

Cosa vuol dire "semillegale" ? Di solito le cose sono legali o illegali. Almeno in uno stato di diritto. Si sta dicendo che l'Italia non è uno Stato di diritto. Vero, ma non può passare così in sordina.

 Soprattutto non esistono dati su quale era la situazione prima dell'ingresso nella Ue di Romania e Bulgaria" i paesi dove vive la maggior concentrazione rom. Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un identikit della comunità.

Fatico a capire, ma complimentoni al governo italiano, se le cose stanno così.

L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza. "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione,

Ce l'ha. Dal 1938.

 non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.

Questo non è vero. L'Italia ha tante politiche quante sono le minoranze etniche, più una per ogni singolo ghetto della minoranza Rom/Sinti.

Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".

Però azzardo che qui c'è anche un po' di responsabilità degli interessati, scusa Vittoria.

Secondo Mohacsi la politica dell'Italia con gli stranieri è "assurda": "Non si base su legami geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in base allo i
us soli ma in base allo ius sanguinis ndr);

Se fai una nota esplicativa in latino, molti non capiranno.

molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più".

Non tutti. Le amministrazioni italiane hanno qualche problema a gestire concetti come "Senegal", figurati quei posti negri ed impronunciabili ad est dell'Adriatico. Non bisogna sottovalutare il valore euristico di "Jugoslavia", che gli italiani applicano a tutto ciò che si frappone tra loro e la recentemente scoperta Romania.

Adesso la politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma "la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei

Capita, quando firmi dei trattati. Qualcuno lo dica a Bossi, però.

che sarebbero trasbordati da un posto all'altro. Fare quello che vuol fare l'Italia significa solo spostare il problema".

Perché? Se sono cittadini europei, possono venire in Italia quando vogliono.

 L'Italia "non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l'istruzione, la casa, l'assistenza sociale e sanitaria".

Scusa, Vittoria. Se sono cittadini europei, non sono immigrati. La faccenda è più grave. Oppure ti hanno tradotto male, il che è probabile.

Questo stasera Mohacsi dirà a Strasburgo.

I campi sono in condizioni "orribili" , le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai topi, senza acqua corrente e senza luce. "Non ci sono servizi di alcuno tipo nelle vicinanze - racconta l'europarlamentare - . A Castel Romano su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha detto che si sente come se fosse ad Auschwitz...". Una citazione che non deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi 500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione razziale.

"Furono uccisi". Errore. I colpevoli sono noti. "I nazisti ed i loro alleati hanno ucciso". Non erano vittime "del reich" (Reich, comunque). Erano vittime "del nazismo, e dei suoi collaboratori (inclusi i fascisti italiani"). Una cosa più ampia del "reich" che includeva Germania, Austria, Cechia, e Polonia, circa.

Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama
Porrajmos, significa "divoramento" e indica la persecuzione.
No tesoro. Non esiste una "lingua gitana". Esistono "le" lingue "gitane"  o meglio  "romané". Ma nella lingua italiana, la frase che hai scritto non ha nessun soggetto identificabile. In un giornale nazionale, non lo accetto. Comunque, il "divoramento" non indica la "persecuzione". Indica lo sterminio. Non è uguale.


Nel suo viaggio nei campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. "Al campo Casilino 900 - dice - mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla, semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha precedenti e non è ricercato".

In effetti, ciò risponde al concetto di "razzia". L'ultima frase è superflua. Un trattamento del genere viola i diritti umani a prescindere dalle assicurazioni (non imparziali, del resto). Se anche uno fosse colpevole, non potrebbe essere trattato in questo modo, e non lo sarebbe, se non fosse Rom.
Nella lingua latina si chiama "habeas corpus", significa "abbi il tuo corpo" e indica un diritto umano elementare.

E' un altro punto agghiacciante del resoconto che l'eurodeputata farà a Strasburgo. "A Napoli la situazione è ancora peggiore. L'avvocato dell'Opera nomadi mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta.

Ecco. Questa è la cazzo di notizia. Non solo è falso che gli zingari rapiscano i bambini (italiani, immagino), ma è vero il contrario. Dovevi cominciare l'articolo con questo.

Ho incontrato un nonno di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote". Se ribatti che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare, furti in casa, una vera e propria piaga,

Che cazzo c'entra coi bambini scomparsi?

 la risposta di Mohacsi è: "Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere.

Esattamente quello che lo Stato italiano non sa o non vuole fare. nemmeno con chi brucia i campi, del resto.

 Non far sparire i bambini".

Mohacsi presidente. Peccato che sia cittadina ungherese e non la si può votare qui.

Dopo il fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le razzie dei poliziotti "sono aumentate". "Ho chiesto - insiste Mohacsi - tramite l'avvocato dell'Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i campi e li ha incendiati".

Solo che una è un'accusa. L'incendio dei campi è un fatto, e in Italia l'azione penale sarebbe obbligatoria.

L'eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e delicata.

Qualsiasi cosa scivola se non la sai tenere. Mi riferisco all'Italia, non alla Mohacsi.

Sa che quella dei rom è "un'emergenza sociale" in tutta Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo.

Questa chiusa moralista del cazzo cosa significa? Siamo passati all'omelia? Il mio vescovo le fa meglio.

Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un paese civile.

Provare a generalizzare? Immagino di no, ma allora provare che? Intanto, provare a scrivere italiano è un obbligo per un giornalista civile. Altrimenti non capisco.

"Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l'Italia non ha mai chiesto l'accesso a questi finanziamenti?". Perchè serve un progetto.


E forse non c'è mai stato.

Togli pure il "forse". E poi prova ad indovinare il perché.
domenica, maggio 18, 2008
Sarà, forse, anche colpa mia.
In questo paese non c'è una deriva fascista.
C'è una deriva nazista.
Intendo nel senso proprio del termine.
Bruciare gli accampamenti zingari (sì, scrivo proprio zingari; in italiano si chiamano così) accampamenti in cui, peraltro, gli zingari sono costretti a vivere, è nazismo. Full stop.
Nazismo.
Sì dico a te, che oggi in treno inveivi contro la zingara (con ogni probabilità, una cittadina italiana) che chiedeva l'elemosina, sbraitando a tutto il vagone che doveva "tornare al suo paese" (dov'è Zingarilandia, di grazia?).
Dico a te. Sei un NAZISTA. Fatto e finito.
Non me ne frega un cazzo delle richieste di "sicurezza & legalità" perché vengono formulate in termini nazisti ed il nazismo, in Italia, anno di grazia 2008, semplicemente NON dovrebbe essere accettato dal discorso pubblico diffuso.
Mi vergogno di essere stato zitto, oggi in treno. Mi vergogno di non essermi alzato e aver detto "lei è un nazista".

Mi vergogno di essere italiano.

lunedì, aprile 14, 2008
Mentre tutti noi ci preoccupiamo di quale cialtrone guiderà la propria consorteria di clienti e puttane al saccheggio di una piccola penisola nel Mediterraneo, eventi effettivamente importanti stanno avvenendo in una regione poco nota ai più.
Sto parlando dello Himalaya e delle zone circostanti, divise tra India, Pakistan, Tibet cinese, Nepal e Bhutan. Quest'area vede l'incontro di quattro grandi culture religiose: quella dei monoteismi semitici (l'Islam), quella del buddhismo centro-asiatico (nella sua forma tibetana), quella dell'India hinduista e quella delle tradizioni religiose cinesi, taoista e confuciana.
In quest'area si stanno avendo importanti cambiamenti politici. Anzitutto, si tratta di una regione strategica per i suoi... ghiacciai, che alimentano i principali fiumi dell'Asia, dall'Indo al Fiume Giallo. E che si stanno sciogliendo ad un ritmo inquietante, mentre i pendii più bassi hanno seri problemi di erosione. Già questo rende la zona interessante, perché se cose come il Mekong e la Gange riducono la portata d'acqua o cambiano regime, in Cina, India, Viet Nam e Birmania un bel po' di gente avrà dei seri problemi a mandare avanti la risaia.
Ad ogni modo, negli ultimi mesi ci sono state elezioni quasi decenti in Pakistan, disordini in Tibet con risonanza mondiale, elezioni (le prime nella storia) in quell bizzarro misto di arcaismo e modernità  à la carte che è il Bhutan  (l'ultima monarchia assoluta a de-assolutizzarsi, Vaticano escluso). Ed infine, elezioni in Nepal, il cui esito, per come sta emergendo in questi giorni, candida il paese Himalayano (che ha circa la popolazione dell'Olanda, ripartita in una discreta varietà di etnie, lingue e religioni) al ruolo di Stato Canaglia prossimo venturo: le elezioni infatti, le stanno stravincendo i comunisti, e per comunisti lì non si intende la cosina moderata tipo il nostro Ferrando, o folklore come Lotta Comunista.
Questi sono guerriglieri maoisti, animati da un sogno di riscatto dei contadini e di rovesciare il vecchio sistema castale nepalese. Il secondo partito, invece è un partito leninista; non mi è chiaro quali siano i loro rapporti, ma sta accadendo una cosa piuttosto notevole: a mia conoscenza, è praticamente la prima volta che dei comunisti vincono onestamente una libera elezione invece di fare la rivoluzione.
Ora, ci avevano detto per quindici anni che il comunismo era morto, o quantomeno non si sentiva molto bene. E in Occidente, in effetti, sta maluccio. Non che in Asia abbia dato risultati esaltanti; almeno, laddove si prenda come metro di giudizio il benessere, la vita e la dignità degli esseri umani, direi che Pol Pot, Mao, Kim Il Sung e Le Duc Tho abbiano generalmente dato pessime prove.
Specialmente Pol Pot.
Comunque, movimenti almeno nominalmente comunisti sono ancora al potere in Cina, Vietnam, Laos e Corea del Nord, e sono accomunati dall' essere autoritari, dal disprezzare completamente diritti e dignità umani, e dall'adottare una logica capitalista nell'approccio alla crescita e nelle strategie di accumulazione. Ricordiamo che il comunismo realizzato del Novecento, e che nel complesso è stato un sanguinoso fallimento, era in realtà un capitalismo di Stato, cioè in definitiva una forma periferica, meno efficiente e meno sviluppata di capitalismo.
Al pari del capitalismo centrale e privatistico, il comunismo realizzato tratta l'essere umano come un mezzo e non come un fine.
Questi maoisti nepalesi sembrano diversi, e, coi tempi che corrono, non avrebbero vinto le elezioni se non lo fossero. Intanto hanno accettato di partecipare alle elezioni (e, pare senza nemmeno aspettarsi di vincerle come invece stanno facendo) e di deporre le armi, e questo un maoista della Cina degli anni Quaranta credo non l'avrebbe fatto.
In secondo luogo, se i contadini diseredati del Nepal li votano, è perché vedono in questi compagni una speranza di riscatto e liberazione da una monarchia arcaica e da pastoie sociali medievali, senza che, apparentemente, questo possa essere letto come un abbandono della propria identità culturale e delle proprie tradizioni. I comunisti che volevano eliminare la tradizione e la cultura contadina e avevano il mito della modernità tecnologica non vincevano libere elezioni tra i contadini analfabeti, né in Russia né in Cina. I contadini in genere non votano chi vuole scalare il cielo, abbattere i templi e collettivizzare la terra, votano gli offre dignità, trattori e riforma agraria.
Il sol dell'avvenire sorge sul tetto del mondo.
Si annunciano tempi interessanti.
mercoledì, aprile 02, 2008
Si discute(va) assai, specialmente nel mondo dei blog antimperialisti e canagliosi che frequento, di quanto sta accadendo in Tibet.
Le posizioni sono diverse, per un semplice motivo: la potenza che opprime il Tibet non è la Grande Potenza Imperiale Satanica DOC, ovvero gli USA, ma un imperialismo "minore", ovvero la Cina.
La questione è abbastanza complessa. Intanto, sulla "minorità" dell'imperialismo cinese si può discutere, a partire da un semplice fatto: a Pechino basta un'operazione finanziaria relativamente semplice come la conversione delle riserve in euro per mettere in ginocchio l'economia USA. In altri termini, la Cina controlla una parte del debito estero americano, tramite le sue riserve in dollari, da minacciare la stabilità economica americana.

Io non so molto di economia e finanza, ma questa faccenda mi è abbastanza chiara, anche se la terminologia che ho usato per descriverla potrebbe essere imprecisa.
Dunque, la Cina E' una grande potenza imperiale.
Negli anni Novanta, ci si trovava di fronte ad un mondo capitalista essenzialmente monocentrico, ed il centro principale erano gli Stati Uniti.
Oggi non è più così: siamo in una situazione simile per certi versi a quella che precedeva la Prima Guerra Mondiale, in cui, pur permanendo senza dubbio un centro dominante (all'epoca, la Gran Bretagna) la situazione era marcata dalla competizione di diversi capitalismi centrali, più o meno evoluti (più avanzati quelli inglese, americano, e un po' meno quelli francese e tedesco, ancora meno quelli italiano, giapponese e russo, tanto per fare un'approssimazione) ognuno dei quali coltivava una propria strategia imperialista. Oggi abbiamo in prima approssimazione almeno tre o quattro centri più avanzati (USA, Europa e Cina, eventualmente Giappone) e altri meno (India, Russia e Brasile) a cui vanno aggiunti dei capitalismi centrali a livello economico ma subalterni a livello politico (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Israele).
La particolarità del centro europeo è la presenza di strategie nazionali di competizione interne ad esso in termini nazionali, cosa che non mi risulta accadere tra gli Stati americani o le province cinesi. Inoltre, e a differenza di quello che accadeva nella Belle Epoque, i centri hanno specializzazioni diverse: così come le tre piazze finanziarie principali (New York, Londra e Tokyo, cui  si sta aggiungendo Shanghai) hanno ruoli diversi (agevolati dai fusi orari) nelle transizioni, il centro cinese ha una caratterizzazione industriale, quello americano finanziaria e militare, quello europeo ancora finanziaria ma legata al soft power, mentre la Russia ha importanza anche come fornitore di materie prime.
Anche questo, beninteso, come approssimazione.
Nel nuovo capitalismo policentrico in via di formazione, gli Stati Uniti stanno cercando di conservare un passato ruolo egemone sempre più messo in discussione, mentre la Cina cerca di affermarsi come grandi potenza in prevalente collaborazione con la Russia, che anch'essa punta al recupero di una sfera di egemonia; l'Europa infine è impegnata nel processo di integrazione da un lato, e nella ridefinizione dei rapporti gerarchici interni (tra le varie componenti nazionali) ridefinizioni che sembra andare a scapito dell'Italia, non per una qualche malvagità dell'Unione Europea ma proprio per colpa dell'inettitudine nostrana e del carattere originariamente arretrato del capitalismo italico, che ben più di altri si è appoggiato al clientelismo e alle stampelle statali, e che presenta uno squilibrio a favore della piccola e media impresa incapace di competere in un mercato allargato oltre le frontiere nazionali.
Nel frattempo si assiste ad una imponente ripresa del ruolo della Spagna, mai così importante dal 1763, ed un attivismo della Francia che va più nel solco della vecchia tradizione imperialista nazionale (in questo particolare momento più appoggiata agli USA, a differenza di quanto accadeva durante la presidenza Chirac) che in quello di una politica europea realmente integrata.
Possiamo senza dubbio definire Russia, USA, Europa ( e i suoi maggiori costituenti quali Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e in parte Spagna) e Cina come grandi centri imperialistici competitivi, con un alleanze operative orientate su assi contrapposti USA-Europa (NATO, integrata da altre alleanze strategiche con Israele, Australia e Nuova Zelanda) contro Russia-Cina (Organizzazione di Shanghai), fermo restando che questo quadro è ancora fluido e che la posizione della Russia e di altri paesi importanti come il Giappone (oggi allineato agli USA) potrebbe cambiare.
Un problema interessante è posto dal ruolo dell'India, strettamente legata a entrambi gli schieramenti; l'India è quello che potremmo definire un "centro in formazione" cioè un caso gigantesco, e accademicamente interessante, di passaggio dal capitalismo periferico a quello centrale.
L'India conserva buone relazioni con entrambi i gruppi di centri già costituiti; il suo principale problema strategico si chiama Pakistan, e il Pakistan è alleato storico degli Stati Uniti ma anche della Cina.
Detto questo, cioè stabilito che non esiste un imperialismo ma vari imperialismi in competizione, tra i quali non è più scontata la dominanza di quello americano, la questione del Tibet può essere inquadrata in modo meno banale.
Cosa che farò in un altro post.



martedì, marzo 25, 2008

Falecio è lieto di invitarvi venerdì 28 marzo alle 21:30 (così dicono; ma prevedo i tre quarti d'ora accademici), al circolo Arci Scighera di Milano (accanto alla stazione Cadorna), dove il sottoscritto sarà tra i partecipanti alla sfida nel team di Chiedi Alla Carta e leggerà un suo racconto. Accorrete numerosi ed applaudite fragorosi.


Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le riviste letterarie

Oppure: come fare cultura senza vendere enciclopedie

O anche: come dimenticare Maria De Filippi e vivere felici

La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno l'onore di ricevervi ancora una volta alla loro asimmetrica tavola rotonda da dove potrete osservare il mondo delle riviste letterarie italiane, scoprire le magiche alchimie che generano nuovi talenti e le misteriose formule che danno vita a linguaggi e stili innovativi.

Qual è il trucco che sta dietro la nuova narrativa italiana?

Lo scopriremo insieme a El Aleph (Milano), L'inutile (Venezia)