sabato, febbraio 28, 2009










Ab joi et ab joven m'apais,

e jois e jovens m'apaia,

que mos amiks es Io plus gais,

per qu'ieu sui coindet' e quaia;


e pois ieu li sui veraia,

bei.s taing qu'eI me sia verais,

qu'anc de lui amar non m'estrais

ni ai cor que m'en estraia.


Mout mi plait quar sai que vai mais

cei qu'ieu plus desir que m'aia,

e ced que primiers Io m'atrais

Dieu prec que gran joi l'atraia;


e qui que mal l'en retrala,

no./ creza, fors ce/qui retrais

c'om cuoill maintas vetz los balais

ah qu'el mezeis se balaia.


Dompna que en bon pretz s'enten

deu ben pausar s'entendenssa

en un pro cavallier va/en;

pok qu'i/I conois sa va/enssa,


que l'a us amara presenssa;

que dompna, pois am'a presen,

ja pois li pro ni li va/en

non dirant mas avinenssa.


Qu'ieu n'ai chausit un pro e gen,

per cui pretz meillur' e genssa,

Iarc et adreig e conoissen,

on es sens e conoissenssa.


prec li que m'aia crezenssa,

ni om no. l puosca far crezen

qu'ieu tassa vas lui faillimen,

so! non trob en lui faillensa.


Amics, la vostra vatenssa

sa ban li pro e li va/en,

per qu'ieu vos quier de mantenen,

si.us plai vostra mantenenssa


 



Di gioia e gioventù m'appago,

e gioia e gioventù m'appagano

ché il mio amico è il più gaio,

per cui sono graziosa e gaia;


e poiché sono con lui sincera,

ben pretendo che sia con me sincero,

che mai d'amarlo non m'astengo

né ho cuore di astenermene.


Molto mi piace, poiché  so che è il più valoroso

colui che più desidero mi abbia,

e prego Dio che attiri felicità

su colui che per primo lo trasse a me;


e non creda a nessuno di coloro che lo biasimano

salvo a chi ammonisce,

che si riceve a misura

di ciò che si è fatto.


Una dama che miri al buon pregio

ben deve porre il suo intento

su un prode cavaliere valoroso

poiché  conosce il suo valore;


e osi amarlo apertamente;

di una dama che ama senza nascondersi

i prodi e i valorosi

non diranno che bene.


Io ho scelto un uomo prode e cortese,

il cui pregio migliora e aumenta,

generoso, retto e assennato

in cui è giudizio e saggezza.


Lo prego di credermi,

e nessuno possa fargli credere

ch'io abbia mai commesso verso lui un torto;

e non trovo in lui alcun difetto.


Amico, il vostro valore

conoscono i prodi e i valenti,

per cui io vi chiedo di darmi,

se vi piace, la vostra protezione.


 




[...La comtessa de Dia si fo moiller d'En GuiIlem de Peitieus, bella domna e bona. et enamoret se d'En Rambaut d'Aurenga, e fez de lui mantas bonas cansos.]


[....La Contessa di Dia era la moglie di Guglielmo di Poitiers, una signora bella e buona. E si innamorò di Raimbaud d'Orange, e scrisse molte belle canzoni in suo onore.]


Chi sia questa straordinaria trobairitz, non è completamente chiarito. La tradizione la chiama Beatrix, contessa di Dia e la indica come la moglie di Guglielmo di Poitiers, conte di Valentinois dal 1158 al 1189; la contessa visse quindi nella seconda metà del XII secolo.La Vida, che pure tace il suo nome, ci dice che amò  il  trovatore Rimbaud d'Orange, e che per lui scrisse canzoni e plahn .Per voi, una clip da Youtube con questa canzone. La (brutta) traduzione in italiano dall' occitano è mia; la (bella) voce che sentite è di Montserrat Figueras. :D

 


giovedì, febbraio 26, 2009
Ma sì, poverini i vigili di Parma, coinvolti nella vicenda del nègher Emmanuel Bonsu....meritano anche loro un po' di solidarietà, che diamine! Non saremo mica razzisti, a Parma, nei confronti delle forze dell' ordine?!
martedì, febbraio 24, 2009

Oggi pomeriggio, prima che arrivasse la studentessa di liceo che sto aiutando a recuperare i debiti del primo quadrimestre, sono andata a fare la spesa e ho rimesso piede fuori dopo una pertinacissima infezione da coronavirus, che mi dura da una settimana. Ho fatto un giro anche per la libreria annessa al kitschissimo centro commerciale che, da un paio di anni, caratterizza il mio quartiere. Sono tornata a casa con un triplo cd di Ouvertures di Telemann –Dio benedica la Brilliant Classics – acquistato a 12 euri , e un nuovo libro, La ragazza di Vajont, ambientato in un Nordest wasteland di una storia altra, più che futuribile, ma urgentemente realistica. Dopo aver ricevuto il morso dell’ Alienone Falecio che mi ha contagiata con la passione per la fantascienza, non posso fare altro che spiare, con una certa curiosità, le ultime uscite a tema. A breve avrete una recensione di questo romanzo così particolare.


Uscendo dalla libreria, però, ho provato un senso di vago malessere, non certo dovuto alla cruda trama di Tullio Avoledo. Ho dovuto aspettare la fine della lezione alla mia svagata liceale per capire di cosa si trattasse. Uscendo dalla libreria, mezza frastornata da un orecchio otturato dai postumi del raffreddore e dalla muzak del bookstore, ho sfogliato il libro della cronista Fiorenza Sarzanini, intitolato Amanda e gli altri. Ne avevo visto la pubblicità sulla manchette scorrevole dell’ header della hp di Splinder. Mi aspettavo un serioso libro di inchiesta su una cronaca giudiziaria di un delitto particolarmente impressionante, data la giovanissima età della ragazza uccisa. Mi sono ritrovata a leggere un orrore semipornografico, che, più che fare il punto sulle inchieste, scandagliava con morbosa acribia la vita privata delle quattro persone coinvolte nel delitto, senza alcun rispetto –ci mancherebbe altro- né  per  gli imputati, né per la vittima. Di Meredith Kercher viene sottolineata la sua vita sessuale libertina, il suo ricorso –così giovane! - a lubrificanti sessuali , le sue abitudini promiscue e la propensione alle droghe. Amanda Knox  è definita una sorta di Circe senza scrupoli, manipolatrice e cinica; Raffaele Sollecito come un bambinone con manie di grandezza. Infine, Rudy Guedé, il negher, come una specie di essere animalesco, incapace di trattenere i suoi escrementi, quasi avesse voluto marcare il territorio dopo l’omicidio. Tutta la narrazione è condita sapientemente da inserti moralistici, estrapolati dai blog dei protagonisti della vicenda, senza che l’ autrice del libro abbia la benché minima comprensione del mezzo o della psicologia dei ragazzi coinvolti in questa storia enorme. Lo stesso utilizzo di foto –in realtà innocentissime- della festa di Halloween precedente di un giorno e di una notte la morte della ragazza inglese, vorrebbe disvelare chissà quale mondo corrotto dietro la realtà dell’ esperienza del semestre Erasmus, che, a parere dell’ autrice di questo squallido libro, servirebbe alla perdizione degli studenti che vi aderiscono, i quali , dietro il paravento dei corsi accademici, vivono di esami facili, feste, alcool, droga .


Nemmeno mio padre, un uomo che, pur volendomi un bene infinito, è gelosissimo di me, mi ha mandato in Erasmus a Bonn, nel 1999, nonostante l' avessi vinto grazie alla mia -allora- ottima conoscenza del tedesco. Ma mica l’ ha fatto perché temeva che fosse un luogo di perdizione sessuale o più genericamente morale. No. Semplicemente, credeva che non me la sarei cavata, chiusa di carattere e abituata alle comodità, come lui sosteneva, a vivere assieme a ragazzi più sgamati di me, in un appartamento magari sporco.Così facendo, però, mi ha reso effettivamente chiusa di carattere e diffidente e ha rimandato a lungo il mio processo di emancipazione, che sta avvenendo, tardivamente, grazie al Fal, più giovane di me di quattro anni, verso la mia terza decade.....


La signora Sarzanini, che oggi ho ritrovato sul Corriere impegnatissima a pubblicare i dati sensibili di un pakistano ancora presunto innocente, che si suppone possa essere coinvolto negli attentati di Mumbai,  dovrebbe capire che voler prevenire stolidamente e moralisticamente i ‘gggiovani dal fare certe esperienze che lei ritiene una miriade di comportamenti al limite, giocati sotto gli occhi di tutti, eppure "stranamente" non visti , non fa altro che ingenerare frustrazione nei ragazzi, che può effettivamente, sospingerli verso comportamenti realmente pericolosi. Prendiamo Amanda Knox, che lei definisce una affabulatrice, dotata di personalità da leader, in grado di plagiare, grazie alla sua avvenenza, qualsiasi individuo maschile dalla personalità fragile entri nella sua orbita. Ha un’ infanzia difficile alle spalle, segnata dalla competizione con una madre MILF e dagli studi presso una severissima scuola cattolica retta da Gesuiti. Sollecito, dipinto come uno smidollato, ha subito la perdita della madre in giovane età e, come molti studenti della provincia pugliese in trasferta, annoiati dalla vita piccola del paese e stufi dei vincoli delle famiglie d’ origine spesso ancora patriarcali, appena assaporata la libertà degli studi fuorisede, è stato preso –giustamente- dalla ricerca un po'  frenetica del divertimento. Guedé è stato adottato, non in fasce, da una ricca famiglia perugina, che tuttavia non si è data una gran pena per la sua integrazione.....La più serena dei quattro sembrerebbe essere stata proprio la povera Meredith Kercher, che aveva metabolizzato il divorzio dei genitori e che godeva dell’ amore e della vicinanza di due fratelli più grandi. Ma questo non basta, se lo metta bene in testa la signora Sarzanini, a fare dei tre amici degli assassini e di Meredith Kercher una vittima designata e inevitabile, perché –si legge in un tacito sottotesto del libro-  tanto, la puttanella, se l’ è cercata.... In Italia si è innocenti, giova ricordarlo, fino a  che tre gradi di giudizio non abbiano sancito la colpevolezza dell’ imputato, e non fino a che Vespa non abbia stabilito, omettendone il cognome, quale siano i Vittimi e i Mostri di una Vicenda Efferata.Temo che Tullio Avoledo abbia ragione: la wasteland è più un desolato paesaggio dell’ anima, sterilizzato dall’ Informazione, che un luogo reale.
lunedì, febbraio 23, 2009

Adesso che ce lo conferma Umberto Eco, (che è un Intellettuale™ ed un Grande Scrittore®), anche questo blog può stare tranquillo......

domenica, febbraio 22, 2009
Pare proprio che il nuovo album dei Uochi Toki sia un grandissima figata.
Questo blog si compiace assai quando i suoi amici fanno grandissime figate e i Uochi Toki sono nostri amici.

Solo una citazione del grandissimo Napo: "quando c'è da pensare alle persone, Che Guevara va nel cestino".

Suonano a Roma il 12 marzo, io ci sono di corsa, lì, per chi può e vuole.
sabato, febbraio 21, 2009

Repubblica ci ha abituati da tempo a imperdibili “perle” scientifiche. Adesso però, è arrivata al punto di riciclarle dal suo stesso magazine femminile, e di allinearsi alla causa della costruzione della Donna Ideale Globale, proponendo patinatissimi ed entusiastici servizi fotografici della signora Dati, in splendida forma post-partum e ri-proponendo, appunto, “sensazionali scoperte”, come questa, che merita una citazione integrale:




LA RICERCA



L'ormone anti-femminista



"Frena la carriera delle donne"



Una studiosa sostiene che è la natura a indirizzare scelte di vita e di lavoro. È polemica



di MARIA NOVELLA DE LUCA


LA tesi è provocatoria e ha già fatto discutere mezzo mondo. Sostiene, sfidando l'impopolarità, che gli uomini e le donne non sono uguali, e che la "non parità" tra i sessi, in termini di successo, lavoro, carriera e denaro sarebbe figlia di uno "scarto biologico" tra maschi e femmine e non di secolari diseguaglianze storiche e culturali. Una differenza "ormonale" insita nel cervello per cui le donne sarebbero maggiormente spinte a scegliere strade di vita e di realizzazione sociale che magari le rendono più felici, ma le lasciano immancabilmente fuori dalle stanze del potere.

Parole che fanno sobbalzare sulla sedia, eppure ovunque è approdato il saggio della psicologa canadese Susan Pinker, Il paradosso dei sessi, appena uscito in Italia per Einaudi, ha fatto riaprire, e con toni sempre più accesi, il dibattito che sembrava ormai sepolto sulla parità mancata tra universo maschile e universo femminile. Se infatti "il successo nel lavoro rispecchiasse quello scolastico, le donne oggi governerebbero il mondo, perché allora quasi sempre avviene il contrario?".


Parte da questa domanda Susan Pinker, che nel suo controverso libro, considerato in Usa quasi un manifesto neo-conservatore, cerca di dare una risposta a una delle contraddizioni più forti del tempo presente: le donne hanno ovunque superato i maschi per numero di lauree e rendimento scolastico, hanno scalato professioni come la chirurgia o l'ingegneria, eppure nella maggioranza dei casi si fermano un gradino prima della vetta, o una volta raggiunto il top dicono "ora basta, torno a casa, voglio stare con i miei bambini". Scrive la Pinker: "La maggioranza delle donne in Occidente lavora. Ma donne dotate di talento, che godono di ogni libertà e opportunità di scelta, non sembrano intraprendere in ugual numero gli stessi percorsi professionali degli uomini intorno a loro. Anche senza più barriere non si comportano come cloni dei maschi. Ho cominciato a chiedermi che cosa accadrebbe se la politica e tutti i suoi programmi fossero messi da parte per interrogare la scienza....".

Così riallacciandosi ad alcune tesi forti nell'America degli anni Sessanta (poi affossate nell'era del femminismo e del post femminismo), e a certe scoperte delle neuroscienze, la Pinker afferma che buona parte della vita delle donne sarebbe "comandata" da un ormone, l'ossitocina, "che compare durante l'allattamento e il parto, il sesso e gli abbracci e quando si accudiscono i piccoli".

Un ormone che spingerebbe la donna ad avere maggiore empatia verso gli altri, a capire meglio stati d'animo ed emozioni, ad essere portata verso professioni di "forte impegno sociale", e soprattutto verso una "pluralità di obiettivi". La voglia cioè di coniugare lavoro e famiglia, pubblico e privato, passioni e doveri: appunto quel mix di sentimenti al quale sono molte a non voler più rinunciare, pagando il prezzo magari di una carriera riuscita a metà. Certo, sembra difficile pensare che sia soltanto "colpa" dell'ossitocina se in Italia le donne guadagnano in media il 9% in meno degli uomini pur a parità di professioni, e l'occupazione femminile si ferma al 46,6% contro il 70,7% di quella maschile. E' vero però che laddove è possibile le donne nel lavoro cercano strade alternative, di conciliazione, respingono l'idea di doversi adattare, come unica chance di carriera, al modello maschile. E infatti ne Il paradosso dei sessi uno dei capitoli più interessanti, "Abbandonate la nave",raccoglie una serie di storie di donne di successo che a un certo punto hanno scelto "altro" pur di ritrovare se stesse e i propri affetti... Un bisogno di tornare a casa già ampiamente studiato, ma che la Pinker lega oggi ad una spinta più neurobiologica che sociale, tesi provocatoria appunto, che ha diviso critici e accademici, ma che invece ha trovato a sorpresa estimatrici proprio tra le donne.


(21 febbraio 2009)





A parte la patetica menzogna, secondo cui l’ ossitocina comparirebbe soltanto durante l’ allattamento, quando invece si sa benissimo che tutti gli ormoni sono presenti in un organismo, e che aumentano o diminuiscono secondo delicati meccanismi di feedback, è l’assunto di fondo dell’ articolo –o meglio, della ricerca- ad essere ripugnante. Si riprende la vecchia tesi pseudoscientifica di un impairment biologico del sesso femminile, ammantandola con ricerche nuovissime, e sostenendo su basi più o meno certe che l’ allattamento e le cure parentali siano il maggiore ostacolo al perseguimento della carriera lavorativa, per una donna. La teoria, esposta da una donna, colpevolizzante TUTTE le altre donne ,è perfettamente complementare a quell’ aspetto paradossale della modernità citato da Lisa, e che Simone de Beauvoir chiamava la trappola della donna-alibi. Ora, il quantificatore universale  femminile  è il loro essere, per questioni ormonali, palesemente inadatte a far carriera come uomini. Ma per ogni donna ormonalmente impedita, esiste (∃) , vivaddio, una Donna Ideale Universale capace di operare la dolorosa scelta tra maternità e carriera, non lasciandosi dominare dai malefici ossitocina&prolattina e tornando in breve in forma smagliante.E le altre?

Elementare. C’è una sola parola per descrivere la loro scelta di non dovere né volere aderire al modello maschile, per la prosecuzione della propria carriera: ammutinamento.

Le altre abbandonano la nave. Ma, siccome questo bisogno di tornare a casa è una sorta di nostos biologicamente predeterminato, contro cui non ci si può far niente, signoramia, è la natura che vuole il suo sfooogo!!, ha trovato a sorpresa estimatrici proprio tra le donne , quasi si dovessero sentire assolte per la legittima e sacrosanta aspirazione di voler conciliare carriera e affetti.

Questo post vale una confessione e un bieco sconfinamento nell’ autobiografia, infrequente in questo blog: anni fa, un’ endocrinologa, una donna, mi diagnosticò erroneamente una tiroidite di Hashimoto, con annessa iperprolattinemia da trascinamento. Alle mie perplessità nel dover assumere levotiroxina per os, prima ancora di aver fatto un’ ecografia tiroidea e un’ analisi dell’ antitireoglobulina e della perossidasi tiroidea, la sua reazione indignata fu: “Eh, ma non vorrai mica piagnucolare tutto il tempo come una donnetta, perdere i capelli, diventare grassa, stitica e con la cellulite, con tutta ‘sta prolattina in giro.....e poi, la tua carriera universitaria naufragherebbe”.Inutile dire che la mia carriera universitaria è (parzialmente) naufragata perché le ho dato retta, procurandomi 9 mesi buoni di insonnia, tachicardia ed un esaurimento nervoso dal quale sto uscendo soltanto adesso, a distanza di anni. Pur di inseguire il modello di donna ideale globale, formato Jeune Fille, piegato a fini terapeutici.

Meglio naufraghe.
venerdì, febbraio 20, 2009

Non è la prima volta che un programma televisivo o una manifestazione culturale vengano sospesi in seguito a proteste del Vaticano per i suoi contenuti, considerati blasfemi. E' capitato, in tempi recenti,  con una puntata di South Park,  con una controversa mostra allestita da un collettivo omosessuale bolognese e con una mostra a Milano. Ma mai, a memoria, avevo sentito motivi di indignazione tanto bizzarri. Il comunicato, infatti, recita:


"Mentre si manifesta solidarietà ai cristiani di terra santa e si deplora un così volgare e offensivo atto di intolleranza verso il sentimento religioso dei credenti in Cristo - si legge in un comunicato stampa della Santa Sede - si rileva con tristezza come vengano offesi in modo così grave proprio dei figli di Israele, quali erano Gesù e Maria di Nazareth".





Capito il messaggio?? Non siete cattolici, non potete incorrere in scomunica per aver contestato il dogma della verginità di Maria, allora vi deploriamo per il vostro Selbsthass.




Forse Benedetto XVI dovrebbe ricordarsi che motivi di satira, anche più pesanti di questa, sono tipici della tanto da lui sbandierata Civiltà Occidentale.  E di far cessare, soltanto per un attimo, per il tempo di una risata, il suo annessionismo religioso-umanistico, lo stesso che fa discendere filogeneticamente la religione cattolica dall' ebraismo, e proprio per questo facciamo tutti parte dell' Occidente , e fa offrire alla Chiesa il suo contributo alla mitizzazione e alla irrelazione dell' Olocausto rispetto alla Storia, relegandolo ad un' epopea fondativa dell' ethos occidentale fondato sui principi di Umanità, Giustizia e Verità.


Grande confusione sotto il cielo, come scriveva uno degli ottimi commentatori di Miguel Martinez.
giovedì, febbraio 19, 2009
Roseau: (febbricitante, a 38, 5 °C): "Che materie hai portato, oggi?"

Lei: "Filosofia..."

Roseau: "Bene! Dimmi che cosa hai fatto di recente, che cos' hai studiato..."

Lei: "Socrate, Platone, Plotino..."

Roseau: (illuminandosi, sperando di fare due chiacchiere in libertà sulla Repubblica e l' Utopia) "Perfetto...allora, parti da uno di questi tre e raccontami quel che ti ricordi!"

Lei: (cincischiandosi la coda di cavallo méchata, equinamente tiratissima alla sommità della testolina) "Ehm...no....oggi ho solo un' ora che devo andare a danza....alle quattro devo scappare....oggi facciamo solo Socrate....."

Roseau: "Ok, allora: per esempio....dimmi che cos'è, per Socrate, la virtù."

Lei: "Ah, boh....."

Roseau (guardando le pagine del libro di filosofia, tutte sottolineate in rosa fluo,  istoriate di cuoricini, gattini, glitterini): "Come boh....non posso credere che tu non abbia fatto altro che decorare le pagine di questo libro, senza mai leggerle...."

Lei: "Eh, ho studiato sui miei appunti...."

Roseau (speranzosa): "Va bene...allora dimmi cosa ti ricordi dei tuoi appunti!"

Lei: "Maa...li ho studiati all' inizio di dicembre....(seccata) è un sacco che non li studio più!"

Roseau: "Non penso che tu, in poco meno di due mesi, abbia dimenticato tutto....su, fammi vedere gli appunti!"

Lei (ridacchia): "Eh....ce li ho a casa!"

Roseau (arresa): "Come vuoi...leggiamo insieme le pagine su Socrate...."



(Seguono 40 minuti di mia lettura  dell' Abbagnano, con la gola ridotta ad una ribollente marmellata di lamponi, interrotta da domandine banali del tipo: "Di chi era stato allievo, forse, Socrate?" oppure "Tramite chi conosciamo i suoi testi?" , alle quali lei ha risposto con sguardo vacuo e con svagati "Ah, sì..." , dopo che, marzullianamente, mi ero già data le risposte da sola. Ogni 3-4 minuti guardava l'orologio).



Ma che posso volere di più, se a 30 anni meno sette mesi ancora non mi sono laureata???



Va ancora bene che mi paghino, va!!!!

mercoledì, febbraio 18, 2009
... e in questo paese ritornano le Leggi Razziali. Questa è una criminalizzazione etnica, è la costituzione legale di ghetti (grazie a Marta della segnalazione). Colgo l'occasione per ricordare che il 17 Febbraio non è una data a caso (e ringrazio Marta anche di questo, non lo sapevo) ma l'anniversario dell'emancipazione civile di una minoranza fino ad allora perseguitata con zelo dalla dinastia di briganti d'Oltralpe che avrebbe poi occupato la penisola italiana, e del ripristino del ghetto ebraico di Roma (dov'è lo Yad Vashem quando serve?). La storia e la memoria? Solo il 27 gennaio, grazie.
Non dovrei perdere tempo a spiegare perché è sbagliato. Todo a revès, come diceva il cronista peruviano Felipe Poma de Ayala, descrivendo il giogo coloniale sotto cui era caduto Tahuatinsuyo.
Vorrei solo sapere dove cazzo è andata la coscienza civile di questo posto (quantomeno i commenti all'articolo - del resto Repubblica una volta era quasi di sinistra - dimostrano un buon grado di indignazione).

Resistere, resistere, resistere.



 
mercoledì, febbraio 18, 2009
Sì, sì, è vero, sono a Roma da tre giorni e ancora non mi sono fatto vivo, ma insomma, se mi sono preso l'infinito sbattimento di:
a) imballare la sconcertante massa di cazzate che avevo ammucchiato a Mestre
b) portarla e portare me stesso a casa dei miei
c) sopportare la ricerca di una casa in questo posto ad un prezzo sensato
d) portare me stesso, una valigia ed una trapunta da casa dei miei fino a questo posto

Insomma se ho tollerato tutta l'operazione escatologica nota come "trasloco" senza sviluppare manie omicide, era perché in definitiva ho qualcosa da fare a Roma. Questo qualcosa si riassume nello studiare e nel frequentare lezioni e seminari, ovviamente cercando di lasciare qualche ora libera la sera per birra&deboscio (cosa che non ho ancora fatto, né farò per un po': almeno finché non capisco come non perdermi, non mi arrischio a girare di notte in questo posto).

Comunque, qualche considerazione.
Roma sarebbe una città bellissima, se avesse due milioni e mezzo di abitanti in meno. La sua struttura urbanistica e il suo sistema di trasporti pubblici sembrano concepiti per cinquecentomila abitanti, almeno secondo me.
Le città grandi sono OK, a patto che io non debba viverci.
No, seriamente. Io ho problemi con il traffico e la folla, e intendo dire che ho problemi con il traffico di Porto Sant'Elpidio e la folla di Mestre. Per quanto mi riguarda, duecentomila abitanti sono il massimo che possa sperare di sopportare in un unico centro abitato... fortunatamente ho preso casa in una zona di Roma relativamente poco congestionata e stranamente poco rumorosa.
Certo, tutto questo è un problema mio, non di Roma. Prendo serenamente atto che non sono in grado di sentirmi a mio agio in una metropoli. Visto che invece in provincia mi scasso le palle, ne consegue che non esiste un posto dove posso stare bene, con la possibile eccezione di Venezia.

Dal mio punto di vista, questa città è piena di pericolosi oggetti di metallo che si muovono con cosi di gomma nera e possono schiacciarmi in qualsiasi momento. Statisticamente, ho l'impressione che ci siano troppo veicoli a motore in questo posto per non avere una probabilità orrendamente alta di finirci sotto. In definitiva, comincio a percepire la stessa esistenza di un traffico motorizzato come un attentato permanente alla mia incolumità.
E' vero che sono sopravvissuto a Tunisi, notoriamente uno dei posti meno sicuri per i pedoni (la Tunisia aveva il più alto tasso di incidenti stradali pro capite al mondo, mi pare) ma è anche vero che non posso sperare che le probabilità siano sempre favorevoli.

L'autobus che devo prendere ha la fermata sulla Casilina, ma per arrivarci devo attraversarla.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si attraversa la Casilina, dove invece della linea bianca continua tra le corsie ci sono i binari della ferrovia di Pantano.

Il prezzo medio degli affitti in questa città è semplicemente sconnesso da qualsiasi considerazione di logica, ragionevolezza e/o stipendi medi dei lavoratori di questo paese.
Voglio dire, Padoa Schioppa, prima di parlare di "bamboccioni" ha mai provato a vivere a Roma con ottocento euro*? Se per avere una stanza te ne parte la metà, col resto ci mangi, sì, ma poco altro. E va da sé che chiunque lavori/studi/viva in questo posto debba spostarsi o con le automobili (anche se preferirei che non lo facesse) e la benzina/metano/GPL ha un costo, o coi mezzi pubblici, e i biglietti si pagano, poco ma si pagano.

Dicono che, affitti a parte, Roma non sia cara (sperèm). Io ancora non lo so, mi sembra che i prezzi siano circa in linea con quelli di Mestre, ma ho girato pochissimo e proabilmente i posti economici devo ancora vederli.

Me lo aspettavo più impressive, il Pantheon. 

E' moralmente sbagliato organizzare dei seminari di studi in locali privi di macchinetta del caffé, e non importa se stanno ristrutturando lo stabile. Il caffé è necessario alla ricerca accademica come gli idrocarburi lo sono al traffico motorizzato.

* Io non percepisco uno stipendio, ma una borsa di studio, che comunque non è di ottocento euro/mese.
domenica, febbraio 15, 2009
Il signor Li Zhuangping è uno dei tanti pittori della Nuova Cina, che nell' ultimo decennio hanno guadagnato l' attenzione della critica occidentale, specialmente europea. La tendenza maggioritaria dell' arte cinese contemporanea è il vulgairekitsch, la rielaborazione più vera del vero e oltraggiosamente colorata delle immagini diffuse dai media mainstream. Spenti i furori post-Tien an men del réalisme cynique o della pop-politik, gli artisti cinesi hanno scelto di registrare -apparentemente impassibili- l' esistente con la massima precisione, come già fecero gli iperrealisti statunitensi quaranta anni fa, al tempo della seconda ondata di industrializzazione del Dopoguerra, quella del benessere per (quasi) tutti e della disponibilità capillare dei beni di consumo. Fin troppo facile trovare analogie tra la Cina contemporanea, la cui economia cresce -pur in tempi di crisi generalizzata- del 7% all' anno , e degli Stati Uniti della metà degli Anni Sessanta  del '900, che, nell' onda lunga dell' euforia consumistica, stava cambiando anche antropologicamente. Basta leggersi L' opera d' arte nell' epoca della sua riproducibilità tecnica per inquadrare perfettamente il fenomeno.

Ma il signor Li Zhuangping dà scandalo. E su questo scandalo, vede alzare le proprie quotazioni di artista.

Le sue opere non sono qualitativamente diverse da certe serigrafie pacchianone che si possono acquistare in qualsiasi mercatino estivo di qualsiasi località balneare adriatica. Ciò che cambia è il contesto che le ha prodotte.  La Cina assorbe, elabora e restituisce qualsiasi tendenza culturale proveniente da qualsiasi angolo del pianeta. Basta vedere i quartieri delle nuove città: quartieri simili a sonnacchiosi boroughs statunitensi, con casette mono o bifamiliari dotate di giardini e canelupo sul retro, si alternano a ponti giapponesi e piccoli parchi zen, o a centri commerciali neogotici. Forse, una crescita economica travolgente, favorita da una classe politica che garantisce lo sviluppo di un solido capitalismo di stato (non è un caso che Massimo D' Alema sia uno dei più grandi ammiratori del c.d. Modello Cinese), non garantisce (e forse inibisce) l'elaborazione di una cultura originale. Ciò che non è minimamente inibito è la captazione di un certo mood culturale degli altri, dei detentori della cultura dominante. L' immagine della lolita, anche soltanto latamente incestuosa, è un topos dell' immaginario erotico della cultura occidentale da ben prima di Nabokov. Significativo, nella Bibbia, più ancora che l'episodio di Lot con le figlie, assai sbrigativo nella narrazione che asciuga ogni possibile valenza erotica, quello di Abisag e Davide. Per non parlare delle variazioni offerte dai manga giapponesi su questo tema. E il signor Li Zhuangping lo sa bene, e non esita a ritrarre sua figlia senza veli e a trarre profitto dal vellicamento della prurigine degli occidentali o dei , che, pur considerandolo un Cinese Cattivo, non esitano a spiare le sue opere sul sito de La Repubblica. Anzi, i più  progressisti magari appenderanno in salotto uno di questi quadri, con la stessa salace curiosità che portava i collezionisti settecenteschi di chinoiseries, ad accostare stimolanti stampe erotiche a civilissime, morali, conversation pieces.

Ciò che non suscita assolutamente riprovazione, è l' impiego , da parte di Oliviero Toscani, della propria figlia trentasettenne e a seno nudo per una campagna benefica in favore della prevenzione del tumore al seno. L' iniziativa è encomiabile, eh.

E poco importa se proviene da quello stesso uomo che ha proposto dei soldi a Beppino Englaro per ritrarre l' agonia della sua povera figlia Eluana.

Di Toscani, che considero altrettanto odioso quanto geniale, non ho mai sopportato la funzionalizzazione del sensazionalismo di alcune sue campagne, più che al perseguimento di cause nobilissime, ad una esclusiva alimentazione del Culto della Personalità dell' Artista. Culto della Personalità che ha tra le sue vestali certe signori della Milano-bene, laica, progressista e libertaria, che trovano cool farsi visitare il seno a centinaia di migliaia di euro alla volta da Veronesi e collaboratori dell' Istituto Europeo di Oncologia, piuttosto che affidarsi alle cure di un qualsiasi, anonimo, ma altrettanto bravo oncologo di una qualsiasi struttura pubblica.

Il fatto che Toscani  abbia lavorato per anni per un' azienda che lucra(va) profitti in maniera  predatoria sulle popolazioni indigene argentine, pur proclamandosi paladina dell'  antirazzismo e contraria al lavoro minorile, non è che una conferma del fondamentale cinismo del personaggio.

Beninteso, io non mi scandalizzo se un artista utilizza come modello per un nudo chiunque abbia con lui/lei un legame di parentela. Egon Schiele utilizzò sua sorella Gerti per i più delicati e sconvolgenti nudi della storia della pittura.

Semmai, mi lascia assai perplessa l' ipocrisia secondo la quale se è un misconosciuto pittore cinese a ritrarre la figlia nuda e trasfigurata in un immaginario erotico fumettistico e sognante, debba suscitare riprovazione, perché tanto cinese=irriducibilmente "altro", mentre se a farlo è un fotografo acclamato, allora è cosa buona e giusta. Anche se quelle immagini pubblicizzano un' istituzione, più che la campagna da essa promossa, che tratta le pazienti in modo quantomeno discutibile.
venerdì, febbraio 13, 2009

Forse i lettori di questo blog penseranno che io abbia preso gusto a trattare di argomenti riguardanti l'inizio e la fine della vita, il corpo (specie femminile) e la speculazione etica, morale, economica al quale è sottoposto. Non è proprio così. Però, presuntuosamente, tento ogni giorno di combattere al meglio la mia minuscola "guerra all' errore" , rispetto alle cialtronerie mediatiche e/o politiche, nello stesso ambito mediatico. Per quella piccolissima visibilità che questo blog mi permette di offrire a notizie che passerebbero per inerzia o annegherebbero in tonnellate di buonismo.


Copioincollo dal Corriere della Sera:


promozione sanitaria

Salma Hayek allatta


un bambino in Sierra Leone


Missione in Africa della star messicana per promuovere l'allattamento al seno








NOTIZIE CORRELATE







NEW YORK
- Iniziativa pro-allattamento al seno di Salma Hayek. L'attrice messicana, madre di una figlia di un anno, è intervenuta a sostegno dell’allattamento naturale in Sierra Leone, un Paese dove la pratica trova uno scoglio culturale: un uomo non può avere rapporti sessuali con una donna che allatta. L'attrice non solo è andata in Africa in missione umanitaria ma ha addirittura allattato di fronte alle telecamere un bambino.

INSEGNARE LA GENEROSITÀ - «Penso che la mia bambina sarebbe molto orgogliosa di poter dividere il suo latte e quando crescerà farò in modo che continui a essere una persona generosa e altruista - ha affermato Salma Hayek - Credo che questa sia la cosa migliore che posso insegnarle come madre». L'attrice ha detto che a ispirarla è un gesto della sua bisnonna, che vedendo in strada, in un piccolo paesino messicano, un bambino che piangeva perchè la madre non aveva latte, lo ha allattato lei stessa senza pensarci due volte. Per un caso curioso, il bambino africano malato allattato dall’attrice era nato lo stesso giorno della figlia Valentina.



11 febbraio 2009








Analizziamo innanzitutto il titolo: Salma Hayek allatta un bambino in Sierra Leone. Sono presenti almeno due clic solleticanti l'immaginario collettivo. Il nome di una famosa attrice legato all' esotismo di un luogo remoto e teatro, fino ad alcuni anni fa, di una delle più sanguinose -e ricordate soltanto ex post- guerre cosiddette civili che il mondo ricordi.


Soltanto nell' occhiello è ricordato il vero scopo di quella che viene, pomposamente, definita una missione . Significativo anche il ricorso alla parola missione. Oltre all' ovvio rimando all' impegno personale della Hayek, che intende dedicarsi con piena dedizione alla causa -encomiabile- dell' allattamento al seno, la parola missione, nel lettore occidentale medio, ha implicazioni civilizzatrici rispetto a popoli o a singoli arretrati o adusi a costumi considerati barbarici. Parlavo qualche giorno fa con un padre gesuita mio amico, che mi raccontava come, sebbene molto meno compromessa, rispetto a quella protestante,  con le imprese coloniali otto-novecentesche, anche l'azione missionaria cattolica paghi lo scotto di un gigantesco rimosso , ossia della pretesa di superiorità culturale verso le popolazioni evangelizzate, e del relegamento di esse in uno stadio di edenica, innocente minorità intellettuale.


E infatti: .....intervenuta a sostegno dell’allattamento naturale in Sierra Leone, un Paese dove la pratica trova uno scoglio culturale: un uomo non può avere rapporti sessuali con una donna che allatta. Ora: perché il giornalista chiama il divieto di aver rapporti sessuali scoglio culturale rispetto all' allattamento al seno? Che picchio c'entra con l'allattamento, come direbbe la mia amica Lisa, il fatto che una donna abbia o meno rapporti sessuali in quel periodo? Anzi, mi verrebbe da dire che questo divieto, in una cultura diversa ,ma non più arretrata rispetto a quella occidentale, mi sembra una norma di ovvio buonsenso e di tutela nei confronti della madre, al fine di evitare gravidanze troppo ravvicinate e garantire la corretta alimentazione del neonato , sottraendolo ad uno svezzamento precoce. Forse non è superfluo ricordare che l' allattamento NON provoca necessariamente l'interruzione dell' ovulazione: si possono avere cicli ovulatori come no; a fronte di una -pur diminuita- fertilità, NON è impossibile l' instaurarsi di una gravidanza. Se si pensa che in Sierra Leone , ove non intervenga un gentiluomo in bargigli ecclesiastici a proibirne per questioni morali l'uso , questioni culturali inerenti un certo virilismo trasversale alla maggior parte dei contesti culturali in cui il retaggio tribale è molto forte dissuadono gli uomini ad usare i profilattici, una sospensione -motivata empiricamente- dei rapporti sessuali per la durata dell' allattamento, non mi pare chissà quale scoglio culturale. Inoltre, l' ostacolo maggiore all' allattamento naturale, nei paesi africani, non mi sembra derivare da fumose motivazioni culturali locali, ma  dall' oscena pressione pubblicitaria di alcune grandi multinazionali dell' alimentazione, come la Nestlé, che, scorgendo in paesi ad alta natalità un appetibile segmento di mercato per il latte in polvere, lo pubblicizzano senza ritegno, snaturando abitudini consolidate ed esponendo a  gravissime infezioni gastrointestinali i bambini alimentati artificialmente, con latte preparato con acqua igienicamente incompatibile all' alimentazione. O , nella migliore delle ipotesi, compromettendone lo sviluppo di un sistema immunitario efficiente, facilmente sviluppabile mediante l'allattamento naturale.

.....ma ha addirittura allattato di fronte alle telecamere un bambino. Addirittura. Chissà poi perché il gesto più naturale del mondo debba avere lo stigma dell' eccezionalità. Forse perché si è svolto davanti alle telecamere. E il "davanti alle telecamere" , nell' economia della frase scelta dal cronista, assume maggiore importanza del destinatario del gesto, ossia del bambino. Il resto è una indegna melassa di buoni sentimenti . Con un tocco di buonismo politically correct: la bella attrice di mixed origins allatta il negretto sfortunato. Per farlo, si piazza innanzi alle telecamere, come già aveva fatto Madonna o la coppia Jolie-Pitt, intenti a costruire il loro personalissimo kindergarten multietnico.

A suggello di tutto l'articolo, la tirata moralistica, Penso che la mia bambina sarebbe molto orgogliosa di poter dividere il suo latte e quando crescerà farò in modo che continui a essere una persona generosa e altruista - ha affermato Salma Hayek - Credo che questa sia la cosa migliore che posso insegnarle come madre , il rimando all' Auctoritas Ancestrale L'attrice ha detto che a ispirarla è un gesto della sua bisnonna, che vedendo in strada, in un piccolo paesino messicano, un bambino che piangeva perchè la madre non aveva latte, lo ha allattato lei stessa senza pensarci due volte , e lo sconfinamento nella fiaba Per un caso curioso, il bambino africano malato allattato dall’attrice era nato lo stesso giorno della figlia Valentina.

Ce n'è abbastanza per irritare anche una tradizionalista, timorosa della scienza, cattolica con simpatie primitiviste come me. Ora : Salma Hayek mi è simpatica perché corrisponde ad un modello femminile che si discosta dallo stereotipo del bella-alta-bionda-magra, must be mediatico, ammiro la sua dedizione alla causa dell' allattamento al seno. Ma qui mi sembra si sia andato un po' oltre, e che la bella attrice non sia sfuggita ad un certo umanitarismo-wannabe che imperversa ad Hollywood dagli anni Novanta a questa parte, né ad un maldestro tentativo, seppur compiuto a fini encomiabili, di customizzare un gesto antico quanto l'umanità, e di renderlo glamour.


Tutto questo mentre migliaia di comuni mortali si sono viste censurare le loro foto di allattamento, certamente meno patinate di quelle ritraenti la signora Hayek, da Facebook, il maggiore netlogmondiale. Vi lascio con le immagini della campagna africana della Hayek, e con la preghiera di dire la vostra in proposito, come avete fatto sul mio altro post. Grazie.


venerdì, febbraio 06, 2009
Non so cosa gli dica la testa, ma il Presidente del Consiglio continua a fare battute di dubbio gusto sulle donne e sulla loro fisicità.

Nel 2002, rimasi sconvolta dalla visione del film di Pedro Almodòvar Parla con lei. Signore sulla sessantina edificate e commosse: che miracolo, la forza dell' aMMore ha risvegliato la ragazza dormiente....che dedizione, che generosità! L'infermiere mongolino (sic!) si dedica completamente alla fanciulla e, pieno del più alto e troppe volte rifiutato trasporto amoroso, le dona un figlio che la farà risvegliare.

Il film era molto, troppo abile nel presentare il caso-limite di due creature sole e pure, prigioniere del proprio handicap psicofisico, che in un rapporto muto di assoluta, surreale fisicità riescono a comunicare e creare una nuova vita. Ma, nonostante tutta la comprensione per il caso di Benigno, per la morale corrente troppo facilmente pacificata, che regola le persone affette da gravi handicap psichici in un limbo asessuato, il suo rapporto con la bella addormentata mi è sembrato, allora, e continua a sembrarmi, uno stupro.

Come crede, il Presidente Berlusconi, che la povera Eluana Englaro possa, nell' eventualità, generare un figlio, se non attraverso l'ennesima violazione della propria integrità fisica, calpestata quotidianamente ogni giorno, in una vita che non è più vita?

Come pensa che il suo grembo possa accogliere una vita, lacerato da emorragie che l'avrebbero liberata già un paio di mesi fa, se una legge non aggiornata alle ultime tecniche di accertamento del fine-vita non lo consentisse?

Provi un giorno chiunque si batta per il diritto alla vita ad oltranza -ma forse sarebbe più appropriato parlare di dovere- a stare con un paziente agonizzante o in coma vegetativo. Sentimenti di pietà, impotenza, terrore se non vero e proprio, umanissimo, disgusto serrano la gola. La persona di cui porto immeritatamente il nome è morta in casa sua, sedata. Non sappiamo se quella morfina le abbia, in effetti, accorciato la vita.

Ma certo non era più lei: sconvolta, insofferente, crudele. Fece semplicemente a tempo a dirci di voler morire nel proprio letto, con noi accanto.

Questo ad Eluana non è stato dato. Ma vale la sua parola espressa quando era viva e consapevole.

In mancanza di una legge che consenta di esprimere, nel testamento biologico, se e quando farsi rianimare in seguito ad incidenti che compromettano irreparabilmente il recupero di una coscienza o di una qualità della vita decente, lo Stato, entità sfuggente e impersonale, formula retorica dell' arbitrio secondo cui le leggi sono applicate nel nostro paese è padrone del corpo prigioniero di una persona ridotta al silenzio. E dei tanti corpi estranei, destinati da un emendamento altrettanto assurdo del decreto sul caso di Eluana, a bussare alla porta di strutture mediche di dubbia sicurezza e competenza in condizioni di penosa clandestinità sanitaria, trasformandosi da corpi estranei a potenziali e sospetti appestati.

Il fine è lo stesso: la costruzione di uno stato etico, testa di ponte del temporalismo vaticano, a sua volta puntello di un' azione politica che, da trent' anni a questa parte ha smarrito ogni autonoma legittimità morale, fino alla propria dissoluzione, e rinascita spettrale, dopo Tangentopoli.

Uno stato etico che pretende, empiamente, di giudicare i vivi e i morti. Di  decidere chi è Vittima Innocente e degna di cura e chi è brutto, sporco, cattivo e destinato ad essere identificato e poi espulso dal corpo sano delle  città.

Ricordo solo che le ultime parole di Giovanni Paolo II, strenuo difensore del diritto alla vita, ai cui principi l'attuale compagine politica dichiara, piuttosto trasversalmente, di ispirarsi, furono: Lasciatemi tornare dal Padre mio.

Persona, credo, certamente più clemente dei suoi sostituti terrestri.
martedì, febbraio 03, 2009
Così, per distrarsi dai mali del mondo...

Resurrecturis, the Fracture:

Il disco sta per uscire, e questo blog ve lo consiglia caldamente.