sabato, settembre 22, 2007
... sì, sono ancora single.
postato da: falecius alle ore 22:10 | Permalink | commenti (16)
categoria:cazzate, scazzi
sabato, settembre 22, 2007
Quando ci vuole ci vuole. Un capolavoro, post e commenti. No, sul serio, un'analisi imperdibile, lucida ed intelligente, di quelle che le leggi e dici... "scusa, sei single"?
postato da: falecius alle ore 19:17 | Permalink | commenti (4)
categoria:politica, buone notizie, 1984
sabato, settembre 22, 2007
Il fatto che la scuola italiana versi in condizioni che oscillano tra il serio ed il drammatico può essere confermata da quelle valorose, anonime eroine, che dentro a quel Purgatorio ci comabttono tutti i giorni. Ne cito tre, a titolo di esempio, ma ne conosco altre (sicuramente ce ne sono anche di uomini, ma non li conosco).
La maestrina di cui vi parlavo, quella che mi ha chiesto un parere per il programma di storia della terza, è sicuramente una di loro. Purtroppo, non ha gli strumenti (e lo sa) per gestire un programma di un anno sulla preistoria (ad esempio) o tantomeno spiegare per bene il Big Bang o l'evoluzione dei viventi (che dovrebbero far parte del programma di scienze).
Non li ha, perché nessuno glieli ha dati. In più, lei è una persona che tende molto a problematizzare le questioni, a chiedersi "ma questo andrà bene?" a informarsi ed aggiornarsi per conto suo suoi metodi pedagogici, compra libri, si fa sempre un sacco di dubbi... il risultato è che è una bravissima maestra ( e lo so perché l'ho avuta, in quinta) ma che trascorre pomeriggi e sere a lavorare per i giorni dopo. Altro che otto ore!
Una parte del suo problema sono gli autori dei sussidiari. Ignoro totalmente da che fogna li tirino fuori, ma la nostra eroina ha troppo da fare per insegnare ai suoi bambini i rudimenti della lingua italiana ed inglese per potersi documentare autonomamente anche in storia e geografia. (per sua fortuna non insegna anche scienze).
Se non ci fossi io, probabilmente insegnerebbe ai suoi alunni le imbarazzanti pappine trite del sussidiario.
Le mie opinioni sulla storia ed il suo insgenamento sono lontanissime da quelle che imperano nell'insegnamento scolastico, soprattutto alle elementari e alle medie:
la Storia è anzitutto una scienza, e quindi un metodo. Un metodo diverso da quello della fisica o della biologia, ma che ha comunque serietà e rigore, cose che ci scrive libri di testo ha perlopiù dimenticato.
Quindi, se si vuole dare una cultura vera, gli insegnamenti vanno problematizzati.
"Gli Egizi" non esistono. Non esiste un successione ordinata di civiltà statiche ed unitarie al loro interno nella progressione Sumeri-Egizi-Ebrei-Fenici-Greci-Etruschi-Romani-medioevo-"Noi".
E' una cazzata, ed è una cazzata anche per un bambino di otto anni. Punto.
Posso capire che ad una quarta elementare italiana non si parli della civiltà di Mohenjo-Daro (per quanto in tempi di globalizzazione, forse non sarebbe male) ma pretendo che capiscano che Sumeri, Assiri e Babilonesi occupano spazi e/o tempi diversi, che la loro civiltà ha avuto uno sviluppo diversificato in un contesto più ampio di cui facevano parte per esempio Elamiti, Khurriti, Hittiti ed Ebla, anche se naturalmente non mi interessa che si ricordino tutti questi nomi strani. Devobo sapere che i Sumeri (poniamo) non sono la nostra storia, ma hanno una storia contenente variazioni nel tempo e nello spazio, a prescindere da quali siano. E esigo che i bambini di terza elementare capiscano che la storia che studiano, specialmente quella antica, non è una narrazione, ma una ricostruzione aperta al dibattito, basata sui documenti ed entro la quale c'è spazio per diverse ipotesi.
Questo significa, relativamente alla storia, dare un cultura scientifica, o, più banalmente, senso critico. Qualcosa che in Italia manca disperatamente.
sabato, settembre 22, 2007
Qui la puntata precedente.

Intanto, chiarisco subito che NON considero i miti egiziani della creazione o bereshit bara'a Elohim delle cazzate in sé.
I miti non sono cose da prendere alla leggera. Sono cose che danno senso all'esistenza delle società, che le organizzano, che intersecano l'inconscio individuale e collettivo, e quindi non andrebbero raccontati a bambini italiani moderni di otto anni che pensano che "marocchino" sia un insulto, in termini tali da fargli pensare "guarda quegli imbecilli di egiziani che idiozie credevano sull'orgine del mondo! Noi invece sappiamo bene, grazie alla nostra scienza moderna, che l'Universo è nato da una grande esplosione che ha sparso in giro enormi masse di roccia incandescente."

Mi si dirà che è necessario semplificare il discorso del Big bang per farlo capire ad un bambino di otto anni, che certamente farebbe fatica a maneggiare concetti come "spaziotempo" "relatività" ed "inflazione", ma faccio presente che così gli si sta raccontando un altro mito, la semplificazione leggendaria di una conoscenza dettagliata in possesso dei sacerdoti della "scienza". Ricordo che la scienza, prima ancora che una conclusione, è un metodo.
Io credo che non sia assolutamente necessario partire da una pazzesca volgarizzazione dell'astrofisica per iniziare i bambini allo studio della storia umana.
Inoltre credo che una persona con una cultura scientifica appena decente dovrebbe poter condensare in mezza pagina di sussidiario una versione scientificamente passabile della teoria del Big Bang in termini che risultino comprensibili ad un bambino di otto anni.
Degnarsi ad esempio di dirgli che cosa diamine sia ad esplodere, se proprio si vuole insistere che la metafora più adatta per la cosa sia quella dell'esplosione. Voglio dire, si potrebbe anche paragonare il Big Bang allo sbocciare di un fiore, o al gonfiarsi di un palloncino, che so.
Il problema che in media, né l'autore del sussidiaro (ricordiamoci che siamo nella parte di "storia" e che quindi, nella migliore delle ipotesi si tratta di uno storico... ma non sarei così ottimista) né la maestra, che a volte ha la formazione di un diploma di quarta magistrale e che comunque se è laureata non lo è in astrofisica, hanno la più pallida idea di cosa sia stato in realtà il Big Bang.
Per dire, a me di relatività non ha mai parlato nessuno, in tutta la mia vita scolastica. Se non mi fossi informato per conto mio, non saprei assolutamente che accidenti vuol dire e=mc².
E' arbitrario pretendere da una maestra che sappia di che sta parlando, riferendosi al Big Bang.
Ma non è ammissibile che l'autore del sussidiario scriva cose a vanvera su argomenti che ignora, perdipiù in termini evidentemente insensati per un bambino di otto anni.
"L'universo ebbe origine da una grande esplosione..."  esplosione  di che cosa, santo cielo?
Da dove stradiamine è venuta fuori la "roccia incandescente?"*

Gli autori di tali castronerie, a mio modo di vedere, sono braccia sottratte all'estrazione di minerali in Siberia.
Lo stato delle parti di scienze e di storia dei sussidiari di scuola elementare è, per la mia esperienza, da mani nei capelli. Anche la geografia è imbarazzante. Ai miei tempi c'erano anche gli "studi sociali" cosa fumosa di cui a malapena percepivo l'esistenza, ora fortunatamente aboliti per carità di patria (certo, sarebbe carino che già alle scuole elementari i bambini fossero messi al corrente del fatto che l'Italia ha una Costituzione e sarebbe anche loro dovere, da adulti, vigilare sul suo rispetto ed applicazione; ma in terza, leggere e scrivere è più importante). A "studi sociali" non seppi che l'Italia aveva una Costituzione in cui ripudia la guerra (vero, d'Alema?) in compenso in quarta elementare sapevo benissimo cos'era un istogramma. La pedagogia anni Ottanta (che era quindi applicata negli anni Novanta) faceva molto affidamento sulla valenza maieutica dell'istogramma, dell'areogramma (con le sottospecie a spicchi e quadri) e dell'elettroencefalogramma piatto dell'autore del sussidiario.
Adesso funziona che in terza si fa solo la Preistoria. Dico io, se un bambino trascorre un anno della sua vita a studiare la preistoria due ore a settimana, alla fine mi aspetto che, se non mi sa distinguere un pietra lavorata del Mousteriano da una dell'Acheulano, poco ci manca. Senza esagerare, dovrebbe avere almeno una vaga idea del fatto che il Paleolitico ed il Neolitico non erano uguali in Tanzania e in Cina, che in Africa non ci sono mai stati mammuth, che le glaciazioni erano quattro, insomma, cose del genere.
Niente di simile affiora dal libro di testo. "Vita quotidiana del Paleolitico" non significa uno stracazzo, nemmeno per una terza elementare. Il Paleolitico comprende società di almeno 4 diverse specie umane diffuse in tutto il mondo, in ogni tipo di ambiente, per due milioni di anni.
Se ha un senso scassare l'anima a dei bambini sulla Preistoria per un anno, un delle poche poche cose che alla fine vorrei che i bambini sapessero è che la Preistoria non è un tutto indistinto.
Tutto questo serve a introdurre il fatto che in Italia non esiste una dannata cultura scientifica degna di questo nome.


*A parte la bottiglia di whisky bevuta dagli autori, voglio dire.
giovedì, settembre 20, 2007
Ho accuratamente rifiutato di parlare di quella cosa tipicamente italiota e vagamente forcaiola che avvenuta in questo paese l'8 settembre.  Principalmente perché ne parlano tutti. Grillo, il Nuovo Messia, e Grillo, il populista, e Grillo l'antipolitico, e Grillo fonda un partito, e la sorella di Grillo, ne vogliamo parlare, di cosa fa lei?
Io credo che Grillo dica alcune cose giuste e altre sbagliate, alcune delle quali incostituzionali, ma che abbia efficacemente raccolto un diffuso ed importante malcontento che le "istituzioni democratiche" non in grado di interpretare. Tuttavia, la lettura di questo stupendo post di una quasi-vicina di casa che non cito abbastanza spesso, mi ha fatto venire riflettere una cosa :


Usando come slogan del suo movimento, Grillo si è impadronito del Vaffanculo. Ne ha fatto il suo "logo".
Neanche quello, potremo più usare liberamente.
Se scriverò su questo blog "vaffanculo Rutelli" (trovo che Rutelli se lo meriti, per vari motivi) d'ora in poi sarò ritenuto "grilliano". Mandare a fanculo questa gente diventerà "grillismo". La protesta più ventrale, spontanea, insofferente e popolare viene etichettata, identificata con un movimento ed un fenomeno ben precisi. Che non è "populismo". E' "vaffanculismo", ma il vaffanculismo non esiste. Il mandare a fanculo il Governo, il Papa ed il Re è il presupposto logico e cronologico dell'elaborazione politica, ma non è espressione politica di per sé, se non al massimo becera e forcaiola, come nel V-Day, o nel leghismo delle origini, che in fondo era un fenomeno simile.
Rivoglio il vaffanculo libero. Vaffanculo al vaffanculismo grillista.
postato da: falecius alle ore 17:21 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, scazzi, satira, 1984
giovedì, settembre 20, 2007
La prima parte del mio racconto "Risiko" su Chiedi alla Carta. Molto bello anche il racconto di Eva Clesis e quello di Loris pubblicati oggi.
Ai Bragoriani il racconto potrà ricordare qualcosina... E anche a Viola e Rachele, dovessero passare di qua.
postato da: falecius alle ore 16:48 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, società, repubblica sovietica di bragora, eretz yisrael
mercoledì, settembre 19, 2007
Il Libano, come mi capita di accennare ogni tanto, è un posto dannatamente bello e dannatamente complicato. Ci sono tra le 15 e le 20 comunità religiose riconosciute, una serie di conflitti politici, ideologici e sociali da mettersi le mani nei capelli, e anche altri problemi (ad esempio ambientali) mica da ridere. Il tutto mentre il sistema istituzionale ed amministrativo del paese sembra a malapena capace di gestire l'ordinaria amministrazione.
Detto questo, c'è Hezbollah, partito politico islamista, socialmente progressista, a base comunitaria,  legato a filo doppio all'Iran e alleato alla Siria, e che rappresenta assieme al movimento laico Amal la comunità musulmana sciita, almeno il 40% della popolazione (maggioranza relativa).
Hezbollah.
Il resto dei libanesi, in particolare la borghesia maronita e sunnita, lo guarda con sospetto ed ostilità crescenti, man man che ne crescono il potere e le rivendicazioni, e che si riarma col sostegno siro-iraniano.
Si tratta di una situazione tesa e complessa che richiede un'attenta analisi: ad esempio, su alcuni di questi aspetti io ci sto scrivendo la tesi di laurea specialistica.
Questo è il riassunto che ne ho sentito poco fa in radio, purtroppo non so dire quale:
"c'è il rischio di nuova guerra tra Hezbollah e i cristiani" poi proseguiva: "ricordiamo che il Libano confina  con Israele" (minchia. Tra un po' ci ricorderanno che se metto dell'acqua su fuoco, potrei anche riuscire a scaldarla).
Proprio così. Hezbollah, cattivo e terrorista, contro i cristiani.
Ogni commento sarebbe superfluo, se il lettore sapesse che:
- Esistono non meno di 10 diverse comunità cristiane in Libano, e di questo almeno una, quella armena (almeno nella sua maggioranza), tende a sostenere Hezbollah, anche se non mi è chiaro se esista una vera alleanza. Forse a causa dei buoni rapporti tra Armenia ed Iran, che, grosso modo, vedono nell'Azerbaican un nemico comune (la faccio orrendamente semplice, anche se in realtà è molto più incasinata, ma non voglio tirarvela coi conflitti del Caucaso)
- Esiste un movimento prevalentemente cristiano guidato dall'ex generale Aoun, maronita (cioè cattolico di un rito particolare) che è (attualmente) alleato di Hezbollah e vicino alla Siria.
- In questo momento, i principali rivali di Hezbollah in Libano sono i gruppi sunniti legati alla famiglia Hariri e sostenuti dall'Arabia Saudita, che controllano il governo di Siniora.
- L'ex generale Lahoud, Presidente della repubblica (che ha poteri paragonabili a quelli del presidente francese, un pochino più limitati) è anche lui maronita ed è legatissimo alla Siria.
Quindi, dato che oggetto del contendere è in gran parte proprio il rapporto con la Siria, è vicino ad Hezbollah.
-D'altra parte, esiste un importante partito cristiano, la vecchia Falange para-fascista rimodernata, che è senza ombra di dubbio ostile ad Hezbollah e potrebbe (dico, potrebbe) aver voglia di menar le mani. Hezbollah dal canto suo è ben armato ed agguerrito, ma tutto quello che ne so io fa pensare che non intenda usare quelle armi contro altri libanesi. Non per il momento almeno, e non per primo.

In sostanza. I sunniti sono abbastanza compatti contro Hezbollah (certo, non tutti, ma molti) mentre i cristiani sono nel complesso divisi, e tra l'altro non riescono ad esprimere un leadership credibile.
Le cose sono molto più complicate di "guerra di religione tra Croce e Mezzaluna". Anzi, non è che siano più complicate, sono prima di tutto diverse.
Perché ce la raccontano così?
Questa domanda è spudoratamente retorica. Non so se il giornalista non sapesse di che stava parlando o parlasse in malafede, ma di fatto siamo di fronte a propaganda islamofoba in Neolingua. Io non riesco a vederci altro.

Benevenuti in Oceania, 1984. Questa è la prima velina ufficiale del Ministero della Verità.

La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza. E NOI CHristiani siamo in guerra contro i muSSulmani. Tutto questo, ed altro, prossimamente in onda nelle vostre teste.

mercoledì, settembre 19, 2007
Più che a "La forza della ragione" della Fallaci, nel titolo mi ispiro a "1984" di Orwell:  "l'ignoranza è forza" è uno dei principi del totalitarismo di Oceania, ed uno dei concetti base su su cui è concepita la Neolingua.

Come faccio spesso, partirò da lontano, a rischio di dare vita all'ennesima serie incompiuta.
Qualche giorno fa, parlavo con una maestra elementare. Più esattamente, la maestra elementare mi aveva chiesto un parere su come iniziare il programma di storia di una terza. Il sussidiario partiva dal Big Bang, che più che alla storia, direi, pertiene all'astrofisica, e lo raccontava più o meno come una grande esplosione che sparge per l'Universo grandi pezzi di roccia incandescente.
Come spiegazione dell'origine dell'universo ad un bambino di otto anni, sinceramente reputo preferibile raccontargli che Ra uscito dalle acque primordiali eresse la prima piramide, su cui, essendo solo, si masturbò per generare Shu e Tefnut da cui furono generati Geb e Nut, e il primogenito di Nut fu il grande Osiride, eccetera¹. Oppure "bereshit bara'a Elohim...
Tanto, cazzata più cazzata meno.

Pubblico il post incompleto e vado a pranzo, poi torno

¹Non ridete. E' un mito egiziano della creazione narrato anche sulle pareti interne di alcune piramidi.
²E' l'inizio della Bibbia in ebraico: "in principio Dio creò... "
mercoledì, settembre 19, 2007
Ho sentito un paio di volte, negli ultimi giorni, la stravagante teoria che le invettive con cui Oriana Fallaci ha riempito quattro libri e diversi articoli tra l'ottobre 2001 e il settembre 2006 sarebbero degne di considerazione, o quantomeno meno impresentabili ed in qualche modo giustificate, dal fatto che  "lei ci credeva sinceramente".
Il che la darebbe la dignità della "onestà intellettuale e del rigore morale" o qualche altro vaghissimo concetto del genere.
In base allo stesso principio, il fatto che Hitler "credesse sinceramente" alla necessità dello sterminio degli Ebrei (e colgo l'occasione per ricordare, anche degli zingari) rappresenterebbe in merito una specie di attenuante.
Per quello che ne so, normalmente si afferma il contrario, e cioè che la Shoah sia un crimine più grave di altri proprio perché fu compiuto solo in nome di una convizione ideologica arbitraria, l'antisemitismo nazista. Io non condivido la tesi dell'unicità della Shoah, nel senso di male ineguagliato ed ineguagliabile che sarebbe stata sofferto unicamente dal popolo ebraico.
Penso che la principale lezione della Shoah sia che "se è successo, vuol dire che può succedere ancora" e, per quanto l'antisemitismo sia tuttora un problema e vada, secondo me, combattuto, non è detto che le vittime, la prossima volta, saranno gli Ebrei. Quella volta c'erano anche gli zingari, nel piano di annientamento totale*.
Non esistono genocidi motivati. In questo la Shoah non è unica. Quale motivazione, a parte il fuorore ideologico, ha indotto i Khmer Rossi a tentare di decimare la popolazione del loro stesso paese? E, in un altro senso, dietro ad un genocidio c'è sempre almeno un interesse, l'appropriazione dei beni delle vittime, ed in questo la Shoah non fa eccezione.

Il fatto che Oriana Fallaci credesse o meno a quello che scriveva è del tutto irrilevante. Adesso, lei è morta, e questa particolare questione se la vedrà lei col Padreterno.
Quello che è significativo per noi che siamo vivi è se NOI ci crediamo.
Naturalmente, sapere che lei non credeva a quello che scriveva indurrebbe il lettore a fare altrettanto. Ma uno si potrebbe anche chiedere perché diamine lo scrivesse, allora. Fama, notorietà, denaro. Sicuramente gli ultimi libri le hanno portato tutte queste cose, ed era abbastanza prevedibile, vista la macchina da guerra editoriale messa in campo, che l'avrebbero fatto. Ma possiamo dare per scontato che, fosse convinta o meno lei stessa di quello che scriveva, voleva che il lettore ci credesse. Se non lei, l'apparato che su di lei aveva investito. Aveva investito su quei contenuti, non sui fiorellini.
Possimao dare per scontato che, se voglio vendere un libro che parli male dell'Islam, non lo commissiono allo ayatollah Khameney. Andrò da qualcuno che pensa male dell'Islam o che almeno non trova niente di male a fingere convincentemente di farlo.
Possiamo quindi dare per scontato che Oriana Fallaci, per quanto ci riguarda, credesse in quello che scriveva almeno abbastanza da trovare niente di sbagliato a scriverlo. Personalmente, anzi, ho pochi dubbi che il mio interlocutore abbia ragione, e che lei fosse graniticamente convinta che l'Islam sia in toto una barbarie da estirpare, se necessario con la forza.
Era, quindi, in buonafede, nell'affermare una mostruosa ed irresponsabile falsità?
Se io penso un sacco di cazzate e le vado propalando senza remore, è "onestà intellettuale" o "dar fiato alle trombe?".
"Onestà intellettuale" è un po' più che "dire quello che si pensa, sempre, comunque e su qualsiasi cosa". E' anche, ad esempio, "quando non si sa, si tace", o almeno si ammette di aver fatto affermazioni sulla base di informazioni scarse o incomplete. Un errore può essere in buonafede, la prima volta. Se delle persone competenti ti fanno garbatamente notare, dati alla mano: "ma che cazzo dici??" e tu rispondi che queste persone sono dei criminali terroristi venduti al nemico e ripeti la stessa identica cazzata di prima, magari sparandola più grossa ancora, in genere cose come credibilità, buonafede ed onestà intellettuale vanno un attimino a farsi benedire.
Il problema, comunque, lo ripeto, NON che ciò che credeva nel suo intimo Oriana Fallaci: è del tutto irrilevante e comunque non possiamo più chiederglielo. Il punto è se i suoi lettori credono a ciò che lei ha scritto.
E in questo, sono centrali l'autorevolezza e la competenza.

* Secondo i nazisti, altri popoli "inferiori" sarebbero stati portati gradualmente all'estinzione, e ridotti in schiavitù, in particolare gli Slavi. Tuttavia, mi pare di capire che i due "popoli senza terrra" ebrei e zingari, nella non sempre ben definita gerarchia razziale nazista, si collocassero non "in fondo" ma "fuori", nel senso che non avevano nemmeno il diritto di esistere. Non solo "inferiori" ma "impuri" e "corrotti".
martedì, settembre 18, 2007
Quando, un anno e sei mesi fa, decisi di aprire questo blog, lo feci soprattutto per l'insistenza dei miei coinquilini nella RSB. L'idea era che scrivendo le mie cose qui, avrei smesso di frantumare le balle a loro sulla Costituzione in pericolo, e sulla necessità di portare Berlusconi e D'Alema davanti ad una corte marziale. (Uno che autorizza un azione militare incostituzionale in intelligenza e nell'interesse di una potenza straniera non merita di meno, in nessun paese al mondo. Si chiama alto tradimento e in molti paesi è punito con la morte, in Italia è previsto l'ergastolo).

L'invasione dell'Iraq, nello specifico, indipendentemente dai risultati, dalle motivazioni strategiche e dalla deprecabilità del regime ba'thista di Saddam, è stata un crimine internazionale di vasta portata, per il semplice motivo che ha riportato il diritto delle genti indietro di qualche decennio, affermando la possibilità per una grande potenza di procurarsi risorse e potere con la forza bruta, l'aggressione ed il saccheggio.
Per questo sono arrivato alla conclusione (piuttosto faticosa) che nessuna idea o esigenza strategica poteva o può legittimare l'occupazione dell'Iraq.
Si tratta di una ferita aperta, e finché gli Stati Uniti non avranno lasciato il suolo iracheno con tante scuse (cosa che non faranno mai) la cosiddetta comunità internazionale dovrebbe considerarli per quello che sono: canaglie internazionali, che hanno infranto il più sacro principio della convivenza internazionale, il divieto d'aggressione. Tra il criminale Bush che invade l'Iraq, il criminale Musssolini che invade l'Etiopia, il criminale Stalin che invade la Finlandia, il criminale Giolitti che invade ciò che oggi chiamiamo Libia, non c'è nessuna differenza. O meglio, una c'è. Dopo che, aggredendo l'Etiopia in un atto di puro brigantaggio internazionale a base razzista, Mussolini mise in moto la catena di eventi che avrebbero distrutto la Società delle Nazioni e portato alla Seconda Guerra Mondiale, successero due cose: la prima fu la quasi universale riprovazione della "comunità internazionale" che fece almeno finta di preoccuparsi della sorte e dei diritti dei negri. La seconda fu che di lì a poco altri banditi internazionali si sentirono, dalla debole reazione della "comunità" autorizzati a comportarsi nello stesso modo: si trattava della Germania nazista, dell'Ungheria di Horthy, della giunta militare polacca (questi paesi parteciparono alla spartizione della Cecoslovacchia) e del Giappone fascista che nel 1937 aggredì la Cina. Nel 1939 si unì al gruppo dei banditi l'Unione Sovietica.
Quando l'arroganza di uno dei banditi principali ebbe esaurito la pazienza della "comunità internazionale" (cioè della Francia e della Gran Bretagna. Così come oggi, dicendo "comunità internazionale" i giornali ci dicono essenzialmente "gli Stati Uniti e i loro alleati". Queste cose si chiamano eufemismi, se a piccoli dosi, e Neolingua, se a grandi dosi) scoppiò la Guerra mondiale, al termine della quale venne solennemente sancito che il banditismo internazionale non sarebbe mai più stato ammesso. Il principio fu posto a fondamento del diritto internazionale, e scolpito nel marmo delle Costituzioni di molti paesi, in particolare di quelli che avevano perso la guerra: Italia, Germania, Giappone, Finlandia, (non so se esistano disposizioni simili nella costituzioni di altri paesi sconfitti, come l'Ungheria o la Bulgaria).
Da allora in poi, invadere un paese divenne una specie di fumoso tabù. Non che non si facesse, ed in particolare le quattro principali canaglie vincitrici del conflitto si dedicarono a quest'attività, direttamente o per procura, così come avevano fatto prima. Per esempio, nel 1956 Francia ed Inghilterra (assieme ad Israele) invasero l'Egitto, mentre l'Unione Sovietica invadeva l'Ungheria. Ma Francia ed Inghilterra non la passarono liscia, mentre l'Unione Sovietica dovette arrampicarsi parecchio sugli specchi per giustificare la sua porcata, e la sfangò solo perché l'Ungheria era considerata da tutti parte della sua sfera d'Influenza.
Come al solito, alla comunità internazionale, della sorte degli ungheresi fregava quanto gli era fregato degli etiopi o dei cecoslovacchi e quanto gli sarebbe fregato degli afghani, dei vietnamiti e degli iracheni.
Diciamo non più di due, su una scala da uno a ventitré (ho scelto il numero ventitré per complottosi motivi cabalistici che non vi starò a spiegare).
In generale, l'affermazione di principio che il perseguimento dei propri interessi non giustificava mai l'aggressione internazionale a freddo tenne duro fino al marzo del 2003, seppure le grandi potenze si sforzassero di tirare la corda, e più di una volta questa parve sul punto di spezzarsi. L'invasione irachena dell'Iran nel 1980, voluta da Stati Uniti ed Arabia Saudita, fu un duro colpo, ma quando Saddam ci riprovò (Kuwayt, 1990) fu richiamato all'ordine, e per quanto discutibile e pretestuosa fosse quella guerra, secondo me andava fermato.
Il disastro cominciò a profilarsi quando Clinton, forse per indurre il popolo americano a preoccuparsi meno della sua vita sessuale, decise all'improvviso che il movimento terrorista kosovaro Uck stava combattendo per la libertà e che i serbi stavano sterminando gli albanesi kosovari (cosa avrebbero cominciato a fare dopo l'attacco americano) quindi convocò una conferenza in cui presentò un ultimatum alla Serbia (che si chiamava ancora Jugoslavia) fatto per essere respinto.
Quando inizò la guerra, il Presidente della Repubblica Italiana, Garante dela Costituzione, Oscar Luigi Scalfaro, disse: pacta sunt servanda, occorre rispettare i patti. Intendeva il Patto Atlantico.
Questa asserzione gli merita un posto speciale tra i fraudolenti nel Nono Cerchio dell'Inferno, anche se forse la misericordia infinita di Dio potrà perdobarlo. La coscienza civica degli italiani non dovrebbe, comunque, perché mettere il Patto Atlantico davanti ad un principio costituzionale e di diritto internazionale, fondamentale ed universalmente riconosciuto, è un insulto alla ragione, alla Resistenza, al diritto, alla dignità, alla morale, all'Italia e al mondo. In una parola, è la rottura del Patto civile costituzionale.
Secondo la dottrina cattolica in materia, a questo punto gli italiani avevano il diritto di insorgere ina rmi e pretendere il rispetto della Costituzione.
Comunque quella guerra, della cui partecipazione italiana i dirigenti d'allora dovrebbero essere chiamati a rispondere (le accuse sono alto tradimento ed attentato alla Costituzione) terminò con la Serbia che concesse qualcosa di meno di ciò che le si era chiesto con l'ultimatum, e fu legittimata da un concetto giuridico moralmente sostenibile, ma logicamente difficile da gestire, chiamato "guerra umanitaria". Fu rubricata perciò come fatto eccezionale, alla stregua della invasione vietnamita della Cambogia che la liberò dall'incubo degli Khmer Rossi o dell'intervento indiano nella guerra d'indipendenza del Bangladesh.
L'invasione americana dell'Iraq fu puro e semplice bullismo internazionale.
E naturalmente, le altre canaglie internazionali (Cina e Russia in testa) rivendicano la facoltà di comportarsi allo stesso modo.
Si tratta di un assalto imperdonabile al diritto, analogo all'invasione fascista dell'Etiopia. La partecipazione italiana ad una cosa del genere è, da ergastolo. (avete presente quella città che si chiama Nasiriyya? vi svelo un segreto. Si trova in Iraq, e noi la stavamo occupando illegalmente. I nostri governanti dei allora dovranno rispondere delle vite dei soldati italiani morti laggiù, le cui vite sono state volutamente esposte, coinvolgendoli in una missione incostituzionale, e senza neanche degnarsi di dirgli che li si mandava in guerra ad occupare un territorio).

Insomma, la differenza* tra Mussolini in Etiopia e Bush in Iraq è che Mussolini era un brigante circondato dal disprezzo internazionale che fu punito con delle sanzioni.
Bush ha trovato alleati e sostegno, e perfino una specie di resa incondizonata dell'ONU che accettava il fatto compiuto. In sostanza, il comportamento americano è stato molto più tollerato. Permettete che trovi la cosa inquietante.

Questo blog è nato per affermare questi, e altri concetti, e frantumare la balle a voi anziché ai miei coinquilini. C'era anche un po' l''idea di trovare l'Ammore, ma quella, finora, non è andata bene.

Tutto questo riepilogo palloso di cose che grosso modo avevo già scritto, ma insomma, giusto per ricordarselo, prima di dirvi di andare leggere questo. Aria fresca.


*Oggi pensiamo che Saddam era cattivo, mentre il Negus, poveretto. Nella realtà, erano entrambì brutali e cinici despoti, anche se tra i due, anche io preferisco di gran lunga Haylè Sellasé.
Per capirci, nell'Etiopia degli anni Trenta l'aristocrazia ed il clero spadroneggiavano con arbitrio assoluto su una popolazione povera ed asservita, le mutilazioni genitali femminili erano la norma e la schiavitù diffusa. Mussolini giustificò l'aggressione, tra le altre cose, con la lotta alla schiavitù (vecchio e falsissimo leitmotiv colonialista) e la liberazione di "faccetta nera" (purché si facesse violentare dalle truppe italiane).
Si trattava di problemi reali, ma appena conquistato il paese, fu subito chiaro che l'Italia non avrebbe fatto nulla di serio per risolverli, a parte una serie di disposizioni razziste per impedire a "faccetta nera" di contaminare la Razza Italiota. E in effetti, non lo fece.
lunedì, settembre 17, 2007
Vi giuro che l'ho letto solo oggi. Dice tutto quello che penso da anni, con esattezza. Ma lo dice meglio di me.
lunedì, settembre 17, 2007
Allora. E' un bel po' che non aggrego su Kilombo, essenzialmente perché:
a) ero in Tunisia ed avevo perso la password.
b) discussioni e polemiche velenose e secondo abbastanza sterili mi avevano ad un certo momento un po' stufato.
c) non si tratta così l'Elisa. Cioè, in genere, non si trattano così le mie amiche, (ed Elisa è una cara amica, oltre ad essere una persona bellissima e coraggiosa, che si è sempre impegnata anche per l'aggregatore) anche se a farlo è una persona che considero una compagna. Ma su questo preferisco sorvolare, anche perché non seguito bene quello che è successo.

Comunque, ho intenzione di ricominciare a postare, ora che posso.
Ci sono in corso due o tre votazioni, tutte importanti:
1- per le elezioni redazionali. Non conosco tutti i candidati, ma il mio voto è andato senza esitazioni a Korvo Rosso, perché un compagno, perché ragiona con la sua testa, e dibatte con pacata fermezza, ma senza polemiche sciocche. Perché ha un bellissimo senso dell'umorismo.
Perché insomma, è bravo e se lo merita.
2- per espellere Valerio Pieroni. Sono lontanissimo da tutte le sue posizioni, e lo considero in effetti, per quanto riguarda l'appartenza alla "sinistra", proprio sul limite. Però, sul limite, ci sto anche io. Sono anarchico. Non pretendo di definire cosa sia la "sinistra" perché non sono affatto sicuro di saperlo più.
Ho letto il suo post "incriminato". Non lo condivido, ma non mi pare quella dichiarazione omofobica in palese violazione della Carta che ci ha voluto vedere qualcuno. Non discuto la decisione della Redazione di indire la votazione: evidentemente, il problema esiste. Ma ho votato no all'espulsione e invito gli altri compagni a fare lo stesso.
3- modifiche alla carta: non ho avuto tempo di esaminarle bene, ma mi sono parse entrambe intelligenti e sensate. Sì ad entrambe.

E se adesso la smettiamo di fare cagnara per un pochino, che ne dite?
postato da: falecius alle ore 12:52 | Permalink | commenti (4)
categoria:politica, il senso della vita, kilombo
domenica, settembre 16, 2007
Vi dicevo che sono andato a Cattolica ad un festival di musica, o più esattamente ad un contest, di "batterie elettroniche" anche se poi di batterie non ho viste. Il tizio che ha vinto suonava un Game Boy, per capirci. Ho anche suonato (insomma, più o meno), ma non è di questo che voglio parlarvi.
Il punto è che a Cattolica ci sono arrivato, e ne sono tornato, in treno.

Andata: Il'ja Stogoff, "mASIAfucker"


"Compresi allora il segreto del Benessere Occidentale. I bianchi vivono bene non perché sanno lavorare - e gli altri no - o perché la loro economia è particolarmente efficiente.
La realtà è più semplice: i bianchi portano pantaloni alla moda soltanto perché, in luoghi che non compaiono neanche sulle carte geografiche, gente di colore, con macchine manuali, ha cucito per loro quei pantaloni"

"Avvertivo un odore familiare, ma in parte dimenticato: era la civiltà, e aveva i denti marci"


Ritorno: Alexander Key, "Conan, ragazzo del futuro"


Ve la ricordate quella stupenda serie televisiva animata di Miyazaki Hayao? Se non ve la ricordate, mi dispiace per voi.
E' molto bella, e del resto ci sarà un motivo se Miyazaki è considerato il più grande regista d'animazione del Giappone.
Non mi metterò a discettare di anime e manga, argomenti che mi interessano ma di cui so davvero pochino, ma già che ci sono vi segnalo un ottimo blog che lo fa. Io vi parlerò del libro.
Non sapevo che esistesse. Fino a stamattina, il nome di Alexander Key non mi diceva nulla, pur essendo lui uno scrittore di fantascienza.
E invece lo trovo, stamattina, nella casa dove ero ospitato, e comincio a leggerlo. Titolo originale, "The incredible Tide" ("la  marea incredibile", anche se in realtà si tratterebbe di uno tsunami); il titolo italiano è ripreso dalla serie TV (un po' come quando "Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?" di Philip Dick fu pubblicato qui da noi col titolo di "Blade Runner"). E già questo la dice lunga. Il libro è tradotto ed edito in Italia solo a causa del cartone, e quindici anni dopo di quello.
In sostanza, degli appassionati di animazione, trovandosi a gestire una piccola casa editrice indipendente, si sono messi a cercare il riferimento a questo libro, scomparso da anni anche dai cataloghi degli Stati Uniti, di procurarsene una copia, e alla fine l'hanno fatto tradurre. Io coi sono capitato sopra per il più assurdo dei casi ( enon credo che ci sia stata, anchein Italia, 'sta gra tiratura) e naturalmente me lo sono subito fatto prestare: dove mi ricapita più un gioiellino della fantascienza così?
Facendo una rapida ricerca, scopro che esistono voci di Wikipedia in italiano sia sull'autore che sul romanzo, e scopro quindi che il libro è del 1970. Però ci sono diverse imprecisioni sulla pagina di Wiki (magari le correggo io se ho tempo). Il romanzo è una distopia del dopo-Olocausto, sottogenere diffuso nella fantascienza americana dell'epoca della Guerra Fredda, ma presenta alcune originalità, di cui la principale (a differenza di quello che scrive Wikipedia) è che la causa dell'Olocausto non è l'uso di armi atomiche, ma magnetiche, che causano uno spostamento dell'asse terrestre con devastanti conseguenze geologiche e climatiche.
Il messaggio "ambientalista" nella contrapposizione tra la cupa, tecnologica, totalitaria, classista e delatoria Industria (che ricorda l'URSS staliniana) e la vita semplice e dura dei "buoni" ad High Harbor, è chiaro, e probabilmente è stato quello che ha fatto presa su Miyazaki.
In sé il libro non è che sia sto capolavoro. E' molto, come dire, "americano" nel senso, il giovane eroe forte e figo, nato per comandare, destinato a superare le avversità e a vincere i pericoli, e strada facendo redime anche la (inizialmente) odiosa dottoressa Manski, rappresentante del becero potere totalitario e tecnocratico di Industria.
Però, visto che tra poco tornerò a parlarvi di "Rihla ilà al-Ghad", cominciamo a mettere mattoncini, coi casi che capitano.
 


sabato, settembre 15, 2007
Da bravo blogger-canaglia (pare mi disegnino così) dovrei probabilmente, visto l'anniversario, dire qualcosa riguardo quella faccenda di una discutibile scrittrice morta di tumore.
Sinceramente, ho di meglio da fare: vado ad un festival di musica elettronica.
Inoltre, non c'è molto da aggiungere a questo. Insomma, forse si potrebbe aggiungere questo.
Alla fine dico qualcosa anche io.
Ho avuto una lunga discussione con varia gente sul "pensiero" della persona in questione. Sinceramente, non ho voglia di ritornarci. Anche perché non si può confutare un'emozione distruttiva. La si può solo:
a) Definire per quello che è. Smascherarla. "La Rabbia e l'Orgoglio" non contiene uno straccio di argomento. E' pura espressione di odio, e come tale va trattata.
b) Rispedire al mittente. Nel senso che, è assurdo dare una qualsiasi dignità intellettuale a cioè che intellettuale NON E'. Io sono libero di affermare "viva la FIGA", così come Oriana Fallaci era libera di dire in quattro libri "i musulmani sono barbari cattivi", ma in nessuno dei due casi si sta facendo una qualsiasi riflessione significativa su alcunché. Si sta semplicemente dando aria alla bocca, o alla tastiera.
Rutelli è libero di pensare ed affermare impunemente sul Corriere che ciò è pensiero anti-totalitario e che quindi elaborazione intellettuale degna di essere presa in considerazione in un dibattito serio.
Si tratta di una pura e semplice cazzata, come spesso accade quando parla Rutelli, ma il punto che è che la sfida del dibattito è stata accettata da gente come Massimo Fini, Stefano Allievi e Tiziano Terzani (ossia intellettuali seri e competenti che in materia di islam, a differenza di Oriana Fallaci, sanno di che stanno parlando, il che le ha dato molto fastidio e continua a darlo a Magdi Allam, che difatti ha accusato l'arabistica italiana di connivenza col terrorismo, cioè di dissenso da lui).
Risultato. Un dibattito pubblico? No. Perché non è possibile dibattere le "tesi" della Fallaci su un piano intellettuale, di discussione sui "fatti". Possono solo essere smascherate per quello che sono - odio irrazionale - ed ignorate, o al limite psicanalizzate.
Le confutazioni di Allievi eccetera sono, tra l'altro state del tutto ignorate dal grande pubblico, che del resto ha tutto il diritto di non essere annoiato con la triste realtà che non c'è nessun epico, emozionante scontro tra civiltà e barbarie, e che l'unica vera minaccia per la civiltà occidentale è se stessa.
Il grande pubblico non voleva "saggi" che dicessero cose sensate, cultura sui mondi non occidentali, la politica, l'economia, la storia. Non voleva fare lo sforzo di capire. Non è tenuto a farlo, del resto. E' però tenuto a dare retta alle sentinelle della cialtroneria. Tra Stefano Allievi (arabista) e Oriana Fallaci (scrittrice senza nessuna competenza specifica) a chi credete, su una qualsiasi questione di arabistica o islamologia?
La risposta è ovvia, ma la in realtà la maggior parte degli italiani crede alla Fallaci:
perché ignora perfino l'esistenza di Stefano Allievi, e perché la Fallaci non gli chiede lo sforzo di pensare ed apprendere. Risultato: un dibattito pubblico surreale, fondato sul nulla, alimentato dal pregiudizio e dal luogo comune.
Thank you, Oriana*.

*In quanto arabista, sarei personalmente colpito da certe sue sibilline accuse di connivenza col terrorismo e cose del genere. Ringrazio anche di questo.

venerdì, settembre 14, 2007
Il post precedente (mi rifiuto di mettere il link. E' il precedente) serviva a rendere il sentimento di profondo sconforto, manlinconia e frustrazione che provo davanti alla schifosa merdosità del mondo e alla mia impotenza in materia, e in più doveva essere arricchito con una serie di profonde riflessioni sul significato intrinseco di questo blog.
Non raggiunge nessuno di questi due scopi. Scusate.
postato da: falecius alle ore 02:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:cazzate, scazzi, malessere interiore, help i need somebody