DISCLAIMER: m'è venuto un pippone lunghissimo, con le note e un sacco di digressioni. Qui e qui le puntate precedenti.
La storia delle idee è fatta di dibattiti. Ci sono state alcune grandi controversie, più o meno famose, che hanno costruito la storia del pensiero. Gente stracazzuta che litigava per un sacco di tempo su delle fottute iota, producendo nel frattempo dei capolavori del pensiero, o delle cagate pazzesche se girava male.
Alcune di queste controversie sono famose: le peggiori di tutte erano i concili ecumenici, che notoriamente non hanno mai conciliato uno stracazzo; in effetti, quasi tutti i concili terminavano con una minoranza arrabbiata che non era stata invitata al Concilio, o era stata fregata: ad esempio convocare un concilio d'inverno voleva dire che gli Armeni, anche se avessero avuto due secondi di tregua dalla loro lunga e mortale guerra d'indipendenza contro i persiani, avevano i valichi chiusi e non potevano scendere a Calcedonia a discutere della natura e volontà del Cristo e del Padre.
Inoltre i concili li convocava l'imperatore bizantino, che tendeva a seccarsi se non finivano come diceva lui. Ad ogni modo, quasi tutti i concili hanno provocato scismi, scomuniche, incazzature e la costituzione di chiese separate come quelle copta, armena, siriaca, assira, maronita (poi reintegrata nella comunione con Roma) ed ariana (estinta). Questo solo nei primi secoli. Dopo, c'è la divisione tra Roma e le chiese greche, poi c'è tutta la storia particolare dei melkiti in Palestina (oggi divisi tra quelli in comunione con Roma e quelli in comunione con Costantinopoli) che si propongono come chiesa nazionale araba, ci sono i "cristiani di San Tommaso" (originariamente legati alla Chiesa assira) in India, tutta la sequela delle eresie medievali, lo scisma Hussita col concilio di Costanza, infine c'è la Riforma con tutto il grande casino che ne segue, infine col concilio Vaticano I si separano da Roma i Vetero-Cattolici (che mi stanno particolarmente simpatici, anche se flirtano troppo con gli anglicani) e col Vaticano II tutta una galassia complicatissima di cattolici conservatori, sedevacantisti, lefebvriani (con lo scisma rientrato in maniera stranissima di recente), e altri eretici e strani personaggi vari, alcuni simpatici, altri decisamente meno.
Meno noti sono altri tipi di controversia intellettuale.
La disputa tra San Tommaso e gli averroisti parigini, o quella tra San Bernardo di Chiaravalle e Pietro Abelardo, per fare due esempi dell'Europa medievale. Più avanti nel tempo, credo che due discussioni in particolare siano state significative per la formazione della coscienza culturale europea moderna.
Entrambe ebbero luogo alla fine del Seicento ed ebbero per protagonista Jacques Bossuet, vescovo cattolico di Meaux, precettore del Delfino di Francia e consigliere di Luigi XIV, inspiratore, tra le altre cose, della revoca dell'Editto di Nantes, quello che garantiva la tolleranza religiosa ai calvinisti in Francia; la diaspora calvinista portò odio imperituro al Re Sole, idee e cultura francesi, nelle terre del suo esilio: Svizzera, Prussia, ma soprattutto Inghilterra, Olanda e Città del Capo (è per questo che tra gli Afrikaner attuali si trovano ancora molti cognomi francesi). Questi esuli tradussero la letteratura e la filosofia inglese in francese, così che l'Europa potesse leggerle, in un tempo in cui l'inglese non lo conosceva quasi nessun continentale. E la filosofia inglese del tempo voleva dire un personaggio insignificante come John Locke, per dire.
L'odio che portarono per l'assolutismo del Re Cristianissimo fu benzina per il fuoco della Rivoluzione Gloriosa e della successiva Guerra dei Nove Anni*, un evento che dovreste conoscere meglio.
Eppure, dopo la revoca dell'editto, nel bel mezzo della guerra in cui gli Stati tedeschi combattevano contro la Francia, un luterano, e nientemeno che Leibniz**, allora al servizio dell'Elettore di Hannover (cattolico, ma sovrano di una popolazione protestante) tentò di riallacciare i rapporti con Bossuet e intessé con lui una corrispondenza, con un obiettivo ambizioso: la riunificazione delle Chiese. Erano le migliori menti disponibili nei due campi, o quasi, e si impgnarono a fondo.
Il tentativo non fallì per i clamori della guerra e della politica, ma perché Leibniz non poteva cedere sul libero esame, né Bossuet sul libero arbitrio. Che Dio renda merito ad entrambi, perché il mondo sarebbe un posto peggiore se una delle due idee avesse perso***. Bossuet non capiva come ci si potesse accostare alla Scrittura senza la mediazione della tradizione e dell'autorità della Chiesa. In questo senso, si può dire che quell'epoca vide la fine del principio d'autorità come fondamento della validità della conoscenza****, e la discussione Leibniz/Bossuet ne sia stato uno dei segni.
La seconda controversia fu più spietata, più interessante, per me, e più significativa per la storia del pensiero moderno: anche qui, la faccenda era in buona parte religiosa.
Tuttavia, il rivale di Bossuet è uno che se non avete fatto studi specifici non avrete mai sentito nominare: si chiamava Richard Simon, ed era un oratoriano della Piccardia al tempo di Luigi XIV.
Richard Simon è l'uomo che ha creato il metodo storico-critico della Bibbia, cioè l'uomo a cui più di ogni altro dobbiamo la possibilità affrontare il testo sacro come un testo.
Mi dispiace per quei protestanti (un volta in inglese erano detti fundamentalists) che ancora non ci sono arrivati, ma noialtri cattolici questa faccenda l'abbiamo digerita abbastanza. All'epoca fu un trauma, naturalmente. I libri di Simon finirono all'Indice e furono bruciati in Francia. Per stamparli dovette rivolgersi agli odiati eretici olandesi, gli stessi il cui atteggiamento verso la Scrittura Simon voleva contestare nel suo lavoro.
Bossuet stava andando via di testa quando seppe che la censura di Stato francese aveva dato il permesso di pubblicare il primo lavoro di Simon in Francia, la Critica del Vecchio Testamento. Quella pubblicazione costò a Simon l'espulsione dal suo Ordine.
Il cattolicesimo non voleva sentir parlare di "critica del testo" in rapporto alle Scritture. Curiosamente, furono i protestanti i primi a seguire Simon (va detto però che Simon aveva cominciato ad occuparsi del problema dopo aver letto Spinoza, che per alcuni aspetti voleva confutare).
Simon non accettò mai che le sue tesi fossero eretiche. Anzi, le vedeva come una prova a favore della cattolicesimo e una confutazione delle idee protestanti sul libero esame della Scrittura. Lottò con la convinzione e la testardaggine di chi credeva di essere nel giusto. E sappiamo che nel complesso lo era. Bossuet lottò con altrettanto accanimento contro quello che riteneva un pericolo spaventoso. Per salvare la Tradizione, si sminuiva la Scrittura. Inammissibile!
Anche in quella occasione, Bossuet alla lunga perse. Nemmeno il cattolico più conservatore, oggi, ammette che tutto il Pentateuco sia opera di Mosé senza nessun tipo di modifica o interpolazione posteriore. E tuttavia aveva avuto ragione. Dall'opera di Simon, e contro le stesse intenzioni dell'oratoriano, l'autorevolezza della Scrittura ne uscì scossa e, alla fine, quasi distrutta.
E' da questi dibattiti seicenteschi che emerge la coscienza intellettuale moderna, che ci porta a leggere altri e diverse vicende in termini di conflitti tra Ragione e Tradizione, tra Rivelazione e Filosofia*****.
Un dibattito analogo a quello Bossuet/Simon si svolse in Egitto negli anni Venti del secolo scorso, attorno al problema dell'autenticità della poesia araba antica, con grandi intellettuali che si scontravano.
Non sempre queste questioni sono affrontate attraverso amabili discussioni da salotto o cortesi scambi di lettere. Simon pagò le conseguenze delle sue idee di persona, e sappiamo tutti cosa successe a Galileo. In anni molto più recenti, Nasr Hamid Abu Zayd ha subito un divorzio forzato dalla moglie in seguito ad uno dei processi più bizzarri della storia, perché aveva applicato al Corano strumenti di critica testuale storica che lo rendevano, agli occhi della Corte, apostata dall'Islam.
Si tratta di una aberrazione storica e religiosa prima ancora che una violazione dei diritti umani. La critica storica del testo era ammessa nell'Islam medievale, sebbene in forme ovviamente diverse da quelle usate da Abu Zayd.
L'Islam medievale ebbe i suoi dibattiti, i suoi conflitti ideali e perfino i suoi roghi di libri, esattamente come il Seicento europeo. C'erano state dispute religiose simili a quella tra libero arbitrio e libero esame di cui ho parlato. E ci fu la grande disputa che noi noi tendiamo a vedere tra fede e ragione, tra Atene e Gerusalemme. La grande disputa oppose, a distanza, di tempo e di spazio, due grandi intellettuali: al-Ghazali e Ibn Rushd, colui che conosciamo come Averroè.
* E' un evento relativamente poco conosciuto, tanto che gli storici non sono d'accordo sul nome da dargli: in passato era nota "Guerra della Lega di Augusta" e ora come "Guerra della Grande Alleanza" o anche "Guerra di successione del Palatinato". Però è storicamente piuttosto importante. Per capirci, si tratta della guerra che permise alla Rivoluzione Gloriosa inglese (1688) di sopravvivere, malgrado il diverso parere di Luigi XIV, e a scapito degli irlandesi. Non si tratta di una questione irrilevante. La Rivoluzione Gloriosa ha impedito all'Inghilterra di diventare una monarchia assoluta cattolica, e anche se tutte le persone coinvolte la percepirono come la giusta restaurazione di diritti consolidati dalla tradizione, rappresentò un momento fondamentale dell'evoluzione del liberalismo moderno. La guerra dei Nove Anni vide nascere una alleanza tra Austria, Inghilterra e Olanda che sarebbe durata in qualche forma fino al 1754 (più di 60 anni), segnò la battuta d'arresto dell'espansione francese sotto Luigi XIV, e può essere vista come l'ultima guerra di religione europea nata dalla Riforma, Irlanda esclusa. Ma è con quella guerra che in Irlanda cominciarono i guai, o meglio, che i guai assunsero la loro tipologia attuale.
** Tra le altre cose, Leibniz è stato probabilmente il primo a concepire qualcosa di lontanamente simile alla nostra cibernetica, eppure non ne parliamo poi granché.
*** Mi piacerebbe vederle entrambe nella stessa Chiesa, ma va bene anche così. Con questo, la revoca dell'Editto di Nantes provocò indicibili sofferenze e tremende ingiustizie, di cui, se c'è un Dio giusto, a Jacques Bossuet verrà chiesto conto.
**** Su questo andrebbe almeno nominato un altro esule calvinista espatriato in Olanda, Pierre Bayle, che probabilmente meriterebbe quasi tanto spazio quanto Cartesio nella storia del pensiero europeo.
Non è un caso se Diderot affermava di aver avuto "contemporanei" in quella generazione. Personalmente, trovo Bayle e i suoi contemporanei nel complesso più interessanti e più acuti di Diderot e Voltaire.
***** Nell'Ottocento, Ernest Renan riuscì a vedere questi due principi in termini di polarità razziali. Per farla semplice, lui contrappose un mondo "semitico" (ebraico ed arabo) portatore della Rivelazione e della Legge ad un mondo "ariano" che produce Logos, ragione filosofica. Si tratta di uno dei presupposti intellettuali dell'antisemitismo "scientifico", ma su questo tornerò un'altra volta.
La contrapposizione è stata posta da Leo Strauss, depurata naturalmente del suo aspetto razzista (Strauss era ebreo) nei due poli metaforici di Atene e Gerusalemme. Per l'Islam avrebbe forse più senso parlare di Alessandria e la Mecca, volendo restare in metafora.