venerdì, novembre 13, 2009
Non vado più spesso sul sito delle Malvestite: i flame mi annoiano da morire.

Ma stavolta mi sono proprio divertita a leggere le reazioni indignate delle carampane di Betty Moore e/o di Carmen Consoli alla sensazionale notizia che la Cantantèssa abbia un passato ciellino.

Sensazionale notizia vecchia quasi di cinque anni,  però.

Intendiamoci, non ce l' ho con Betty Moore. Lei è abilissima a postare due o tre notiziuole (magari invecchiatelle)  di dominio pubblico su topic caldi, riscattarle dal livello del gossip al quale sarebbero fatalmente relegate in poche ore e trasfomarle in pamphlet Laico, Illuminato & Progressista.

Perché Betty è una sacerdotessa di culto Malvestitico; l'investitura gliel' hanno data le sue Carampane che cascano dal pero ogni volta, attendendo, come in questo caso, i suoi responsi oracolari.

Ah, la Consoli non mi ha mai convinta, né entusiasmata. Ma sì. Canzoni gradevoli (poche)  come L'  eccezione, In bianco e neroBlunotte assieme a (molte) lagne insostenibili: Moderato in Re minore (sorry, Falecius) , Maria Catena, Fiori d' arancio, Parole di Burro (a saudade da bossanova , a masturbaçao musical).

E poi, quella voce: o è Rita Pavone con la sinusite, oppure sembra che canti mentre le fanno un ditalino.

Tralascio la letterarietà (?) dei testi: rispetto al livello
Harmony  del pop italico, la Cantantèssa è Leopardi, Bembo e Petrarca tutti assieme.

AdoVo autocitarmi quando parlo di musica.

Beccatevi il mio commento a L' ultimo bacio, o la fiera dell' endecasillabo.

Però, non capisco che cosa vogliano dimostrare i commentatori della sensazionale notizia  di Betty Moore: che chi fa cattiva musica la fa perché è ciellino?? Andiamo.....

Vedere un primato politico, una garanzia di diritto a far buona musica solo da parte di menti illuminate & mai toccate dal mefitico cattolicesimo  mi sembra veramente troppo.

Ivan Graziani era un democristiano, ma certi suoi testi erano genialate assolute. Lo dico senza ironia.

Battisti dava i soldi a Ordine Nuovo, eppure , piaccia o meno, ha scritto la storia della musica che un tempo si chiamava leggera, in Italia.

Vincent d' Indy era un biekissimo conservatore catto-tradizionalista con sfumature maurrasiane, ma un grande compositore.

Gesualdo da Venosa, oltre a popolare in rima le canzoni di Battiato, ad essere un genio del diritto di famiglia, era pure mio antenato. Guai a chi me lo tocca.

Igor Stravinsky -anche lui non risparmiato dalla furia citazionista del Vate(r) di Riposto- era un conservatore coi controcazzi, ma un grande. Luigi Nono all' inizio, a confronto, era un cazzo di parvenu.

O, viceversa: musicalmente si può far cacare lapilli anche se si è iscritti all' UAAR, alla Gran Loggia di Rito Scozzese o se si è giacobini.

L' Inno alla Gioia di Beethoven è una trombonata massonica.

Molta musica da camera di Mozart  è appena passabile.

Schnittke spesso è una martellata sulle gonadi. (Ma vi fa fare bella figura nei salotti radical - chic, citatelo!)

La Messa di Natale per la cappella di Napoleone di Paisiello (no, non sghignazzate, cappella è inteso in senso architettonico) è uno schifo senza appello, dal punto di vista musicale.

Potrei andare avanti per ore. Ma non lo faccio, mi ripeterei.

Però, visto che piace tanto, faccio anche io coming out (che phika che sono, parlo trendy): da ragazzina, a 17 anni, in seguito ad un lutto, ho portato il cilicio sotto i normali vestiti. No, non l' attrezzo fetish della Binetti. Il cilicio vero, la tela ruvida, l' abito di mortificazione che aveva indosso, nascosto,  la moglie di Iacopone da Todi quando morì, nel fiore degli anni e durante una festa.

E ascoltavo lo Stabat Mater di Pergolesi in loop. Dopo dodici anni, mio padre lo mise su per sfottermi, e reagii malissimo.

Sono contenta che almeno nei racconti di fantascienza, Pergolesi viva, arrivi al secolo ventunesimo e possa, forse, sputare in faccia ad Allevi.......
martedì, novembre 10, 2009
Crucifige, crucifige!

Homo che se fa rege

Secondo nostra lege,

contradice al Senato!



Jacopone da Todi, Donna de Paradiso.




Sarebbe fin troppo facile dire che Mariastella Gelmini ha ragione ha dire che il Crocefisso sia una "una tradizione italiana". Dal momento che non si discute sul fatto che i Romani venissero da Roma, e che Roma si trova in Italia, i seimila schiavi crocefissi lungo la Via Appia possono senza dubbio intendersi come un esempio di una tradizione italiana o più precisamente italica: inchiodare a due pali chiunque osi alzare la testa, affinché la sua fine sia di monito agli altri.

Gli antichi romani, erano appunto certamente italiani, sia nel senso di provenire dall'Italia, sia nel senso di avere la coscienza dell'Italia come entità non solo geografica ma anche politica, distinta dalle province i cui abitanti si potevano crocifiggere. E gli antichi romani trattavano così il servo, il provinciale, che non sapeva stare al suo posto, il posto che i Signori del Tevere gli avevano dato.

Nessun popolo, tra quelli soggetti al dominio di Roma, fu così restio ad occupare quel posto quanto gli Ebrei della Palestina. Nessun altro popolo fu così ostinatamente legato al suo D*o e alla sua Legge e alla sua identità etnico-religiosa, tra quelli permamentemente governati dalla Roma pagana dei Cesari.

In nessun altro popolo queste caratteristiche erano così nettamente incompatibili con la civiltà mediterranea di Roma, il cui centro era l'Italia "donna di provincie"*. Civiltà che assimilò a sé la grande maggioranza dei Celti, degl'Iberi, e degl'Illiri e dei Daci, dei Siculi e degli Etruschi e dei Sardi, i cui discendenti finirono col farsi chiamare semplicemente "Romani" e col parlare, quasi tutti, latino moderno. O forse dovremmo chiamarlo italiano, francese, spagnolo, romeno, portoghese, sardo, ladino?** Mi spiace tanto per la Lega, ma gli Etruschi e gli Insubri e i Piceni e i Leponzii e i Veneti e  i Boii e i Cenomani e  i Marsi e i Peligni e i Sanniti non esistono più in quanto popoli. Li hanno cancellati le legioni e le colonie romane, molto tempo prima che Cristo camminasse su questa Terra.

Ma non solo in Palestina, ai tempi di Roma, vivevano Ebrei. Non tutti loro erano ritornati da Babilonia, e molti erano andati a vivere nelle grandi metropoli ellenistiche o nelle guarnigioni dove avevano servito, sul Nilo, i re macedoni dell'Egitto. E infine, verso Ovest, si erano stabiliti nelle grandi città del sempre più importante mondo mediterraneo occidentale, come Roma e Cartagine.

Nella capitale dell'Italia, dove la crocefissione se non il crocefisso era già una tradizione, esisteva una comunità ebraica da qualche tempo prima che Sant'Anna, la madre dell'Immacolata Vergine Maria Madre di Gesù, venisse al mondo in Palestina.

Sono più italiani del Vaticano, se giochiamo a chi è più antico. Sono più antichi della lingua italiana e di tutte le forme letterarie di latino moderno usate nella Penisola. E quando una forma particolare ed eretica di giudaismo, fondata da Paolo di Tarso e da Simon Pietro attorno al Messaggio di Gesù di Nazareth, si diffuse tra gli abitanti dell'Italia e infine adottata dall'Impero Romano come religione ufficiale, dopo lunghe persecuzioni in cui molti credenti furono crocefissi o altrimenti suppliziati, la comunità ed il popolo ebraico erano già una presenza, in Italia, che si può certamente chiamare "tradizionale".

Quell'eresia giudaica che noi chiamiamo "cristianesimo", e che ben presto è diventata qualcosa d'altro dall'ebraismo estendendo il suo messaggio a chi ebreo non era, e facendo Trino il Dio Geloso degli Ebrei, era per i Romani una pericolosa novità. Superstitio prava et immodica. Una fede straniera, orientale, minacciosa ed incomprensibile, che non rispettava i mores e travolgeva le tradizioni.

Adorare un Dio crocefisso? Scandalo era, e del resto, scandaloso era il Vangelo che quell'Uomo portava, per cui quello Straniero era morto di croce.

Scandalosa era la sua fine, il marchio dell'infamia, perfino per i primi tra i suoi fedeli. Ci vollero secoli prima che si osasse, nell'Europa occidentale, rappresentare il Crocefisso, il Cristo suppliziato e sofferente. I primi cristiani preferirono il Pesce, o più tardi la Croce, sì, ma vuota. Se il Cristo era raffigurato, lo era come Re e come Giudice, Signore di Tutte le Cose, Pantokrator. In alcune confessioni cristiane non cattoliche, anche oggi, non si rappresenta il Cristo sofferente.

 

* Donna in questo caso mantiene il significato del latino antico domina da cui deriva, anche se Dante forse gioca sui due sensi della parola nel volgare toscano.

** In fondo, quando diciamo "arabo" o "cinese" ci troviamo in una situazione non troppo diversa.

domenica, ottobre 25, 2009
Questo post è dedicato all' amica, più che amica,



collega di
mind restlesness, Restodelmondo.

 

Anche lei toccata dal fuoco.

Poche cose sono certe, ora, nella mia vita. Ma una è di un' evidenza a tutta prova: Michael Muhammad Knight mi ha  accettata come amica su FB!!! Ok, magari avrà un agente che gli cura la pagina personale. Magari è un qualche burlone che, impassibilmente, usa il suo nome e il suo volto per attirare centinaia di lettori ammirati, ma, dalla precisione e la semplicità con la quale  descrive i suoi spostamenti e per una certa "artigianalità" delle foto, mi sembra proprio che non possa essere che lui, l' americano tornato all' Islam che ha fatto conoscere alla nostra generazione la bellezza, l' innocenza e la santa radicalità del Taqwacore.

E apre un discorso più ampio sull' amicizia. 

Su FB, l' accettazione delle richieste di amicizia sarà anche solo virtuale, forse un mero fatto di buona educazione,  ma, per chi capisce lo spirito del Social Network, consente di avvicinare e di aggregare persone con interessi, conoscenze, passioni simili che difficilmente, nella viscosità di un forum, potrebbero conoscersi bene e dialogare.

Io quando ho letto Islampunk (brutto titolo: cosa c'entri Giovanni Findus dei bei tempi andati con l' ingegnere pakistano di Syracuse, mi sfugge) conoscevo  Falecius solo dal suo blog o da poche conversazioni.

Cresciuta nella diffidenza, lo credevo un professore trentacinquenne, alto, veneziano e leggermente femmineo che si fingesse ventitreenne (si era all' inizio del 2007) per "cuccare" le ragazzine.

E invece...

Ero in un periodo molto difficile: forse, la depressione indottami dal mio ameno contesto familiare, si stava trasformando in rabbia. L' Eutirox dato per errore o un SSRI, la venlafaxina, stavano slatentizzando l' ipomania.

Però, sono stati mesi produttivi. Ho letto qualcosa come un centinaio di libri all' anno,  ho scritto una tesi, ho conosciuto persone, mi sono innamorata.

Mai veramente il tempo è sprecato: Marta ha ragione sul compensare, sul recuperare, sul tirare avanti. Seneca non capiva niente.

Soprattutto, il fuoco che ti tocca, ti avvicina a Dio. Ho ricominciato a trovare non pace, che in questo mondo non è data, ma senso, ordine, significato, scansione al mio pensiero e al mio sentire, nella religione.

No, non ho fatto il grande salto (anche Michael M. Knight nasce cattolico) ; e non è probabile che lo faccia, almeno a breve: anche se questo papa è stato messo lì, dallo Spirito Santo, naturalmente propenso agli scherzi da prete, per testare la fede di noi dissidenti.

Ho letto Illich, Ellul, le prediche di Romero, gli Esercizi di Sant' Ignazio, i mistici carmelitani, su su verso i padri della Chiesa. E, naturalmente, mi sono voluta rendere la vita facile, percorrendoli against the grain, come un percorso di liberazione interiore, dal dogma, dal transeunte, dalla temporalità.

Scontrandomi ogni giorno con la solitudine, il silenzio di Dio e il significato del soffrire. E no, Dio non grava le persone di carichi superiori alle loro forze.

Vorrei capire in quanti, a Messa, quando dicono le parole "sia fatta la Tua volontà", si rendono conto dell' impegno terribile che si stanno prendendo.

Sono scoraggiata dal vedere come la pratica cattolica si stia trasformando, in Italia, specie per i fedeli colti, in un affare di clientele devozionali: a Parma alle cinque del pomeriggio di ogni sabato in San Giovanni si dice messa per i tridentini, anche prima del placet ratzingeriano alle funzioni. Spirava aria di catacomba fino al 7 luglio 2007; ora sono fieri della loro albagìa di happy few e ti fulminano con uno sguardo se disturbi il loro suggestivo salmodiare in latino pseudo-umanistico.

In Santa Cristina celebra Don Luciano; le stesse sfaccendate humanitarians che spendono centinaia di euri al Ceres per mangiare biologgico&naturale  le si ritrova in deliquio mondano-terzomondista ogni domenica, verso le undici. Per partecipare a qualcosa di autentico e sentito, consiglio di andare alla celebrazione delle 12 e 30, quella animata dalla comunità africana, che sia le signore di cui sopra, sia il furbo Camillo Langone, ignorano comprensibilmente.

Dei Gesuiti, del loro disincanto, della loro cruda disciplina, ho già parlato altrove. Noto che fidelizzano gli adulti (anziani) più che i giovani. Noi, pochi, che facciamo gli Esercizi, siamo ai margini delle clientele devozionali neo-settecentesche viste in quest' ultimo decennio.

Ho sempre pensato che molti interrogativi , quali  osservanza religiosa  vs. obbedienza al potere politico, femminismo di una credente  vs. mercificazione desacralizzata del corpo della donna,  severità della condotta personale vs. moralismo istituzionalizzato, virtù privatissime vs. pubblico lassismo, attraversassero le tre religioni del libro, e fossero un portato, interessante, da affrontare all' icy fire di una fede autentica, temperata da tanta, tanta ironia. Date un' occhiata all' ultimo post di Miguel Martinez  e soprattutto ai commenti dei suoi splendidi lettori e ve ne renderete conto.

Secondo me, da lì può ripartire il dialogo tra diverse fedi. Da noi dissidenti. Perché, ormai, l'universo religioso, politico, è parcellizzato, dispeso in mille rivoli; ognuno si cerca i propri contatti: nessuno scandalo se i Cavalieri dell' Ordine Costantiniano di retaggio sanfedista e borbonico  ricevono un' onorificenza da Bashar al - Assad.

Se un discendente del Cardinale Ruffo stringe la mano a un eminente membro del Ba' th per impegnarsi nell’appoggiare l’importante compito del dialogo interecumenico ed interreligioso tra la Siria e l’Europa, non è strano che un islamologo, cattolico, anarchico e festaiolo e la di lui ragazza stringano amicizia con il teorico del Taqwacore...

mercoledì, ottobre 21, 2009
Interrompo il silenzio-post solo per ricordare ai numerosi appassionati di SF tra il lettori di questo blog, che UKLG compie 80 anni. E che, ravanando un po', ho ritrovato la bellissima intervista da lei rilasciata nel marzo scorso a BBC 4 in previsione del suo rotondo compleanno. Non è la solita, malinconica, coccodrillescha intervista di bilancio e di prossimo congedo di molti grandi a fine carriera. Al contrario: è appena uscito negli  States un suo  libro storico, un qualcosa che potrebbe leggere persino il mio eminentissimo genitore. Ascoltate questo file audio.  Godetevene ogni parola.
venerdì, settembre 18, 2009
Non sono mai stato in Afghanistan e probabilmente non ci andrò nel futuro prevedibile. Non sono nemmeno un esperto di Afghanistan. Non conosco la lingua pashto, e il mio persiano è scarso. Conosco la letteratura 'afghana' del periodo medievale, scritta in persiano, ma non quella degli ultimi secoli.
Ho letto qualcosa, non abbastanza. Ma ho un'idea sufficientemente chiara della storia di quel paese.
La storia è una severa maestra.
La storia è complicata, intricata, difficile. Impone ricostruzioni complesse, non sempre affidabili, e spesso viziate delle ideologie e concezioni personali dello storico.
La storia, secondo certi giornalisti, dice che non si può conquistare l'Afghanistan. Questa affermazione è basata sul fatto che gli inglesi ci hanno provato due volte nell'Ottocento e i sovietici una volta nel Novecento, e sono stati sconfitti. Gli americani una volta nel Duemila, e i risultati, dopo otto anni, sono scarsi.
Eppure la Persia ha conquistato e tenuto l'Afghanistan dal 530 al 330 a.C. e poi dal 500 d.C. al 640 d.C..
I Macedoni di Alessandro Magno, una piccola minoranza di invasori, hanno governato l'Afghanistan dal 327 al 50 a.C.. Verso il 50 d.C. il paese fu occupato dai Kushana, un popolo che parlava il tocario, una lingua indeuropea ora estinta, provenienti dall'odierno Xinjinang cinese, e che ne fecero il centro di un impero durato due secoli, che si estendeva sulla maggior parte degli attuali Pakistan, Uzbekistan e Turkmenistan e su una vasta regione dell'India.
Sia i Greci che i Kushana si convertirono al buddhismo, adottandone (se non addirittura elaborando) la versione Mahayana, che dall'Afghanistan si diffuse in Cina, Giappone e Corea.
Per oltre un secolo il paese fu dominato dagli Eftaliti, una popolazione imparentata con gli Unni, finché i Persiani non li sconfissero sotto Khosrow Parviz verso il 500 d.C..
In seguito, attorno al 660, vennero gli Arabi, che in pochi decenni assunsero il controllo della maggior parte della regione, vi diffusero l'Islam al punto di farne, col tempo, la religione della quasi totalità della popolazione. Solo all'estremità orientale del paese, verso lo Himalaya e quello che oggi è la forntiera col Pakistan, la piccola popolazione che chiamava sé stessa Kalash, e che gli arabi chiamavano Kafir, cioè "pagani" conservò una fede pagana, legata da quel che ne ho capito ad un culto solare. Il paese Kafir fu sottomesso dagli emiri di Kabul e convertito all'Islam nel 1893, e ribattezzato Nuristan, "paese della luce".
Gli Arabi governarono la maggior parte dell'Afghanistan fino al 900 (dopo Cristo, naturalmente!) quando furono rimpiazzati da una dinastia persiana con centro nell'odierno Uzbekistan, i Samanidi, alla cui corte nacque la letteratura moderna in lingua persiana. I Samanidi furono sconfitti nell'undicesimo secolo da tribù di invasori turchi che a quel tempo dialgavano in tutta la parte orientale del mondo musulmano, proveniendo dall'Asia Centrale. In Afghanistan prese il potere la dinastia dei Ghaznavidi, che aveva appunto la sua capitale a Ghazni, vicino Kabul, e che governò anch'essa l'Afghanistan per circa un secolo. Sotto il suo più grande sovrano, Mahmud, il potere Ghaznavide si estendeva dall'Iran orientale a Delhi. Mahmud è ricordato da un lato per l'enorme impulso che diede alla poesia, all'architettura e alle arti in generale, dall'altro per la spietatezza con cui saccheggiò i templi induisti e buddhisti dell'India. Dopo la sua morte l'Afghanistan passò in potere dei Ghoridi, il cui centro era la città di Ghor, ad ovest di Ghazni. Per un po' i Ghaznavidi rimase Lahore in Pakistan, ma nel 1206 un generale al servizio dei Ghoridi conquistò definitivamente l'India nordoccidentale e fondò il sultanato di Delhi. Lo stato dei Ghoridi crollò sotto un'altra invasione, quella dei Mongoli. I Mongoli governarono in Afghanistan dalla metà del tredicesimo secolo fino al Cinquecento. In seguito, un principe di origine mongola, discendente di Tamerlano, cacciato dal suo principato in Uzbekistan s'impadronì di Kabul, e da lì attaccò Delhi. Nel 1526, a Panipat, la dinastia mongola entrava in India. A Delhi un imperatore mongolo (mughal in lingua locale) avrebbe regnato fino al 1856. Fino ai primi anni del Settecento, la regione di Kabul sarebbe stata una delle loro province e anzi un dei centri principali per il reclutamento delle loro truppe e dei loro funzionari. La parte occidentale dell'Afghanistan, nel frattempo, faceva parte della Persia, il nordest era controllato dallo stato uzbeko nel Cinqucento e poi dagli staterelli turchi che emersero dalla sua disgregazione. Le zone montuose più impervie erano sempre state e rimasero indipendenti, limitandosi a pagare un tributo in uomini o risorse all'egemone di turno, così come avevano fatto almeno dall'epoca di Dario di Persia duemila anni prima.
Devo precisare che nessuno degli Stati che ho citato aveva frontiere nemmeno approssimativamente simili a quelle dell'Afghanistan di oggi.
Comunque, come vedete, fino a verso il 1700 l'Afghanistan è stato prevalentemente governato da élite straniere, a volte neanche della stessa religione dei locali (che non sembra si siano convertiti in massa al buddhismo, e di certo non adottarono lo sciamanesimo dei primi khan mongoli), che del resto impiegavano al loro servizio la popolazione locale quando potevano. L'Afghanistan è stato invaso spesso e volentieri, per la semplice ragione che si trova nella regione di passaggio tra Iran, Asia Centrale (e la Cina al di là) ed India. In particolare, la via di terra tra India e Cina passava per l'Afghanistan (nessuno tentava di attraversare il Tibet).
Il segreto di questi invasori era semplice, e può essere riassunto nel non rompere troppo le palle alla gente*.
Vedremo poi cos'è accaduto, negli ultimi trecento anni, a chi invece ha rotto le palle agli afghani.

* Con l'eccezione dei Mongoli nel tredicesimo secolo e sotto Tamerlano, che all'inzio adottavano una strategia basata sul regno del terrore: ogni opposizione sarebbe stata stroncata senza pietà, e le piramidi di teschi fuori dalle città saccheggiate e incendiate stavano a dimostrarlo.
mercoledì, settembre 09, 2009
Puntuale, alla vigilia dell' inizio delle lezioni, viene divulgato il testo -risalente però al maggio scorso- della Lettera circolare n° 520/2009 agli em. mi ed ecc. mi   presidenti delle conferenze episcopali llss sull' insegnamento della religione nella scuola.

Dove i due firmatari, il card. Zenon Grocholewski e il francescano Jean-Louis Bruguès, paventano l' ipotesi che l' ora di religione passi dall' essere la poco decorosa merce di scambio concordataria tra uno stato solo formalmente laico e la Chiesa Cattolica Apostolica Romana , ad essere occasione, seppur breve, seppur a forte rischio volemmose bbene veltroniano,  di approfondimento e di confronto tra fedi e culture diverse. In pratica, alla Santa Sede, va bene quella pappa melensa che viene propinata dalla stragrande maggioranza degli insegnanti di religione italiani, fatta di chiacchiere in libertà (in un liceo linguistico a maggioranza schiacciante femminile, duole dirlo, pettegolezzo) su presunti problemi degli studenti, alle prese con la crisi di crescita (leggi: ma la Chiara avrà davvero fatto sesso con Francesca della secondaelle? e se sì, è accettabile?).

Tutto, purché non si pensi. Nella Chiesa di oggi trovano posto cattolici adulteri, ma non adulti.


Ricordo che già nel 1996 avevo manifestato molte perplessità sull' opportunità della mia permanenza in classe durante l' ora di religione. Ne ebbi veramente abbastanza quando la docente di religione, con toni allarmati per quella che, tredici anni fa, ai suoi occhi prendeva le forme di un' invasione, sbottò: "Sì, ma le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra gente....questi ci invadono, fanno tanti figli, velano le donne e le infibulano!"

Io e il mio amico K. , siriano da parte di padre e allegramente indifferente all' appartenenza religiosa fino a quel momento, salutammo romanamente e uscimmo dall' aula. Non siamo mai più rientrati, per i successivi due anni di liceo.

Io, senza troppo scherzare, ho sempre sostenuto che quella fu la salvezza della mia fede e della mia coscienza religiosa. Poco dopo, cominciai a frequentare i Gesuiti di San Rocco, a Parma, e strinsi amicizia con padre Enrico Simoncini, allora direttore della casa dell' ordine a Parma.

K. è diventato avvocato, e lo so in prima linea a sostenere la necessità di un' integrazione vera degli stranieri presenti a Parma, alla faccia di chi eleva al cielo alti lai per la minaccia al culatello, alla violettadiparma e all' eau de merde cittadina,  costituita da kebabbari. e minimarket bangla .Significativamente, la Borsari, storica azienda produttrice dello stucchevole profumo cittadino, sopravvive nel semioblio, così come il suo oscuro Museo del Profumo, circondata da decine di rosticcerie mediorientali e indiane, marginalizzate con ferocia pari solo all' idiozia, al di fuori del bombonieresco centro cittadino.

Tornando al topic principale del post. Comprendo, ma non approverò mai che un monsignore polacco e un francescano francese temano la de-specificizzazione dell' insegnamento della religione cattolica nella scuola italiana. Ma mi sfuggono i motivi per i quali dalla macelleria delle ore di insegnamento  di materie curricolari  decretata dalla Gelmini, si siano salvate le ore di religione e che anzi, la ministra plauda alla nota divulgata dalla Santa Sede.

Ho voglia di bestemmiare. Io, che se si fosse avverata, anzi, perfezionata la distopia morselliana, estendendo il sacerdozio alle donne, non avrei impiegato lo scandalo di 10 anni a finire l' università (con cinque di vacatio in cui ho smesso di dare positivamente esami) e avrei studiato da prete in qualche facoltà teologica.

Troppi sono i motivi, razionali, confessionali, persino psicologici, che mi impediscono di aderire alla Riforma. Ma, emotivamente, davanti ad autentiche vergogne come questa, mi viene il desiderio di aderirvi*.




* Capito, voi da Città del Vaticano? So che ci leggete. Siete passati anche oggi. Vi ho visti. Siete passati cercando "mamme contro la discriminazione". Encomiabile intento. Cercate di non trasformare la vostra bella chiesa di happy few in un edificio vuoto, perdendo tutti noi. Non saremo il sale della terra, ma empiamente, sono convinta che voi esistete anche perché (r)esistiamo noi dissidenti.

lunedì, settembre 07, 2009
E' con grande piacere che appongo il banner, in questo syto, degli amici di Spiritolibrario.

Già a luglio mi avevano fornito ben tre chicche di Heinlein.

Nel loro sito, trovate molta fantascienza rara e una virtù preziosa: cura, passione per la ricerca e competenza verso ciò che si vende e si  colleziona.

Cliccate sulla carrozza, anche solo per curiosità. Hanno tantissime prime edizioni e tantissimi, mai abbastanza rimpianti, volumi delle edizioni Nord, collana Cosmo Oro.

E da oggi, sono pure su Facebook. Cercateli!

postato da: roseau alle ore 16:09 | Permalink | commenti
categoria:cultura, donne, letteratura, fantascienza, buone notizie, informazione
lunedì, settembre 07, 2009
Sembra essere una notte perfetta, questa. Il caldo dei giorni scorsi è cessato e Radio 3, d' infilata, sta trasmettendo le migliori registrazioni della Petite Bande di Sigiswald Kuijken: Bach, Rameau, Haydn.

Ho appena finito di leggere Dissipatio H.G. di Morselli. Noto con piacere di non essere stata la sola ad ipotizzare una trasposizione filmica. Guido Schittone immaginava, tanti anni fa,  una sua direzione affidata a Michelangelo "da Ferrara" Antonioni. Devo dire che no, non sono poi così d' accordo. Per trasporre sullo schermo, in quegli anni Settanta l' opera postrema di Guido Morselli, ci sarebbe voluto, secondo me, un regista attento a quella che Morselli definisce la "vischiosità delle cose": vischiosità affettiva, si intende. Un quadernino appena iniziato, un vinile con una sonata di Albinoni, il vassoio della colazione preparato, con ruvida amorevolezza, dai propri pastori di malga assunti ai cieli (o volatilizzatisi), in una notte di fine primavera.

Ci sarebbe voluto un regista come il Bolognini del bellissimo La prima notte di quiete.

Morselli è però ironico, quasi sorridente nel descrivere la serena disperazione dell' ultimo superstite dell' umanità. Fa coincidere la scomparsa in toto della popolazione mondiale con il suicidio rinviato del protagonista, suggellato da una micidiale craniata contro l'imbocco del pozzo-caverna dove aveva deciso di annegarsi. Morselli è uno scrittore della catastrofe, come giustamente lo rubrica Francesco Muzzioli : contempla la propria condizione irreversibile dal fondo dell' apocalisse, ma non è mai cupo. In quest' opera, si permette anche giochi di parole, espliciti o taciuti H.G. come humani generis, certo, ma anche come Hausgericht, la città dalle 25000 abitazioni e dalle 7000 filiali bancarie dissoltasi nel corpo dei suoi satolli in una notte. Oppure come H.G. (Wells) . Me lo faceva notare Falecius. Il tempo si è fermato. Morselli fa considerazioni, a mio avviso, assolutamente esatte sull' ego in liquidazione di chi è destinato alla solitudine:

Prendo alle pp. 143 e 144 dell' edizione Adelphi, del 1977:




"E dunque, perché ex-uomo, adesso,  dal 2 giugno in qua?

C'è l' interpretazione ovvia, del tipo: esigenza vitale del contesto sociale, delle trame interpersonali, e conseguenze della loro scomparsa. -Erano i verbalismi-gelatina del sociologismo, e li scarto subito, per tastare un' interpretazione diversa: l' uomo sarebbe cessato come, e quando, è cessato il tempo.

Si suppone che, abolito il tempo, l' uomo perda la sua consistenza. E' un supposto che sa di 'philosophaillerie', però non lo respingo a priori, non è una banalità. Ma intanto, per quale ragione il tempo è abolito e s' inaugura un anno-zero destinato a restare sempre zero? E' un' impressione che io ho avuta, a volte, dopo il 2 giugno, ma il fenomeno resta da spiegare. Se il tempo è forma del senso interno, finché c'è un 'senso interno' , ossia un individuo cosciente, ci dovrebbe essere anche il tempo.

Una spiegazione poetico-teologica la tenta Dostoevskij (sic) nei Demoni. La mette in bocca  ad un suo personaggio, certo Kirilov, se ricordo bene; che dice 'Quando l' umanità sarà arrivata alla felicità vera, non esisterà più il tempo. Il tempo infatti sarà superfluo' . I cari estinti, sono arrivati alla felicità vera?Se lo meriterebbero, poveretti. "




Significativo, che in un universo divenuto improvvisamente ostile , dove i confini si annullano e l' essere senziente è confuso e abbacinato, come nel mondo gelido del ciclo lessinghiano di Canopus, o nel buio, lento mondo coperto di neve dell' Ecumene della Le Guin, anche il genere dell' individuo diventi labile. Gli sfortunati personaggi di Un luogo senza tempo perdono, via via, i loro caratteri sessuali: i seni rientrano nel corpo, li genitali si rattrappiscono fino a sparire nei ventri, e braccia rinsecchiscono come quelle di un impubere o, che poi è lo stesso, di un morto, incapace di generare e di perpetuare l' esistenza dei suoi discendenti e la propria, le barbe si coprono di fiori di ghiaccio. Gli abitanti del pianeta della Mano sinistra delle tenebre, invece, entrano in kemmer (estro sessuale ermafrodita) con puntualità. Ma il tempo, anche se tremendamente rallentato, su Gethen, esiste ancora: Lady Ursula si premura di darci, alla fine del romanzo, delle tabelle di conversione tra tempo getheniano e tempo terrestre; le gonadi getheniane sono perfettamente regolate sui tempi planetari, sensibilissime ad ogni variazione di luce o temperatura. Cosa che non avviene per i morituri di Canopus: si trovano a fronteggiare un' emergenza; i getheniani, invece, è da tanto che vivono così. Da quando una genìa opportunamente modificati di umani cominciò a popolare l' Ecumene e le sue colonie più fredde, come Gethen, appunto.

L' anonimo superstite di Dissipatio, non sente più obblighi verso sé stesso, perché non ci sono gli altri a cui si deve decenza, rispetto, disponibilità al dialogo e agli obblighi del viere civile. Quegli altri in cui ci si specchia. Indossa dessous femminili con la massima naturalezza, perché ben si adattano alla sua pinguedine. Non conosce altre necessità che quelle legate alla mera sopravvivenza. Mangiare, bere, espletare le proprie funzioni corporali. Eros e thanatos vinti per sempre: non ha pulsioni sessuali, perché il naturale oggetto del desiderio (la donna: il protagonista, nonostante il suo grottesco travestimento, che adatta solo per star comodo, era eterosessuale) scompare assieme all' altra metà del cielo. Non si vuole più suicidare, né tantomeno morire di cause naturali perché:



"...il suicidio richiede un destinatario o dei destinatari. Qualcuno che noi decidiamo di punire, o viceversa di ammaestrare (vedi: Bruto). Non avendo destinatari, non posso più uccidermi, come non posso più spedire telegrammi."




e



"La mia non è un' esistenza larvale. Non sono uno spettro che beve cognac Dos Hermanos o un cadavere che fuma tabacco Capstan (Navy Cut) in una pipa, ma non sono più me stesso, neppure quel poco che ero. Sopravvivo grazie a non si sa quale artificio. In una campana pneumatica, o sotto una tenda a ossigeno.  Privato della mia identità, e per colmo di stranezza, capace di ricordarmela."



Dissipatio
, dove il protagonista vive in perenne attesa di un' apocalisse mancata, differita sine die, è una distopia, e, a mio parere, tra le più belle. Le utopie, per sussistere, hanno sempre bisogno, se non di una palingenesi, di un progetto di vita alternativo, di un' ipotesi di società differente, anche se in nuce spaventevole o coercitiva.

Qui avviene esattamente il contrario:



"In altri tempi, prevedevo a breve scadenza una solidarietà necessaria fra gli uomini di ogni razza e residenza (la chiamavo 'socialidarietà', socio-solidarietà, remota dall' umanitarismo e dalla charitas), che il restringersi dello spazio avrebbe imposto al Pianeta dell' Economia, mettendo fine al vuoto sermoneggiare di amore e di pace su basi mistiche e giuridiche. Questo, molti anni fa, e sonostato debitamente deluso. Del resto, nessuna socialidarietà sarebbe bastata a farmi accettare Crisopoli. E dunque perché mai l' accetto ora. Un caso di 'self-coercion', ignara o quantomeno immotivata? Che si ridurrebbe a sottospecie dell' atto gratuito. Un' inconsulta deriva della barchetta di carta, venuta a Crisopoli per affondarvi."




Poi  la liturgia dell' opera. Non so se Morselli fosse personalmente credente, ma il suo superstite sembrerebbe esserlo: fa considerazioni teologiche puntuali e colte, cita Agostino, Salviano, San Tommaso. Si indigna per la densità di banche poste ad insidiare e ad invadere lo spazio del sacro, come mercanti nel tempio, nota la stridente contraddizione tra la permanenza del sacro, svuotato della sua connotazione di ecclesia pauperum e ridotto a mera testimonianza architettonica, a guscio vuoto, e l' immarcescibilità della risorsa aurea, del denaro contante che persino in absentia trabocca da banche deserte e caveaux.

Nonostante il superstite fosse, credo, toccato, dall' ingombrante dubbio della fede, dal disperante dono che costituisce, e forse proprio per questo, si balocca con la morte, intessendo una sorta di mutuale autoerotismo coi suoi strumenti:




La soluzione finale, liscia e pulita, facile, l’avevo a portata di mano. Sono andato a prenderla, la mia ragazza dall’occhio nero, mi sono ridisteso sul letto con lei. Ho premuto la bocca sulla sua, a lungo. L’ho sollecitata col dito, una prima volta. Non abbastanza a fondo. E una seconda volta, sempre con la bocca sulla sua. Non la terza, perché d’un tratto l’ombra mi ha avvolto. E la quiete”.


Più avanti: “Quella notte (mi dico), tornando dalla grotta del Sifone; la ragazza dall’occhio nero, la browning 7 e 65, l’avevo vicina, quando mi sono coricato. E so che poi ho premuto il grilletto. È un’arma che non s’incanta.

         L’ho puntata bene?


         Me la sono puntata alla bocca. E la mattina c’era una chiazza di sangue,  sul cuscino.

         Ma i morti non vedono se stessi, il loro stesso sangue che hanno versato.


         Chi lo garantisce, che i morti non si vedano?"


Morselli , al contrario , non aveva tempo da perdere coi titillamenti alla ragazza dall' occhio nero.

Un secco comunicato alla questura:  non ho rancori. E poi il buio.

Ma già aveva avvertito, una quindicina di anni prima:

"
Tutto è inutile. Ho lavorato senza mai un risultato; ho oziato, la mia vita si è svolta nella identica maniera. Ho pregato, non ho ottenuto nulla; ho bestemmiato, non ho ottenuto nulla. Sono stato egoista sino a dimenticarmi dell’esistenza degli altri; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho fatto qualche poco di bene, non sono stato compensato; ho fatto del male, non sono stato punito. Tutto è egualmente inutile".


martedì, settembre 01, 2009
E ora ripetere cento, mille, millanta volte la seguente frase:



"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"



.......



(Come exergo, rileggersi questa poesia).
giovedì, agosto 13, 2009

No, non sono impazzita, né sto citando Antonio Delfini, a proposito di coglioni sopravvalutati...


Il 14 Agosto, a Verona, allo spazio Emmaus in via Mattaranetta 41, in un quartiere che si chiama San Michele, dalle ore 20 alle 22 circa, prima di un concerto, dentro una festa che si chiama “Malalido”, letture dei numeri un due tre de L’accalappiacani con Stefano Campagnolo, Paolo Colagrande, Mauro Orletti, Giovanni Previdi.


Ma soprattutto, prima di loro, Loris Righetto e Marco Lauri leggono da un romanzo inedito che per ora si chiama "Diario Berlinese".


Siateci!


L' Addetta Stampa.


Roseau.

domenica, agosto 09, 2009
Sono molto stanca e ripenso al mostruoso flame sul sito delle Malvestite. Purtroppo è così, davanti ad argomenti come sesso, religione, dogmatismo e antidogmatismo non mi tengo più.

L' amico Billy Pligrim cita le bifolchette indottrinate della base PCI tanto impegnate:



Non a caso, adesso come allora, ad essere radicale era una piccola parte della popolazione che si riconosceva in ideali civili simili a quelli della sinistra, ma tutti incentrati sulla libertà dallo stato (che significa e significava libertà dalla Chiesa), e non su una nuova regolazione dello stato; mentre il messaggio (molto-vetero)comunista della libera sessualità come dovere continuava ad imporsi tra uomini che del corpo femminile e del suo uso ed abuso non avevano, mi si permetta e per citare Foucault, davvero capito un cazzo.



Non può non venirmi  in mente l' immagine desolata che dà Pasolini, in Petrolio, della donna:



Le giovani e le ragazze, tutte diligenti e agguerrite, con l' aria di sapere bene quello che vogliono anche quando fanno <....> le stronze o le bocchinare, seguono con grande attenzione la predicazione di questo Modello. In cosa consiste questa predicazione? Nel codificare, regolamentare, normalizzare quotidianizzare e fanatizzare tutto ciò che di nuovo e di rivoluzionario- rispetto al recente Passato- possa esser stato voluto e imposto silenziosamente (e in qualche caso, come abbiamo visto, anche attraverso un esplicito intervento) dai precedenti Modelli di Vita. Gli Dei non si stancano di ripeterlo a Carlo: benché questo Modello del Conformismo sia inserito in un contesto visionariamente formato di sole femmine, lo spirito che esso promana e impone è valevole anche per i maschi. L' Elemento del Conformismo è un Elemento coesistente in ciascuno -maschio e femmina- con tutti gli altri. Ma sono le femmine che hanno avuto una speciale delegazione ad assimilare e a diffondere lo spirito di questo Modello: senza le femmine esso  sarebbe vissuto tra i maschi disordinatamente, lasciando magari ad essi l' illusione del nuovo e del rivoluzionario: cosa imperdonabile, e del resto, neanche concepibile.



Poi però, leggo in un commento di Resin che lei, nell' anno 2009, rimpiange proprio quegli anni, che Pasolini definiva mostruosi:



PrimaDiLeggereQuestoPostEroFelice (oh, poi se non cambi in ‘lettoelenalucreziablablà’ mi fai un favore, c’avete dei nick che sembrano film di Lina Wertmuller :D) se intendi dire che il mio commento dell’una era scritto male, ti dò pienamente ragione. Quanto all’idea, ribadisco: se è vero che a firmare la 194 c’erano donne e uomini, ai tempi, non bisogna fare gli struzzi e dimenticare quale contesto socioculturale e quali rivendicazioni femminili (maternità come libera scelta CONSAPEVOLE e voluta, anche in assenza di un compagno) ha portato a quella legge. Se è vero che ci sono donne, anche a destra (rispetto ad una Binetti che sta a sinistra) che hanno affermato che la 194 non si tocca e che, almeno a leggere sui giornali, non si sono affatto opposte all’introduzione della RU-486, bisogna riconoscere che uomini di quel tipo e di quel livello, anche a sinistra, oggi non esistono più.

Allora, in questo momento storico, dire che anche gli uomini dovrebbero avere un ruolo, col livello medio degli uomini in politica, mi sembra una richiesta di par condicio ottimistica e troppo fiduciosa.

Io non ho la minima fiducia in questi uomini perché non sono quelli degli anni ‘70, e guarda, nemmeno quelli degli anni ‘80 (guarda tu cosa tocca rimpiangere!).

Mi sfugge il motivo per cui, da donna e interessata alla questione, dovrei permettere a uomini di infima categoria e di scarse conoscenze di occuparsi di questioni che potrebbero riguardare il corpo e la libertà mia e delle altre donne.



Questo basta a farmi dire che Pasolini non sia quel profeta tanto chiaroveggente che gran parte della sinistra italiana si affanna a riconoscere. Delle due l' una. Se una ragazza certamente intelligente, certamente con una cultura, rimpiange gli anni '70 e quegli uomini che Pasolini demoliva, definendoli patetici, gli anni '70, dal punto di vista sociale e culturale non erano poi così male.

Oppure....oppure è la débacle completa. Ma questo, mi rendo conto, è un mio pensiero. Che va oltre Pasolini feat. Theodor Wiesengrund Adorno.

Adesso il femminile , il diverso, l' alterità, sono organici al potere in maniera totale e indistinta. Il potere si è mangiato l' alterità, e ha creato i gay da salotto o gli omosessuali formato famiglia, i family gay*. Quelli che altro non aspettano che di essere accolti nelle case che contano, che così si fanno una patente di progressismo e di tolleranza (devo vomitare) assolutamente farlocca, ma efficace.

Quali uomini degli anni '70? Quelli come il Merda, che porta a spasso, in ligia e timorosa adorazione del modello  del Permissivismo, la fidanzata culona Cinzia?

Beh, adesso quegli uomini occupano qualche calda sedia di qualche segreteria PD, pronti ad autoemendarsi, satolli della propria self righteousness, dalle mele marce, come Luca , lo stupratore di periferia.

Sono tanti chierici anche loro, preoccupati a tenere in piedi un edificio, che, al pari della chiesa cattolica, crollerebbe al primo focolaio di malcontento, non dico di rivoluzione.

Pasolini aveva previsto che il Vaticano finisse.



Qui il Tabernacolo è dedicato al Modello dello Spirito Laico. Si vede del resto ben chiaramente che le ragazze non sono più di chiesa, e a tutto usano convincere i maschi fuori che a portarle a Messa la Domenica. L' ignoranza del Vaticano è stata per secoli il modello dell' ignoranza del popolo. Un' ignoranza fatta tutta di praticità, come suggeriscono gli Dei a Carlo: una praticità a cui il pragmatismo americano e addirittura il più fanatico e provinciale behaviorismo 'fanno una pippa'. Ebbene [finito] il Vaticano, è rimasta la sua ignoranza, in cui, a causa del suo praticismo totalmente irreligioso, è facile per il Modello dello Spirito Laico, del suo Tabernacolo, insinuare il Verbo dell' edonismo e del materialismo di carattere americano, o comunque tipico dell' intera nuova civiltà.



E invece. Eccoli là. tutti in parata. Pronti a puntellare il Potere politico, che Pasolini aveva tentato disperatamente di sceverare da quello ecclesiastico, proponendo il Processo al Potere e al Palazzo, da cui traggono guarentigie e sine cura.

E il Potere: eccolo. Livido, nato da madre morta (mostruoso è chi nasce da una madre morta...), la democrazia, nella sua forma più ipocrita ma anche più commovente, che è quella del PD. Nato dai cascami del dossettismo, che sta decomponendosi floridamente nel teodem, e dalla tradizione muffa delle ignorantelle della base comunista allevate alle Frattocchie.

Tracotante, gaudente, quasi gongolante nella sua versione governativa, sempre pronto a cercare legittimazione morale dalla chiesa anche tramite i più bassi do ut des. Leggetevi i post di Uriel, vah, che è uno di quelli che stimo, in rete, e ci capirete qualcosa. E' lontanissimo  come vissuto, come credo, come idee da me, ma mi ci ritrovo.

Come lontano, politicamente,  da me è Yossarian, lo zio Yossi, impagabile nello smerdamento degli opliti del bene.

Quanto a me, si è capito, che quella sera tiepida di aprile, in cui passeggiavo per Torpignattara con Falecius in un intreccio di mani, la mia grande, calda destra intrecciata alla sua fine sinistra, quella virile fossi io.

Ho dovuto difendere la mia relazione da divieti arcaici. Dall' intervento di un padre straziantemente scisso tra una educazione sentimentale e mondana laica, liberale, progressista e sostanzialmente atea, professata in perfetta buona fede, e contesto familiare d' origine (millantato)nobiliare, arcaico, patriarcale e violento. Lo capisco bene, Pasolini. E le sue difficoltà di rapporto col militare padre Carletto Pasolini dall' Onda. Se vedo le foto di Pasolini dall' Onda e di B. A. d. G. mio padre, in divisa dell' Aeronautica, rivedo lo stesso sorrisetto sprezzante da anima prava, lo stesso autocompiacimento per il proprio bell' aspetto, la stessa brama di eroismo e di gloria.

E oggi, la stessa frustrazione da vinto di chi ha malvissuto, e lo stesso cupo livore verso moglie e figli.

Solo che mia madre, pur campagnola, non è una dolce maestra elementare friulana. E' una rossa, pragmatica, corpulenta emiliana. Alla quale non somiglio nemmeno un po'. E che certo, troppo impegnata a sopravvivere, non si è dedicata oblativamente a me, come Susanna Colussi.

Noi femminucce, per affrontare cotanti padri, diventiamo virili. Alle percosse subite rispondiamo cento, mille volte, e incameriamo sadismo e volontà di rivalsa. E persino un certo divertimento, tutto maschile, per questo fragilissimo, a rispondere alle sfide, a 'cacciare'.

Non sono pura. Non sono immune da nulla. Ma il conformismo, i dubbi di adesioni al Modello pasoliniano, i rimpianti, non posso averli. Sono il prodotto di un ambiente arcaico, dove belle parole come "libertà individuale", "autodeterminazione", "emancipazione femminile", erano,  in definitiva, appunto, belle parole, usate dal Padre per fare colpo in società. E tutto mi sarei aspettata, tranne che lodare la mia buona ventura di prendere schiaffi per un sì o per un no, per un' insistenza di troppo, che mi esimono dal lodare Corsari e Maestri Abilitati A Parlare
.



Quelli "presentabili", tanto educati, tanto brillanti,  tanto amici di mia figlia....Per le lesbiche, lo sdoganamento procede più lento.
mercoledì, luglio 29, 2009

Apprendo con una certa costernazione che si è formato un comitato a sostegno del conferimento del Nobel ad Alda Merini. Capofila dell’ iniziativa, sarebbe Dario Fo. Chissà perché la cosa non mi sorprende.... Si tratta, a mio parere, quello conferito a Fo, del Nobel per la Letteratura  più immeritato degli ultimi vent’ anni. Quando, oramai più di dieci anni fa, alla irrisione di Mario Luzi da parte della mia professoressa di lettere, reo, secondo lei, di ritenersi più meritevole del riconoscimento che il giullare pavese, feci sommessamente notare che forse un po’ di ragione ce l’ aveva, mi sentii rispondere che “era un baciapile rincoglionito”.


Adesso come allora non sto dicendo che Luzi sia il più grande poeta del ‘900 italiano (a mio personalissimo parere, se la giocano Sereni, Zanzotto, Raboni e Piccolo, con una mia particolare preferenza per il primo), ma, comunque, ha rivestito un ruolo importante nella cultura italiana del Dopoguerra. Certo, non è mai stato un marxista e la sua poesia ha sempre avuto quell’ odoruzzo d’ incenso da parrocchia - bene fiorentina, quelle lapiriane, come disse, una volta, a lezione Marzio Pieri, di quelle arrampicate sui colli urgenti dalle ripe fogliose e nerastre, perennemente prossime al marciume.


Si rileggano le prime raccolte, in particolare Avvento Notturno: le immagini di angeli lugenti e cristalli sognanti nelle città deserte, scolpite nei marmi toscani, hanno poco o nulla a che spartire con il sensuoso orfismo onofriano, o con la suggestione ancora dannunziana di qualche numinoso Poema Paradisiaco. Molto hanno, invece, a che vedere con la filigrana di Mallarmé –ma asciugata dall’ inesauribile, dispersa in mille rivoli, variazione, ravvisabile in Ungaretti- precisa semmai ce ne fu una, ferma attesa di una parousia notturna del divino come rivelazione individuale, come ineffabile intermittenza. Vegliate dunque, perchè non sapete né il giorno né 1’ora. (Mt, 25, 11-13)


Rimandi, quindi, ovvi a François Mauriac, ma pure, non dichiaratamente,  a un Heidegger (ancora lui!) “inespresso”: quello della Introduzione alla metafisica, poi, per le raccolte successive, quello della  Lettera sull’ umanesimo.


La poesia di Luzi, vergine un po’ folle, analogamente al linguaggio heideggeriano, esplora la possibile influenza del paradigma biblico della Parola sulla concezione dell’ essere, secondo quella che potrebbe essere definita come intima interconnessione tra linguaggio ed essere, fino ad identificare l’ Essere con il Dire originario, in analogia al Logos della rivelazione giovannea.


La poesia di Luzi ha prodotto tanti epigoni, specie in area toscana, tante vergini savie e inerti; quella di Sereni è fatta della materia delle comete: finora, nessun avvistamento simile, ma tanti ‘analogisti’ sulla sua orbita geostazionaria.


Per questo, a mio modesto parere, se proprio bisognava sprecare un Nobel, tanto valeva conferirlo a Luzi. Ma, si sa. L’ impegno, l’impegno in servizio permanente. Quello che sindacalizza tante professoressotte di liceo, quelle, più preoccupate che un linguista con velleità d’ ispettore non verificasse la loro effettiva preparazione che di insegnare decentemente il latino. Ma siamo al Linguistico, signoramia, che volete che gliene freghi del latino. Se non seguite e giocate a briscola tressette scalareale durante le lezioni, cazzi vostri. Disse la professoressotta, tirandosi la bazza indignata fino all’ occhi.


Ma non divagherò più.


La Merini, dicevo.


Personalmente, trovo la Merini ampiamente sopravvalutata. Non arrivo a dire che non valga niente; di certo diverse sue  poesie sono degne di nota, ma secondo me presa nel complesso è piuttosto noiosa e non eccelsa.


Penso che la sua grande celebrità (superiore a quella che normalmente arride ai poeti, anche ai migliori) sia dovuta, più che alla poetessa, al personaggio. Al fatto che si sia fatta tutti quegli anni di manicomio, che ha avuto due decine di uomini e quattro figli, e che si voltoli nel lercio perché, dice lei, il maiale pulito non ingrassa.


Persino il posato blog di Rai Vaticano le perdona la sua patente infrazione alla morale sessuale propugnata da Santa Romana Chiesa. Tanto, cariloro, hanno una lunga consuetudine con le puttane sante: Maria Egiziaca, Maria Maddalena, Santa Margherita da Cortona....lei poi scrive di Maria e di grembi spasmodici e violati.


The luxury of filth, come diceva un fortunato slogan di qualche anno fa per una marca di jeans.


La Merini mi sembra una riuscitissima réclame di sé stessa. Imperversa da Chiambretti, dialogando improbabilmente col giovane rom montenegrino salvato dalla sua sorte miseranda dal cuordoro di un albergatore di San Benedetto del Tronto.


Però, quando viene intervistata, con tutto il rispetto la trovo un po' querula, sempre lì a lamentarsi di tutto. Che non ci sono più i clown, che anche l’ idiozia di Berlusconi l’ ha delusa, o che ha avuto gli operai in casa che l’ hanno infastidita.  Ne siamo costernati, davvero. Ma cosa dovremmo fare, metterci a piangere? Querelare il suo padrone di casa e convocare una riunione di condominio urgente?


Poi. Basta col mito della poetessa marginale. La signora Merini ha avuto, fin dalla più giovane età, ottime entrature nel mondo letterario italiano. Ha conosciuto , giovanissima, Sereni,  Turoldo, Quasimodo, Pasolini. E’ stata l’ amante, quindicenne,  di Giorgio Manganelli, che lei dipinge come un mostro misogino. Forse, ma le sue visioni sono tra le più  autentiche.


Cito sempre il professor Pieri:


Una volta Giorgio Manganelli doveva tenere una relazione a un convegno junghiano; gli mancò la parola e la relazione, che poi scrisse, non parlava del soggetto che egli era stato chiamato a trattare ma dei motivi profondi per cui non era riuscito a parlarne, come sarebbe stato del tutto ovvio. La relazione apparve, poi, negli Atti del convegno e, piu tardi, figurò in una delle più labirintiche e sapienziali raccolte di scritti manganelliani. L' uomo che aveva ritessuto il filo tra la letteratura e la menzogna, era uomo dei più schietti ed, anzi, esposti. L’ hilarotragoedia, di cui era maestro, si riscontrava con l’ hypocondria*.


Ovvio che si baloccasse con l’ adesione carnale, disperante, della vita della Merini alla sua produzione poetica. Dirà, ormai anziana:


"Più bella della poesia è stata la mia vita".


Ohibò. La conflagrazione con l’ uomo che dichiarò candidamente: 


Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.


era inevitabile. La poesia non è un balsamo per le anime belle. Poi il manicomio, poi il matrimonio e la comune infelicità coniugale. E gli editori, per cui la pazzia è un quid pluris per le vendite, farle cerchio tutt’ intorno come pescecani attirati dal sangue, alla sua senile reprise poetica. Pronti a coglierne ogni tardivo mestruo in versi.


Falecius, che è molto più buono di me, dice che proporre la Merini per il Nobel sarebbe un modo per lavarsi la propria cattiva coscienza da parte di tutto il mondo letterario italiano. Forse, ma solo in seconda istanza. Tanto, quelle come la Merini, una Mestiziamoratti un assessore impietosito un prete lo trovano sempre, a salvarle da un’ indigenza, anche quella, di maniera.


Semmai, il Nobel, ancora di più che la pazzia, aumenterebbe le vendite in un settore, quello delle raccolte di versi, dove se si arriva a tirature dell’ ordine del migliaio si grida al miracolo.


E poi, come ho già spiegato per l’ Acaro Ascolano, l’ artista sensibbbole tutto genio e sregolatezza piace, fa simpatia, aderisce all’ ideale caricaturalmente sturmeriano più vieto che è invalso nel biografismo del “genio” di matrice idealistica e romantica.


Pieri un giorno mi disse in tutta franchezza, leggendo alcune mie desolate e balorde considerazioni, che gli avevo incautamente sottoposto:


“Eh, signorina, se dovessimo chiamar poeti tutti quelli che il babbo maltrattava, che nascevano gobbi o che avevano difficoltà a farsela dare dalle ragazze, riempiremmo uno stadio. E poi si sa che voi belle la date solo ai pescatori di spugne!”


Mi aveva vaccinata a vita contro ogni cedimento larmoyant alla contemplazione del mio proprio io, contro ogni periclitante giro del mio ombelico attorno al mio malessere interiore.


Vi lascio questa lettera, che non ho mai reso pubblica, e che conservo tra le cose più care:


Io non vorrei che Lei cadesse vittima di una falsa prospettiva, generatrice di false attese. I professori non sono dei santi, nè dei confessori, né degli psicanalisti 'gratis'. lei non va dal benzinaio per intrattenerlo sul male di vivere. Alcuni professori (e io sono fra questi) per indole personale e per una qualche deriva professionale, sono più disposti a porgere un qualche ascolto anche, diciamo, 'umano' agli studenti che incontrano sulla loro strada, ma, debbo essere franco con Lei, non è detto che siano i migliori professori e che questa loro indulgenza sia un bene, né in sé, né per gli studenti. C'è il rischio, molto pesante, dell''umano troppo umano'. Studiare è un'altra cosa e, prima di tutto, è una dura professione. Non è un lavoro più 'alto' o più 'duro' di altri, ma è un lavoro con proprie tecniche, con proprii obblighi, con proprie inderogabili esigenze. Lo studente specie di letteratura a volte tende ad ascoltare con troppa assiduità il proprio io (non il male di vivere di Montale ci interessa ma i modi della sua arte in cui il tema del male di vivere si è espresso) e crede suo diritto offrire una audizione agli insegnanti, ma, Le ripeto, se non è un peccato, non è nemmeno un rimedio.

E poi:


[...] so che Lei si fida di me come professore. Ecco, prima di tutto riprenda le forze; sappia che crisi nervose anche più gravi sono tipiche della giovinezza; poi passano. E studi studi studi. Vuol dire passare da un libro all'altro, schedarli, rivoltarli, farli propri. Son come le scale per arrampicarsi. Studiare vuol dire dimenticare se stessi e realizzarsi tutti nell'oggetto dello studio. Quando l'operazione, assai dura e non facile, e non immediata, riesce, uno si avvede d'un tratto che avendo dimenticato se stesso, è nel frattempo cresciuto. Io questo Le auguro, con amicizia. (passo e chiudo).





*Marzio Pieri, Roma Magica, La Finestra, Trento, 2002, p.126.
lunedì, luglio 27, 2009
So che mi arriveranno strali scandolezzati da ogni parte, tentativi di correzione del tipo "ma non è lui che era un coglione, sono gli altri , da destra e da sinistra, ad averne fatto un santino."

Eh no.

Dicendo così, lui è sempre nel giusto, e passa dall' essere un santino al costituire una reliquia.

Certo, a sentire Zigaina parlare del suo interesse per Eliade e Frazer, si può credere che non gli dispiacerebbe.

Ma a me ha fatto sempre saltare la mosca al naso questa frase pasoliniana:



"O esprimersi e morire o restare inespressi e immortali"



oppure, nella sua variante:



"La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi."



Pasolini, nelle Lettere luterane, scrive:



"I giovani maschi che camminano quasi religiosamente per strada tenendo con aria protettiva una mano sulla spalla della donna, o stringendola romanticamente per mano, fanno ridere o stringono il cuore. Niente è più insincero di un simile rapporto che realizza in concreto la coppia consumistica."



Parole sante, verrebbe da dire. Peccato che non siano sue. O meglio. Pasolini non è stato il primo a comprendere che la soddisfazione personale attraverso i beni di consumo e la riduzione ad oggetto delle persone erano strettamente connesse. Ci aveva già pensato, per così dire,  la Scuola di Francoforte, ed in particolare il suo filosofo più grande e fumiste: Theodor Wiesengrund Adorno*, a stabilire il nesso tra capitalismo basato su produzione e consumo e la nozione di sesso basata esclusivamente sul piacere. Ciò che caratterizza tutto il discorso pasoliniano, facendo intravvedere personali idiosincrasie e, spiace dirlo, un orientamento sessuale mai pienamente accettato, è il passo ulteriore: vedere il sesso come rituale conformistico. Dopo aver dichiarato questo, la conclusione è una sola. Il piacere è scomparso dalla soddisfazione personale che il sesso offriva.

E infatti, sempre da Lettere Luterane:



"La società preconsumistica aveva bisogno di uomini forti, e dunque casti. La società consumistica ha invece bisogno di uomini deboli, e perciò lussuriosi. Al mito della donna chiusa e separata (il cui obbligo alla castità implicava la castità dell'uomo) si è sostituito il mito della donna parte e vicina, sempre a disposizione. Al trionfo dell'amicizia tra maschi e dell'erezione, si è sostituito il trionfo della coppia e dell'impotenza. I maschi giovani sono traumatizzati dall'obbligo che impone loro la permissività: cioè l'obbligo di far sempre e liberamente l'amore."



Se si guarda ai film di Pasolini, non c'è una donna dotata di un qualsiasi, seppur minimo, appeal sessuale: la donna è madre (quindi al di sopra di ogni desiderio sessuale esplicito, anche se rivestita, fino al ridicolo, fino alla spudorata burletta psicoanalitica, di implicazioni edipiche: Edipo Re, Il Vangelo secondo Matteo, dove è sua madre Susanna Colussi a recitare la parte della Madonna, Teorema, Mamma Roma, Medea), o puttana, defraudata quindi di un desiderio sessuale proprio, e sfogo-contenitore di quello maschile,  (Mamma Roma, ancora, Salò o le 120 giornate di Sodoma, Decamerone), o è bambina o comunque minorata (l' Assurdina Caì di Che cosa sono le nuvole?, Zumurrud de Il fiore delle Mille e una Notte).

Insomma, davanti ad una donna adulta, non necessariamente madre, dotata di un desiderio proprio, Pasolini che fa? Urlacchia sdegnato come un Ippolito qualsiasi accanto a Fedra! E va bene che le donne non gli interessano. Ma da qui a considerarle una minaccia apportatrice di lussuria e di corruzione alla castità del fantomatico maschio forte&casto della società preindustriale, ce ne corre.

A chi, per esempio, con robusto seppur miope buonsenso, gli faceva notare che era meglio la desolante visione della coppia mercificata ma "moderna", piuttosto che quella, tabuata e arcaica, dei muti corteggiamenti sui sagrati delle chiese friulane, o delle fuitine sicule, o dei delitti d' onore, Pasolini, insofferente alle finezze del dialogo e abituato ad argomentare a frasi oracolari, risponde nell' unico modo possibile: ignorandolo.

Ci casca con tutte le scarpe. Emula proprio l' atteggiamento heideggeriano che Adorno (sì sì, proprio lui), stigmatizza: distribuisce attorno a sé un tabù secondo cui ogni comprensione delle sue idee sarebbe contemporaneamente una falsificazione.

Perché? Perché è un coglione. Sopravvalutato.

E adesso, andate pure in deliquio per le Lettere luterane, provate a ravvisare parole profetiche sull' attualità, negli Scritti corsari.

Guardate un po' come è stato profetico. Chi aderisce più pronamente OGGI a quel modello di coppia da lui stigmatizzato. Se i giovani maschi che a lui stringevano il cuore o le giovani mie coetanee che a me strappano un sorriso.




*Rileggersi in ginocchio La dialettica dell' Illuminismo e Minima moralia.
mercoledì, luglio 22, 2009
Mi rendo conto che sono riuscito a restare così a lungo tanto ottimista sulla natura umana solo perché non andavo mai su Yahoo! Answers™.
sabato, luglio 11, 2009
Giochino estivo da Settimana Enigmistica: trovate le dieci piccole differenze tra questa foto e questa .

Troppo difficile? Colpa della assuefazione alle icone. Abbiamo bisogno di commuoverci più che di capire. Di offrire la nostra adesione emotiva e non mediata all' evento, che è vero solo perché è rappresentato.

Almeno, così la pensano i media.

E non importa se la cognizione degli scontri seguiti alle elezioni iraniane si confonde in un continuum iper-asiatico, indistinto e un po'  fiabesco, con la protesta degli Uyghur.

Ürümqi  è la periferia immediata di Teheran, e Ahmadinejad l' emanazione dell' Unico Grande Satana antioccidentale guidato dalla Cina.

Ma per la coscienza del lettore di quotidiani occidentale, supposto idiota, la foto di una donna che sfida l' Autorità Repressiva , armata solo del proprio dito proteso, è liberatoria come la strombazzata che, nel sonoro dei vecchi film western annunciava l' arrivano i nostri e l' immancabile vittoria dei buoni.

Catarticoooh
.


Anche se il dito proteso è un fotomontaggio. Anche se tutte queste immagini saranno consegnate all' inevitabile obsolescenza nel giro di qualche giorno, e sostituite con altre, perfettamente intercambiabili, e adattabili all' infinito al cliché Davide/Golia, alla dinamica "oppresso che sfida eroicamente l' oppressore".



P.S. Non potrò scrivere su questo blog per una quindicina di giorni. E' già successo un' altra volta, esattamente undici mesi fa.

Spero che adesso questo avvenga per motivi più lievi di un ricovero in O. P.


Ciao e a presto, cari lettori.



Roberta.