Sto lentamente superando la fobia delle bambole. So perché ce l’ho. Adesso, leggo che questi macabri feticci, servirebbero per curare alcune forme di aggressività (!) e per una pratica chiamata Reborning, consistente nel costruire materialmente, pezzo per pezzo, inserendo i capelli in quelle testine vuote follicolo per follicolo, una bambola che abbia in tutto e per tutto sembianze umane. Tempo dell’ operazione da parte del costruttore: circa 9 mesi. Come una gravidanza. Gli acquirenti di queste bambole sarebbero in particolare donne, molte delle quali hanno subito la perdita di un figlio neonato. Ufficialmente, questi sofisticatissimi simulacri umani, servirebbero per soddisfare il collezionismo –certo soffocante, ma ai limiti della morbosità- di alcuni appassionati di bambole “realistiche” , stanchi della fredda perfezione della porcellana. Sì, perché nei modelli più avanzati è previsto l’impianto di un dispositivo elettronico atto a simulare il battito cardiaco, la respirazione e la temperatura di un bimbo vivo. Ma c’è il terribile “non detto” del mercato di questi oggetti, atti a colmare un vuoto affettivo per il quale non esiste nemmeno un vocabolo per definirlo: chi perde il coniuge è vedovo, chi perde il genitore è orfano, ma chi perde un figlio non è niente, non ha nome. Su questo dolore si lucra: queste bambole costano dalle 300 alle 500 sterline, sublimando la necrofilia, mettendone tra parentesi tutto il romantico, dirompente aspetto di disperazione, marciume e amore perduto- per solito, “adulto”, carnale, quindi soggetto a corruzione. L’amore verso un figlio, invece, è, o almeno, dovrebbe essere, puro: ecco quindi che, venuta a mancare la persona amata, se ne crea un’ ipostatizzazione, un surrogato.
E passi se non si tratta che di un patetico fantoccio che imita le funzioni corporali di un neonato con un sordo ticchettio metallico. I produttori parlano di “terapia delle coccole”. Ora, io sarei favorevolissima alla terapia delle coccole. Ma effettuata in corpore vivo, non certo su di un oggetto pseudoanimato. Non credevo che la follia umana e il cinismo del guadagno si spingessero così lontano: è l’ennesimo modo di surrogare la maternità, di renderla un evento asettico e indolore, di sottrarle ogni tragicità e ogni gioia interagita con un corpo che per nove mesi ha vissuto in simbiosi interna e che pian piano si distacca, cresce e, nei casi più sfortunati, muore.
L’avere tra le braccia quel lugubre bambolotto è una perversa coazione a ripetere del momento della morte. Un pervicace rifiuto all’ idea del distacco, l’unica idea che permette, dolorosamente, a fatica, alla vita di continuare. All’ elaborazione di un lutto difficile –per una madre, muore una parte di lei.
So di infanticide che, devastate dal rimorso per il loro gesto, ninnavano il corpo inerte con un’ ostinazione ebete e commovente, come la Evchen di Die Kindermörderin :
Eya Pupeya!
Schlaf Kinder!Schlaf wohl!
Schlaf ewig wohl!
Ha ha ha, ha ha! (wiegts auf dem Arm).
Schlaf ewig wohl!
Ha ha ha, ha ha!
Dein Vater war ein Bösewicht,
Hat deine Mutter zur Hure gemacht;
Eya Pupeya!
Schlaf Kindlein! schlaf wohl!
Il fornire a donne straziate, ma non autrici di un gesto estremo che ha fatto da cupo contraltare alla storia del genere umano, materiali per nutrire la propria ossessione, invece è delittuoso.
All' indomani di questa mia macabra scoperta, apprendo dall' amica blogger Upuaut che il proprietario di un piccolo lunapark all' Idroscalo, ha pensato di offrire per il divertimento di grandi e piccini, lo spettacolo, realistico non meno delle bambole neonate, dell' esecuzione di un condannato alla sedia elettrica, simulata da un manichino in lattice che si contorce tra grida di agonia e fumo. Orrore e raccapriccio, certo, per il cattivo gusto dell' attrazione e per il suo potenziale aspetto diseducativo.
Un tempo si portavano i bambini, a scopo pedagogico intimidatorio, ad assistere alle esecuzioni in piazza; oggi, i parenti delle vittime dei condannati a morte, negli Stati Uniti, possono assistere, in un orribile siparietto, agli ultimi minuti di agonia dell'assassino, spesso solo presunto, dei loro cari.
La morte è da sempre uno spettacolo che attrae e, in mancanza del brivido dell' esecuzione vera ammessa dal codice penale e di una morale che compendia, fraintendendolo,il testo biblico nella frase "occhio per occhio dente per dente", non c'è niente di meglio di assicurarsi per un euro soltanto lo spettacolo impagabile di un' agonia simulata.
Assistere all' esecuzione del manichino in lattice è, al pari dell' avere tra le braccia il lugubre bambolotto reborn , una perversa coazione a ripetere del momento della morte. Oggetti mai veramente morti perché costretti a rimettere in scena la loro morte ad ogni euro inserito, né mai veramente nati, perché nulla, nemmeno il più perfetto simulacro, potrà mai eguagliare la sublime imperfezione di un esserino indifeso ed esigente, che, lontano da ogni più rosea e laccata imitazione, emette effluvi poco piacevoli, piange, si copre di bolle per il caldo e non sta bene in nessun lezioso vestitino. Anche la morte, come la maternità, evento estremo della vita, è sottratta ad ogni tragicità, resa sicura, sempre ripetibile, trasformandola in un gioco di dubbio gusto, di cui si può eventualmente ridere. E' come se si volesse rendere la vita un segmento di tempo dai limiti indefiniti, possibilmente indolore, dove la pietà per la sofferenza -sempre altrui- è ridotta al luogo comune del visitatore dello zoo che si commuove, protetto da robuste sbarre, alla vista del leoncino nato in cattività, del lettore di romanzo d'appendice o del suo sostituto contemporaneo, lo spettatore di una puntata qualsiasi di Porta a porta su Cogne, in cui ci si può commuovere alla triste sorte del piccolo Samuele (le Vittime per definizione, non hanno più cognome, avvicinate allo spettatore in una falsa, dolciastra intimità) , contandone le ferite sul cranio e spiando dentro la sua casa di bambola, riprodotta in scala 1:100 in uno studio TV.
Spero solo che il Moige, o chi per esso, prima di indignarsi per il più prude dei motivi, ossia la diseducatività e la mancanza di buon gusto di questa attrazione, rifletta sul fatto che essa sottrae i bambini e gli adolescenti ad un' esperienza fondamentale per la loro crescita, quanto è possibile, sana: quella della comprensione empatica del dolore.