sabato, giugno 21, 2008
Cerco un lavoro.

Possibilmente qualcosa che mi permetta di guadagnare un sacco di soldi senza fare una mazza, ma vanno bene anche i lavori veri.
postato da: falecius alle ore 20:10 | Permalink | commenti (6)
categoria:cazzate, appelli
mercoledì, giugno 11, 2008
Ricevo il commento che segue da Vincenza e lo riposto volentieri, anche se non condivido del tutto i toni. Ho controllato il link in questione. Non ci ho trovato accenni alla "asocialità" della minoranza. Lo trovo comunque assurdo, fin nella formulazione della domanda e del titolo, e i risultati sono inquietanti.
Un "allarme Rom"? E se in America negli anni Venti avessero parlato di "allarme italiani"?
"Allarme Rom"? ALLARME ROM? Ma ci rendiamo conto?
Stiamo dicendo che un'etnia causa allarme per il fatto stesso di essere tale. E questo è gravissimo, e realmente nazista. Chiaro che i cittadini hanno diritto alla sicurezza. Chiaro che le leggi andrebbero fatte rispettare.
Ma il problema è la (in)certezza della pena, l'(in)efficacia delle forze dell'ordine, la (scarsa) velocità dei tribunali, il sovraffollamento carcerario. E mettiamoci anche il degrado sociale turbocapitalista. Insicurezza. Certo che ci si sente insicuri.
Il Moloch capitalista non è qualcosa che ispiri sicurezza e fiducia. Ti licenzia quando cazzo vuole e distrugge le conquiste sociali dell'ultimo secolo.
E poi ti viene a dire il suo portavoce (giornale, sito web, ministro del sarcazzo o quel che è) che tutta la colpa è degli zingari e dei negri (o del complotto giudaico, per certi ambiti di nicchia).
E siccome nella nostra cultura ce n'è di che attingere, contro zingari negri e/o ebrei (a scelta, e volendo si sarebbero anche gli slavi) a cominciare dalla leggenda metropolitana della zingara che ruba i bambini¹ insomma, vediamo che al Moloch piace vincere facile.

Sia chiaro: io NON penso che ci sia un complotto occulto degli Illuminati per distogliere l'attenzione del popolo bue dai veri problemi.
Io penso che il giornalista medio che fa un sondaggio del genere sia essenzialmente un componente dello stesso popolo bue, che sa benissimo essere violento e feroce contro il diverso senza nessun bisogno di persuasori occulti.
L'intera storia dell'Europa (e degli ebrei e degli zingari d'Europa in specie) sta a dimostrarlo, e se parlo di Europa non è per dire che la storia, mettiamo, della Birmania sia meno feroce (i Mran-Ma e i Môn trascorsero secoli a trucidarsi a vicenda, con pogrom, rivolte, intolleranze varie ed eventuali).

Comunque, ecco il commento di Vincenza. Io invito tutti  a votare al sondaggio, cliccando su "psicosi immotivata". Oltre alla lettera di protesta, intendo.


Il Resto del Carlino ha attivato un sondaggio che di fatto rappresenta un'odiosa istigazione all'odio razziale. E' assolutamente pazzesco che nell'attuale situazione in cui versa la società italiana, condannata a causa del razzismo delle istituzioni e dei media con Risoluzioni del Parlamento europeo e ammonimenti ufficiali del Comitato delle Nazioni Unite contro le discriminazioni razziali, un quotidiano nazionale attivi un sondaggio mirato a definire il grado di "asocialità" di una minoranza. Lo fece la propaganda nazista, ma impediamo che lo facciano giornali immorali e irresponsabili nell'Europa dei Diritti Umani e del rispetto fra i popoli.

Ecco il link a cui trovare l'incredibile sondaggio: http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=1119

Chiediamo a tutti voi di inviare e-mail di protesta chiedendo al Direttore responsabile e al Vicedirettore di sospendere il sondaggio razzista, mirato a definire il grado di "asocialità" della minoranza Rom, sulle orme della propaganda nazifascista. Vi chiediamo anche di coinvolgere quante più persone possibile in questa protesta, perché le responsabilità dei media riguardo all'ondata razzista in Italia sono enormi. Inviate le email a:

Direttore responsabile
Xavier Jacobelli
Redazione Nazionale
online@quotidiano.net
Vicedirettore
Giuseppe Tassi
Redazione locale "La Nazione"
nazioneonline@quotidiano.net


¹ Non esiste un solo caso accertato di "furto di bambini" da parte di zingari. NESSUNO. Ripetetelo come un mantra. NON E' VERO CHE GLI ZINGARI RAPISCANO I BAMBINI, punto e stop.
lunedì, giugno 09, 2008
Sebbene da nove anni l'Italia abbia deciso, senza mai dichiarare lo stato di guerra né fare un dibattito parlamentare degno di questo nome, che l'articolo 11 della nostra Costituzione non vale più nulla, io ci provo lo stesso. Chi vuole e condivide è invitato a ripetere e diffondere l'appello con i mezzi che ritiene più opportuni.


Cari soldati dell'Esercito della Repubblica Italiana,

chi vi scrive è un vostro concittadino. Ho avuto la ventura di essere nato in Italia, dove vivo, per cui ho grandissima stima del vostro compito.
Infatti, la vostra esistenza come gruppo di esseri umani armati rappresenta una garanzia della mia incolumità e libertà politica contro qualsiasi altro gruppo di esseri umani armati che nutrisse cattive intenzioni. In effetti lo scopo del vostro portare le armi risiede nella difesa dell'incolumità fisica e dei diritti civili e politici degli abitanti di questo paese, tra cui me.
Ve ne sono grato.

Adesso, come cittadino di questo paese, vi faccio una richiesta.
Posso farlo, dato che sono le nostre tasse a darvi lo stipendio, giusto?
Ecco, il fatto è questo. Il governo italiano, senza aver consultato i rappresentanti del popolo sovrano secondo i termini costituzionali,  è intenzionato a darvi ufficialmente  compiti di guerra, in cui rischierete la vostra vita. In Afghanistan.
L'Afghanistan non ha mai minacciato l'Italia, né la sta invadendo o aggredendo. Né nessuno dei paesi con cui siamo legati da alleanze difensive ne ha invocato l'applicazione contro l'Afghanistan, che del resto non ha attaccato, né sta attaccando, nessuno di tali paesi.

Di conseguenza, qualsiasi atto di guerra svolto dall'Italia in Afghanistan è "offesa alla libertà di altri popoli" ed è quindi ripudiato dalla Costituzione del nostro paese, che in quanto soldati avete giurato di preservare a costo della vita.
Come se non bastasse, i rappresentanti del popolo sovrano non hanno deliberato lo stato di guerra, e di conseguenza gli atti guerra sono illegittimi.

Invito voi, compatrioti che impugnate le armi per difendere la libertà dei cittadini e degli abitanti di questo paese, la sovranità del suo popolo e la sua Costituzione democratica e repubblicana.
Vi invito a disobbedire all'ordine di andare a combattere in Afghanistan. Vi invito a rispettare i vostri giuramenti difendendo la Costituzione da un governo che la calpesta.

Non sto proponendo un atto di insubordinazione. Disobbedire ad un ordine dei superiori, incluso lo stesso governo, è un preciso dovere di ogni soldato, nel momento in cui questo ordine viola le norme fondamentali del diritto delle genti che proibiscono la guerra d'aggressione ed i crimini contro la pace e l'umanità.
Tali norme rappresentano un ordine superiore inderogabile a cui i soldati dell'esercito italiano obbediscono a prescindere da quello che possono dire i loro ufficiali.

L'obbedienza agli ordini dei superiori non è stata considerata una giustificazione per i crimini contro la pace e contro l'umanità da nessuna delle corti competenti.
Siete soldati. Alcuni di voi, a dispetto della nostra legge fondamentale e a vergogna eterna dei nostri governanti, hanno conosciuto la guerra. So che i soldati, che conoscono la guerra meglio dei civili, molto spesso la aborrono ancora di più, perché ne vivono l'orrore, perché ci rischiano la vita.

Vi invito a rifiutare il progetto del governo italiano di sacrificare le vostre vite in Afghanistan a difesa degli interessi di un imperialismo straniero.
Vi invito a rifiutarvi di partire, in nome della Costituzione che avete giurato di difendere. Vi invito a compiere il vostro dovere di soldati: difendere la legge fondamentale di questo paese.

Non sono così illuso da sperare che mi darete ascolto. Non credo che ci siano molti militari in Italia disposti a seguire l'esempio dei loro colleghi israeliani, che affrontano il carcere per non prestare servizio nei Territori Occupati.
E' passato molto tempo da quando un nostro concittadino affrontava un processo per aver scritto "l'obbedienza non è più una virtù". Temo che il ricordo di quel messaggio si sia molto sbiadito.
Ma considero necessario scrivere queste righe. Se un giorno i miei nipoti mi chiederanno dov'ero e cos'ho fatto, mentre il mio paese aggrediva altri paesi, e sacrificava di nuovo, invano, la vita dei suoi cittadini per cause poco chiare e mal dirette, potrò, almeno, mostrargliele.

Con stima e gratitudine.

Marco Lauri
postato da: falecius alle ore 01:34 | Permalink | commenti (9)
categoria:appelli
domenica, giugno 08, 2008
Voglio dire, leggete qui. L'Italia sarebbe in guerra dal 2002, in effetti, ma pare che stavolta si faccia sul serio.
Il problema in realtà, non è la guerra.
E' il fatto che non sia sulle prime pagine. E' il fatto che io devo capitare su un blog, per arrivarci. Colpa mia, forse sono poco informato. Ma non è tra i lanci ANSA.
Poi ci sarebbe anche un altro problema, quella cosa strana di cui si celebrava poco tempo fa il sessantesimo anniversario, e non sto parlando di Israele.
Avete presente quei manifesti che vi invitavano a leggere una roba scritta sessanta anni fa?
Sarò noioso e ripetitivo ma quella roba è la Costituzione della Repubblica Italiana, della quale (c'è scritto sui miei documenti) sarei cittadino. In quella vecchia scartoffia, che per inciso regola tuttora, in teoria, le basi della vita pubblica ed i principi fondamentali della società in questo posto, c'è scritta una cosa.
E' tra i principi fondamentali, mica cazzi.
C'è scritto che l'Italia ripudia la guerra. Non la sposa, nemmeno la divorzia. La ripudia.
Ripudiare
è un verbo che ha un significato forte. Significa "spingere via", e viede da una radice che dovrebbe voler dire "muoversi", la stessa di "piede". Significa che che non si vuole avere più a che vedere con quella cosa. Indica un atto di rifiuto totale, di rinuncia completa, senza mezzi termini.
Ok, si sapeva già da qualche anno (esattamente dalla primavera del 1999) che l'Italia, di quell'articolo, faceva nei fatti carta straccia.
Ora scusate. Sono stupido. Non capisco. Però, l'Esercito Italiano giura una cosa come difendere la cazzo di Costituzione.
Io capisco che un politico con le sue sottigliezze possa fare come il buon Bethmann-Hollweg, il cancelliere tedesco nel 1914, a cui è attribuita la geniale scoperta che 'i trattati sono pezzi di carta'. Cosa del resto vera. Da alcuni secoli, si usa in effetti scrivere i trattati internazionali sulla carta. Prima si usavano il papiro, la pergamena, le foglie di palma, le incisioni su pietra e a volte le lamine metalliche. Ma oggi si usa la carta, senza dubbio.
Quindi sì, i trattati sono pezzi di carta, in Europa, circa dal 1271 (quando entrarono in funzione le cartiere di Fabriano). E lo stesso vale per le Costituzioni, i codici di procedura penale, e i testi giuridici in genere.

Ora, difendere la Costituzione, non vuol dire difendere i pezzi di carta su cui è scritta. E' vero che nell'Islam il libro sacro è sacro anche in senso fisico, ma l'Italia non è un paese di cultura religiosa dominante musulmana, e soprattutto, la Costituzione sarà importante quanto volete però non è il Corano.
Difendere la Costituzione significa difendere la sua applicazione, il che vuol dire, tra le altre cose, difendere il ripudio della guerra d'aggressione.

Quindi, domani seguirà un appello ai soldati dell'Esercito della Repubblica Italiana. Riprendetelo e diffondetelo, se volete.






lunedì, giugno 02, 2008
Ricordo a tutti che Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, è ancora in un carcere marocchino, pur essendo del tutto innocente.

Non dimentichiamolo.


mercoledì, maggio 21, 2008
[...] La cosa più atrocemente imbecille sta nel nome. Nell'invenzione di un addirittura Commissario con poteri straordinari per risolvere il problema Rom, problema iniziato per una panzana clamorosa, quella della zingara che avrebbe cercato di rapire un bambino a Napoli. Roba non verificata e sulla quale la polizia getta inutilmente acqua sul fuoco e che viene, sai che novità, data per scontata. [...]

Il resto qui.
mercoledì, marzo 26, 2008
Ricevo e volentieri diffondo. Sarò sicuramente all'incontro di sabato 29:

26-30 MARZO SETTIMANA CULTURA PALESTINESE

 Ø§Ù„حقيقة والذاكرة realtà e memoria
                  Settimana della Cultura Palestinese

Dal 26 al 30 marzo 2008 al Teatro Verdi e allo spazio Revel Scalo d’Isola

Promossa da Arci Milano e Teatro Verdi
con il Contributo della Provincia di Milano
Assessora alla Pace, Cooperazione Internazionale, Politiche giovanili
Assessora alla Cultura, Culture ed Integrazione
Assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica
In collaborazione con: Comunità Palestinese di Lombardia,
Vento di Terra Onlus, Action for Peace Milano


الحقيقة والذاكرة Realtà e memoria, è una manifestazione che Arci Milano e Teatro Verdi intendono
proporre alla Città di Milano attraverso la realizzazione di una serie di incontri di approfondimento
dedicati alla cultura palestinese.
Questa prima edizione sarà dedicata al teatro, alla letteratura, alla musica e al cinema.
Protagonisti sono l’attore Mohammad Bakri, lo scrittore Ibrahim Nasrallah, la regista e scrittrice Liana
Badr, il musicista Ramzi Aburedwan, lo storico Wasim Dahmash ed altre personalità palestinesi.
La questione palestinese è abitualmente affrontata e mostrata attraverso canoni politici e mediatici che
non restituiscono sufficiente conoscenza ed approfondimento della specificità della cultura.
Il progetto prevede una restituzione alla cultura ed alla società civile delle prerogative che appaiono
sempre più marginali ed inespressive: le forme dell’arte, attraverso la parola, la scrittura, la musica, il
cinema quale modalità e possibilità di dialogo e di conoscenza.
Vi è, oggi, un’estrema difficoltà nel poter mostrare, al pubblico, un percorso culturale autentico che
consenta una conoscenza non superficiale della complessa cultura palestinese. Le ragioni sono
conosciute: un devastante stato di perdurante occupazione militare limita la possibilità espressiva,
obbliga alla frammentazione, ne altera l’esistenza. La cultura diventa allora lo strumento fondamentale
per combattere contro la cancellazione della memoria e la negazione di un futuro: la più efficace forma
di difesa contro l’annientamento della propria identità nazionale.
La proposta intende essere un contributo alla conoscenza di un popolo, mostrare le radici di una cultura
per molti aspetti poco conosciuta ma non estranea storicamente alla grande matrice mediterranea,
consentire una riflessione, riportarne alla luce una quotidianità esemplare.


PROGRAMMA

Mercoledì 26 marzo - Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Inaugurazione mostra fotografica “Fotografare l’Esilio.
20 giovani palestinesi guardano sé stessi e il Libano”.
Dai laboratori degli “Annual courses of Video and Digital
Photography” nel campo profughi di Mar Elias a Beirut.
Progetto a cura di Stefano Chiarini, Patrizio Esposito in collaborazione
con l’ong Beit Atfal Asoomud.
Allestimento a cura di Sabina Berra e Bruna Orlandi..
“Gli Occhi della Palestina”.
Proiezione - video non stop di Opere d’arte di artisti palestinesi
curata da “Vento di Terra”

Mercoledì 26 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi.
Giovedì 27 marzo – Accademia della Pace presso il Teatro Verdi
Ore 10.00 “IL PESSOTTIMISTA” Spettacolo teatrale con Mohammad
Bakri tratto dall’omonimo testo di Emil Habibi ed incontro con
l’artista.

Giovedì 27 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Proiezione film: “Haifa” di Rashid Masharawi, con Mohammad
Bakri, Palestina 1995- Durata 75’ – Sottotitoli in italiano
A seguire thè e dolci della Palestina.
Proiezione film: “Since you left” intervista con Emil Habibi a cura
di Mohammad Bakri, 2005 - Durata 60’ - Sottotitoli in italiano
Mohammad Bakri sarà presente ed introdurrà le
proiezioni.
A seguire thè e dolci della Palestina.

Giovedì 27 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “IL PESSOTTIMISTA” Replica dello spettacolo teatrale

Venerdì 28 marzo – Accademia della Pace
Ore 10.00 “Muri, lacrime e Za’ Tar”
Storie di vita e voci dalla Palestina
Presentazione del libro di Gianluca Solera
edito da Nuova Dimensione
Incontro con l’autore e letture di Saida Puppoli

Venerdì 28 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Incontro con Liana Badr, regista e scrittrice.
A seguire Proiezione de L’Uccello verde, dalla serie Memoria
Fertile, Palestina 2002 – Durata 42’
The gates are open. Sometimes!.
Palestina 2006 – Durata 55’
A seguire thè e dolci della Palestina.

Venerdì 28 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 “Letteratura ed arte come resistenza”
Incontro con Liana Badrscrittrice e regista Ibrahim
Nasrallahpoeta e romanziere.
Coordina Isabella Camera D’Afflitto

Sabato 29 marzo – Revel Scalo d’Isola
Ore 18.00 Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese”,
edito da Carocci Editore, con l’autrice Isabella Camera D’Afflitto
Paolo BrancaProfessore di Arabo presso l’Università Cattolica di
Milano ed esperto del mondo musulmano. Coordina Wasim
Dahmash.
Ore 19.30 Omaggio a Buthina Canaan Khoury - Proiezioni
Maria’s grotto, Palestina 2005 – Durata 65’
Women in struggle, Palestina 2004 – Durata 56’
Sottotitoli in italiano

Sabato 29 marzo – Teatro Verdi
Ore 21.00 Ramzi Aburedwan Quartett, concerto con Ramzi Aburedwan,
bouzouq, viola, Alessio Allegrini, corno francese, Ziad Benyousssef,
oud, Tareq Rantissi, percussioni.
Il concerto promuove il progetto della Fondazione Al
Kamandjati che si occupa della creazione e della gestione di
scuole di musica per bambini palestinesi che vivono nei campi
profughi.

Domenica 30 marzo – Teatro Verdi
Ore Ø§Ù„حقيقة والذاآرة“ 16.30 – Realtà e memoria”
Performance letteraria e teatrale dedicata alla Giornata
della terra.
Reading e testimonianze con Liana Badr, regista e scrittrice,
Ibrahim Nasrallahpoeta e romanziere.
Testi tratti dalle opere delle più importanti autrici/autori
palestinesi.
Coordina Wasim Dahmash.
Al termine spettacolo teatrale “Uomini sotto il sole”
dal romanzo di Ghassan Kanafani con Benedetta Laurà e
Rapsodia Trio.
Ore 20.30 Cena Palestinese (su prenotazione)
Sarà presente Zaidan Mohammed, Direttore del Centro di
Ricerca e monitoraggio dei Diritti umani in Israele.


I luoghi:
Teatro Verdi – Via Pastrengo, 16 – Milano – Tel. 026880038
Revel Scalo d’Isola - Via Tahon de Revel 3 – Milano - Tel. 02683185
Metissage Circolo Arci – Via De Castillia (ang.Borsieri) Milano – Tel.0236554664
Ingresso per lo spettacolo teatrale “Il Pessottimista” € 15,00 – Ridotto 10,00
Ingresso per il concerto del quartetto di Ramzi Aburedwan € 15,00 Posto unico
Tutti gli incontri e le proiezioni, compresa la Giornata di reading e performance dedicate alla
giornata della terra del 30 marzo 2008, sono ad ingresso gratuito.

PER INFORMAZIONI:
Teatro Verdi: 02 6880038
Teatro del Buratto: 02 2700247
martedì, febbraio 19, 2008
Idea: Angolosbocco
Realizzazione grafica: Uriel
Trasmissione dello spunto: Falecio




martedì, febbraio 12, 2008
Questo blog è contro la censura bigotta.



Update: il blog "paganesimo" che, a quanto ne sapevo, era stato chiuso per questa immagine qui sopra (che considero assolutamente innocua) ha riaperto. Inoltre ho saputo da fonte certa (cioè l'ho letto sullo stesso paganesimo) che l'immagine per cui era stato censurato era un'altra.
Falecio è rimane contrario alla censura (anche in questo caso), ma si rifiuta di postare quell'immagine su questo blog, dal momento gli fa abbastanza senso & schifo, a dirla tutta.

martedì, gennaio 01, 2008
Della incredibile storia di Abou Elkassim Britel, cittadino italiano ingiustamente detenuto in Marocco, e della lotta sua moglie Anna Lucia Pighizzini (Khadija) si è già parlato parecchio in questo blog.
Da segnalare tre aggiornamenti:
- il primo e più importante è una nuova petizione per chiedere la sua liberazione, e invito tutti i lettori di questo blog a sottoscriverla e diffonderla sui loro blog.
- il secondo è il blog dedicato a Kassim, gestito sempre da Anna Lucia, alla quale colgo l'occassione per fare i miei migliori auguri di buon anno e ribadire la mia solidarietà.
- Infine, sui media di ieri è girata in forma pazzescamente deformata una notizia legata a Kassim e a presunte minacce a Mastella. La cosa è platealmente orwelliana e dovrebbe indurre a riflettere, comunque qui trovate come sono andate davvero le cose.

UPDATE: almeno sulla Repubblica, è apparso un articolo rettifica, che contiene alcune imprecisioni, ma almeno la storia di Kassim appare sui giornali. Si ha l'impressione che l'errore non sia stato dei giornalisti ma di qualche funzionario delle poste o della polizia che ha creato il falso allarme.
postato da: falecius alle ore 19:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:appelli, affetti, 1984, guerra allerrore, i valori dallaccidente