lunedì, giugno 30, 2008
Venerdì 27 giugno, la pubblica quiete di Piazzale Candiani a Mestre è stata turbata dal tentativo di insediamento da parte di un discutibile gruppo di artisti girovaghi.
La popolazione di Mestre ha osservato perplessa, mantenendo le distanze, il 'manager biologico' e la sua torma di vagabondi (un musicista ed un panettiere) accompagnati dal fedele, ospitale e un po' nevrotico maggiordomo Amilcare dai pantaloni troppo larghi.
Poche persone si sono avvicinate alla casa messa su alla bell'e meglio dal gruppo per usufruire del tè e biscotti che Amilcare offriva gentilmente ai passanti. Probabilmente i passanti temevano che gli venisse chiesto qualcosa in cambio, come dei soldi o delle opinioni, o il coinvolgimento in qualche attività poco chiara.
L'apparente mancanza di qualsiasi caratteristica istituzionale dell'insediamento ha incoraggiato la diffidenza dei più.
Hanno fatto eccezione due gruppi di adolescenti (uno di ragazze a piedi ed uno di ragazzi in bicicletta), questi ultimi attratti da caramelle, tè e altri sfizi, dei quali hanno scroccato a piene mani per poi far chiasso in zona disturbando le performance artistiche.
Solo due o tre passanti più maturi si sono seduti nella casa accettando le offerte di Amilcare, mentre poche altre persone si sono prudentemente avvicinate, ma non troppo, accettando verso la fina anche un aperitivo, per osservare l'esibizione del panettiere Gustavo. Nel complesso sembra che chi abbia accettato di superare la perplessità e la diffidenza iniziale si sia divertito.
E certamente si sono divertiti gli artisti ed il fido Amilcare.
Indovinate chi era Amilcare.
lunedì, giugno 30, 2008
Qualche mese fa, avevo lasciato in sospeso un discorso su "Rihla ilà al-Ghad" (Viaggio nel futuro) di Tawfiq al-Hakim, il grande commediografo egiziano del Novecento.
Si tratta di un'opera che in Occidente sarebbe definita di fantascienza, anche se non mi risulta che la critica araba non lo faccia.
Colgo l'occasione per dire che una fantascienza in lingua araba esiste. E, sebbene non sia affatto considerato un libro di fantascienza, un alieno appare nel celebre "Il Pessottomista" del palestinese d'Israele Emil Habibi.
Quanta differenza con l'Italia, dove una grossa e colta casa editrice ha chiesto cambiare il finale di un romanzo mainstream in cui arrivavano degli alieni perché, se l'autore è italiano, la politica è "niente omini verdi"*.
"Viaggio nel futuro" è, dicevo, un lavoro poco riuscito dal punto di vista drammaturgico. Eccessivamente concettuale e complesso, con una trama debole e quattro atti troppo slegati tra loro, personaggi poco caratterizzati, ed un tono generale che, in traduzione, definirei come retorico ed ingenuo. Credo però che la pomposità retorica che ci ho percepito non appartenga all'originale arabo.
Ora che ho indagato un po', e che ho scoperto cose interessanti sulla produzione fantascientifica (nel senso definito in questo blog) nel mondo musulmano, posso dire che mi sbagliavo: "Viaggio nel futuro" non è un unicum nell'esplorare con mezzi drammaturgici un futuro possibile, in particolare per la letteratura araba moderna.
Il futuro immaginato da al-Hakim è distopico ed alienante, e ricorda da vicino quello de "il Mondo Nuovo" di Huxley. Si tratta dello stesso tipo di incubo, quello ricorrente nelle distopie dei decenni centrali del Novecento: potremmo chiamarlo incubo tecno-totalitario. Oltre a "Noi" di Zamjatin, a "1984" di Orwell e a "il Mondo Nuovo", appare anche in "Fahrenneit 451" di Bradbury, negli "Umanoidi" di Jack Williamson e in "Barriera" di Anthony Boucher (uno degli autori di fantascienza più sottovalutati, a mio avviso; il suo "Balaam" è una storia meravigliosa di incontro col 'diverso', e che alla luce delle ultime suggestioni teologiche, si rivela eccezionalmente anticipatrice).
In definitiva, si temeva che lo sviluppo della tecnologia da un lato, dell'apparato statale normalizzante e repressivo (con la concezione unificante propria delle ideologie naturalistiche dello Stato-nazione) avrebbe portato alla fine a degli "uomini-macchina" controllati e privati di ogni spontaneità.
Un parente stretto di al-Hakim, sebbene dubito che l'egiziano lo conoscesse, è proprio "Umanoidi".
La domanda centrale delle due opere è la stessa: se le macchine faranno tutto e l'umanità sarà libera dalla scarsità e dal lavoro, cosa farà?
Se ogni esigenza sarà soddisfatta in modo standardizzato da una macchina, senza bisogno di azione umana, dove andrà a finire l'irriducibile unicità dell'individuo e dei suoi gusti, dove la gioia di produrre qualcosa da sé? E che sarà dell'autonomia della persona, se perfino per mangiare dipenderà da un robot (Williamson) o da un rubinetto di cibo già pronto, uguale per tutti? (Hakim).
E' davvero auspicabile una vita tranquilla, statica, normalizzata ed oziosa, in cui le macchine fanno tutto? Non diventerebbe un incubo alienante?
La risposta di tutta la fantascienza distopica, ovviamente, è che sì, l'esito sarebbe un incubo alienante di uomini istupiditi e bovini, ma larvatamente insoddisfatti perché incapaci di fare alcunché. L'esito finale di una progressione del genere potrebbero essere gli Eloi de "la Macchina del Tempo" di Wells, in cui però l'incubo non è (ancora) tecnologico (il libro esce prima di Henry Ford) ma sociale: al posto della macchina, vi è il proletario, che si trasforma nell'orribile Morlock.
E' utile notare che che in quest'epoca, scarseggiano le utopie, almeno in Occidente.
L'ultima che mi viene in mente è "il Tallone di Ferro" di Jack London, in cui peraltro l'orizzonte utopico è appena accennato e la storia si concentra sulla lotta contro l'orrendo dominio di una cricca di capitalisti assetati di plusvalore.
La Macchina fa paura. O ti de-umanizza, o si ribella, come in Frankestein e in Capek.
Lo Stato fa paura. I totalitarismi del Novecento e la paranoia maccartista in America inquietano molto scrittori.
Che vedono, in avanti, dominio, controllo, Stato, repressione, alienazione e noia.
* La vicenda mi è stata riferita da un amico, ma non so assolutamente come sia andata a finire e sinceramente non ricordo nemmeno il titolo del romanzo.
sabato, giugno 28, 2008
Questo blog chiede di lasciare Kilombo.
Un po' perché, semplicemente, avevo smesso di aggregare da tempo.
Un po' e forse soprattutto, perché non mi sembra più possibile portare avanti un progetto politico, per quanto limitato, che, oltre ad essere di per sé incapace di muoversi o di esprimere alcunché (tranne un discorso di appartenenza, a mio avviso quasi solo identitaria, alla "sinistra"; che è rispettabile, ma non mi interessa molto) si è dimostrato troppo lontano da quello che avrei sperato che fosse.
Resta comunque la stima ed il rispetto per molti blogger che ho conosciuto attraverso Kilombo.
Forse scriverò un post più dettagliato sull'argomento in futuro.
Per adesso basti questo.
E' stato bello, grazie, arrivederci.
martedì, giugno 24, 2008
Ma ci fosse UN, e dico UN annuncio di lavoro in cui si spiega che cosa ci si aspetta che uno faccia.
Voglio dire "cerco persona che sappia usare il computer". "Cerchiamo collaboratore ambizioso e motivato, possibilità di carriera".
Io invierei più volentieri il curriculum, se sapessi per che cosa lo spedisco.
domenica, giugno 22, 2008
Da Repubblica:
ROMA - A rischio alcune basi Nato in Europa dove gli americani nascondono le testate nucleari.
Nascondono? Gran nascondiglio, lo sa tutto il mondo.
"Mancano le misure di sicurezza considerate come standard dal Pentagono" e non messe in atto dai paesi alleati, scrive il dipartimento della Difesa Usa.
E' la NATO, ragazzi. Il bello della collaborazione.
E tra queste c'è anche quella di Ghedi di Torre, in Provincia di Brescia, dove ci sarebbe un arsenale segreto di una quarantina di bombe atomiche.
Segreto? E' sulle pagine di un giornale. Io, che non lavoro al Sismi, lo so da anni.
L'allarmante rapporto riservato dell'Air Force degli Stati Uniti è stato divulgato, sul proprio sito, dalla Federazione degli scienziati americani (Fas). E rivela problemi di sicurezza "molto maggiori nel Vecchio Continente di quanto si conoscesse fino ad ora".
Figo.
I siti militari di cui parla l'indagine, ordinata dopo che lo scorso agosto 6 ordigni atomici vennero imbarcati per errore in un B52 che sorvolò tutti gli Stati Uniti, sono quelli in cui sono custodite le testate nucleari.
Ma dai?
Queste, si trovano in basi europee controllate dagli Usa (come accade per Aviano, in provincia di Pordenone), ma alcune sono custodite in strutture nazionali (Ghedi Torre) dove sono però materialmente controllate da unità specializzate Usa (Munition Support Squadron).
Il rapporto dell'Air Force americana, parzialmente declassificato, suscita apprensione.
Vuoi dire che quella sul sito della FAS è solo la parte declassificata? Spiegatelo meglio ragazzi.
Non c'è nessuna cifra ufficiale, ma in Europa ci sarebbero almeno 350 bombe atomiche americane nelle basi Nato dislocate tra Belgio, Olanda, Turchia, Italia, Gran Bretagna e Germania.
Chi te l'ha detto, Paperino?
"Quelle messe sotto accusa - spiega la Federazione degli Scienziati statunitensi - sarebbero la maggior parte di queste". Tra quelle segnalate c'è sicuramente Ghedi di Torre e la tedesca Buechel. Ma ci sono sospetti anche sulle basi di Kleine Brogel (Belgio) e Volkel (Olanda).
Il dipartimento della Difesa americano ha accertato "problemi agli edifici di supporto, alle recinzioni dei depositi, all'illuminazione e ai sistemi di sicurezza". Inoltre, "a guardia delle basi - rivela il rapporto - vengono impiegati soldati di leva con pochi mesi di addestramento".
Soldati DI LEVA? In Italia? Nel 2008?
Nel nostro Paese ci sono una novantina di testate nucleari dislocate tra Ghedi di Torre e Aviano. In queste due basi ci sarebbero tre tipi di ordigni chiamati in gergo "B61-3", "B61-4" e "B61-10", con una potenza complessiva pari a 900 la bomba di Hiroshima. Se esplodessero tutte insieme, sarebbero capaci di cancellare metà dell'Italia.
Ok, le armi atomiche sono un pelino preoccupanti. Ma il problema è che qualche idiota le mandi su un aereo e/o se ne impossessi, non che esplodano per autocombustione.
L'ispezione condotta di recente in Italia dal comandate dell'aeronautica Usa in Europa, il generale Roger Brady, avrebbe convinto gli americani a smobilitare proprio la base di Ghedi e a trasferire, in futuro, gli ordigni atomici ad Aviano.
"Ora si indica che nella base del mio centro ci sono bombe atomiche - attacca la sindaca di Ghedi di Torre, Anna Maria Guarneri -.
Io lo sapevo da un anno e tu lo scopri adesso?
Con il collega di Aviano siamo stati tra i primi firmatari a favore della denuclearizzazione delle città italiane".
D'accordo, quindi? Cosa avete ottenuto?
Il ministro della Difesa non commenta.
Quindi, perché parlarne? Non ha detto niente.
Mentre interviene sulla bocciatura da parte del Tar del progetto di ampliamento della base Usa a Vicenza.
Che c'entra? Si stava parlando di bombe atomiche a Ghedi di Torre.
"Questa decisione non ci turba - spiega Ignazio La Russa - . Abbiamo dato mandato all'Avvocatura di fare ricorso al Consiglio di Stato. Gli impegni con gli alleati saranno mantenuti".
La Russa, Diosanto, sei un ministro della Repubblica ITALIANA. Sei soggetto alla legge e rispondi al popolo sovrano DELL'ITALIA.
Gli impegni con gli alleati si rispettano se sono legali. Tu sei responsabile verso il popolo, non verso Washington. Si chiama democrazia, e si dice l'abbiano sviluppata negli Stati Uniti.
domenica, giugno 22, 2008
Il Metal indonesiano sembra interessantissimo.
sabato, giugno 21, 2008
Cerco un lavoro.
Possibilmente qualcosa che mi permetta di guadagnare un sacco di soldi senza fare una mazza, ma vanno bene anche i lavori veri.
mercoledì, giugno 11, 2008
Ricevo il commento che segue da Vincenza e lo riposto volentieri, anche se non condivido del tutto i toni. Ho controllato il link in questione. Non ci ho trovato accenni alla "asocialità" della minoranza. Lo trovo comunque assurdo, fin nella formulazione della domanda e del titolo, e i risultati sono inquietanti.
Un "allarme Rom"? E se in America negli anni Venti avessero parlato di "allarme italiani"?
"Allarme Rom"? ALLARME ROM? Ma ci rendiamo conto?
Stiamo dicendo che un'etnia causa allarme per il fatto stesso di essere tale. E questo è gravissimo, e realmente nazista. Chiaro che i cittadini hanno diritto alla sicurezza. Chiaro che le leggi andrebbero fatte rispettare.
Ma il problema è la (in)certezza della pena, l'(in)efficacia delle forze dell'ordine, la (scarsa) velocità dei tribunali, il sovraffollamento carcerario. E mettiamoci anche il degrado sociale turbocapitalista. Insicurezza. Certo che ci si sente insicuri.
Il Moloch capitalista non è qualcosa che ispiri sicurezza e fiducia. Ti licenzia quando cazzo vuole e distrugge le conquiste sociali dell'ultimo secolo.
E poi ti viene a dire il suo portavoce (giornale, sito web, ministro del sarcazzo o quel che è) che tutta la colpa è degli zingari e dei negri (o del complotto giudaico, per certi ambiti di nicchia).
E siccome nella nostra cultura ce n'è di che attingere, contro zingari negri e/o ebrei (a scelta, e volendo si sarebbero anche gli slavi) a cominciare dalla leggenda metropolitana della zingara che ruba i bambini¹ insomma, vediamo che al Moloch piace vincere facile.
Sia chiaro: io NON penso che ci sia un complotto occulto degli Illuminati per distogliere l'attenzione del popolo bue dai veri problemi.
Io penso che il giornalista medio che fa un sondaggio del genere sia essenzialmente un componente dello stesso popolo bue, che sa benissimo essere violento e feroce contro il diverso senza nessun bisogno di persuasori occulti.
L'intera storia dell'Europa (e degli ebrei e degli zingari d'Europa in specie) sta a dimostrarlo, e se parlo di Europa non è per dire che la storia, mettiamo, della Birmania sia meno feroce (i Mran-Ma e i Môn trascorsero secoli a trucidarsi a vicenda, con pogrom, rivolte, intolleranze varie ed eventuali).
Comunque, ecco il commento di Vincenza. Io invito tutti a votare al sondaggio, cliccando su "psicosi immotivata". Oltre alla lettera di protesta, intendo.
Il Resto del Carlino ha attivato un sondaggio che di fatto rappresenta un'odiosa istigazione all'odio razziale. E' assolutamente pazzesco che nell'attuale situazione in cui versa la società italiana, condannata a causa del razzismo delle istituzioni e dei media con Risoluzioni del Parlamento europeo e ammonimenti ufficiali del Comitato delle Nazioni Unite contro le discriminazioni razziali, un quotidiano nazionale attivi un sondaggio mirato a definire il grado di "asocialità" di una minoranza. Lo fece la propaganda nazista, ma impediamo che lo facciano giornali immorali e irresponsabili nell'Europa dei Diritti Umani e del rispetto fra i popoli.
Ecco il link a cui trovare l'incredibile sondaggio: http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=1119
Chiediamo a tutti voi di inviare e-mail di protesta chiedendo al Direttore responsabile e al Vicedirettore di sospendere il sondaggio razzista, mirato a definire il grado di "asocialità" della minoranza Rom, sulle orme della propaganda nazifascista. Vi chiediamo anche di coinvolgere quante più persone possibile in questa protesta, perché le responsabilità dei media riguardo all'ondata razzista in Italia sono enormi. Inviate le email a:
Direttore responsabile
Xavier Jacobelli
Redazione Nazionale
online@quotidiano.net
Vicedirettore
Giuseppe Tassi
Redazione locale "La Nazione"
nazioneonline@quotidiano.net
¹ Non esiste un solo caso accertato di "furto di bambini" da parte di zingari. NESSUNO. Ripetetelo come un mantra. NON E' VERO CHE GLI ZINGARI RAPISCANO I BAMBINI, punto e stop.
martedì, giugno 10, 2008
Mentre questo paese discute -giustamente- di quali stupefacenti possano aver assunto quelli della Nazionale per giocare così male, uno spettro s'aggira per l'Italia.
Si chiama "colossale inculata" e consiste nel fatto che ogni governo che si succede in questo paese fa a gara con gli altri sopprimendo un diritto conquistato in anni di lotte o rendendone impossibile l'applicazione.
Chi vince riceve, suppongo, un premio da Confindustria, l'"inculino d'oro", una statua d'oro massiccio che rappresenta un grasso imprenditore brianzolo che infila ghignando un grosso palo nelle terga di un individuo magro ed emaciato, piegato a 90° e che rappresenta evidentemente un lavoratore.
Il governo Berlusconi si è appena insediato ma sembra avere l'intenzione di fare tutto possibile per togliere diritti ai lavoratori (che l'hanno votato). "Deregulation" ha detto il ministro Sacconi. Speravo che questa parola fosse stata espulsa dalla lingua italiana per evidente incompatibilità, e invece pare che no.
Ora, io non sono un fanatico delle burocrazie e dei regolamenti.
Sono il primo ad ammettere che spesso sono fastidiosi e molesti.
Specialmente quando tu sei, poniamo, un piccolo imprenditore con una piccola impresa di famiglia (tu che mandi avanti la baracca, tuo figlio diplomato ragioneria che si fa le ossa e sa l'inglese, tuo cuggino bravo col conpiuter che tiene la contabilità, un caporale ex-galeotto a caso e sei o sette schiavi neri sotto la frusta che fanno il lavoro). Voglio dire, ci sono tutte queste rotture di coglioni di leggi e regolamenti ed ispezioni, e smaltisci i rifiuti così, e la sicurezza del luogo di lavoro cosà, e i dipendenti li devi pagare un tot e non puoi pestarli se sgarrano, e devi fare i contratti, e paga le tasse¹, e insomma, la pelliccia a tua moglie come gliela compri?
Fortuna che adesso arriva SuperSacconi che toglie di mezzo tutte queste regole pallose e ti fa fare il cazzo vuoi.
Perché il Popolo delle Libertà = lattina.
Yes, WE CAN too.
Abolizioni dei diritti sindacali conquistati in un secolo di lotte e scolpiti nel marmo della Costituzione? Se po' ffà.
Servitù della gleba? Yes we can
Schiavitù? Se pol far
Basta regole. Basta diritti. Basta leggine del cazzo che tolgono al capitalista il suo giusto profitto per regalarlo nelle mani avide di questi insaziabili operai.
Basta ste puttanate tipo che gli uomini sono uguali in diritti e dignità.
Da oggi si cambia, per una Italia, nuova, moderna, al passo coi tempi, che seguendo l'onda inarrestabile del progresso si fionda in giorni luminosi come l'Alto Medioevo².
¹ Le tasse in Italia sono effettivamente esorbitanti rispetto ai servizi al cittadino che ne corrispondono.
² E' solo una licenza poetica, in realtà l'Alto Medioevo era un'epoca davvero civilizzata ed illuminata: l'Impero arabo di Damasco e poi di Baghdad era al culmine del suo splendore nelle arti e nelle scienze, l'India classica fioriva, in Cina i Tang governavano con illuminata saggezza e i Chenla della Cambogia edificavano splendide città. In Giappone vedeva la luce la straordinaria poesia del periodo Heian, in Asia Centrale Ferdowsi scriveva "il libro dei re" e a Giava i Sailendra facevano erigere una struttura unica, il Borobodur. Ovunque (meno in Europa Occidentale) le arti e le scienze fiorivano e la cultura si diffondeva e si allargava, la parola di Cristo si spargeva verso oriente e l'uso vendere schiava la gente era meno diffuso che in passato o in futuro.
lunedì, giugno 09, 2008
Sebbene da nove anni l'Italia abbia deciso, senza mai dichiarare lo stato di guerra né fare un dibattito parlamentare degno di questo nome, che l'articolo 11 della nostra Costituzione non vale più nulla, io ci provo lo stesso. Chi vuole e condivide è invitato a ripetere e diffondere l'appello con i mezzi che ritiene più opportuni.
Cari soldati dell'Esercito della Repubblica Italiana,
chi vi scrive è un vostro concittadino. Ho avuto la ventura di essere nato in Italia, dove vivo, per cui ho grandissima stima del vostro compito.
Infatti, la vostra esistenza come gruppo di esseri umani armati rappresenta una garanzia della mia incolumità e libertà politica contro qualsiasi altro gruppo di esseri umani armati che nutrisse cattive intenzioni. In effetti lo scopo del vostro portare le armi risiede nella difesa dell'incolumità fisica e dei diritti civili e politici degli abitanti di questo paese, tra cui me.
Ve ne sono grato.
Adesso, come cittadino di questo paese, vi faccio una richiesta.
Posso farlo, dato che sono le nostre tasse a darvi lo stipendio, giusto?
Ecco, il fatto è questo. Il governo italiano, senza aver consultato i rappresentanti del popolo sovrano secondo i termini costituzionali, è intenzionato a darvi ufficialmente compiti di guerra, in cui rischierete la vostra vita. In Afghanistan.
L'Afghanistan non ha mai minacciato l'Italia, né la sta invadendo o aggredendo. Né nessuno dei paesi con cui siamo legati da alleanze difensive ne ha invocato l'applicazione contro l'Afghanistan, che del resto non ha attaccato, né sta attaccando, nessuno di tali paesi.
Di conseguenza, qualsiasi atto di guerra svolto dall'Italia in Afghanistan è "offesa alla libertà di altri popoli" ed è quindi ripudiato dalla Costituzione del nostro paese, che in quanto soldati avete giurato di preservare a costo della vita.
Come se non bastasse, i rappresentanti del popolo sovrano non hanno deliberato lo stato di guerra, e di conseguenza gli atti guerra sono illegittimi.
Invito voi, compatrioti che impugnate le armi per difendere la libertà dei cittadini e degli abitanti di questo paese, la sovranità del suo popolo e la sua Costituzione democratica e repubblicana.
Vi invito a disobbedire all'ordine di andare a combattere in Afghanistan. Vi invito a rispettare i vostri giuramenti difendendo la Costituzione da un governo che la calpesta.
Non sto proponendo un atto di insubordinazione. Disobbedire ad un ordine dei superiori, incluso lo stesso governo, è un preciso dovere di ogni soldato, nel momento in cui questo ordine viola le norme fondamentali del diritto delle genti che proibiscono la guerra d'aggressione ed i crimini contro la pace e l'umanità.
Tali norme rappresentano un ordine superiore inderogabile a cui i soldati dell'esercito italiano obbediscono a prescindere da quello che possono dire i loro ufficiali.
L'obbedienza agli ordini dei superiori non è stata considerata una giustificazione per i crimini contro la pace e contro l'umanità da nessuna delle corti competenti.
Siete soldati. Alcuni di voi, a dispetto della nostra legge fondamentale e a vergogna eterna dei nostri governanti, hanno conosciuto la guerra. So che i soldati, che conoscono la guerra meglio dei civili, molto spesso la aborrono ancora di più, perché ne vivono l'orrore, perché ci rischiano la vita.
Vi invito a rifiutare il progetto del governo italiano di sacrificare le vostre vite in Afghanistan a difesa degli interessi di un imperialismo straniero.
Vi invito a rifiutarvi di partire, in nome della Costituzione che avete giurato di difendere. Vi invito a compiere il vostro dovere di soldati: difendere la legge fondamentale di questo paese.
Non sono così illuso da sperare che mi darete ascolto. Non credo che ci siano molti militari in Italia disposti a seguire l'esempio dei loro colleghi israeliani, che affrontano il carcere per non prestare servizio nei Territori Occupati.
E' passato molto tempo da quando un nostro concittadino affrontava un processo per aver scritto "l'obbedienza non è più una virtù". Temo che il ricordo di quel messaggio si sia molto sbiadito.
Ma considero necessario scrivere queste righe. Se un giorno i miei nipoti mi chiederanno dov'ero e cos'ho fatto, mentre il mio paese aggrediva altri paesi, e sacrificava di nuovo, invano, la vita dei suoi cittadini per cause poco chiare e mal dirette, potrò, almeno, mostrargliele.
Con stima e gratitudine.
Marco Lauri
domenica, giugno 08, 2008
Voglio dire, leggete qui. L'Italia sarebbe in guerra dal 2002, in effetti, ma pare che stavolta si faccia sul serio.
Il problema in realtà, non è la guerra.
E' il fatto che non sia sulle prime pagine. E' il fatto che io devo capitare su un blog, per arrivarci. Colpa mia, forse sono poco informato. Ma non è tra i lanci ANSA.
Poi ci sarebbe anche un altro problema, quella cosa strana di cui si celebrava poco tempo fa il sessantesimo anniversario, e non sto parlando di Israele.
Avete presente quei manifesti che vi invitavano a leggere una roba scritta sessanta anni fa?
Sarò noioso e ripetitivo ma quella roba è la Costituzione della Repubblica Italiana, della quale (c'è scritto sui miei documenti) sarei cittadino. In quella vecchia scartoffia, che per inciso regola tuttora, in teoria, le basi della vita pubblica ed i principi fondamentali della società in questo posto, c'è scritta una cosa.
E' tra i principi fondamentali, mica cazzi.
C'è scritto che l'Italia ripudia la guerra. Non la sposa, nemmeno la divorzia. La ripudia.
Ripudiare è un verbo che ha un significato forte. Significa "spingere via", e viede da una radice che dovrebbe voler dire "muoversi", la stessa di "piede". Significa che che non si vuole avere più a che vedere con quella cosa. Indica un atto di rifiuto totale, di rinuncia completa, senza mezzi termini.
Ok, si sapeva già da qualche anno (esattamente dalla primavera del 1999) che l'Italia, di quell'articolo, faceva nei fatti carta straccia.
Ora scusate. Sono stupido. Non capisco. Però, l'Esercito Italiano giura una cosa come difendere la cazzo di Costituzione.
Io capisco che un politico con le sue sottigliezze possa fare come il buon Bethmann-Hollweg, il cancelliere tedesco nel 1914, a cui è attribuita la geniale scoperta che 'i trattati sono pezzi di carta'. Cosa del resto vera. Da alcuni secoli, si usa in effetti scrivere i trattati internazionali sulla carta. Prima si usavano il papiro, la pergamena, le foglie di palma, le incisioni su pietra e a volte le lamine metalliche. Ma oggi si usa la carta, senza dubbio.
Quindi sì, i trattati sono pezzi di carta, in Europa, circa dal 1271 (quando entrarono in funzione le cartiere di Fabriano). E lo stesso vale per le Costituzioni, i codici di procedura penale, e i testi giuridici in genere.
Ora, difendere la Costituzione, non vuol dire difendere i pezzi di carta su cui è scritta. E' vero che nell'Islam il libro sacro è sacro anche in senso fisico, ma l'Italia non è un paese di cultura religiosa dominante musulmana, e soprattutto, la Costituzione sarà importante quanto volete però non è il Corano.
Difendere la Costituzione significa difendere la sua applicazione, il che vuol dire, tra le altre cose, difendere il ripudio della guerra d'aggressione.
Quindi, domani seguirà un appello ai soldati dell'Esercito della Repubblica Italiana. Riprendetelo e diffondetelo, se volete.
postato da: falecius alle ore 21:37 |
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commenti (2)
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giovedì, giugno 05, 2008
La mia ragazza¹ sostiene che io sono "adorabilmente pigro".
Ha ragione, anche se probabilmente smetterà di trovarlo adorabile (o io smetterò di essere pigro, si spera) dopo qualche mese di convivenza.
Ad ogni modo oggi c'era un convegno sulla letteratura turca, una cosa molto ufficiale & istituzionale, niente di fondamentale per la mia esistenza, però avevo pensato di andarci.
Solo che qui piove a dirotto e per arrivare lì dovevo prendere un autobus, attraversare mezza Venezia, prendere un vaporetto, prendere un altro vaporetto, e ascoltare mezz'ora di Interventi Ufficiali prima del convegno vero e proprio.
Sinceramente, stamattina mi sono alzato, presto, sì, ma poi guardi fuori dalla finestra e vedi il tempo infame che c'è, e insomma ho pensato: "ma chi me lo fa fare".
E quindi sono sveglio, ad un'ora del mattino che neanche mi ricordavo che esistesse, con la mia tazza di caffè ed un bel programma di studi matti e disperatissimi.
Lo so che non ve ne frega niente, però mi andava di raccontarvelo.
¹ Usare questa parola per me è una novità. Fa un effetto strano. Molto bello, ma strano.
mercoledì, giugno 04, 2008
Una serie di discussioni in giro per blog e con amiche, e, tra le altre cose, un documentario che ho visto sul genocidio della Cambogia, mi portano ad una serie di riflessioni.
Il discorso è vasto, per cui possiamo partire dall'attuale ondata di intolleranza e dal discorso che si fa su di essa e sulla legislazione che sta generando.
Schematicamente, una parte della cosiddetta sinistra urla 'razzisti!' mentre la destra dice 'bisogna garantire la sicurezza dei cittadini contro questi delinquenti'. L'altra parte della sinistra dice alla destra 'è vero e voi ci copiate la soluzione'.
Il problema è che la cosa viene affrontata in questi termini: "i Rom delinquono">"c'è un problema Rom da risolvere" oppure "siamo invasi dai clandestini">"facciamo un culo tanto ai clandestini".
Ovviamente le assunzioni di base sono razziste.
Ma io non credo che il cittadino medio, questa entità assolutamente fantomatica che supponiamo esistere per amore di discussione, sia tipicamente razzista.
Eppure accetta queste affermazioni, e/o resta, come ho letto un po' in giro, 'confuso', oppure 'non ci capisce niente'.
Il problema è a monte del razzismo. Il problema è la categoria.
Nel senso che un dibattito sul 'reato di immigrazione clandestina' ad esempio, o sul 'commissario speciale per i Rom' ha senso, ed è fattibile, ed è accettabile al senso morale prevalente, se e solo se si assume l'"immigrato clandestino" o il "Rom" come entità archetipa astratta, cioè se si discute di categorie, tipizzate da determinati stereotipi (in questo caso, negativi). A queste categorie supposte negative si può opporre una categoria altrettanto astratta, quella di 'noi italiani' con caratteristiche presunte positive.
Il palco casca nel momento in cui si ribalta questa prospettiva (che viene da tutta una linea di pensiero della modernità occidentale che ha creato i concetti di 'stato nazionale' e 'tutela delle minoranze', ma da cui, per altri versi, è venuti fuori anche un bel po' di fascismo).
In cui cioè si assume che non stiamo parlando di categorie delle quali si può predicare ciò che si vuole (dato che le categorie stesse sono a priori escluse dal dibattito). Ma si sta parlando di decidere di altri esseri umani.
'Immigrato clandestino' significa essenzialmente 'persona'.
Non è che questo valga solo in questo caso. Non uccidereste, in generale, il vostro vicino di casa. Ma combattereste, idealmente, un 'nemico del popolo' (intendo, se viveste nella Cambogia di Pol Pot e foste stati indottrinati in questo senso), che poi si dà il caso che il 'nemico del popolo' astratto si incarni nel vostro vicino di casa e allora, vi dispiace, ma lo dovete ammazzare. Per il bene del Popolo, della Nazione e Tutto Quanto, e per Salvare la Rivoluzione, beninteso. O per la Patria, la Razza Ariana e il Partito, se foste stati nella Germania nazista ed il vostro vicino ebreo, o zingaro, o omosessuale.
Ancora per la Patria, il Popolo, la Razza eccetera (le categorie tendono ad assomigliarsi, in questi casi) in Rwanda nel 1994.
E via elencando i vari genocidi 'di massa' della Storia.
Le categorie distruggono le persone e gli individui, la loro umanità ed unicità. E in tempi di crisi, la loro stessa esistenza. Delle tante cose che apprezzo della civiltà occidentale, forse la più grande conquista è quella di aver stabilito che i soggetti della legge sono gli individui e che ciascuno di essi porta singolarmente la responsabilità delle sue azioni.
lunedì, giugno 02, 2008
Ricordo a tutti che Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, è ancora in un carcere marocchino, pur essendo del tutto innocente.
Non dimentichiamolo.
