giovedì, ottobre 22, 2009
Allora: sto diventando un uomo molto impegnato. Vi assicuro che trovare nuovi modi di non fare un cazzo da mane a sera, a spese di voi contribuenti, come sostiene il ministro Brunetta, è un impegno faticoso che mi avvolge per l'intera giornata. A volte non ci riesco e mi tocca perfino produrre qualcosa... lasciamo stare, vah, che solo a pensarci mi vengono i brividi.
Dunque, in un dei rari di momenti in cui la mia accidia era tragicamente venuta meno e mi ero messo a lavorare (scusate la parola) mi è scappato un articoletto che una rivista accademica ha giudicato meritevole di pubblicazione. Uscirà tra poco più di un mese, e ne sarete informati a mezzo blog e facebook.
Nel frattempo sono molto occupato a traslocare di nuovo (sigh) e a giustificare in qualche maniera il fatto di percepire una borsa di studio pagata dalle vostre tasse.
A parte averla vinta con regolare concorso, intendo.
Il motivo per cui, pur avendo presentato (con successo) la terribile relazione sul mio primo anno di cazzeggio retribuito da un po', non avevo aggiornato il blog, è che la maledizione nera di Nyarlathotep si è abbattuta su entrambi i miei computer per un po'. Ho risolto il problema ieri tramite un esorcismo troppo orrendo perché se ne possa parlare (se volete saperne di più, chiedete del professor von Junzt).
Risultato: apro la casella di posta dopo una decina di giorni e ci trovo qualcosa come centocinquanta email. Inoltre adesso mi trovo con tutti i miei file messi in ordine sparso su dischi diversi e con l'archiviazione di tutto il mio preziosissimo lavoro (scusate ancora) che è andata completamente in vacca, mentre devo sbrigarmi a revisionare l'articolo per la pubblicazione. Non so se ne uscirò vivo, ma vi dico una cosa: beware of Windows Vista.
Adesso sto scrivendo un altro articolo, che come al solito riguarda un argomento di cui non so una beata mazza (ma non credo che possa diventare un problema, visto che voi ne sapete meno di me) e mi sto occupando della grande opera che è poi il lavoro per cui sarei pagato. Ah, e dovrei anche imparare il tedesco.
Dai bassopiani nebbiosi del Nord, passo e chiudo.

mercoledì, ottobre 21, 2009
Interrompo il silenzio-post solo per ricordare ai numerosi appassionati di SF tra il lettori di questo blog, che UKLG compie 80 anni. E che, ravanando un po', ho ritrovato la bellissima intervista da lei rilasciata nel marzo scorso a BBC 4 in previsione del suo rotondo compleanno. Non è la solita, malinconica, coccodrillescha intervista di bilancio e di prossimo congedo di molti grandi a fine carriera. Al contrario: è appena uscito negli  States un suo  libro storico, un qualcosa che potrebbe leggere persino il mio eminentissimo genitore. Ascoltate questo file audio.  Godetevene ogni parola.
martedì, settembre 15, 2009
Aiuto. L'hanno fatto di nuovo. Un disco. Gli Eterea, sì, proprio loro. Esce mercoledì, e non solo.


Mercoledì alle 21* faranno un concerto in streaming online, direttamente a casa vostra!!! GRATIS!!!!



Gli Eterea sono nostri amici, sono bravi e fanno un gran casino, quindi dovrebbero piacervi. Anzi, siamo sicuri che vi piaceranno e che vi metterete a ballare come degli idioti davanti al computer. Siateci.


Volentieri pubblichiamo il loro comunicato, e vi invitiamo a fare lo stesso e diffonderlo sui vostri blogz (basta un copincolla, non fate i pigri):



Di solito hai due alternative: marcire tutta la sera su YouTube oppure andare a vedere un concerto.

Il 16 settembre dalle ore 21, potrai finalmente fare tutte e due le cose insieme: la Post Bong Band suonerà in diretta streaming tutto EPYKS 1.0. Perciò innanzitutto:

1 - spegni il cellulare


2 - manda a cagare l'amante

3 - non uscire perchè tanto l'estate è finita

4 - sganciati da facebook

Subito dopo connettiti su http://www.myspace.com/eterea e potrai inviarci via chat o mail tutto quello che ti passa per la testa.

Sono ben accetti:

- suoni malati che la postbong band suonerà in diretta

- messaggi zeppi di qualsiasi cafonaggine che gli Eterea leggeranno in diretta

- accuse di plagio che la postbong band non leggerà in diretta

- chat che sputtanino il quartetto e che la postbong band metterà in archivio

Ciao a Bologna Violenta ed a quegli stronzi degli Schiele.

Post Bong Bros


P.S. Il sottoscritto (Falecius) sta lavorando come uno schiavo negro in una piantagione di cotone della Carolina del Nord. Come Roseau, difficilmente scriverò molto nei prossimi tempi.

* UPDATE 16/9 ore 22:33 : hanno appena iniziato. Problemi tecnici, dicono.
giovedì, settembre 03, 2009
Avanti, la dico anche io la mia cazzata. Voglio anche io entrare in un dibattito assolutamente surreale, degno di Maria De Filippi o come cazzo si chiama il suo programma. Uomini e donne?

Boh.

Non so se esista realmente un sesso ludico, non so se le donne dopo i trenta siano in scadenza o ci si sentano. Io propenderei più per la seconda ipotesi. Non so nemmeno se esistano uomini talmente affamati di figa da non distinguere una femmina di mammifero da un paracarro (ma penso che non ne esistano).

So per certo, e qui Uriel ha ragione, che molte donne hanno la stessa varietà nella loro immaginazione sessuale di un paramecio.

Ogni volta che ho avuto la malaugurata idea di verbalizzare le mie, di fantasie sessuali, messe in pratica o meno, mi sono vista guardare inorridita dall' amica di turno.

Inutile spiegare: sapete com' è, ho gli arretrati, non ho avuto educazione alcuna e nessuna paura indotta.

No. La strana sono io.

Altra cosa.

Che cazzo vorrà mai dire la frase "puoi aspirare a qualcosa di meglio", che genitori, amici, consigliori vari, si sentono in dovere di dire alla fanciulla che sta loro a cuore, se è appena graziosa?

Ma che caspita credete? Che la bellezza metta al riparo da qualcosa? Serva a qualcosa?

Tra due giorni avrò trent' anni, e la mia bellezza flawless non mi è servita a nulla. Mai.

Nessuno ha mai fatto la fila per me. Nessuno mi ha mai corteggiata.

Perché ho una testa che non funziona, un carattere infernale e una salute -mentale e fisica- così fragile da interrompermi ogni tentativo non bene ponderato e senza rete di indipendenza.

Solo un falecio poteva innamorarsi di me.

E a lui, la sua intelligenza commovente e la sua capacità di amare, cos'è servita, se non a garantirsi per sempre l' anima (appesa a un filo), il cuore e la poca testa di questa bambola che scrive, ora? E che si sta disidratando di lacrime. Quelle no, non sono di paraffina.

E non è un lugubre buco che mi fa fare pipì liberandomi dai germi, quello che mi farà fare letto-bagno per un mese. E' un fagiolo di carne che mi fa male come una ferita affettiva.

Perché non so, e non voglio conoscere i motivi che mi fanno stare insieme all' uomo che amo. Uno sfigato, per il common sense delle marines delle relazioni eterosessuali.

Ma sfigata la sono anche io, più di lui. Chi mi conosce sa il perché, chi leggerà potrà intuire il mio senso di frustrazione -immotivato, certo, ma ben presente, specie alla luce di quanto successo negli ultimi giorni. Nonostante il mio faccino di porcellana e i miei bei riccioli, che si stanno imbiancando.

Il nostro amore è una gemma impura: vi sono frammisti fastidi, rancori, sentimenti inconfessati e ingenui di calcolo, aspirazioni di gloria e di prestigio intellettuali, sogni piccoloborghesi e ansie rivoluzionarie.

Ma è più forte di tutto, e brucia nella sua luce ogni scoria.

E anche più fragile di ogni cosa. Ora smetto di parlare dell' amore, perché ho paura che, a definirlo, svanisca per sempre, consegnandomi alla solita vita dalla direzione già segnata.

Questo per me è un lasciarsi lentamente morire, recedere, arrendersi.

E non posso permetterlo. Non possiamo consentirlo.
martedì, settembre 01, 2009
E ora ripetere cento, mille, millanta volte la seguente frase:



"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"

"I problemi psicologici sono un lusso costoso che NON mi posso assolutamente permettere"



.......



(Come exergo, rileggersi questa poesia).
martedì, agosto 18, 2009
Scusate tutti se non mi sono fatto vivo, ma davvero, tra computer che si scassano con conseguenti tonnellate di lavoro arretrato, traslochi, parenti, impegni mondani e tutto il cucuzzaro, in questo periodo non sono minimamente in grado di stare molto dietro al blog. E anche Roseau per il momento è senza computer.
Mi scuso davvero, comunque per le cose davvero importanti il tempo e il modo li trovo: quindi, zio Yoss, ti arriverà posta, appena potrò, per quella cosa. Di "Straniero in Terra Straniera" ho ed avrò da dire, ma avrò tempi marziani al riguardo. E arriverà con calma anche il post su Voltaire.
Però adesso mi rimetto a lavorare, via, che qui il pane va guadagnato col sudore della propria fronte (seguono grasse risate).
domenica, agosto 09, 2009
Sono molto stanca e ripenso al mostruoso flame sul sito delle Malvestite. Purtroppo è così, davanti ad argomenti come sesso, religione, dogmatismo e antidogmatismo non mi tengo più.

L' amico Billy Pligrim cita le bifolchette indottrinate della base PCI tanto impegnate:



Non a caso, adesso come allora, ad essere radicale era una piccola parte della popolazione che si riconosceva in ideali civili simili a quelli della sinistra, ma tutti incentrati sulla libertà dallo stato (che significa e significava libertà dalla Chiesa), e non su una nuova regolazione dello stato; mentre il messaggio (molto-vetero)comunista della libera sessualità come dovere continuava ad imporsi tra uomini che del corpo femminile e del suo uso ed abuso non avevano, mi si permetta e per citare Foucault, davvero capito un cazzo.



Non può non venirmi  in mente l' immagine desolata che dà Pasolini, in Petrolio, della donna:



Le giovani e le ragazze, tutte diligenti e agguerrite, con l' aria di sapere bene quello che vogliono anche quando fanno <....> le stronze o le bocchinare, seguono con grande attenzione la predicazione di questo Modello. In cosa consiste questa predicazione? Nel codificare, regolamentare, normalizzare quotidianizzare e fanatizzare tutto ciò che di nuovo e di rivoluzionario- rispetto al recente Passato- possa esser stato voluto e imposto silenziosamente (e in qualche caso, come abbiamo visto, anche attraverso un esplicito intervento) dai precedenti Modelli di Vita. Gli Dei non si stancano di ripeterlo a Carlo: benché questo Modello del Conformismo sia inserito in un contesto visionariamente formato di sole femmine, lo spirito che esso promana e impone è valevole anche per i maschi. L' Elemento del Conformismo è un Elemento coesistente in ciascuno -maschio e femmina- con tutti gli altri. Ma sono le femmine che hanno avuto una speciale delegazione ad assimilare e a diffondere lo spirito di questo Modello: senza le femmine esso  sarebbe vissuto tra i maschi disordinatamente, lasciando magari ad essi l' illusione del nuovo e del rivoluzionario: cosa imperdonabile, e del resto, neanche concepibile.



Poi però, leggo in un commento di Resin che lei, nell' anno 2009, rimpiange proprio quegli anni, che Pasolini definiva mostruosi:



PrimaDiLeggereQuestoPostEroFelice (oh, poi se non cambi in ‘lettoelenalucreziablablà’ mi fai un favore, c’avete dei nick che sembrano film di Lina Wertmuller :D) se intendi dire che il mio commento dell’una era scritto male, ti dò pienamente ragione. Quanto all’idea, ribadisco: se è vero che a firmare la 194 c’erano donne e uomini, ai tempi, non bisogna fare gli struzzi e dimenticare quale contesto socioculturale e quali rivendicazioni femminili (maternità come libera scelta CONSAPEVOLE e voluta, anche in assenza di un compagno) ha portato a quella legge. Se è vero che ci sono donne, anche a destra (rispetto ad una Binetti che sta a sinistra) che hanno affermato che la 194 non si tocca e che, almeno a leggere sui giornali, non si sono affatto opposte all’introduzione della RU-486, bisogna riconoscere che uomini di quel tipo e di quel livello, anche a sinistra, oggi non esistono più.

Allora, in questo momento storico, dire che anche gli uomini dovrebbero avere un ruolo, col livello medio degli uomini in politica, mi sembra una richiesta di par condicio ottimistica e troppo fiduciosa.

Io non ho la minima fiducia in questi uomini perché non sono quelli degli anni ‘70, e guarda, nemmeno quelli degli anni ‘80 (guarda tu cosa tocca rimpiangere!).

Mi sfugge il motivo per cui, da donna e interessata alla questione, dovrei permettere a uomini di infima categoria e di scarse conoscenze di occuparsi di questioni che potrebbero riguardare il corpo e la libertà mia e delle altre donne.



Questo basta a farmi dire che Pasolini non sia quel profeta tanto chiaroveggente che gran parte della sinistra italiana si affanna a riconoscere. Delle due l' una. Se una ragazza certamente intelligente, certamente con una cultura, rimpiange gli anni '70 e quegli uomini che Pasolini demoliva, definendoli patetici, gli anni '70, dal punto di vista sociale e culturale non erano poi così male.

Oppure....oppure è la débacle completa. Ma questo, mi rendo conto, è un mio pensiero. Che va oltre Pasolini feat. Theodor Wiesengrund Adorno.

Adesso il femminile , il diverso, l' alterità, sono organici al potere in maniera totale e indistinta. Il potere si è mangiato l' alterità, e ha creato i gay da salotto o gli omosessuali formato famiglia, i family gay*. Quelli che altro non aspettano che di essere accolti nelle case che contano, che così si fanno una patente di progressismo e di tolleranza (devo vomitare) assolutamente farlocca, ma efficace.

Quali uomini degli anni '70? Quelli come il Merda, che porta a spasso, in ligia e timorosa adorazione del modello  del Permissivismo, la fidanzata culona Cinzia?

Beh, adesso quegli uomini occupano qualche calda sedia di qualche segreteria PD, pronti ad autoemendarsi, satolli della propria self righteousness, dalle mele marce, come Luca , lo stupratore di periferia.

Sono tanti chierici anche loro, preoccupati a tenere in piedi un edificio, che, al pari della chiesa cattolica, crollerebbe al primo focolaio di malcontento, non dico di rivoluzione.

Pasolini aveva previsto che il Vaticano finisse.



Qui il Tabernacolo è dedicato al Modello dello Spirito Laico. Si vede del resto ben chiaramente che le ragazze non sono più di chiesa, e a tutto usano convincere i maschi fuori che a portarle a Messa la Domenica. L' ignoranza del Vaticano è stata per secoli il modello dell' ignoranza del popolo. Un' ignoranza fatta tutta di praticità, come suggeriscono gli Dei a Carlo: una praticità a cui il pragmatismo americano e addirittura il più fanatico e provinciale behaviorismo 'fanno una pippa'. Ebbene [finito] il Vaticano, è rimasta la sua ignoranza, in cui, a causa del suo praticismo totalmente irreligioso, è facile per il Modello dello Spirito Laico, del suo Tabernacolo, insinuare il Verbo dell' edonismo e del materialismo di carattere americano, o comunque tipico dell' intera nuova civiltà.



E invece. Eccoli là. tutti in parata. Pronti a puntellare il Potere politico, che Pasolini aveva tentato disperatamente di sceverare da quello ecclesiastico, proponendo il Processo al Potere e al Palazzo, da cui traggono guarentigie e sine cura.

E il Potere: eccolo. Livido, nato da madre morta (mostruoso è chi nasce da una madre morta...), la democrazia, nella sua forma più ipocrita ma anche più commovente, che è quella del PD. Nato dai cascami del dossettismo, che sta decomponendosi floridamente nel teodem, e dalla tradizione muffa delle ignorantelle della base comunista allevate alle Frattocchie.

Tracotante, gaudente, quasi gongolante nella sua versione governativa, sempre pronto a cercare legittimazione morale dalla chiesa anche tramite i più bassi do ut des. Leggetevi i post di Uriel, vah, che è uno di quelli che stimo, in rete, e ci capirete qualcosa. E' lontanissimo  come vissuto, come credo, come idee da me, ma mi ci ritrovo.

Come lontano, politicamente,  da me è Yossarian, lo zio Yossi, impagabile nello smerdamento degli opliti del bene.

Quanto a me, si è capito, che quella sera tiepida di aprile, in cui passeggiavo per Torpignattara con Falecius in un intreccio di mani, la mia grande, calda destra intrecciata alla sua fine sinistra, quella virile fossi io.

Ho dovuto difendere la mia relazione da divieti arcaici. Dall' intervento di un padre straziantemente scisso tra una educazione sentimentale e mondana laica, liberale, progressista e sostanzialmente atea, professata in perfetta buona fede, e contesto familiare d' origine (millantato)nobiliare, arcaico, patriarcale e violento. Lo capisco bene, Pasolini. E le sue difficoltà di rapporto col militare padre Carletto Pasolini dall' Onda. Se vedo le foto di Pasolini dall' Onda e di B. A. d. G. mio padre, in divisa dell' Aeronautica, rivedo lo stesso sorrisetto sprezzante da anima prava, lo stesso autocompiacimento per il proprio bell' aspetto, la stessa brama di eroismo e di gloria.

E oggi, la stessa frustrazione da vinto di chi ha malvissuto, e lo stesso cupo livore verso moglie e figli.

Solo che mia madre, pur campagnola, non è una dolce maestra elementare friulana. E' una rossa, pragmatica, corpulenta emiliana. Alla quale non somiglio nemmeno un po'. E che certo, troppo impegnata a sopravvivere, non si è dedicata oblativamente a me, come Susanna Colussi.

Noi femminucce, per affrontare cotanti padri, diventiamo virili. Alle percosse subite rispondiamo cento, mille volte, e incameriamo sadismo e volontà di rivalsa. E persino un certo divertimento, tutto maschile, per questo fragilissimo, a rispondere alle sfide, a 'cacciare'.

Non sono pura. Non sono immune da nulla. Ma il conformismo, i dubbi di adesioni al Modello pasoliniano, i rimpianti, non posso averli. Sono il prodotto di un ambiente arcaico, dove belle parole come "libertà individuale", "autodeterminazione", "emancipazione femminile", erano,  in definitiva, appunto, belle parole, usate dal Padre per fare colpo in società. E tutto mi sarei aspettata, tranne che lodare la mia buona ventura di prendere schiaffi per un sì o per un no, per un' insistenza di troppo, che mi esimono dal lodare Corsari e Maestri Abilitati A Parlare
.



Quelli "presentabili", tanto educati, tanto brillanti,  tanto amici di mia figlia....Per le lesbiche, lo sdoganamento procede più lento.
mercoledì, luglio 29, 2009

Apprendo con una certa costernazione che si è formato un comitato a sostegno del conferimento del Nobel ad Alda Merini. Capofila dell’ iniziativa, sarebbe Dario Fo. Chissà perché la cosa non mi sorprende.... Si tratta, a mio parere, quello conferito a Fo, del Nobel per la Letteratura  più immeritato degli ultimi vent’ anni. Quando, oramai più di dieci anni fa, alla irrisione di Mario Luzi da parte della mia professoressa di lettere, reo, secondo lei, di ritenersi più meritevole del riconoscimento che il giullare pavese, feci sommessamente notare che forse un po’ di ragione ce l’ aveva, mi sentii rispondere che “era un baciapile rincoglionito”.


Adesso come allora non sto dicendo che Luzi sia il più grande poeta del ‘900 italiano (a mio personalissimo parere, se la giocano Sereni, Zanzotto, Raboni e Piccolo, con una mia particolare preferenza per il primo), ma, comunque, ha rivestito un ruolo importante nella cultura italiana del Dopoguerra. Certo, non è mai stato un marxista e la sua poesia ha sempre avuto quell’ odoruzzo d’ incenso da parrocchia - bene fiorentina, quelle lapiriane, come disse, una volta, a lezione Marzio Pieri, di quelle arrampicate sui colli urgenti dalle ripe fogliose e nerastre, perennemente prossime al marciume.


Si rileggano le prime raccolte, in particolare Avvento Notturno: le immagini di angeli lugenti e cristalli sognanti nelle città deserte, scolpite nei marmi toscani, hanno poco o nulla a che spartire con il sensuoso orfismo onofriano, o con la suggestione ancora dannunziana di qualche numinoso Poema Paradisiaco. Molto hanno, invece, a che vedere con la filigrana di Mallarmé –ma asciugata dall’ inesauribile, dispersa in mille rivoli, variazione, ravvisabile in Ungaretti- precisa semmai ce ne fu una, ferma attesa di una parousia notturna del divino come rivelazione individuale, come ineffabile intermittenza. Vegliate dunque, perchè non sapete né il giorno né 1’ora. (Mt, 25, 11-13)


Rimandi, quindi, ovvi a François Mauriac, ma pure, non dichiaratamente,  a un Heidegger (ancora lui!) “inespresso”: quello della Introduzione alla metafisica, poi, per le raccolte successive, quello della  Lettera sull’ umanesimo.


La poesia di Luzi, vergine un po’ folle, analogamente al linguaggio heideggeriano, esplora la possibile influenza del paradigma biblico della Parola sulla concezione dell’ essere, secondo quella che potrebbe essere definita come intima interconnessione tra linguaggio ed essere, fino ad identificare l’ Essere con il Dire originario, in analogia al Logos della rivelazione giovannea.


La poesia di Luzi ha prodotto tanti epigoni, specie in area toscana, tante vergini savie e inerti; quella di Sereni è fatta della materia delle comete: finora, nessun avvistamento simile, ma tanti ‘analogisti’ sulla sua orbita geostazionaria.


Per questo, a mio modesto parere, se proprio bisognava sprecare un Nobel, tanto valeva conferirlo a Luzi. Ma, si sa. L’ impegno, l’impegno in servizio permanente. Quello che sindacalizza tante professoressotte di liceo, quelle, più preoccupate che un linguista con velleità d’ ispettore non verificasse la loro effettiva preparazione che di insegnare decentemente il latino. Ma siamo al Linguistico, signoramia, che volete che gliene freghi del latino. Se non seguite e giocate a briscola tressette scalareale durante le lezioni, cazzi vostri. Disse la professoressotta, tirandosi la bazza indignata fino all’ occhi.


Ma non divagherò più.


La Merini, dicevo.


Personalmente, trovo la Merini ampiamente sopravvalutata. Non arrivo a dire che non valga niente; di certo diverse sue  poesie sono degne di nota, ma secondo me presa nel complesso è piuttosto noiosa e non eccelsa.


Penso che la sua grande celebrità (superiore a quella che normalmente arride ai poeti, anche ai migliori) sia dovuta, più che alla poetessa, al personaggio. Al fatto che si sia fatta tutti quegli anni di manicomio, che ha avuto due decine di uomini e quattro figli, e che si voltoli nel lercio perché, dice lei, il maiale pulito non ingrassa.


Persino il posato blog di Rai Vaticano le perdona la sua patente infrazione alla morale sessuale propugnata da Santa Romana Chiesa. Tanto, cariloro, hanno una lunga consuetudine con le puttane sante: Maria Egiziaca, Maria Maddalena, Santa Margherita da Cortona....lei poi scrive di Maria e di grembi spasmodici e violati.


The luxury of filth, come diceva un fortunato slogan di qualche anno fa per una marca di jeans.


La Merini mi sembra una riuscitissima réclame di sé stessa. Imperversa da Chiambretti, dialogando improbabilmente col giovane rom montenegrino salvato dalla sua sorte miseranda dal cuordoro di un albergatore di San Benedetto del Tronto.


Però, quando viene intervistata, con tutto il rispetto la trovo un po' querula, sempre lì a lamentarsi di tutto. Che non ci sono più i clown, che anche l’ idiozia di Berlusconi l’ ha delusa, o che ha avuto gli operai in casa che l’ hanno infastidita.  Ne siamo costernati, davvero. Ma cosa dovremmo fare, metterci a piangere? Querelare il suo padrone di casa e convocare una riunione di condominio urgente?


Poi. Basta col mito della poetessa marginale. La signora Merini ha avuto, fin dalla più giovane età, ottime entrature nel mondo letterario italiano. Ha conosciuto , giovanissima, Sereni,  Turoldo, Quasimodo, Pasolini. E’ stata l’ amante, quindicenne,  di Giorgio Manganelli, che lei dipinge come un mostro misogino. Forse, ma le sue visioni sono tra le più  autentiche.


Cito sempre il professor Pieri:


Una volta Giorgio Manganelli doveva tenere una relazione a un convegno junghiano; gli mancò la parola e la relazione, che poi scrisse, non parlava del soggetto che egli era stato chiamato a trattare ma dei motivi profondi per cui non era riuscito a parlarne, come sarebbe stato del tutto ovvio. La relazione apparve, poi, negli Atti del convegno e, piu tardi, figurò in una delle più labirintiche e sapienziali raccolte di scritti manganelliani. L' uomo che aveva ritessuto il filo tra la letteratura e la menzogna, era uomo dei più schietti ed, anzi, esposti. L’ hilarotragoedia, di cui era maestro, si riscontrava con l’ hypocondria*.


Ovvio che si baloccasse con l’ adesione carnale, disperante, della vita della Merini alla sua produzione poetica. Dirà, ormai anziana:


"Più bella della poesia è stata la mia vita".


Ohibò. La conflagrazione con l’ uomo che dichiarò candidamente: 


Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.


era inevitabile. La poesia non è un balsamo per le anime belle. Poi il manicomio, poi il matrimonio e la comune infelicità coniugale. E gli editori, per cui la pazzia è un quid pluris per le vendite, farle cerchio tutt’ intorno come pescecani attirati dal sangue, alla sua senile reprise poetica. Pronti a coglierne ogni tardivo mestruo in versi.


Falecius, che è molto più buono di me, dice che proporre la Merini per il Nobel sarebbe un modo per lavarsi la propria cattiva coscienza da parte di tutto il mondo letterario italiano. Forse, ma solo in seconda istanza. Tanto, quelle come la Merini, una Mestiziamoratti un assessore impietosito un prete lo trovano sempre, a salvarle da un’ indigenza, anche quella, di maniera.


Semmai, il Nobel, ancora di più che la pazzia, aumenterebbe le vendite in un settore, quello delle raccolte di versi, dove se si arriva a tirature dell’ ordine del migliaio si grida al miracolo.


E poi, come ho già spiegato per l’ Acaro Ascolano, l’ artista sensibbbole tutto genio e sregolatezza piace, fa simpatia, aderisce all’ ideale caricaturalmente sturmeriano più vieto che è invalso nel biografismo del “genio” di matrice idealistica e romantica.


Pieri un giorno mi disse in tutta franchezza, leggendo alcune mie desolate e balorde considerazioni, che gli avevo incautamente sottoposto:


“Eh, signorina, se dovessimo chiamar poeti tutti quelli che il babbo maltrattava, che nascevano gobbi o che avevano difficoltà a farsela dare dalle ragazze, riempiremmo uno stadio. E poi si sa che voi belle la date solo ai pescatori di spugne!”


Mi aveva vaccinata a vita contro ogni cedimento larmoyant alla contemplazione del mio proprio io, contro ogni periclitante giro del mio ombelico attorno al mio malessere interiore.


Vi lascio questa lettera, che non ho mai reso pubblica, e che conservo tra le cose più care:


Io non vorrei che Lei cadesse vittima di una falsa prospettiva, generatrice di false attese. I professori non sono dei santi, nè dei confessori, né degli psicanalisti 'gratis'. lei non va dal benzinaio per intrattenerlo sul male di vivere. Alcuni professori (e io sono fra questi) per indole personale e per una qualche deriva professionale, sono più disposti a porgere un qualche ascolto anche, diciamo, 'umano' agli studenti che incontrano sulla loro strada, ma, debbo essere franco con Lei, non è detto che siano i migliori professori e che questa loro indulgenza sia un bene, né in sé, né per gli studenti. C'è il rischio, molto pesante, dell''umano troppo umano'. Studiare è un'altra cosa e, prima di tutto, è una dura professione. Non è un lavoro più 'alto' o più 'duro' di altri, ma è un lavoro con proprie tecniche, con proprii obblighi, con proprie inderogabili esigenze. Lo studente specie di letteratura a volte tende ad ascoltare con troppa assiduità il proprio io (non il male di vivere di Montale ci interessa ma i modi della sua arte in cui il tema del male di vivere si è espresso) e crede suo diritto offrire una audizione agli insegnanti, ma, Le ripeto, se non è un peccato, non è nemmeno un rimedio.

E poi:


[...] so che Lei si fida di me come professore. Ecco, prima di tutto riprenda le forze; sappia che crisi nervose anche più gravi sono tipiche della giovinezza; poi passano. E studi studi studi. Vuol dire passare da un libro all'altro, schedarli, rivoltarli, farli propri. Son come le scale per arrampicarsi. Studiare vuol dire dimenticare se stessi e realizzarsi tutti nell'oggetto dello studio. Quando l'operazione, assai dura e non facile, e non immediata, riesce, uno si avvede d'un tratto che avendo dimenticato se stesso, è nel frattempo cresciuto. Io questo Le auguro, con amicizia. (passo e chiudo).





*Marzio Pieri, Roma Magica, La Finestra, Trento, 2002, p.126.
giovedì, luglio 23, 2009
Stamattina avevo appuntamento con la signora Sonia, appassionata di fantascienza e  curatrice del sito Spiritolibrario. Già a Natale, avevo trovato da lei per Falecius un pregevole Massimo, datato 1984, contenente i tre romanzi di Heinlein Universo, Fanteria dello Spazio e La luna è una severa maestra.

Come al solito, la consegna dei libri è avvenuta al Centro Torri, su su a nord di Parma, in realtà non distantissimo da casa mia, ma raggiungibile in maniera indaginosa, specie se non si ha l' auto -non so guidare- e se stanno facendo sempiterni lavori di manutenzione stradale.

La mattina è partita bene: ho preso al volo l' 8, poi ho aspettato pochissimo il 13.

C'è stata una lunga deviazione. Panico. Il bus ha imboccato la tangenziale! Via San Leonardo è interrotta per lavori e la consueta fermata del bus è spostata dietro il centro commerciale, in via Paradigna. Mi sono accodata a una signora che borbottava per il cantiere perenne parmigiano. Ho paura ad attraversare gli incroci senza semaforo da sola; Parma è stata molto ossequiosa delle normative europee nel sostituire i semafori con decine di rotonde e gli automobilisti, mediamente, quando vedono un pedone, accelerano. Ma ho trent' anni, e un po' mi vergogno di questa cosa. Sento, tuttavia, che sparirà, a breve, tra qualche anno, quando attraverserò un incrocio tenendo per mano un Alienino Falecio. O, a sensazione, il suo corrispettivo femminile dal crine blu.




Sono stata molto soddisfatta degli acquisti, e ho deciso di farmi un giro in via D' Azeglio.* E' giovedì, c'è il mercatino dei libri usati. Di solito gli Urania li portano a richiesta, ma già in edicola, quella di piazzale Corridoni, vicino al ponte, ho trovato un fichissimo racconto lungo di Lester Del Rey, Destinazione Luna, uno dei primi Urania, datato 1957, quando ancora il direttore della collana era Giorgio Monicelli, fratello del regista Mario e massimo divulgatore della fantascienza in Italia. Il romanzo, pagato veramente poco per la sua "antichità", 1,80 €, deve essere di una ingenuità disarmante.

Ma ancora più ingenua, male-oriented e vellicante ogni più recondito desiderio maschile di autostima, è sicuramente questa pubblicità, presente nella controcopertina posteriore di Destinazione Luna:




Forse che si dava per scontato che il lettore medio di fantascienza, oggi come allora, è basso, grasso, antiatletico, miope e peloso? **

A me stupisce molto di più notare che, più di cinquant' anni fa, la fantascienza fosse considerata un genere letterario con un pubblico prevalentemente maschile, anche e soprattutto da case editrici -allora- piuttosto progressiste.

E allora, caro Andrea Di Vita, perché rilevare OGGI se Starman Jones può sembrare maschilista o meno?

Certo che lo potrebbe sembrare. Quella era la mentalità, quello era il pubblico dei lettori che, nel 1953, in pieno maccartismo, durante anni ipocriti e puritani per gli Stati Uniti, la condivideva.

Ma Heinlein scrive, soprattutto, un bel romanzo di formazione. Gli ho dato una scorsa, e, francamente, mi rammarico un po' di avere altre cose da fare che leggermelo d' un fiato.

Anzi. Per non cadere in tentazione,  lunedì lo spedirò a Falecius, il quale è pregato di dirmi dove desidera riceverli, o se preferisce averli da me brevi manu, quando ci vedremo. Nel frattempo, attendiamo tutti la recensione di SITS.




*In via d' Azeglio ho acquistato anche Imboscata alla città (lo so, il titolo è orrendo, tradotto in italiano), di Mack Reynolds, e un numero di Galaxy del 1959, contenente un racconto di Clifford Simak, Creature.

* *Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale... ;)
domenica, luglio 19, 2009


La Fanucci l'ha finalmente ristampato, per fortuna ( e forse anche un po' per nostra insistenza). Dato che risulta essere un capolavoro, la cui presenza nelle librerie italiane è assolutamente auspicabile, ne siamo assolutamente entusiasti e siamo corsi a prenderne possesso, ringraziando Fanucci.
Farò sapere appena l'avrò letto.
venerdì, giugno 05, 2009

DISCLAIMER: m'è venuto un pippone lunghissimo, con le note e un sacco di digressioni. Qui e qui le puntate precedenti.

La storia delle idee è fatta di dibattiti. Ci sono state alcune grandi controversie, più o meno famose, che hanno costruito la storia del pensiero. Gente stracazzuta che litigava per un sacco di tempo su delle fottute iota, producendo nel frattempo dei capolavori del pensiero, o delle cagate pazzesche se girava male.
Alcune di queste controversie sono famose: le peggiori di tutte erano i concili ecumenici, che notoriamente non hanno mai conciliato uno stracazzo; in effetti, quasi tutti i concili terminavano con una minoranza arrabbiata che non era stata invitata al Concilio, o era stata fregata: ad esempio convocare un concilio d'inverno voleva dire che gli Armeni, anche se avessero avuto due secondi di tregua dalla loro lunga e mortale guerra d'indipendenza contro i persiani, avevano i valichi chiusi e non potevano scendere a Calcedonia a discutere della natura e volontà del Cristo e del Padre.
Inoltre i concili li convocava l'imperatore bizantino, che tendeva a seccarsi se non finivano come diceva lui.  Ad ogni modo, quasi tutti i concili hanno provocato scismi, scomuniche, incazzature e la costituzione di chiese separate come quelle copta, armena, siriaca, assira, maronita (poi reintegrata nella comunione con Roma) ed ariana (estinta). Questo solo nei primi secoli. Dopo, c'è la divisione tra Roma e le chiese greche, poi c'è tutta la storia particolare dei melkiti in Palestina (oggi divisi tra quelli in comunione con Roma e quelli in comunione con Costantinopoli) che si propongono come chiesa nazionale araba, ci sono i "cristiani di San Tommaso" (originariamente legati alla Chiesa assira) in India, tutta la sequela delle eresie medievali, lo scisma Hussita col concilio di Costanza,  infine c'è la Riforma con tutto il grande casino che ne segue, infine col concilio Vaticano I si separano da Roma i Vetero-Cattolici (che mi stanno particolarmente simpatici, anche se flirtano troppo con gli anglicani) e col Vaticano II tutta una galassia complicatissima di cattolici conservatori, sedevacantisti, lefebvriani (con lo scisma rientrato in maniera stranissima di recente), e altri eretici e strani personaggi vari, alcuni simpatici, altri decisamente meno.

Meno noti sono altri tipi di controversia intellettuale.
La disputa tra San Tommaso e gli averroisti parigini, o quella tra San Bernardo di Chiaravalle e Pietro Abelardo, per fare due esempi dell'Europa medievale. Più avanti nel tempo, credo che due discussioni in particolare siano state significative per la formazione della coscienza culturale europea moderna.

Entrambe ebbero luogo alla fine del Seicento ed ebbero per protagonista Jacques Bossuet, vescovo cattolico di Meaux, precettore del Delfino di Francia e consigliere di Luigi XIV, inspiratore, tra le altre cose, della revoca dell'Editto di Nantes, quello che garantiva la tolleranza religiosa ai calvinisti in Francia; la diaspora calvinista portò odio imperituro al Re Sole, idee e cultura francesi, nelle terre del suo esilio: Svizzera, Prussia, ma soprattutto Inghilterra, Olanda e Città del Capo (è per questo che tra gli Afrikaner attuali si trovano ancora molti cognomi francesi). Questi esuli tradussero la letteratura e la filosofia inglese in francese, così che l'Europa potesse leggerle, in un tempo in cui l'inglese non lo conosceva quasi nessun continentale. E la filosofia inglese del tempo voleva dire un personaggio insignificante come John Locke, per dire.

L'odio che portarono per l'assolutismo del Re Cristianissimo fu benzina per il fuoco della Rivoluzione Gloriosa e della successiva Guerra dei Nove Anni*, un evento che dovreste conoscere meglio.

Eppure, dopo la revoca dell'editto, nel bel mezzo della guerra in cui gli Stati tedeschi combattevano contro la Francia, un luterano, e nientemeno che Leibniz**, allora al servizio dell'Elettore di Hannover (cattolico, ma sovrano di una popolazione protestante) tentò di riallacciare i rapporti con Bossuet e intessé con lui una corrispondenza, con un obiettivo ambizioso: la riunificazione delle Chiese. Erano le migliori menti disponibili nei due campi, o quasi, e si impgnarono a fondo.

Il tentativo non fallì per i clamori della guerra e della politica, ma perché Leibniz non poteva cedere sul libero esame, né Bossuet sul libero arbitrio. Che Dio renda merito ad entrambi, perché il mondo sarebbe un posto peggiore se una delle due idee avesse perso***. Bossuet non capiva come ci si potesse accostare alla Scrittura senza la mediazione della tradizione e dell'autorità della Chiesa. In questo senso, si può dire che quell'epoca vide la fine del principio d'autorità come fondamento della validità della conoscenza****, e la discussione Leibniz/Bossuet ne sia stato uno dei segni.

La seconda controversia fu più spietata, più interessante, per me, e più significativa per la storia del pensiero moderno: anche qui, la faccenda era in buona parte religiosa.

Tuttavia, il rivale di Bossuet è uno che se non avete fatto studi specifici non avrete mai sentito nominare: si chiamava Richard Simon, ed era un oratoriano della Piccardia al tempo di Luigi XIV.

Richard Simon è l'uomo che ha creato il metodo storico-critico della Bibbia, cioè l'uomo a cui più di ogni altro dobbiamo la possibilità affrontare il testo sacro come un testo.
Mi dispiace per quei protestanti (un volta in inglese erano detti
fundamentalists) che ancora non ci sono arrivati, ma noialtri cattolici questa faccenda l'abbiamo digerita abbastanza. All'epoca fu un trauma, naturalmente. I libri di Simon finirono all'Indice e furono bruciati in Francia. Per stamparli dovette rivolgersi agli odiati eretici olandesi, gli stessi il cui atteggiamento verso la Scrittura Simon voleva contestare nel suo lavoro.

Bossuet stava andando via di testa quando seppe che la censura di Stato francese aveva dato il permesso di pubblicare il primo lavoro di Simon in Francia, la Critica del Vecchio Testamento. Quella pubblicazione costò a Simon l'espulsione dal suo Ordine.
Il cattolicesimo non voleva sentir parlare di "critica del testo" in rapporto alle Scritture. Curiosamente, furono i protestanti i primi a seguire Simon (va detto però che Simon aveva cominciato ad occuparsi del problema dopo aver letto Spinoza, che per alcuni aspetti voleva confutare).

Simon non accettò mai che le sue tesi fossero eretiche. Anzi, le vedeva come una prova a favore della cattolicesimo e una confutazione delle idee protestanti sul libero esame della Scrittura. Lottò con la convinzione e la testardaggine di chi credeva di essere nel giusto. E sappiamo che nel complesso lo era. Bossuet lottò con altrettanto accanimento contro quello che riteneva un pericolo spaventoso. Per salvare la Tradizione, si sminuiva la Scrittura. Inammissibile!

Anche in quella occasione, Bossuet alla lunga perse. Nemmeno il cattolico più conservatore, oggi, ammette che tutto il Pentateuco sia opera di Mosé senza nessun tipo di modifica o interpolazione posteriore. E tuttavia aveva avuto ragione. Dall'opera di Simon, e contro le stesse intenzioni dell'oratoriano, l'autorevolezza della Scrittura ne uscì scossa e, alla fine, quasi distrutta.

E' da questi dibattiti seicenteschi che emerge la coscienza intellettuale moderna, che ci porta a leggere altri e diverse vicende in termini di conflitti tra Ragione e Tradizione, tra Rivelazione e Filosofia*****.

Un dibattito analogo a quello Bossuet/Simon si svolse in Egitto negli anni Venti del secolo scorso, attorno al problema dell'autenticità della poesia araba antica, con grandi intellettuali che si scontravano.
Non sempre queste questioni sono affrontate attraverso amabili discussioni da salotto o cortesi scambi di lettere. Simon pagò le conseguenze delle sue idee di persona, e sappiamo tutti cosa successe a Galileo. In anni molto più recenti, Nasr Hamid Abu Zayd ha subito un divorzio forzato dalla moglie in seguito ad uno dei processi più bizzarri della storia, perché aveva applicato al Corano strumenti di critica testuale storica che lo rendevano, agli occhi della Corte,  apostata dall'Islam.

Si tratta di una aberrazione storica e religiosa prima ancora che una violazione dei diritti umani. La critica storica del testo era ammessa nell'Islam medievale, sebbene in forme ovviamente diverse da quelle usate da Abu Zayd.

L'Islam medievale  ebbe i suoi dibattiti, i suoi conflitti ideali e perfino i suoi roghi di libri, esattamente come il Seicento europeo. C'erano state dispute religiose simili a quella tra libero arbitrio e libero esame di cui ho parlato. E ci fu la grande disputa che noi noi tendiamo a vedere tra fede e ragione, tra Atene e Gerusalemme. La grande disputa oppose, a distanza, di tempo e di spazio, due grandi intellettuali: al-Ghazali e Ibn Rushd, colui che conosciamo come Averroè.


 

 

* E' un evento relativamente poco conosciuto, tanto  che gli storici non sono d'accordo sul nome da dargli: in passato era nota "Guerra della Lega di Augusta" e ora come "Guerra della Grande Alleanza" o anche "Guerra di successione del Palatinato". Però è storicamente piuttosto importante. Per capirci, si tratta della guerra  che permise alla Rivoluzione Gloriosa inglese (1688) di sopravvivere, malgrado il diverso parere di Luigi XIV, e a scapito degli irlandesi. Non si tratta di una questione irrilevante. La Rivoluzione Gloriosa ha impedito all'Inghilterra di diventare una monarchia assoluta cattolica, e anche se tutte le persone coinvolte la percepirono come la giusta restaurazione di diritti consolidati dalla tradizione, rappresentò un momento fondamentale dell'evoluzione del liberalismo moderno. La guerra dei Nove Anni vide nascere una alleanza tra Austria, Inghilterra e Olanda che sarebbe durata in qualche forma fino al 1754 (più di 60 anni), segnò la battuta d'arresto dell'espansione francese sotto Luigi XIV, e può essere vista come l'ultima guerra di religione europea nata dalla Riforma, Irlanda esclusa. Ma è con quella guerra che in Irlanda cominciarono i guai, o meglio, che i guai assunsero la loro tipologia attuale.

** Tra le altre cose, Leibniz è stato probabilmente il primo a concepire qualcosa di lontanamente simile alla nostra cibernetica, eppure non ne parliamo poi granché.

*** Mi piacerebbe vederle entrambe nella stessa Chiesa, ma va bene anche così. Con questo, la revoca dell'Editto di Nantes provocò indicibili sofferenze e tremende ingiustizie, di cui, se c'è un Dio giusto, a Jacques Bossuet verrà chiesto conto.

**** Su questo andrebbe almeno nominato un altro esule calvinista espatriato in Olanda, Pierre Bayle, che probabilmente meriterebbe quasi tanto spazio quanto Cartesio nella storia del pensiero europeo.

Non è un caso se Diderot affermava di aver avuto "contemporanei" in quella generazione. Personalmente, trovo Bayle e i suoi contemporanei nel complesso più interessanti e più acuti di Diderot e Voltaire.


***** Nell'Ottocento, Ernest Renan riuscì a vedere questi due principi in termini di polarità razziali. Per farla semplice, lui contrappose un mondo "semitico" (ebraico ed arabo) portatore della Rivelazione e della Legge ad un mondo "ariano" che produce Logos, ragione filosofica. Si tratta di uno dei presupposti intellettuali dell'antisemitismo "scientifico", ma su questo tornerò un'altra volta.

La contrapposizione è stata posta da Leo Strauss, depurata naturalmente del suo aspetto razzista (Strauss era ebreo) nei due poli metaforici di Atene e Gerusalemme. Per l'Islam avrebbe forse più senso parlare di Alessandria e la Mecca, volendo restare in metafora.



mercoledì, aprile 29, 2009

Proseguono, a grande richiesta (sì, come no :D) i miei modesti consigli di economia domestica.


F come frutta e verdura. Se , come dire, non fate parte nemmeno per sbaglio della generazione 1000 euro, o se i 1000 li superate appena, non acquistate il violetto di Sant’ Erasmo, il bianco di Bassano, il quadrato d’ Asti, il ciliegione Ferrovia o la boccuccia vesuviana. Non sapete cosa sono??? Meglio così. Preferite la frutta di stagione, minimamente certificata –non quella biologgica maggica biodinamica del negozio del centro, che pratica prezzi da gioielleria- comprata nella grande distribuzione, o, se siete fortunati e potete farlo, direttamente dal produttore. Accorciate la filiera: risparmierete sui prezzi e ne guadagnerete in salute.


G come genitori. Vale quanto ha detto Marco nei precedenti post. Non mi sento di aggiungere nient’ altro.


G come gatto. Il gatto è, per esperienza personale, il migliore amico dello studioso. Se amate il vostro felino, non lesinategli una bella lettiera in sepiolite, grande almeno 25x50 cm, dei pasti bilanciati –non solo croccantini, ma qualche volta anche carne bianca o pesce azzurro che scotterete voi stessi- e una bella cuccia. Lasciatelo libero di scorrazzare a piacere, e, se fa qualche danno, siate fermi ma non aggressivi nel rimproverarlo. Non capirebbe. Non schifatevi se vi porta in casa lucertoline, insetti o persino topolini. Lodate le sue abilità venatorie e, non visti, rimuovete la piccola carogna. Mostrereste disgusto all’ invito a cena di un vostro caro amico?


H come ho. Ho indipendenza, benessere, giovinezza e, se va bene, anche felicità. Vediamo di amministrarle con saggezza.


I come inviti. Fa piacere invitare amici. E’ bello,  ho capito quanto fosse bello dopo un’ infanzia e una prima giovinezza di solitudine e isolamento. Ma, se vivete in coppia in una casa piccola, può diventare problematico. Se proprio non disponete di una stanza per gli ospiti, offrite loro almeno un tatami, un futon. Fate dimenticare la ristrettezza dello spazio con il calore della vostra ospitalità “viziando” un po’ l’ amic*, cucinando piatti che gli/le possono piacere, organizzando assieme a lui /lei il soggiorno, coinvolgendolo in attività piacevoli (concerti, piccoli viaggi, cene, spettacoli teatrali) specie se esce da una situazione personale difficile. In generale, però, NON aspettatevi MAI di essere invitati a vostra volta. Non tutti possono ricambiare la vostra ospitalità. Non autoinvitatevi, a meno che non siate in grandissima confidenza col vostro ospite.


K come kidult. Usate pure questa parola. Ma solo in senso ironico e mai per vantarvene. Sennò, potrebbe, per quanto odioso, essere legittimo derubricarvi a bamboccioni. Sebbene fashionable e customizzati.


L come linea: non fate costosissimi abbonamenti in palestra per mantenerla ad ogni costo. Non siatene ossessionati. Andate a piedi, in bicicletta, sui pattini. Ma non vi riducete a patetici criceti schiavi dei GAG o del tapis roulant. Mangiate poco e bene. E perdonatevi più spesso qualche peccato di gola. Non c’è niente di più spiacevole, durante le cene in compagnia, dell’ accorgersi che il proprio commensale sta facendo il conto mentale in diretta delle calorie che ingerisce.


M come matrimonio. Se avete deciso per il grande passo, beh, complimenti...noi non abbiamo tutta questa fretta : D . Soprattutto, non riconosciamo la validità civile dell’ istituto matrimoniale, ma solo il suo significato sacramentale. Comunque, che vi sposiate in Comune, con qualsiasi rito, ricordate: è e deve essere il giorno più bello, non quello più stressante. Non perdete la testa ad organizzare tutto nei minimi dettagli, dai posti a tavola all’ ordine di menzione nelle partecipazioni. Non cercate di sembrare un pinguino o una meringa durante la cerimonia: usate il buon senso anche nella scelta dell’ abbigliamento, prediligendo abiti che, visti i tempi, potrete riutilizzare in altre occasioni. Non fate tour de force estetici e non temete di “sfigurare”.

lunedì, aprile 27, 2009
a) Il concetto di "Patria" è illogico. Inoltre, gronda sangue innocente. E comunque, siete davvero disposti a morire a comando in nome dello Stato nazionale italiano? Se lo siete, siete dei patrioti, e a mio avviso, anche degli idioti. Se no, evitate di importunarmi con concetti che il delirio omicida del Ventesimo Secolo dovrebbe aver screditato abbastanza.

b) Non esistono diritti di nascita. Non esiste nessuna ragione logica per cui vostr* figli* sia la persona più meritevole della vostr* eredità. La famiglia è una roba razionale solo se se si fonda la moralità sui presupposti della teoria del gene egoista. Potete anche farla, una società del genere, ma poi viverci sono cazzi vostri. E questo prescinde dalla validità del gene egoista come teoria biologica, che per quel che ne so è del tutto credibile.

c) Vostro padre non ha diritti su di voi per il fatto di aver fornito lo sperma che ha fecondato vostra madre. Questa cosa non è una ipotesi da mettere in discussione, ma una verità autoevidente. La "tradizione" è qualcosa a cui voi aderite, non qualcosa che vi si impone di per sé.

d) Nemmeno vostra madre ha diritti su di voi, per gli stessi motivi.

e) La famiglia è un sistema per assicurarsi che i figli non muoiano di fame. Non ha nessun valore intrinseco, se non per il fatto che voi volete bene ai vostri parenti, cosa che non siete tenuti a fare. Affermazioni sulla "sacralità" della "Famiglia" hanno lo stesso valore di quelle sulla "sacralità" della "Patria" e spesso sono fatte dalle stesse persone, sul che sarebbe da meditare.

f) Dal punto di vista del cristianesimo, basta una lettura superficiale dei Vangeli per capire che, sebbene l'istituzione familiare in sé vada benissimo, affermarne una "sacralità" o sostenere che sia il fondamento necessario della società umana, è semplicemente blasfemo. Per quel che riguarda il cattolicesimo, è anche incoerente, visto che si impedisce formalmente ai sacerdoti (specialisti del sacro per definizione) di averne una.



sabato, marzo 28, 2009
E' buffo scoprire che il ragazzo che un tempo mi è piaciuto e che mi ha degnato di più di uno sguardo vivisettivo oggi s'è dato al teatro. Eccolo là, nudo, a "rappresentare il desiderio comune di un corpo normodotato", da parte di una Emma Bovary disabile, una povera ragazza nuda e senza collo, affetta da nanismo ed esibita con zelo di prosseneta dal regista.

Vi spiego come sia arrivata a lui. Non che io nutra particolari nostalgie per i miei amori mancati. Anzi.

Ma, chissà perché, mi imbatto nel blog di un personaggio consegnato all' obsolescenza, Domiziana Giordano. Tra un giro e l'altro in Internet in cerca dei suoi dati biografici, scopro che la signora ha 20 anni e un giorno esatti più di me, così come la sua fulva criniera immune dall' incanutimento. 4 settembre 1959.


Da un po' di settimane, come una foresta che ricresce dopo un incendio, attorno alle tempie mi stanno rispuntando i capelli, bronzigni ed estranei alle mie sopracciglia nere. E con loro i commenti più vari e improbabili:

"Ah, stai bene con le mèches!"

Mi ricordo che la Giordano ha fatto un film con Tarkovskij. Oddio, non sarà mica a lei che somiglio?! Naah, troppo alta, troppo diafana. Forse somiglio a Filippa Franzèn, come mi diceva.... ma com' è che si chiamava.....ma sì, quello bello, che somigliava a Laurent Terzieff, quello che faceva l' attore con quella banda di scoppiati guidati dalla miliardaria parmigiana....(seguono venticinque minuti a cercare di ricordarmi il nome del giovine)...ah sì! Lui.

Poi mi ricordo che, oltre a notare una somiglianza con quell' attrice mai più vista in nessun altro film, fu il primo ad accorgersi del mio lieve claudicare. Ho un' extrarotazione dell' anca dalla nascita, mai andata a posto del tutto. Capita che quando sono stanca zoppichi.



"Come Ema nella Vale  Abraao, di Oliveira" , dice lui
, una mattina della fine del 2002.

"Sì, ma spero di essere un poco più interessante della Bovary portoghese....anche se anche io sono andata a scuola dalle suore...come ti chiami?"

"(Nome)"

"E quanti anni hai?"

"Diciannove. E' un problema?"

"No, l'età legale l' hai raggiunta per farmi da Léon Dupuis".



Fortuna che non l' ha mai fatto, e che non l' ho mai incoraggiato in tal senso. Mi viene in mente un intraducibile (e osceno) proverbio siciliano, che qui non riferisco, ma che i lettori di Camilleri conosceranno bene. Diciamo che ha come corollario che  al puledro  rimase la sete. Ne gongolo ancora.

E' (ed era)  tanto bello quanto freddo. Ecco cos' era: crudele. E con un gusto narcisistico per le freak, per le donne prigioniere, di un corpo che è uno scherzo grottesco della natura e che anela alla normalità, o di storie che su un blog come questo si riferiscono non senza rossore, nella loro inverosimiglianza ottocentesca. Ma che erano reali.


In fondo, queste donne hanno desideri comuni, come Emma: una vita normale, tutte le cose belle della vita; percepiscono sé stesse come creature romantiche; s' accostano al corpo anelato; partoriscono; muoiono.

La blanche fleur penche et se meurt, come diceva non Flaubert, ma Apollinaire, altro rabdomante delle emozioni e dell' eros femminili.

Per quanto mi riguarda io, le cose belle della vita, ce le ho davvero; forse per troppa esitazione, questo mese,  ho ritardato il consegiumento di una.

Ma, per il resto, OGGI, davvero, le ho tutte: intelligenza, bellezza, cultura, possibilità di scelta. E soprattutto, un uomo che amo. Anche lui segnato, come me. Che come me, cammina in modo buffo, sulle punte e sbilanciato in avanti, come un bambino di tre anni.

Che, senza vergogna, s' identifica nei suoi voli romantici, rovesciando completamente, con furore uguale e contrario, i vagheggiamenti di distinzione e di eleganza di Emma.

Che, alla mia domanda su che cosa volesse fare nella vita, a quasi 25 anni, appena sceso dal treno che per la prima volta lo portava da me, sicuro ha risposto : "Vorrei fare lo scrittore!"

Che non mi ha infilzato su un puntaspilli di seta rossa, estratto dal panierino da  cucito di Emma, come un collezionista di lepidotteri dilettante.

Che quando gli si chiede dell' alieno nudo che plana da un lucernario in un suo racconto, non esita a dire , come già Flaubert per la sua aliena di Tostes: "Sono io".



Se siete curiosi di sapere chi sia l' attore e per quale compagnia reciti, sono spiacente: ho già avuto abbastanza guai per aver detto cosa pensi di quel gruppo di spostati, a Parma, che per il fatto di far recitare ipocritamente alla pari disabili fisici e psichici assieme ai normali, mostrandone le nudità e tentando di disturbare le aspettative del pubblico, si credono Grotowski o Diane Arbus. Cercatevelo da soli.
mercoledì, marzo 18, 2009
Credevo, onestamente, di aver capito male. E invece. E' ufficiale: padre Giulio Maria Tam, cinquantasettenne gesuita, formatosi nel seminario lefebvriano di Ecône, si candida a sindaco di Bologna per Forza Nuova. Ora, non sono preoccupata che vinca. La sua esigua messe di voti andrà a rimpinguare i consensi per la destra, al primo turno, confluendo al ballottaggio con quelli per il candidato del PdL. Ma è il fatto che sia lefebvriano, fascista e, prima ancora, anche gesuita ("itinerante", come si autodefinisce, anche se in rete, non so su quali basi, lo si mette in dubbio ) che mi disturba. Sono stata educata spiritualmente dai Padri, da quando avevo 16 anni. Non posso credere che un individuo semianalfabeta (LO chador, lo stato di Chincinnati!!!!) e islamofobo, oltre che imbevuto di retorica fascista,   possa appartenere al medesimo ordine religioso di personalità della levatura di Teilhard de Chardin, di  Karl Rahner, di Carlo Maria Martini, di Ivan Illich, di  o dell' indimenticato e marginalizzato padre Pedro Arrupe. Ma proprio quest' ultimo, nella sua grande saggezza e pungente ironia, aveva delineato, in una conferenza tenuta il 18 gennaio 1979, rivolta ad un pubblico di gesuiti e intitolata, significativamente Il nostro modo di agire, i modelli di gesuita da evitare. Tra questi, ultimo ma non meno diffuso, il modello del gesuita tradizionalista in modo tendenzioso.

Padre Arrupe si superava  in ironia, lievità e ferocia:




["...vanta ostentatamente i simboli o le realtà esteriori che appartengono a epoche passate. Questo gesuita, mescolanza di amarezza e nostalgia, non si discosta dal perfetto ipocrita: è certo che non avrà mai un conto in banca, ma accetta volentieri che alcune famiglie compiacenti siano piene di premure per lui. Soffre del vuoto delle nostre chiese, o del numero sempre più ridotto di coloro che si rivolgono a lui come direttore spirituale, ma non si chiede mai se questo non possa essere dovuto in parte alla sua grettezza spirituale o al suo rifiuto di una formazione continua".]




Dopo quella conferenza, molti dei gesuiti riconosciutisi in ritratti sagaci come quello da me  riportato poco sopra, sono stati impegnati ad emendarsi. Ma, agendo così, il generale basco non ha portato nessuna innovazione: la correctio fraterna è una solida tradizione nell' ordine.



Padre Tam, prima della sua riammissione nel seno di Santa Romana Chiesa, misericordiosamente estesa dal papa a lui e al suo professore di Teologia Dogmatica Williamson, come a tutti i lefebvriani, non aveva, credo, nessun obbligo nei confronti di un ordine, passato attraverso antiche soppressioni e recenti epurazioni, ma mai uscito dall' alveo dell' ortodossia cattolica. Ma ora le cose sono cambiate: ora che gli è stata revocata la scomunica, è un gesuita come tutti gli altri. Non più la pecora nera (e ognuno interpreti questa espressione come crede) refrattaria ad ogni correzione, ma un fratello nei confronti dei quali ciascun superiore ha il diritto/dovere di esercitare la sua correctio, qualora rilevi qualche difformità alla Regola ignaziana.

E così, ad occhio, mi sembra che padre Tam ne presenti più d' una. Spero che qualche anima pia si prenda l'onere e l'onore della correctio, nei confronti di questo sacerdote così sui generis.

Tra una manciata d'ore chiederò lumi a padre Stefano Titta, gesuita della Casa di Bologna, incaricato per questa Quaresima a leggere e guidare le Meditazioni (fino a Natale, Esercizi Spirituali), insieme ad altri cinque confratelli, tra i quali il mio amico da quattordici  anni e guida preziosa, padre Enrico Simoncini.