martedì, giugno 24, 2008
Ma ci fosse UN, e dico UN annuncio di lavoro in cui si spiega che cosa ci si aspetta che uno faccia. 
Voglio dire "cerco persona che sappia usare il computer". "Cerchiamo collaboratore ambizioso e motivato, possibilità di carriera".
Io invierei più volentieri il curriculum, se sapessi per che cosa lo spedisco.
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categoria:cazzate, il senso della vita, campalto, essere studente oggi
mercoledì, marzo 12, 2008
E' solo che abbiamo avuto qualche problema di linea.
postato da: falecius alle ore 10:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:buone notizie, campalto
sabato, gennaio 12, 2008
La realtà svanisce come una manciata di pixel tra le dita.
Coriandoli colorati che cadono a terra, fuori stagione.
Piove.
Esistono due tipi di pioggia, la pioggia dolce e la pioggia del cazzo.
Qui, in questa palude travestita da cittadina, la pioggia è sempre pioggia del cazzo.
Sbiadisce le cose, sbiadisce gli animi, trascina via in ruscelletti l'energia ed il coraggio.

Faccio cose che non capisco, confondo il gigante col mulino a vento, e finisco nel gregge di pecore.
Fisso la pagina bianca della tesi da scrivere. Sconforto.

Fisso l'agenda nuova che mi hanno regalato... Stanchezza.

Mi guardo attorno e vedo le scenografie di un palcoscenico. Lo spettacolo del mondo è finito, le stanno smontando.

Scrivo email inutili, concludo senza saper bene cosa ho detto.

Poi leggi queste cose qua e capisci che hanno ragione, che l'Apocalisse è vicina e saranno loro stessi a scatenarla. Ne hanno la forza ed i mezzi. 666.

Tutto questo per dire, che, no, in realtà, non ho nessuna voglia di pulire il bagno.



giovedì, novembre 15, 2007
Tanto per cominciare, sembra che si dica falàfel, e non falafèl. Invece, si può scrivere felafel o falafel, fa lo stesso, credo che dipenda dalla pronuncia locale, la forma araba letteraria è falafil, con la i. In teoria, non esiste la lettera e in arabo.
Comunque.
L'idea di cucinare i falafel mi è venuta al telefono con Aureolo, un po' per sdebitarmi della cena che mi ha offerto lunedì, un po' perché non avevo voglia di uscire per andare a casa sua, quindi gli ho detto di venire a casa mia che cucinavo io. Ho guardato nel mio sportello. Ceci. Spaghetti. Stop.
Uhmmm, ok, gli dico, prendi delle uova e dello yogurt strada facendo, che faccio i falafel.

La ricetta falecia dei falafel non è, a differenza di quella della Taboule, tramandata nella famiglia, ma frutto di sperimentazione empirica. La prima volta, a dir la verità, avevo seguito la ricetta de "il Cucchiaio d'Argento" ma era evidente che le informazioni del Cucchiaio erano false e tendenziose.
Da lì, quindi, ho sperimentato, finché non ho creato per tentativi ed errori una buona approssimazione al falafel originale.
Disclaimer: si tratta di un'approssimazione. Il vero falafel siro-libanese è meglio.

Indicazioni terapeutiche: il falafel è sconsigliato per ciliaci ed intolleranti al lattosio. Il falafel non rientra nella dieta vegana; non offritelo ad amici jaina. Il falafel potrebbe essere incompatibile con le diete macrobiotiche.
Il falafel è halal e kasher, a meno che per qualche ipotetico ebreo ultraortodosso i fermenti lattici dello yogurt non sia considerati "carne". Ad ogni modo la prima volta che l'ho assaggiato ero in un ristorante ebraico (ottimo, anche se un po' caro).

L'ideale per fare i falafel è avere i ceci secchi. Nel qual caso dovete lasciarli a bagno in acqua fredda almeno 12 ore, sciacquare, far lessare in acqua salata per circa un'ora e un quarto, scolare, ed infine passare i ceci con un passaverdure (si chiama così quell'arnese?) o o frullarli in un frullatore (non troppo finemente), o, se non avete nessuno di questi sofisticati attrezzi, schiacciarli con una forchetta.
Siccome Aureolo arrivava dopo un'ora ed io avevo i ceci in scatola sotto sale e nessun sofisticato attrezzo, mi sono limitato a scolarli dalla scatola e schiacciarli con una forchetta.
Non è l'ideale, ma l'obiettivo è di avere una pasta grossolana di ceci.

A questo punto, disponete della materia prima, e non vi resta che aspettare Aureolo con gli altri ingredienti ed accorgervi non avete due scatole di ceci ma una di ceci ed una di fagioli, quindi bisognerà escogitare qualcosa d'altro. Duecentoquaranta grammi sgocciolati di cece per quattro persone, è un po' poco.
Nel frattempo prendete del pan biscotto (nel senso di cotto due volte) o semplicemente vecchio e duro, e grattugiatene un po'. O se siete dei borghesi che comprano il pan grattato, prendete il pan grattato.
Ricordatevi di telefonare ad Aureolo per dirgli di prendere anche la menta. Non la troverà fresca, per cui vi arrangerete con quella secca e confezionata, ma pazienza.
Appena Aureolo arriva, mettere un cucchiaio d'olio, un pizzico di sale, uno di pepe e menta a volontà nella pasta di ceci, rompeteci un uovo, senza il guscio, (un uovo ogni 240 g di ceci) e mescolate il tutto finché non viene una cosa ben amalgamata. Aggiungete due manciate scarse di pan grattato. Mescolate ancora. Osservate l'impasto con aria critica e fate qualche correzione spannometrica ad occhio, mettendo un po' d'olio. Versateci circa 100 g di yogurt bianco. Mescolare. Aggiungere un'altra piccola quantità di yogurt circa a casaccio e un pochino di menta. Mescolare e decidere che va bene così. A questo punto dovreste avere un terrina con dentro l'impasto a base di ceci e un piatto con dentro dell'altro pan grattato, e se siete in cucina, la vostra mossa successiva è procurarvi un cucchiaio, se no è quella di smettere di cucinare in camera vostra ed andare in cucina. Ogni cucchiaio di impasto verrà modellato dalle vostre agili mani in una polpettina schiacchiata che impanerete nel piatto e appoggerete delicatamente... ah, sì, dimenticavo, dovreste avere una teglia con della carta forno sopra, e appoggiate le polpettine lì, una a fianco all'altra sulla carta forno. Potete anche friggerle, in teoria, ma la mia  esperienza lo sconsiglia. L'ultima volta che ho tentato di friggere dei falafel ho messo a ferro e fuoco la cucina senza nemmeno fare cena.
Da 240 g di ceci dovrebbero venirvi tra le 10 e le 11 polpettine. Quando le avete impanate (devo avere una consistenza tale da restare compatte, una volta messe sulla teglia) mettetele nel forno ad una temperatura compresa tra i 180 ed i 220 gradi. Se avete la luce del forno date un'occhiata ogni tanto. Dopo circa un quarto d'ora, tirare fuori la teglia e girare le polpettine.  Dopo circa mezz'ora, date un'occhiata:  se  vi sembrano  cotte, di un bel colore marroncino dorato, è probabile che lo siano. Nel frattempo avete cucinato la cena vera, cioè gli spaghetti aglio ed olio e le altre uova di Aureolo. fate in modo che quando scolate la pasta siete verso lo scadere della mezz'ora. Spegnete il forno, lasciate i falafel dentro in caldo e mangiatevi la pasta.

Finita la pasta, estraete i falafel dal forno, e mangiateli intingendoli nello yogurt (se vi va). Se no mangiateli senza yogurt. Se fanno schifo, non mangiateli e ditemi dove avete sbagliato. Se volete che venga a cucinare a casa vostra, mandatemi una vostra foto, o un assegno, a scelta.
Se non credete che sia buono, chiedete ad Aureolo.


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categoria:cazzate, ricette, medio oriente, affetti, campalto, essere studente oggi
venerdì, ottobre 12, 2007
Volevo, dire, Fastweb. Appena trovo il modo di portare la connessione dal router alla scrivania, mi rifaccio vivo.
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categoria:buone notizie, campalto, essere studente oggi, help i need somebody
mercoledì, ottobre 03, 2007

Potreste esservi chiesti che fine ho fatto. E se ne non ve lo siete chiesti, ve lo dico lo stesso.

Sono vivo, sto discretamente bene, insomma, per quanto è possibile star bene vivendo alla periferia di Mestre, non mi hanno arrestato e passo le giornate a leggere un libro sull'ideologia di Hezbollah e un po' di storia degli Assiri, e le notti a limare racconti e iniziare romanzi che non finirò mai.

Che stracavolo te ne frega degli Assiri, potreste chiedervi. Bè, ci sono moltissime cose interessanti da dire sugli Assiri, soprattutto perché l'Impero Assiro è un'ottimo esempio di un sistema imperialistico, nella sua forma più pura e brutale.

Inoltre, nella nostra tradizione, le notizie sugli Assiri vengono spesso un loro nemico, gli Israeliti che ci hanno trasmesso l'Antico Testamento, e quindi, a differenza dell'altro grande imperialismo antico (Roma), tendiamo a non identificarci con loro e li possiamo giudicare con un certo distacco.

Quindi mi piacerebbe, appena avrò la connessione Internet a casa nuova, raccontarvi un po' di cose riguardo gli Assiri.

Mi chiedevo anche se creare un secondo blog per queste pallose cose teoriche. Tipo, stavo pensando che magari potrei scrivere delle cose tipo lezioncine su certi argomenti di letteratura, storia ed islamistica che conosco, magari a qualche studente ed insegnante fanno comodo, e acquisterebbero credibilità se disgiunte dalle mie cazzate personali e dai miei sproloqui anarchici.

Per adesso è solo una mezza idea... Voi che ne dite?

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categoria:cazzate, scazzi, campalto, essere studente oggi
venerdì, settembre 14, 2007
Solo che questo ha l'ADSL, una tastiera italiana (e anche una araba, dovesse servirmi) oltre a un letto, un armadio e un bagno.
E' la casa dei miei genitori, dove starò per qualche giorno.
Rivedere mamma dopo quasi due mesi, nel corso dei quali sono stato sballottato in giro un bel po', ho imparato l'arabo, ho conosciuto diverse persone eccezionali come lui e lei, ho scritto racconti, ho letto libri, ho viaggiato su treni aerei automobili taxi autobus vaporetti, girato un film (bhè, non esattamente), dormito in tanti letti diversi (sempre da solo, comunque), e finito gli esami, insomma, tante cose, ecco, tornare al paesino e parlare coi tuoi genitori fa un effetto particolare.
Da una parte è come se non me ne fossi mai andato. Dall'altra, so che non appartengo più a questo posto. Forse, a nessun posto.
Non so cosa farò della mia vita, quindi non posso pensare di mettere radici. Ma qui, oltre alla mia famiglia, a pochi amici, le radici si sono fatte sottili.
E sì, sono un po' sentimentale. Sarà che non riuscivo a dormire mentre rimuginavo questo post. Sarà che sto diventando - sono diventato - nervoso, impaziente, intollerante. Insomma, sto cominciando a sentirmi stressato, e dire che ancora non lavoro. Sì, devo finire due racconti, una traduzione, almeno un articolo e dare una sistemata a sto blog (links e serie da completare) ma non sono pagato per fare niente di tutto ciò.
Sarà che mi sento sospeso tra cielo e terra, con la spiacevole impressione di non sapere volare. Sarà che ad essere contemporaneamente cristiani, anarchici e arabisti, e per di più a sapere un po' di storia, si finisce coll'avere una visione del mondo piuttosto impopolare in Occidente e me ne sono accorto parlando oggi con mia madre.
Sarà che proprio non riesco ad abituarmi alla vita tra quei grossi oggetti di metallo che si muovono su puzzolenti nastri d'asfalto.
Sarà che odio gli assembramenti umani, le code in tangenziale, e le segreterie universitarie, e ultimeamente ho avuto fin troppo a che fare con tutte e tre queste cose.
Sarà che non ho tempo. Sarà che mi rendo conto che se anche faccio del mio meglio, comunque non è abbastanza.
Sarà che a non considerare il calcio, la televisione, la playstation, la musica pop e l'abbigliamento argomenti meritevoli di conversazione, si rischia di trovare poche persone con cui conversare, sia in Italia che in Tunisia.
In tutto ciò, alla stazione di Bologna, oggi, ho avuto un momento di sconforto isterico.
Riflettevo su qualcosa che al momento mi sembrava di importanza capitale, e che doveva aver a che fare con i limiti dello sviluppo capitalistico e l'organizzazione di una società giusta, a partire da certe riflessioni che avevo fatto la sera prima con un amico a Verona, sul pensiero di Bateson.
E ho pensato che non c'è speranza, che il potere ci condurrà tutti via, nella sua folle corsa verso il baratro. E che non so se questo sia un male. O forse non è semplicemente importante.
Ho preso il telefono e ho scorso la rubrica, perché avevo bisogno di parlare con qualcuno. Ho trovato una sola persona che forse avrebbe potuto capire in quel momento, ma ho preferito alla fine, non disturbarla.

Dopo, per farmi del bene, sull'Intercity, ho letto Silvia Ballestra, la mia grande conterranea. Leggere i suoi libri su un trano che ti sta portando in quelle Marche di cui lei descrive così bene il malinconico, pretenzioso provincialismo borghese e fricchettone al tempo stesso, ti toglie ovviamente qualsiasi voglia di proseguire il viaggio. Ma alla fina, da lì vengo, a lì torno.
per qualche caso, tutti i libri della Ballestra che ho letto, li ho letti su un Intercity da Bologna a Porto San Giorgio, vorrà pur dire qualcosa (ad esempio, che me li presta quel mio amico di Verona).
Se volete un consiglio, "La Guerra degli Antò" è un capolavoro. Secondo me, è molto meglio di "Jack frusciante è uscito dal gruppo" che è l'unico riferimento che possiedo per la letteratura italiana del periodo (conosco pochissimo la letteratura italiana mainstream degli ultimi decenni). E comunque, si vi interessa capire com'è il posto da dove vengo, dovete leggere le ultime pagine di quel libro, che comunque è molto bello di suo e forse è la cosa più originale dal punto di vista stilistico che sia capitata alla prosa italiana dopo Italo Svevo

Vi prometto cose più allegre, domani.

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venerdì, settembre 07, 2007
Lo so, lo so.

Non ho scritto niente per qualche giorno.
Allora, credo che per un po' di tempo continuerò a parlare di Tunisia, perché ci sono diverse cose da dire.
Poi vi giuro che finisco la faccenda di Tawfiq al-Hakim e il discorso su identità ebraica e questione palestinese.

Entro fine mese su secondoprotocollo potrete leggere qualche mio articolo più serio sempre sulla Tunisia, se riesco a tradurre certi documenti. Però abbiate un po' di pazienza, che adesso devo dare l'ultimo esame, e soprattutto non ho ancora Internet a casa nuova.

Devo ancora abituarmi alla nuova casa, e in più adesso sto dormendo da un'amica a Venezia per via di un certo "lavoro" che stiamo facendo al festival del cortometraggio (che non è il Festival del Cinema). In sostanza, stiamo girando un film, ed io dovrei essere il regista.

Il film non uscirà mai, però ci si diverte un sacco.

A parte questo, il ritorno in Italia è stato difficile. Riabituarsi all'euro, per esempio. Le monete mi sembravano assurdamente piccole.
Fiumicino... bhè, sono sicuro che esiste un modo migliore per organizzare la struttura spaziale di un aeroporto, e anche della Stazione Termini, se solo si partisse dal presupposto che dovrebebro essere degli ambienti in cui un viaggiatore con i bagagli dovrebbe potersi muovere comodamente e non è tenuto a conoscere preventivamente la disposizione di locali, servizi eccetera. Ad esempio, perché l'Ufficio postale dell'Aeroporto di Fiumicino non c'è il Postamat?

Comunque, il vero shock culturale da rientro l'ho avuto quando ho avuto la disgraziata idea di comprare il giornale per aggiornarmi sul paese in cui stavo rientrando.

Si tratta di una sensazione che se siete stati a lungo all'estero conoscete, altrimenti è difficile da spiegare.
Posso definirla come sentirsi sommersi da ondate crescenti di cialtroneria.
Ogni riga del giornale aggiunge una goccia nel vaso di schifo in cui vi sentite riimmersi.
E non mi riferisco al contenuto delle notizie, che è la più assoluta irrilevanza. Dichiarazioni irreali di politici presumibilmente rincoglioniti come Domenici che per giustificare la sua assurda crociata contro il racket dei lavavetri, portata avanti arrestando i ricattati, riesce a scomodare Lenin, anche se, a dirla come va detta, non c'entra uno stracazzo di niente.

Tutto ciò che diceva il giornale era fastidioso o irrilevante, ma soprattutto non era scritto in italiano.
Era scritto in Neolingua, la lingua ufficiale del Socing di Oceania in 1984.
Un linguaggio spiazzante, comprensibile solo agli iniziati, che dopo un mese di distacco si ritrova con un senso di nausea stupita, come il primo giorno di scuola.

Un linguaggio in cui la guerra è pace, la tirannia è  libertà, e vale la pena di riferire qualsiasi incompresibile vaccata esca dalla bocca svergognata di Rutelli.
venerdì, agosto 03, 2007
Questo blog va a prendere una boccata d'aria e di grammatica araba dalle parti Qarth-Hadasht, la nostra Cartagine. Starò via un mese, nel corso del quale non idea di quanto potrò usare internet. Quindi non so semettere il cartello "Chiuso per ferie" (magari fossero ferie, poi) però, se non dovessi farmi vivo fino a metà settembre, sapete perché.

Ciao a tutti.
postato da: falecius alle ore 19:06 | Permalink | commenti (4)
categoria:africa, buone notizie, società, campalto
mercoledì, agosto 01, 2007
Abbandono la RSB. Da Venezia vado a Campalto (vicino Mestre). In una casa ancora più bella, ggente simpatica, e forse, dai, stavolta riesco a sterzare :). Vi aggiornerò sulle vicende della nuova comune anarchica in terraferma tramite la tag "campalto".

L'esperienza del trasloco ha qualcosa di ineffabile, quindi tralascerò. Ah, Viola è tornata da Gerusalemme. L'ho incontrata insieme a Rachele (altro nome di fantasia), una persona che non mi sarei mai aspettato di rivedere in vita mia, e soprattutto non mia sarei mai aspettato che mi dicesse: "decisamente, NON sono sionista." Lo era, tra anni fa. Almeno, diceva di esserlo. In mezzo ci sono stati, credo, qualche viaggio in Israele, una guerra e mezza, un paio di lauree, e, mi pare, una storia tra lei e David. Non so cosa abbia influito sul modo di vedere le cose.
Ho scoperto che Viola ha conosciuto David tramite Rachele, e sì, sono ancora amiche. Tra l'altro, ho scoperto oggi che le due ragazze si conoscevano. Il mondo è piccolo.