lunedì, dicembre 31, 2007
Volevo parlare dei Talebani.dell'Afghanistan e del Pakistan, ed invece non ho fatto altro che parlare dell'India e del Bangladesh. Il che mostra come le cose siano complicate ed interconesse.
Ad ogni modo. Un altro paese che durante la Guerra fredda mantenne un rigoroso non-allineamento, fu la monarchia tradizionalista afghana dei Durrani. Questa scelta gli era imposta dalla geografia, dall'essere schiacciato fra tre potenti vicini, l'URSS e i due alleati dell'Occidente deputati al suo contenimento: Iran e Pakistan. Gli era imposta dalla ragione stessa dell'esistenza dell'Afghanistan come Stato indipendente: quella di stato-cuscinetto tra l'area d'influenza russa e quella occientale in Asia Centrale. Era voluta dalla cauta saggezza della sua classe dirigente, ben consapevole di essere un vaso di coccio tra i vasi di ferro. Una classe dirigente moderata, a cominciare dal re, che desiderava modernizzare sì il paese, ma senza scossoni, senza traumi. Una certa conflittualità c'era col Pakistan, che aveva ereditato l'apprensione inglese verso la linea Durand, e poi aveva la minoranza pashtun di cui si è detto. L'incubo strategico dei militari e dei dirigenti pakistani era un alleanza indo-afghana che oggi si sta concretizzando, e che accerchierebbe e strangolerebbe il Pakistan. E' la stessa paranoia che affliggeva le autorità tedesche nel 1914, di fronte all'alleanza franco-russa. Paranoia che coinvolgeva socialdemocratici e conservatori allora, e che oggi abbraccia quasi tutti i partiti pakistani.
La risposta pakistana a quest'incubo è stata duplice: inseguimento dell'India nel programma nucleare, e fomulazione della dottrina detta della "profondità strategica" che in sostanza vuol dire assicurarsi il controllo e l'amicizia dell'Afghanistan, facendo appello allo stesso collante che tiene insieme il Pakistan: l'Islam.
La monarchia viene rovesciata a Kabul nel 1974 e sostituita da una dittatura militare vagamente progressista ma, credo, filo-occidentale. C'è poi una fase confusa, ma nel 1977-78 il partito comunista afghano prende il potere e lega il paese al blocco sovietico. La guerra fredda raggiunge la linea Durand. Poco dopo scoppia un conflitto tra due fazioni interne al partito comunista, chiamate Khalq (popolo) e Parcham (bandiera), mentre gli Stati Uniti, attraverso il Pakistan, cominciano a finanziare una rivolta rurale ed ispirata all'Islam politico contro il regime comunista.
Nel dicembre del 1979 i sovietici entrano in Afghanistan, dapprima per appoggiare l'ala comunista Parcham contro quella Khalq, più radicale, il cui atteggiamento alimentava la rivolta islamica. Nello stesso anno, in Iran la rivoluzione islamica sciita rovescia lo Shah e trasforma il paese in un nemico del campo occidentale, ma anche dell'Unione Sovietica. Nonnostante questo, gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita ed il Pakistan appoggiano senza lesinare l'Islamismo sunnita dei mujahidin anticomunisti afghani, a cui si aggiungono migliaia di volontari provenienti da tutto il mondo musulmano, incoraggiati da una propaganda assai intensa. Questi volontari sostenevano un islamismo politico che nei loro paesi d'origine era quasi sempre illegale e messo al bando, per i cui i loro governi, filo-occidentali erano ben lieti di liberarsi di giovani oppositori rompiscatole e teste calde. Come miopia politica non c'è male, devo dire.
Contrarariamente a quanto si crede, la guerriglia afghana contro i sovietici non era composta da Talebani, e non ha dato origine direttamente ai Talebani.
I Talebani, per di più, non sono un fenomeno afghano. Essi nascono, infatti, sul lato Pakistano della linea Durand.
Al contrario, frutto diretto del Jihad antisovietico dei volontari musulmani, e specialmente dei paesi arabi, sarà al-Qa'ida.
lunedì, dicembre 31, 2007
La terza sconfitta contro l'India e la perdita del Bengala furono uno shock per il pakistan; a seguito di questo shock, con un programma di riforme progressiste, andò al potere Zulfiqar Bhutto, il padre di Benazir.
Si può parlare, per quasta fare, di un "imperialismo indiano". L'India dei Nehru-Gandhi perseguiva una politica di potenza regionale, in particolare sotto Indira, di sviluppo interno diretto dallo Stato con criteri di progressismo sociale e dirigismo economico, e di rigoroso non allineamento nel contesto della Guerra Fredda. "Non allineamento" si traduceva, di solito, in buone relazioni con l'URSS: specialmente perché i due principali nemici dell'India, Pakistan e Cina, erano anche nemici dell'Unione Sovietica. Inoltre, il concetto di "non allineamento" e tutto il movimento dei non allineati erano visti da Washington con un notevole sospetto: nell'ottica americana, chi non stava col "mondo libero" era ipso facto un amico dei sovietici, o comunque un nemico (come la Cina negli anni Sessanta). Questo poteva anche essere vero, ad esempio nel caso di Nasser, ma poteva anche dare l'effetto contrario, come accadde a Cuba. Del resto i non allineati tendevano ad attuare politiche economiche socialiste e dirigiste, quindi "comuniste".
Il Pakistan era invece un alleato di ferro del "mondo libero" ed aderì ai diversi patti difensivi regionali in funzione anticomunista, che coinvolgevano l'Asia ed il Medio Oriente: SEATO, CENTO, Patto di Baghdad.
Questo un po' per l'anticomunismo viscerale drella leadership militare pakistana, e per il riflesso condizionato di difendere la linea Durand dall'"orso russo". Inoltre, se il non allineamento indiano portava verso le buone relazioni con l'URSS, e nel Partito del congresso dominava una tendenza socialisteggiante, il Pakistan sceglieva la filosofia del "nemico del nemico", che del resto è stata espressa per la prima volta nel classico sanscrito della teoria politica, l'Artashastra (scritto attorno al 200 a.C.).
Insomma, alleanza occidentale (ma anche cinese) per il Pakistan, la cui vita politica era dominata dal conflitto con l'India.
L'imperialismo indiano si dispiegò soprattutto sotto l'energica guida di Indira, negli anni Settanta: annessione del piccolo stato himalayano del Sikkim, "intervento umanitario" nella sanguinosa guerra d'indipendenza bangladeshi, in seguito intervento nel conflitto tra Tamil e Singalesi nello Sri Lanka, ufficialmente di peacekeeping, di fatto in appoggio al governo singalese (per timore che il separatismo Tamil si estendesse alla stessa India). Sul piano interno, la repressione delle piccole etnie tribali delle foreste della frontiera orientale, il Mizoram ed il Nagaland, paesi estranei all'identità nazionale e storica dell'India urbana ed agricola* e oggi nel Chattisgarh.
Nel 1974 l'India fa il suo primo test nucleare, per rispondere al programma nucleare cinese. Cina ed India competono per la leadership del mondo non allineato e per questioni sul confine himalayano.
La perdita del Bangaldesh riorienta il Pakistan nel senso di un rafforzamento dell'Islam politico, visto il fallimento delle dittature laiche filo-occidentali, e di un'attenzione geopolitica rivolta al mondo musulmano medio-orientale.
Mondo che sta per conoscere l'enorme afflusso di denaro dello shock petrolifero del 1973.
Nel 1973 in effetti si chiude un'epoca, quella del Trentennio Glorioso di crescita economica basata su principi economici socialisti, dirigisti o keynesiani, all'interno del sistema relativamente rigido di Bretton Woods e che creò in Europa e nei paesi non allineati le cosiddette "economie miste". Finisce l'epoca del petrolio facile ed il medio oriente acquista una nuova centralità geopolitica, legata non solo alla Guerra Fredda, ma alle risorse energetiche che possiede.
L'11 settembre 1973 gli Stati Uniti appoggiano il golpe che, in Cile, instaura la prima dittatura neoliberista, il primo regime politico ad applicare i dettami economici della scuola liberista di Chicago.
* Il regime che l'India ha applicato a queste terre al confine con la Birmania, a maggioranza cristiana o animista, è stato definito "coloniale" dall'autorevole storico dell'India S. Wolpert.
E' interessante notare il notevole disinteresse per la sorte di queste popolazioni cristiane da parte dell'opinione pubblica europea; si tratta di un'ulteriore indicatore di quanto il discorso sui "cristiani oppressi del Medio Oriente" sia spesso solo propagandistico.
lunedì, dicembre 31, 2007
La fine della Seconda guerra mondiale vide una serie di esodi biblici, deportazioni e trasferimenti forzati di popolazioni, a seguito del riassetto generale dei rapporti di forza e dei confini nazionali che ne seguì. In Unione Sovietica, Stalin deportò le nazionalità che secondo lui durante la guerra non si erano mostrate sufficientemente antinaziste, come i Ceceni, i Mesketi ed i Tatari della Crimea.
In Europa orientale migrarono milioni di auslaenderdeutsch, i tedeschi che vivevano in Polonia, Ungheria, Jugoslavia e Cecoslovacchia. In Italia si ebbe l'esodo giuliano-dalamata dai territori passati alla Jugoslavia.
Gli Ebrei d'Europa e poco dopo dei paesi arabi, migrarono in massa in Palestina, e gli arabi palestinesi furono espulsi con la forza dalle loro terre in molte zone dell'attuale Israele. Tutto questo accadde in un contesto generale di violenze, atrocità e scontri, entro cui le foibe sono una goccia nel mare.
La partizione tra India e Pakistan si inserisce anche in questo schema.
Le linee di confine dividevano in due parti le province storiche del Bengala e del Panjab: le aree a maggioranza hindu (e, nel Panjab, sikh) rimasero all'Unione indiana, quelle a maggioranza musulmana al Pakistan. Il Kashmir era uno stato principesco, a maggioranza musulmana, ma governato da una dinastia hindu messa lì dagli inglesi.
Per entrambi i paesi era strategico, non solo per la sua posizione, ma anche per ragioni ideologiche. "Pakistan" è un nome inventato, che significa "terra dei puri" ma in cui è contenuto l'acronimo dei nomi delle province che lo compongono, e la K sta per Kashmir. Il Kashmir "completava" un paese che aveva senso d'esistere solo se tutte le regioni a maggioranza musulmana sceglievano di aderirvi.
Per l'India, la cui scelta identitaria non era l'hinduismo ma la laicità multiconfessionale ed il richiamo alla millenaria civiltà della regione, con tutti i suoi radicati pluralismi, un provincia musulmana era necessaria, proprio a dimostrare il pluralismo e l'unità interreligiosa della nazione, in cui continuavano a vivere decine di milioni di musulmani nelle regioni non assegnate al Pakistan.
Da qui, il conflitto continuo sul Kashmir, con due guerre, un subito dopo la partizione e l'altra negli anni Sessanta. La linea di cessate il fuoco provvisoria del 1948 assegnava quasi tutto il paese all'India, ed una piccola parte al Pakistan. Ma si tratta, a tutt'oggi, di un confine provvisorio in attesa di un accoro che non arriva.
In un clima di paura e violenza, molti musulmani della valle del Gange, di lingua urdu, lasciarono l'India per il Pakistan, dove divennero la comunità detta dei mohajir.
Mohajir viene dall'arabo muhajir che si riferisce a chi compie una hijra, égira; nel lessico politico-religioso attuale significa una fuga o migrazione verso un paese musulmano, da una terra che cade in potere dei non musulmani. E' il caso di molte comunità musulmane del Caucaso e dei Balcani, che migrarono in Turchia a seguito della conquista russa e dello smembramento dell'Impero Ottomano, o degli arabi espulsi dall'Andalusia. Secondo alcuni giuristi del passato, questo tipo di hijra sarebeb un dovere religioso, ma di fatto comunità musulmane sopravvivono in Caucaso e nei Balcani, e solo per i decreti dei re cattolici non ne rimasero in Spagna. Moltissimi musulmani restarono e restano in India.
I mohajir portarono al Pakistan la lingua urdu come lingua parlata, ed un certo risentimento verso l'India.
L'urdu, la lingua di cultura dei musulmani indiani in genere, e la madrelingua di molti di loro, non era la lingua di cultura (almeno, non l'unica lingua di cultura) dei musulmani del Bengala, del Panjab e del Sind, né tantomento delle terre Pashtun e Beluchi.
Panjabi e Bengali hanno ampie tradizioni letterarie come lingue scritte, e la tardizione musulmana bengali è molto diversa da quella, urbana, ortodossa e rigorista espressa in lingua urdu e radicata nel nordovest dell'India, nella regione di Delhi e delle altre grandi capitali di dinastie turco-iraniche medievali. Anche l'islam kashmiri ha le sue particolarità. Inoltre, vale la pena di ricordare che nel Pakistan vive, frammista alla maggioranza sunnita hanafita, una minoranza sciita.
Il Pakistan era composto da due parti, alle estremità ovest ed est dell'India. Il Pakistan occidentale e quello orientale, cioè il Bengala musulmano, l'attuale Bangladesh.
Il Bengala del 1757, quando gli inglesi sconfissero il governante locale a Plassey, er aun terra popolosa, fertile, prospera, in pieno sviluppo economico e grande esportatore di prodotti lavorati, in particolare nell'artigianato tessile. Il cotone bengali era richiesto in tutto il mondo, e non è impossibile che questa regione avrebeb conosciuto una propria Rivoluzione Industriale di lì a poco. Ma vennero gli inglesi, il regime coloniale. Oggi il Bengala è ancora popoloso, ma ha smesso da tempo di essere fertile e prospero, ed è importatore netto di prodotti industriali e di cibo.
Lo sfruttamento coloniale dell'attuale Bangladesh, però, non finì con la partenza degli inglesi. Il paese diventò un colonia del Pakistan occidentale, fino alla guerra d'indipendenza, vinta coll'aiuto dell'India di indira Gandhi nel 1971-72, e che fu quindi la terza guerra vinta dall'India contro il Pakistan.
L'indipendenza non ha risolto molti dei problemi del Bangladesh, che resta uno dei paesi più poveri del mondo, ma adesso le autorità bengali non possono dare la colpa a Karachi o Islamabad.
lunedì, dicembre 31, 2007
Parecchi milioni di musulmani lasciarono l'attuale Unione Indiana, e parecchi milioni di non musulmani lasciarono gli attuali Pakistan e Bangaldesh, a seguito della partizione.
La partizione fu causata da una dialettica politica che aveva tre attori principali: i colonizzatori britannici, il Partito del Congresso indiano, e la Lega Musulmana; il partito del Congresso era dominato dagli Indù appartenenti alle caste superiori, ma era multiconfessionale e aveva anche esponenti musulmani o fuoricasta; si trattava di un partito nazionalista che desiderava un'India unita ed indipendente, e perseguiva la sua lotta essenzialmente con i metodi non violenti di Gandhi.
Il leader politico del partito era Jahawarlal Nehru, futuro leader dell'Unione Indiana, figlio di Motilal Nehru, che fu uno dei capi del partito prima di lui; dal padre e dal figlio, ricchi esponenti delle borghesia professioniale indiana, sarebbe nata la grande dinastia dei Nehru-Gandhi, che ancora oggi ha un ruolo rilevante nella politica indiana, anche se Sonia Gandhi nata Maino(un'italiana d'origine), oggi capo politico della famiglia, ha scelto di rinunciare a cariche politiche.
Il cognome Gandhi della famiglia più importante dell'India moderna non ha nulla a che fare con il Mahatma Mohandas Gandhi, il celebre teorico ed ispiratore della lotta non violenta per l'indipendenza; deriva dal cognome del marito di Indira Nehru, figlia ed erede politica di Jahawarlal. Indira prese (come suppongo sia normale in India) il cognome del marito, ma raccolse l'eredità politica del padre, e governò l'India (con un'interruzione) per quasi vent'anni, nel corso dei quali portò avanti il programma nucleare indiano (con un test, pare, nel 1974) e lavorò per fare del suo paese una grande potenza; mantenne uno politica di non-allineamento, di rivalità con la Cina e col Pakistan (con cui combatté una guerra, vinta, su cui tornerò) e di buoni rapporti con l'Unione Sovietica ma anche con gli Stati Uniti. Fu assassinata per ragioni legate al separatismo della comunità etnico-religiosa dei sikh, e che non ci interessano adesso.
L'India è una democrazia stabile, fin dall'indipendenza, ma al posto di Indira fu eletto senza difficoltà suo figlio Rajiv. Rajiv aveva sposato Sonia Maino, una donna italiana conosciuta a Londra all'università, e fu assassinato dalle Tigri Tamil, un gruppo armato dello Sri Lanka in lotta contro il governo locale appoggiato dall'India. La cosa è complicata e sinceramnte so ancora meno del conflitto tra Tamil e Singalesi in Sri Lanka che della questione Sikh in India, quindi non ne parlerò. Dopo la morte di Rajiv Gandhi, e per tutti gli anni Novanta, l'egemonia della famiglia Gandhi sulla politica indiana si smorzò, e per diverso tempo il paese fu governato da un partito identitarista hindu; un partito cioè, che, almeno in teoria (in pratica fu, dal poco ne so, moderato) sosteneva che la base dell'identità nazionale indiana fosse la fede Hinduista, ovviamente riformulata (lo Hinduismo tradizionale non fornirebbe come tale i presupposti per una identità nazionale), dando spazio anche alle posizioni del fondamentalismo hindu.
Ebbene sì, esiste un fondamentalismo hindu, anche incazzatissimo.
Questa fase vide un peggioramento ulteriore dei rapporti col Pakistan (dove nel frattempo si rafforzava il fondamentalismo musulmano), ammesso e non concesso che, nel peggiorare i rapporti tra India e Pakistan, toccato il fondo si possa scavare.
Attualmente in India è tornato al potere il partito del Congresso, entro cui la fugura dominante, anche se non ricopre nessun ruolo esecutivo, pare quella di Sonia Gandhi. E sembra che suo figlio e sua figlia si preparino a diventare la sesta generazione di Nehru-Gandhi che avranno un ruolo politico dominate in India.
I Nehru-Gandhi sono la più potente e longeva, ma non certo l'unica dinastia politica nelle repubbliche dell'Asia; questo contribuisce a spiegare, ma anche a ridimensionare, il ruolo politico di vertice che le donne hanno spesso in questi Stati; molto spesso si tratta di un ruolo "ereditato" da padri, mariti, fratelli. E' il caso di Corazon Aquino nelle Filippine (vedova di Benigno Aquino), di Megawati Sukarnoputri in Indonesia (figlia di Ahmed Sukarno), di Khaleda Zia in Bangladesh, di una ex-presidentessa dello Sri Lanka di cui non ricordo il nome, ed ovviamente di Benazir Bhutto.*
* Altre dinastie politiche repubblicane sono gli Asad in Siria, e più recentemente gli Hariri in Libano e gli Aliev in Azerbaican; ci sono buone ragioni per credere che Gheddafi in Libia, Mubarak in Egitto, Nazarbajev in Kazakhistan, preparino i propri figli (la figlia, nel caso di Nazarbaejev) per la successione politica, così come Saddam Husayn in Iraq, prima dell'invasione. In questi casi però siamo di fornti a contesti molto più autoritari di quelli dell'Asia meridionale ed orientale, in cui, entro forme repubblicane, la successione somuglia più all'eredità di una monarchia, a volte tramite partiti unici, che non a quella di un patrimonio politco da spendersi comunque in un contesto democratico, come nel caso dell'India e dell'Indonesia.
domenica, dicembre 30, 2007
Non sono un esperto di cose indo-pakistane, e non conosco nessuna lingua dell'India o del Pakistan, tranne ovviamente l'inglese, ed il persiano, che in questi due paesi è parlato come madrelingua solo da piccole minoranze, malgrado sia stato la lingua ufficiale dell'India musulmana per alcuni secoli.
Mi occupo di Islam, e il Pakistan è il secondo paese musulmano al mondo per popolazione. (il primo è l'Indonesia, il terzo l'India, il quarto il Bangladesh; questi quattro paesi da soli hanno una popolazione di quasi settecento milioni di abitanti musulmani, ovvero quasi la metà dei musulmani del mondo. Ed in India l'Islam è una religione minoritaria). Ho una certa conoscenza del mondo iranico, e le relazioni storiche, linguistiche, culturali tra India e Persia sono importanti, antiche e feconde. E naturalmente mi sono informato, anche se non a livello di competenza specialistrica, sull'India e sul Pakistan. L'India, nel senso di Unione Indiana, fa parte del contesto. Il Pakistan invece è centrale. Il Pakistan, non l'Afghanistan, è il luogo d'origine dei Talebani.
In particolare, lo è la Provincia di Nordovest. All'interno di questa provincia (anche se recentemente ne sono state separate) a ridosso della linea Durand e proprio nella zona del Khyber e a sud di esso, tra Peshawar e il confine, si trova un zona montuosa particolarmente aspra, la zona tribale, che fin dal tempo degli inglesi è sottoposta ad un'amministrazione particolare. Tra i distretti tribali c'è il Waziristan, di cui forse avete sentito parlare come possibile rifugio di bin Laden.
La Provincia della Frontiera di Nordovest non è sempre stata legata ad un'identità islamica e "pakistana". Durante gli ultimi decenni del dominio britannico, era un feudo elettorale del partito del Congresso, quello di Gandhi e Nehru, e che voleva l'indipendenza di un'India unita, comprendente le zone musulmane e quelle hindu. Tra le province che formarono il Pakistan, fu la più riluttante ad aderire al nuovo Stato. In seguito fu oggetto di rivendicazioni "etniche" pashtun, che miravano a riunirla all'Afghanistan.
Miguel definisce correttamente il Pakistan come un "mostro": la scommessa del "padre della patria" Ali Jinnah, il grande rivale di Gandhi, era quella di creare uno stato nazionale laico per i musulmani dell'India, indipendentemente dalla loro etnia, lingua o appartenenza (in India e Pakistan ci sono sia sciiti che sunniti, appartententi a diverse tradizioni religiose).
Si trattava di una scommessa destinata a fallire. Dato che l'unica identità comune ai Pakistani era l'Islam, difficilmente si poteva evitare che l'ideologia fondante del paese diventasse una qualche forma di Islam politico, una volta che l'Islam politico prese forme compiuta come ideologia; ed il Pakistan, con Abu Alà Mawdudi, fu uno dei centri della sua elaborazione.
Ma c'era un problema più serio: musulmani ed hindu non erano vissuti sempre in pace ed armonia nell'India medievale, mughal e britannica. Erano però vissuti, e vivono tuttora, in commistione, sia nelle città, che in molte zone rurali nella pianura indo-gangetica, del Bengala, del Kashmir e di altre regioni. Questo significava che dividerli attraverso una frontiera statale, l'operazione nota come partizione e avvenuta sotto gli auspici delle autorità inglesi in ritirata nel 1947, voleva dire determinare una spaventosa tragedia in termini di profughi, fuggiaschi su entrambi i lati dei confini, violenze agevolate dalla confusione del passaggio di potere.
Il mito della gigantesca figura di Mohandas Gandhi e del suo meraviglioso messaggio di non violenza ha indotto molti occidentali a credere che il processo di indipendenza dell'India sia stato del tutto pacifico. Non è così. Al di là delle vittime della repressione inglese, relativamente poche, e dell'esistenza di un movimento indipendentista armato, non gandhiano, che fu sconfitto in seguito alla sua alleanza col Giappone nella guerra mondiale, la partizione fu un momento sanguinoso e violentissimo.
domenica, dicembre 30, 2007
Abbiamo visto quindi che la frontiera storica e linguistica tra l'India e l'Iran (in senso storico, compresi Afghanistan e Tajikistan), attraversa il territorio pakistano, mentre la frontiera tra Afghanistan e Pakistan taglia in due l'etnia pashtun. Il Pakistan è composto da cinque province. Del Panjab e del nordovest ho già parlato; poi ci sono il Sind ed il Beluchistan. Il Beluchistan è iranico, abitato dai Pashtun (che qui si chiamano Pakhtun, mi pare di aver capito) e ovviamente dai Beluchi. E' la provincia più estesa, ma anche anche più arida e meno popolosa. I Beluchi sono perlopiù sunniti, hanno una lunga tradizione di nomadismo e sono in lotta sia contro il governo pakistano che contro quello del vicino Iran. Naturalmente il confine tra Pakistan ed Iran divide il Beluchistan in modo che i beluchi siano su entrambi i lati (ed in realtà vivono anche nell'estremo sud desertico dell'Afghanistan). Ad ogni modo i Beluchi non sono numerosi, agguerriti o favoriti da un territorio insopportabilmente impervio e strategico come i Pashtun; inoltre non mi risulta che la loro richiesta di un trattamento migliore da parte del Pakistan sia espressa in termini di radicalismo religioso, a differenza di quanto accade in Iran. In Iran il problema, ovviamente risiede nel fatto che loro sono sunniti e mal sopportano un regime sciita, che oltre tutto li emargina economicamente e, per via dei rapporti non proprio idilliaci col Pakistan, li tiene sotto una semi-occupazione militare.
Il Beluchistan è di interesse strategico per il Pakistan per via delle installazioni nucleari, ma non si tratta del tipo di attività governativa che incontri il favore dei locali. Immagino che i beluchi abbiano del programma nucleare pakistano la stessa opinione che i polinesiani nei dintorni di Mururoa hanno di quello francese, ecco.
Però non ho ne ho mai intervistato uno.
Il Beluchi è una lingua iranica che, da quanto ne ho letto e ne so, è imparentata piuttosto con il kurdo che col persiano ed il pashto, anche se geograficamente il Kurdistan è più lontano della Persia, ed i Pashtun vivono immediatamente a nord.
Il Sind è indiano, anzi il suo nome, passato nelle lingue semitiche del medio oriente, ha assunto la forma Hind, e quindi ha dato origine alla parola "india" (che infatti NON è usata in hindi). La lingua del Sind è ovviamente il Sindi, che è una lingua indiana, nel senso di indoaria. Semplificando, si può dire che come il panjabi, la hindi, il bengali, il nepali, e tante altre lingue dell'India del nord e del centro, deriva dal sanscrito.
L'ultima provincia è il Kashmir pakistano, un'area contesa con l'India ed il cui confine di fatto è in realtà una linea di cessate il fuoco; il Pakistan controlla solo una picola parte dell'intero Kashmir, ma non è del conflitto per il Kashmir, nonostante la sua importanza, che voglio parlare.
La lingua del Kashmir, comunque è, indovina un po', la kashmiri; è indeuropea, è indoiranica, ma non è né iranica, né indoaria. Le lingue indo-iraniche, naturalmente, sono l'insieme delle lingue indeuropee dell'India e dell'altopiano iranico, e tutte le lingue di cui ho parlato fino ad adesso lo sono.* Tra queste, quelle iraniche sono parlate nell'altopiano iranico e quelle indoarie nel nord dell'India (storica). Nell'area himalayana, in Kashmir appunto, è parlato un gruppo di lingue che condivide caratteristiche degli altri due, e che per quello che ne so è classificato a parte:**
In Pakistan esistono naturalmente altre lingue; in particolare tra il Panjab ed il Sind esiste una lingua intermedia, la Saraiki. Panjabi e Sindi sono lingue strettamente imparentate e la Saraiki è l'anello di congiunzione, tanto da poter essere visto, anche, come dialetto di uno dei due più prestigiosi vicini. Tuttavia, l'area Saraiki non ha status amministrativo.
Fin qui, le lingue regionali del Pakistan. La lingua ufficiale nazionale del paese non è nessuna di queste; è l'urdu, che è parlata come madrelingua solo da una minoranza della popolazione, ma è la lingua letteraria e di riferimento culturale di tutti i musulmani dell'India, essendo semplicemente la variante musulmana della lingua hindi; cioè, hindi scritta con caratteri arabi, e arricchita di parole persiane ed arabe. L'urdu è stata scelta come lingua nazionale da un paese poliglotta, dove non era parlata, perché il Pakistan nasce come una impossibilità politica:
lo Stato Nazionale dei musulmani dell'India.
* In Beluchistan esiste una popolazione comunità di lingua Brahui, che non è indeuropea; per il resto i Brahui non si differenziano molto dai vicini beluchi, di cui condividono usanze, religione ed ambiente.
** Come la tassonomia animale, anche la classificazione linguistica non è sempre sicura, e spesso dà luogo a feroci dispute che non ho né il tempo né la voglia di seguire. Le mie conoscenze non sono sempre e necessariamente aggiornatissime in merito.
sabato, dicembre 29, 2007
Le zone lungo la linea Durand sono sempre state un problema per chiunque controllasse l'India. La principale via di collegamento tra India ed Asia Centrale si chiama passo del Khyber (credo che si pronunci all'incirca "caibèr" ma non sono sicuro) e mette in comunicazione la vallata di Kabul (in Afghanistan) con quella di Peshawar (in Pakistan). Da Peshawar si arriva all'Indo e ad una via che passa per Lahore, Delhi, Allahbad, Patna e arriva lungo la Gange fino al Bengala.
Tradizionalmente, gli invasori dell'India, ariani, iranici, turchi, mongoli, passavano di lì. Gli inglesi, soli, vennero dalle "acque nere", dal mare. E solo gli inglesi unificarono tutta l'India.*
Gli inglesi tentarono tre volte di estendere il loro potere oltre il Khyber, ma non ci riuscirono. L'Afghanistan fu il solo fallimento permanente del colonialismo europeo tra Ottocento e Novecento, per quello che ne so.
Gli inglesi crearono quindi attorno a Peshawar una provincia che doveva controllare l'accesso del passo, la provincia della Frontiera di Nordovest. La sua popolazione era a maggioranza pashtun, o pathan come si diceva più spesso allora. Le diverse tribù della zona godevano di una grande autonomia, che lo stato pakistano mantenne dopo l'indipendenza, a condizione che assicurassero la difesa. Il pericolo che sembrava nascondersi dietro il Khyber erano, in teoria, i russi. I russi non vennero mai; si fermarono sempre alla linea Durand.
Prima degli inglesi, i Mughal, quelli che voi conoscete come Moghul (ma che penso si pronunci allo stesso modo) avevano conquistato l'India del nord passando dal Khyber ed avevano controllato l'Afghanistan oltre il passo. Anzi, prima dell'India erano stati sultani di Kabul. Il confine Mughal era più avanzato della linea Durand e comprendeva quasi tutto il paese pashtun: arrivava fino ad una catena montuosa ancora più alta ed impervia, lo Hindukush, che rappresenta il cuore montagnoso dell'Afghanistan.
Il paese pashtun si estende dallo Hindukush, fino alla linea Durand sul lato afghano, ed oltre questa sul lato pakistano, nella provincia del Nordovest, fino ad un'altra catena montuosa più bassa che rappresenta l'altro confine storico; dopo comincia la pianura indo-gangetica, ovvero l'India propriamente detta, mentre le terre più ad ovest sono, storicamente, iraniche.
Il paese ad est della terra pashtun si chiama Panjab, che significa, in persiano**, "cinque acque", poiché è attraversato da cinque fiumi. Il Panjab adesso è diviso tra una parte più grande, pakistana, e i due Stati dell'Unione Indiana del Panjab e dello Haryana, a maggioranza rispettivamente sikh ed hindu. Il Panjab pakistano è la più grande, popolosa ed importante delle province del Pakistan. La sua lingua si chiama Panjabi, ed è una delle lingue ufficiali "regionali" sia del Pakistan che dell'India***.
*In effetti gli stati principeschi, che costituivano quasi metà dell'estensione del paese, erano autonomi nelle questioni interne; inoltre il Nepal, che è una parte dell'India dal punto di vista storico e culturale, non fu mai assorbito del tutto.
**Probabilmente anche in qualche lingua dell'India, ma io conosco solo il persiano, e neanche tanto bene. Jaska ne sa di più.
*** Nessuno dei paesi è linguisticamente omogeneo; in ognuno, accanto ad una lingua ufficiale dello stato, sono riconosciute delle lingue ufficiali delle singole regioni.
sabato, dicembre 29, 2007
Quando dico le cose per me ovvie (Benazir Bhutto ha voluto l'atomica pakistana, Benazir Bhutto ha appoggiato i Talebani) la gente normale dell'Occidente che Lavora, e che ha scoperto da due giorni l'esistenza del Pakistan e degli Armeni, cade dalle nuvole. Dato il tenore delle veline dell'Informazione Ufficiale, non mi sorprende.
Una persona mi chiede: "che lingua parlano in Pakistan?" Io sono costretto a rispondere che lingue parlano in Pakistan, il che porta ad uscire dai confini della Risposta Semplice™ e distrugge il limitato interesse dell'interlocutore. Perché prima di fare un fare un discorso di analisi sul Pakistan, ci sarebbe da dire un quantità di cose sullo Stato nazionale e sull'identità nelle regioni decolonizzate, sul ruolo sociale e politico della religione, sui concetti di popolo, etnia, nazione e comunità religiosa. Ma non ho voglia di parlarne, comunque su questo blog ne accenno spesso, quindi darò tutto per scontato.
Adesso riprendiamo tutto da capo.
Il confine tra Pakistan ed Afghanistan si chiama linea Durand, perché è stato tracciato da una commissione guidata da un tizio di nome Durand (abbastanza evidentemente un europeo occidentale) verso il 1890.
All'epoca, si trattava del confine tra l'Afghanistan e l'India britannica.
La linea Durand è un confine geografico, che segue una serie di crinali montuosi abbastanza impervi e quindi, in teoria, facilmente difendibili. Ci sono solo tre passi relativamente agevoli per valicare il confine, questo se hai un grosso esercito in assetto di conquista, s'intende. Gli inglesi erano preoccupati dall'eventualità di un'invasione afghana o soprattutto russa dell'India, ed avevano avuto esperienze assai spiacevoli nel tentativo di estendere la loro infuenza oltre quei passi, cioè in Afghanistan.
Le loro preoccupazioni non erano così peregrine, visto che un secolo prima l'invasione ed il saccheggio dell'India erano stati lo sport nazionale afghano.
Da entrambe le parti della linea Durand ci sono altre catene montuose impervie, nel senso che gli Appennini in confronto sono collinette. E su entrambi i lati della linea vivono i Pashtun, o Pakhtun, o Pathan (la pronuncia varia a seconda delle zone, credo). Montanari, pastori e contadini, ma anche, all'occorrenza, eccellenti guerrieri, come scoprirono a proprie spese gli inglesi prima ed i sovietici poi.
Musulmani sunniti, della scuola giuridica hanafita, per quanto può valere. La loro organizzazione tradizionale è articolata per tribù gentilizie; i clan principali erano i Ghilzay nel nord ed i Durrani nel sud. La società pashtun, rurale e tribale, è informata ad un rigido codice consuetudinario, il pashtunwali, che da quelle parti è sempre stato più importante della shari'a. Ovviamente la shari'a, in una terra musulmana da secoli, ha fortemente influenzato il pashtunwali, il che del resto è accaduto con il diritto ed i codici d'onore consuetudinari di moltissimi altri paesi musulmani.
I pashtun parlano il pashto, una lingua ideuropea di ceppo iranico, imparentata quindi col persiano e con le lingue kurde, ma abbastanza diversa da loro da non essere reciprocamente comprensibile. Ad ogni modo i Pashtun non hanno avuto fino a tempi recenti una cultura letteraria scritta, pur avendo al contrario una ricca e vasta letteratura orale, che io non conosco ma che, mi assicura chi ne sa di più, è molto affascinante. I pashtun non hanno mai dato vita ad una civiltà urbana. Per molti secoli, la lingua della letteratura scritta, della cultura urbana, delle corti e dell'amministrazione negli attuali Pakistan ed Afghanistan è stata perlopiù il persiano. Le città di Kabul e Qandahar parlavano persiano in mezzo a una campagna che parlava pashto, così come le città dell'Est Europa parlavano tedesco nella campagna slava o ungherese, fino alla metà dell'Ottocento. In particolare il persiano d'Afghanistan, chiamato dari (che dovrebbe significare qualcosa come "lingua della corte", ha l'accento sulla i e dovrebbe essere femminile: la dari, come la hindi) è più conservativo di quello dell'Iran, e ha preso in epoca moderna più prestiti dal russo che dall'inglese o dal francese (ad esempio, in Iran "cinema" si dice sinama, in Afghanistan, come in Russia, kino).
I clan Pashtun, in particolare quello dei Durrani, sono stati il nucleo da cui si formò, con un processo lungo e complicato, lo stato afghano. Gradualmente l'espansione russa ed inglese ed il consolidamento dello Stato nazionale persiano sciita (l'Iran) definirono i confini dell'Afghanistan attuale, stabiliti appunto attorno al 1890.
Questi confini seguivano la difendibile linea Durand, ed il fiume Amu Darya (l'antico Oxus) ed erano quindi perlopiù geografici. I Tajiki, che parlano dari, furono divisi tra Afghanistan e Russia. I Pashtun furono divisi tra Afghanistan ed India Britannica. Altre popolazioni di lingua dari, come gli Hazara, di fede sciita e di orgine mongola, e di lingua turca, furono incluse nello stato dei Durrani, che pur essendo governato dai pashtun, non aveva nessuna connotazione etnica o nazionale specifica: la sua corte si esprimeva in persiano, e la sua sopravvivenza indipendente fu dovuta più all'equilibrio tra Gran bretagna e Russsia,e alla provata difficoltà della conquista, che a qualsiasi fattore nazionale. Ciò che identificava gli abiatnti del paese tra di loro era l'islam. E dato che da quelle parti di Stati etnici non ce ne erano mai stati dai tempi di Ciro il Grande, nessuno se ne faceva un dramma.
sabato, dicembre 29, 2007
Com'era prevedibile, è iniziato il processo di Canonizzazione™ della Santa Martire dei Valori dell'Occidente® Benazir Bhutto.
Tra ieri ed oggi, ho letto articoli commemorativi e di "analisi" su Sole 24Ore, Corriere Adriatico, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Quello sulla Gazzetta dello Sport (di ieri) era di gran lunga il più chiaro ed intelligente, sufficientemente ben informato, ed il meno ideologico.
Vedete, io ed Alessio sembra che siamo gli unici ad osservare una cosa che, tra gli "addetti ai lavori", è risaputa, ma che tutti i giornalisti hanno improvvisamente dimenticato: il ruolo di Benazir Bhutto nell'affermazione dei Talebani.
Ruolo che rende quantomeno sospette le esaltazioni della Grande Leader amica dell'Occidente Democratico che trovate ad esempio, negli articoli di Allam e Henry-Lévy sul Corriere.
Quello di Lévy è imbarazzante. Dopo avere canonizzato esplicitamente Benazir come Vittima™ del "fascismo islamico"¹ chiede senza mezzi termini alle potenze occidentali di andare in Pakistan.
Io l'ho interpretato nel senso di un intervento militare, ma mi fanno notare che probabilmente ho capito male. Vabbé. L'articolo resta, se mi sbaglio, un necrologio arrabbiato e fondamentalmente irrilevante. Consigliare a Bush di andare adesso in Pakistan è una specie di invito a farsi ammazzare, ma vabbé. Ma se invece Henry-Lévy suggerisce di andare armati in Pakistan, la mente vacilla di fronte all'enormità della cazzata.
Il Pakistan ha quasi tre volte la popolazione e l'estensione dell'Italia; una popolazione esasperata e prevalentemente povera, maltrattata dalle varie cosche di governanti corrotti ed autoritari (nonché grandi amici™ dell'Occidente), e per questo sensibile ai discorsi dell'Islam politico. Perché, in Pakistan, i mullah sono, o almeno passano per, quelli onesti. Sono quelli che offrono dignità e riscatto alle masse povere, sfruttate e vilipese.
Detesto la loro ideologia, il loro progetto di società. Ma riconosco che ha successo, e che fa presa, perché le alternative credibili non ci sono (almeno, io non le vedo). Perché il discorso "democratico" è stato lanciato dallo stesso Occidente che sostiene il dittatore golpista Musharraf, un Occidente dove, fallito un tentativo "democratico" troppo ambiguo (quello rappresentato dalla Bhutto), si parla apertamente di occupare il paese.
Su Repubblica, leggo ora, Valli riesce a scrivere che l'esercito pakistano è stato "tre volte vittorioso" contro l'India. Mah. Magari Valli vive in un universo parallelo dove è così. Nel mondo che conosco io, il Pakistan ha perso tre guerre contro l'India.
Update: a dire cose serie c'è anche l'Idiota Ignorante, col quale stavolta concordo.
¹ Esistono ovviamente delle somiglianze tra alcuni aspetti dell'islamismo politico e del fascismo. E' possibile sottoporre queste somiglianze ad un analisi seria, cosa che i nostri giornali NON fanno.
Queste somiglianze risultano significative ed interessanti solo se si tiene presente che islamismo politico e fascismo sono due
cose piuttosto diverse.
venerdì, dicembre 28, 2007
Siccome uno potrebbe dire anche "ma che cazzo me ne frega se quesi selvaggi dei pakistani negri¹ ed islamici si scannano", ricordo che il Pakistan negro ed islamico è diventato, anche grazie a Benazir Bhutto², una potenza nucleare. Questo significa che il Pakistan dovrebbe preoccuparvi molto più di quanto non faccia di solito.
¹ Ovviamente i Pakistani, tranne una piccola minoranza, non sono negri. Del resto, e non sto affatto scherzando, i negri esistono solo nella mente dei nazisti.
² Il Pakistan fece esplodere la sua prima atomica nel 1997, dopo la fine del secondo mandato di Benazir. Però, una bomba atomica non si costruisce in un anno. Il programma nucleare paksitano doveva essere assai attivo durante gli anni di Benazir. Va detto che lei non seguì linee politiche molto diverse da quelle di qualsiasi altro leader pakistano precedente e successivo. Nonostante quello che ha detto Rampini ieri su Raitre, la linea è (quasi) sempre stata una sola: scontro con l'India e ricerca dell'egemonia nell'Asia musulmana, specialmente in Afghanistan. Le strategie potevano variare (applicazione o meno della shari'a, alleanza americana o cinese, rivalità o solidarietà con l'Arabia saudita o con l'Iran; adesso la fase è: alleanza con gli USA, buoni rapporti con l'Arabia, ostilità con l'Iran, tentativo di recuperare terreno in Afghanistan ma senza successo; secondo alcuni Benazir avrebbe promosso un riavvicinamente alla Cina).
giovedì, dicembre 27, 2007
Le femmine di coccodrillo hanno cure parentali, e trasportano i piccoli dal luogo di nidificazione all'acqua tenendoli in bocca. Ad un osservatore esterno potrebbe sembrare che la coccodrilla stia divorando i suoi stessi figli.
Se passano molto tempo fuori dall'acqua, tipo aspettando la schiusa delle uova, i coccodrilli lacrimano (ma non piangono) per umidificare gli occhi, che sono delicati.
Da qui il detto sul coccodrillo che prima mangia i figli e poi piange, cioe' e' ipocrita.¹
Ecco spiegata, l'espressione "lacrime di coccodrillo", anche se naturalmente il coccodrillo non piange.
Da domani, sentirete parecchi coccodrilli umani levare, ad occhi asciutti, i loro pianti digestivi. Badando bene a farsi sentire. Perché tutti loro amavano Benazir Bhutto, tutti loro pensavano che fosse il meglio per il Pakistan, un faro della democrazia, una donna coraggiosa, una donna forte, una perfetta rappresenante dei Valori dell'Occidente™.
Io non ho mai conosciuto Benazir Bhutto, e quindi non so che persona fosse. Sicuramente era una figura politica forte, sicuramente aveva un seguito ed una carisma significativi. Certo, il fatto che suo padre abbia guidato il paese prima di lei magari influisce.
Adesso, le vicende pakistane degli ultimi mesi hanno dei retroscena che non sappiamo - che nessuna persona normale può sapere.
Sappiamo che ultimamente ci si presentava Benazir come quella buona e dddemocratica. Forse perché l'appeal mediatico di Musharraf in Occidente, era sceso troppo in basso. Magari occorreva ricordare che, malgrado sia uno dei principali paesi musulmani, e l'unico ad avere la bomba atomica, malgrado sia un paese in cui i diritti umani e la democrazia quantomeno scarseggiano, ed in cui una parte importante della popolazione esasperata ha aderito alle ideologie islamiste più radicali, malgrado al-Qa'ida sia nata col sostegno attivo dei suoi servizi segreti e probabilmente ne gode ancora, insomma, malgrado abbia tutti i numeri per fare da Grande Cattivo Satanico® spaventando tutti i bravi bambini Occidentali che Lavorano® ("Nicoletto, se non fai il bravo ti mando in Pakistan a cucire i palloni della Nike per dieci dollari al mese!") ecco, il Pakistan è alleato dell'Occidente nella difesa dei Valori™ della Libertà® e della Democrazia©. Il suo dittatore golpista è un figlio di puttana dittatore golpista, ma è un nostro figlio di puttana dittatore golpista.
Certo che Benazir, a livello d'immagine, era tutta un'altra cosa. Perfetta per incanalare, come un parafulmine, l'affetto degli Occidentali, e l'odio degli islamisti (che nell'eliminarla, se sono stati loro, fanno un favore a Musharraf e regalano un santino al Martiriologio Occidentale©).
Certo, sarebbe da dire che l'ultima volta che lei aveva governato il Pakistan, non so come fosse la politica interna, ma in quella estera, più o meno, ha:
- peggiorato i rapporti con l'India, che sono pessimi anche in condizioni normali
- premuto a tavoletta sul programma nucleare (illegittimo)
- inviato i Talebani in Afghanistan, armandoli e finanziandoli (poi le sono sfuggiti di mano, d'accordo. Morale della storia: a giocare col fuoco prima o poi ci si scotta).
E adesso arrivano i coccodrilli. Quelli che ne hanno usato l'immagine, e che continueranno a farla, per i loro esperimenti più o meno disastrosi.
Il breve ritorno di Benazir in Pakistan non ha fatto altro che, in definitiva destabilizzare ancora di più un paese che è già da anni (non credete a Repubblica, credete a me) in guerra civile. Che ha la bomba atomica. Che è governato da un generale golpista. Dove la politica è fatta, qualunque cosa ne possiamo pensare noi, anche esplicitamente dalle clientele, e molto meno dalle ideologie. Si è presentata in questo paese teso al calor bianco come uan figura che polarizza le opinioni, e come tale, difficilmente avrebbe potuto avere un ruolo positivo in una situazione di conflitto, dopo anni d'esilio. Un po' come se in Italia dopo la caduta, che so, del primo governo Prodi avessero richiamato Craxi, ma aggiungeteci divisioni etniche ed una guerra civile strisciante in corso.
Guardate le squame del mezzobusto, sotto il cerone, al telegiornale del pranzo di domani, mentre tesse un breve elogio funebre di Benazir Bhutto. E' un coccodrillo.
¹ Quest'introduzione zoologica è stata furbescamente e platealmente rubata par pari a Tupaia, che ringrazio.
lunedì, dicembre 24, 2007
Suscita sgomento e terrore e nelle menti degli Adulti™ la Grande Scoperta dell'Abissale Ignoranza dei Nostri Figli dell'Occidente™.
Pare sia Teribbbbbile & Agggghiacccianteee il fatto che il 60% degli alunni di sQuola media non sappia perché viene la notte.
La cosa è interessante, perché apre diverse considerazioni:
1) Non rompete i coglioni. L'Emergenza Scuola© l'avete creata, prodotta e determinata completamente voi. Sono dieci anni che alla scuola dello Stato vengono tolte risorse. Sono anni che se la prende con gli insegnati "fancazzisti e privilegiati".
Gli insegnati italiani italiani sono i peggio pagati e meno aiutati d'Europa, vivono in condizioni di precarietà e spesso solo una grande motivazione li spinge a continuare col loro lavoro nonostante le paghe modeste e gli insulti. Ed è un lavoro difficile. Non sarà faticoso come estrarre carbone in una miniera, ma è difficile. Richiede sensibilità, intelligenza, preparazione che spesso non gli viene fornita, investimenti culturali ed emotivi notevoli ed una pazienza infinita.
L'emergenza l'hanno creata gli stessi che la denunciano. Un grande quotidiano non ha il diritto morale di parlare di "emergenza nelle scuole" dopo aver accreditato Oriana Fallaci come riferimento del discorso pubblico sull'Islam.
Il ministro della (pubblica) Istruzione non può lamentarsi di questa situazione mentre ratifica l'enensimo regalo alle scuole private. E' corresponsabile.
Ad ogni modo, se i ragazzi sono ignoranti come zappe, è colpa degli adulti, genitori, docenti e soprattutto responsabili del sistema scolastico.
2) In quale punto del programma ministeriale di qualsiasi cosa si parla di spiegare perché viene la notte? Le maestre danno per scontato che i bambini lo sappiano. I genitori danno per scontato che le maestre glielo dicano. I professori danno per scontato che alle elementari gliel'abbiano detto.
Morale: questi non comunicano tra loro, i curricola fanno cagare, e i bamabini non sanno un cazzo.
3) nessuno parla con i bambini. Mio fratello ha quindici anni e fino all'altro ieri non sapeva la differenza tra ebrei e palestinesi: nessuno gliene aveva parlato. L'altro ieri parlandoci è venuto fuori che non lo sapeva. Gliel'ho spiegato. Adesso lo sa.
Invece per scoprire che il 60% deigli studenti delle medie non sanno perché è notte c'è voluto un sondaggio, al quale si risponde con l'emergenza.
4) Forse un genitore medio non è così sicuro del perché faccia notte da spiegarlo ad un bambino. Forse l'ignoranza è bene radicata. Forse la scuola non ha mai funzionato così bene, non ha mai creato vera cultura di massa in questo paese.
lunedì, dicembre 24, 2007
Io comunque auguro a tutti Buon Natale, Buon Anno, 'Id Mubarak, e via dicendo.
Insomma, in definitiva, auguri.
venerdì, dicembre 21, 2007
Ho un computer nuovo. Un bel computer leggero e davvero portatile, con un solo piccolo difetto: Windows Vista™.
Il meglio che si può dire di Windows Vista™ è che fa schifo al cazzo, fa vomitare, è una merda, non fa niente di quello che vorrei che facesse e fa un sacco di cose che io non gli ho mai chiesto di fare, non capisco perché le faccia e e dipendesse da me gli impedirei di fare se solo capissi come. Per me, ed è chiaro che si tratta della mia personale e limitata situazione, è il sistema più user unfriendly dopo MS-DOS. La grafica è inquietante. L'italiano delle istruzioni oscuro e allusivo, le nuove funzioni fiche inutili ed incomprensibili, mentre tutte le cose utili che volevo avere non funzionano o sono introvabili.
Fosse stato per me, avrei cercato un computer con XP o qualcosa di diverso, ma questo era il meglio che potessi permettermi (nel senso che non potevo chiedere ai miei la spesa necessaria ad acquistare un Mac, per dire, e i negozi di computer, che io sappia, non ti vendono portatili con Linux pre-installato, o se lo fanno questo costava comunque di meno).
Però sinceramente non potevo sospettare che Vista fosse una tale stramerda. Adesso, io capisco (forse) che la gente che pensa che il computer sia un incrocio tra stereo, videoregistratore con TV e album fotografico del matrimonio, possa vederci dei progressi, ma per me un computer è essenzialmente una macchina da scrivere molto evoluta e collegata ad una rete.
Ora, Vista te lo "regalano" col computer, ma Office lo devi pagare (ed io non ho la minima intenzione di sganciare una lira in più a quella cosca di stronzi incompetenti di Redmond) e non intendo scrivere nemmeno un carattere della mia tesi di laurea su una versione trial di Office, né tantomeno su WordPad, ammesso che in Vista esista ancora qualcosa di simile a WordPad.
Certo che mi scarico OpenOffice, ci mancherebbe, e consiglio di fare altrettanto a qualsiasi persona di buonsenso. Se potete evitare di acquistare un computer con Vista, fatelo.
Chiusa la parentesi sui miei personali cazzi (adesso sto scrivendo dal computer di mia madre, tra parantesi; il mio ancora non si può connettere in rete, ma stavolta è colpa di Telecom, non di Microsoft) si diceva del Bhutan, mi pare.
Il Bhutan è uno stato himalayano così arretrato e povero che gli inglesi non diedero neppure la pena di unirlo al loro dominio sull'India in modo diretto, anche se era una specie di loro protettorato.
E', o meglio era, una monarchia tradizionale a legittimazione religiosa.
Gli inglesi fecero come con molti altri stati principeschi dell'India, cioè aiutarono un po' la classe dirigente locale (una qualche forma di aristocrazia e di clero) a rafforzare la propria presa su un'area che venne sempre meglio definendosi e che si configura come il Bhutan attuale. L'area era ed è, come per tutti gli stati di genesi coloniale, un mosaico etnico, sociale e credo anche religioso. Comunque il gruppo dirigente e l'area centrale da cui veniva erano e sono di lingua dzongka. Non so se dzongka indichi solo una lingua o anche un gruppo etnico (non è scontato che le due cose coincidano: molti indios americani sono di madrelingua castigliana senza che a nessuno passi per la testa di considerarli etnicamente spagnoli, sé stessi per primi), ma so che nel complesso del Bhutan attuale rappresenta una minoranza.
Una vera Sana Monarchia della Vecchia, ancorata ai Veri Valori della Tradizione, rispettosa del Ruolo delle Caste Consacrato dal Tempo dei Tempi, ed ispirata ai Gloriosi Saldi Principi della Fede dei Padri, avrebbe fatto quello che i saggi Asburgo e tanti altri dinasti della vecchia scuola facevano: evitare le beghe interetniche, trattare tutti relativamente bene finché pagano le tasse e non rompono, aprire il culo in due¹ a chiunque dia fastidio, e infischiarsene nel modo più assoluto di lingua e costumi bizzarri dei sudditi finché non interferiscono con l'esercizio del potere, il che tende ad accadere con certe religioni.
Invece il governo bhutanese, per ragioni che trascendono la mia comprensione, decise di adeguarsi alla tradizione inventata dell'occidente, fondata sulla statolatria omogeneizzante degli Stati nazionali.
Fondare uno stato nazionale omogeneo su un territorio disomogeneo è impresa che di solito riesce solo se le considerazioni di natura morale vengono estromesse dal discorso.
Se Cavour avesse pensato alle famiglie dei bersaglieri l'Italia non esisterebbe, e non so se la rimpiangerebbero in tanti.
¹ Spesso alla lettera, con una grossa trave aguzza. Vlad l'Impalatore difendeva i Valori dell'Occidente Cristiano così, per dire.
giovedì, dicembre 20, 2007
Ci sono Stati di cui l'Italiano Medio™ non sa nemmeno che esistono, o al limte trova la loro esistenza una curiosità geografica buona per avanzare di una casella a Trivial Pursuit.
Questi posti dai nomi impronuciabili sono invece, spesso, molto istruttivi. Prendiamo, ad esempio, il Bhutan, una piccola nazione himalaya