martedì, gennaio 27, 2009
AVVISO: questo post implica una metapolemichetta da nerd grammaticali. Se non vi interessa, potete non leggerlo.


In biblioteca, chiedo un libro di Hannah Arendt.
Che non è esattamente come dire, che so, Forugh Farrokhzâd. Né per notorietà, né per osticità grafica*.
La bibliotecaria, che è appunto bibliotecaria, non sa come si scrive. Leggero sconcerto.

Entro in libreria. Faccio un giro e trovo una nuova edizione di Gibran. Di Kahlil Gibran. Mondadori, non Ciclostile Edizioni alla Cazzo di Cane.
Kahlil. Nel 2009. La maggiore casa editrice di questo paese. Cristo, si scrive Khalil. Con la H dopo la K. Adesso posso rinunciare allo sconcerto.


*Con tutto il rispetto per la Farrokhzad, che è una delle più importanti poetesse iraniane, e che io personalmente adoro.
martedì, gennaio 27, 2009
Mi ero ripromessa di edificare i nostri lettori con un puntuale resoconto mensile delle più belle chiavi di ricerca che portano a questo blog, rilevate da ShinyStat, ma davanti a queste perle, non riesco ad attendere fino alla metà di febbraio:



a scuola mi hanno detto per fare un articolo sulle razze umane cosa scrivo?


la morale della storia la piccola vedetta lombarda tratta dal libro cuore



E poi ci si lamenta se migliaia di scolaresche sgambettano allegre sul prato di Auschwitz, se qualche studente pesta il compagno perché albanese o se gli alunni delle scuole medie e superiori non conoscono la storia...
domenica, gennaio 25, 2009
Adesso apprendiamo dal  Presidente del Consiglio che lo stigma di allumeuse passa dalla minigonna e da chi la porta alle donne semplicemente BELLE. *

Con una serie di sottotesti particolarmente istruttivi della mentalità imperante nella compagine governativa:



1) Che volete? L' omm' è omm' , e se una è bella poi non si può resistere.

2) Le brutte vadano pure a farsi fottere. Tanto, sotto sotto, non desiderano altro.

3) Il soldato deve garantire, anche fuori da teatri di guerra, ordine e sicurezza **.



Presente quegli stucchevoli quadri d'epoca nazista col soldato maschio e quadrimascelluto a difendere la trepida dolicocefala bionda? O con la società agreste-patriarcale di feraci  femmine e operosi maschi?



(Grazie ad Erika per la segnalazione)
.



* Update: Erika mi fa osservare come questi signori prima si scagliano contro il chador, il niqab, il burqa e ogni tipo di velo islamico, come simbolo di oppressione perpetrata sulle donne, poi sembrano implicare che se una donna è vagamente attraente è normale che rischi di venir stuprata. Poi criticano il GIA algerino, sfregiatore di donne pervertenti con la loro bellezza la purità del buon militante musulmano -GIA che,  come mi faceva osservare a Falecius, sta all' Islam come una metastasi sta ad un organismo sano....

Schifo e disgusto...

** Ri- update: Veltroni reagisce sdegnato alla battuta di Berlusconi. Il quale si mostra sorpreso. Era solo un complimento. Come dice giustamente Erika, se Berlusconi ci considera belle ragazze e venissimo stuprate, ci sentiremo molto meglio!
sabato, gennaio 24, 2009

L' approccio medio della stampa italiana al reato di stupro è rivoltante almeno quanto il fatto di cui i giornali si occupano con una morbosità ineguagliata in questi tempi intolleranti. Porca a Porca ha fatto scuola.


Roma, l'altroieri. Una donna viene stuprata da due uomini.


Immaginatevi la scena: la signora sotto choc, confusa. Incalzata dagli agenti, e meno comprensibilmente, dai giornalisti: “Ma erano stranieri?” Sì, no forse...parlavano in maniera strana...avevano la pelle scura.... “Aaaaah, erano nordafricani!” Elementare, Watson. Ma avevano un accento strano, forse dell' est.... “Ecco! Erano rumeni! Anzi, rom-eni! Pelle scura, accento dell' Est...”


Così due giornali riportano la notizia, secondo cui la donna, alla quale è stato affibbiato l' immancabile nome di fantasia che la relega immediatamente nella categoria dei Vittimi&Vittime, è stata violentata rispettivamente da nordafricani e da non meglio precisati est-europei.Via al gioco dell' indignazione dddemocratica, con la ministra ombra di turno che propone “politiche di rispetto delle donne e di integrazione sociale MA ANCHE certezza della pena.”

Le reazioni di indignazione di Alemanno e i destrorsi governativi, le leggete qui. Non ho voglia di trascriverle. Mi fanno troppo schifo.

Sì, perché in realtà, ad Alemanno e Maroni, degli stupri non frega proprio niente. Anzi. Gli forniscono un comodo alibi per attuare le loro politiche repressive nei confronti di immigrati e marginali, dar prova di esercitare un controllo poliziesco e muscolare delle libertà individuale, con l'alibi di tutelare la sicurezza dei cittadini, e mantenendo, contemporaneamente, gli immigrati in condizione di clandestinità criminogena e i marginali -non necessariamente extracomunitari , come si dice con un lemma ipocrita: un rom può essere molto più comunitario di uno svizzero per la legge, ma non per la percezione del cittadino medio teledipendente.

Guidonia, la notte scorsa. Un ragazzo e una ragazza si appartano (altro termine di un' ipocrisia rivoltante) in una strada sterrata, non illuminata, costellata di rifiuti, nella loro auto. Il ragazzo viene picchiato e rinchiuso nel bagagliaio da cinque uomini. La ragazza viene stuprata a turno dai cinque. Certamente “dell' Est”.

Ora, mi autocensuro nel dire che appartarsi all' una di notte in una stradina di terra di nessuno, non più città e nemmeno ormai campagna, è giusto un pelino pericoloso. Lo disse anche Alemanno, quando, nell' agosto scorso, alla periferia di Roma, fu violentata una cicloturista olandese, che, secondo il sindaco “non doveva trovarsi lì”. Faccio però notare che io non sono il sindaco di una grande città, proclamato sull' onda del sentimento di sdegno e di bisogno d'ordine causato dal caso della signora Reggiani, abilmente cavalcato a fini elettorali, ma una normale lettrice di giornali.

Falecius mi ha fatto notare che mi metto dalla parte di chi dice che certe donne si cercano lo stupro perché vanno in minigonna, e che cosa farei io se la sera fossi presa e violentata da cinque persone, e che le persone sono libere di andare dove vogliono all' ora che vogliono a fare quel che vogliono.

Ora, mi sembra ovvio il fatto che mettersi in una situazione pericolosa in due -un uomo e una donna- vuol dire essere imprudenti, ma non certo meritarsi botte e stupri. Mentre il discorso della minigonna istigatrice mi sembra criminalizzante nei confronti della donna, e implica un giudizio morale, malcelato, di troiaggine liquidante la vittima dello stupro a “incomodo” sociale. Tralascio, in questo blog, di spiegare le ragioni non certo amene del perché, per ora, il fatto che esca da sola alla sera o che semplicemente esca alla sera sia un non datur , e che Falecius conosce benissimo.Mi soffermerei sulla sua terza affermazione: ma se è così vero che nella nostra società le persone sono libere di andare dove vogliono all' ora che vogliono a fare quello che vogliono, perché i due fidanzati di Guidonia vanno in un posto squallido, ad un' ora improbabile a fare quello che dall' inizio dei tempi si fa tra innamorati e che viene propagandato con oscene allusioni ogniqualvolta si venda uno yogurt? Un amico che ti presti casa, no? Una famiglia in cui si possa parlare, se non liberamente, ma con serenità e accondiscendenza dei propri affetti* e delle proprie esigenze di intimità, nemmeno? In quale spaventosa solitudine vivono i fidanzati di Guidonia?

Quale società ritiene così vergognoso e sconveniente il sesso prematrimoniale, da relegarlo in una viuzza buia, esponendo la propria intimità sacra a pericoli? Nemmeno la tanto stigmatizzata società dei Malvagi Islamici Ayatollah, mi dice Falecius. Ma quella di chi lecca il culo al Papa ai fini elettoralistici, proclamandosi di volta in volta, all' occorrenza, alfiere delle TFP e della morale cristiana occidentale e, sempre dal punto di vista occidentale, baluardo di laicità e libertà di costumi contro “gli islamici che costringono le donne al velo e ce le stuprano”, sì. E intanto, le tv governative trasmettono immagini di donne esposte a quarti, mercificano corpi e avvelenano anche la mentalità delle giovani aspiranti Jeunes-Filles in senso biecamente maschilista e gallista. Ma prendete le interviste ad una qualsiasi Velina, Letterina, o concorrente del Grande Fratello: invariabilmente, alla domanda “Quali sono le tue aspirazioni?”, risponderà “avere una famiglia, trovare il vero amore -non faccio sesso senza amore- e l'amicizia”.

Guardare e non toccare, l'essenza della repressione sessuale massificata funzionale al controllo sociale. Figurarsi che casino, un mondo dove le donne siano libere di soddisfare la propria libido senza incorrere in censure e persino di pensare in proprio.

Immagino il disorientamento di chi vive in condizioni di marginalità, in situazione di privazione di relazioni sociali, sessuali, di chi lotta ogni giorno, coi mezzi che può, per la sopravvivenza, bombardato da messaggi perturbanti , sessualizzanti persino un grissino, e anestetizzanti solo l'occidentale medio assuefatto da anni di cartellonistica e spot di erotizzazione del prodotto e di mercificazione dell' erotismo.

Secondo me, già è tanto se non sfoga il suo desiderio sessuale, la sua rabbia, la sua frustrazione su qualsiasi forma vagamente antropomorfa.

Con questo, non giustifico gli stupratori. Voglio soltanto dire che non sono che il prodotto funzionale al mantenimento dell' ordine di terrore di una società dove tutto è permesso, per licenza, perché tutto è proibito.



*
Persino mio padre, che è un uomo straziantemente tormentato tra una coscienza politica libertaria e progressista e un' educazione violenta, machista e repressiva, fatta di umiliazioni che gli hanno lasciato il segno e che lo portano ad essere molto severo, tutt' ora, con me, non è mai stato così ottuso e irresponsabile da rifiutare di parlare di certi argomenti o dal prendere atto che certe cose avvengano. Non si è mai sognato di implicare "sei una troia se lo fai" col corollario di "nasconditi e fallo in camporella". Al massimo, pretende discrezione in casa, in sua presenza. Ma questo è, credo, normale in Italia. A me sconvolge maggiormente che amici, genitori, conoscenti di questi ragazzi si scandolezzino e si preoccupino di più se scopino o meno, piuttosto che si caccino in una stradina buia a cercare un po' di privacy.

giovedì, gennaio 22, 2009
Questi qui, la libertà non sanno neanche che roba sia (e neanche l'islam, ma questo è meno grave).
Del resto "la libertà è schivitù, la guerra è pace".
Anche il nome sa tanto di, ehm, "democrazia popolare".
E ricordatevi che siamo rappresentati in parlamento da una Illvstre Stvdyosa.
postato da: falecius alle ore 12:45 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, gennaio 22, 2009
Ma io sono senza parole. C'è da reagire, subito.
Cioè.
Qui si creano le condizioni di proibire a chiunque di manifestare o fare un corteo in un qualsiasi punto di una città italiana, così a capocchia, (non è solo questione di luoghi di culto, come cercano di farvi credere i titolisti: si parla di supermercati, vivaddio, dov'è in Italia che non ci sono supermercati?) e c'è gente che si preoccupa del significato "politico e di conquista" di un gruppo di musulmani che prega com'è loro diritto in Piazza Duomo a Milano (senza che la Chiesa abbia avuto da ridire alcunché; questi sarebbero più cattolici del Papa, se il cattolicesimo includesse circolari sulle manifestazioni pro-Palestina).
Se non fosse tragico, sarebbe ridicolo.


giovedì, gennaio 22, 2009
Sono allibito, sconvolto, furioso. Sapevo che ben pochi, in questo Governo, avessero familiarità con i concetti elementari della democrazia liberale - ma neanche - proprio della libertà politica repubblicana, una cosa che esiste in Occidente da duemilaseicento anni¹.

Intendiamoci, l'antica Roma possedeva leggi repressive sulle riunioni non autorizzate di cittadini; legislazioni estremamente limitanti della libertà d'associazione furono proposte anche dai rivoluzionari francesi durante il Terrore¹, e insomma, parecchi (credo tutti) tra i paesi occidentali hanno una tradizione di eserciti e polizie che sparano su folle di dimostranti.

Tuttavia, l'abolizione sostanziale del diritto di manifestazione pubblica (l'articolo di Repubblica è orribile, ma questo ho) va un po' oltre quello che potevo aspettarmi anche dal più destrorso dei partiti che volesse presentarsi come ancora operante dentro una dialettica democratica.
E pensare che Maroni, in quel branco di beceri idioti identitari che è la leadership leghista, appariva come persona relativamente  seria e responsabile. Sapete come si dice. Beati monoculi in terra caecorum.
Certo, il provvedimento annunciato vieta di manifestare solo davanti alle Chiese (o comunque ai luoghi di culto, con buona pace dei titolisti di Repubblica che non hanno mai sentito parlare di una comunità ebraica in Italia; ma vedete comunque qui). E che sarà mai, dice uno, mica si proibiscono le manifestazioni.
Trovatemi una sola fottuta piazza in questo paese che non abbia una Chiesa davanti². Cioè, io non penso che d'ora in poi qualsiasi manifestazione pubblica in questo paese sarà resa di fatto impossibile tramite queste restrizioni (consiglio a Maroni di stare attento, nel tutelare una sensibilità religiosa dei cattolici che nel caso non è stata offesa: rischia di non poter fare i raduni della Lega se in zona abita un marocchino che ha adibito il suo garage a moschea - e lo fa perché la Lega non gli permette di avere una moschea). Voglio dire, la Via Crucis da qualche parte dovranno pur farla, e di solito nei paraggi c'è una chiesa.
Io penso che venga creato un margine di discrezionalità e di arbitrio del potere poliziesco sulle manifestazioni pubbliche ancora più intollerabile di un puro e semplice divieto, vista anche l'origine palesemente discriminatoria ed islamofoba del provvedimento (ma verranno a prendere anche voi, un giorno, e allora non ci sarà rimasto nessuno). Sottolineo con Lisa che qui la Chiesa e la pronità governativa a presunte richieste cliericali e vaticane (o delle autorità religiose della Mauretania Sitifense, odierna Algeria; ROTFL) c'entrano niente. Del resto stiamo parlando dei cattolicissimi defensores fidei che vogliono proibire la Messa in latino per legge (alla faccia della libera Chiesa in libero Stato, eh).
E' pura e semplice volontà politica vessatoria fine a sé stessa.
Io non sono musulmano, ma questo è il genere di cose che mi farebbe fare una Salat davanti a qualsiasi cattedrale d'Italia (il che peraltro non sarebbe vietato; un solo musulmano che prega è definibile "manifestazione pubblica"?).
In realtà è tutto talmente ridicolo che non saprei se sia da resistere o da solo da spernacchiare.
Uhm.
Resistere.

¹ Non solo dai Giacobini: anche la Gironda era d'accordo, anche se per ragioni opposte.
² Qualcuna esisterà, tipo alla perferia di Selvazzano Dentro. Scherzi a parte, Piazza del Popolo a Fermo ha la concattedrale di San Domenico che non dà direttamente sulla piazza ma sua piazzetta vicina, e un'altra chiesa che dà sulla piazza credo non sia più adibita al culto (non ho idea cosa Maroni intendesse fare di una chiesa dove non si celebra più, o magari solo in occasioni speciali) e mi pare che piazza Garibaldi a Parma non abbia chiese da nessuna parte.
giovedì, gennaio 22, 2009

Vorrei rassicurare l' anonimo, geniale  lettore che arriva al nostro blog con queste fantastiche chiavi di ricerca:





leopardi quante volte si è lavato??




giacomo leopardi si è lavato solo una volta in tutta la vita




giacomo leopardi si è mai lavato??





Leopardi  certo non auliva. Pare fosse quella linguacciuta della Serao ad aver intervistato l'oramai anziana Fanny Targioni Tozzetti e ad averle attribuito, forse in perfetta malafede, una frase mai pronunciata. Tutta la storia qui . Sono riusciti a scriverci un illuminante saggio, su carta di pregio, presso una delle case editrici più prestigiose d' Italia. Noi letterati ci struggevamo nell' ansia di sapere se il Contino spasimava o meno per signore di una dozzina d' anni più grandi -le MILF dell' epoca, o se confessasse al nero prete che gli avevano messo alle calcagna come guida spirituale pensieri men che puri.


Questo simpatico tomo sembra raccogliere le leggende metropolitane, le dicerie e i fattoidi che hanno allietato i nostri anni di liceo o di università. E, finalmente, sembra fare piena luce ;)


Aspetto con ansia chi mi chiarirà l'origine del mito riguardante il leggendario espianto di costole di D' Annunzio per meglio procedere ad un contorsionistico atto di autoerotismo, i riferimenti filologici della celeberrima stitichezza di Carlo Emilio Gadda o i dubbi sulla fondatezza o meno dell' infantilismo di Saba.

martedì, gennaio 13, 2009

Credo che non ci siano più dubbi, se anche mezzi di comunicazione mainstream -non solo le fanzine palestinesi che noi mistificatori-dissimulatori siamo soliti leggere- come  France 24 e il Times , ne danno notizia. Israele avrebbe utilizzato sulla popolazione civile di Gaza armi al fosforo bianco.

Proiettili al fosforo bianco M825A1 , di fabbricazione americana.

Le stesse munizioni utilizzate dall’ esercito americano nel 2004 a Falluja, nell’ operazione Shock and Awe.

Le stesse impiegate contro Hizbullah nel 2006.


Credo non sia superfluo ricordare gli effetti del fosforo bianco.

Le particelle incandescenti di fosforo bianco, espulse da una testata durante un’ esplosione causano ustioni superiori al terzo grado. Il fosforo si deposita nei tessuti attraverso le ustioni, legandosi agli elettroliti normalmente presenti nelle cellule e raggiungendo gli organi interni. Si deposita principalmente nei reni e nel fegato, sopprimendone progressivamente la funzionalità.


Il fosforo bianco continua a bruciare a lungo, dopo l’ esplosione: fino a 20 minuti, consumando l’ossigeno e impregnando l’aria di un fumo denso. Anche se freddo, il fumo del fosforo bianco è altamente irritante per le mucose e provoca danni alle vie aeree paragonabili alla silicosi.Ciononostante, l’ impiego di fosforo bianco NON è proibito, nel caso venga impiegato come cortina fumogena nelle azioni di guerra; la Convenzione di Ginevra ne proibisce l’impiego soltanto in zone densamente popolate.Le ustioni da fosforo bianco sono difficilmente guaribili, e, a causa della osmolarità dell’ agente urticante, si possono estendere ai tessuti circostanti alcune ore dopo il contatto. Il fosforo bianco, inoltre, penetra nelle fibre tessili  rimanendovi a lungo, anche senza bruciarle completamente. Spesso i vestiti operano da sudario bollente, avvolgendo in un calore insopportabile chi li indossa e facendo sciogliere, letteralmente, il corpo al loro interno.


L’unico medicinale in grado di curare decentemente, non di guarire, le ustioni da fosforo bianco, sembrerebbe essere, per la sua particolare applicabilità di debridement dei tessuti necrotizzati , di circoscrizione di quelli sani e di riduzione delle perdite ematiche* , il Debrase® Gel Dressing (DGD) , prodotto da una multinazionale del farmaco israeliana, la Teva. Peccato che da giorni nella Striscia di Gaza non si possa usufruire del miracoloso unguento.

Sarebbe chiedere effettivamente troppo. Ma i medici operanti in quell’ area sono usati come bersaglio dall’ esercito israeliano. Tanto, fanno sempre 50 punti.


Israele è davvero lo Stato che tutela di più la tua salute**.




* In aree devastate dalla guerra, in presenza di politraumatizzati da ferite lacerocontuse e ustioni, la prima cosa a finire, negli ospedali, è la normale scorta di plasma e emoderivati.

**Naturalmente, l'assunto del discorso della maga Lisistrata ripreso da Deborah Fait è tendenzioso e moralmente ricattatorio: è impensabile chiedere ad un ammalato di boicottare medicinali o tecnologie medicali sviluppati in Israele  per una presa di posizione morale. Anzi, molti medicinali e molte tecnologie biomediche sono state sviluppate in Israele anche in ragione delle frequenti situazioni emergenziali che si possono presentare, essendo Israele, da sessant' anni, uno Stato in armi. Resto peraltro perplessa sull' effettivo significato dell' iniziativa di non acquistare prodotti israeliani ordinari. Le aziende israeliane contribuiscono all' economia di uno Stato che, al momento, sta violando qualsiasi risoluzione ONU e qualsiasi codice morale di condotta ordinaria in guerra. Ma non sono responsabili delle sue scelte politiche e strategiche. Chiedere ad un' azienda di non fare affari con uno Stato , pur dalla condotta criminale, del quale costituisce però una voce importante di indotto, è impossibile. Ciononostante, chiamare antisemiti chi aderisce al boicottaggio è semplicemente demenziale.
domenica, gennaio 11, 2009
Dal 2009, il Vaticano non recepisce le leggi italiane sui rapporti di lavoro. Nemmeno la legge 626.

I Fabbricieri di San Pietro sono avvertiti: si voteranno in massa a San Giuseppe Lavoratore.
postato da: roseau alle ore 01:24 | Permalink | commenti
categoria:politica, religione, scazzi
sabato, gennaio 10, 2009
Arrivo io, buona ultima, a parlare di Giovanni Allevi. Dopo la geniale trilogia di Betty, Niccolò che lo assimila ad un artropode chiomato e fornisce un succoso compendio della Storia della Mvsica, l' esilarante vignetta dei Nasoni.

Adesso, la polemica più ricorrente nei forum musicali è: ma stai con Allevi o con Ughi?

Personalmente, con nessuno dei due. Dell' assoluta mancanza di talento dell' Ascolano * hanno scritto in tanti. Quel che mi preoccupa, è che alla prima pubblica critica ufficiale di questo patetico freak della tastiera, Uto Ughi sia assurto a nume tutelare della Mvsica Classica e che si siano formate addirittura due opposte fazioni all' interno di un pubblico che accoglieva con la stessa attenzione anestetizzata e televisiva le inconsistenze di Allevi e le titaniche imprese di Ughi.

Ughi, al pari di Allevi, sfrutta abilmente una certa visibilità mediatica e l' aura ottocentesco-idealistica di musicista ispirato, ancora viva in Italia, dove la formazione musicale è ancora considerata accessoria per la completezza formativa di chi si voglia considerare, con una qualche legittimità, una persona colta. Certo, Ughi ha talento, Allevi no, ma l' assenza di cultura adorante degli indotti musicali, che costituiscono la maggioranza del pubblico sia televisivo che -duole dirlo- delle sale da concerto, pronti ad andare in sollucchero per chiunque si autoproclami, a parole o con gli atteggiamenti, Mvsicista Accreditato&MossoDalSacroFuoco, ha permesso che fossero equanimemente ospitati e incensati su Rai Tre.

Il carinismo un po' autistico alleviano è insopportabile tanto quanto la spocchia, ai limiti della misantropia, di Uto Ughi, ma, si sa, sono perdonabili in artisti che si vogliono, topicamente, tutti genio ed eccentricità.

E i media accolgono, rilanciano, amplificano e contribuiscono colpevolmente a diffondere questa mentalità, in un feedback perverso di emozioni di immediato consumo.

Così, capita di vedere, nella puntata del 1° febbraio 2008 de Le Storie-Diario italiano , Corrado Augias che si spertica in lodi imbarazzanti all' indirizzo del malmostoso violinista; lo si vede anche deprecare, con aria da solone la pessima legge del 1999 che ha equiparato il titolo di studio rilasciato dai Conservatori a quello rilasciato dagli altri istituti di Alta Formazione (Accademie, Università) , innalzando il limite d' età per l' ammissione ai corsi.

Augias passa poi a dileggiare i soliti 'ggiovani, coreograficamente presenti come ospiti in studio, perché -signoramia- non abbastanza appassionati di Mvsica Classica, che è considerata, da loro , inevitabilmente troppo noiosa.

Tre mesi dopo, nel maggio del 2008, Augias incontra l' Ascolano e sembra dimenticarsi di conversare amabilmente col prodotto più riuscito della liberalizzazione dei limiti anagrafici per l' accesso ai Conservatori. E il prodotto di un certo marketing buonista, 'dddemocratico, alla portata di un pubblico vasto, accogliente, pronto a ricevere con calore tanto i commoventi aneddoti dell' autobiografico In viaggio con la strega, quanto l' umanità garbata, timida, intimista di un Weltroni romanziere o di una Comencini scrittora.

Ughi è diverso nella forma, ma è sostanzialmente , anche lui, un prodotto. Di una cultura diversa, sbrigativamente definita di destra; in realtà neoaristocratica, furtwangleriana, da musicista algido, sposato misticamente alla propria arte. Solitario, schivo, sprezzante. Forse qualcuno dovrebbe avvertire il Maestro di Busto Arsizio -ma di origini ostentatamente mitteleuropee- che lo Sturm und Drang è finito da un paio di secoli. Ma lui, niente: continua ad eseguire con virtuosismo impeccabile un repertorio di classicità aurea: Bach, Tartini, Vivaldi, Pugnani, Geminiani e l'immancabile Beethoven -quell' op. 61, diventata una sorta di sigla del suo talento- e a fungere da richiamo per gli abbonati rotariani alle stagioni concertistiche delle cittadine di provincia.

Ricordo che qui a Parma, quando si seppe che Ughi avrebbe dato forfait e che sarebbe stato sostituito da Massimo Quarta (violinista altrettanto bravo, ma meno onninamente acclamato genio di Ughi) **, il pubblico di abbonati alla stagione concertistica si irritò moltissimo. Rimase freddo, e applaudì svogliatamente i tre bis che conclusero il concerto.



Vi posto, a titolo puramente esemplificativo dell' atteggiamento prono, provinciale e ingenuamente esaltante dell' Artista Genio, gli stralci imbarazzanti di due puntate di Che tempo che fa. (Quelle del programma di Augias sono state rimosse dal sito). Vi risparmio Allevi-Pierrot che viene cosparso da petali di margherite mentre suona da Antonio Albanese alias Epifanio. Avrebbe risvegliato in me un' insana passione per l'arma bianca.

Ma vi prego di notare lo stesso lo stupor ecstaticus di Fabio Fazio, coagulato nel suo occhio da pollo di allev-amento......  :)



Qui Ughi..............



......e qui Allevi....



* il fatto che Falecius sia fermano e io di origini marchigiane non troppo remote è puramente casuale ;)

**e, a dir la verità, di violinisti altrettanto bravi di Diodato Emilio in arte Uto, ce ne sarebbero almeno una decina. Per limitarsi agli italiani , Fabio Biondi , Domenico Nordio , Guliano Carmagnola -protagonista, negli anni Novanta, con i musicisti trevigiani della 'Gioiosa Marca', di alcune fiammeggianti rivisitazioni vivaldiane. E soprattutto l' immensa Chiara Banchini. Che sarebbe svizzera italiana, in realtà.

Poi c' è Gidon Kremer. Ma lui meriterebbe un post a parte. Taggato anche fantascienza.  :D


mercoledì, gennaio 07, 2009
C'entra un cazzo con Heinlein, volevo solo dire che odio traslocare.
postato da: falecius alle ore 02:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:scazzi, pericoli per tua sorella
lunedì, gennaio 05, 2009
Siccome Roseau mi ha regalato dei romanzi di Heinlein per Natale, questo blog vi infliggerà un po' di filippiche sulla fantascienza nelle prossime settimane.

Dico 'settimane' perché nel frattempo ho da studiare, traslocare e fare diversi giri per l'Europa.

Robert Anson Heinlein è uno dei tre membri della Santissima Trinità della fantascienza. Gli altri due sono Arthur Clarke (quello di 2001 Odissea nello Spazio, per capirci) e Isaac Asimov. Non sono sicuro di chi, ed in nome di che cosa, abbia definito questa triade, ma secondo Asimov si tratta di una specie di consenso generale della comunità fantascientifica. Vorrei mettere assolutamente in chiaro che IO non sono d'accordo. La mia personale Trinità di Scrittori di Fantascienza Più Fichi di Tutti i Tempi comprende Asimov, Philip Kindred Dick e Ursula Kroeber Le Guin.

In effetti, fino a qualche tempo fa sottovalutavo ampiamente Heinlein, per due ragioni:

- una ragione giusta, e cioè che avevo letto prima alcune delle cose meno belle di Heinlein; romanzetti carini, ma niente di che ("I Cadetti dello Spazio" e "la Via della Gloria").

- una ragione sbagliata, cioè il pregiudizio critico su "Fanteria dello Spazio" (che non c'entra niente con "I Cadetti dello Spazio").

Il pregiudizio critico è riassumibile nel grido scandalizzato: "ma 'Fanteria dello Spazio' è un libro FASCISTA!!!!!!".

Solo che io ho appena letto 'Fanteria dello Spazio'. Non ne condivido i valori e le opinioni politiche, ma affermo con certezza che non sono valori ed opinioni fasciste. O meglio. Se Platone è fascista¹ allora lo è anche Heinlein, ma se parliamo del fascismo storico, non c'entra molto.

Tanto per cominciare, 'Fanteria dello Spazio' è un'utopia. Non è l'unica utopia di Heinlein e nemmeno la più importante (i critici si sono concentrati su 'la Luna è una severa maestra', ma la è anche il melenso 'I cadetti dello Spazio') ma è importante sottolineare questo fatto.

Il mondo di 'Fanteria dello Spazio' è un mondo GIUSTO, dal punto di vista di Heinlein, ed Heinlein è molto bravo a persuadere di questa giustezza anche il lettore. Per farlo a volte deve usare anche dei trucchi: ad esempio, c'è una scena, che precede la punizione corporale di una recluta per aver picchiato un ufficiale, in cui il protagonista/narratore origlia una conversazione tra due ufficiali. A noi lettori, quella conversazione origliata ci dà la chiave per capire il senso della punizione corporale ed evitare di pensare che gli ufficiali siano dei mostri sadici perché la infliggono; ma lo stesso narratore non avrebbe potuto avere quella chiave in modo legittimo, senza ascoltare per caso una conversazione non destinata alle sue orecchie.

Inoltre, 'Fanteria dello Spazio' è un romanzo di formazione. Prendi il ricco figlio viziato di un uomo d'affari, sottoponilo ad un addestramento durissimo, martellalo a non finire, ed in qualche anno avrei un vero uomo.

Anche se nell' Esercito  ci sono donne, il modello umano del romanzo è certamente virile. E comunque, sembra di capire che una donna non possa essere un Fante dello Spazio, anche se in linea di principio non se ne vede il perché. Da una parte vedrei un semplice espediente di Heinlein per semplificarsi l'esistenza (le questioni riguardanti una vita di caserma sessualmente mista avrebbero richiesto un altro romanzo a sé). Dall'altra, a quell'epoca il senso cameratesco e virile sarebbe stato difficile da immaginare e rappresentare, e quindi da esaltare², in situazioni miste; e immagino che lo sarebbe anche oggi, per molte persone (non per me, comunque).



¹ il che ci può anche stare, in fondo 'la Repubblica' è stata letta da molti, e ad esempio da Karl Popper e anche da me, come un progetto totalitario.



² ho detto che non è un romanzo fascista, ma certamente esalta il cameratismo dei fratelli di battaglia, e lo fa deliberatamente e con convinzione. Questo si accorda solo in parte con l'impianto ideologico, con premesse rigidamente razionalistiche ed individualiste, che giustifica il sistema sociale descritto.