martedì, settembre 15, 2009
Aiuto. L'hanno fatto di nuovo. Un disco. Gli Eterea, sì, proprio loro. Esce mercoledì, e non solo.


Mercoledì alle 21* faranno un concerto in streaming online, direttamente a casa vostra!!! GRATIS!!!!



Gli Eterea sono nostri amici, sono bravi e fanno un gran casino, quindi dovrebbero piacervi. Anzi, siamo sicuri che vi piaceranno e che vi metterete a ballare come degli idioti davanti al computer. Siateci.


Volentieri pubblichiamo il loro comunicato, e vi invitiamo a fare lo stesso e diffonderlo sui vostri blogz (basta un copincolla, non fate i pigri):



Di solito hai due alternative: marcire tutta la sera su YouTube oppure andare a vedere un concerto.

Il 16 settembre dalle ore 21, potrai finalmente fare tutte e due le cose insieme: la Post Bong Band suonerà in diretta streaming tutto EPYKS 1.0. Perciò innanzitutto:

1 - spegni il cellulare


2 - manda a cagare l'amante

3 - non uscire perchè tanto l'estate è finita

4 - sganciati da facebook

Subito dopo connettiti su http://www.myspace.com/eterea e potrai inviarci via chat o mail tutto quello che ti passa per la testa.

Sono ben accetti:

- suoni malati che la postbong band suonerà in diretta

- messaggi zeppi di qualsiasi cafonaggine che gli Eterea leggeranno in diretta

- accuse di plagio che la postbong band non leggerà in diretta

- chat che sputtanino il quartetto e che la postbong band metterà in archivio

Ciao a Bologna Violenta ed a quegli stronzi degli Schiele.

Post Bong Bros


P.S. Il sottoscritto (Falecius) sta lavorando come uno schiavo negro in una piantagione di cotone della Carolina del Nord. Come Roseau, difficilmente scriverò molto nei prossimi tempi.

* UPDATE 16/9 ore 22:33 : hanno appena iniziato. Problemi tecnici, dicono.
lunedì, settembre 14, 2009
Cari lettori, per un bel po' di tempo non interverrò più su questo blog, né avrò troppo tempo per leggere la posta.

Motivo: hanno, bontà loro, comunicate le date di discussione di tesi per la sessione autunnale.

Sono il 9, 10 e 11 dicembre 2009.

Ecco, sapete: io sono una persona di pochissime qualità e nessuna coerenza nelle proprie imprese.

Ma mi faccio un punto d' onore di non venire meno agli auspici delle persone che stimo di più.

Mi è arrivata una cartolina di auguri, nel dicembre scorso, dai nonni di Falecius. Auspicavano che mi laureassi entro dicembre.

Ce la DEVO fare.

A costo di sfruttare l' ultimo degli appelli. (E poi, 1979-2009: trent' anni...fosse solo nel 2010 sarebbe ancora più scandalosamente tardi, conseguire una laurea così tanto fuori tempo massimo).

Se potete, pregate, pensatemi, tifate per me.

Arrivederci e grazie a tutti.
postato da: roseau alle ore 15:17 | Permalink | commenti (18)
categoria:donne, appelli, il senso della vita, buone notizie, essere studente oggi
martedì, settembre 01, 2009
E ora ripetere cento, mille, millanta volte la seguente frase:



"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"



.......



(Come exergo, rileggersi questa poesia).
giovedì, agosto 27, 2009
Le note a piè pagina devono stare alle fine della pagina. Questa cosa non è un oggetto di dibattito o discussione. Qualunque lettore prova un ovvio fastidio nel dover scorrere delle pagine (che siano cartacee o su web) per poter leggere delle note, dal momento che le note, per loro stessa natura, si connettono ad un punto preciso del testo.
Per quanto riguarda le pubblicazioni in formato elettronico, in particolare, le note possono essere rese ipertestuali, il che ovviamente fa cadere la necessità (altrimenti inderogabile al di là di ogni ragionevole dubbio, ripeto) di metterle a fondo pagina. Detto questo, l'esistenza di pubblicazioni in formato elettronico in cui le note, non ipertestuali, sono alla fine del capitolo o dell'articolo è semplicemente idiota. Incommensurabilmente idiota.

Davvero. Visto che lo Stato italiano produce una quantità di leggi stupide e pletoriche, potrebbe proibire le note a fondo testo.
Ah, e già che ci sono, imporre uno standard per le traslitterazioni scientifiche da alfabeti non latini che eviti a tutti di impazzire sempre. Grazie.

P.S. Mettere una frase tra virgolette senza citarne la fonte è un delitto accademico. Vuol dire che non l'ha scritta l'autore del testo (e quindi non se ne assume la responsabilità*) ma allo stesso tempo impedisce a chi legge di verificarne la fonte. Seriamente, io lo trovo insultante. Come faccio a sopportare una cosa del genere in un articolo scritto da un professore ordinario senza pensare all'assassinio?
P.P.S. Scoprire l'acqua calda non dà in nessun caso meriti accademici, nemmeno se i propri personali oscurantismi ideologici prescrivevano acqua fredda. Ad ogni modo, il concetto di "Occidente" non significa uno stracazzo se lo si applica ad una formazione statale con capitale nell'odierna Istanbul e che considerava la Siria e l'Egitto come proprie parti essenziali.

* avevo scritto "rasponsabilità"; vorrà mica dire qualcosa?
martedì, agosto 18, 2009
Scusate tutti se non mi sono fatto vivo, ma davvero, tra computer che si scassano con conseguenti tonnellate di lavoro arretrato, traslochi, parenti, impegni mondani e tutto il cucuzzaro, in questo periodo non sono minimamente in grado di stare molto dietro al blog. E anche Roseau per il momento è senza computer.
Mi scuso davvero, comunque per le cose davvero importanti il tempo e il modo li trovo: quindi, zio Yoss, ti arriverà posta, appena potrò, per quella cosa. Di "Straniero in Terra Straniera" ho ed avrò da dire, ma avrò tempi marziani al riguardo. E arriverà con calma anche il post su Voltaire.
Però adesso mi rimetto a lavorare, via, che qui il pane va guadagnato col sudore della propria fronte (seguono grasse risate).
giovedì, agosto 13, 2009

No, non sono impazzita, né sto citando Antonio Delfini, a proposito di coglioni sopravvalutati...


Il 14 Agosto, a Verona, allo spazio Emmaus in via Mattaranetta 41, in un quartiere che si chiama San Michele, dalle ore 20 alle 22 circa, prima di un concerto, dentro una festa che si chiama “Malalido”, letture dei numeri un due tre de L’accalappiacani con Stefano Campagnolo, Paolo Colagrande, Mauro Orletti, Giovanni Previdi.


Ma soprattutto, prima di loro, Loris Righetto e Marco Lauri leggono da un romanzo inedito che per ora si chiama "Diario Berlinese".


Siateci!


L' Addetta Stampa.


Roseau.

mercoledì, luglio 29, 2009

Apprendo con una certa costernazione che si è formato un comitato a sostegno del conferimento del Nobel ad Alda Merini. Capofila dell’ iniziativa, sarebbe Dario Fo. Chissà perché la cosa non mi sorprende.... Si tratta, a mio parere, quello conferito a Fo, del Nobel per la Letteratura  più immeritato degli ultimi vent’ anni. Quando, oramai più di dieci anni fa, alla irrisione di Mario Luzi da parte della mia professoressa di lettere, reo, secondo lei, di ritenersi più meritevole del riconoscimento che il giullare pavese, feci sommessamente notare che forse un po’ di ragione ce l’ aveva, mi sentii rispondere che “era un baciapile rincoglionito”.


Adesso come allora non sto dicendo che Luzi sia il più grande poeta del ‘900 italiano (a mio personalissimo parere, se la giocano Sereni, Zanzotto, Raboni e Piccolo, con una mia particolare preferenza per il primo), ma, comunque, ha rivestito un ruolo importante nella cultura italiana del Dopoguerra. Certo, non è mai stato un marxista e la sua poesia ha sempre avuto quell’ odoruzzo d’ incenso da parrocchia - bene fiorentina, quelle lapiriane, come disse, una volta, a lezione Marzio Pieri, di quelle arrampicate sui colli urgenti dalle ripe fogliose e nerastre, perennemente prossime al marciume.


Si rileggano le prime raccolte, in particolare Avvento Notturno: le immagini di angeli lugenti e cristalli sognanti nelle città deserte, scolpite nei marmi toscani, hanno poco o nulla a che spartire con il sensuoso orfismo onofriano, o con la suggestione ancora dannunziana di qualche numinoso Poema Paradisiaco. Molto hanno, invece, a che vedere con la filigrana di Mallarmé –ma asciugata dall’ inesauribile, dispersa in mille rivoli, variazione, ravvisabile in Ungaretti- precisa semmai ce ne fu una, ferma attesa di una parousia notturna del divino come rivelazione individuale, come ineffabile intermittenza. Vegliate dunque, perchè non sapete né il giorno né 1’ora. (Mt, 25, 11-13)


Rimandi, quindi, ovvi a François Mauriac, ma pure, non dichiaratamente,  a un Heidegger (ancora lui!) “inespresso”: quello della Introduzione alla metafisica, poi, per le raccolte successive, quello della  Lettera sull’ umanesimo.


La poesia di Luzi, vergine un po’ folle, analogamente al linguaggio heideggeriano, esplora la possibile influenza del paradigma biblico della Parola sulla concezione dell’ essere, secondo quella che potrebbe essere definita come intima interconnessione tra linguaggio ed essere, fino ad identificare l’ Essere con il Dire originario, in analogia al Logos della rivelazione giovannea.


La poesia di Luzi ha prodotto tanti epigoni, specie in area toscana, tante vergini savie e inerti; quella di Sereni è fatta della materia delle comete: finora, nessun avvistamento simile, ma tanti ‘analogisti’ sulla sua orbita geostazionaria.


Per questo, a mio modesto parere, se proprio bisognava sprecare un Nobel, tanto valeva conferirlo a Luzi. Ma, si sa. L’ impegno, l’impegno in servizio permanente. Quello che sindacalizza tante professoressotte di liceo, quelle, più preoccupate che un linguista con velleità d’ ispettore non verificasse la loro effettiva preparazione che di insegnare decentemente il latino. Ma siamo al Linguistico, signoramia, che volete che gliene freghi del latino. Se non seguite e giocate a briscola tressette scalareale durante le lezioni, cazzi vostri. Disse la professoressotta, tirandosi la bazza indignata fino all’ occhi.


Ma non divagherò più.


La Merini, dicevo.


Personalmente, trovo la Merini ampiamente sopravvalutata. Non arrivo a dire che non valga niente; di certo diverse sue  poesie sono degne di nota, ma secondo me presa nel complesso è piuttosto noiosa e non eccelsa.


Penso che la sua grande celebrità (superiore a quella che normalmente arride ai poeti, anche ai migliori) sia dovuta, più che alla poetessa, al personaggio. Al fatto che si sia fatta tutti quegli anni di manicomio, che ha avuto due decine di uomini e quattro figli, e che si voltoli nel lercio perché, dice lei, il maiale pulito non ingrassa.


Persino il posato blog di Rai Vaticano le perdona la sua patente infrazione alla morale sessuale propugnata da Santa Romana Chiesa. Tanto, cariloro, hanno una lunga consuetudine con le puttane sante: Maria Egiziaca, Maria Maddalena, Santa Margherita da Cortona....lei poi scrive di Maria e di grembi spasmodici e violati.


The luxury of filth, come diceva un fortunato slogan di qualche anno fa per una marca di jeans.


La Merini mi sembra una riuscitissima réclame di sé stessa. Imperversa da Chiambretti, dialogando improbabilmente col giovane rom montenegrino salvato dalla sua sorte miseranda dal cuordoro di un albergatore di San Benedetto del Tronto.


Però, quando viene intervistata, con tutto il rispetto la trovo un po' querula, sempre lì a lamentarsi di tutto. Che non ci sono più i clown, che anche l’ idiozia di Berlusconi l’ ha delusa, o che ha avuto gli operai in casa che l’ hanno infastidita.  Ne siamo costernati, davvero. Ma cosa dovremmo fare, metterci a piangere? Querelare il suo padrone di casa e convocare una riunione di condominio urgente?


Poi. Basta col mito della poetessa marginale. La signora Merini ha avuto, fin dalla più giovane età, ottime entrature nel mondo letterario italiano. Ha conosciuto , giovanissima, Sereni,  Turoldo, Quasimodo, Pasolini. E’ stata l’ amante, quindicenne,  di Giorgio Manganelli, che lei dipinge come un mostro misogino. Forse, ma le sue visioni sono tra le più  autentiche.


Cito sempre il professor Pieri:


Una volta Giorgio Manganelli doveva tenere una relazione a un convegno junghiano; gli mancò la parola e la relazione, che poi scrisse, non parlava del soggetto che egli era stato chiamato a trattare ma dei motivi profondi per cui non era riuscito a parlarne, come sarebbe stato del tutto ovvio. La relazione apparve, poi, negli Atti del convegno e, piu tardi, figurò in una delle più labirintiche e sapienziali raccolte di scritti manganelliani. L' uomo che aveva ritessuto il filo tra la letteratura e la menzogna, era uomo dei più schietti ed, anzi, esposti. L’ hilarotragoedia, di cui era maestro, si riscontrava con l’ hypocondria*.


Ovvio che si baloccasse con l’ adesione carnale, disperante, della vita della Merini alla sua produzione poetica. Dirà, ormai anziana:


"Più bella della poesia è stata la mia vita".


Ohibò. La conflagrazione con l’ uomo che dichiarò candidamente: 


Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.


era inevitabile. La poesia non è un balsamo per le anime belle. Poi il manicomio, poi il matrimonio e la comune infelicità coniugale. E gli editori, per cui la pazzia è un quid pluris per le vendite, farle cerchio tutt’ intorno come pescecani attirati dal sangue, alla sua senile reprise poetica. Pronti a coglierne ogni tardivo mestruo in versi.


Falecius, che è molto più buono di me, dice che proporre la Merini per il Nobel sarebbe un modo per lavarsi la propria cattiva coscienza da parte di tutto il mondo letterario italiano. Forse, ma solo in seconda istanza. Tanto, quelle come la Merini, una Mestiziamoratti un assessore impietosito un prete lo trovano sempre, a salvarle da un’ indigenza, anche quella, di maniera.


Semmai, il Nobel, ancora di più che la pazzia, aumenterebbe le vendite in un settore, quello delle raccolte di versi, dove se si arriva a tirature dell’ ordine del migliaio si grida al miracolo.


E poi, come ho già spiegato per l’ Acaro Ascolano, l’ artista sensibbbole tutto genio e sregolatezza piace, fa simpatia, aderisce all’ ideale caricaturalmente sturmeriano più vieto che è invalso nel biografismo del “genio” di matrice idealistica e romantica.


Pieri un giorno mi disse in tutta franchezza, leggendo alcune mie desolate e balorde considerazioni, che gli avevo incautamente sottoposto:


“Eh, signorina, se dovessimo chiamar poeti tutti quelli che il babbo maltrattava, che nascevano gobbi o che avevano difficoltà a farsela dare dalle ragazze, riempiremmo uno stadio. E poi si sa che voi belle la date solo ai pescatori di spugne!”


Mi aveva vaccinata a vita contro ogni cedimento larmoyant alla contemplazione del mio proprio io, contro ogni periclitante giro del mio ombelico attorno al mio malessere interiore.


Vi lascio questa lettera, che non ho mai reso pubblica, e che conservo tra le cose più care:


Io non vorrei che Lei cadesse vittima di una falsa prospettiva, generatrice di false attese. I professori non sono dei santi, nè dei confessori, né degli psicanalisti 'gratis'. lei non va dal benzinaio per intrattenerlo sul male di vivere. Alcuni professori (e io sono fra questi) per indole personale e per una qualche deriva professionale, sono più disposti a porgere un qualche ascolto anche, diciamo, 'umano' agli studenti che incontrano sulla loro strada, ma, debbo essere franco con Lei, non è detto che siano i migliori professori e che questa loro indulgenza sia un bene, né in sé, né per gli studenti. C'è il rischio, molto pesante, dell''umano troppo umano'. Studiare è un'altra cosa e, prima di tutto, è una dura professione. Non è un lavoro più 'alto' o più 'duro' di altri, ma è un lavoro con proprie tecniche, con proprii obblighi, con proprie inderogabili esigenze. Lo studente specie di letteratura a volte tende ad ascoltare con troppa assiduità il proprio io (non il male di vivere di Montale ci interessa ma i modi della sua arte in cui il tema del male di vivere si è espresso) e crede suo diritto offrire una audizione agli insegnanti, ma, Le ripeto, se non è un peccato, non è nemmeno un rimedio.

E poi:


[...] so che Lei si fida di me come professore. Ecco, prima di tutto riprenda le forze; sappia che crisi nervose anche più gravi sono tipiche della giovinezza; poi passano. E studi studi studi. Vuol dire passare da un libro all'altro, schedarli, rivoltarli, farli propri. Son come le scale per arrampicarsi. Studiare vuol dire dimenticare se stessi e realizzarsi tutti nell'oggetto dello studio. Quando l'operazione, assai dura e non facile, e non immediata, riesce, uno si avvede d'un tratto che avendo dimenticato se stesso, è nel frattempo cresciuto. Io questo Le auguro, con amicizia. (passo e chiudo).





*Marzio Pieri, Roma Magica, La Finestra, Trento, 2002, p.126.
sabato, giugno 06, 2009
Pare che siano buone, questa volta. Speriamo bene. (Altri aggiornamenti qui)
martedì, maggio 26, 2009
Ho appena saputo che questa putrida nazione di ignoranti e presuntuosi imbecilli conserva sul proprio territorio sovrano almeno una statua di Fiorenzo Bava Beccaris.
Ripeto. In Italia, nel 2009, esiste una statua intitolata a Fiorenzo Bava Beccaris.

Si tratta di uno stato di cose che non mi permetterebbe di continuare ad esserne cittadino senza avere conati di vomito, solo che il solo pensiero della trafila burocratica necessaria a rinunciare alla cittadinanza me ne provoca di peggiori.
Sebbene il Vittoriano mi avesse già spinto molto vicino al limite della sopportazione, questa cosa grida semplicemente vendetta.

LA STATUA DI BAVA BECCARIS DEVE ESSERE ABBATTUTA IN UN TRIPUDIO DI FOLLA, SUBITO.

Le persone che hanno voluto quella statua sono probabilmente morte, quindi eviterò commenti astiosi sulle loro madri e mi limiterò a non far dire messe a suffragio. Quanto a Bava Beccaris stesso, immagino che in Purgatorio avrà molto, molto tempo per riflettere sulla sua schifosissima vita terrena da pezzo di merda, e che da quella superiore posizione gradirebbe quantomeno non vedersi onorato per i suoi delitti.
Ma il fatto che quella statua esista ancora mi risulta del tutto incomprensibile.
Cannoneggiare folle inermi di persone affamate uccidendone varie decine, nel proprio paese, in tempo di pace, non credo possa essere considerato accettabile da nessuno, oggi. Se la borghesia del tempo lo riteneva un prezzo onesto da pagare per i propri privilegi, ed erigeva con le proprie tasse statue a chi lo faceva, vuol dire solo che i comunisti e gli anarchici del tempo avevano ragione, ed i cosiddetti "liberali" avevano torto marcio, ed erano anche ipocriti. E dato che l'altroieri era il Ventiquattro Maggio, ed il Piave mormorava calmo e placido e quella stupenda borghesia liberale portò l'Italia e l'Europa e gran parte del resto del mondo dentro allo spaventoso massacro che è la Grande Guerra, sappiamo con certezza che è così.
Che nella storia di quel periodo esistevano una ragione ed un torto, un giusto ed uno sbagliato, un oppressore ed un oppresso. E non esiste nessun ragionevole dubbio che Fiorenzo Bava Beccaris stesse, con tutte le sue forze, dalla parte sbagliata, avesse torto marcio e fosse un oppressore.
Ma abbiamo superato quel tempo buio e adesso dovremmo avere, se Silvio ce la lascia per un po', una Costituzione relativamente avanzata che garantisce le libertà fondamentali dell'individuo e non permette di sparare su folle inermi. Per cui, mentre pretendiamo di sapere cosa è successo a Genova nel 2001, come e perché, esigiamo anche che il nostro esercito tenga alto il suo onore, a cui gli eserciti notoriamente tengono, concedendo a Bava Beccaris l'equivalente alla memoria dello strappare le mostrine, radiarlo dai ranghi, e coprirlo di disonore.
Esigiamo che le onoreficenze militari a lui concesse siano ritirate postume e possibilmente annullate, dalla cazzo di Sacra Rota se necessario.

Va ribadito che un generale di un qualsiasi esercito che ordina alle truppe di sparare su una folla inerme di concittadini affamati si sta comportando da nemico del proprio paese e per quanto mi riguarda è un esercito occupante contro il quale la resistenza armata è legittima. Infatti intitoliamo vie a Gaetano Bresci, l'eroe che uccise il tiranno. Re Umberto I di Savoia era un fottuto tiranno.
Solo i tiranni danno onoreficenze ai generali che sparano sulle folle affamate.
Uccidere i tiranni è lecito perfino per la dottrina cattolica, tra l'altro.

LA STATUA DI BAVA BECCARIS DEVE ESSERE ABBATTUTA IN UN TRIPUDIO DI FOLLA, SUBITO.

Cioè, noi stiamo qui a discutere se sia il caso di intitolare una scuola a Pisacane o a Makiguchi, o cosa cazzo ci facesse il primo ministro della repubblica al compleanno di un'adolescente cretina (no, non voglio saperlo; non esiste comunque una ragione plausibile) e nel frattempo ci sono statue di macellai assassini in piedi nelle nostre città, e le maestre nella scuola, comunque chiamata, pare sostengano che uno diviso zero fa uno*.

Per quanto riguarda la insignificante questione del nome futuro della Pisacane, ripeto ancora una volta che il problema, banalmente, non esiste; trattasi di madornale cazzata a tutti i livelli. Questo non significa dire che la scuola debba essere intitolata a Makiguchi, in quanto il nome Pisacane non ha mai dato fastidio a nessuno. Però se anche venissa chiamata Makiguchi non cambierebbe un beneamatissimo stracazzo di niente, a parte la scritta sopra al portone; poi noto che cambiare questa costa, in misura minimale, tempo e denaro che potrebbero secondo me essere spesi per cose più costruttive per la memoria storica di questo posto, tipo contribuire ad
ABBATTERE LA FOTTUTA STATUA DI BAVA BECCARIS IN UN TRIPUDIO DI FOLLA, SUBITO.

A differenza del pezzo di merda di Bava Beccaris, infatti, sia Pisacane che Makiguchi sono dei modelli educativi che potrei senza vergogna vedere proposti ai miei eventuali figli. Entrambi hanno resistito con coraggio ad un ordine ingiusto ed oppressivo e si sono impegnati con forza per realizzare un mondo migliore, anche se su metodi e risultati si potrebbe discutere.
Devo dire che non ho sentito parlare in termini molto lusinghieri della Soka Gakkai, il gruppo buddhista fondato da Makiguchi. Ma non la conosco quasi per niente e quindi non approfondisco la faccenda. Nessuna delle critiche comunque mi risulta riguardare la figura di Makiguchi. Del resto la spedizione di Sapri fu un imbrazzante fallimento.
Naturalmente se il consiglio avesse proposto di intitolare la scuola a Bava Beccaris, probabilmente le avrei dato fuoco, col consiglio d'istituto dentro. 
Ma mentre noi discutiamo di queste irrilevanti cazzate, dentro quelle scuole, comunque chiamate, rischia di crescere una generazione di bambini che pensano che 1 diviso 0 faccia 1. O che, peggio ancora, considererà Bava Beccaris come uno a cui è stata eretta una cazzo di statua.
 


*No. Non fa uno. Non esiste un numero che moltiplicato per zero dia uno.
Tuttavia, da quel che ho capito è possibile che quell'operazione abbia come risultato infinito in alcune situazione che comunque non riguardano problemi da scuola elementare.

 



 
giovedì, maggio 07, 2009
Ricevo da Kim un messaggio privato che mi chiede di far girare il link a quest' articolo.

Ritengo doveroso non solo farlo girare, ma segnalarlo sul nostro blog.

Ancora una volta, mi chiedo dove sia finita l’ opposizione, all’ indomani del decreto Abracadabra. Forse, era troppo impegnata a sbirciare nel  salotto, miracolosamente intonso e candido, dell’ unico aquilano che sembri contare davvero qualcosa. Mi offende il silenzio del neoeletto governo regionale dell’ Abruzzo, della stessa parte politica di quello nazionale. E, soprattutto, il silenzio dei media. Il decreto legge va letto attentamente, d’ accordo, essendo stato formulato come una specie di gioco dell’ oca di rinvii, rimandi, deroghe e sovrapposizioni di norme.

Passi anche il fatto che che potrà essere modificato in Parlamento. Ma è evidente fin da adesso che i  i moduli abitativi –evidentemente chiamarli CASE desta un po’ di vergogna a questi burocrati schiavi della perifrasi e della litote- nei quali trasferire tutti gli sfollati veri (a seconda di quanti saranno, cosa difficile da quantificare , ora, con esattezza) non saranno pronti entro dicembre. E questo in deroga ad ogni rassicurazione propagandistica a riguardo, offerta, a costo zero, dal Presidente del Consiglio. Non si capirebbe altrimenti perché quasi metà della somma  destinata alle case  è prevista per il  2010.  Come verrà sistemata quest’inverno la parte più disagiata degli sfollati? Quanti ne potrebbero morire di freddo e di stenti, considerando che l’ inverno abruzzese è molto rigido, e la maggior parte dei superstiti dei paesini distrutti ha più di 70 anni?

In secondo luogo ,  non c’è traccia della quantificazione del contributo che sarà dato agli abitanti per la ricostruzione: di quanto detto da Tremonti in conferenza stampa a proposito del contributo per la ricostruzione della propria abitazione (e confermato VERBALMENTE la  sera del 28 aprile scorso  da diversi esponenti del governo) nel decreto non c’è un accenno. E non è un punto trascurabile,  posto che  150 mila euro siano una cifra spesso insufficiente, da una parte, per la ricostruzione e il consolidamento a norma di un’ abitazione, e, contemporaneamente, essa appaia troppo alta se erogata al 100 % come copertura flat, per ciascuna abitazione distrutta. Una cifra che non tornava con le stime di Tremonti  sugli sfollati e sull’esperienza dei passati terremoti. Paradossalmente , che passi del tempo tra la catastrofe e il decreto per la ricostruzione dei danni da essa provocati, potrebbe persino essere un bene, in presenza di  una tale incapacità di gestire l’ emergenza. Ci sarebbe più tempo, da parte di studi indipendenti, incaricati dai comuni interessati al sisma che certo non si aspettano la manna da questo governo,  per fare una stima più sensata. Ma dall’ incertezza, logorante, sul  come finanziare la ricostruzione si dovrà uscire entro qualche settimana.

Terza considerazione. La maggior parte delle risorse (4,7 miliardi di euro) arriverà dall’ indizione di nuove lotterie (comunque ancora da implementare) e da provvedimenti anti evasione fiscale, sia sul fronte tributario, che su quello dei giochi telematici. Ambito in cui, il governo, in questi anni, non si è impegnato a fondo. Le risorse appaiono spalmate  su un periodo di tempo da oggi al 2033 (!) , ridicolmente lungo. Se non fosse per la situazione dei terremotati, che, col caldo incipiente  e l’ affollamento delle tendopoli, rischia di diventare tragica.

Si tratta come al solito, di soldi ancora virtuali. Del solito esercizio di prestidigitazione fatto non più all’ incanto di un gonzo con denaro da buttare, ma sulla pelle di centinaia di migliaia di persone.
domenica, maggio 03, 2009
Ho un problema: vorrei proseguire la serie dei "Coglioni sopravvalutati" (a.k.a. "L'Incoerenza dei Filosofi") ma non so con chi proseguire.
Sono abbastanza preparato su Hegel, Leibniz, Voltaire, Francesco Bacone, e Renan. Potrei anche offrire un Condorcet, sul quale però non mi sembra il caso di infierire; ha scritto un mucchio di assurdità dogmatiche sul senso e la finalità del progresso umano, ma l'ha fatto mentre era in carcere, in attesa di essere ghigliottinato durante il Terrore (nel nome del progresso umano, beniniteso).
Ho anche delle frecciatine contro Nietzsche e Platone, ma niente che meriti un post intero. 
Insomma, dite la vostra. Chi preferite vedere smontato e insultato senza motivo? Chi avete odiato di più al liceo (non ditemi che era Kant. Kant mi piace)? Rispondete nei commenti.

Update: a Wittgenstein ha già pensato qualcuno. E non parlo di Luca Sofri. Comunque, parlando di cose serie, Kurnalcool rulez e chi non è d'accordo si fotta.

mercoledì, aprile 01, 2009
Quello che temevamo è successo addirittura prima che ne scrivessimo. Il 5 marzo scorso, Kante (il vittimismo giornalistico, o forse la pigrizia documentaria della testata, non ci consente di dare un nome e un cognome completi a questa donna) , ivoriana, in attesa del riconoscimento dello status di rifugiata politica, si reca in un ospedale gestito da un ente religioso in un quartiere-bene di Napoli, per partorire.

Avvenuto il parto i medici la denunciano come clandestina, prima che venga approvato l' ignobile emendamento della Lega all' articolo 35 del  Testo Unico del 1998 di Disciplina dell' Immigrazione, nonostante lei si protesti in attesa del riconoscimento.

I carabinieri non le credono, e le intimano di presentarsi in caserma per accertamenti sulla sua identità.

In questi 25 giorni, a Kante non è stato possibile vedere il suo bambino.

Ora, qualche riflessione.

Questa signora non è stata creduta solo e soltanto in ragione della sua origine africana. Se fosse stata una richiedente asilo, per dire, neozelandese, siamo sicuri che non sarebbe successo nulla.

Questo provvedimento viola apertamente lo status di rifugiato, al quale è garantita l' assistenza sanitaria e il diritto ad una dimora nel periodo di espletamento delle pratiche di attestazione di questa particolare (e dolorosa) condizione.

Inoltre viola la Carta di New York sui Diritti dell' Infanzia, gli articoli 4 e 5  della Costituzione della Repubblica Italiana, e ultima cosa  ma non meno importante, applica una legge mai entrata in vigore.

Quando anche Kante fosse clandestina -e non la è- questa legge, per ora allo stadio di proposta,  anche se accolta dal Consiglio dei Ministri, ma non ancora approvata,  non può essere applicata.

Un sospetto atroce, da cattolica: e se lo zelo dei medici fosse stato corroborato dalla maternità "irregolare" di questa donna? Se fosse stata regolarmente sposata, e il padre del bimbo le fosse stato accanto, sarebbe stata lo stesso denunciata?

E' un episodio di assoluta gravità, che potenzialmente ingenererà paura e diffidenza non solo nei migranti, ma in ogni cittadino straniero risiedente in questo paese e momentaneamente in uno status giuridico incerto.

Questo post è dedicato a Paolo, l' ultimo nato della grande e meravigliosa famiglia del ragazzo che amo.

E' nato oggi, un dolcissimo e robusto pesciolino d' aprile.

Con un augurio sincero di poter crescere in un mondo migliore di questo
.
sabato, marzo 21, 2009
Oggi sono stato ad un matrimonio. Tutto molto bello (a parte il fatto che sono arrivato tardi, ma quella è colpa mia), io sono contento e gli sposi (due miei amici che conosco da anni) molto di più.

Però ho riflettuto sul vestito relativamente elegante che ho dovuto mettermi, e ho capito che viviamo in una società in cui "elegante" tende a corrispondere a "poco funzionale". E se non siete d'accordo, ditemi a che cosa serve una cravatta (che io non portavo). Ho ragionato in astratto sulle implicazioni di questo modo di fare le cose e ho deciso che, per quanti compromessi possa poi concretamente fare per rispetto a delle persone care (ma solo perché io scelgo di farlo. Non è dovuto) questo modo NON mi piace
Ho deciso che è intrinsecamente sbagliato accettare  una convenzione sociale
che imponga un abbigliamento deliberatamente scomodo.
"Elegante" è una parola che non ha nessun significato e se lo avesse comunque questo legittimerebbe una scomodità pratica in nome di una ipotetica "eleganza".

Non sto dicendo che la forma non sia importante. In molti casi, forma e sostanza sono intimamente associate.

Sto però dicendo che una società che costruisce un sistema di giudizi in base all'abbigliamento delle persone, ed in particolare definisce un abbigliamento socialmente appropriato in funzione della sua inadeguatezza a qualsiasi uso pratico, è una società moralmente meritevole di essere distrutta dalla fondamenta e consegnata all'oblio.

P.S. ora scappo, mi rimetto la giacca "elegante" e vado alla cena del matrimonio. Ciao ciao.



domenica, febbraio 22, 2009
Pare proprio che il nuovo album dei Uochi Toki sia un grandissima figata.
Questo blog si compiace assai quando i suoi amici fanno grandissime figate e i Uochi Toki sono nostri amici.

Solo una citazione del grandissimo Napo: "quando c'è da pensare alle persone, Che Guevara va nel cestino".

Suonano a Roma il 12 marzo, io ci sono di corsa, lì, per chi può e vuole.
venerdì, febbraio 06, 2009
Non so cosa gli dica la testa, ma il Presidente del Consiglio continua a fare battute di dubbio gusto sulle donne e sulla loro fisicità.

Nel 2002, rimasi sconvolta dalla visione del film di Pedro Almodòvar Parla con lei. Signore sulla sessantina edificate e commosse: che miracolo, la forza dell' aMMore ha risvegliato la ragazza dormiente....che dedizione, che generosità! L'infermiere mongolino (sic!) si dedica completamente alla fanciulla e, pieno del più alto e troppe volte rifiutato trasporto amoroso, le dona un figlio che la farà risvegliare.

Il film era molto, troppo abile nel presentare il caso-limite di due creature sole e pure, prigioniere del proprio handicap psicofisico, che in un rapporto muto di assoluta, surreale fisicità riescono a comunicare e creare una nuova vita. Ma, nonostante tutta la comprensione per il caso di Benigno, per la morale corrente troppo facilmente pacificata, che regola le persone affette da gravi handicap psichici in un limbo asessuato, il suo rapporto con la bella addormentata mi è sembrato, allora, e continua a sembrarmi, uno stupro.

Come crede, il Presidente Berlusconi, che la povera Eluana Englaro possa, nell' eventualità, generare un figlio, se non attraverso l'ennesima violazione della propria integrità fisica, calpestata quotidianamente ogni giorno, in una vita che non è più vita?

Come pensa che il suo grembo possa accogliere una vita, lacerato da emorragie che l'avrebbero liberata già un paio di mesi fa, se una legge non aggiornata alle ultime tecniche di accertamento del fine-vita non lo consentisse?

Provi un giorno chiunque si batta per il diritto alla vita ad oltranza -ma forse sarebbe più appropriato parlare di dovere- a stare con un paziente agonizzante o in coma vegetativo. Sentimenti di pietà, impotenza, terrore se non vero e proprio, umanissimo, disgusto serrano la gola. La persona di cui porto immeritatamente il nome è morta in casa sua, sedata. Non sappiamo se quella morfina le abbia, in effetti, accorciato la vita.

Ma certo non era più lei: sconvolta, insofferente, crudele. Fece semplicemente a tempo a dirci di voler morire nel proprio letto, con noi accanto.

Questo ad Eluana non è stato dato. Ma vale la sua parola espressa quando era viva e consapevole.

In mancanza di una legge che consenta di esprimere, nel testamento biologico, se e quando farsi rianimare in seguito ad incidenti che compromettano irreparabilmente il recupero di una coscienza o di una qualità della vita decente, lo Stato, entità sfuggente e impersonale, formula retorica dell' arbitrio secondo cui le leggi sono applicate nel nostro paese è padrone del corpo prigioniero di una persona ridotta al silenzio. E dei tanti corpi estranei, destinati da un emendamento altrettanto assurdo del decreto sul caso di Eluana, a bussare alla porta di strutture mediche di dubbia sicurezza e competenza in condizioni di penosa clandestinità sanitaria, trasformandosi da corpi estranei a potenziali e sospetti appestati.

Il fine è lo stesso: la costruzione di uno stato etico, testa di ponte del temporalismo vaticano, a sua volta puntello di un' azione politica che, da trent' anni a questa parte ha smarrito ogni autonoma legittimità morale, fino alla propria dissoluzione, e rinascita spettrale, dopo Tangentopoli.

Uno stato etico che pretende, empiamente, di giudicare i vivi e i morti. Di  decidere chi è Vittima Innocente e degna di cura e chi è brutto, sporco, cattivo e destinato ad essere identificato e poi espulso dal corpo sano delle  città.

Ricordo solo che le ultime parole di Giovanni Paolo II, strenuo difensore del diritto alla vita, ai cui principi l'attuale compagine politica dichiara, piuttosto trasversalmente, di ispirarsi, furono: Lasciatemi tornare dal Padre mio.

Persona, credo, certamente più clemente dei suoi sostituti terrestri.