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mercoledì, giugno 04, 2008
Una serie di discussioni in giro per blog e con amiche, e, tra le altre cose, un documentario che ho visto sul genocidio della Cambogia, mi portano ad una serie di riflessioni.
Il discorso è vasto, per cui possiamo partire dall'attuale ondata di intolleranza e dal discorso che si fa su di essa e sulla legislazione che sta generando.
Schematicamente, una parte della cosiddetta sinistra urla 'razzisti!' mentre la destra dice 'bisogna garantire la sicurezza dei cittadini contro questi delinquenti'. L'altra parte della sinistra dice alla destra 'è vero e voi ci copiate la soluzione'.
Il problema è che la cosa viene affrontata in questi termini: "i Rom delinquono">"c'è un problema Rom da risolvere" oppure "siamo invasi dai clandestini">"facciamo un culo tanto ai clandestini".
Ovviamente le assunzioni di base sono razziste.
Ma io non credo che il cittadino medio, questa entità assolutamente fantomatica che supponiamo esistere per amore di discussione, sia tipicamente razzista.
Eppure accetta queste affermazioni, e/o resta, come ho letto un po' in giro, 'confuso', oppure 'non ci capisce niente'.
Il problema è a monte del razzismo. Il problema è la categoria.
Nel senso che un dibattito sul 'reato di immigrazione clandestina' ad esempio, o sul 'commissario speciale per i Rom' ha senso, ed è fattibile, ed è accettabile al senso morale prevalente, se e solo se si assume l'"immigrato clandestino" o il "Rom" come entità archetipa astratta, cioè se si discute di categorie, tipizzate da determinati stereotipi (in questo caso, negativi). A queste categorie supposte negative si può opporre una categoria altrettanto astratta, quella di 'noi italiani' con caratteristiche presunte positive.
Il palco casca nel momento in cui si ribalta questa prospettiva (che viene da tutta una linea di pensiero della modernità occidentale che ha creato i concetti di 'stato nazionale' e 'tutela delle minoranze', ma da cui, per altri versi, è venuti fuori anche un bel po' di fascismo).
In cui cioè si assume che non stiamo parlando di categorie delle quali si può predicare ciò che si vuole (dato che le categorie stesse sono a priori escluse dal dibattito). Ma si sta parlando di decidere di altri esseri umani.
'Immigrato clandestino' significa essenzialmente 'persona'.
Non è che questo valga solo in questo caso. Non uccidereste, in generale, il vostro vicino di casa. Ma combattereste, idealmente, un 'nemico del popolo' (intendo, se viveste nella Cambogia di Pol Pot e foste stati indottrinati in questo senso), che poi si dà il caso che il 'nemico del popolo' astratto si incarni nel vostro vicino di casa e allora, vi dispiace, ma lo dovete ammazzare. Per il bene del Popolo, della Nazione e Tutto Quanto, e per Salvare la Rivoluzione, beninteso. O per la Patria, la Razza Ariana e il Partito, se foste stati nella Germania nazista ed il vostro vicino ebreo, o zingaro, o omosessuale.
Ancora per la Patria, il Popolo, la Razza eccetera (le categorie tendono ad assomigliarsi, in questi casi) in Rwanda nel 1994.
E via elencando i vari genocidi 'di massa' della Storia.
Le categorie distruggono le persone e gli individui, la loro umanità ed unicità. E in tempi di crisi, la loro stessa esistenza. Delle tante cose che apprezzo della civiltà occidentale, forse la più grande conquista è quella di aver stabilito che i soggetti della legge sono gli individui e che ciascuno di essi porta singolarmente la responsabilità delle sue azioni.
lunedì, maggio 19, 2008
Scrive "Repubblica", che per quanto alle volte sia discutibile, non è sicuramente un ciclostilato della sinistra estrema ed extraparlamentare:
"Parlerà a Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento europeo, Commissione dei diritti umani. Parlerà di quello che ha visto in questi due giorni visitando i campi rom tra Roma e Napoli. E lancerà contro l'Italia un grave atto di accusa: violazione dei fondamentali diritti umani, bambini di cui si sono perse le tracce, razzie notturne della polizia."
Un tot di righe senza neanche accennare al soggetto. That's giornalismo, baby.
Comunque, se in Italia la polizia compie "razzie notturne" dovremmo esserne informati. In modo ufficiale. Quale legge di questo paese consente ai poliziotti di compiere "razzie"? Credo da qualche secolo la "razzia poliziesca" sia caduta in desuetudine. Ritengo utile sapere che invece è tornata di moda, tanto per prepararsi all'anno prossimo. Per l'autunno-inverno 2009 il colore più trendy sarà il nero, specie per le camicie, ma anche il bruno.
Inoltre saranno rivalutate come fashion alcune forme vintage; ad esempio, l'autodafé, l'Inquisizione Spagnola, il pogrom, il linciaggio dei negri, il Ku Klux Klan, i ghetti con sbarramento serale delle porte. L'innovativo programma politico del nuovo Governo prevede di reintrodurre usanze conformi ai Valori dell'Occidente per depurare il diritto da perniciose influenze atee e/o islamonazicomuniste: di conseguenza si attingerà alle tradizioni dei popoli europei, che è necessario difendere. Ad esempio, ripristinare la pena di morte per la stregoneria, l'adulterio, la fornicazione indebita, la sodomia. Vecchi usi dei popoli europei, minacciati di scomparsa dall'invasione afro-romena, vanno tutelati: tra questi, la cintura di castità, la vergine di Norimberga, la servitù della gleba, la crocifissione, il rogo delle eretiche e la parata dei fasci littorii.
Vittoria Mohacsi,
Ecco il soggetto, finalmente.
l'eurodeputato rom di origine ungherese
Scusa, ma cosa minchia sarebbe un(a) "rom di origine ungherese"? Semmai il contrario, visto che la signora Mohacsi è stata eletta deputata in Ungheria. Non è "di origine ungherese". E' proprio ungherese-ungherese. Ha perfino un passaporto ungherese, credo. Da quanto ne ho capito, nella barbara ed asiatica Ungheria concedono passaporti perfino ai cittadini Rom.
Semmai, la signora sarà una "ungherese di origine Rom" (provate a dire di un südtiroler che è "tedesco di origini italiane" e capirete cosa intendo).
è arrivata in Italia venerdì sera inviata dal suo partito (Eldr)
Sarebbe utile sapere che non è esattamente l'equivalente ungherese di Sinistra Critica. Eh, sì, accade che in questo posto strano che si chiama Europa, dei partiti di destra liberale si preoccupano di quello che accade ai Rom. Ah, certo, da quelli parti sanno cosa significa "liberale".
per capire cosa sta succedendo in Italia tra annunci di deportazioni e di rimpatri di massa.
Rimpatri? Dove cazzo è la "patria" dei Rom?
Ospite del Partito Radicale sabato ha visitato due campi nella capitale (Castel Romano e Casilino 900, circa 1400 persone) e domenica è stata Napoli, dove l'intolleranza verso i rom è emergenza sociale e di sicurezza dopo gli incendi appiccati nel campo di Ponticelli.
Esattamente, cosa vuol dire? E poi, ci spieghi che centrano i Radicali? Mica perché, io sapevo che i Radicali erano confluiti nel PD, il partito che fa cose come questa.
"E' tutto bruciato, le persone sono state sfollate e messe al sicuro durante la notte, una scena desolante" dice l'europarlamentare ospite di un convegno dei Radicali nella sede di Torre Argentina.
Stasera pronuncerà il suo atto di accusa al momento raccolto in appunti in un quaderno rosa a disegni cachemire. Il cahier des dolehances
Si scrive doléances.Impara il francese, oppure non usarlo, che in italiano esiste la parola "protesta". A proposito, cosa sono i disegni "cachemire", e comunque, cosa stracazzo ce ne fotte?
si sviluppa lungo due direttrici. La prima di carattere politico e denuncerà la "totale assenza" in Italia di una politica per l'immigrazione. La seconda riguarda le denunce che gli stessi rom hanno rappresentato all'europarlamentare europea.
Uhm. Da quando in qua si "rappresenta" una denuncia? Non credo che i Rom facessero spettacoli teatrali in materia.
Purtroppo, ha spiegato l'eurodeputata di origini rom, 33 anni e tre figli,
Qualche riga fa era di "origini ungheresi". Cerchiamo di capire. Anche cosa c'entrino i suoi figli.
"ho avuto molta difficoltà ad avere dati e numeri attendibili sulla comunità rom in Italia" un fatto grave di per sè (sic) perchè dimostra che c'è scarsa conoscenza del fenomeno.
Già. Non sanno nemmeno definire te, onorevole Mohacsi.
Le informazioni più certe sono state fornite dall'Opera nomadi: "In Italia ci sono circa 200 mila rom di varie etnie
Ok, io lo capisco. Ma facciamo finta che io sia un italiano medio. Probabilmente penso che i Rom siano un'etnia. L'onorevole, abituata alla civile Ungheria, forse non ritiene necessario chiarire. Ma la giornalista italiana dovrebbe.
di cui solo 80 mila sono residenti in Italia. Degli altri centoventimila la maggioranza sono semillegali.
Cosa vuol dire "semillegale" ? Di solito le cose sono legali o illegali. Almeno in uno stato di diritto. Si sta dicendo che l'Italia non è uno Stato di diritto. Vero, ma non può passare così in sordina.
Soprattutto non esistono dati su quale era la situazione prima dell'ingresso nella Ue di Romania e Bulgaria" i paesi dove vive la maggior concentrazione rom. Il problema vero è che di tutte queste persone non esiste una banca dati che dica da quanto tempo sono qui, la nazionalità, manca un identikit della comunità.
Fatico a capire, ma complimentoni al governo italiano, se le cose stanno così.
L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza. "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione,
Ce l'ha. Dal 1938.
non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche.
Questo non è vero. L'Italia ha tante politiche quante sono le minoranze etniche, più una per ogni singolo ghetto della minoranza Rom/Sinti.
Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".
Però azzardo che qui c'è anche un po' di responsabilità degli interessati, scusa Vittoria.
Secondo Mohacsi la politica dell'Italia con gli stranieri è "assurda": "Non si base su legami geografici ma su vincoli di sangue (la cittadinanza viene data non in base allo ius soli ma in base allo ius sanguinis ndr);
Se fai una nota esplicativa in latino, molti non capiranno.
molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più".
Non tutti. Le amministrazioni italiane hanno qualche problema a gestire concetti come "Senegal", figurati quei posti negri ed impronunciabili ad est dell'Adriatico. Non bisogna sottovalutare il valore euristico di "Jugoslavia", che gli italiani applicano a tutto ciò che si frappone tra loro e la recentemente scoperta Romania.
Adesso la politica del governo sembra orientarsi verso i rimpatri di massa ma "la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei
Capita, quando firmi dei trattati. Qualcuno lo dica a Bossi, però.
che sarebbero trasbordati da un posto all'altro. Fare quello che vuol fare l'Italia significa solo spostare il problema".
Perché? Se sono cittadini europei, possono venire in Italia quando vogliono.
L'Italia "non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l'istruzione, la casa, l'assistenza sociale e sanitaria".
Scusa, Vittoria. Se sono cittadini europei, non sono immigrati. La faccenda è più grave. Oppure ti hanno tradotto male, il che è probabile.
Questo stasera Mohacsi dirà a Strasburgo.
I campi sono in condizioni "orribili" , le persone vivono in baracche di lamiere, in mezzo ai rifiuti e ai topi, senza acqua corrente e senza luce. "Non ci sono servizi di alcuno tipo nelle vicinanze - racconta l'europarlamentare - . A Castel Romano su mille persone, 5 forse 6 hanno la cittadinanza. Una donna mi ha detto che si sente come se fosse ad Auschwitz...". Una citazione che non deve sembrare casuale. Durante la seconda guerra mondiale furono uccisi 500 mila zingari vittime del reich e dei folli progetti di dominazione razziale.
"Furono uccisi". Errore. I colpevoli sono noti. "I nazisti ed i loro alleati hanno ucciso". Non erano vittime "del reich" (Reich, comunque). Erano vittime "del nazismo, e dei suoi collaboratori (inclusi i fascisti italiani"). Una cosa più ampia del "reich" che includeva Germania, Austria, Cechia, e Polonia, circa.
Molti di loro furono deportati e sterminati proprio ad Auschwitz. Nella lingua gitana si chiama Porrajmos, significa "divoramento" e indica la persecuzione.
No tesoro. Non esiste una "lingua gitana". Esistono "le" lingue "gitane" o meglio "romané". Ma nella lingua italiana, la frase che hai scritto non ha nessun soggetto identificabile. In un giornale nazionale, non lo accetto. Comunque, il "divoramento" non indica la "persecuzione". Indica lo sterminio. Non è uguale.
Nel suo viaggio nei campi Mohacsi ha soprattutto ascoltato. "Al campo Casilino 900 - dice - mi hanno raccontato che ogni 3 o 4 giorni verso mezzanotte arrivano pattuglie di poliziotti in divisa e armati. Non chiedono nulla, semplicemente picchiano. Ogni volta portano via circa 20 persone che scompaiono per 48 ore. Li tengono in celle dove vengono picchiati. Poi li rilasciano. Mi è stato assicurato che chi viene portato via non ha precedenti e non è ricercato".
In effetti, ciò risponde al concetto di "razzia". L'ultima frase è superflua. Un trattamento del genere viola i diritti umani a prescindere dalle assicurazioni (non imparziali, del resto). Se anche uno fosse colpevole, non potrebbe essere trattato in questo modo, e non lo sarebbe, se non fosse Rom.
Nella lingua latina si chiama "habeas corpus", significa "abbi il tuo corpo" e indica un diritto umano elementare.
E' un altro punto agghiacciante del resoconto che l'eurodeputata farà a Strasburgo. "A Napoli la situazione è ancora peggiore. L'avvocato dell'Opera nomadi mi ha detto che da due anni sono state perse le tracce di dodici bambini accusati di accattonaggio. Questi ragazzini sembrano spariti nel nulla, non esiste neppure un pezzo di carta.
Ecco. Questa è la cazzo di notizia. Non solo è falso che gli zingari rapiscano i bambini (italiani, immagino), ma è vero il contrario. Dovevi cominciare l'articolo con questo.
Ho incontrato un nonno di 60 anni disperato perchè non sa più nulla di suo nipote". Se ribatti che i minori vengono spesso usati dai genitori per rubare, scippare, furti in casa, una vera e propria piaga,
Che cazzo c'entra coi bambini scomparsi?
la risposta di Mohacsi è: "Bisogna punire chi delinque e tenerlo in carcere.
Esattamente quello che lo Stato italiano non sa o non vuole fare. nemmeno con chi brucia i campi, del resto.
Non far sparire i bambini".
Mohacsi presidente. Peccato che sia cittadina ungherese e non la si può votare qui.
Dopo il fatto della ragazza di 16 anni accusata di voler rapire un bambino, le razzie dei poliziotti "sono aumentate". "Ho chiesto - insiste Mohacsi - tramite l'avvocato dell'Opera nomadi cosa la giustizia stesse facendo e mi ha detto che non risultano inchieste. Nè sulla ragazza accusata di voler sequestrare un bambino, nè su chi ha lanciato le molotov contro i campi e li ha incendiati".
Solo che una è un'accusa. L'incendio dei campi è un fatto, e in Italia l'azione penale sarebbe obbligatoria.
L'eurodeputato sa di maneggiare una questione difficile, scivolosa e delicata.
Qualsiasi cosa scivola se non la sai tenere. Mi riferisco all'Italia, non alla Mohacsi.
Sa che quella dei rom è "un'emergenza sociale" in tutta Europa. Ma occorre tentare, provare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo.
Questa chiusa moralista del cazzo cosa significa? Siamo passati all'omelia? Il mio vescovo le fa meglio.
Guai generalizzare. Provarci è un obbligo per un paese civile.
Provare a generalizzare? Immagino di no, ma allora provare che? Intanto, provare a scrivere italiano è un obbligo per un giornalista civile. Altrimenti non capisco.
"Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l'Italia non ha mai chiesto l'accesso a questi finanziamenti?". Perchè serve un progetto.
E forse non c'è mai stato.
Togli pure il "forse". E poi prova ad indovinare il perché.
postato da: falecius alle ore 21:12 |
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lunedì, marzo 24, 2008
E' indispensabile abbattere l'istituto patriarcale fin dalle fondamenta, annientando il potere totalitario che esso esercita sulla libertà delle persone.
Il patriarcato lavora in una quantità di modi subdoli, usando il ricatto psicologico e morale, la dipendenza economica, il controllo dei tempi e degli spazi dei soggetti "subalterni" (tipicamente mogli e figli/e, ma non è detto). Se non vi riesce, ricorre alla violenza brutale.
In questo senso il patriarcato e il cronotopo che dominato dalla sua struttura di dominio riproduce cronotopo neocoloniale dell'imperialismo; si ha in entrambi i casi una struttura di dipendenza, materiale ed ideologica, che lega il figlio alla famiglia d'origine in un rapporto di dipendenza che è stato costruito artatamente durante la fase di crescita, al pari di una ex-colonia con la madrepatria.
Il patriarcato è il microcosmo dell'imperialismo, e l'imperialismo è il macrocosmo del patriarcato. Entrambi si appoggiano sullo Stato e sul Capitale, e questi ultimi si sostengono a vicenda e riproducono ed istituzionalizzano i due mondi dell'oppressione individuale e collettiva.
A questo Moloch occorre rispondere.
E' vitale affermare la propria indipendenza, come costituzione ontologica di noi stessi. Liberarsi dalle catene della soggezione e dell'oppressione che ci avvincono e ci legano fin dentro la nostra mente (alienazione).
Non permettere la dipendenza è la condizione necessaria per qualsiasi realizzazione positiva.
Resistere, resistere, resistere.
domenica, marzo 02, 2008
Mantra da ripetere, tutti insieme, sempre, comunque, dovunque, ogni volta che una faccia da culo democristiana tenta di vendervi cazzate stratosferiche col blasfemo pretesto che siano volontà divine:
La Famiglia NON è un valore
La Famiglia NON è un valore
La Famiglia NON è un valore
La Famiglia NON è un valore
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Capito?
giovedì, febbraio 14, 2008
Quanto prima serve ad introdurre il fatto che esistono delle persone che testimoniano la propria fede in Cristo a costo della vita.
Queste persone sono ufficialmente ammirate e venerate dalla Chiesa. Sono i Santi Martiri, e non c'è niente di meglio di un martirio per il cristianesimo per ottenere un posto nel calendario.
Dunque, un trentina di anni fa, un vescovo di una città dell'America Centrale comincia a fare delle osservazioni riguardo il fatto che Cristo non aveva molta simpatia per i ricchi e i potenti, e che di conseguenza la Chiesa dovrebbe stare dalla parte dei poveri e degli oppressi quando i ricchi e i potenti si mettono a tiranneggiare.
Non era un'idea nuova, dato che essenzialmente era una conseguenza piuttosto elementare del Vangelo, ma andava contro una tradizione consolidata dei religiosi dell'America Centrale, che non amavano farsi scotennare dagli sgherri dei proprietari terrieri e quindi avevano lasciato stare questi ammennicoli come il Vangelo e Gesù Cristo. Sostenevano che il cristianesimo significasse che i ricchi e potenti facessero il cazzo volevano.
Questo vescovo, che si chiamava Romero, aveva idee leggermente diverse, e pensava che il cristianesimo si basasse sui Vangeli e richiedesse ai cristiani di comportarsi con giustizia, ad esempio c'è quella storia delle due tuniche...
In questo paese dell'America Centrale era in corso una guerra spietata tra i poveri e gli oppressi da una parte e i ricchi e potenti dall'altra, anche se parlare di "guerra" può essere fuorviante.
In realtà alcuni poveri ed oppressi, incoraggiati anche da religiosi che la pensavano come Romero (e da qualche prete di un'altra religione, che venerava un altro ebreo con la barba vissuto in Germania) avevano cercato di alzare la testa, al che i ricchi e i potenti avevano lanciato una strage a senso unico contro chiunque gli chiedesse un minimo di giustizia, umanità e moderazione nello sfruttare il prossimo.
Non è molto evangelico, sfruttare il prossimo e tantomeno ammazzarlo se obietta allo sfruttamento.
Romero diceva questa cosa, cioè professava il cristianesimo. Di conseguenza, gli spararono nella cattedrale della capitale (lui era vescovo della capitale).
C'è un precedente, un arcivescovo di Canterbury fatto assassinare dal ricco e potente di turno perché aveva obiettato a certi comportamenti del ricco e potente che non erano proprio evangelici.
Quello lì è una santo martire venerato, giustamente. E Romero?
E Romero NO. A ventotto anni di distanza dal suo martirio (quando in media un martire si santifica di corsa corsissima), il più alto esempio di martire cristiano del Ventesimo secolo NON è ancora un Santo della Chiesa.
Ecco perché Ratzinger mi sta sui coglioni.
martedì, febbraio 12, 2008
Questo blog è contro la censura bigotta.

Update: il blog "paganesimo" che, a quanto ne sapevo, era stato chiuso per questa immagine qui sopra (che considero assolutamente innocua) ha riaperto. Inoltre ho saputo da fonte certa (cioè l'ho letto sullo stesso paganesimo) che l'immagine per cui era stato censurato era un'altra.
Falecio è rimane contrario alla censura (anche in questo caso), ma si rifiuta di postare quell'immagine su questo blog, dal momento gli fa abbastanza senso & schifo, a dirla tutta.
martedì, gennaio 22, 2008
Premetto che a me, Ratzinger sta eminentemente sui coglioni, per vari motivi riassumibili nel fatto che sta facendo del cattolicesimo una cosa in cui non mi riconosco più, e precisamente il baluardo identitario della civiltà occidentale, qualunque cosa significhi.
Non mi piacciono i suoi discorsi, non mi piace la sua impostazione teologica. Io sono un irrazionalista, e pretendo il diritto di credere in Dio senza prove della Sue esistenza, senza che un teologo tedesco mi dica che occorre legare fede e ragione.
Inoltre, reclamo l'universalità del messaggio cristiano e quindi la sua autonomia dalla razionalità filosofica greco-latina (mi risulta che Gesù Cristo fosse un ebreo della Palestina che parlava in aramaico).
Non mi piace la logica per cui la Chiesa definisce un'ideologia comportamentale senza la quale uno non è un buon cristiano, con criteri che attengono a giudizi sulla vita sessuale ed affettiva, stabilendo ideologicamente delle norme universalmente valide. Non accetto la famiglia nucleare fondata sul matrimonio indissolubile come fondamento naturale e necessario della società, e mi permetto anzi bollare una simile idea come contraria allo spirito e alla lettera del Vangelo (Matteo, 10:34-36).
Detto questo, lui ha il diritto e la facoltà di sostenere le sue opinioni dai suoi pulpiti, di cui non mi pare soffra la mancanza, e anche dai pulpiti altri che gli vengano eventualmente offerti.
Si può dibattere a lungo sull'opportunità di offrirgli il pulpito dell'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza, nel senso che secondo me oggettivamente non c'entrava un tubo, ma aveva tanto di diritto di trovarsi lì quanto qualsiasi altro barone, ministro, o chi volete. Riesco a pensare almeno un centinaio di nomi di gente assai più contestabile. Sia chiaro che quello è comunque un pulpito laico da cui si pontifica. Chi ci stia a pontificare non mi sembra particolarmente interessante. Non c'è una questione di libertà di parola o di censura, perché comunque si parla ad invito e senza contraddittorio, indipendentemente da chi parla e da quello dice.
Inoltre, il dibattito sull'opportunità di offrire il pulpito a Tizio, Caio o Joseph all'università di Sarcazzo Dove è di zero rilevanza per chiunque altro all'infuori della stessa, in linea teorica.
Quello che può avere (o no) un qualche interesse è:
a) quanto dirà Tizio Caio o Joseph una volta accettato l'invito
b) la modalità del dibattito.
Posto che non condivido quello il discorso che Ratzinger avrebbe (pare) detto alla Sapienza e lo ritengo poco interessante, l'unica discussione dotata di un minimo di senso su tutta la vicenda, cioè, ad ogni modo, su un evento che non si è verificato, riguarda le modalità e legittimità del dibattito.
Anzitutto, credo che esistano regolamenti, norme, statuti e sarcazzo cos'altro che stabiliscono chi, quando, perché e percome decide chi invitare all'inaugurazione dell'anno accademico. E il punto sta tutto lì. La decisione del rettore era regolare? Se sì, invito regolare, quindi legittimo, e chi vuole contestare si accomodi.
Se no, i contestatori hanno sbagliato tutto, o i media hanno imbrogliato le carte, ed il punto è che il rettore non aveva il diritto di fare l'invito, period.
Due, perché una bega del Senato Accademico della Sapienza diventa un tormentone nazionale? Chissenefrega?
martedì, gennaio 08, 2008
Breve riflessione: le mie idee sono generalmente considerate abbastanza radicali, il che va anche bene. Dopodiché però va detto, per carattere, sarei una persona moderata, nel senso che sono assolutamente convinto che est modus in rebus.
E allora penso che forse ad essere estremisti sono lo stato nazionale, il capitalismo finanziario globalizzato, la famiglia patriarcale "cattolica" e gli altri Valori™ dell'Occidente che lavora.
Che dite, è un'idea assurda?
lunedì, dicembre 24, 2007
Suscita sgomento e terrore e nelle menti degli Adulti™ la Grande Scoperta dell'Abissale Ignoranza dei Nostri Figli dell'Occidente™.
Pare sia Teribbbbbile & Agggghiacccianteee il fatto che il 60% degli alunni di sQuola media non sappia perché viene la notte.
La cosa è interessante, perché apre diverse considerazioni:
1) Non rompete i coglioni. L'Emergenza Scuola© l'avete creata, prodotta e determinata completamente voi. Sono dieci anni che alla scuola dello Stato vengono tolte risorse. Sono anni che se la prende con gli insegnati "fancazzisti e privilegiati".
Gli insegnati italiani italiani sono i peggio pagati e meno aiutati d'Europa, vivono in condizioni di precarietà e spesso solo una grande motivazione li spinge a continuare col loro lavoro nonostante le paghe modeste e gli insulti. Ed è un lavoro difficile. Non sarà faticoso come estrarre carbone in una miniera, ma è difficile. Richiede sensibilità, intelligenza, preparazione che spesso non gli viene fornita, investimenti culturali ed emotivi notevoli ed una pazienza infinita.
L'emergenza l'hanno creata gli stessi che la denunciano. Un grande quotidiano non ha il diritto morale di parlare di "emergenza nelle scuole" dopo aver accreditato Oriana Fallaci come riferimento del discorso pubblico sull'Islam.
Il ministro della (pubblica) Istruzione non può lamentarsi di questa situazione mentre ratifica l'enensimo regalo alle scuole private. E' corresponsabile.
Ad ogni modo, se i ragazzi sono ignoranti come zappe, è colpa degli adulti, genitori, docenti e soprattutto responsabili del sistema scolastico.
2) In quale punto del programma ministeriale di qualsiasi cosa si parla di spiegare perché viene la notte? Le maestre danno per scontato che i bambini lo sappiano. I genitori danno per scontato che le maestre glielo dicano. I professori danno per scontato che alle elementari gliel'abbiano detto.
Morale: questi non comunicano tra loro, i curricola fanno cagare, e i bamabini non sanno un cazzo.
3) nessuno parla con i bambini. Mio fratello ha quindici anni e fino all'altro ieri non sapeva la differenza tra ebrei e palestinesi: nessuno gliene aveva parlato. L'altro ieri parlandoci è venuto fuori che non lo sapeva. Gliel'ho spiegato. Adesso lo sa.
Invece per scoprire che il 60% deigli studenti delle medie non sanno perché è notte c'è voluto un sondaggio, al quale si risponde con l'emergenza.
4) Forse un genitore medio non è così sicuro del perché faccia notte da spiegarlo ad un bambino. Forse l'ignoranza è bene radicata. Forse la scuola non ha mai funzionato così bene, non ha mai creato vera cultura di massa in questo paese.
sabato, dicembre 15, 2007
Il Moloch divora le sue vittime nel fuoco. Il Moloch esige un tributo sacrificale e impone che ci si inchini davanti a lui, lo si adori e gli obbedisca. Il Moloch è una grande statua di ferro nel cui ventre insaziabile c'è la fornace dove bruciano le vittme, e le vittime sono quanto vi è più di più caro: i neonati innocenti.
Il Moloch sfrutta e distrugge nel fuoco il lavoro e la vita dei suoi schiavi. Egli è il Padre, il Padrone ed il Re, e quindi incarna anche etimologicamente queste tre figure archetipe di potere: sociale, economico, politico.
Non è un caso, forse, che nell'Africa romana Baal, il dio a cui si offriva il molk, (anche se il molk storicamente non era un sacrificio di neonati vivi) fosse identificato con Saturno-Kronos, il dio padre-padrone che divorò i suoi stessi figli.
Nel Moloch si fondono il la Famiglia, il Capitale e lo Stato. Simul stabunt, simul cadunt.
La vittima del Moloch era, secondo la Leggenda Nera anti-punica, prima sgozzata, dissanguata ed infine bruciata e consunta dalle fiamme.
Il Moloch ed il suo tophet dominano sulla discarica, sul regno dell'impurità, della morte e della consunzione. A Gehenna si lasciavano cadaveri e rifiuti.
Il Moloch stabilisce un ordine la cui violazione è distruzione, e le sue fiamme sembrano promettere purezza; ma attorno al suo idolo metallico tutto è pianto e confusione, che il rullo dei tamburi ed il suono dei flauti fatica a coprire.
Sulla desolazione regna il Moloch, accumulando e consumando.
postato da: falecius alle ore 22:52 |
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sabato, dicembre 15, 2007
"Uccide più la famiglia che la mafia" diceva il procuratore di Verona un po' di tempo fa.
"Che ho a che fare con te, donna?" dice Gesù Cristo a sua madre iniziando la sua missione in Galilea.
Oggi sul sito della Repubblica vedo: "Donna uccide il figlio di sette anni" "Disoccupato ha assassinato la moglie e la figlia e ha tentato di togliersi la vita".
E' ora di dire BASTA. E' ora di abolire il matrimonio, le convivenze, le coppie, e soprattutto di piantarla con questa attitudine irresponsabile di affidare i bambini che rappresentano il futuro della società alla coppia di donatori dei loro geni.
Ovviamente sto esagerando. Fare una cosa del genere è semplicemente impossibile a meno di non instaurare una dittatura totalitaria di un tipo che avrebbe fatto impallidire Pol Pot.
E credo che nessuno lo vorrebbe. Lo vorremmo? Io no.
Comunque. E' ora di dire basta. E' ora che si riconosca la difesa della Sacralità dell'Istituto familiare tra i Valori Cristiani dell'Occidente che Lavora per la grandissima cazzata pericolosa che è.
Sposatevi, accoppiatevi, convivete, fate figli, ma non chiamate tutto questo un Valore Fondante, non copritelo nelle nebbie di un'ideologia oscurantista.
La famiglia non è un valore e non porta, né contiene, valori. La famiglia è un'istituzione giuridica e sociale. Come tutte le istituzioni si può modificare. E si modifica. La famiglia nucleare a figlio unico in un condominio di Milano è un'istituto completamente diverso dalla famiglia patriarcale di Montegranaro sessanta anni fa. Ha un ruolo economico e sociale, ed anche uno statuto giuridico, lontanissimo.
La Sacra Famiglia Astratta è una cazzata mistificatoria.
Mi irrita un po' che la MIA Chiesa sia la principale fonte di fuffa in materia.
Le famiglie nucleari sono atomi instabili nel fluido che si chiama società moderna, e che assicurano quel minimo di precaria stabilità agli individui alienati, una camera di compensazione per la frustrazione e la basilare solitudine che il Moloch Stato-Capitale ci impone come condizione esistenziale.
Per questo la famiglia nucleare è necessaria al Moloch, è il suo alibi. Mentre il Moloch aborre la solidarietà familiare allargata come quella che sopravvive tra i Rom ed in poche altre comunità, e che sottrae risorse alla sua accumulazione di tasse e lavoro.
Questi falsi appigli diventano sempre più scivolosi man mano che il flusso più rapido del fluido surriscaldato conduce via gli individui, li allontana, spezza le labili molecole che sono i nuclei, o li porta alla tragica implosione.
In cui a perdere è spesso la parte debole. Il figlio o la donna.
Mentre l'ideologia mistificante, suonata dalle grancasse della Chiesa ufficiale asservita e traditrice e dei sicofanti atei devoti, seguiti da tutto il coretto dei giornali e delle TV, glorifica i Valori dell'Occidente che Lavora nella Sacralità della Famiglia® (rubo ad Uriel).
Ma che se ne vadano affanculo.
UPDATE: Questo post di Yupa è DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE. Anche se è un po' lungo, merita davvero.
venerdì, novembre 16, 2007
Io sono un maschio, e in più non sto praticando nessuna delle attività normalmente necessarie alla procreazione.
Quindi direi che il problema mi tocca relativamente e nemmeno posso dire di saperne molto.
Sta di fatto che una mia carissima amica, nelle Marche, ha partorito un mesetto fa, e la settimana scorsa sono andato a vedere sua figlia.
Fa un po' impressione vedere che la ragazza con cui ti sei preso le prime sbronze sulla spiaggia è una mamma. In realtà, è del tutto normale che una donna di 25 anni abbia dei figli. A 25 anni una donna è nel pieno dell'età fertile.
Se poi la nostra società rende la cosa estremamente complessa (spesso a 25 anni non si è economicamente indipendenti, ad esempio in questo caso è così) questo non ha nulla a che fare con la natura biologica dell'essere umano.
La mia amica allatta. Così come sono stato allattato io, e ho visto allattare mio fratello piccolo. Personalmente, non ho mai avuto dubbi sul fatto che l'uomo sia un mammifero, e che in particolare, le donne allattino i neonati. Ho accettato questo semplice fatto come assolutamente naturale ed intrinseco alla nostra essenza biologica.
Ed invece, leggo da Lisa (anche lei ha messo al mondo da poco un altro cucciolo) il seguente passaggio, preso dal sito di una ditta che produce passeggini e fasciatoi:
"
...L'allattamento al seno impedisce inoltre alla madre di essere di nuovo veramente donna: vive costantemente con l'odore del latte addosso e, talvolta, la secrezione lattea è talmente abbondante da bagnarle gli abiti; in più le mammelle sono sensibili e spesso dolenti."
Ad onore della ditta, il sito è stato poi modificato (da Lisa potete seguire l'intera storia).
La cosa interessante, nel passaggio in grassetto, non è il bizzarro concetto di mammifero che vi sta dietro, per cui una cosa normalissima, anzi, connaturata alla madre per il fatto stesso di essere tale, diventerebbe nociva e fastidiosa.
Ma l'idea che la madre, nel suo essere madre, diventi, per questo, non-donna. E quindi l'idea di donna che ci sta dietro. La donna che non è più tale quando è madre, o meglio nel periodo in cui svolge le naturali incombenze biologiche di tutte le madri, e che sarebbe di nuovo veramente donna solo dopo la gravidanza, e se non allatta, è una donna denaturalizzata, vista attraverso un filtro che la commisura, come ideale di femminilità, ad un Miss Italia rigorosamente elettronica, da schermo, incorporea.
Solo quando la madre sarà meno fisica, meno madre, slegata dalla sua essenza biologica, sarà di nuovo veramente donna.
Sarà, cioè, in grado di svolgere la funzione che la nostra società, in chiave maschile, attribuiisce alle femmine della specie: non la riproduzione, niente di così naturale, ma il desiderio.
La "vera donna", in quest'ottica, è semplicemente un oggetto di concupiscenza maschile.
E poi ci lamentiamo dei foulard.
mercoledì, ottobre 24, 2007
Trovo (da qui) e molto volentieri diffondo e sottoscrivo.
L'appello è formulato in maniera da apparire rivolto solo alle donne, cosa che ritengo sbagliata innanzi tutto TATTICAMENTE.
Comunque condivido la sostanza. I dati sono agghiaccianti, e meritano di essere diffusi. Sottolineo ancora una volta che sono proprio quei Sacri Valori della Famiglia e dell'Occidente Cristiano che la gerarchia della Chiesa, con ostinazione quasi blasfema, difende assieme ad una dubbia compagnia di atei devoti e varianti italiane del Ku Klux Klan, a contribuire al clima che consente questi orrori (a meno che a commetterli non siano i nomadi NEGRI islamici che rapiscano in nostri bambini e violentano le nostre donne. I dati stessi riportati sotto fanno capire quanto questo discorso sia strumentale ad altro).
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Care amiche,
è necessario e urgente organizzare quanto prima una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne.
La vita di molte ragazze e di molte donne continua a essere spezzata, le loro capacità intellettive e affettive brutalmente compromesse. Il femminicidio per ‘amore’ di padri, fidanzati o ex mariti è una vergogna senza fine che continua a passare come devianza di singoli. Il tema continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la tesi che si tratti di qualcosa di ineluttabile, mentre stiamo assistendo impotenti ad un grave arretramento culturale, rafforzato da una mercificazione senza precedenti del corpo delle donne.
I numeri, lo sappiamo tutte, sono impressionanti:
- Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale e psicologica nella loro vita.
- La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall’ambito familiare
- Oltre il 94% non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime:
- Un milione e 400mila ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
- Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un ‘reato’, mentre il 44% lo giudica semplicemente ‘qualcosa di sbagliato’ e ben il 36% solo ‘qualcosa che è accaduto’. (dati Istat)
La violenza sulle donne è accettata storicamente e socialmente. Viene inflitta senza differenza di età, colore della pelle o status ed è il peggiore crimine contro l’umanità. Quello di una parte contro l’altra. La politica e le istituzioni d’altro canto continuano a ignorare il tema pubblicamente.
Senza una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo, non sarà possibile attivare un nuovo patto di convivenza tra uomini e donne che tanto gioverebbe alla parola civiltà.
Una grande manifestazione nazionale dove tutte le donne possano scendere di nuovo in piazza a fianco delle donne vittime di violenza e per i diritti delle donne, può e deve riportare il tema al centro del dibattito culturale e politico.
Ma è importante sapere quante siamo, perché per farci sentire dovremo essere in molte.
Vi preghiamo di sottoscrivere e di diffondere il più possibile questo appello inoltrando il link del sito ad amiche e associazioni.
Vi invitiamo a seguire gli aggiornamenti sul sito.
Un caro saluto a tutte
venerdì, settembre 14, 2007
Solo che questo ha l'ADSL, una tastiera italiana (e anche una araba, dovesse servirmi) oltre a un letto, un armadio e un bagno.
E' la casa dei miei genitori, dove starò per qualche giorno.
Rivedere mamma dopo quasi due mesi, nel corso dei quali sono stato sballottato in giro un bel po', ho imparato l'arabo, ho conosciuto diverse persone eccezionali come lui e lei, ho scritto racconti, ho letto libri, ho viaggiato su treni aerei automobili taxi autobus vaporetti, girato un film (bhè, non esattamente), dormito in tanti letti diversi (sempre da solo, comunque), e finito gli esami, insomma, tante cose, ecco, tornare al paesino e parlare coi tuoi genitori fa un effetto particolare.
Da una parte è come se non me ne fossi mai andato. Dall'altra, so che non appartengo più a questo posto. Forse, a nessun posto.
Non so cosa farò della mia vita, quindi non posso pensare di mettere radici. Ma qui, oltre alla mia famiglia, a pochi amici, le radici si sono fatte sottili.
E sì, sono un po' sentimentale. Sarà che non riuscivo a dormire mentre rimuginavo questo post. Sarà che sto diventando - sono diventato - nervoso, impaziente, intollerante. Insomma, sto cominciando a sentirmi stressato, e dire che ancora non lavoro. Sì, devo finire due racconti, una traduzione, almeno un articolo e dare una sistemata a sto blog (links e serie da completare) ma non sono pagato per fare niente di tutto ciò.
Sarà che mi sento sospeso tra cielo e terra, con la spiacevole impressione di non sapere volare. Sarà che ad essere contemporaneamente cristiani, anarchici e arabisti, e per di più a sapere un po' di storia, si finisce coll'avere una visione del mondo piuttosto impopolare in Occidente e me ne sono accorto parlando oggi con mia madre.
Sarà che proprio non riesco ad abituarmi alla vita tra quei grossi oggetti di metallo che si muovono su puzzolenti nastri d'asfalto.
Sarà che odio gli assembramenti umani, le code in tangenziale, e le segreterie universitarie, e ultimeamente ho avuto fin troppo a che fare con tutte e tre queste cose.
Sarà che non ho tempo. Sarà che mi rendo conto che se anche faccio del mio meglio, comunque non è abbastanza.
Sarà che a non considerare il calcio, la televisione, la playstation, la musica pop e l'abbigliamento argomenti meritevoli di conversazione, si rischia di trovare poche persone con cui conversare, sia in Italia che in Tunisia.
In tutto ciò, alla stazione di Bologna, oggi, ho avuto un momento di sconforto isterico.
Riflettevo su qualcosa che al momento mi sembrava di importanza capitale, e che doveva aver a che fare con i limiti dello sviluppo capitalistico e l'organizzazione di una società giusta, a partire da certe riflessioni che avevo fatto la sera prima con un amico a Verona, sul pensiero di Bateson.
E ho pensato che non c'è speranza, che il potere ci condurrà tutti via, nella sua folle corsa verso il baratro. E che non so se questo sia un male. O forse non è semplicemente importante.
Ho preso il telefono e ho scorso la rubrica, perché avevo bisogno di parlare con qualcuno. Ho trovato una sola persona che forse avrebbe potuto capire in quel momento, ma ho preferito alla fine, non disturbarla.
Dopo, per farmi del bene, sull'Intercity, ho letto Silvia Ballestra, la mia grande conterranea. Leggere i suoi libri su un trano che ti sta portando in quelle Marche di cui lei descrive così bene il malinconico, pretenzioso provincialismo borghese e fricchettone al tempo stesso, ti toglie ovviamente qualsiasi voglia di proseguire il viaggio. Ma alla fina, da lì vengo, a lì torno.
per qualche caso, tutti i libri della Ballestra che ho letto, li ho letti su un Intercity da Bologna a Porto San Giorgio, vorrà pur dire qualcosa (ad esempio, che me li presta quel mio amico di Verona).
Se volete un consiglio, "La Guerra degli Antò" è un capolavoro. Secondo me, è molto meglio di "Jack frusciante è uscito dal gruppo" che è l'unico riferimento che possiedo per la letteratura italiana del periodo (conosco pochissimo la letteratura italiana mainstream degli ultimi decenni). E comunque, si vi interessa capire com'è il posto da dove vengo, dovete leggere le ultime pagine di quel libro, che comunque è molto bello di suo e forse è la cosa più originale dal punto di vista stilistico che sia capitata alla prosa italiana dopo Italo Svevo
Vi prometto cose più allegre, domani.
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postato da: falecius alle ore 02:32 |
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venerdì, settembre 07, 2007
Lo so, lo so.
Non ho scritto niente per qualche giorno.
Allora, credo che per un po' di tempo continuerò a parlare di Tunisia, perché ci sono diverse cose da dire.
Poi vi giuro che finisco la faccenda di Tawfiq al-Hakim e il discorso su identità ebraica e questione palestinese.
Entro fine mese su secondoprotocollo potrete leggere qualche mio articolo più serio sempre sulla Tunisia, se riesco a tradurre certi documenti. Però abbiate un po' di pazienza, che adesso devo dare l'ultimo esame, e soprattutto non ho ancora Internet a casa nuova.
Devo ancora abituarmi alla nuova casa, e in più adesso sto dormendo da un'amica a Venezia per via di un certo "lavoro" che stiamo facendo al festival del cortometraggio (che non è il Festival del Cinema). In sostanza, stiamo girando un film, ed io dovrei essere il regista.
Il film non uscirà mai, però ci si diverte un sacco.
A parte questo, il ritorno in Italia è stato difficile. Riabituarsi all'euro, per esempio. Le monete mi sembravano assurdamente piccole.
Fiumicino... bhè, sono sicuro che esiste un modo migliore per organizzare la struttura spaziale di un aeroporto, e anche della Stazione Termini, se solo si partisse dal presupposto che dovrebebro essere degli ambienti in cui un viaggiatore con i bagagli dovrebbe potersi muovere comodamente e non è tenuto a conoscere preventivamente la disposizione di locali, servizi eccetera. Ad esempio, perché l'Ufficio postale dell'Aeroporto di Fiumi