Vorrei tornare su Waltz With Bashir con una disamina più approfondita delle mie posizioni, anche a seguito di alcuni commenti particolarmente risentiti a riguardo.
Come rappresentazione della futilità della guerra e della confusione, del terrore e dell’ abbrutimento di coloro che vi prendono parte , Waltz With Bashir è un grande esempio di genere. Ciò è dovuto in parte al racconto, in cui il protagonista fa un viaggio per recuperare i suoi inaccessibili ricordi di guerra.
L’ effetto è rafforzato anche dall'uso di un’ animazione sofisticata, allucinatoria, che contribuisce a fornire un ritratto fresco e assieme impressionante di ragazzi in guerra. (A titolo personale mi ha colpito per il fatto che molti dei soldati fossero, nel 1982, più giovani di me, e altrettanto giovani di una controparte terrorizzata).
Il film esplora la natura della memoria e come evitare la dissonanza cognitiva data dal reprimere e dal censurare psicologicamente azioni ed eventi che non sono in linea con il modo di vedere noi stessi. Così il nostro protagonista, stimolato da un ex-commilitone nell’ emersione della propria memoria in forma di incubi, cerca di scoprire gli eventi che l’ hanno cancellata.
Fin qui tutto bene, e la questione un poco fumosa del modo in cui abbia intrapreso questa compositio memoriae, approcciata attraverso interviste, è ben compensata dai sogni presentati in lunghe e suggestive sequenze di flashback.
Tuttavia, a causa di quella che sembra essere una tenace aderenza alla sua esperienza personale, il regista Folman manca l'opportunità di imprimere una svolta al film verso qualcosa di più grande, di tracciare un parallelo tra il proprio atteggiamento evitante di una scomoda verità e quello del suo paese, Israele, che non riesce ad affrontare a livello politico e collettivo una verità altrettanto scottante: chi un tempo era vittima si è trasformato in carnefice. Questo atteggiamento mentale si è consolidato, nel tempo, attorno ad un’ omissione , non è chiaro se deliberata o inconscia : guardare ai fatti troppo da vicino sarebbe stato davvero troppo da sopportare, anche per un regista che ha avuto il coraggio di affrontare un argomento che è stato finora una macchia inesplorata sulla coscienza nazionale. E le omissioni sono tante, nella sceneggiatura: concretamente quelle riguardanti episodi che, se fossero stati inseriti attraverso una migliore mise en scène, avrebbero facilmente fatto stabilire allo spettatore connessioni personali senza esagerare nel ricorso all'allegoria.
Per esempio il famoso assedio di Beirut precedente il massacro è appena menzionato. Tre mesi di intensi bombardamenti israeliani che, secondo le Nazioni Unite, hanno ucciso settemila persone e ferite ottantamila, l'80% delle quali erano civili. I numeri degli uccisi nell’ assedio di Beirut sono circa due volte la più grande stima dell’ ammontare delle vittime dell’ eccidio di Sabra e Shatila, compiuto dai Falangisti, con l’ avallo di Tsahal.
Di per sé, sarebbe un’ interessante domanda chiedersi se le uccisioni effettuate da parte dell’ esercito regolare di uno Stato siano meno odiose di quelli perpetrate da una falange armata e accecata dall’ odio. Purtroppo, allora non vi è stata alcuna possibilità di porsela.
C’ è più di una mancata contestualizzazione degli eventi: al tempo dell’ uccisione di Bashir Gemayel, l'OLP era già salpata da Beirut sotto la supervisione di una forza multinazionale, lasciando poca resistenza attiva in a città (fatta eccezione rispetto a quella formata da gruppi della sinistra libanese), e nessuna nei campi. Il film dà l'impressione che siano stati i Palestinesi ad uccidere Gemayel , una impossibilità logistica. (Mi risulta siano stati ambienti maroniti di sinistra, cioè... "nazional-socialisti", che in Libano figurano essere di sinistra per il fatto di opporsi alla falange. Così mi dice Falecius, che ringrazio). L’ intento dei Falangisti non era la vendetta - senza dubbio sono stati alimentati e rinfocolati nel loro odio, oltre che da droga e alcol, dalla morte di Gemayel -, ma il loro esasperato e inutile intento è stato sempre quello di ottenere un Libano ad egemonia maronita , ed ecco la scomoda e taciuta la verità . Si è trattato di un intento di cui Israele era ben consapevole e da cui ha tratto il massimo vantaggio. I Falangisti pensavano di stare lottando per difendere la propria comunità minacciata dalla distruzione. Propaganda, ovviamente. Ma la sinistra libanese all' epoca agitava questo spettro in maniera piuttosto truculenta. Avete presente Damour? E' un interessante thread che il film evita di approfondire , e né Folman coglie l’ironia del fatto che la Falange (alleata di Israele durante l'invasione) sia stata creata dal nonno di Bashir Gemayel dopo una visita di ispirazione nella Germania nazista.
Poi c'è il massacro stesso. La ricerca di base rivela questi fatti: una riunione antecedente il massacro tra il comandante delle forze israeliane a Beirut e il capo delle forze falangiste ha avuto luogo, a condizione che Israele fornisse le foto aeree dei campi e con la decisione di provvedere ad un sostegno logistico, ignorando deliberatamente ciò che sapeva benissimo i falangisti fossero in grado di fare. Anche se la sede del comando israeliano che sorvegliava il campo è stata citata nel film, il fatto che vi sia stato stato un ufficiale di collegamento della Falange è stato passato sotto silenzio. In contatto con la milizia nel campo, non ha lasciato agli ufficiali dell’ intelligence israeliana alcun dubbio su ciò che stava succedendo. Sotto gli ordini, i soldati israeliani hanno ripetutamente ricondotto e sedato i civili nei campi , ignorando le loro esortazioni e le loro suppliche sul fatto che li stessero massacrando e violentando. (Dal punto di vista drammaturgico, esplicitare questo episodio avrebbe fornito un esempio molto più potente di colpevolezza individuale del protagonista rispetto al fatto di essere lì mentre si stavano sparando i razzi, come mostrato nel film. Questo momento di rivelazione risulta indebolito a causa dell’ autobiografismo troppo spinto del regista.) Molti soldati di Tsahal hanno riferito che cosa stava succedendo a loro superiori, a tutti è stato detto di non preoccuparsi. Sebbene un episodio inerente a questo atteggiamento è stato mostrato nel film, la cecità volontaria e collettiva del comando israeliano sul massacro è stato sottovalutata. Infine, e cosa forse più importante, il fatto che sia l’esercito israeliano che i servizi di intelligence controllassero (e fossero presenti all’ interno di esso) lo stadio in cui camion carichi di residenti del campo siano stati condotti per essere processati, è stato inoltre deliberatamente lasciato fuori dalla narrazione filmica.
Tutte queste omissioni servono ad annacquare la percezione del ruolo di Israele nella vicenda, e il risultato è un cattivo servizio reso allo spettatore da Folman, che ha lasciato troppe cose non dette.
Dopo aver detto che Waltz with Bashir è comunque un film importante e di straordinaria potenza evocativa, per una serie di ragioni, di cui certo non è la meno importante il concedere alle vittime un certo riconoscimento , ma anche perché, si ammette, sebbene implicitamente e peritosamente, che ci siano state certe persone nel comando israeliano che hanno fatto accadere fatti gravissimi.
C’è sempre l’opzione che un israeliano si fermi un attimo a riflettere e si chieda 'Che cosa stavamo facendo, allora?' Nessun altro può farlo per loro.
Si deve rendere merito a Folman di aver compiuto il passo coraggioso, necessario ma non ancora sufficiente, di mettersi davanti allo specchio delle proprie responsabilità. Ciò che Folman non ha fatto fino in fondo, è stato avere la forza e l’onestà di sostenerne a lungo la vista, e di esaminarcisi molto profondamente.
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