giovedì, luglio 31, 2008
Solo per avvertirvi del rinnovato status del blog.  ;-))

Nota per agenti della CIA, figure d'autorità tradizionali e lettori senza il senso dell'umorismo:
esistono cose chiamate ironia e autoironia. In questo paese sono, per il momento, perfettamente legali. Fatevene una ragione.
giovedì, luglio 24, 2008

UPDATE 27/07: Gli account su Fainotizia sono stati ripristinati, ma non è stata data nessuna spiegazione. I dettagli qui.

I radicali italiani, fregiandosi della consueta patente -ormai abusiva- di libertari, hanno perpetrato una incomprensibile censura nei confronti di due loro bravissimi ed assidui collaboratori del sito Fainotizia: Violet Rouet e MattBeck, cancellandone tutti i post scritti in precedenza e sospendendone gli account. Tutto questo nonostante che nessuno dei due abbia mai trasgredito le regole del sito: leggere i loro commenti superstiti per credere.... La sospensione degli account è avvenuta dopo che MattBeck aveva pubblicato un post di richiesta di solidarietà, chiedendo semplicemente alla redazione maggior attenzione per la vicenda di Violet e rilanciando, insieme a numerosi altri bloggers italiani, la storia di Violet ed una petizione di solidarietà in suo favore. Grave e difficilmente incomprensibile appare pure il fatto che siano stati eliminati TUTTI i loro contenuti, anche quelli che prima, non avendo MAI subito né sospensioni né avendo ricevuto email private di avvertimento, evidentemente non avevano urtato la sensibilità degli amministratori.

Ma la mannaia è arrivata, nel momento più delicato, guardacaso....

E questo in barba a qualsiasi petizione di principio sbandierata nel sito, che dichiara di fare giornalismo partecipativo, e di non avere bavagli. Questi libertari da avanspettacolo ne hanno messo uno, non piccolo, a due bloggers rispettosi delle regole che semplicemente diffondono una storia MOLTO SERIA, che tocca tanti temi cui i Radicali dicono di tenere: stato di diritto, legalità, irrispettosità da parte delle istituzioni delle leggi, condizione lavorativa degli stranieri e delle donne, diritti civili, inefficienza sindacale..... Non sarà mica che questi baluardi dello sciopero della fame e dei diritti civili avranno paura di una storia scomoda?

Pannella, leader storico dei radicali, è attualmente in sciopero della fame per Tareq Aziz; cosa nobile, ovviamente. Ma per chi è in una situazione anche più tragica come Violet, a due passi da casa sua, silenzio...


Questo blog non si stancherà mai di denunciare distorsioni, paradossi e malefatte delle istituzioni, tra le quali annovera -anche se, oramai, a fatica- i media dei radicali italiani.

giovedì, luglio 24, 2008

Sto lentamente superando la fobia delle bambole. So perché ce l’ho. Adesso, leggo che questi macabri feticci, servirebbero per curare alcune forme di aggressività (!) e per una pratica chiamata Reborning, consistente nel costruire materialmente, pezzo per pezzo, inserendo i capelli in quelle testine vuote follicolo per follicolo, una bambola che abbia in tutto e per tutto sembianze umane. Tempo dell’ operazione da parte del costruttore: circa 9 mesi. Come una gravidanza. Gli acquirenti di queste bambole sarebbero in particolare donne, molte delle quali hanno  subito la perdita di un figlio neonato. Ufficialmente, questi sofisticatissimi simulacri umani, servirebbero per soddisfare il collezionismo –certo soffocante, ma ai limiti della morbosità- di alcuni appassionati di bambole “realistiche” , stanchi della fredda perfezione della porcellana. Sì, perché nei modelli più avanzati è previsto l’impianto di un dispositivo elettronico atto a simulare il battito cardiaco, la respirazione e la temperatura di un bimbo vivo. Ma c’è il terribile “non detto” del mercato di questi oggetti, atti a colmare un vuoto affettivo per il quale non esiste nemmeno un vocabolo per definirlo: chi perde il coniuge è vedovo, chi perde il genitore è orfano, ma chi perde un figlio non è niente, non ha nome. Su questo dolore si lucra: queste bambole costano dalle 300 alle 500 sterline, sublimando la necrofilia, mettendone tra parentesi tutto il romantico, dirompente aspetto di disperazione, marciume e amore perduto- per solito, “adulto”, carnale, quindi soggetto a corruzione. L’amore verso un figlio, invece, è, o almeno, dovrebbe essere, puro: ecco quindi che, venuta a mancare la persona amata, se ne crea un’ ipostatizzazione, un surrogato.

E passi se non si tratta che di un patetico fantoccio che imita le funzioni corporali di un neonato con un sordo ticchettio metallico. I produttori parlano di “terapia delle coccole”. Ora, io sarei favorevolissima alla terapia delle coccole. Ma effettuata in corpore vivo, non certo su di un oggetto pseudoanimato. Non credevo che la follia umana e il cinismo del guadagno si spingessero così lontano: è l’ennesimo modo di surrogare la maternità, di renderla un evento asettico e indolore, di sottrarle ogni tragicità e ogni gioia interagita con un corpo che per nove mesi ha vissuto in simbiosi interna e che pian piano si distacca, cresce e, nei casi più sfortunati, muore.


L’avere tra le braccia quel lugubre bambolotto è una perversa coazione a ripetere del momento della morte. Un pervicace rifiuto all’ idea del distacco, l’unica idea che permette, dolorosamente, a fatica, alla vita di continuare. All’ elaborazione di un lutto difficile –per una madre, muore una parte di lei.

So
di infanticide che, devastate dal rimorso per il loro gesto, ninnavano il corpo inerte con un’ ostinazione ebete e commovente, come la Evchen di  Die Kindermörderin :




Eya Pupeya!




Schlaf Kinder!Schlaf wohl!



Schlaf ewig wohl!



Ha ha ha, ha ha! (wiegts auf dem Arm).




Schlaf ewig wohl!


Ha ha ha, ha ha!


Dein Vater war ein Bösewicht,


Hat deine Mutter zur Hure gemacht;


Eya Pupeya!




Schlaf Kindlein! schlaf wohl!


Il fornire a donne straziate, ma non autrici di un gesto estremo che ha fatto da cupo contraltare alla storia del genere umano, materiali per nutrire la propria ossessione, invece è delittuoso.

All' indomani di questa mia macabra scoperta, apprendo dall' amica blogger Upuaut che il proprietario di un piccolo lunapark all' Idroscalo,  ha pensato  di offrire per il divertimento di grandi e piccini, lo spettacolo, realistico non meno delle bambole neonate, dell' esecuzione di un condannato alla sedia elettrica, simulata da un manichino in lattice che si contorce tra grida di agonia e fumo. Orrore e raccapriccio, certo, per il cattivo gusto dell' attrazione e per il suo potenziale aspetto diseducativo.

Un tempo si portavano i bambini, a scopo pedagogico intimidatorio, ad assistere alle esecuzioni
in piazza; oggi, i parenti delle vittime dei condannati a morte, negli Stati Uniti, possono assistere, in un orribile siparietto, agli ultimi minuti di agonia dell'assassino, spesso solo presunto, dei loro cari.

La morte è da sempre uno spettacolo che attrae e, in mancanza del brivido dell' esecuzione vera ammessa dal codice penale e di una morale che compendia, fraintendendolo,il testo biblico nella frase "occhio per occhio dente per dente", non c'è niente di meglio di assicurarsi per un euro soltanto lo spettacolo impagabile di un' agonia simulata.

Assistere all' esecuzione del manichino in lattice è, al pari dell' avere tra le braccia il lugubre bambolotto reborn , una perversa coazione a ripetere del momento della morte. Oggetti mai veramente morti perché costretti a rimettere in scena la loro morte ad ogni euro inserito, né mai veramente nati, perché nulla, nemmeno il più perfetto simulacro, potrà mai eguagliare la sublime imperfezione di un esserino indifeso ed esigente, che, lontano da ogni più rosea e laccata imitazione, emette effluvi poco piacevoli, piange, si copre di bolle per il caldo e non sta bene in nessun lezioso vestitino. Anche la morte, come la maternità, evento estremo della vita, è sottratta ad ogni tragicità, resa sicura, sempre ripetibile, trasformandola in un gioco di dubbio gusto, di cui si può
eventualmente ridere. E' come se si volesse rendere la vita un segmento di tempo dai limiti indefiniti, possibilmente indolore, dove la pietà per la sofferenza -sempre altrui- è ridotta al luogo comune del visitatore dello zoo che si commuove, protetto da robuste sbarre, alla vista del leoncino nato in cattività, del lettore di romanzo d'appendice o del suo sostituto contemporaneo, lo spettatore di una puntata qualsiasi di Porta a porta su Cogne, in cui ci si può commuovere alla triste sorte del piccolo Samuele (le Vittime per definizione, non hanno più cognome, avvicinate allo spettatore in una falsa, dolciastra intimità) , contandone le ferite sul cranio e spiando dentro la sua casa di bambola, riprodotta in scala 1:100 in uno studio TV.

Spero solo che il Moige, o chi per esso, prima di indignarsi per il più prude dei motivi, ossia la diseducatività e la mancanza di buon gusto di questa attrazione, rifletta sul fatto che essa sottrae i bambini e gli adolescenti ad un' esperienza fondamentale per la loro crescita, quanto è possibile, sana: quella della comprensione empatica del dolore.

sabato, luglio 19, 2008

La storia di Violet non è l’ennesima vicenda di malfunzionamento delle istituzioni dello Stato , che  in Sicilia , o latitano, o sono un intralcio a causa della loro annosa pesantezza d’apparato. Non è nemmeno una questione tutta privata di chi ha perso, in diciotto anni di lavoro ininterrotto, sfruttato, sottopagato nel nostro paese, uno status sociale soddisfacente, la propria libertà di movimento e la propria rete di relazioni. La storia di Violet riguarda  e deve riguardare ciascuno di noi: attraverso un impressionante e perverso meccanismo, le istituzioni che avrebbero dovuto tutelare questa donna, ne hanno quasi provocato la morte civile, soltanto perché lei non si è mai piegata al ricatto malavitoso.

E’ una questione che riguarda l’ affermazione di alcuni elementari diritti umani: il diritto di poter fissare ovunque la propria dimora, di essere liberi di spostarsi, di avere un lavoro giustamente retribuito: concetti elementari, un tempo acquisiti, che, con ogni evidenza, nell’ Italia del 2008, sono pesantemente messi in discussione. A questa situazione si può opporre soltanto una grande dignità umana, che Violet, da diciotto anni, sta dimostrando in ogni momento della sua difficile permanenza in Italia. E la solidarietà dei lettori, collaboratori, o semplici passanti.


 

postato da: falecius alle ore 12:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:appelli
mercoledì, luglio 16, 2008
Allora. Il biennio di governo Prodi ha fatto fondamentalmente schifo al cazzo, e il risultato s'è visto.

La destra che c'è in Italia fa ancor più schifo al cazzo, anche più di quanto potrebbe farmi schifo una destra in genere, nel complesso. Col che voglio dire che è un destra generalmente composta di cialtroni incompetenti, quanto e probabilmente più del PD (che è comunque una discreta vetta di stupidità politica).

Ma io voglio dire, questa roba qui, mi lascia davvero sconvolto. Meglio di me ne dice Ipazia. Ma voglio dire.
Io capisco sdoganare come "cultura" l'ultima produzione di Oriana Fallaci e via nazisteggiando*. Cioè, strepiti beceri e xenofobi sono un ottimo supporto alle "idee" di una destra becera e xenofoba. E' l'unica cosa che hanno davvero da dire. Liberisti non sono capaci di essere. Corporativi nemmeno. Socialisti non possono e non vogliono essere, per il keynesismo militare non hanno i mezzi e per quello classico non hanno la leva del debito da manovrare.
Insomma, non hanno grandi ideologie, il che non sarebbe nemmeno un male in sé, se al posto di grandi ideologie non mettessero, come pannicello caldo ideale, un confuso nativismo xenofobo e discriminatorio che confina con certi aspetti, e di quelli peggiori, del nazismo.

Il che mi fa abbastanza cacare, anche perché non so che farmene di un'opposizione che o si caga sotto a fare qualcosa di paragonabile ad una battaglia civile, o la fa gridando "troia e pompino"**.

Ad ogni modo, sono abbastanza allucinato dalla scelta della destra di attaccare sistematicamente quel poco che resta della grande cultura accademica italiana.
Il mondo accademico ha moltissimi, e anche gravi, difetti.
Ma questo non autorizza degli imbecilli che non sanno distinguere una colonna da un pilastro*** a cancellarlo in base ad un'appartenenza politica solo perché la destra non è capace di produrre (in Italia) una cultura accademica decente.

* La conseguenza, implicita ma ovvia, del giudizio della Fallaci sull'Islam è una sola. Si chiama "soluzione finale".
** Non ne faccio una questione di stile. Ne faccio una questione che una sinistra del ventunesimo secolo non dovrebbe basarsi su slogan sessisti, punto.
*** Nel che non c'è niente di male. Se si fa la soubrette, intendo.