venerdì, novembre 27, 2009
Come ben sapete, una corte europea ha emesso un parere. Il problema  riguarda la presenza di un simbolo, la cui natura religiosa e confessionale può essere messa in discussione solo da idioti, nei principali luoghi pubblici di uno Stato europeo moderno e pluriconfessionale. La corte ha sentenziato che imporre la presenza di tale simbolo in tutte le aule della scuola pubblica, che nello Stato in questione è un servizio offerto dal governo a tutti indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa, cozza un attimino con alcuni dei più basilari principi della civiltà giuridica su cui si fonda la modernità europea dai tempi, tipo, di John Locke e Baruch Spinoza.
Nel caso non lo sapeste, questi due tizi sono morti circa trecento anni fa.
D'altra parte, la corte non ha affermato che il simbolo religioso in questione debba essere obbligatoriamente rimosso.

Lo Stato di cui stiamo parlando, e che chiameremo Fanculandia così per usare un nome offensivo a caso, aveva stabilito molto tempo prima l'obbligo di esporre quel simbolo religioso a mezzo di una norma giuridica, che però, in seguito ad alcuni sostanziali mutamenti politici, era stata completamente dimenticata. I simboli religiosi erano stati ugualmente dimenticati, all'interno delle aule scolastiche, finché alcuni non se ne uscirono con la brillante idea di toglierli, visto che le scuole non sono edifici religiosi (non più, almeno).
Costoro, degli esseri senza patria e senza Dio che solo per un accidente perverso del destino si erano trovati a nascere in Fanculandia, sostenevano che il simbolo religioso non dovesse trovarsi nei locali delle istituzioni statali, dal momento che la religione simboleggiata aveva cessato di essere la religione di Stato e che un numero crescente di adepti di altre religioni (almeno una delle quali esisteva da prima di Fanculandia stessa) erano cittadini di Fanculandia.
Questo ragionamento era semplice, perfettamente logico e lineare, e si fondava su un principio chiamato "separazione tra Stato e Chiesa", che in teoria avrebbe dovuto informare la politica religiosa di Fanculandia.
La questione era inizialmente marginale, ma col crescere delle altre religioni in Fanculandia, e l'approssimarsi di questioni politiche noiose di cui altrimenti si sarebbe dovuto parlare, acquisì una relativa importanza, fino a che l'intera faccenda non finì alla Corte Europea di cui sopra.
Il problema è che i Fanculandesi sono noti in tutto il mondo per il loro profondissimo senso religioso: la loro lingua è infatti l'unica conosciuta dove le bestemmie possano far parte della sintassi di una frase.
Non appena qualcuno osservò di non desiderare il simbolo religioso nei luoghi pubblici, e ancor più quando la Corte sentenziò che aveva ragione, per la maggioranza dei Fanculandesi diventò assolutamente indispensabile assicurarsi che detto simbolo fosse rigorosamente visibile in ogni singolo ufficio dello Stato disponibile, nonché in un sacco di altri posti, ad esempio i teatri d'opera e i ritrovi di spacciatori d'anfetamine. Questo sebbene nessuno avesse mai obiettato alla presenza di simboli religiosi nei teatri d'opera, per il semplice motivo che prima d'allora non c'erano mai stati. Se non come attrezzi di scena, cioè.
L'oggetto prima d'allora privo di qualsiasi effettiva importanza, diventò all'improvviso un simbolo nazionale di tutto il popolo di Fanculandia. Non risulta che la Chiesa, la cui fede il simbolo simboleggiava, avesse sollevato questioni di copyright.
I fanculandesi che avevano religioni diverse da quella maggioritaria si divisero: alla grande maggioranza fregava 'n cazzo, gli altri se ne sbattevano i coglioni. Alcuni tentarono di osservare che, in quanto fanculandesi non appartenenti alla Chiesa, non potevano essere simboleggiati da un simbolo della Chiesa che fosse anche simbolo di Fanculandia. Gli fu risposto di attaccarsi al cazzo e tirare forte, e in più furono accusati:
a) di aver voluto rimuovere il simbolo religioso.
b) di voler minare le radici essenziali dell'identità fanculandese, indissolubilmente legate a tale simbolo; difatti lo Stato di Fanculandia è stato costituito dopo una guerra contro l'autorità politica della Chiesa stessa, sulla base del citato principio di separazione, e il fondatore della prima dinastia di re di Fanculandia avesse concesso la cittadinanza ai credenti di altre religioni, con l'opposizione della Chiesa dell'epoca. A giudizio di molti fanculandesi autorevoli*, il simbolo religioso della Chiesa rappresentava la laicità dello Stato conquistata con quelle dure lotte**. 
c) di non essere dei veri fanculandesi DOCG.
d) di non bestemmiare abbastanza.

I Fanculandesi, poi, hanno una grande tradizione culturale, chiamata "faina aggrappata alle palle", o "gattino appeso ai coglioni" a seconda delle zone, e che consiste nello sfrucugliare deliberatamente il cazzo al prossimo portando avanti con la massima insistenza qualsiasi comportamento si riveli per lui molesto.
Ad esempio, in Fanculandia i martelli pneumatici si possono usare solo la mattina presto o all'ora della siesta (anche se adesso il governo progetta di abolire la siesta) a meno che non si sia nei paraggi di scuole o università, dove naturalmente si può dar dentro con tutti i macchinari rumorosi mai concepiti per tutta la durata delle lezioni o, meglio ancora, degli esami.

E adesso, al bar, tocca sentirsi le lamentele dei fanculandesi incazzati. Temo che avesse ragione Leonardo.

UPDATE: su questa storia si sta perdendo completamente il senno. Sembra che siano impazziti totalmente tutti.

* Sospetto che il riferimento alla legge Casati alla fine dell'articolo sia inesatto. Comunque, lo Statuto Albertino non è più in vigore, l'obbligo scolastico è a sedici anni ed il cattolicesimo non è più religione di Stato, quindi non si capisce perché quella sia l'unica cosa della legge Casati ancora in vigore.

** "Così, per fare solo un esempio, assumendo la ghigliottina come simbolo della Rivoluzione francese, si potrebbe giungere alla conclusione che
tale strumento di morte possa rappresentare simbolicamente i principi di libertà, eguaglianza e fraternità."

Anche se a dirla tutta, trovo che la relazione ghigliottina ==> Rivoluzione ==> liberté-égalité-fraternité sia molto più logica, conseguente ed intuitivamente afferrabile di quella crocefisso ==> cristianesimo ==> laicità. Noto di sfuggita comunque che anche il crocefisso rappresenta una esecuzione capitale, e che la croce era uno "strumento di morte" quanto la ghigliottina, solo molto più doloroso.

Nota per eventuali rompiscatole: gli autori di questo blog sono cattolici credenti. Qualsiasi polemica contro gli atei materialisti e senzadio li rimbalza alla grandissima.

Come tali trovano che ridurre la rappresentazione di
Nostro Signore Gesù Cristo sofferente su patibolo ad arredo di Stato e "tradizione culturale" di una piccola nazione mediterranea sia profondamente offensivo, se non addirittura una profanazione.

mercoledì, novembre 18, 2009

A volte un commento è più utile di mille studi sociologici per capire che aria tiri in Italia. E per confermarmi alcuni sospetti per nulla confortanti sul sentimento diffuso  di paurapaurapaura, qualunque essa sia. Lo riporto per intero in questo post. Il testo,  originale e senza correzioni è quello in grigio.


non ho parole..., rouseau immagino, per scrivere queste cose non vivi nelle immediate vicinanze del casilino 900? vero???

No, non vivo nelle vicinanze . Abito a Parma. Città la cui amministrazione invita Shirin Ebadi oggi a parlare di diritti umani e ha vigili particolarmente solerti nel farli rispettare. Capisco la foga: ma almeno scrivi bene il mio nome. r come razzista, o come ottusa, s come signoramia, e come enti pubblici, a come ammazziamoli tutti, u come umiliazione.

leggendoti quasi quasi mi vedevo questi popoli .. di così romantiche tradizioni.. musiche.. quasi me li vedo danzare..


peccato che questa visione romantica.. dove cìè un , come dici "arcobaleno rflesso nell'olio minerale" (altamente tossico e inquinante permettimi) sia offuscata da dense nubi nere .. che non mi fanno vedere l'azzurro del cielo. l'arcobaleno che NON MI FANNO RESPIRARE!!!!!!!!!... che si innalzano minacciose da ogni dove del casilino 900 - cosa sarà? forse plastica, copertoni che vengono bruciati? ...


PECCATO CHE VEDO.un parco sotto casa e non ci sono bimbi che giocano, che rincorrono aquiloni.. (Infatti. Chi ne ha mai parlato? Quelli stavano in un  pessimo libro di ambientazione afghana) NO!


ci sono solo gruppi di persone che vengono dal casilino 900 che fanno corse con le macchine, moto e motorini.. che poi vengono dati alle fiamme.. (chissà se quei veicoli li avevano comprati magari a rate????) (ma certo però potrebbe essere qualche sporco fascista che si mascera da zingaro  passa tra le baracche con le macchine, entra nel parco nei punti in cui la recinzione è divelta - da fuoco alle macchine e scappa di nuovo attraverso il campo.. e il tutto per creare questa.. come la chiami? ---- ziganofobia uauaauaua).



Leggi meglio il mio post. I vagheggiamenti romantici alla Pier Paolo Pasolini fanno cascare le braccia anche a me. Ma se vuoi metterti in condizioni di discutere su internet, per favore, poni attenzione all' ortografia e alla punteggiatura, sennò nessuno prenderà in considerazione i tuoi strilli.

il punto è uno e uno soltanto.. chiunque vive in un contesto sociale deve integrarsi rispettando le regole di quel contesto.. io non perchè  cinesi, indiani, asiatici, filippini


perché, cinesi e indiani e filippini non sono asiatici?ah, già, sono domestici per definizione! Non sei comunque persuasiva quando cerchi di non essere razzista.


non danno questi problemi.. vivono in case lavorano..

magari anche per te e accudiscono la nonna allettata o evitano che tu ti sporchi le manine a lavare le scale...poi, che vuol dire dare problemi? zitto e muto a lavorare, e ringrazia che ti abbiamo ospitato? Se tu nelle Filippine potessi fare solo la serva in nero scommetto che non avresti sempre il sorriso sulle labbra....




parli di integrazione.. fammi ridere: da quanto tempo sono lì?? (da una cinquantina di anni) da quanto tempo vanno a scuola?? (da diversi cicli didattici)  un mese- due- un anno?? no.. molto di più-- e questa grande integrazione io non l'ho vista e non venirmi a dire che è colpa nostra! forse sono loro a non volersi integrare. ti è mai venuto il dubbio?


Se incontrano ostilità pregiudiziale è chiaro che non si vogliano integrare. O forse credi alla leggenda dello zingaro nomade "per scelta" , "per DNA" (sic) , "per cultura". Se vai in Romania, nelle aree rurali, le abitazioni stanziali più belle sono le loro, specie in Transilvania e Dobrugia. Se considerati persone e non "un problema" e lasciati in pace sono stanziali come i tuoi underdogs "asiatici", cinesi, filippini, indiani taaaanto bravi e integrati. E, sorpresa: lavorano, studiano, siedono persino in Parlamento. Sono state le cosiddette "società civili" (per non parlare dei regimi dittatoriali, come quelli di Ceausescu in Romania o come  i paranazisti di  Gyula Gömbös  in Ungheria, negli anni '30) a marginalizzarli e a spingerli a vivere di espedienti, perché li hanno riconosciuti come "diversi", o "incoercibili".

Quando poi, dal punto di vista degli "arianisti dai sogni bagnati", potrebbero essere identificati come l' epitome dell' Indoeuropeo se mai ce ne fosse uno. Sono come te. Parlano una lingua vicina all' italiano più di quanto non immagini. Forse per questo ti fanno coì paura.



vorrei richiamare la tua attenzione su un dato: cosa diresti se il tuo vicino di casa invece di buttare la spazzatura negli appositi secchioni te la buttasse davanti la porta dui casa? penseresti che è non sa vivere in un contesto civile giusto? ( a meno che tu non via in una discarica ed in tal caso sarebbe un problema) ecco non ho mai visto nessun occupante delle baracche del casilino 900 buttare una busta di immondizia negli appositi spazi bensì farne mucchi e poi darla alle fiamme.


Guarda, i miei amabili, italianissimi vicini fanno di peggio. La mia vicina di casa, architetto, fa mangiare suo figlio direttamente nella carta del prosciutto, lo molla diciotto ore al giorno alla tata moldava (ho sentito con le mie orecchie il bambino, 7 anni, "meno male che domani viene la Vitto!!")


[Viktoria, che per seguire questo piccolo nevrotico ha lasciato in Moldavia un figlio adolescente. Sai perché l' ha potuto fare? Perché tra di "loro", est europei e zingari, certi legami comunitari di minima ancora tengono. Scommetto che non ti fideresti a lasciare tuo figlio ad una vicina di casa o di affidarne l' educazione ad una tua zia anziana...]


Ebbene, nessuno si sogna di togliere la potestà su suo figlio a questa signora....


Ricorda che questo sindaco fascista è stato il primo a dotare il casilino 900 di luce acqua gabinetti e a vaccinare i bambini rom.

Ma dai?! E magari gli ha preso anche le impronte, li ha schedati e ha spostato il loro campo lontano dai centri abitati, chiudendolo come un serraglio.....




in conclusione vorrei dirti una cosa sola. E' per colpa di gente come te, che non fa altro che parlare, parlare parlare parlare e niente di concreto in termini di aiuti e proposte che nel 2009 bambini (mio dyo! i bambiiiiiini!!gli adulti tanto son tutti ladri possono anche crepare) vivono in una città come roma in quel modo, in mezzo a fogne, topi e veleni Vergognati!


Non mi sembra il caso di pubblicizzare in questa sede le mie attività: posso dirti che, quando una decina di anni fa, in un campo nomadi che era in prossimità della tangenziale di Parma morì assiderata una bambina di 11 mesi,  una mia amica carissima, figlia di un italiano e di una signora di Timişoara , una mia prof di francese e il solito prete rompicoglioni ed io,  fummo tra i pochi che si mossero, rischiando anche una denuncia, che non ci fu. A Parma hanno risolto il problema. E' città che vorrebbe essere off limits per immigrati irregolari, kebabbari, venditori ambulanti, zingari e prostitute....bel posticino, eh?


Alessandra Mussolini, spero


Cara Alessandra, grazie per il commento. Hai fornito, in poche righe, un esempio perspicuo dell' atteggiamento rubricabile come iononsonorazzistaperò. Non rinunciando a tutti gli stilemi che lo accompagnano: ziganofobia viscerale e disinformata, distinzione tra immigrato buono e immigrato cattivo, confusione zingaro-staniero, tentazioni autoritarie, censura degli arcaismi,  (nel 2009!!!!), civismo pro domo mea, pietà per i baNbini, ecologismo di maniera, deprecazione benpensante dell' illegalità del marginale.

Grazie perché hai fornito materiale per un post nuovo e per una discussione seria che non può essere liquidata per frasi fatte, come hai tentato di fare tu e un altro commentatore, il cui intervento  non riporto per non tediare i nostri  lettori.

martedì, novembre 10, 2009
Crucifige, crucifige!

Homo che se fa rege

Secondo nostra lege,

contradice al Senato!



Jacopone da Todi, Donna de Paradiso.




Sarebbe fin troppo facile dire che Mariastella Gelmini ha ragione ha dire che il Crocefisso sia una "una tradizione italiana". Dal momento che non si discute sul fatto che i Romani venissero da Roma, e che Roma si trova in Italia, i seimila schiavi crocefissi lungo la Via Appia possono senza dubbio intendersi come un esempio di una tradizione italiana o più precisamente italica: inchiodare a due pali chiunque osi alzare la testa, affinché la sua fine sia di monito agli altri.

Gli antichi romani, erano appunto certamente italiani, sia nel senso di provenire dall'Italia, sia nel senso di avere la coscienza dell'Italia come entità non solo geografica ma anche politica, distinta dalle province i cui abitanti si potevano crocifiggere. E gli antichi romani trattavano così il servo, il provinciale, che non sapeva stare al suo posto, il posto che i Signori del Tevere gli avevano dato.

Nessun popolo, tra quelli soggetti al dominio di Roma, fu così restio ad occupare quel posto quanto gli Ebrei della Palestina. Nessun altro popolo fu così ostinatamente legato al suo D*o e alla sua Legge e alla sua identità etnico-religiosa, tra quelli permamentemente governati dalla Roma pagana dei Cesari.

In nessun altro popolo queste caratteristiche erano così nettamente incompatibili con la civiltà mediterranea di Roma, il cui centro era l'Italia "donna di provincie"*. Civiltà che assimilò a sé la grande maggioranza dei Celti, degl'Iberi, e degl'Illiri e dei Daci, dei Siculi e degli Etruschi e dei Sardi, i cui discendenti finirono col farsi chiamare semplicemente "Romani" e col parlare, quasi tutti, latino moderno. O forse dovremmo chiamarlo italiano, francese, spagnolo, romeno, portoghese, sardo, ladino?** Mi spiace tanto per la Lega, ma gli Etruschi e gli Insubri e i Piceni e i Leponzii e i Veneti e  i Boii e i Cenomani e  i Marsi e i Peligni e i Sanniti non esistono più in quanto popoli. Li hanno cancellati le legioni e le colonie romane, molto tempo prima che Cristo camminasse su questa Terra.

Ma non solo in Palestina, ai tempi di Roma, vivevano Ebrei. Non tutti loro erano ritornati da Babilonia, e molti erano andati a vivere nelle grandi metropoli ellenistiche o nelle guarnigioni dove avevano servito, sul Nilo, i re macedoni dell'Egitto. E infine, verso Ovest, si erano stabiliti nelle grandi città del sempre più importante mondo mediterraneo occidentale, come Roma e Cartagine.

Nella capitale dell'Italia, dove la crocefissione se non il crocefisso era già una tradizione, esisteva una comunità ebraica da qualche tempo prima che Sant'Anna, la madre dell'Immacolata Vergine Maria Madre di Gesù, venisse al mondo in Palestina.

Sono più italiani del Vaticano, se giochiamo a chi è più antico. Sono più antichi della lingua italiana e di tutte le forme letterarie di latino moderno usate nella Penisola. E quando una forma particolare ed eretica di giudaismo, fondata da Paolo di Tarso e da Simon Pietro attorno al Messaggio di Gesù di Nazareth, si diffuse tra gli abitanti dell'Italia e infine adottata dall'Impero Romano come religione ufficiale, dopo lunghe persecuzioni in cui molti credenti furono crocefissi o altrimenti suppliziati, la comunità ed il popolo ebraico erano già una presenza, in Italia, che si può certamente chiamare "tradizionale".

Quell'eresia giudaica che noi chiamiamo "cristianesimo", e che ben presto è diventata qualcosa d'altro dall'ebraismo estendendo il suo messaggio a chi ebreo non era, e facendo Trino il Dio Geloso degli Ebrei, era per i Romani una pericolosa novità. Superstitio prava et immodica. Una fede straniera, orientale, minacciosa ed incomprensibile, che non rispettava i mores e travolgeva le tradizioni.

Adorare un Dio crocefisso? Scandalo era, e del resto, scandaloso era il Vangelo che quell'Uomo portava, per cui quello Straniero era morto di croce.

Scandalosa era la sua fine, il marchio dell'infamia, perfino per i primi tra i suoi fedeli. Ci vollero secoli prima che si osasse, nell'Europa occidentale, rappresentare il Crocefisso, il Cristo suppliziato e sofferente. I primi cristiani preferirono il Pesce, o più tardi la Croce, sì, ma vuota. Se il Cristo era raffigurato, lo era come Re e come Giudice, Signore di Tutte le Cose, Pantokrator. In alcune confessioni cristiane non cattoliche, anche oggi, non si rappresenta il Cristo sofferente.

 

* Donna in questo caso mantiene il significato del latino antico domina da cui deriva, anche se Dante forse gioca sui due sensi della parola nel volgare toscano.

** In fondo, quando diciamo "arabo" o "cinese" ci troviamo in una situazione non troppo diversa.

domenica, ottobre 25, 2009
Questo post è dedicato all' amica, più che amica,



collega di
mind restlesness, Restodelmondo.

 

Anche lei toccata dal fuoco.

Poche cose sono certe, ora, nella mia vita. Ma una è di un' evidenza a tutta prova: Michael Muhammad Knight mi ha  accettata come amica su FB!!! Ok, magari avrà un agente che gli cura la pagina personale. Magari è un qualche burlone che, impassibilmente, usa il suo nome e il suo volto per attirare centinaia di lettori ammirati, ma, dalla precisione e la semplicità con la quale  descrive i suoi spostamenti e per una certa "artigianalità" delle foto, mi sembra proprio che non possa essere che lui, l' americano tornato all' Islam che ha fatto conoscere alla nostra generazione la bellezza, l' innocenza e la santa radicalità del Taqwacore.

E apre un discorso più ampio sull' amicizia. 

Su FB, l' accettazione delle richieste di amicizia sarà anche solo virtuale, forse un mero fatto di buona educazione,  ma, per chi capisce lo spirito del Social Network, consente di avvicinare e di aggregare persone con interessi, conoscenze, passioni simili che difficilmente, nella viscosità di un forum, potrebbero conoscersi bene e dialogare.

Io quando ho letto Islampunk (brutto titolo: cosa c'entri Giovanni Findus dei bei tempi andati con l' ingegnere pakistano di Syracuse, mi sfugge) conoscevo  Falecius solo dal suo blog o da poche conversazioni.

Cresciuta nella diffidenza, lo credevo un professore trentacinquenne, alto, veneziano e leggermente femmineo che si fingesse ventitreenne (si era all' inizio del 2007) per "cuccare" le ragazzine.

E invece...

Ero in un periodo molto difficile: forse, la depressione indottami dal mio ameno contesto familiare, si stava trasformando in rabbia. L' Eutirox dato per errore o un SSRI, la venlafaxina, stavano slatentizzando l' ipomania.

Però, sono stati mesi produttivi. Ho letto qualcosa come un centinaio di libri all' anno,  ho scritto una tesi, ho conosciuto persone, mi sono innamorata.

Mai veramente il tempo è sprecato: Marta ha ragione sul compensare, sul recuperare, sul tirare avanti. Seneca non capiva niente.

Soprattutto, il fuoco che ti tocca, ti avvicina a Dio. Ho ricominciato a trovare non pace, che in questo mondo non è data, ma senso, ordine, significato, scansione al mio pensiero e al mio sentire, nella religione.

No, non ho fatto il grande salto (anche Michael M. Knight nasce cattolico) ; e non è probabile che lo faccia, almeno a breve: anche se questo papa è stato messo lì, dallo Spirito Santo, naturalmente propenso agli scherzi da prete, per testare la fede di noi dissidenti.

Ho letto Illich, Ellul, le prediche di Romero, gli Esercizi di Sant' Ignazio, i mistici carmelitani, su su verso i padri della Chiesa. E, naturalmente, mi sono voluta rendere la vita facile, percorrendoli against the grain, come un percorso di liberazione interiore, dal dogma, dal transeunte, dalla temporalità.

Scontrandomi ogni giorno con la solitudine, il silenzio di Dio e il significato del soffrire. E no, Dio non grava le persone di carichi superiori alle loro forze.

Vorrei capire in quanti, a Messa, quando dicono le parole "sia fatta la Tua volontà", si rendono conto dell' impegno terribile che si stanno prendendo.

Sono scoraggiata dal vedere come la pratica cattolica si stia trasformando, in Italia, specie per i fedeli colti, in un affare di clientele devozionali: a Parma alle cinque del pomeriggio di ogni sabato in San Giovanni si dice messa per i tridentini, anche prima del placet ratzingeriano alle funzioni. Spirava aria di catacomba fino al 7 luglio 2007; ora sono fieri della loro albagìa di happy few e ti fulminano con uno sguardo se disturbi il loro suggestivo salmodiare in latino pseudo-umanistico.

In Santa Cristina celebra Don Luciano; le stesse sfaccendate humanitarians che spendono centinaia di euri al Ceres per mangiare biologgico&naturale  le si ritrova in deliquio mondano-terzomondista ogni domenica, verso le undici. Per partecipare a qualcosa di autentico e sentito, consiglio di andare alla celebrazione delle 12 e 30, quella animata dalla comunità africana, che sia le signore di cui sopra, sia il furbo Camillo Langone, ignorano comprensibilmente.

Dei Gesuiti, del loro disincanto, della loro cruda disciplina, ho già parlato altrove. Noto che fidelizzano gli adulti (anziani) più che i giovani. Noi, pochi, che facciamo gli Esercizi, siamo ai margini delle clientele devozionali neo-settecentesche viste in quest' ultimo decennio.

Ho sempre pensato che molti interrogativi , quali  osservanza religiosa  vs. obbedienza al potere politico, femminismo di una credente  vs. mercificazione desacralizzata del corpo della donna,  severità della condotta personale vs. moralismo istituzionalizzato, virtù privatissime vs. pubblico lassismo, attraversassero le tre religioni del libro, e fossero un portato, interessante, da affrontare all' icy fire di una fede autentica, temperata da tanta, tanta ironia. Date un' occhiata all' ultimo post di Miguel Martinez  e soprattutto ai commenti dei suoi splendidi lettori e ve ne renderete conto.

Secondo me, da lì può ripartire il dialogo tra diverse fedi. Da noi dissidenti. Perché, ormai, l'universo religioso, politico, è parcellizzato, dispeso in mille rivoli; ognuno si cerca i propri contatti: nessuno scandalo se i Cavalieri dell' Ordine Costantiniano di retaggio sanfedista e borbonico  ricevono un' onorificenza da Bashar al - Assad.

Se un discendente del Cardinale Ruffo stringe la mano a un eminente membro del Ba' th per impegnarsi nell’appoggiare l’importante compito del dialogo interecumenico ed interreligioso tra la Siria e l’Europa, non è strano che un islamologo, cattolico, anarchico e festaiolo e la di lui ragazza stringano amicizia con il teorico del Taqwacore...

lunedì, settembre 07, 2009
Sembra essere una notte perfetta, questa. Il caldo dei giorni scorsi è cessato e Radio 3, d' infilata, sta trasmettendo le migliori registrazioni della Petite Bande di Sigiswald Kuijken: Bach, Rameau, Haydn.

Ho appena finito di leggere Dissipatio H.G. di Morselli. Noto con piacere di non essere stata la sola ad ipotizzare una trasposizione filmica. Guido Schittone immaginava, tanti anni fa,  una sua direzione affidata a Michelangelo "da Ferrara" Antonioni. Devo dire che no, non sono poi così d' accordo. Per trasporre sullo schermo, in quegli anni Settanta l' opera postrema di Guido Morselli, ci sarebbe voluto, secondo me, un regista attento a quella che Morselli definisce la "vischiosità delle cose": vischiosità affettiva, si intende. Un quadernino appena iniziato, un vinile con una sonata di Albinoni, il vassoio della colazione preparato, con ruvida amorevolezza, dai propri pastori di malga assunti ai cieli (o volatilizzatisi), in una notte di fine primavera.

Ci sarebbe voluto un regista come il Bolognini del bellissimo La prima notte di quiete.

Morselli è però ironico, quasi sorridente nel descrivere la serena disperazione dell' ultimo superstite dell' umanità. Fa coincidere la scomparsa in toto della popolazione mondiale con il suicidio rinviato del protagonista, suggellato da una micidiale craniata contro l'imbocco del pozzo-caverna dove aveva deciso di annegarsi. Morselli è uno scrittore della catastrofe, come giustamente lo rubrica Francesco Muzzioli : contempla la propria condizione irreversibile dal fondo dell' apocalisse, ma non è mai cupo. In quest' opera, si permette anche giochi di parole, espliciti o taciuti H.G. come humani generis, certo, ma anche come Hausgericht, la città dalle 25000 abitazioni e dalle 7000 filiali bancarie dissoltasi nel corpo dei suoi satolli in una notte. Oppure come H.G. (Wells) . Me lo faceva notare Falecius. Il tempo si è fermato. Morselli fa considerazioni, a mio avviso, assolutamente esatte sull' ego in liquidazione di chi è destinato alla solitudine:

Prendo alle pp. 143 e 144 dell' edizione Adelphi, del 1977:




"E dunque, perché ex-uomo, adesso,  dal 2 giugno in qua?

C'è l' interpretazione ovvia, del tipo: esigenza vitale del contesto sociale, delle trame interpersonali, e conseguenze della loro scomparsa. -Erano i verbalismi-gelatina del sociologismo, e li scarto subito, per tastare un' interpretazione diversa: l' uomo sarebbe cessato come, e quando, è cessato il tempo.

Si suppone che, abolito il tempo, l' uomo perda la sua consistenza. E' un supposto che sa di 'philosophaillerie', però non lo respingo a priori, non è una banalità. Ma intanto, per quale ragione il tempo è abolito e s' inaugura un anno-zero destinato a restare sempre zero? E' un' impressione che io ho avuta, a volte, dopo il 2 giugno, ma il fenomeno resta da spiegare. Se il tempo è forma del senso interno, finché c'è un 'senso interno' , ossia un individuo cosciente, ci dovrebbe essere anche il tempo.

Una spiegazione poetico-teologica la tenta Dostoevskij (sic) nei Demoni. La mette in bocca  ad un suo personaggio, certo Kirilov, se ricordo bene; che dice 'Quando l' umanità sarà arrivata alla felicità vera, non esisterà più il tempo. Il tempo infatti sarà superfluo' . I cari estinti, sono arrivati alla felicità vera?Se lo meriterebbero, poveretti. "




Significativo, che in un universo divenuto improvvisamente ostile , dove i confini si annullano e l' essere senziente è confuso e abbacinato, come nel mondo gelido del ciclo lessinghiano di Canopus, o nel buio, lento mondo coperto di neve dell' Ecumene della Le Guin, anche il genere dell' individuo diventi labile. Gli sfortunati personaggi di Un luogo senza tempo perdono, via via, i loro caratteri sessuali: i seni rientrano nel corpo, li genitali si rattrappiscono fino a sparire nei ventri, e braccia rinsecchiscono come quelle di un impubere o, che poi è lo stesso, di un morto, incapace di generare e di perpetuare l' esistenza dei suoi discendenti e la propria, le barbe si coprono di fiori di ghiaccio. Gli abitanti del pianeta della Mano sinistra delle tenebre, invece, entrano in kemmer (estro sessuale ermafrodita) con puntualità. Ma il tempo, anche se tremendamente rallentato, su Gethen, esiste ancora: Lady Ursula si premura di darci, alla fine del romanzo, delle tabelle di conversione tra tempo getheniano e tempo terrestre; le gonadi getheniane sono perfettamente regolate sui tempi planetari, sensibilissime ad ogni variazione di luce o temperatura. Cosa che non avviene per i morituri di Canopus: si trovano a fronteggiare un' emergenza; i getheniani, invece, è da tanto che vivono così. Da quando una genìa opportunamente modificati di umani cominciò a popolare l' Ecumene e le sue colonie più fredde, come Gethen, appunto.

L' anonimo superstite di Dissipatio, non sente più obblighi verso sé stesso, perché non ci sono gli altri a cui si deve decenza, rispetto, disponibilità al dialogo e agli obblighi del viere civile. Quegli altri in cui ci si specchia. Indossa dessous femminili con la massima naturalezza, perché ben si adattano alla sua pinguedine. Non conosce altre necessità che quelle legate alla mera sopravvivenza. Mangiare, bere, espletare le proprie funzioni corporali. Eros e thanatos vinti per sempre: non ha pulsioni sessuali, perché il naturale oggetto del desiderio (la donna: il protagonista, nonostante il suo grottesco travestimento, che adatta solo per star comodo, era eterosessuale) scompare assieme all' altra metà del cielo. Non si vuole più suicidare, né tantomeno morire di cause naturali perché:



"...il suicidio richiede un destinatario o dei destinatari. Qualcuno che noi decidiamo di punire, o viceversa di ammaestrare (vedi: Bruto). Non avendo destinatari, non posso più uccidermi, come non posso più spedire telegrammi."




e



"La mia non è un' esistenza larvale. Non sono uno spettro che beve cognac Dos Hermanos o un cadavere che fuma tabacco Capstan (Navy Cut) in una pipa, ma non sono più me stesso, neppure quel poco che ero. Sopravvivo grazie a non si sa quale artificio. In una campana pneumatica, o sotto una tenda a ossigeno.  Privato della mia identità, e per colmo di stranezza, capace di ricordarmela."



Dissipatio
, dove il protagonista vive in perenne attesa di un' apocalisse mancata, differita sine die, è una distopia, e, a mio parere, tra le più belle. Le utopie, per sussistere, hanno sempre bisogno, se non di una palingenesi, di un progetto di vita alternativo, di un' ipotesi di società differente, anche se in nuce spaventevole o coercitiva.

Qui avviene esattamente il contrario:



"In altri tempi, prevedevo a breve scadenza una solidarietà necessaria fra gli uomini di ogni razza e residenza (la chiamavo 'socialidarietà', socio-solidarietà, remota dall' umanitarismo e dalla charitas), che il restringersi dello spazio avrebbe imposto al Pianeta dell' Economia, mettendo fine al vuoto sermoneggiare di amore e di pace su basi mistiche e giuridiche. Questo, molti anni fa, e sonostato debitamente deluso. Del resto, nessuna socialidarietà sarebbe bastata a farmi accettare Crisopoli. E dunque perché mai l' accetto ora. Un caso di 'self-coercion', ignara o quantomeno immotivata? Che si ridurrebbe a sottospecie dell' atto gratuito. Un' inconsulta deriva della barchetta di carta, venuta a Crisopoli per affondarvi."




Poi  la liturgia dell' opera. Non so se Morselli fosse personalmente credente, ma il suo superstite sembrerebbe esserlo: fa considerazioni teologiche puntuali e colte, cita Agostino, Salviano, San Tommaso. Si indigna per la densità di banche poste ad insidiare e ad invadere lo spazio del sacro, come mercanti nel tempio, nota la stridente contraddizione tra la permanenza del sacro, svuotato della sua connotazione di ecclesia pauperum e ridotto a mera testimonianza architettonica, a guscio vuoto, e l' immarcescibilità della risorsa aurea, del denaro contante che persino in absentia trabocca da banche deserte e caveaux.

Nonostante il superstite fosse, credo, toccato, dall' ingombrante dubbio della fede, dal disperante dono che costituisce, e forse proprio per questo, si balocca con la morte, intessendo una sorta di mutuale autoerotismo coi suoi strumenti:




La soluzione finale, liscia e pulita, facile, l’avevo a portata di mano. Sono andato a prenderla, la mia ragazza dall’occhio nero, mi sono ridisteso sul letto con lei. Ho premuto la bocca sulla sua, a lungo. L’ho sollecitata col dito, una prima volta. Non abbastanza a fondo. E una seconda volta, sempre con la bocca sulla sua. Non la terza, perché d’un tratto l’ombra mi ha avvolto. E la quiete”.


Più avanti: “Quella notte (mi dico), tornando dalla grotta del Sifone; la ragazza dall’occhio nero, la browning 7 e 65, l’avevo vicina, quando mi sono coricato. E so che poi ho premuto il grilletto. È un’arma che non s’incanta.

         L’ho puntata bene?


         Me la sono puntata alla bocca. E la mattina c’era una chiazza di sangue,  sul cuscino.

         Ma i morti non vedono se stessi, il loro stesso sangue che hanno versato.


         Chi lo garantisce, che i morti non si vedano?"


Morselli , al contrario , non aveva tempo da perdere coi titillamenti alla ragazza dall' occhio nero.

Un secco comunicato alla questura:  non ho rancori. E poi il buio.

Ma già aveva avvertito, una quindicina di anni prima:

"
Tutto è inutile. Ho lavorato senza mai un risultato; ho oziato, la mia vita si è svolta nella identica maniera. Ho pregato, non ho ottenuto nulla; ho bestemmiato, non ho ottenuto nulla. Sono stato egoista sino a dimenticarmi dell’esistenza degli altri; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho fatto qualche poco di bene, non sono stato compensato; ho fatto del male, non sono stato punito. Tutto è egualmente inutile".


martedì, settembre 01, 2009
E ora ripetere cento, mille, millanta volte la seguente frase:



"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"



.......



(Come exergo, rileggersi questa poesia).
sabato, luglio 11, 2009
Giochino estivo da Settimana Enigmistica: trovate le dieci piccole differenze tra questa foto e questa .

Troppo difficile? Colpa della assuefazione alle icone. Abbiamo bisogno di commuoverci più che di capire. Di offrire la nostra adesione emotiva e non mediata all' evento, che è vero solo perché è rappresentato.

Almeno, così la pensano i media.

E non importa se la cognizione degli scontri seguiti alle elezioni iraniane si confonde in un continuum iper-asiatico, indistinto e un po'  fiabesco, con la protesta degli Uyghur.

Ürümqi  è la periferia immediata di Teheran, e Ahmadinejad l' emanazione dell' Unico Grande Satana antioccidentale guidato dalla Cina.

Ma per la coscienza del lettore di quotidiani occidentale, supposto idiota, la foto di una donna che sfida l' Autorità Repressiva , armata solo del proprio dito proteso, è liberatoria come la strombazzata che, nel sonoro dei vecchi film western annunciava l' arrivano i nostri e l' immancabile vittoria dei buoni.

Catarticoooh
.


Anche se il dito proteso è un fotomontaggio. Anche se tutte queste immagini saranno consegnate all' inevitabile obsolescenza nel giro di qualche giorno, e sostituite con altre, perfettamente intercambiabili, e adattabili all' infinito al cliché Davide/Golia, alla dinamica "oppresso che sfida eroicamente l' oppressore".



P.S. Non potrò scrivere su questo blog per una quindicina di giorni. E' già successo un' altra volta, esattamente undici mesi fa.

Spero che adesso questo avvenga per motivi più lievi di un ricovero in O. P.


Ciao e a presto, cari lettori.



Roberta.
martedì, maggio 26, 2009
Ho appena saputo che questa putrida nazione di ignoranti e presuntuosi imbecilli conserva sul proprio territorio sovrano almeno una statua di Fiorenzo Bava Beccaris.
Ripeto. In Italia, nel 2009, esiste una statua intitolata a Fiorenzo Bava Beccaris.

Si tratta di uno stato di cose che non mi permetterebbe di continuare ad esserne cittadino senza avere conati di vomito, solo che il solo pensiero della trafila burocratica necessaria a rinunciare alla cittadinanza me ne provoca di peggiori.
Sebbene il Vittoriano mi avesse già spinto molto vicino al limite della sopportazione, questa cosa grida semplicemente vendetta.

LA STATUA DI BAVA BECCARIS DEVE ESSERE ABBATTUTA IN UN TRIPUDIO DI FOLLA, SUBITO.

Le persone che hanno voluto quella statua sono probabilmente morte, quindi eviterò commenti astiosi sulle loro madri e mi limiterò a non far dire messe a suffragio. Quanto a Bava Beccaris stesso, immagino che in Purgatorio avrà molto, molto tempo per riflettere sulla sua schifosissima vita terrena da pezzo di merda, e che da quella superiore posizione gradirebbe quantomeno non vedersi onorato per i suoi delitti.
Ma il fatto che quella statua esista ancora mi risulta del tutto incomprensibile.
Cannoneggiare folle inermi di persone affamate uccidendone varie decine, nel proprio paese, in tempo di pace, non credo possa essere considerato accettabile da nessuno, oggi. Se la borghesia del tempo lo riteneva un prezzo onesto da pagare per i propri privilegi, ed erigeva con le proprie tasse statue a chi lo faceva, vuol dire solo che i comunisti e gli anarchici del tempo avevano ragione, ed i cosiddetti "liberali" avevano torto marcio, ed erano anche ipocriti. E dato che l'altroieri era il Ventiquattro Maggio, ed il Piave mormorava calmo e placido e quella stupenda borghesia liberale portò l'Italia e l'Europa e gran parte del resto del mondo dentro allo spaventoso massacro che è la Grande Guerra, sappiamo con certezza che è così.
Che nella storia di quel periodo esistevano una ragione ed un torto, un giusto ed uno sbagliato, un oppressore ed un oppresso. E non esiste nessun ragionevole dubbio che Fiorenzo Bava Beccaris stesse, con tutte le sue forze, dalla parte sbagliata, avesse torto marcio e fosse un oppressore.
Ma abbiamo superato quel tempo buio e adesso dovremmo avere, se Silvio ce la lascia per un po', una Costituzione relativamente avanzata che garantisce le libertà fondamentali dell'individuo e non permette di sparare su folle inermi. Per cui, mentre pretendiamo di sapere cosa è successo a Genova nel 2001, come e perché, esigiamo anche che il nostro esercito tenga alto il suo onore, a cui gli eserciti notoriamente tengono, concedendo a Bava Beccaris l'equivalente alla memoria dello strappare le mostrine, radiarlo dai ranghi, e coprirlo di disonore.
Esigiamo che le onoreficenze militari a lui concesse siano ritirate postume e possibilmente annullate, dalla cazzo di Sacra Rota se necessario.

Va ribadito che un generale di un qualsiasi esercito che ordina alle truppe di sparare su una folla inerme di concittadini affamati si sta comportando da nemico del proprio paese e per quanto mi riguarda è un esercito occupante contro il quale la resistenza armata è legittima. Infatti intitoliamo vie a Gaetano Bresci, l'eroe che uccise il tiranno. Re Umberto I di Savoia era un fottuto tiranno.
Solo i tiranni danno onoreficenze ai generali che sparano sulle folle affamate.
Uccidere i tiranni è lecito perfino per la dottrina cattolica, tra l'altro.

LA STATUA DI BAVA BECCARIS DEVE ESSERE ABBATTUTA IN UN TRIPUDIO DI FOLLA, SUBITO.

Cioè, noi stiamo qui a discutere se sia il caso di intitolare una scuola a Pisacane o a Makiguchi, o cosa cazzo ci facesse il primo ministro della repubblica al compleanno di un'adolescente cretina (no, non voglio saperlo; non esiste comunque una ragione plausibile) e nel frattempo ci sono statue di macellai assassini in piedi nelle nostre città, e le maestre nella scuola, comunque chiamata, pare sostengano che uno diviso zero fa uno*.

Per quanto riguarda la insignificante questione del nome futuro della Pisacane, ripeto ancora una volta che il problema, banalmente, non esiste; trattasi di madornale cazzata a tutti i livelli. Questo non significa dire che la scuola debba essere intitolata a Makiguchi, in quanto il nome Pisacane non ha mai dato fastidio a nessuno. Però se anche venissa chiamata Makiguchi non cambierebbe un beneamatissimo stracazzo di niente, a parte la scritta sopra al portone; poi noto che cambiare questa costa, in misura minimale, tempo e denaro che potrebbero secondo me essere spesi per cose più costruttive per la memoria storica di questo posto, tipo contribuire ad
ABBATTERE LA FOTTUTA STATUA DI BAVA BECCARIS IN UN TRIPUDIO DI FOLLA, SUBITO.

A differenza del pezzo di merda di Bava Beccaris, infatti, sia Pisacane che Makiguchi sono dei modelli educativi che potrei senza vergogna vedere proposti ai miei eventuali figli. Entrambi hanno resistito con coraggio ad un ordine ingiusto ed oppressivo e si sono impegnati con forza per realizzare un mondo migliore, anche se su metodi e risultati si potrebbe discutere.
Devo dire che non ho sentito parlare in termini molto lusinghieri della Soka Gakkai, il gruppo buddhista fondato da Makiguchi. Ma non la conosco quasi per niente e quindi non approfondisco la faccenda. Nessuna delle critiche comunque mi risulta riguardare la figura di Makiguchi. Del resto la spedizione di Sapri fu un imbrazzante fallimento.
Naturalmente se il consiglio avesse proposto di intitolare la scuola a Bava Beccaris, probabilmente le avrei dato fuoco, col consiglio d'istituto dentro. 
Ma mentre noi discutiamo di queste irrilevanti cazzate, dentro quelle scuole, comunque chiamate, rischia di crescere una generazione di bambini che pensano che 1 diviso 0 faccia 1. O che, peggio ancora, considererà Bava Beccaris come uno a cui è stata eretta una cazzo di statua.
 


*No. Non fa uno. Non esiste un numero che moltiplicato per zero dia uno.
Tuttavia, da quel che ho capito è possibile che quell'operazione abbia come risultato infinito in alcune situazione che comunque non riguardano problemi da scuola elementare.

 



 
sabato, maggio 23, 2009
Fosse stato per il povero Carlo Pisacane (qui qualche stralcio delle sue opinioni, in un post che condivido) questa gente probabilmente sarebbe stata fucilata dopo processo sommario.
Sottolineo le parole della 'preside' (che da qualche anno si chiama 'dirigente', ma sorvoliamo):
"
scelte decise democraticamente dagli organi collegiali del nostro istituto" in riferimento alla proposta di cambiare nome. Organi collegiali in cui, come è noto, i genitori godono di rappresentanza. Dal Corriere*, infatti, emergeva che "i genitori"** non fossero d'accordo con una decisione  unanime del Consiglio e si fossero quindi lamentati; insieme a Galli della Loggia, che contestava lo stesso diritto del Consiglio d'Istituto democraticamente eletto di esprimere la sua opinione sul nome della scuola. La domanda che sorge è: dove cazzo eravate, o comunque dov'erano i vostri rappresentanti in Consiglio, quando la decisione veniva presa? Perché non si sono lamentati allora?
Questo tende a confermare la mia radicata opinione, per cui, in generale, un genitore fa parte del problema e non della soluzione, a prescindere dal problema.
Opinione che Makiguchi non condivideva, per inciso.

Tra l'altro, trovate così impronunciabile quel nome? Ma-ki-gu-chi. Dai, è facile, a parte che il ch si legge c dolce come in chip e non c dura come in chilo. Ma ce la potete fare, ormai questa cosa della ch fa parte della nostra cultura ortografica. La fonologia del giapponese è molto simile a quella dell'italiano.
E comunque si può sempre scrivere Machiguci, (pronunciato uguale) secondo le regole dell'ortografia italiana tradizionale, gli ideogrammi del nome giapponese non s'offendono mica.

* Sorvolo sulla 'italianità' del titolo. "Zì, bwana, noi multietnici". Un buon vecchio predicato nominale pareva brutto?
**
quelli italiani, cioè il 10%, par di capire, dei genitori totali della  scuola; ma ai genitori degli alunni stranieri non è chiaro se qualcuno abbia chiesto qualcosa.

venerdì, aprile 24, 2009

Oggi ne ho imparata una nuova. Prerogativa di certi livorosi imbecilli in camicia verde è la vendetta trasversale. Non possono colpire direttamente gli esercizi commerciali gestiti da negri, cinesi, islamici & terroni perché la nostra Costituzione, in più di un articolo, lo considera un atto, ehm, appena appena discriminatorio. E poi perché costa troppa fatica cambiarla. Interminabili sedute parlamentari. Minacce di referendum.  Commissioni saltate. Assenza di cultura specifica nelle proprie fila.


Quindi, da uomini pragmatici, non si perdono d’ animo. Aggirano l’ ostacolo inventandosi leggi e leggine a livello locale che rendono, nei fatti, la vita molto difficile agli esercenti non-padani D.O.C.G.Salvo poi scoprire che il barista di Brugherio, che ha installato i suoi festosissimi dehors in barba ad ogni piano regolatore, non li voterà più.Ma poi: il divieto di installazione di strutture provvisorie, si applicherà anche ai candidi gazebo leghisti, dispensanti cibo e bevande nelle sagre di paese?

Nel privato, le cose non cambiano più di tanto. Si delira nei blog degli amici di chi non li degna più di tanto –giustamente- di attenzione.
Colgo l’ occasione per ricordare ai pensionati leghisti di Soho l’ importante presenza dei circoli ricreativi per anziani, delle sale bingo, e di altre istituzioni dedicate agli annoiati della terza età nella capitale britannica.
mercoledì, marzo 25, 2009
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch'è sí cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.


(Dante, Commedia, Purgatorio, Canto I, 70-72)
sabato, marzo 21, 2009
Oggi sono stato ad un matrimonio. Tutto molto bello (a parte il fatto che sono arrivato tardi, ma quella è colpa mia), io sono contento e gli sposi (due miei amici che conosco da anni) molto di più.

Però ho riflettuto sul vestito relativamente elegante che ho dovuto mettermi, e ho capito che viviamo in una società in cui "elegante" tende a corrispondere a "poco funzionale". E se non siete d'accordo, ditemi a che cosa serve una cravatta (che io non portavo). Ho ragionato in astratto sulle implicazioni di questo modo di fare le cose e ho deciso che, per quanti compromessi possa poi concretamente fare per rispetto a delle persone care (ma solo perché io scelgo di farlo. Non è dovuto) questo modo NON mi piace
Ho deciso che è intrinsecamente sbagliato accettare  una convenzione sociale
che imponga un abbigliamento deliberatamente scomodo.
"Elegante" è una parola che non ha nessun significato e se lo avesse comunque questo legittimerebbe una scomodità pratica in nome di una ipotetica "eleganza".

Non sto dicendo che la forma non sia importante. In molti casi, forma e sostanza sono intimamente associate.

Sto però dicendo che una società che costruisce un sistema di giudizi in base all'abbigliamento delle persone, ed in particolare definisce un abbigliamento socialmente appropriato in funzione della sua inadeguatezza a qualsiasi uso pratico, è una società moralmente meritevole di essere distrutta dalla fondamenta e consegnata all'oblio.

P.S. ora scappo, mi rimetto la giacca "elegante" e vado alla cena del matrimonio. Ciao ciao.



sabato, marzo 21, 2009

Sapevate che esite una band di Sumerian Metal? Io no.

Si chiamano
Melechesh, a mio avviso uno splendido nomeמלך(melech, re) e אש (esh, fuoco) e sono un armeno, un siriano, un olandese.

Avevano base a Gerusalemme, ma qualcuno deve aver considerato i contenuti delle loro canzoni offensivi e/o blasfemi; ora si sono ri-formati in Olanda, dopo l' uscita dal gruppo del batterista ucraino.

Devo ancora decidere se sono dei fantageni o soltanto dei cialtroni sesquipedali, che fanno dell' esotismo del riff e del ricorso a strumenti tradizionali come il buzuq un facile richiamo per chiunque voglia una sonorità "strana-a-tutti-i-costi" . O se il riferimento cvlto dei testi, che si richiamano alla storia e alla mitologia mediorientale, non sia solo fuffa spocchiosa delle peggiori.



Per ora non mi dispiacciono affatto. Torno ad ascoltarmi l' ultimo concept-album dei MastodonCrack in the Skye, dedicato alla Russia zarista. Ma anche alla congettura di protezione cronologica di Hawking e ai viaggi astrali, resi possibili anche dalla pratica di meditazione, diffusa specialmente nelle chiese orientali, dell' esicasmo. Non so se Rasputin nelle sue fumide millanterie, vi ricorresse (o fingesse di ricorrervi): da quel che ne ho capito, . Questo album, per originalità di temi e ricercatezza del sound, ne sono quasi certa, non è fuffa. Ne attendo con ansia una recensione da Niccolò.

domenica, marzo 15, 2009
Ma io ci rinuncerei anche, a quella italiana.

Grazie (ancora) a Restodelmondo, che diversamente dal sottoscritto (pigro) è attentissima alla distruzione dei diritti elementari e delle libertà civili che si sta insinuando in questo paese con la scusa della sicurezza (e proprio mentre, da parte del governo in carica, si rivaluta molto del fascismo, tranne le vituperate leggi razziali), scopro che i figli di clandestini non potranno essere registrati in questo paese. Saranno quindi, apolidi.
Ora, proprio in Italia, un scrittore che poi sarebbe stato membro del partito fascista, ha descritto quello che succede, in uno Stato nazionale moderno, ad non essere "registrati". Senza un certificato, non esisti. E infatti questo paese possiede una legislazione che contempla (o contemplava; non sono sempre al passo con le riforme della pubblica amministrazione) il certificato di esistenza in vita.
Ora, se questo stato di cose mi sembra sufficiente per affermare chiaramente che un sistema archista non è moralmente tollerabile,  è anche vero in questo sistema siamo e viviamo, noi tutti ed in particolare anche i "clandestini", che sono tali solo perché gli archisti li definiscono come tali dopo aver costituito i loro ridicoli stati nazionali della minchia.
Posto che non è è possibile distruggere l'archìa, pretendo che sia la più lieve oppressione possibile, e in un sistema archista, nome e cittadinanza sono necessità socialmente costruite. La società non ha il diritto di privare qualcuno di quello che essa stessa impone come necessario ad una esistenza 'possibile'.
Le uniche società che privano deliberatamente gli esseri umani del nome, della cittadinanza e dell'identità personale (o più esattamente del loro riconoscimento) sono state, finora, i totalitarismi.
Nel totalitarismo, l'identità burocraticamente definita è tutto, e il potere di toglierla o concederla è arbitrario ed assoluto, da parte del Partito-Stato.
E' per questo che nome e cittadinanza sono stati considerati tra i diritti umani nella Dichiarazione Universale* (sulla cui universalità si può discutere, ma vabbé).
Sebbene le archìe nazionali moderne pretendessero un potere di definizione ed attribuzione dell'identità personale che io considero pazzesco, non hanno mai, a mia conoscenza, preteso di poter negare l'esistenza di una persona con mezzi burocratici. (Hanno a volte preteso di annientare questa persona con metodi carcerari, psichiatrici, o di forza bruta, ma è un altro discorso).
Bene, questo cazzo di governo lo fa.
Credo sia davvero il caso di reagire.


* Articolo 6 : Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7: Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. [...]

Articolo 14: Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. [...]

Articolo 15: Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.



venerdì, marzo 06, 2009
Da p. 196:



Gli specialisti della morte, di Richard Rhodes. Questo, in particolare, era una miniera di informazioni utili. Quello che per l'autore dovena essere un momento, un modo per rendere impossibile il riverificarsi degli orrori del passato, divenne un vademecum per nuovi massacri. Leggendo come si fa a trasformare un poliziotto, o un avvocato, in un assassino di massa, imparammo a farlo di nuovo, aggirando la fatica di inventarci metodi e tecniche.



E' sconcertante che Avoledo, in questi lacerti fittivamente attribuiti allo Scapolo,  pretenda di definire con assoluta precisione le intenzioni di Rhodes, e ancor di più che gli attribuisca la pretesa presuntuosa di rendere IMPOSSIBILE il riverificarsi dell' Olocausto. Il libro di Rhodes ha i pregi e i difetti tipici di un libro a metà tra la divulgazione erudita e l' inchiesta giornalistica: acribia documentaria e descrittiva unita ad un uso disinvolto e a volte incontrollato delle fonti e a teorizzazioni apodittiche. Ma ancora si attiene, senza forzarla in chiave maleassoluto sbrocsbroc, alla  frase di Primo Levi, nell' introduzione di una edizione scolastica di Se questo è un uomo: Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.



Come scritto abbastanza acutamente in quest' articolo, il libro di Rhodes non porta nessun contributo reale alla comprensione dell' Olocausto. Semmai, credo, ad una sua parzialissima interpretazione e ad una sua conoscenza che non varca gli ambiti, vagamente affascinati dal morboso e dal perverso, della divulgazione.


Mi soffermo in particolare su un passaggio dell' articolo:



But Rhodes fails to make the case that would support that conclusion. The behaviors and personal histories of Nazis that he cites, whether of Himmler or the Einsatzgruppen officers, though sometimes compatible with one or another part of Athens's theory, aren't enough to lead us to the conclusion that the theory can explain their violence or that of the Nazis in general. Other factors -- like the readiness to obey orders to kill by unquestioned authorities; the diffusion of responsibility for killing; and the anti-Semitic ideology that was widely embraced in German society and that construed Jews as subhuman and mortally dangerous to Germany -- provide explanations for Nazi violence that are more powerful than that of Athens, and quite possibly sufficient. There is no reason to think that a theory like Athens's is needed to explain Nazi violence. Ideology and motivation, combined with psychological mechanisms like rationalization, can be enough.



Adesso non mi soffermo sulla  consueta dimenticanza dal novero dei morti dello sterminio e dal palco della Memoria delle altre minoranze, oltre agli ebrei (ricordo: zingari, omosessuali, ammalati, oppositori politici e testimoni di Geova).  Alla luce di questo paragrafo, però, verrebbe da domandare ad Avoledo quale sia il neonazista così ottuso da ritenere una "miniera di informazioni" un libro in cui manca la descrizione dei presupposti teoretici e storici per l' avvento del regime nazionalsocialista. Rhodes si limita a far coincidere , riuscendovi in parte, un modello di antropologia criminale behavioristico con le storie dei gerarchi del Terzo Reich. Modello , oltretutto, viziato dall' essere desunto da interviste fatte a criminali comuni in condizioni di coercizione penitenziaria ed applicato forzatamente ad un' élite scelta di individui che si consideravano invincibili. E che erano, soprattutto, in piena e devastante libertà d'azione.



Questo libro sembra presupporre, oltre che il male è banale e che i nazisti nuovi non fanno nemmeno lo sforzo di ingegnarsi ad elaborare nuove tecniche di sterminio perché il male è assoluto e sempre uguale sbrocsbroc, che più del senso morale possa fare la paura; che il nazismo, se non fosse rubricato ed identificabile, sotto la chiara, tautologica, definizione di Male Assoluto, sarebbe accettabile, perché non esiste alcun senso morale nel popolo, e che più del senso morale possa fare la paura.

Il sospetto che questo libro possa  attuare  una involontaria apologia del nazismo mi rimane. E mi crea disagio.