martedì, settembre 30, 2008
Non sono nuovi ad atti di tale, inumana gravità. Ma ora, i vigili di Parma, hanno dato davvero prova del loro peggio.
mercoledì, settembre 24, 2008
«Il Pd nei sondaggi è intorno al 30 per cento e continua a salire.

Ha preso l'ascensore?

 È un grandissimo successo.

Qualche mese fa eravate al 33%. E tu chiami un "grandissimo" successo essere risaliti al 30?

Siamo in condizione di crescere ulteriormente».

Certo, devi farne di strada bimbo, con le scarpine Chicco.

 Assicura: «È il momento di dare ai cittadini un messaggio vero».

Farlo prima delle elezioni, no, eh?

Perché, aggiunge, «è un luogo comune dire che il Pd è in crisi, come fa il circo mediatico dei vignettisti».

La grande Cospirazione Satirica contro il PD.

Poi passa al privato spiegando come mai ha comprato una casa a New York per sua figlia Martina: «Ho ragionato allo stesso modo di tante famiglie italiane sul vantaggioso rapporto euro-dollaro». Confessando che se l'è potuto permettere anche «grazie ai ricavi» dei suoi ultimi libri.

Vantatene pure, mi raccomando. Come se il tuo potenziale elettore medio si sentisse rappresentato da uno compra alla figlia una casa Manhattan.
Ah sì, dimenticavo, bisogna cercare di togliere i voti alla destra. Prova a farlo senza far venire il vomito alle persone di sinistra, e magari vincerai qualche elezione, ogni tanto.
E comunque. Il suo privato è privato, ed è suo. Non c'è nessuna ragiona per vederlo sul Corriere della Sera.

E la maggioranza? Sembrano «gitanti compiaciuti, come se tutto vada bene».

Non infierisco. Anche il giornalista, però, certi strafalcioni li potrebbe rivedere. Periodo ipotetico dell'irrealtà, ragazzi.

Invece, a suo giudizio, «il clima è pesante, c'è una cappa di piombo sul Paese».

Uhm, sì, vediamo, cosa vuoi dire?


Fa l'esempio della polemica sulla Resistenza: «Si dicono certe cose sul fascismo e intervengono tutti: l'unico che tace è Berlusconi e questo non va bene».

La Resistenza è un evento storico di sessanta anni fa. Berlusconi è notoriamente deboluccio in storia, e se per una volta sta zitto invece di sparar cazzate, potrebbe essere un sollievo. Berlusconi potrebbe non avere NIENTE da dire sulla Resistenza.

Comunque una discussione su fascismo e resistenza storiche, OGGI, non è il problema principale del paese.


Un premier che «vorrebbe la scuola italiana come le tv perché spera che i ragazzi vengano educati con il sistema dei valori televisivi».

Infatti le veline portano il grembiule. A' Veltro', ripijjate!

Ma l'affondo

Quello prima era un "affondo"? A me pare una "sommessa critica".

si allarga anche alla figlia del Cavaliere, Marina Berlusconi: «È entrata in Mediobanca in rappresentanza di Mediaset.

Senti, senti. Vogliamo parlare proprio delle figlie, oggi?

Questo fa parte di una riorganizzazione dei poteri in cui i rapporti tra banche e famiglie sono molto intrecciati».

Ma dai. I figli ereditano ricchezze e privilegi, conoscenze e case a Manhattan dai genitori. Chi l'avrebbe mai detto. Pensavo che il moderno capitalismo meritocratico avesse spazzato via questi arcaismi tribali.

Veltroni di' qualcosa, QUALSIASI cosa, su quello che un italiano elettore potrebbe percepire come un problema SUO e non TUO. Renditi conto che nessuno s'incazza per Marina Berlusconi in Mediobanca, tranne una piccola minoranza che COMUNQUE voterebbe per te o per Di Pietro.

Intanto si moltiplicano le aree di riferimento (o se si preferisce «correnti») all'interno del Pd. Martedì 30 settembre, con un convegno sulla laicità — che vedrà anche la partecipazione di Veltroni, Casini e Lupi del Pdl — partirà PeR (Persone e Reti).

Laicità? Che c'entra con questa gente? Sulla laicità si stanno facendo sorpassare a sinistra da Brunetta, però fanno un sacco di convegni.

Politico di riferimento: Francesco Rutelli.

Chi? Ah, sì, quello che ha perso quando guidava il centrosinistra nazionale nel 2001 e il centrosinistra a Roma nel 2008? Che ci fa ancora in giro? Riferimento PER CHI?

L'iniziativa è lanciata da due teodem come Luigi Bobba e Paola Binetti.

Un nome, due garanzie. WOW.

Che però se ne perdono altri due: Enzo Carra ed Emanuela Baio definiscono quella scelta «correntizia».

Facciamo un'altra corrente contraria alla divisione in correnti. Yeah.

Una zona in fibrillazione nel partito è anche quella dei giovani,

"Zona gggiovani", tra un po' anche la discoteca di partito.

che vogliono «primarie vere»

Uhm. Non è da fibrillare, per una richiesta così ovvia. E' da dire "o così, o ce ne andiamo tutti".

per eleggere il loro segretario (consigliando al leader e ai big di tenersi fuori dai giochi).

Consigliano? Dovrebbero INTIMARLO. Meglio con qualche forcone a portata di mano, visti i figuri.

Mentre un certo interesse sta riscuotendo il «piano B» di Casini per le Europee: se fallisce la battaglia a difesa delle preferenze si passa ad una proposta di legge che prevede collegi uninominali ritagliati sulle Province. Idea che non dispiace al costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, ma anche alla radicale Emma Bonino.

Che c'entra, che significa?

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categoria:politica, satira
mercoledì, settembre 24, 2008
Poi uno si chiede perché la ex-sinistra italiana perde, e se vince al governo fa pena.
Io delle idee in merito ce le avrei:
1- perdita di contatto con le esigenze, i problemi e lo stesso linguaggio della popolazione;
2- perdita di un qualsiasi tipo di progettualità, ideale di società, tensione a modificare in meglio le cose... e parlo di modificare le cose, cioè di quello che dovrebbe essere l'essenza del riformismo, e non di fare la rivoluzione. ("non ci sono le condizioni, compagni").
3- leadership complessivamente debole a livello mediatico, poco chiara, titubante, dissonante, disunita, e soprattutto poco carismatica. Insomma una leadership che a definirla mediocre le si fa una lode da panegirista della corte samanide*.

Poi arriva Veltroni e rilascia questa intervista. Una roba spaventosa, anche se avesse usato bene i congiuntivi. Voglio dire, surreale. Si l'impressione di leggere un americano appena arrivato in Italia con informazioni vaghe, che cerca di definire un ambiente (l'Italia governata da Berlusconi) a lui poco familiare.
perciò domani (adesso ho sonno e voglio andare a letto) questo blog vi offrirà un commento ragionato delle ultime esternazioni del Gran Khan della ex-sinistra italiana.

* I panegiristi della corte samanide lodavano i propri emiri (e mecenati) con iperboli azzardate e, per il gusto moderno, francamente eccessive, cose come il sole che svanisce allo splendore del viso del sultano e simili.
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categoria:politica
lunedì, settembre 22, 2008
Diffondo questa storia perché mi sembra giusto farlo, non perché me ne freghi qualcosa del PD.
Nel senso che considero il PD qualcosa che avrebbe potuto funzionare, forse, una volta, se fosse stato completamente diverso.
L'attuale PD mi suscita sentimenti essenzialmente di disinteresse e fastidio. Questa storia rafforza tali sentimenti e il mio unico consiglio a Giulia Innocenzi è che probabilmente farebbe meglio a spendere altrove le sue energie e capacità, che a quanto pare ha in abbondanza - lo dico senza nessuna ironia, e a prescindere dalla eventuale distanza tra le mie idee e le sue* -.
Semplicemente ho il sospetto che non ci siano spiragli nell'attuale PD per lei.
Comunque è una vicenda che merita di essere resa nota.


*Personalmente sono abbastanza lontano da diverse posizioni dei Radicali, e decisamente non condivido la loro visione complessiva del mondo; tuttavia ritengo alcune delle loro rivendicazioni e battaglie assolutamente meritorie e giuste, e ne riconosco il grande ruolo storico nell'introdurre elementi di libertà nella legislazione italiana, in particolare per quanto riguarda il divorzio. Sono invece assai più scettico per le loro posizioni di politica estera e sulle libertà economiche.

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categoria:politica, ora e sempre resistenza, società
lunedì, settembre 22, 2008
Si vede che la permanenza a Bruxelles è stata proficua..... :((
domenica, settembre 21, 2008
Io sto con la poiana. Per una volta che il comune di Parma l’aveva pensata giusta, per eliminare il problema dei piccioni, ecco levarsi il coro di sdegno della Lipu, in difesa di quelli che io considero dei sacchetti di merda alati. Peccato che l’iniziativa sia limitata al breve lasso di tempo della mostra sul più carnoso dei pittori emiliani, tanto che, secondo la consueta, trita prassi mitopoietica dei giornali, il simpatico rapace è già diventata la poiana del Correggio. A me piace immaginarla simile a quell’ aquila giovannea, che il Correggio dipinse sul tamburo della cupola della chiesa parmigiana dedicata all’ Evangelista. Al pari dell’ Albatros di Baudelaire, da terra, in scorcio, osservata da sotto in su, sembra possente ma aggraziata, glifo di santità e precisa ricognizione zoologica. Da vicino è sgraziata, ali enormi, zampe corte e tozze. Forse è stato un errore montare un’ impalcatura che porti alla cupola. Si perde ogni correzione prospettica, il tratto pittorico si sfa, tutte le incertezze, abilmente dissimulate, di quello che, a parer mio, non è nulla di più che un abile frescante che ha molto mediato e ammorbidito l’aurea misura raffaellesca, emergono evidenti. Ma ebbe e continua ad avere successo. Questa mostra  si appresta ad essere il più grande evento storico-artistico che Parma ricordi. Che differenza con la mostra del Parmigianino. Era il 2003, l’occasione ghiotta, l’anniversario tondo. Correvano infatti i cinquecento anni dalla nascita del Mazzola. La mostra andò bene ma non benissimo: sulle 60000 visite, perlopiù di persone venute da fuori Parma, attirate dall’ estro “salvatico” , come lo definisce Vasari, del primo dei manieristi. La città e i parmigiani snobbarono quasi la mostra. Ristoranti e bar rimasero chiusi alla domenica, e i turisti si dovettero arrangiare. Fu il trionfo dei kebabbari, la loro rivalsa nei confronti della gastronomia conservativa al butirro tipica della cittadina.

Questa volta, invece, sembrano aver fatto le cose in grande: l’ apertura della mostra ha coinciso con la tre giorni gavazzante della festa del prosciutto, le cosce delle ninfe correggesche rivivono nei deliqui dei gourmands che affollano i chioschi. Perché quello è Correggio: un pittore dei sensi, da gustare più che da intendere: nuvole di panna, carnagioni di marzapane, Danae fecondate da piogge bionde di grana. E’ l’illustrazione dell’ opera di Folengo, benedettino, non casualmente ospite dell’ Abbazia di San Giovanni Evangelista tra il 1522 e il 1523, appena un anno dopo che l’oblato Antonio Allegri aveva terminato di affrescarne la cupola, e stava ponendo mano a quella del Duomo. Parmigianino era un divino fanciullo, che già disseminava i pennacchi della cupola di San Giovanni di putti impertinenti, con gli occhi a mandorla. L’ossessione glittica, materica, c’era già tutta: il cristallo di rocca à cabochon che ferma il manto del San Vitale riluce ancora oggi di violetto, come il lampo di una pupilla divina. I capezzoli delle sue Madonne occhieggiano turgidi da castissimi veli trasparenti: è la Virgo Lactans, o Galaktotróphousa, di origine bizantina, ma che trova il suo archetipo nell’ immagine di Iside allattante Horus, mediata dall’ ermetismo rinascimentale, simbolo dello stadio alchemico dell’ albedo. Certo non le serene, domestiche maternità ritratte del Correggio, padre oculato di tre figli. Non gli hanno perdonato la genialità, a Francesco Mazzola, nato a Parma, morto esule a Casalmaggiore, avvelenato dal piombo e dal mercurio dei suoi matracci alchemici. Al Correggio perdonano persino di essere, per l’appunto, di Correggio, definendolo “figlio delle nostre terre” : facile, rassicurante, D.O.P., come Ligabue e il lambrusco. Nessuno è profeta in patria, tantomeno a Parma.
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categoria:arte
sabato, settembre 20, 2008
Qui, è noto, non si è all'Accademia della Crusca. Uno dei co-autori di un dizionario narrativo dell'italiano parlato giovanile, che fa comparire il suo nome su un volume che contiene frasi a stento definibili come italiane ("hai slamato tu il turbomezzo sotto il naso dei cagabicchieri?")
non dovrebbe esagerare nel fare purista. Tuttavia, dai giornali di questo paese, anche online, mi aspetto una proprietà di linguaggio maggiore di quella di una cumpa di raga che bevono spritz in Piazza Ferretto. Inoltre, c'è una questione estetica; l'italiano gergale, giovanile, settoriale delle culture underground, ha una sua vivacità, ricchezza espressiva, efficacia comunicativa. Non si conforma agli standard grammaticali di una lingua letteraria ormai stanchina, ma questo non gli impedisce di avere un suo fascino evocativo; pieno di iperboli, di neologismi, di espressioni ricontestualizzate, ma sempre legato ad una realtà comunicativa. E' linguaggio vivo.
Personalmente, valuto in modo assai diverso l'uso involuto della lingua letteraria standard sui media.
Ad esempio, fatico ad immaginare un'espressione più brutta di questa frase, trovata sulla Homepage di Repubblica: "Le mille domande delle italo-islamiche".

Capisco che ormai è una battaglia persa* insistere contro l'uso errato di "islamico" come sostantivo al posto di "musulmano", ma non sarebbe stato meglio scrivere "islamiche italiane"?
E' orrendo lo stesso, d'accordo, ma almeno si capisce di che cosa si parla.


* Continuo a combatterla, però. Le donne che in Italia professano l'Islam definiscono sé stesse "musulmane italiane". Chi professa l'Islam è un musulmano (sostantivo). Ciò che è relativo all'Islam è "islamico" (aggettivo) o "musulmano" (che si può usare come aggettivo).
In italiano è possibile sostantivare gli aggettivi, quindi dire "un islamico" in riferimento ad una persona di fede musulmana non è grammaticalmente errato. E' solo molto più brutto.

UPDATE: esiste una frase più brutta, e l'ho appena trovata; "si può salire fino a su" non dovrebbe trovarsi sul sito di un giornale a tiratura nazionale. 
venerdì, settembre 19, 2008
Da quanto ne ho capito:
- Se Mosaddegh nazionalizza la Anglo-Iranian si fa un golpe gestito dalla CIA.
- Se Nasir (Nasser, per voi volgari) nazionalizza il canale di Suez, si fa una guerra arabo-israeliana.
- Se Putin nazionalizza Yukos* è cattivo e illiberale.
- Se Berlusconi o Prodi danno ad Alitalia (che è ancora statale, sfortunatamente per lo Stato) dei soldi per tirare avanti la baracca, è "aiuto di Stato" e non si può fare perché distorce la concorrenza e l'Europa s'incazza.
- Se gli Stati Uniti nazionalizzano Lehman, Fannie Mae e Freddie Mac, va tutto benissimo anzi siamo felici perché le borse salgono, uh, se salgono.

Quando uno comincia a vedere le "mani invisibili".

* Ok, non è stata esattamente un nazionalizzazione; da quel che ne ho capito, è stata semplicemente sottoposta ad un più stretto controllo governativo, ma non mi risulta che sia diventata proprietà statale.
venerdì, settembre 19, 2008

Vi chiedete perché a Parma dovete girare col catetere, onde evitare di beccarvi 300 euri di multa? Siete usciti da una festa a piedi un po' brilli e venite affiancati da una pattuglia di vigili? La polizia municipale vi ferma per controlli alle nove del mattino e non sapete il perché?
















Questo blog ha raccolto in esclusiva il parere del sindaco di Parma, Pietro Vignali.....

mercoledì, settembre 10, 2008
"ROMA (Reuters) - Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha informato oggi le organizzazioni sindacali che se non si raggiunge una intesa con la Cai sarà costretto a disdettare i contratti di lavoro e ad avviare le procedure di mobilità per i dipendenti."


DISDETTARE ????

Vabbé che si chiama Fantozzi, ma non è che deve parlare come il Ragioniere...
martedì, settembre 09, 2008
Cioè, l'India.
Ragazzi, e noi ci preoccupavamo di bin Ladin.


C'era un periodo in cui l'India, governata da un partito legato al fondamentalismo hindu, era "nostra" alleata nella guerra al terrorismo.
Non ho niente contro l'India e nemmeno contro la religione Hinduista (che è una religione nel senso in cui lo è l'"abramismo" ovvero una etichetta ipotetica che copra come somma algebrica Islam, Ebraismo e Cristianesimo messi insieme); ma vorrei che sia chiaro il concetto; il fondamentalismo hindu esiste (e non è nato ieri) ed è anche parecchio incazzato, almeno quanto quelli islamici*.

Colgo l'occasione di sfatare un mito: l'India non ha ottenuto l'indipendenza pacificamente grazie al pacifico Gandhi. L'India ha ottenuto l'indipendenza in un mostruoso bagno di sangue (il link è solo un esempio; la Partizione fu molto peggio; se non leggete l'inglese, fate tradurre le voci da un amico su Wikipedia italiana).

* Nell'Islam il fondamentalismo è una faccenda abbastanza variegata da farmi ritenere meglio parlarne al plurale. Suppongo che per il fondamentalismo hindu valga lo stesso, ma non ne so abbastanza.
A proposito: hindu si scrive proprio hindu, con la H. "Indù" non solo non significa niente (all'incirca come "islamico" nell'accezione sostantivale) ma è anche bruttissimo (più o meno quanto "maomettano").
Per la cronaca, chiamare "maomettano" un musulmano (si scrive con una S sola. Period.) è più o meno come chiamare "paoliano" un cristiano col pretesto che a fondare davvero il cristianesimo è stato San Paolo (non rompete i coglioni. E' così. Se non siete d'accordo, conosco gente in Vaticano pronta a smentirvi).
postato da: falecius alle ore 01:34 | Permalink | commenti (20)
categoria:
venerdì, settembre 05, 2008
"Gli Stati Uniti hanno spiato il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki e altri leader iracheni."

Sinceramente, trovo che la notizia sarebbe se non lo facessero.
postato da: falecius alle ore 09:03 | Permalink | commenti
categoria:1984
venerdì, settembre 05, 2008
Che Iraq si scrive proprio Iraq, con la Q.
Oppure, se volete sottilizzare, ‘Irâq. Ma sempre con la Q.

Sapete com'è, a 'ste cose ci tengo.
postato da: falecius alle ore 01:52 | Permalink | commenti (9)
categoria:affetti, autoscontri di civiltà
mercoledì, settembre 03, 2008
Ma a loro chi gliel' ha detto??! ;D







postato da: roseau alle ore 15:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:cazzate, satira, buone notizie
mercoledì, settembre 03, 2008

So che questo post mi potrà alienare molte simpatie. L’ Ikea è a Parma. Ad annunciarla, deliziose bancarelle spacciatrici di polpettine svedesi e crostini e birroni da una pinta, servite da ragazze in costume folkloristico giallo e blu, perfettamente mimetico ai colori cittadini. Come il loro accento.Lasciando andare le mie paturnie primitiviste, che reagiscono sdegnate all’ idea massificante della stessa polpetta svedese ammannita in 30000 punti vendita, o all’ utilizzo di polistirolo promanante CFC per gli imballaggi, o del legno di tek per il desolante mobilio, a me dell’ Ikea ha sempre inquietato la dimensione distopica. Centinaia di capannoni sparsi per il paese, in quella terra di nessuno che non è più città e che ha dimenticato la campagna, se non fosse per la parietaria brada e i papaveri che crescono lungo i fossi, in primavera, dovrebbero veicolare il concetto di un luogo accogliente, ‘ggiovane, caldo, come la casa Ikea. La visita domenicale all’ Ikea ha sostituito il precetto, e, in certi casi, ha dato luogo a particolari forme sincretiche, specie per le giovani coppie in cerca di un arredamento a buon mercato. Le premesse ottundenti ci sono tutte: il letto, il divanetto, l’ armadio, costano sempre millantaenovantanove: basta avere una qualche infarinatura gestaltica per capire che l’attenzione dell’ acquirente è incipitale. L’occhio si soffermerà sulla prima cifra, ridicolmente bassa per un oggetto che si pretenda di qualità, e lascerà correre le ultime due, che ridimensionano la portata dell’ affare. La musica è sempre quel poppettino morbido, intervallato talvolta dai gorgheggi di Lene Marlin, temo più per ragioni nazionalistiche-multinazionalistiche piuttosto che per una tregua alle sinapsi del cliente. L’ambiente è lindo, le luci soffuse: come i corridoi di un ospedale psichiatrico, dove, per recente soggiorno, posso assicurare che il mobilio fosse a marchio Ikea. Lo spazio per i bambini è inquietante. Ci capitai una volta sotto Natale, a Bologna. Una teoria di renne non bene ignifughe incombevano, alte un metro ciascuna , sull’ ottica da sotto in su di bimbi lasciati in purgatorio da genitori entusiasti –duole dirlo, specie mamme- che si guardavano attorno, saggiando cuscini, aprendo sportelli, accomodandosi con l’aria vieta della regina della casa in salottini dimostrativi. I padri, spesso con la palpebra a mezz’ asta, registravano passivi e rassegnati il delirio da acquisto delle compagne e non si accorgevano, smarriti e rimbambiti anche loro, del disorientamento dei piccoli.


Ho già detto a Marco che , quando andremo a vivere insieme, potrà portarmi nell’ ultimo dei mercatini pulciosi a comprare quel (poco) mobilio che ci servirà per mettere su casa. Io ho la cantina piena di cose avanzate da precedenti traslochi. E un lettone di ottone di cui vado fiera. Ma all’ Ikea NO , salvo scene d’avversione, potenzialmente imbarazzanti, mie ma so anche sue, molto prima di arrivare alla cassa.




Update delle 12 e 50: al ritorno da una passeggiata, ho trovato nella cassetta della posta il catalogo Ikea. 496 g di carta patinata, evidentemente non riciclata, stampata a colori magari tossici e assolutamente NON richiesta.