domenica, giugno 22, 2008
Il Metal indonesiano sembra interessantissimo.
postato da: falecius alle ore 01:43 | Permalink | commenti (4)
categoria:asia, pericoli per tua sorella, iron maiden mon amour
giovedì, maggio 29, 2008
A me, e forse anche a voi, "nomadi" evoca le steppe sconfinate d'Eurasia attraversate da torme di cavalieri vestiti di pelli, con le code di cavallo mozzate che garriscono al vento a mo' di gonfaloni, e una piramide di teschi umani alle spalle.

Insomma, un'orda mongola da cartolina.
Oppure gli Unni, se preferite. O i terribili Saracini che una Sara gelosa condanna a vivere errando nel deserto¹.

Tutte cose storicamente un po' inquietanti.
E invece oggi ci si trova a sentir parlare di "nomadi" in relazione a gente che vive in Italia da un sacco di tempo (sei secoli, per le comunità zingare più antiche) e di cui solo una piccola parte ha conservato il nomadismo, specializzandosi in attività quali giostre e fiere itineranti, e quindi assolvendo una specifica funzione sociale, per quanto bassa.
Certo, poi molti zingari che si trovano in Italia sono immigrati dall'Est Europa. C'erano molti zingari in Romania, Bulgaria, Jugoslavia. Erano stanziali da secoli, o meglio, non avevano il nomadismo come stile di vita, tipo pastori della steppa mongola. Spesso facevano i braccianti stagionali, il che vuol dire, sì, che si spostavano. Ai vecchi tempi, erano alle dipendenze dei signori locali, e nell'Impero Ottomano godevano di uno status particolare.
Vivevano in simbiosi con le comunità locali, in una situazione generale di frammistione etnica e religiosa che la sciagurata idea degli Stati Nazionali (di cui, nei Balcani, si aveva bisogno come di biciclette in fondo all'oceano) oggi ha quasi del tutto cancellato. La loro identità era nel complesso abbastanza ben distinta, e non si può dire che fossero amati dal resto della popolazione. Non erano abbastanza cristiani, ma nemmeno abbastanza musulmani², e comunque per sopravvivere tendevano alla collusione con i signori, vivendo a volte della loro paga in cambio di servizi diversi (molti erano musicisti, come potrebbe confermarvi Brahms, che ottenne per due soldi dei loro spartiti e poi li ripropose come suoi). Il che voleva dire che lo zingaro viveva della decima pagata dal contadino "regolare" mezzadro o più spesso servo della gleba, membro comunque di una etnia "nazionale" legata al suolo.
Appena in Europa si cominciò a farneticare di "sangue e suolo", ad essere furono i gruppi che non ce l'avevano, il suolo, e non importa che i persecutori fossero piccoli borghesi frustrati il cui legame con la terra era certamente minore di quello di un allevatore di cavalli zingaro.

Gli zingari, dicevamo, non erano propriamente adorati dal resto della popolazione europea. Inoltre in molte zone (ad esempio in gran parte dell'attuale Romania) avevano uno status semi-schiavile. Succedeva che a volte gli venissero sottratti i figli come paggi (in Spagna fu uan specie di moda in certi periodi) o come figli per coppie che non potevano averne (il mercato delle adozioni illegali, come vedete, è più antico di quanto si creda).
Forse qualche famiglia di zingari avrà tentato di riprenderseli, quei propri bambini. Forse è così che è nata la leggenda dei rapimenti, o forse, senza tanti evemerismi, è solo un'infame calunnia.
Sta di fatto che non esiste un solo caso provato di rapimento, da parte di Rom, di un bambino non-Rom.

Stampatevelo bene in mente. Diffondete questo concetto. Scrivete lettere incazzate ai quotidiani che danno queste notizie.
Ripetere, ripetere, ripetere.
Diffondiamo memi positivi.

¹ Secondo un'etimologia errata ma diffusa nel Medioevo "Saraceni" voleva dire "lontani da Sara". Il riferimento è alla discendenza degli Arabi da Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar; Sara, moglie legittima di Abramo, ingelosita scacciò Agar ed il bambino. Secondo la tradizione araba la fonte di Zamzam alla Mecca fu fatta scaturire miracolosamente per dissetare i due nel deserto.
In realtà, è probabile che "Saraceno" o "Saracino" vengano da Sariq, il nome di una tribù araba preislamica della zona del Sinai. ² Ho sentito parlare di zingari convertiti all'ebraismo, ma non ne so molto.
martedì, maggio 27, 2008
Non scrivo molto.
Sto facendo diverse cose che mi impegnano molto, in particolare sto tornando ad occuparmi di questioni sud-asiatiche. E mi rendo conto che non so abbastanza cose sulla Cina, e che dovrei saperne di più sull'India. Al contrario, dal punto di vista storico-culturale, ho una discreta conoscenza di Giappone, Vietnam ed Indonesia, per varie e diverse ragioni.
L'Indonesia la sto, ecco, studiando, come ho detto, mentre il Vietnam l'ho visitato. Della storia e della letteratura giapponesi so parecchio grazie ad un amico con cui ho abitato per più di tre anni e che il Giappone lo conosce bene.
La storia della Birmania è affascinante ed istruttiva, e consiglio a tutti di documentarsi sull'argomento. E' un'altra cosa che sto scoprendo adesso, quindi non ho ancora molto da dirne e faccio una fatica a terribile anche solo a ricordare i nomi dei personaggi storici. Ho come il sospetto che il birmano sia una lingua molto difficile.

Ma soprattutto, sono nel mezzo di una meravigliosa, travolgente, dolcissima storia d'amore. La mia ragazza è una persona straordinaria per intelligenza, cultura, bellezza, tenerezza e sensualità.
Sono stato innamorato molte volte. Non sono mai stato corrisposto, prima. Mi è impossibile non ricambiare, con tutto me stesso, i sentimenti che questa donna stupenda prova per me. E quasi mi sorprendo, di fronte alla grandezza di quello che lei mi dona.
Si tratta di cose molto private, di cui, su un blog come questo, non si può parlare che in termini generali. Sapendo di avere un pubblico, per quanto piccolo, di lettori affezionati, alcuni dei quali amici, mi sembra giusto dare, in termini appunto generali, un'idea di quello che accade. Se in futuro scriverò poco, sappiate che è perché sto passando momenti molto belli.
postato da: falecius alle ore 18:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:affetti, asia
lunedì, maggio 19, 2008

"Kerakyatan yang Dipimpin oleh Hikmat Kebijaksanaan dalam Permusyawaratan."

Lo scrivo per darvi un'idea del tipo di cose che sto facendo in questo momento. La lingua è indonesiano.
Significa qualcosa tipo "Democrazia guidata dalla saggezza unanime dei rappresentanti del popolo" ed è una dei cinque principi (Panca Sila) della filosofia politica alla base dell'identità nazionale dell'Indonesia indipendente.

Ricordo a tutti che l'Indonesia è il più grande paese musulmano del mondo.


postato da: falecius alle ore 13:08 | Permalink | commenti (3)
categoria:cultura, politica, asia, pericoli per tua sorella, autoscontri di civiltà
lunedì, aprile 14, 2008
Mentre tutti noi ci preoccupiamo di quale cialtrone guiderà la propria consorteria di clienti e puttane al saccheggio di una piccola penisola nel Mediterraneo, eventi effettivamente importanti stanno avvenendo in una regione poco nota ai più.
Sto parlando dello Himalaya e delle zone circostanti, divise tra India, Pakistan, Tibet cinese, Nepal e Bhutan. Quest'area vede l'incontro di quattro grandi culture religiose: quella dei monoteismi semitici (l'Islam), quella del buddhismo centro-asiatico (nella sua forma tibetana), quella dell'India hinduista e quella delle tradizioni religiose cinesi, taoista e confuciana.
In quest'area si stanno avendo importanti cambiamenti politici. Anzitutto, si tratta di una regione strategica per i suoi... ghiacciai, che alimentano i principali fiumi dell'Asia, dall'Indo al Fiume Giallo. E che si stanno sciogliendo ad un ritmo inquietante, mentre i pendii più bassi hanno seri problemi di erosione. Già questo rende la zona interessante, perché se cose come il Mekong e la Gange riducono la portata d'acqua o cambiano regime, in Cina, India, Viet Nam e Birmania un bel po' di gente avrà dei seri problemi a mandare avanti la risaia.
Ad ogni modo, negli ultimi mesi ci sono state elezioni quasi decenti in Pakistan, disordini in Tibet con risonanza mondiale, elezioni (le prime nella storia) in quell bizzarro misto di arcaismo e modernità  à la carte che è il Bhutan  (l'ultima monarchia assoluta a de-assolutizzarsi, Vaticano escluso). Ed infine, elezioni in Nepal, il cui esito, per come sta emergendo in questi giorni, candida il paese Himalayano (che ha circa la popolazione dell'Olanda, ripartita in una discreta varietà di etnie, lingue e religioni) al ruolo di Stato Canaglia prossimo venturo: le elezioni infatti, le stanno stravincendo i comunisti, e per comunisti lì non si intende la cosina moderata tipo il nostro Ferrando, o folklore come Lotta Comunista.
Questi sono guerriglieri maoisti, animati da un sogno di riscatto dei contadini e di rovesciare il vecchio sistema castale nepalese. Il secondo partito, invece è un partito leninista; non mi è chiaro quali siano i loro rapporti, ma sta accadendo una cosa piuttosto notevole: a mia conoscenza, è praticamente la prima volta che dei comunisti vincono onestamente una libera elezione invece di fare la rivoluzione.
Ora, ci avevano detto per quindici anni che il comunismo era morto, o quantomeno non si sentiva molto bene. E in Occidente, in effetti, sta maluccio. Non che in Asia abbia dato risultati esaltanti; almeno, laddove si prenda come metro di giudizio il benessere, la vita e la dignità degli esseri umani, direi che Pol Pot, Mao, Kim Il Sung e Le Duc Tho abbiano generalmente dato pessime prove.
Specialmente Pol Pot.
Comunque, movimenti almeno nominalmente comunisti sono ancora al potere in Cina, Vietnam, Laos e Corea del Nord, e sono accomunati dall' essere autoritari, dal disprezzare completamente diritti e dignità umani, e dall'adottare una logica capitalista nell'approccio alla crescita e nelle strategie di accumulazione. Ricordiamo che il comunismo realizzato del Novecento, e che nel complesso è stato un sanguinoso fallimento, era in realtà un capitalismo di Stato, cioè in definitiva una forma periferica, meno efficiente e meno sviluppata di capitalismo.
Al pari del capitalismo centrale e privatistico, il comunismo realizzato tratta l'essere umano come un mezzo e non come un fine.
Questi maoisti nepalesi sembrano diversi, e, coi tempi che corrono, non avrebbero vinto le elezioni se non lo fossero. Intanto hanno accettato di partecipare alle elezioni (e, pare senza nemmeno aspettarsi di vincerle come invece stanno facendo) e di deporre le armi, e questo un maoista della Cina degli anni Quaranta credo non l'avrebbe fatto.
In secondo luogo, se i contadini diseredati del Nepal li votano, è perché vedono in questi compagni una speranza di riscatto e liberazione da una monarchia arcaica e da pastoie sociali medievali, senza che, apparentemente, questo possa essere letto come un abbandono della propria identità culturale e delle proprie tradizioni. I comunisti che volevano eliminare la tradizione e la cultura contadina e avevano il mito della modernità tecnologica non vincevano libere elezioni tra i contadini analfabeti, né in Russia né in Cina. I contadini in genere non votano chi vuole scalare il cielo, abbattere i templi e collettivizzare la terra, votano gli offre dignità, trattori e riforma agraria.
Il sol dell'avvenire sorge sul tetto del mondo.
Si annunciano tempi interessanti.
venerdì, aprile 04, 2008

Credo che questo commento meriti una risposta:

finalmente qualcheduno che ragiona come si deve.
Era ora di trovarlo.
Io mi domando,non diceva forse Napoleone:la mano che dà è al di sopra della mano che prende?
Non siamo noi industrialmente dipendenti dalla Cina?
Possibile che nonostante la crisi enorme che sta attraversando l'America,la sua deindustrializzazione,la sua incapacità a scegliere una strategia imperiale sensata,la gente che scrive sul 90% dei siti di controinformazione continua a vedere solo l'imperialismo made in u.s.a.?
In tutto il dopoguerra i prodotti made in u.s.a. sono stati la stragrande maggioranza,ora il made in u.s.a. sta venendo sostituito dal made in China,possibile che nessuno veda nella perdita del know how industriale dell'occidente un segno di decadenza e di dipendenza?
Mi domando come si fa a farlo capire a tutti quelli che oggi salutano il nuovo imperialismo cinese come ''una sfida all'imperialismo''?
Non è che per caso finirà come la presa di Singapore,in cui la superfortezza inglese con i cannoni puntati verso il mare fu presa dai giapponesi che arrivarono in bicicletta?
Non stiamo forse sottovalutando i popoli orientali,attribuendogli sempre il ruolo di vittime e mai quello di carnefici?
E soprattutto,come si fa a spiegare questo a quelli della controinformazione?

Anzitutto, grazie.
Io credo che la tendenza a vedere principalmente l'imperialismo americano dipende dal fatto, ovvio, che si tratta dell'imperialismo a noi più visibile. Ci sono bombe atomiche americane, non cinesi, a poche decine di kilometri da casa mia.
Sono gli Stati Uniti, non la Cina, che hanno tentato (senza di fatto riuscirci) di ridisegnare gli equilibri medio-orientali con un atto di forza imperialistico estremamente violento.
Indubbiamente, gli Stati Uniti non sembrano disposti a rinunciare tranquillamente al
potere mondiale di cui dispongono.
Quanto alla dipendenza dalla Cina, c'è, ma in un quadro che rende la Cina ugualmente dipendente dalla domanda globale; tant'è che continua a finanziare quel buco nero che è il debito americano, ovvero il tenore di vita e consumi al disopra delle proprie possibilità degli americani, perché questo tenore di vita manda avanti la stessa economia cinese.
Io
non vedo, invece, una perdita di know-how industriale in genere nei paesi occidentali. La vedo, questo sì, in Italia, a causa di scelte politiche idiote.

Per quanto riguarda le vittime e i carnefici, è indubbio che l'occidente abbia prodotto e raffinato per secoli un
progetto di dominio mondiale asservendo e rendendo dipendente il resto del mondo, saccheggiando e imponendo la propria superiorità tecnica ed organizzativa.
Questo non dipende da una qualche malvagità intrinseca dell'uomo europeo occidentale rispetto ai buoni e pacifici "orientali", tanto per cominciare gli "orientali" come entità concreta non esistono. La Cina ha avuto il suo imperialismo storico per secoli, e ha distrutto o assimilato o emarginato, grazie alla propria superiorità tecnica ed organizzativa, molte popolazioni non cinesi che vivevano in quello che oggi è il Sud della Cina stessa.
I Mongoli erano imperialisti e radevano al suolo le città conquistate. Gli Assiri devastavano le province conquistate. I giapponesi commisero crimini di guerra spaventosi contro i cinesi ed i coreani. Menelik d'Etiopia ordiva complotti e faceva giustiziare gli avversari, e Rabah, il leader della resistenza antifrancese nel Ciad, trafficava in schiavi. Gli Aztechi avevano trasformato il sacrificio umano in una specie di industria. L'India tradizionale aveva un sistema di oppressione castale che teneva milioni di persone in condizioni di vita tremende "perché sì".
I popoli colonizzati non avevano nessuna superiorità
morale intrinseca sui loro conquistatori, e a volte avevano delle proprie strategie imperialiste (l'Etiopia, ad esempio, nei confronti degli Oromo).
Questo
non rende più accettabili le aggressioni imperialiste, né l'ideologia che le giustifica adducendo una superiorità morale (in passato, anche razziale o religiosa) del conquistatore. Superiorità morale che non esiste.
Storicamente, negli ultimi due secoli, i popoli asiatici hanno prevalentemente subito la propria storia (con la rilevante eccezione del Giappone) e sono stati sistematicamente saccheggiati; il colonialismo inglese in India e il regime di semicolonia internazionale in Cina danneggiarono pesantemente le condizioni di vita di quei popoli,
a vantaggio di Europei, Nordamericani e in seguito giapponesi.
Per una serie di vicende che in Cina hanno molto a che fare con la fase maoista, mentre mi sono meno chiare per quel riguarda l'India, e soprattutto a causa dello sviluppo del capitalismo come integrazione globale dei mercati, questi due paesi sono riusciti a passare da periferie a centri dello sviluppo capitalistico,
senza che i centri pre-esistenti siano diventati per questo periferie.
Il punto è che nel capitalismo attuale, probabilmente, non esiste più uno sviluppo autocentrico, cioè, i diversi centri (pur essendo in competizione anche aspra) sono anche interdipendenti, e mi sembra ragionevole credere che necessitino di periferie dipendenti.
Per cui sì, l'Occidente dipende dalla Cina, ma non nel senso in cui il Mali dipende dalla Francia.

Io non penso che i "popoli orientali" (che, come tali, non rappresentano un'unità neppure ipotetica) siano da sottovalutare: è anzi evidente che non dovrebbero essere sottovalutati.
Ma nemmeno penso che esista una minaccia "orientale" da cui un non meglio definito "Occidente" o magari un'entità comunque vaga come "l'Europa" (lasciamo stare l'Italia; la scala di uno stato nazionale come l'Italia, in questa fase di sviluppo del capitalismo globalmente integrato, è semplicemente inservibile) dovrebbe difendersi. Teniamo infatti presenti che le fabbriche cinesi ed i loro bassi salari
sono necessarie al nostro tenore di vita.

giovedì, aprile 03, 2008
A parlare di Cina e Tibet, un primo problema si pone nel definire cosa sia la Cina e cosa sia il Tibet.
La cosa è di un certo interesse, dato che gli scontri, attualmente, avvengono anche nel Sichuan, ovvero in una provincia cinese che in parte non appartiene alla provincia amministrativa del Tibet, e solo nella sua parte occidentale e meno popolosa al più ampio Tibet storico.
Esistono zone del Sichuan occidentale, in cui la popolazione appartiene ad alcune delle numerose etnie tibetane, nel senso che parlano qualche lingua imparentata col tibetano e perlopiù professano il buddhismo lamaista tibetano. In passato, la parte occidentale del Sichuan, che in alcuni periodi costituì una provincia a sé stante, il Si-kang, ha fatto parte del Tibet.
La Cina è un grande crogiolo di etnie e nazionalità, così come lo sono stati l'Unione Sovietica e in misura minore gli imperi ottomano ed austriaco. La Cina, al pari dell'Unione Sovietica, ha una larga maggioranza della popolazione costituita dal popolo che ha creato e dominato l'impero: gli Han. E' difficile usare il termine "etnia" per descrivere gli Han, benché questo possa semplificare le cose. Gli Han sono una nazione, e non sono uniti da una religione e nemmeno, in senso stretto, da una lingua comune; il linguisti considerano il mandarino ed il cantonese lingue diverse, ma i parlanti entrambe sono Han, nutrono in generale uno stesso sentimento nazionale cinese e scrivono con gli stessi ideogrammi.
Molte popolazioni di origine, lingua ed usanze non cinesi sono state assimilate dagli Han nel passato; altre si sono spostate a sud, dando origine agli odierni Laos e Thailandia, e forse anche alla diffusione dei molti dei popoli che vivono negli attuali Viet Nam, Indonesia, Filippine, Malaysia, nelle isole del Pacifico e perfino in Madagascar. Pare infatti che le lingue, strettamente imparentate, parlate da malgasci, malesi, filippini, indonesiani e polinesiani abbiano avuto origine, così come il thai, il lao ed il viet, nel sud dell'attuale Cina.
Altre ancora, come gli Zhuang, che vivono nel Sud della Cina e parlano una lingua connessa col thai, sono rimasti, con qualche grado di autonomia, all'interno della Cina ma hanno mantenuto la propria specificità, che, in teoria, il governo cinese riconosce.
Fin qui, si parla di territori che fanno parte della cosiddetta "Cina propria" ovvero della regione che non solo ha una schiacciante maggioranza di popolazione Han, ma è storicamente, da secoli, parte dello Stato o degli Stati cinesi, della civiltà cinese, e ha espresso la propria cultura perlopiù in forme e solitamente in lingua cinese (sebbene gli Zhuang ed altri popoli, come i Bai, e naturalmente i Mancesi ed i Coreani, abbiano ed abbiano avuto proprie forme di scrittura ed espressioni di alta cultura in parte autonome). La Manciuria meriterebbe un discorso a parte: oggi è quasi completamente Han, e i restanti Mancesi, che io sappia, si identificano generalmente nello Stato cinese; tuttavia questa assimilazione è stata abbastanza recente e la regione non fa parte della Cina imperiale storica: il motivo per cui oggi appartiene alla Cina è che i Mancesi conquistarono la Cina nel 1644, e non il contrario.

Tuttavia una parte sostanziale del territorio dell'attuale Repubblica Popolare cinese, ovvero le tre province autonome di Mongolia Esterna, Tibet e Xingjiang e la provincia del Qinghai, non appartengono alla Cina propria. Sebbene queste aree abbiano antichi legami storici con la Cina, non partecipano della millenaria civiltà cinese. Hanno elaborato infatti tradizioni e modelli autonomi, ma all'interno della cultura centro-asiatica. Se la Cina ha elaborato il Taoismo ed la filosofia confuciana, queste regioni hanno invece adottato in genere, il buddhismo o l'Islam. Nel caso del buddhismo, poi, ne hanno sviluppata una forma propria, nata in Tibet e diffusa anche tra i popoli mongoli, il lamaismo. Al pari della Cina stessa, queste terre sono state conquistate ed unificate in un impero sovranazionale da un popolo nomade, i Mancesi.
Mentre la Cina storica era essenzialmente la nazione degli Han, salvo minoranze, l'impero mancese della dinastia Qing era un impero sovranazionale e universale del tipo di quelli ottomano, austriaco e russo.