mercoledì, ottobre 31, 2007
Non riesco a dormire. Non riesco a dormire.
Domani devo svegliarmi presto e fare uno sbugamione di cose e comunque ce ne sarenno una decina che avrei già dovuto aver fatto (è italiano, sto verbo qua?) e che non riuscirò comunque a fare, e avrò un sonno maledetto, perché adesso non riesco a dormire. E no, ho bevuto solo un caffé.

Così, solo per rendervi partecipi di questa mia frustrazione, nient'altro.

Come dire, mi sono stufato di parlare di storia e politica, che tanto non ne vengo a capo e dopo il libro che ho letto oggi mi sono quasi convinto che Hezbollah non solo è "di sinistra" (che sarebbe il punto centrale della mia tesi) ma è anche figo e se abitassi nel Sud del Liebano anche anche lo voterei.
Anche perché se abitassi nel Sud del Libano è facile che avrei avuto almeno un amico o un parente in un carcere israeliano...

Adesso, la sto un po' esagerando, però veramente stasera ho l'impressione che il mio pensiero politico si morda la coda. Probabilmente ho sbagliato tutto, in realtà ha ragione Forza Italia e il mio inconscio l'ha sempre saputo. Dovrebbe smetterla di dirmelo in armeno, però, il mio inconscio, perché io l'armeno non lo capisco, neanche lo so leggere...

Non riesco a dormire e faccio pensieri che preoccupano anche me stesso.
Fanculo.
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martedì, ottobre 30, 2007
Fare il redattore stressa. Così, ve lo dico.
Ma non voglio parlare di questo.
Non a quest'ora, un'ora in cui la gente civile dorme. Cioè, la gente civile riesce a dormire.
Ho una specie di elicottero, che ronza in senso orario attorno alla lampada sopra la mia testa. Ho una cosa dentro la pancia che una volta erano fagioli ma adesso è un malefico Alien che manda inquietanti segnali di ribellione.
Ho il programma elettorale di Hezbollah del 1992 che mi scorre nella mente tipo filmino.
L'elicottero si rivela essere una cimice. Spero non sia una di quelle che cimici che riprendo quello che fanno e lo trasmettono su uno schermo a Langley, Virginia.
Non perché abbia qualcosa da nascondere ma non mi va di essere visto in mutande ed occhiaie dall'altra parte dell'Atlantico. Dicono che alcune agenti della CIA siano belle donne, ed in questo momento sono sexy circa quanto la cimice.
Ho letto talmente tanta roba in inglese che comincio ad avere problemi a distinguerlo dall'italiano. Penso mezzo in creolo, tipo "i would like un caffé".
Sono abbastanza incazzato col sistema; ho concluso che il sistema mi odia.
Non quanto odia gli abitanti di altri posti che sono oppressi dall'imperialismo, dal capitalismo e dall'avidità dell'Occidente, ma comunque un po' mi odia. O forse lo odio io, e lui ha cominciato a ricambiarmi.

Poi vengo a sapere che col pacchetto sicurezza vogliono dare quattro anni di galera a chi vende merce contraffatta. Tanto per dire una delle tante notizie che mi fanno, più o meno, girare il cazzo, e al che per un attimo mi viene da pensare che chi chissenefrega delle beghe di Kilombo.
Poi a Kilombo ci tengo, quindi domani mattina ricomincio a cercare di fregarmene, di capirci qualcosa. Oltre a leggermi gli altri programmi elettorali di Hezbollah. Riassumere la storia del Libano negli ultimi 5000 anni in due pagine, e scriverne altre sulla comunitarizzazione, che è quella cosa per cui ad un certo punto le comunità religiose libanesi diventano poli di aggregazione sociopolitica, ma anche economica ed educativa, entro certi limiti, e ve la sto facendo semplice. Potessi scriverla così, la tesi.

Consiglio: i fagioli sono un ottimo alimento, ricchi di apporti proteici; ma non è saggio mangiarne oltre una certa quantità.
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domenica, ottobre 28, 2007
Riporto da Repubblica online:

"Gli Usa andarono alla guerra in Iraq con i piani per la ricostruzione basati su una vecchia guida turistica del Medio Oriente pubblicata dalla Lonely Planet. La scioccante rivelazione è stata fatta dall'ex ambasciatore Usa Barbara Bodine, che faceva parte della task-force incaricata della ricostruzione del Paese, nel corso di un'inchiesta della Bbc che va in onda stasera."

Commentare un'affermazione del genere è un po' sparare sulla Croce Rossa. Però, dato che a differenza della Croce Rossa, gli Stati Uniti d'America possiedono un potente esercito, una potente industria, la direzione economica globale e abbastanza armi, nucleari e non, da farci fuori tutti, sparerò un pochino su questa Croce Rossa a mano armata.

E' evidente che, se fosse vero quanto detto dalla Bodine, a gente come quella che ha deciso il conflitto in Iraq non si dovrebbe permettere di maneggiare niente di più pericoloso di una pistola ad acqua. Piccola, però. Dirigere un paese? Non gli darei neanche da guidare un triciclo, figuriamoci la massima potenza mondiale.
Allora: se io non so praticamente niente di una cosa, ed ho nozioni vaghissime, approssimative e datate in merito, un'elementare senso di responsabilità dovrebbe indurmi a NON intraprendere deliberatamente azioni drastiche, di ampia portata e col desiderio di generare mutamenti irreversibili. Se sono animato dal desiderio di tali azioni, dovrei per prima cosa cercare informazioni adeguate. Se poi dispongo della CIA, della NSA, di Echelon, di satelliti-spia, e di qualche altra agenzia minore, non dovrebbe essere difficilissimo. Qualche agente della CIA che parla arabo, cazzo, ci sarà pure.
Se poi proprio non ci riesco, ho la fortuna di avere uno stretto alleato, per il quale sapere cosa stiano combinando gli arabi sarebbe una necessità vitale, e che quindi probabilmente può dirmi almeno un paio di cosine che non so.
Certo, anche il Mossad può sbagliare, ma insomma.
Ora, noi sappiamo, adesso, che la CIA stava dicendo all'amministrazione cose diverse da quelle che l'amministrazione voleva sentire, per cui le informazioni in materia, sicuramente più affidabili di quelle della Lonely Planet vecchie di 10 (dieci!) anni, non furono recepite.
E' come se io buttassi un manuale di istruzioni  e pretendessi di far funzionare la lavatrice a martellate, dopo che sul manuale ho trovato un errore di stampa, o peggio, perché sono assiomaticamente convinto che premere il tasto ON sia sbagliato.
E' dunque evidente che le persone che governano gli Stati Uniti d'America sono degli irresponsabili. Ma questo lo sapevamo. Sono anche degli idioti e questo lo sospettavamo.
Emerge infine che sono degli ignoranti, ma non nel senso che ignorano.
Nel senso che vogliono ignorare. Che hanno eretto l'altezzosa spocchia dogmatica con cui giudicano il mondo a filosofia di vita, e rifiutano volutamente la realtà quando questa non si conforma al loro schema ideologico, che per altro, è fondato su tale assoluta e deliberata ignoranza. Ora, imporre con la forza l'ideologia (e specialmente un'ideologia limitata e gretta) sulla realtà è tratto tipico dei sistemi totalitari.
Ovviamente, ognuno ha il diritto di respingere informazioni che non gli piacciono solo perché non gli piacciono ed affidarsi a nozioni vecchie, datate, imprecise o inaffidabili, emanando giudizi sulla base della propria gretta e limitata ideologia.
Però, una persona che applicherà questo metodo al suo lavoro, ha ottime probabilità di fare un lavoro di merda ed essere licenziato. A questo genere di persone, che chiamerò ignoranti fanatici, in generale si evita di conferire responsabilità o potere.
E' molto difficile per soggetti simili fare carriera, imporsi, raggiungere una situazione in cui la loro irresponsabilità, ignoranza e demenza possa arrecare danno agli altri. Cioè è dovuto all'istinto di conservazione degli altri, che tendono a non affidare le proprie esistenze a gente che non sa come gestirle. Tuttavia, è possibile, in presenza di una maggioranza ancora più ignorante (nel senso che ignora) convincerla che si sa cosa si sta facendo, mentre l'unica cosa che si sa è che si sta facendo qualcosa in base ad informazioni follemente inadeguate*.
Purtroppo, molti degli americani che hanno votato Bush sapevano, dell'Iraq, solo che era una nazione nemica governata da un dittatore spietato. Cosa vera, tra l'altro. Per cui, hanno, giustamente, ritenuto vera ogni informazione aggiuntiva che gli venisse fornita dalle autorità.
In democrazia, si tende a dare un minimo di fiducia al governo, in base al principio che il governo è responsabile nei tuoi confronti. Inoltre, in democrazia ci sono politici di carriera, che sono lautamente pagati per studiare il modo di farti star meglio.
Il cittadino occidentale medio dà credito a questa cosa, e concede una certa fiducia ai suoi governanti. Inoltre, è mediamente più ignorante di loro; ma non è scemo:dà per scontato che non sono persone da usare la Lonely Planet del 1994 per ricostruire l'Iraq del 2004, semplicemente perché, in teoria, se fossero soliti fare tali cazzate, non sarebbero arrivati a candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti per il partito repubblicano.
E' intuitivo.
Ma falso, anche se non è falso in generale, ed è importante sottolineare questo punto.
Uno che effettivamente:
a) non ha la più pallida idea di come si gestisce un paese, nel senso di essere privo perfino del comune buonsenso
b) è circondato e consigliato da persone dello stesso tipo
ha poche speranze di arrivare ad avere un ruolo politico superiore a quello di amministratore di un condominio. Esiste naturalmente una gran quantità di politici incompetenti, ma è improbabile che siano del tutto idioti; e possono sempre delegare le cose più difficili a dei tecnici. Devono comunque saper convincere l'elettorato, o almeno la segreteria di partito, di saper fare qualcosa, di portare un qualche vantaggio.
Il fattore chiave è qui si sta parlando dell'Iraq. Cioè di un posto:
a)
dove gli abitanti NON votano per le presidenziali USA
b) in cui, per quello che ne sa l'elettore repubblicano medio, ci sono dei nemici da combattere.
c) Un posto che non fa parte della civiltà occidentale, e su cui nessuno ha ritenuto quindi rilevante fornire informazioni.
d) in conseguenza del punto c) si può presumere che ci siano dei "selvaggi arretrati" cui "noi" portiamo libertà, democrazia, progresso, hamburger e cazzi e cazzate varie. Che i selvaggi lo vogliano o meno.

Cioè, il politico occidentale è implicitamente legittamato, in "democrazia" a prendere decisioni sull'Iraq, e per di più senza saperne nulla.
Non è la prima volta che succede. La volta prima, nella lingua italiana si trovò un nome per questo genere di cose: colonialismo.


*C'è un'alternativa, ma è peggiore: che l'amministrazione americana considerasse, in buonafede, la Lonely Planet come una fonte adeguata a guidare la "ricostruzione" dell'Iraq.
sabato, ottobre 27, 2007
Per esempio, questo blog, a parte tutte le pappine di politica, storia dell'ebraismo, islamistica, biologia, letteratura, deliri anarco-religiosi, sogni strani in lingue bizzarre, e vari ed eventuali cazzi miei, serve principalmente ad una cosa:

RIMORCHIARE.

Quindi, mi sembra giusto farmi un po' di pubblicità:

Fine Amorous Lover Exchanging Caresses and Intense, Unrestrained Stimulation
Get Your Sexy Name


Nota: è incredibile l'indotto di cazzate che la blogopalla è stata in grado di generare.

 

postato da: falecius alle ore 07:42 | Permalink | commenti (10)
categoria:cazzate
venerdì, ottobre 26, 2007

Sì, sì, è tutto vero. Sono subentrato a Mario nella redazione di Kilombo. Speravo di essermela cavata, ed invece... No, sul serio, non volevo. Comunque ho esitato un po', e ho deciso di accettare. E' solo per un mese, alla fine. Se vedo che non ce la faccio, posso sempre dimettermi.
Io ci provo, insomma.
Sto cercando di riflettere sulle questioni Kilombiste, con un po' più di attenzione rispetto agli ultimi mesi; che, dicevo, negli ultimi mesi mi sono un po' ritirato. Poi è arrivata un'e-mail di Kamau invitando ad un'iniziativa per rilanciare Kilombo come luogo di confronto politico. La cosa mi trovava sostanzialmente concorde, ma non posso dire di averle dedicato una grande attenzione.
Scemo tu, direte, hai visto che casino, adesso? E poi la grana redazionale me la becco io. Chi è causa del suo mal...
Scusate, sto divagando, questo dovrebbe essere un post serio. Dovrei chiarire cos'è successo con il documento "Il futuro di Kilombo?"

Il mio ruolo è stato, nella vicenda, abbastanza passivo. Ero nella Mailing List dove si è discusso il testo, anche se non ho partecipato direttamente alla sua stesura. Ho condiviso il testo. L'impressione che io non ho MAI avuto, è che si stesse creando una "corrente all'insaputa degli altri", una cosa "segreta e carbonara". MAI avrei voluto vedere una "corrente pro-kilombo-slow" contrapposta ad un altra parte di Kilombo. Su che, poi? Mi risulta che siano TUTTI d'accordo che Kilombo-slow s'haddafare. O no?

Si è contestato, NEL METODO, che una Mailing List  privata potesse lanciare un’iniziativa del genere. Ebbene, credo che non ci fosse in questo nessuna cattiva intenzione. Di discussioni pubbliche su Kilombo ce ne sono state molte, e per quello che ne sapevo io, si sono perlopiù arenate. Io credo che se avessimo saputo prima in mailing list che la redazione stava già lavorando per far partire Kilombo Slow con la discussione sul 20 ottobre, come è poi emerso, avremmo fatto un passo indietro. Io l’avrei fatto almeno. Ma se non si sapeva nulla… La mia impressione era che tutto fosse fermo almeno dal momento in Elisa è stata costretta a mollare il lavoro per l’associazione, tutto paralizzato in una serie di beghe ed una prevalente apatia. Ed invece la redazione stava lavorando, e questo direi sia stato l’equivoco di fondo. A me l’idea di una Mailing List di pochi “volenterosi” (di posizioni politiche diverse, altro che tutti piddini) per discutere della cosa non sembrava, e continua a non sembrare, sbagliata. Sta di fatto che non ha funzionato, mi pare. Adesso la discussione è nel luogo deputato, il collettivo. Mi auguro che sia costruttiva.


Ok, forse sono stato ingenuo? Forse qualche oscuro manovratore intendeva creare una corrente entro Kilombo ed è riuscito a coinvolgere me nelle sue bieche manovre? Ed io, puro di cuore, neanche mi sono posto il problema.
Scusate, avevo detto che sarebbe stato un post serio. Io Kamau, Supra o Jaco che tramano nell'ombra chissacché, proprio non ce li vedo. Insomma, siamo seri. Do per scontato che TUTTI i blogger coinvolti stiano agendo in buonafede... quindi l'importante è capirsi. O no? Perché, anche l'ipotesi che sia io quello che non ha capito un cazzo, non è proprio da buttar via.
Quando il post “il Futuro di Kilombo” è stato pubblicato, è successo il terremoto.
Sono state, correttamente, sollevate delle questioni. Per me, il post aveva lo scopo di rilanciare il dibattito, e, alla fine, Kilombo Slow è partita, anche se certamente NON nel modo che mi sarei augurato. E su Kilombo Slow c’è un dibattito, che mi sembra interessante e costruttivo. Non è molto, non è neanche abbastanza, ma è qualcosa.

I problemi sono sorti, sembra di capire, da problemi di comunicazione. Tra mailing list, collettivo e redazione, direi. In particolare, rimando alle osservazioni di Ladytux, a cui ripeto il mio invito a non farsi da parte.

Troppa gente, per troppe cose, è caduta dalle nuvole.

Ma da qui alle dimissioni di tre redattori… no, le cose non vanno affatto bene, compagni.

 

E' da quando sono entrato in Kilombo (sette o otto mesi), che ci sono litigi e casini quasi a getto continuo, e che paralizzano qualsiasi iniziativa. Il che dovrebbe far riflettere. Forse c’è in Kilombo un problema strutturale che però io non riesco ad individuare.

Non è che in un mese di redazione interinale e part-time (perché di tempo di tempo, compagni, scusate ma ne ho poco) possa pretendere di fare chissà che rivoluzione. Anche perché… “non ci sono le condizioni, compagni” per fare la rivoluzione.

Vorrei esortare tutti a discutere serenamente. Se l’obiettivo era rilanciare il dialogo, non lo so se ci stiamo riuscendo. A me pare che stiano innalzando barricate, che è quello che per me si voleva e doveva evitare.

 

Adesso, insomma, mi ritrovo co’ sta grana di fare il redattore. Ad interim, tempo determinato e part time sottopagato a nero. 

Però, nei limiti delle mie capacità (siamo tutti esseri umani. Sbagliamo. Ricordarselo aiuta) vorrei farlo bene, ‘sto cococopro redazionale. Quindi: ogni consiglio è benvenuto. Ovvero… with a little help from my friends, forse lavoro meglio (se non mi assordate di cazzate, please). Però, vista la durata del mandato, non crediate che spaccherò culi ai passeri. Neanche ne ho voglia, tranqui.

 

Ora, qualche osservazione pratica:

- Il meccanismo di scelta della redazione “politica” di Kilombo Slow. Se ne sta discutendo appunto su Kilombo Slow. Approvo abbastanza l’idea che si può partire con gruppo volontario provvisorio ed organizzare elezioni in contemporanea a quelle redazionali, fermo restando che i due organismi sono indipendenti. Basta che così non si rispedisca tutto alle calende greche. E no, IO non tempo per occuparmi anche di Kilombo Slow, a parte proporre qualche tematica (pensavo, su suggerimento di Filomeno, alla violenza sulle donne, che mi sembra un argomento da cui potrebbe emergere un’iniziativa politica condivisa. Ma se parlerà più avanti)

- C’è un vuoto normativo sulle elezioni: cosa succede se due candidati hanno lo stesso numero di voti, e risultano entrambi terzi alle elezioni o per subentrare ad un dimissionario. Butto lì che si potrebbe usare il criterio di maggior anzianità kilombista, ma è SOLO una proposta. Si accettano altre idee. E deciderà il collettivo, non la redazione (si dovrebbe passare per emendamento della Carta, direi).

- Manca uno spazio per le discussioni interne al collettivo. O meglio c’è, ed il Forum. Ma mi sembra che venga usato molto poco, da me per primo. Perché? Più di una volta è finita che le discussioni si svolgessero in forma di commenti, sotto a vari post. A questo punto non si potrebbe pensare ad un blog redazionale? Potrebbe migliorare anche la comunicazione tra redazione e collettivo che si è vista un po’ carente? Ehi, calmini e buonini, è SOLO un’idea… ;)

 

Idee? Dubbi? Perplessità? Suggerimenti?

 

Azzo, dimenticavo (ditemi scemo. Ditemelo):

RINGRAZIO I REDATTORI DIMISSIONARI PER IL TEMPO E L'IMPEGNO DEDICATI.

E lo penso davvero davvero, sì.

 

 

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categoria:kilombo, help i need somebody
giovedì, ottobre 25, 2007
La volta in cui feci un frontale in macchina con Dio, fortunatamente non ero solo.
Stavo per impazzire, ma poi incontrai (tra le altre cose e persone che incontrai) un'analista junghiana che mi parlò di tante cose. Tra queste cose c'erano Dio, i sogni e gli archetipi.
Vabbé, detta così sembra una faccenda confusa, ma il fatto è che la situazione in cui mi trovavo all'epoca era talmente intricata da rendere difficile una ricostruzione attendibile a distanza di anni. Magari un giorno ci scriverò un romanzo, che ogni romanzo autobiografico, sarà un vergognoso tradimento di ciò che accadde nella realtà.
E comunque io ero confuso.
Non che siano cambiate, le cose, in termini di confusione.
Ecco, mi sto perdendo, per l'appunto.
Adesso il punto è ho fatto un sogno.
Sognavo di conquistare la Terra di Mezzo e circa metà del Mondo Emerso, con l'aiuto di un non meglio identificato oggetto magico e di mia cugina.
La buona notizia è che il sogno era in italiano (strano, è? in questi giorni, da sveglio mi ritrovo a pensare in inglese. Un pessimo inglese, tra l'altro).
Quindi, non era in turco, somalo, greco antico, armeno, alto elfico, o un'altra delle lingue che il mio inconscio conosce, ma io no.
Bene. Adesso, però, 'sta cosa vorrei capire, da dove cavolo salta fuori. Dovrei sognare l'Ayatollah Fadlallah, Sayyid Hassan Nasrallah, e Amin Gemayel. L'ho fatto, in realtà, ma dovrei farlo ADESSO.
Insomma, ma un sogno stupido, normale, non riesco proprio a farlo?


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categoria:affetti, malessere interiore
mercoledì, ottobre 24, 2007
Trovo (da qui) e molto volentieri diffondo e sottoscrivo.
L'appello è formulato in maniera da apparire rivolto solo alle donne, cosa che ritengo sbagliata innanzi tutto TATTICAMENTE.
Comunque condivido la sostanza. I dati sono agghiaccianti, e meritano di essere diffusi. Sottolineo ancora una volta che sono proprio quei Sacri Valori della Famiglia e dell'Occidente Cristiano che la gerarchia della Chiesa, con ostinazione quasi blasfema, difende assieme ad una dubbia compagnia di atei devoti e varianti italiane del Ku Klux Klan, a contribuire al clima che consente questi orrori (a meno che a commetterli non siano i nomadi NEGRI islamici che rapiscano in nostri bambini e violentano le nostre donne. I dati stessi riportati sotto fanno capire quanto questo discorso sia strumentale ad altro). 

MANIFESTAZIONE NAZIONALE

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Care amiche,

è necessario e urgente organizzare quanto prima una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne.

La vita di molte ragazze e di molte donne continua a essere spezzata, le loro capacità intellettive e affettive brutalmente compromesse. Il femminicidio per ‘amore’ di padri, fidanzati o ex mariti è una vergogna senza fine che continua a passare come devianza di singoli. Il tema continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la tesi che si tratti di qualcosa di ineluttabile, mentre stiamo assistendo impotenti ad un grave arretramento culturale, rafforzato da una mercificazione senza precedenti del corpo delle donne. 

I numeri, lo sappiamo tutte, sono impressionanti:

- Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale e psicologica nella loro vita.

- La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall’ambito familiare

- Oltre il 94% non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime:

- Un milione e 400mila ha subito uno stupro prima dei 16 anni.

- Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un ‘reato’, mentre il 44% lo giudica semplicemente ‘qualcosa di sbagliato’ e ben il 36% solo ‘qualcosa che è accaduto’. (dati Istat)

La violenza sulle donne è accettata storicamente e socialmente. Viene inflitta senza differenza di età, colore della pelle o status ed è il peggiore crimine contro l’umanità. Quello di una parte contro l’altra. La politica e le istituzioni d’altro canto continuano a ignorare il tema pubblicamente.

Senza una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo, non sarà possibile attivare un nuovo patto di convivenza tra uomini e donne che tanto gioverebbe alla parola civiltà.

Una grande manifestazione nazionale dove tutte le donne possano scendere di nuovo in piazza a fianco delle donne vittime di violenza e per i diritti delle donne, può e deve riportare il tema al centro del dibattito culturale e politico.

Ma è importante sapere quante siamo, perché per farci sentire dovremo essere in molte.

Vi preghiamo di sottoscrivere e di diffondere il più possibile questo appello inoltrando il link del sito ad amiche e associazioni.

Vi invitiamo a seguire gli aggiornamenti sul sito.

Un caro saluto a tutte


mercoledì, ottobre 24, 2007
Fal, sempre ultimo arrivi....

Kilombo nasce in concomitanza con importanti appuntamenti elettorali come le primarie per l'Unione e le politiche, per far dialogare e scontrare quelli che vengono chiamati riformisti e radicali, cercando di creare un terreno comune di appartenenza.

Kilombo era e deve rimanere un progetto politico (o, anche se non formalmente, una associazione politico-culturale) cioè che raduna tutti coloro che si riconoscono in alcuni valori (quelli della Carta) a prescindere dalla adesione ad un partito del centro-sinistra o alla stessa coalizione dell'Unione. Crediamo che questo sia un punto fondamentale da fissare, anche alla luce delle probabili future evoluzioni politiche. Il tutto per evitare di ricadere nel vecchio detto di Pietro Nenni secondo cui "a fare a gara fra puristi [di sinistra, ndr], si troverà sempre qualcuno più puro, che alla fine ti epura".

In questi giorni il progetto politico dell'Unione sembra, invece, alla corda. Il governo ha il fiato corto. A destra e a sinistra della coalizione governativa cresce la voglia di andare da soli. Alcuni non possono sentir parlare di Partito Democratico, altri non ne possono più della sinistra di lotta e di governo. Kilombo rischia di subire questa situazione e di implodere.

Sarebbe un peccato, perchè è proprio nel momento in cui la sinistra "reale" si divide che bisogna fare valere le ragioni del dialogo riscoprendo il patrimonio storico e valoriale che ci accomuna. Questo compito è responsabilità anche nostra, la sinistra "virtuale". E', paradossalmente, nel momento di massima distanza politico-parlamentare che l'esperimento kilombista acquista significato e importanza non secondari.

Per prevenire l'implosione di Kilombo è cruciale riscoprire le ragioni del nostro aggregatore e farle diventare progetto politico (sebbene rigorosamente non partitico). Se vogliamo impedire che Kilombo si trasformi (o rimanga) una vetrina in cui prevalgono le ragioni della polemica fine a se stessa tra nemici su quelle del confronto fruttuoso tra compagni, dobbiamo dotarci di tutti gli strumenti, reali e virtuali, necessari.

Alcuni sono stati individuati molto tempo fa, ma sono rimasti in cantina. Kilombo slow e l'associazione aspettano solo di venire usati. Nessuno, però, osa metterci mano, cuore e testa. Perchè?

Il loro scopo non deve essere quello di ricreare dal vivo o alla moviola l'atmosfera litigiosa e individualistica di kilombo.org. Le ragioni dell'associazione e di kilomboslow sono ben altre e altrettanto importanti. Sono le ragioni dello stare insieme a sinistra, nonostante parlamento e governo. Non dobbiamo, infatti, governare un paese, ma salvaguardare legami, contatti, spazi comuni.

Non vale la pena impegnarsi in prima persona per queste ragioni? Allora perchè non ci diamo una mossa, magari prima che cada il governo e kilombo chiuda perchè Jaco si è dimenticato di pagare aruba?

Questo post è stato scritto collettivamente e sottoscritto da Luca, Chemako, Ciocci, Falecius, Grandangolo, Jaco, Meslier, Supramonte, Titollo, Rivoluzione Liberale, Beffatotale, Mikecas, Michi, Abdel Nur, Samie, Cristiana Alicata, Rojarosevt, Poverobucharin, Ideateatro, Tonypomata, RinascitaNazionale, fabiolamon... in aggiornamento.

Chiunque condivida le ragioni da noi espresse è caldamente invitato a pubblicarlo sul proprio blog e a postarlo su Kilombo.
postato da: falecius alle ore 14:47 | Permalink | commenti (9)
categoria:kilombo
martedì, ottobre 23, 2007
Non vorrei mai pretendere di essere di essere quello che non sono, ad esempio un biologo. Prendete quello che scrivo tenendo conto del fatto che non sono un biologo.

Ogni tanto veniamo informati che è stato scoperto il gene di X, dove X potrebbe essere una caratteristica umana tipo gli occhi azzurri, l'intelligenza, il cancro o la dipendenza da nicotina.
I quattro esempi che vi ho fatto hanno a che vedere con cose completamente diverse tra loro. L'ho fatto apposta, per farvi vedere ad occhio la bizzarria dell'idea.
Adesso, vi svelo un piccolo segreto. Non esiste il gene di X, qualsiasi cosa sia X. O meglio. Tu potresti avere il gene di X e non avere X, tanto che esistono persone con cromosomi maschili ma fenotipicamente femminili. Cioè, esistono donne con il corredo genetico dei maschi. Ovviamente sono sterili, ma a parte questo sono donne. Questo è dovuto al fatto che nel loro organismo manca la proteina che si collega al testosterone; non mi voglio dilungare sulla faccenda, ma queste persone hanno del testosterone in circolo. Solo che il corpo non è in grado di ricevere il testosterone (che è l'ormone che dice al corpo di svilupparsi come un corpo maschile) e non interpretando questo messaggio, si comporta come farebbe in assenza di testosterone, e cioè si sviluppa in una donna. La faccenda ovviamente è molto più complicata, ma era un esempio.
Questo accade per diversi motivi. Il più importante è che i geni vanno attivati. Un gene è un'istruzione che, nella maggior parte dei casi, dice ad una cellula di produrre una determinata proteina. Esistono un sacco di parti di DNA che non fanno questa cosa (quello che veniva chiamato "DNA-spazzatura") e sulla cui funzione si studia ancora. Comunque, il gene se ne sta lì buono buono finché un meccanismo abbastanza complicato non lo fa entrare in azione, mettendo in produzione la proteina codificata da quel particolare gene. L'attivazione dei geni dipende da molte cose, (non tutte chiarissime) ed in particolare da altri geni.
Il secondo motivo infatti è che i geni lavorano insieme. Un gene può codificare una proteina che fa una certa cosa, ma difficilmente questo servirà a granché, senza il gene che ne codifica il recettore (questo è particolarmente vero per gli ormoni, come il testosterone: senza i recettori sono inutili, perché le cellule bersaglio non sono in grado di elaborare l'informazione portata dall'ormone). A volte le cose funzionano in modo che un gene inibisca l'azione di un altro, ad esmepio attivandosi quando l'utilità dell'azione dell'altro gene è esaurita, mantenendo un equlibrio. La maggior parte dei meccanismi viventi servono in effetti a mantenere un equilibrio, chiamato omeostasi, attorno a certi valori. Gli esseri viventi muoiono se si sballano questi valori. L'assenza di cloruro di sodio (sale) nella dieta è nociva, una certa quantità è salubre, troppo cloruro di sodio è di nuovo nocivo.
Tutto è tossico, se si esagera (anche se a volte le dosi tossiche non sono realisticamente assumibili).
Quello che mi interessa capire è perché i media ci parlino del gene di X, quando in realtà stanno dicendo "uno dei geni che influisce su X" o "uno dei geni che regola il processo X". Dubito fortemente che, per una qualsiasi caratteristica fenotipica X, esista uno e un solo gene responsabile di X. Ci sarà almeno un altro gene che produce il recettore per X, o che può attivare o inibire il gene di X, o che può produrre non-X.
Se poi X è, per fare un esempio assolutamente a caso e senza relazione con le recenti dichiarazioni di un premio Nobel per la medicina, "l'intelligenza", la natura stessa di X implica che si tratta di una cosa troppo complessa per poter essere messa in relazione diretta con uno o pochi geni. Intanto, mentre è abbastanza facile definire "occhi azzurri", è molto più difficile definire  "intelligenza". Intelligenza può voler dire cose diverse. Nel parlare comune, spesso si dice "intelligente" di uno che sa molte cose, cioè di chi andrebbe chiamato "colto" o "erudito": qualcuno che ha molta memoria. Senza  dubbio i geni influiscono sulle capacità della memoria in molte maniere, che immagino possano essere assai complesse, così come agiscono sul tono muscolare. Ma l'esperienza mi dice che la memoria, come i muscoli, si sviluppa tramite l'allenamento. I geni possono determinare il fatto che tu possa avere i bicipiti di Mike Tyson, ma se non vai in palestra ad allenarti (e parecchio, anche), col cavolo che avrai mai i bicipiti di Tyson.
In realtà per intelligenza si dovrebbero intendere una gran quantità di cose che c'entrano relativamente con la memoria, e che rigurdano, direi, la capacità di risolvere problemi. Capacità logiche, cognitive, di analisi, di sintesi, pensiero creativo, pippe mentali, eccetera. Secondo un importante studioso amercicano, Gardiner, in realtà non esiste una intelligenza sola, ma sette, con diversi campi di applicazione. Se la memoria può essere allenata, ritengo probabile che cioè valga anche per l'intelligenza.
In altre parole, mi sembra del tutto intuitivo supporre che, se i geni interagiscono in vari e suppongo complicatissimi modi con i diversi aspetti dell'intelligenza (ad esempio, si ritiene che l'autismo sia legato a fattori genetici) soprattutto definendo delle potenzialità*,la parte più importante della questione sia legata a fattori ambientali.

Allora, perché i media suggeriscono che un gene determini una caratteristica? Probabilmente perché è comodo. Contribuisce a togliere al lettore l'idea che egli disponga di libero arbitrio.
Mi pare di aver letto una volta "scoperto il gene del consumismo" o qualcosa di simile. Probabilmente intendevano dire che quel gene codifica una sostanza che agisce su certe connessioni neurali che si attivano in casi di shopping compulsivo, ma non lo so perché mi sono rifiutato di leggere l'articolo. Il problema è che se lo legge Sophie Kinsella, si convince è che il suo problema (chiunque sia capace di scrivere una serie di "libri" intitolati "I love shopping" ha evidentemente un problema) risiede nelle istruzioni consumiste delle sue cellule, mentre chiaramente il problema risiede nella natura consumista della nostra società.
Però non viviamo in una società che ti obbliga al consumo (non ancora almeno) ma si limita ad incoraggiarti molto fortemente al consumo.
Naturalmente, se tu pensi che quello che sei è definito dai tuoi "geni di X" sarai meno propenso a fare una scelta autonoma in presenza di un forte incoraggiamento contrario. In sostanza, ad occhio, questa ennesima distorsione semplificante della scienza (che non attaccherebbe se nelle scuole italiane si studiasse decentemente la biologia; ma è chiedere molto) finisce con l'alimentare il conformismo.

*
puoi fare quello vuoi ad un gatto, ma il suo corredo genetico è tale che non sarà mai capace di scrivere l'Eneide. E sono le istruzioni contenute nel corredo genetico che dicono al gatto di essere gatto e a Virgilio, che ha scritto l'Eneide, di essere umano.

Nota: vi chiederete perché da un po' mi sia messo a scrivere di biologia, argomento in cui non ho competenze specifiche. Watson c'entra fino ad un certo punto, anche le sue sparate meritano qualche riga.
Il fatto è che ho letto un libro di biologia molto bello, anche se decisamente datato (1978, come studiare l'astronomia su Galileo): "Mente e Natura" di Gregory Bateson.
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categoria:cultura, il senso della vita, informazione, nobel, società, 1984
lunedì, ottobre 22, 2007
"Ghe x'è un turnover continuo"

Dal venexian al creolo anglo-mestrino, senza sciaquate in Arno.

"Ghe x'é i negri, due o tre islamici"

Notare l'ingresso dell'italiano, invece, in questa frase. L'espressione del sentire comune in questo  evoluto linguaggio misto delle terre lagunari.

Tutto ciò è affascinante. Avrei voluto avere un registratore.

P.S. Secondo voi, dovrei inserire nel mio curriculum anche: "lingua veneziana: comprensione orale e scritta buona, produzione orale elementare?"
(capisco anche il veronese ed un po' di vicentino, ma non li parlo).
domenica, ottobre 21, 2007
"Prodi: la precarietà è un grande problema"

Sarebbe interessante sapere chi era al governo quando fu varata la legge detta "pacchetto Treu".
postato da: falecius alle ore 20:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, cazzate, società, 1984, anarchy in the uk
domenica, ottobre 21, 2007

You are The Hierophant

Divine Wisdom. Manifestation. Explanation. Teaching.

All things relating to education, patience, help from superiors.The Hierophant is often considered to be a Guardian Angel.

The Hierophant's purpose is to bring the spiritual down to Earth. Where the High Priestess between her two pillars deals with realms beyond this Earth, the Hierophant (or High Priest) deals with worldly problems. He is well suited to do this because he strives to create harmony and peace in the midst of a crisis. The Hierophant's only problem is that he can be stubborn and hidebound. At his best, he is wise and soothing, at his worst, he is an unbending traditionalist.

What Tarot Card are You?
Take the Test to Find Out.

postato da: falecius alle ore 18:09 | Permalink | commenti (8)
categoria:cazzate, religione
domenica, ottobre 21, 2007
Voi non sapete niente.
Mentre a me, a leggere queste cose, torna su il mal d'Africa.
La sera in cui ho lasciato Tunisi, in un locale ad Ariana, ero con un amico senegalese che ho conosciuto lì. Mi ha raccontato, con le lacrime agli occhi, le stesse cose che racconta Reine Aké.
Tanto per confermare l'idiozia di Watson.


domenica, ottobre 21, 2007
Questo blog è nato in un momento di rabbia, un giorno in un cui non potevo più di sentire Berlusconi che berciava qualcosa di idiota riguardo la "non-guerra" in Iraq.
Questo blog è nato per dire delle cose molto spiacevoli sul conto di gente come Berlusconi, D'Alema e Bush.
Questo blog si rifiuta di parlare la Neolingua del giornalismo italiano, e chiama le cose col loro nome.
Ad esempio il nome di quello che i nostri soldati fanno in Afghanistan è GUERRA. Si dà il caso che la nostra Costituzione RIPUDI LA GUERRA*. Quindi chi ha ordinato l'invio di quei soldati ATTENTA ALLA COSTITUZIONE. L'attentato alla Costituzione è un reato molto grave, per cui è previsto l'ergastolo.
Ho detto una cosa che è perfettamente logica, e di pubblico dominio. Nel frattempo, ho CALUNNIATO Silvio Berlusconi (che potrebbe quindi querelarmi, se volesse rendersi ridicolo), accusandolo di un reato grave per cui NON E' né accusato né tantomeno condannato dalla magistratura. Se fosse passato il DDL Levi-Prodi, io rischierei il carcere per detto una pericolosa ovvietà. Così, invece, rischio "solo" una multa, a meno che non riesca a convincere il giudice della correttezza del mio ragionamento**, per cui, in teoria, Berlusconi dovrebbe essere in seguito arrestato (la calunnia non è tale, se è vera).
Sto dicendo che in sostanza il DDL Levi-Prodi , tramite la registrazione, intende imporre la Neolingua politicamente corretta che imbavaglia tacitamente i giornali. Perché dire le cose come stanno potrebbe diventare imbarazzante.
Bentornati al Mondo Nuovo.


* C'è chi pensa che quella guerra sia giusta. Io no. Ma non è questo il punto.
** Non vado in Procura a denunciare Berlusconi, per il semplice motivo che quello che ho è, appunto, un ragionamento, NON una notitia criminis. In Tribunale servono anche delle prove, che naturalmente non ho ho più di quanto abbiate voi.
sabato, ottobre 20, 2007
Allora. Non è che la scoperta del DNA, in sé, abbia demolito l'antropologia razziale.
Sono state la liberazione  di Auschwitz, prima, e Dien Bien Phu, poi, a farlo.
Sono stati le centinaia di migliaia di soldati senegalesi che combattevano nelle Forze Francesi Libere. Sono stati i milioni di indiani che disobbedivano alle autorità inglesi al grido "quit India!".
E' stata la fuga in sordina delle potenze coloniali da un paese africano ed asiatico dopo l'altro.
Sono stati i "Canti d'Ombra" di Léopold Sédar Senghor e i "Diari di un ritorno al paese natale" di Aimé Césaire.
L'antropologia razziale era un fatto politico, e fu la politica a screditarla.
Dopo Auschwitz, diventava moralmente difficile parlare di "razze inferiori". Avveniva, certo. per altri vent'anni, negli Stati Uniti ci fu la segregazione razziale. In Sudafrica, l'apartheid durò fino al 1994.
Ma l'importanza della scoperta del DNA stava nel fatto che lo studio delle caratterestiche fiscihe dell'uomo si spostò dai fenotipi ai genotipi.
E se è possibile individuare delle "razze" sulla base di alcune caratteristiche fenotipiche (colore della pelle, conformazione del cranio, taglio della palpebra. Minchia, cose fondamentali) a livello di genotipo queste cose semplicemente non esistono.
Signori, le razze umane non esistono in quanto realtà genetiche. L'antropologia razziale ha passato due secoli a studiare il nulla più assoluto.
Qualche sospetto poteva nascere. In due secoli, questa pseudo-scienza non era riuscita a creare una classificazione condivisa. I criteri di classificazione principali (pelle, cranio, palpebra) non avevano relazioni tra loro (esistono neri dolicocefali e brachicefali, e lo stesso vale per gli asiatici. Ci sono africani con la piega mongolica della palpebra. Eccetera). Alcuni studiosi, di cui fatico ad accettare la buonafede, definirono le tre "razze" principali (i famosi "bianchi", "neri" e gialli") come appartenti a generi tassonomici diversi.
Per chi non sapesse nulla di biologia, una specie è, per definizione, un insieme di individui che possono accoppiarsi e generare prole fertile. In genere, il figlio di un accoppiamento misto tra un europeo/a ed un'africano/a o asiatico/a dà prole fertile, come può assicurarvi gran parte della popolazione dei Caraibi.
Per legittimare le loro teorie, gli antropologi razziali degli anni Trenta, specialmente quelli legati al nazismo, arrivarono al punto di negare questa evidenza. Qui, la scienza non c'entra più nulla.
Siamo al puro delirio politico, che del resto, all'epoca, aveva avvolto la biologia in una spessa cappa. In Unione Sovietica regnava Lysenko. Stati Uniti, Svezia ed altri paesi sperimentavano programmi eugenetici (impresa notevole, in un'epoca in cui si ignorava tutto del DNA). In Italia si varavano le leggi razziali e s'invadeva l'Etiopia con motivazioni razziste, ed in Germania comandavano i nazi. La segregazione negli USA toccava il culmine. Gli Indios erano schiacciati in tutta l'America Latina. Il Sudafrica si preparava a varare l'apartheid.

Poi, il totalitarismo fondato sulla razza perse la guerra, e gli imperi europei crollarono. Negli Stati Uniti, i neri ottennero dei diritti. La Svezia abbandonò il programma eugenetico. L'antropologia razziale si mostrò per quello che era, una pseudo-scienza, e venne abbandonata. Ma lasciò dei memi. Nei libri di testo, ancora negli anni Ottanta, si parlava di "razze" come di qualcosa di reale. E Gentilini è ancora qui a sparare cazzate. La razza, demolita come concetto scientifico dalla genetica e sconfitta come idea-guida a livello politico e morale, sopravvive come discorso nel sottobosco culturale dell'Occidente, da cui riemerge di tanto in tanto.
E' perciò tanto più paradossale che a riesumarla sia lo scopritore del DNA, cioè la persona che forse più di ogni altro (volendolo o meno, non importa) ha contribuito alla distruzione dell'antropologia razziale come scienza.

Il fatto di aver vinto un premio Nobel non mette al riparo dall'essere una testa di cazzo. Il Nobel per la Fisica fu conferito, ad esempio, a Johannes Stark, che in seguito sarebbe diventato uno dei principali scienziati nazisti. A differenza di Werner Heisenberg, che servì il Reich per patriottismo,  ma probabilmente senza convinzione, Stark era un nazista fanatico. Non accettava la "scienza degenerata" (la meccanica quantistica e la relatività) e probabilmente neppure la capiva. Il fatto che molti degli scienziati "degenerati", come Einstein e la Meitner, fossero ebrei, lo indusse ad aderire al nazismo sperando in una rivincita accademica.
Dunque, Watson ha il diritto di essere uno stronzo razzista e di dire puttanate in merito, anche se il fatto di aver vinto il premio Nobel per aver demolito le basi "scientifiche" del razzismo dovrebbe dargli delle responsabilità.
Il punto è che se Tonino Carino da Canicattì dice la stessa cosa (evidentemente, sulla base di competenza più o meno analoga), Repubblica non titola "la teoria di Tonino Carino", e giustamente. Intanto, dire che "i neri sono meno intelligenti dei bianchi", se anche fosse un'affermazione scientifica (non lo è, perché "neri", "bianchi" ed "intelligenza" non sono concetti scientifici definiti, il che rende l'affermazione non falsicabile), non sarebbe una teoria. Se io dico "viva la figa", esprimo una cosa che penso, ma non è una teoria. Se un Nobel dice "viva la figa", il fatto che lui abbia vinto il Nobel non conferisce nessuna dignità suppletiva alla frase.
Non c'è stato, nelle parole di Watson, nessuno "sdoganamento" di niente, perché, scientificamente, ha detto una cosa che vale quanto un "viva la figa". Non ha detto niente.
Il tizio ha semplicemente sparato una puttanata.
Ma forse, era un esperimento: ha dimostrato che  una "razza" inferiore esiste, alla fine. Quella dei cretini che parlano a caso.

UPDATE: riporto qui un'osservazione di Lisa su Watson:

"
La spiegazione occamisticamente più semplice è che sia rincoglionito in vecchiaia.

Quella immediatamente successiva come livello di complessità, è che avesse pregiudizi razzisti anche prima ma che, quando era tutto nei su'panni (come si dice in Toscana), aveva la lucidità e la lungimiranza di tenerseli per sé, mentre con l'età e con le grandi soddisfazioni raggiunte ha perso completamente i freni inibitori.

In ogni caso, non credo che tali convinzioni possano inficiare la validità delle sue scoperte scientifiche. Newton era un patito di ciarpame esoterico, nonché un arrogantissimo inquisitore responsabile di non so quante condanne a morte, ma la sua teoria generale della gravitazione si usa ancora oggi per spedire le sonde nello spazio. :)
"