sabato, giugno 30, 2007
Tutto il giorno che cerco di farmi entrare nella testa i concetti contenuti in una dispensina di grammatica araba neanche difficilissima, ma, devo dire, senza troppo successo.
Fuori c'è una splendida giornata, ma di quelle che avresti voglia di passarle a passeggiare per Venezia con la morosa. Solo che mi manca l'ingrediente principale, cioè la morosa.
Sento pesantemente l'esigenza di dare un colpo di reni (scusate il fassinese) alla mia vita. Cioè, non è che stia combinando granché. Anzi, non ho nemmeno voglia di combinare granché. Vorrei cazzeggiare. No, meglio. Vorrei potermi non sentire in colpa quando cazzeggio, ma credo che questo sia chiedere troppo a quel bastardo del mio inconscio, che, tra le altre, ultimamente ha ricominciato a gratificarmi di incubi.
Vorrei fare qualcosa di completamente diverso da quello sto facendo. O più esattamente vorrei fare quello che sto facendo ma in un modo completamente diverso: vorrei farlo bene.
Poi c'è un problema di solitudine. La solitudine è autoimposta (devo studiare, non potrei uscire a vedere amici) ma anche etero-imposta: non c'è molta gente disposta a bere uno spritz con qualcuno che ha come unici argomenti di conversazione cose come la Palestina, la grammatica araba e gli equilibri geopolitici dell'Asia Centrale.
Ho disimparato a parlare del più e del meno: i discorsi da bar mi attanagliano le balle in una morsa di noia.
Questo è naturalmente un discorso estremamente elitistico-intellettualoide e anche fastidioso. Cioè, da fastidio a me, figuriamoci agli altri.
Parlare di donne/uomini, che è l'imperituro principe di ogni conversazione tra esseri umani, mi risulta difficile: sia perché ho principalmente amiche donne, sia soprattutto perché per me si tratta di una cosa appena appena più familiare della fisica quantistica. E sono abbastanza stufo di parlare per sentito dire.
Non ho la TV a casa, quindi non ho idea di cosa cazzo stia facendo Maria de Filippi in questo periodo, e non mi interessa parlarne. Nemmeno per ammazzare il tempo (altra cosa che non avrei).
Ad essere esatti, ho una TV a casa, ma non l'antenna, quindi è come non avercela.
Il risultato è che mi sento profondamente spaesato, infastidito e solo. Probabilmente sto entrando nella fase di finale della trasformazione in Nerd®. Forse dovrei pensare ad entrare in seminario così da dare un senso almeno alla mia s-figa (con s privativa).
Mah, non so. Magari comincio dal farmi la barba. Piccole cose semplici.
venerdì, giugno 29, 2007
Può sembrare strano che due anarchici, che credono, ciascuno nella propria religione, nella Legge Spirituale, siano impegnati in prima fila in una fondamentale battaglia di diritto.
Vorrei chiarire che una società anarchica, per sua natura, non è la negazione dell'ordine, ma la negazione della costrizione. Ovvero la negazione di un ordine ingiusto ed arbitrario. Per questo l'anarchia richiede un impegno morale maggiore dell'archia, perché ciascuno è sempre e completamente responsabile.
Nella nostra società non siamo responsabili. O meglio, dato che viviamo comunque in una società per molti aspetti libera, siamo parzialmente responsabili.
L'anarchismo parte da presupposti morali molto semplici: l'uguale dignità degli esseri umani e l'unità dei fini e dei mezzi. La società anarchica non può essere costruita con metodi che sarebbero inaccettabili in essa.
Questa è una cosa che ho sempre pensato, ed è sempre stato il più grande problema che ho avuto col comunismo, che ammetteva la separazione tra fini e mezzi. Il risultato fu Stalin, e c'è poco da andarne fieri.
Bisognerebbe (e non è per niente facile) essere responsabili anche laddove la società deresponabilizza. Come dice il programma di Malatesta, vivere in un ordine ingiusto non autorizza né ad essere ingiusti, né a tollerare l'ingiustizia. Se lo Stato è un potere arbitratrio, bisogna contrastarne l'arbitrio.
Con i mezzi a disposizione, inclusi quelli forniti dallo Stato stesso, ovvero il diritto positivo.
Ieri, studiando letteratura araba, leggevo di un'opera degli anni Sessanta, "Il dilemma del Sultano" di Tawfiq al-Hakim, uno dei più grandi autori egiziani del Novecento. Il dramma, ambientato nel tredicesimo secolo ma chiaramente una critica a Nasser, dice una cosa molto semplice: neppure il Sovrano è al di sopra della legge.
(cosa che nell'Islam è sempre stata piuttosto chiara, almeno in dottrina).
Il sovrano che fa legge del suo arbitrio, che si pone al di sopra degli altri, è un tiranno, un Faraone. E anche la dottrina della Chiesa dice che i tiranni vanno abbattuti, anche se poi il Papa va a stringere la mano a Pinochet.
Se non posso avere l'anarchia, voglio uno Stato che sia libero e non dispotico.
La Legge è dunque lo strumento per avvicinarsi all'anarchia. Siamo riusciti a creare un sistema in cui il diritto difende il popolo dai tiranni anziché legittimarne il capriccio.
Ma c'è ancora lo Stato, quindi i Faraoni non sono stati abbattuti ma solo confinati.
Usando il pretesto della "guerra al terrorismo" e diffondendo dall'alto la sensazione che l'Islam sia un problema, i tiranni hanno rialzato la testa. Sono riusciti a riportarci ad una situazione in cui sono possibili torture ed arresti arbitrari e senza prove, in cui il Potere può annientare un essere umano semplicemente per affermare che è in grado di farlo. Perché lui è musulmano, quindi un potenziale terrorista. E il popolo tace. Il popolo non insorge daventi all'ingiustizia, e allora il tiranno sorride.
Ma, se i musulmani non sono al sicuro, non lo è nessuno. Lo sapete. Lo sappiamo tutti, nelle nostre tiepide case.
"Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare..."
Brecht
Sono venuti a prendere Kassim. Un giorno potrebbero venire a prendere qualcuno di voi. Si può stare zitti?
giovedì, giugno 28, 2007
Aggiornamento: Dani ha deciso di rendere privato il suo blog. Sospetto (e se è così mi dispiace) che questo post abbia influito sulla sua decisione.
Grazie ad una segnalazione sui commenti a un post di Miguel, ho trovato l'interessante blog di Dani, a quanto pare una soldatessa di Tzahal.
Chiariamo. Io non considero lo Stato d'Israele e il suo esercito dei miei nemici.
Questa blogger, Dani, potrebbe essere un persona squisita, con cui potrei volentieri discutere in un caffé di Haifa di Zeev Jabotinsky e della sua influenza sul pensiero sionista, poniamo, anche se dubito che avremmo le stesse idee in materia. O di qualsiasi altra interessante cazzata.
Oppure, ma non penso, potrebbe essere un persona per me insopportabile con non riuscirei a comunicare, e morta lì. Senza rancore, il mondo è pieno di gente con non ho nulla da dire. Il fatto che sia un'ufficiale di Tzahal non me la rende automaticamente ostile.
Resta il fatto che il compito principale degli eserciti è fare la guerra, e la guerra consiste in gran parte nell'uccidere delle persone. Almeno, l'aspetto della guerra che impegna gli eserciti è perlopiù di uccidere delle persone, in teoria perlopiù membri di altre eserciti o di organizzazioni comparabili, ma anche no. Anzi, più spesso no che sì. Ora, in Europa tendiamo a non vedere questo aspetto della vita militare. Non si presume che il nostro esercito sia destinato ad uccidere della gente, ma a garantire che questo non accada, tramite il potere di deterrenza che ha, semplicemente per il fatto di esistere. L'eventualità di una guerra a tutto campo che coinvolga l'Italia è relativamente remota nel futuro prevedibile. Naturalmente, è possibile che i nostri militari, ad esempio, in Afghanistan (dove non è ben chiaro che stradiamine stiano facendo, al di là di generiche affermazioni sulla "guerra al terrorismo" e la "sicurezza") uccidano delle persone. Però non posso dirlo con certezza perché non lo so.
In Iraq qualche morto c'è stato, ad ogni modo. Un parte rilevante degli italiani pensa che uccidendo della gente, in realtà, i nostri soldati non abbiano fatto il loro dovere.
In Israele la situazione è completamente diversa. Dani non addestra i suoi soldati a uccidere e non essere uccisi in vista di una eventualità teorica, ma di un conflitto in atto, seppure al momento latente. In altre parole, Israele è formalmente in stato di guerra contro Siria e Libano, e l'eventualità di uno scontro armato è concreta e percepita come imminente.
Voglio dire, ci sono state battaglie l'estate scorsa, su quel fronte.
Insomma, quelli sparano, mica cazzi.
E sparano sul Libano. Si preparano a farlo, se necessario, anche sulla Siria, ma non mi pare che una ripresa dei combattimenti nel Golan sia un'ipotesi realistica nell'immediato.
Il problema nasce nel momento in cui io ho degli amici a Beirut e Damasco. Gente tranquilla, normale, inoffensiva, a cui voglio bene. Ragazzi e ragazze che fanno la loro vita. Il fatto che qualcuno si organizzi per bombardare le loro case e sparargli difficilmente mi renderà questo qualcuno simpatico.
Ma nemmeno ostile. Dubito che Dani abbia qualcosa contro Aisha (il nome è di fantasia), una mia amica sciita di Sidone. Non credo che la odi e voglia ucciderla. Al tempo stesso, Aisha probabilmente ha molte cose da ridire contro lo Stato d'Israele, ad esempio il fatto che la sua gente ha vissuto sotto una durissima occupazione militare israeliana per diciassette anni. Ma non odia Dani. Odia, o teme, o detesta, una cosa astratta che si chiama Stato d'Israele, e lo fa per la buona ragione che questa entità rappresenta per lei una minaccia.
E questo, (vedete quanto sono complicate le cose) malgrado abbiano un nemico comune, Hizbullah, che vorrebbe imporre ad Aisha il velo islamico e, teoricamente, distruggere Israele.
D'altro canto Israele desidera distruggere Hizbullah, perché questa organizzazione, vista la sua ragione sociale, rappresenta un pericolo. Va detto che, per ammissione del suo segretario, se Israele non avesse invaso il Libano, quasi sicuramente Hizbullah non esisterebbe.
Dunque, chi è il nemico?
giovedì, giugno 28, 2007
Vorrei fare un commento ragionato a questo articolo, ma riesco a pensare solo una cosa:
MA COME STRACAZZO GLI E' VENUTO IN MENTE????
Cioè, si sta parlando di Tony Blair, uno che è stato capace di fare la seguente, surreale, affermazione:
"Sono sinceramente addolorato dei pericoli che i nostri soldati sono costretti a fronteggiare ogni giorno in Afghanistan e in Iraq. E so che alcuni pensano che questi pericoli siano inutili. Io non lo penso e non lo penserò mai. Sono convinto che stiano combattendo per la sicurezza di questo Paese e per un mondo più grande, contro persone che vorrebbero distruggere il nostro modo di vita"
Tony non appare particolarmente addolorato dei pericoli che sono costretti a fronteggiare ogni giorno i pastori afghani, notoriamente intenti a voler distruggere il nostro modo di vita, ad esempio quando uno dei suoi (di Blair) aviatori sbaglia mira e ne fa fuori una novantina, così per distrazione.
Il che fa pensare che come inviato di pace in Medio Oriente potrebbe non mostrare molto dolore, o anche solo umana compassione, per i palestinesi volenterosi di distruggere il nostro modo di vita che tirano avanti nel dribbling tra i check point israeliani. Sicuramente riuscirà, unendo un po' di puntini sulla carta, a disegnare una specie di Stato Palestinese (si torna a vociferare di affidarne la gestione ai giordani, così tanto per) zigzagando tra i checkpoint e le colonie israeliane.
E questo dovrebbe essere "Ambasciatore di Pace"? Ma fatemi il piacere. Mica tanto per me, che alla fine sto qua in Italia e mi farei anche i fatti miei. Ma quei tipo duecentomila civili iracheni morti dall'inizio della guerra, mi sa che si stanno un attimino rivoltando nelle tombe. Quantomeno chi una tomba almeno ce l'ha.
giovedì, giugno 28, 2007
Il contatore in numeri romani è arrivato ad un punto inquietante.
E ne ho ancora per un po'. C'è tutta la matassa fenicia da sdipanare, e poi Dracula. A quel punto forse riuscirò ad affrontare la questione che mi interessa, che in fin dei conti è la strapallosissima, cara vecchia questione palestinese, per quanto abbia arcirotto i maroni un po' a tutti, e specialmente ai palestinesi che, fosse per loro, penso che smetterebbero volentieri di essere una questione e vorrebbero cominciare ad essere gente normale che si fa la sua vita.
Credo che, arrivato al ventinovesimo post della serie e senza chiare avvisaglie di conclusione, il lettore medio si senta in diritto di mandarmi a cagare. Avrei dovuto parlarvi di Faris Shidyaq una decina di post fa, e non l'ho ancora fatto. Non lo farò nemmeno adesso, perché sul Libano c'è una vasta quantità di cose da dire.
Si parlava dei flussi, e del fatto che Malta sia uno dei punti strategici di passaggio di questi flussi. Sia che si tratti di intellettuali arabi dell'Ottocento, che di elettricisti nordafricani del Duemila, contadini siciliani o conquistatori francesi. E mercanti fenici.
Per i libanesi il fatto di abitare in Fenicia è abbastanza rilevante. Il Libano funziona un po' come una calamita: respinge ed attira. Ha due poli, il Monte ed il Mare. Sia il Monte che il Mare attirano e respingono. Il Monte ha attirato rifugiati, eretici e perseguitati: prima cristiani maroniti, seguaci dell'eresia monotelita. Poi drusi, un gruppo scismatico dello sciismo ismailita, nato in Egitto. E naturalmente gli sciiti duodecimani insediati nel Sud e nella Bekaa. Questi tre gruppi, uniti dalle persecuzioni dei gruppi dominanti sunniti o greco.ortodossi, riuscirono a creare un equilibrio e a collaborare, su Monte. Il risultato di quell'equilibrio fu l'emirato autonomo libanese, ai tempi dell'Impero Ottomano. Il Mare, cioè le città costiere di Tripoli, Beirut, Sidone e Tiro, partecipavano invece della vita urbana comune del mondo bizantino prima, arabo ed ottomano poi, ed in generale ai flussi mediterranei. La popolazione era sunnita o greco-ortodossa, sul Mare.
Gli equilibri sul Monte si ruppero per varie ragione, di cui le principali furono l'indebolimento dell'Impero Ottomano e gli interventi delle potenze europee, in particolare Francia e Gran Bretagna, che fomentarono i pogrom interreligiosi del 1840 e del 1858. Nel frattempo il Monte conosceva uno sviluppo agricolo notevole, soprattutto per la produzione della seta, e la sua popolazione esplodeva; le sue aspre terre respingevano, mentre il fremito di progresso che alitava sul mondo di quel secolo baldanzoso portava i giovani libanesi, soprattutto nelle comunità cristiane più legate all'Occidente, a guardare all'orizzonte, ad Ovest, al Mare. Migravano a Beirut, in Egitto, e soprattutto, in America. Mikhail Nu'ayma, Jubran Khalil Jubran e molti altri intellettuali della rinascita araba presero il Mare.
mercoledì, giugno 27, 2007
Venezia, fine anni Ottanta:
un bambino moro cammina su una fondamenta e guarda una bottiglia di plastica che galleggia nell'acqua verdastra.
Sua madre lo chiama. Il bambino sale su un vaporetto. Entra a Palazzo Grassi, dove c'è una mostra di archeologia fenicia. Guarda affascinato le iscrizioni e i gioielli di vetro colorato.
Sua madre compra una maglietta con una scritta in fenicio.
Marche, inizio anni Novanta. Il bambino moro è tornato a casa, ha imparato a leggere e si fa una cultura. Il suo mezzo è l'Enciclopedia Conoscere. Un'opera del 1962. Il bambino pensa ancora che esista l'Unione Sovietica e che il Tibet sia una nazione indipendente.
L'Enciclopedia è piena di Storia: la Storia, lì, è rappresentata come la narrazione di una epica lotta dei Romani prima e del Popolo Italiano poi per difendersi da biechi e crudeli stranieri desiderosi di assoggettarli e distruggerli. Questo collima con la visione del mondo trasmessa su Canale Cinque dai GI Joe all'attacco e da Jeeg Robot d'Acciaio, quindi il bambino, pur essendo indubbiamente comunista, ci crede.
Il bambino apre una pagina dell'Enciclopedia, che ha il pregio di essere ben illustrata. L'illustrazione mostra un uomo barbuto che si staglia sopra un'alta rupe. Da questa osserva un panorama incurvato, brandendo una mano contro contro i contorni verdi di quello che si riconosce essere l'Italia. Ai suoi piedi è confitta in terra una corta spada.
L'uomo si chiama Annibale Barca. E' un Fenicio.
Il bambino capisce che quell'uomo è il suo eroe. Non sa perché, però lo ammira tantissimo.
Il bambino ha un'altra fonte di Cultura. Un libro di storia di scuola media appartenuto a suo zio.
A quei tempi li facevano per bene, i libri di storia. Interi passi di Erodoto. Quel bambino passa i lunghi pomeriggi a casa della nonna, a leggere quel libro. A imparare cose sulla struttura politica di Atene e Sparta, che si ricorda ancora. I suoi genitori sono fuori, lavorano. Le sere d'inverno sono lunghe. Il bambino legge delle guerre persiane o dei Gracchi. Il bambino si scalda al caminetto ed osserva sulla Conoscere i vividi disegni colorati degli elefanti di Pirro o del porto di Cartagine.
Il bambino impara sul libro di storia vecchio di vent'anni la tattica di Annibale a Canne.
Il bambino prende un foglio e dei pennarelli ed un atlante in cui il Sinai è ancora Israele, e si mette a scrivere cosa avrebbe dovuto fare Annibale per vincere la guerra.
Ospedale civile di Fermo, Marche, inizio anni Ottanta:
Nasce un bambino moro. La madre lo vede. Vorrebbe chiamarlo Leone, ma ha una criniera nera, non sa. Pensa che il leone è l'emblema di San Marco.
Si chiamerà Marco.
San Marco era un evangelista. Fu il primo vescovo di Alessandria d'Egitto, ed è il protettore dell città di Venezia.
Poi uno dice che il Destino non esiste.
Behobbak yaa Lubnaan
mercoledì, giugno 27, 2007
Riflessioni. Dal blog
an-nisa:
Bismillah
Scusate ma avete letto che cosa riporta il link segnalato da certo Davide "la strada da seguire è questa?" In quanto musulmana con una conoscenza seppur minima dei principi della mia religione non mi riconosco per niente nella "maggioranza silenziosa dei musulmani e arabi liberi" che affermano tutte quelle scempiaggini a proposito dell'Islam. Per favore, chiamiamo le cose con il loro nome: quello definito nel link non è l'Islam e chi vuole provare il contrario deve portare versetti e ahadith del Profeta saaws che lo provano. Con questo articolo che cosa si vuole dire? Che per non essere considerati terroristi e pericolosi integralisti islamici bisogna far passare sotto l'etichetta di "islamico" tutto quello che ci pare? Purtroppo certa informazione viene fatta da ignorantoni al solo scopo di creare tensioni e problemi oltre che a diffondere pregiudizi e falsità. Il punto è sempre quello: ma che cosa vogliamo? cercare di vivere insieme rispettando le differenze che ci sono tra di noi (intendo musulmani e no) o vogliamo l'omologazione al modello e stile di vita occidentale? Osservate un attimo la differenza di atteggiamento tra musulmani e non musulmani. Il musulmano non pretende che il non musulmano adotti il suo stile di vita e nemmeno cerca di convincerlo che DEVE diventare musulmano (non fa parte della dottrina islamica l'obbligo della conversione) perché l'Islam è ACCETTAZIONE VOLONTARIA del messaggio coranico e SOTTOMISSIONE VOLONTARIA alla volontà divina. Perché allora i non musulmani non sopportano che i musulmani abbiano dei comportamenti diversi dai loro? Perché in fondo è di questo che si tratta: tu puoi benissimo essere buddista, scintoista, e quant'altro ma se sei musulmano devi comportarti come un occidentale: rifiutare la poligamia, accettare l'omosessualità, DEVI divertirti e ridere anche tu se la tua religione viene insultata da vignette satiriche. E' questo il concetto di libertà occidentale: sei libero di fare quello che noi ti diciamo di fare, e sei libero di pensare quello che noi ti diciamo di pensare (noi occidentali, ovviamente). Noi musulmani, invece, diamo fastidio ai non musulmani perché noi musulmani siamo davvero LIBERI: il nostro signore non è il denaro, non è il sesso, non è il divertimento, non è tizio che ci viene a dire che cosa dobbiamo pensare o fare, come ci dobbiamo vestire per piacere agli altri, non obbediamo alle leggi di mercato, non riuscite a comprarci perché le nostre anime le ha già comprate Allah swt: "Allah ha comprato le anime dei credenti e le ha pagate con il Paradiso". E questo vi brucia, eccome se vi brucia. Se no non si spiega perché al musulmano non da fastidio il non musulmano ma al non musulmano da fastidio il musulmano. E allora quale mezzo migliore per eliminare qualcosa che da fastidio? Affibbiargli un'etichetta di terrorista. Ebbene, io mi riservo il diritto di essere musulmana "tout court" e rifutare qualsiasi comportamento aberrante che si voglia far passare sotto l'etichetta di islamico, ivi compreso il terrorismo, che sappiamo benissimo non fanno parte né dell'etica né dei principi islamici. Chiamiamo le cose con il loro nome: una cosa è l'Islam, altra i musulmani. E fissiamo una volta per tutte un principio fondamentale che tutti possiamo condividere: il rispetto delle differenze. E a questo proposito invito chi non l'ha ancora fatto a leggere il commento lasciato da MattBeck in un post precedente, un commento intelligente e preciso. Un ultimo commento su quanto detto da albionese, se non mi sbaglio. Dice bene la sorella Aisha quando definisce vergognoso l'atteggiamento di chi non vede che dietro la storia di Kassim, innocente, lo ribadisco anch'io, c'è tutta la sofferenza e il dolore di un'intera famiglia. Aggiungerei che c'è da aspettarselo da gente che ormai non si scandalizza più per i morti a centinaia, per le ingiustizie e l'oppressione nel mondo intero: quella gente vede solo il proprio interesse, quando Allah ta'ala vede che la persona ormai non tornerà più verso di lui, "mette un sigillo sul cuore" (Corano) e niente lo toccherà, e forse loro non sanno che a quel punto perderanno una cosa straordinaria, la grazia immensa di SENTIRE la misericordia (rahma) del Creatore in questa vita, quella che come ha detto Rasul saaws "rende il cuore tenero" e " fa scendere le lacrime". Non posso che dire alhamdulillah wa shukru lillah (Lode ad Allah e a Lui il ringraziamento) per avermi reso musulmana! Che Allah ta'ala colmi della Sua rahma le sorelle e i fratelli tutti! amin!
Aminah Ummzakaria
mercoledì, giugno 27, 2007
Se avete mai visto il Monte Libano, capirete subito di cosa parlo. Se no, mi dispiace per voi.
Trovo arbitraria l'idea che le società e le culture siano completamente determinate dal loro ambiente, ma credo anche che la geografia influisca profondamente sulla storia e la cultura. Se volete discuterne, va bene. Provate a creare una società industriale autosufficiente nel Sahara e ne riparliamo.
Ero a Laqlouq, sotto di me le montagne scendevano fino ad incontrare il mare, lasciando solo una piccolissima pianura dove una volta sorgeva la città fenicia di Gubal, Biblo per i greci, oggi Jbeil.
Un città antichissima, che ha dato indirettamente il nome alla Bibbia; per millenni lo sbocco sul Mediterraneo degli stati ed imperi siriani e mesopotamici. Chiusa, come il resto della Fenicia, tra i monti ed il mare. Dietro i monti, regni potenti, avidi di legno di cedro (gli alberi d’alto fusto, essenziali per templi e palazzi, scarseggiano in Iraq ed Egitto).
La libertà del mare, il richiamo del mare. E’ la prima cosa che senti, in Libano.
L’ho sentita io, l’ha sentita la mia compagna di viaggio. Dovevano sentirla anche i Fenici.
Doveva sentirla la figlia del re di Tiro quando si lasciò rapire da un toro bianco che la condusse ad occidente, a Creta. La ragazza si chiamava Europa.
Dal toro bianco avrebbe avuto un figlio. Minosse.
Uso il termine “mito” nel senso originario. Discorso che trasmette una convinzione condivisa e fondante, in un certo senso vera, ma non necessariamente vera in senso letterale. Il mito greco di Europa e di Cadmo, suo fratello che lascia la Fenicia per cercarla e fonda la città di Tebe, nasconde una grande verità, che i Greci consideravano ovvia, ma noi no: la civiltà greca, con tutte le sue innovazioni, non è un fiore nel deserto ma si sviluppa in continuità e contiguità dalle civiltà antico-orientali.
Europa, l’eponima di questa nostra terra di radici giudaico-cristiane, (qualsiasi accidente di cosa voglia dire) è una principessa libanese.
Il suo nome viene da una radice semitica ع-r-b o gh-r-b (le prime lettere rappresentano due suoni gutturali, grosso modo simili alla r francese, che si alternano in alcune lingue semitiche). Non vi tedierò con spiegazioni sul triconsonantismo.
In arabo esistono entrambe queste radici: ع-r-b significa appunto “arabo”. Gh-r-b è la radice che indica il tramonto, l’oscurità, e quindi l’Ovest. Maghrib è “il luogo del tramonto”. Il Marocco. Riporta anche al senso di meraviglia e di estraneità. Gharib è lo “straniero”. In Alto Egitto, ghurayba è il nome di un dolcetto bianco.
Queste due radici erano, in origine, una sola. In fenicio, عereb significava mi pare “tenebra” o “ovest” (il luogo tenebroso, dove tramonta il sole. Viene subito in mente il greco Erebo). O anche “spazio vuoto”, deserto, steppa. “Arabo” significava in origine, forse, “uomo del deserto” o forse “forestiero”. È possibile che per spostamento, la radice sia connessa anche al babilonese “khabiru” (la kh in cuneiforme si usava anche per scrivere la ع ) da cui deriva il nostro “ebreo”.
“Europa” ed “Arabia” hanno quindi la stessa etimologia, portata dai monti sul mare. Un’etimologia, come dire, oscura. Se ci pensa, anche Mordor vuol dire “terra oscura”. E in fondo molti reputano Mordor un’allegoria della Germania nazista, l’Orrore nel Cuore dell’Europa.
Cuore di Tenebra, diceva Conrad.
La filologia sarà pallosa, ma a volte fa riflettere.
Ripeto l'invito a leggervi quel capolavoro che è "Sterminate quelle bestie" di Sven Lindqvist. E naturalmente Conrad.
Ah, in realtà in questo post volevo parlarvi di un libanese che andava a Malta. Però, vedete, ci si perde per strada.
martedì, giugno 26, 2007
E' veramente stupefacente la quantità di cose che possono emergere da uno sguardo non troppo distratto a cinque piccole isole al centro del Mediterraneo.
Proprio perché al centro di flussi tra terre e mari, tra Europa ed Africa in senso nord-sud, tra Europa ed Asia in senso est-ovest. Esistono molti posti che possono rivendicare un'eredità fenicia. Cadice, Cagliari, Palermo e Tangeri lo fanno con orgoglio.
Così, credo, fa Paraiba, in Brasile, dove è stata ritrovata una stele in fenicio che lascia tuttora perplessi gli studiosi (sembrerebbe autentica, ma non si è affatto sicuri. Quando l'ho chiesto alla mia prof. di filologia semitica non mi ha saputo dire niente di conclusivo).
Ma esistono solo tre paesi in cui quest'eredità può avere un ruolo nella definizione dell'identità nazionale: la Tunisia, Malta e naturalmente il Libano. Sono tutti e tre paesi (neo-)arabofoni.
Per la Tunisia Cartagine è una gloria (ed una fonte di turismo). Per un regime filo-occidentale e fortemente orientato alla "laicità", che reprime l'islamismo "politico" con violenza brutale (Khadija segnala un caso terribile), il richiamo avrebbe un senso; ma l'identità araba della Tunisia non è mai stata nemmeno vagamente messa in discussione, mene che mai su basi "fenicie", ed anzi stata imposta ad una popolazione berbera piuttosto riluttante (anche se non in modo così forzato e violento come in Algeria, dove i berberi sono più numerosi e hanno la tradizione d'indipendenza dei Cabili e dei Tuareg).
Non so come stiano le cose a Malta, ma credo che l'idea di alcuni studiosi, di ricollegare il carattere semitico del maltese al punico anziché all'arabo, tradisca la voglia di ricollegarsi a quel passato: il passato arabo, si è visto, non è più opzione disponibile per Malta, che si è trovata sul fronte opposto del conflitto per il Mediterraneo, e riferirsi all'Italia (fonte di una vasta percentuale del lessico maltese) è rischioso: per il piccolo arcipelago siamo un vicino ingombrante, al punto che Malta strinse accordi militari con la Libia di Gheddafi per garantire la propria neutralità.
(esiste anche una cooperazione militare italo-maltese, comunque).
Per il Libano le cose sono comprensibilmente più complicate.
Parlavo prima dei flussi: nell'Ottocento e fino ad oggi, ad esempio, se c'era un flusso dall'Europa verso Tunisia, Algeria ed Egitto, c'era e c'è ancora un flusso opposto: giovani arabi che andavano a studiare in Europa, a cercarvi la conoscenza ed il progresso che credevano di trovarvi per riportarlo in patria. Lo fecero i più grandi scrittori arabi: Tawfiq al-Hakim, uno dei padri del teatro egiziano, Taha Husayn, Ahmad Amin, Louis Awad, Rifa'a al-Tahtawi, il tunisino Ali Du'aji, il sudanese Tayeb Salih. Molti di loro hanno lasciato bellissimi testi su queste esperienze. Altri, come il libanese Amin Maalouf, in Europa rimasero per sempre. Di solito in Francia (o Inghilterra), ma volte anche in Italia, come nel caso di Ya'qub Sanu', un ebreo egiziano (la famiglia era originaria di Livorno) che fondò la prima compagnia teatrale d'Egitto e fu conosciuto come "Molière egiziano".
Con loro arrivavano nel mondo arabo idee europee.
Esisteva anche un flusso di emigranti: se nove milioni di brasiliani hanno ascendenza araba, se l'ex presidente dell'Ecuador si chiama Abdalà Bucaram (pensatelo scritto Abdallah Abu Karam) insomma, da qualche parte devono pure essere venuti fuori.
"Qualche parte" è la Montagna libanese coperta di neve e di cedri.
martedì, giugno 26, 2007
E' che mi vergognavo un po' ad intitolare "Identità Ebraica XXV" un post sulla Tunisia, per esaudire finalmente Filomeno. "Maledetti gabbiani" spiega però la ragione per cui sono davanti ad uno schermo di computer alle 6 e 20 del mattino, e scrivo un post per il semplice motivo che mi sono alzato alle 5 meno 20 ed l'ho pensato nel tentativo, fallito, di riaddormentarmi.
Avevo accennato al fatto che Mussolini rivendicava Tunisi. Non era un'idea originale e nemmeno cretina: chiunque nella storia abbia controllato la Sicilia ha sempre fatto del suo meglio per occupare anche l'altra riva del Canale, (e spesso, viceversa) e soprattutto c'erano più italiani in Tunisia che in Alto Adige.
Pescatori e contadini della Sicilia fecero nel nell'Ottocento il percorso inverso a quello degli invasori arabo-berberi di un millennio prima. Si trattava di migranti economici, come i tunisini che ora vengono in qui.
In Tunisia, come in Egitto e altri paesi arabi dell'epoca, approfittavano delle opportunità date dall'apertura di queste regioni all'Europa.
C'era nell'Ottocento, sia europeo che arabo, questo fremito di rinnovamento, quest'ansia di progresso e sostanziale ottimismo. Il Bey di Tunisi e l'Imperatore d'Austria concedevano costituzioni, lo zar aboliva la servitù della gleba (negli stessi, pochi anni), e un gigantesco flusso di europei cominciava ad inondare l'universo mondo. Colonizzatori, avventurieri, contadini, commmercianti, bottegai, amministratori. Potevano diventare agricoltori in Nordamerica, commercianti in Cina, minatori nel Witwatersrand, pastori in Australia, proprietari terrieri dai modi aristocratici in Kenya, ugualmente aristocratici burocrati in India.
Ungaretti è nato ad Alessandria d'Egitto, e così Kavafis.
La Tunisia aveva concesso una costituzione che parlava di uguaglianza davanti alla legge e laicità dello Stato quando in Italia vigeva uno Statuto che prima cosa stabiliva il cattolicesimo come religione di Stato.
La Tunisia però aveva anche un grosso problema, un problema del resto comune all'Egitto e all'Impero Ottomano di allora, e allo Zambia e la Nigeria di oggi: il debito estero.
Il debito estero era una conseguenza del fatto che il progresso aveva dei costi, e che il Bey non aveva nessuna maniera di reperire in Tunisia il credito necessario a coprirli. Sì che lo cercava in Francia o Gran Bretagna; che in questo modo influivano sulla politica locale.
L'Italia, allo sviluppo tunisino, forniva essenzialmente braccia. Coloni, benché la Tunisia non fosse una colonia. Alla fine, dopo una serie di vicende istruttive ma troppo lunghe da raccontare (e cercatevele su Wikipedia, che devo fa' tutto io?), la Francia, che governava la vicina Algeria (anche lì, non mancavano le braccia italiane e maltesi) nel 1881 negoziò col Bey un accordo di protettorato, usando il convincente argomento di un battaglione dell'esercito francese nel Palazzo del Bey.
Il che non interruppe il flusso di italiani verso la Tunisia: anzi, l'occupazione francese di Tunisi andò di traverso al governo italiano, che tendeva a vedere le regione come la sua naturale riserva di caccia. Questo scatenò una guerra commerciale con la Francia il cui principale effetto fu di devastare l'agricoltura siciliana (dato che l'agricoltura del Sud era la principale voce delle nostre esportazioni) a tutto vantaggio della nascente industria della Padania che, non ancora competitiva a livello internazionale, aveva però l'intera nazione come mercato protetto.
Poi ci vantiamo di essere industrializzati.
Per il contadino siciliano rovinato dalla guerra tariffaria, la Tunisia era un dei posti più ovvi e vicini dove andare, ma le autorità francesi non ne erano entusiaste. Più italiani migravano in Tunisia, più l'Italia avrebbe avuto gioco a reclamarla.
lunedì, giugno 25, 2007
Aggiungerei volentieri qualcosina su Dracula, ma prima vorrei farla finita con Malta.
Il primo testo letterario in maltese è del Quattrocento, ma il ruolo geopolitico dell'arcipelago maltese si consacra nel 1565. In quell'anno, sotto il visir serbo Mehmet Sokollu, sul quale vi ho già annoiato, gli Ottomani tentarono, e per poco non riuscirono, a conquistare le isole.
Gli Ospitalieri, grazie al sostegno di una flotta mandata dal viceré di Napoli contro il volere di Madrid (Napoli, la Sicilia e Malta facevano parte dell'Impero spagnolo) resistettero ai Turchi.
Ergo, Malta rimase cristiana ed autonoma. Rimase la frontiera dell'Europa anziché l'avanguardia dell'Islam e dell'arabità. E per questo, pur essendo linguisticamente neo-araba, non fa parte del mondo arabo ma dell'Unione Europea, e lascia annegare i disperati migranti davanti alle sue coste.
Il maltese non sarebbe forse mai diventato una lingua senza i vitali contributi dell'Impero Britannico e di Benito Mussolini.
La lingua ufficiale dei Cavalieri di Malta era l'italiano. Ma Napoleone ebbe la malsana idea di andare a rompere i coglioni all'Egitto, nel 1798. Strada facendo, occupò il nodo strategico di Malta, togliendola ai Cavalieri. Solo che la Francia non aveva la potenza navale della sua nemica, l'Inghilterra. E nel Mediterraneo, l'ammiraglio (parola di etimo arabo, per la cronaca) della flotta inglese era un certo Horatio Nelson. Dal 1799, Malta fu per un bel pezzo, a vario titolo,un possedimento inglese.
La cosa andava benissimo ai Maltesi, che per un po' furono uno dei bastioni dell'Europa contro gli invasori francesi, venuti, si diceva, dall'Indonesia.
Poi, furono semplicemente una piccola rottura di scatole per un Impero, quello britannico, che vedeva nelle loro isole semplicemente una posizione strategica. Però, l'italiano restava la loro lingua ufficiale. L'impero britannico era molto menefreghista in materia di usi, costumi e lingue locali, anche se oggi quasi tutti i maltesi, da bravi occidentali, sanno l'inglese e organizzano anche corsi per i retrivi italiani che non possono permettersi di arrivare in Inghilterra ad imparare la lingua della globalizzazione.
Solo che Malta in teoria era un feudo del Regno di Napoli, e a seguito di alcune attività eversive di un certo avventuriero franco¹-urugayano di nome Giuseppe Garibaldi, che del resto aveva la barba come il Mullah Omar, il Regno di Napoli fu occupato e conquistato da quello di Sardegna, che era governato dalla dinastia francese di Savoia, aveva il suo centro in Piemonte e trattava la Sardegna come una colonia. Il Regno di Sardegna, detto Piemonte per gli amici, si trasformò in regno d'Italia.
Scelse come lingua ufficiale quella che era già la lingua scritta di riferimento della maggior parte della sua popolazione, ovvero l'italiano, e si propose come Stato nazionale dei popoli che avevano l'italiano come lingua scritta di riferimento. Il che includeva i Maltesi, sudditi britannici, ma i Savoia perferirono rompere i maroni riguardo a certe città italofone nella parte del mondo slavo appartenente all'Impero Asburgico. Tipo Trieste.
Le città erano italofone per lo stesso motivo per cui era arabofona Mogadiscio (che ad un certo momento diventò ugualmente parte dello Stato Nazionale italiano, pur non entrandoci un cazzo). L'italiano ( o meglio, il veneziano, che fu arbitrariamente etichettato come dialetto dell'italiano) era lingua della cultura urbana di riferimento sulla sponda orientale dell'Adriatico, anche se la maggioranza della popolazione locale era di lingua slava.
Se domani l'Oman o lo Yemen rivendicassero l'intera costa orientale dell'Africa su basi simili, ci metteremmo giustamente a ridere. Eppure l'Oman avrebbe su Mogadiscio e Malindi delle basi per una rivendicazione storica più fondate di quanto siano mai state quelle italiane su Trieste.
Salvo che i triestini, anche se portavano cognomi slavi, istro-romeni (come il diffusissimo Poropat; vi parlerò dei romeni in Italia quando arriverò a Dracula) o yiddisch (tipo il vero nome di Itali Svevo, che era Schmitz) volevano perlopiù essere italiani, anche a costo di perdere la loro prosperità economica (legata al fatto di essere lo sbocco al mare dell'Austria) e la loro vita cosmopolita per diventare una frontiera etnica e militare. Indubbiamente un pessimo affare, ma contenti loro....
Comunque, messe le mani su Trieste (e già che ci si era, anche su Bolzano, tedesca, e su Fiume, sbocco al mare dell'Ungheria che mai aveva avuto popolazione italofona prima del 1880) l'Italia cadde preda di una specie di delirio nazionalistico (oltre che di una serie di imbarazzanti questioni sociali che però non ci interessano). Per cui, dopo aver ottenuto qualcosa di più di ciò che uno Stato nazionale dei popoli italofoni potesse osare sperare (tipo un territorio abitato da parecchie centinaia di migliaia di Croati, Sloveni e Tedeschi... e concedo che i Friulani siano Italiani) si iniziò a spaccare le balle all'universo mondo, su una certa vittoria mutilata, presumibilmente connessa agli eventi militari del 1917 dalle parti di Caporetto.
Per non farsi troppo frantumare i coglioni, l'Inghilterra regalò all'Italia un territorio che era chiaramente parte delle esigenze nazionali del paese: era infatti un'area semidesertica abitata da popoli di lingua somala e swahili, che come è noto appartengono alla compagine nazionale italica. L'Oltregiuba.
Per qualche misterioso motivo, Mussolini, che nel frattempo aveva preso il potere in Italia nonostante la valorosa resistenza dell'Esercito in nome del giuramento al Re e allo Statuto (se non sapete la storia, sto scherzando!!!! e andatevi a leggere un manuale di terza media), non gradì. Cioè, gradì, ma per una nazione che non era in grado di controllare la sua colonia in Libia da qualcosa come dieci anni, gli sembrava troppo poco. Comunque spedì un commissario a fare della Somalia un possedimento italiano anche all'infuori delle carte geografiche, e mandò armi al governatore della Libia, Volpi (uno la cui morte a piede libero è un mistero dell'etica, essendo anche tra le altre responsabile, decenni dopo, della catastrofe del Vajont... invece ogni anno si assegna alla memoria di questo assassino di massa una coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia... ma sticazzi, dice uno, ce lo vogliamo mettere?) armi, dicevo, per riportare la Libia a colonia italiana in pratica oltre che in teoria.
Mentre controllava il 10% della Libia o giù di lì, Mussolini decise che la colonia mai occupata non era sufficiente per gli eredi di Roma. Voleva anche il Ciad ed il Camerun, su cui era noto che Augusto aveva portato la grande civiltà di Roma, e dove milioni di italiani irredenti aspettavano solo che gli venisse sbattuto l'italiano a forza nelle epiglottidi per poterlo parlare e diventare parte dello Stato Nazionale italofono.
Questi grandi disegni non impedivano a Mussolini di scassare le balle all'universo mondo anche su popoli che erano realmente italofoni (quantomeno più dei tedeschi di Bolzano) come nel Nizzardo e a Tunisi e a Malta. Gli inglesi si misero a ridere, finché Mussolini non decise di completare l'unità d'Italia, lanciando seicentomila contadini armati di fucili moderni (spesso presi agli austriaci nel 1918) ed appoggiati dall'iprite e dal fosforo bianco (sì, quello di Falluja) a riprendere per l'Italia una terra irredenta: l'Abissinia, o Etiopia.
Che ha in comune con la Libia e con Malta il fatto che la sua popolazione, perlopiù, parla una lingua semitica. Lo stesso tipo di relazione, insomma, che hanno l'Islanda ed il Bangladesh (dove si parlano lingue indeuropee).
In un epoca in cui il concetto di "indeuropeo" era preso molto sul serio, specialmente da un tale coi baffi che governava la Germania, gli inglesi si preoccuparono per Malta. Il fatto che Mussolini avesse accennato alla sua volontà di conquistarla potrebbe aver contribuito alla loro preoccupazione, ma Mussolini aveva anche detto di volere assolutamente il Borku ( desolata regione desertica all'estremo nord del Ciad) che poi, allorché la Francia glielo offrì aggratis, aveva rifiutato sdegnosamente. (Il che avrebbe generato un incertezza di confine, causando una guerra tra Libia e Ciad nel 1986).
Sta di fatto che mentre Mussolini allotonava l'universo mondo su quanto l'Etiopia sarebbe stata meglio, se solo i suoi legittimi abitanti e governanti avessero avuto il buon gusto di levarsi dai cosiddetti per far posto ad un sacco di italiani senza terra e federali del PNF, (ci ricorda qualcosa?) gli inglesi ritennero prudente stabilire che l'italiano cessava di essere a lingua ufficiale della Colonia della Corona di Malta, sostituita dall'inglese e dal maltese, promosso per l'occasione da "vernacolo" a "lingua". Aveva già dei testi scritti ed una tradizione ortografica, perché un semitico in un universo di riferimento indeuropeo, alla lunga, è semplicemente troppo diverso per non scriverlo: se non altro per insegnare la lingua di riferimento, italiano o inglese che sia.
Qui si completa il processo di definizione per cui tra le lingue ufficiali dell'Unione Europea ce ne sono: 5 germaniche, 5 slave e 5 neolatine (manco farlo apposta!), 2 baltiche, 1 celtica, e il greco: tutte indeuropee. 3 ugrofinniche (finlandese, estone e magiaro). Ed una semitica e neo-araba. Il Maltese.
L'ultima avanguardia di Fortress Europe, che parla arabo senza saperlo.
¹ Nizza è francese anche dal punto di vista storico-etnico. Vi si parlava una forma di provenzale.
domenica, giugno 24, 2007
Aggiornamenti:
1- Invito chi non l'avesse già fatto ad inviare una mail a nomoreword@secondoprotocollo.org per chiedere la liberazione di Abou Elkassim Britel, il cittadino italiano musulmano ingiustamente detenuto in Marocco nonostante ne sia stata dimostrata la completa innocenza.
Un pensiero a sua moglie, Anna Khadija, che da anni lotta per avere giustizia.
2 - Ho sistemato le tag. Adesso seguendo la tag "ebraismo" avrete questa serie completa.
3 - Rimando a questo interessante post di Cloro sui miti fondativi, invece di dilungarmi io in una discussione sull'argomento.
E adesso.
Ecco le risposte alle domande del post precedente nella serie. Da Rieducational Channel:
1) Nessuno. Ai suoi tempi non c'era.
2) Non gliene fregava niente, a lui.
3) Con le Amazzoni.
4) Nessuna. A meno che non viviate a Visegrad
5) No
6) Non molto
7) Forse
8) Assolutamente no
9) Un gruppo di etarras baschi
10) Non molto, ma massacrò un sacco di Turki.
Dalla realtà:
1) Il presupposto della domanda è falso.
Mehmet Sokollu nato Sokolovic nacque come serbo di Bosnia ma fu educato e visse come turco musulmano. All'epoca c'era un conflitto politico tra l'Impero Ottomano, di cui facevano parte sia i Serbi che i Turchi, e quello asburgico, coi suoi alleati. Uno scontro di civiltà su base religiosa poteva essere qualcosa di avvicinabile alla visione che ne avevano le autorità cattoliche del tempo, non quelle ottomane o tantomeno serbe ortodosse (che erano fedeli alla Porta, in quel periodo).
Certo, l'Impero Ottomano di Sokollu si proponeva con il rappresentante ed il difensore dell'Islam, tanto da avere durante il suo gran visirato una vera Weltpolitik che includeva il "contenimento" della Moscovia di Ivan il Terribile ed interventi contro i Portoghesi in Indonesia.
Si trattava tuttavia di una politica di difesa dei confini del territorio musulmano, che iniziava ad essere attaccato dagli Europei, assicurando allo stesso tempo l'autonomia e libertà religiosa a Cristiani e l'asilo agli Ebrei nell'Impero.
2) A Sinan Pascià/Scipione Cicala non importava una cippa della Civiltà Occidentale. Lui aveva avuto la possibilità di fare carriera ed arricchirsi al servizio della Porta, cui mise a disposizione le sue grandi doti. Non si è mai saputo quanto la sua adesione all'Islam fosse sincera.
3) Dihya al-Kahina combatteva per la libertà del suo popolo, e probabilmente il suo esercito era costituito tanto da ebrei che da cristiani, pagani e non escluderei che vi fossero anche dei berberi musulmani.
4) Il Ponte sulla Drina è il prodotto di una cooperazione di civiltà, non di uno scontro. Il suo architetto tra l'altro era un dalmata cattolico.
5) Malta è un paese arabofono ma non è più una terra araba per il semplice motivo che non vuole esserlo.
6) Gibuti è un paese musulmano e fa parte della Lega Araba ma non è un paese arabofono e ha una piccola tradizione di cultura scritta urbana in arabo.
7-8) Sant'Agostino era un berbero africano e probabilmente aveva la pelle scura. Del che non importa niente a nessuno.
9) Sì, un'imboscata di un gruppo di cristianissimi baschi, anche se l'ETA non esisteva ancora. I truci Mori non c'entravano niente.
10) Il mito del Conte Dracula si basa su quello di Vlad III Tepes detto Dracula, un sanguinario principe romeno (o secondo alcuni, magiaro) che combattè i Turchi e tiranneggiò i suoi sudditi con tale ferocia da creare la leggenda che ne bevesse il sangue. Dovrebbe essere l'idolo segreto di Debora Fait e della Fallaci buonanima. Drac (Drago) in romeno significa "diavolo".
Mi pare che Dracul ("il diavolo") fosse il soprannome di suo padre, Vlad II l'Impalatore, così chiamato per i metodi con cui trattava i prigionieri di guerra turchi: impalamenti e torture. Dracula vale "figlio del diavolo".
Dunque, un stirpe di grandi campioni della difesa della Cristianità e dell'Occidente coi suoi Valori.
sabato, giugno 23, 2007
Ci si è mossi in fretta, per Kassim. Ho postato su Kilombo la denuncia di Khadi (che sta seguendo in dettaglio la vicenda sul suo blog) solo due giorni fa, ed è già partita da Secondoprotocollo, IND e Unacr, un'iniziativa, NO MORE WORD, che ha già avuto molte adesioni. Invito tutti ad aderire (intendo anche i miei parenti-lettori), vi costa mezzo minuto per mandare una mail di adesione a questo indirizzo: nomoreword@secondoprotocollo.org , segnalando, se lo avete e se volete, l'indirizzo del vostro blog o sito.
La Civiltà Occidentale ringrazia.
Inoltre segnalo quello questo ottimo articolo di Matt sulla vicenda.
NB: l'iniziativa, a differenza di alcuni promotori, non ha niente contro Microsoft Office. :))))))))
sabato, giugno 23, 2007
A volte il sottoscritto va verso il popolo. Il che significa ad esempio entrare in una chat per sapere qualcosa sulla visione del mondo della Casalinga di Voghera. Non chatto spesso, sia perché non ho tempo, sia perché trovo generalmente che l'ambiente sia fastidioso. Voi direte, ma esci a berti una birra piuttosto.
Il fatto è che la birra costa e la chat è gratis. E che inoltre, la Casalinga di Voghera non va a bersi una birra a Venezia. Quando voglio sapere come vede il mondo il Pischello di Venezia esco a bere una birra.
La mente della Casalinga di Voghera è in grado di partorire cose insospettabili. Sorvolerò sulle richieste di agghiaccianti pratiche sessuali che non ritengo fisiologicamente possibili, né tantomeno piacevoli. ("Ciao, sono nuda e calda, ho 40 anni e mio marito non c'è. Vuoi vedere mentre mi infilo un cactus in **** ?").
Mi interessa invece la percezione che la Casalinga di Voghera (CdV) ha della Guerra Infinita contro i Terronisti Islamici.
Da un'insieme di dati frammentari, la Nostra ha dedotto che nel mondo attuale sia in atto un epico scontro tra il Bene, che Siamo Noi, ed il Male, che sono i MuSSulmani anche detti Islamici, che risiedono in un luogo della mente non ben identificato, dal quale partono per sferrare i loro attacchi e nel quale ordiscono la loro cospirazione tesa ad imporre il burqUa alla casalingUa di Voghera, nonché lapidarla se persistesse nelle sue pratiche sadomaso.
Deve stargli proprio sulle balle, a 'sti qua, Voghera. Mica Tel Aviv, o Washington, o qualche altro centro del potere occidentale. No, per i loro imperscrutabili (ma senza dubbio perfidi) motivi, ce l'hanno proprio con Voghera.
Non vedete come rubano il lavoro ai mariti delle CdV? Non vedete che si sono impadroniti di una garage per fare le loro cose (senz'altro mostruose, altro che cactus nelle parti intime) ogni venerdì? Garage dopo garage, conquisteranno tutta Voghera!
Chiamerò il luogo in cui i MuSSulmani cospirano e, tra una cospirazione e l'altra, vivono, Mussulmania. E' probabile che la Mussulmania confini con la Terrasanta, visto che "quelli" stanno facendo "un gran casotto" da quelle parti.
Quelle parti sono tutto l'orbe terracqueo dall'Adriatico all'Oceano Pacifico, e qui si troverebbe la Mussulmania. E' un po' difficile collocarla su un carta geografica, perché non esiste, ma forse ne fanno parte l'IraK e quell'altro posto col nome simile. Nonché l'Arabbia, che sarebbe lo Stato nazionale di tutti gli Arabbi, per cui forse il Qualcosistan sta in Arabbia.
Non si capisce mai niente, da quelle parti.
In Mussulmania, vista l'intrinseca malvagità del suo miliardo di abitanti, vigono ovviamente leggi assurde. Ad esempio, non è possibile abbattere la Mecca per costruirci sopra una cattedrale, il che rende insostenibile la pretesa degli Islamici di costruire una moschea sulle macerie fumanti di San Petronio a Bologna.
Se lo fai ti uccidono (e vorrei vedere: se tenti di tirar giù San Pietro con dell'esplosivo ad alto potenziale, ti uccidono anche le Guardie Svizzere).
Inoltre in Mussulmania "non c'è la democrazia", perché se ci fosse, le terribili masse mussulmane (la cui religione impedisce la democrazia) invaderebbero l'Europa, incuranti del fatto che lo stanno già facendo.
Non c'è nemmeno la libertà, infatti se sei cristiano ti ammazzano, altroché. Bisognerebbe quindi informare la Chiesa Sira Ortodossa Orientale, la Chiesa Maronita, la Chiesa Armena Apostolica, la Chiesa Assira d'Oriente, il Patriarcato Siro-Caldeo, la Chiesa Copta d'Egitto, la Chiesa Melkita e la Missione Metodista d'Oriente che hanno cessato di esistere, dato che i MuSSulmani hanno massacrato tutti i loro fedeli.
(Nota mia: alcune di queste chiese, in particolare l'armena e l'assira hanno effettivamente subito massacri dei propri fedeli. Ma sono stati i Turki, non i MuSSulmani).
Esistono diverse categorie di abitanti della Mussulmania.
Anzitutto sono un po' Arabbi, (e forse anche arabbiati) tra cui ci sono anche i Moderati ( ma "arabo moderato" è uguale a "moderatamente arabo" o invece è moderato nel senso è moderata una chat? Moderatori di Arabbi! Su Rieducational Channel) e poi ci sono i Turki, che prima erano terribbili (ad esempio quando massacrarono i cristiani a Lepanto) ma adesso la Turkia è un paese Arabbo Moderato e pure Laico, però in Europa non ci può entrare lo stesso perché è sempre Mussulmano ed Islamico ed ha quelle leggi illiberali che se vendi Bibbie ti possono uccidere e infatti i Turki (tutti i Turki) hanno ucciso un prete italiano.
Poi ci sono gli Islamici che oltre agli Arabbi includono i Negri (molto apprezzati dalle CdV in alternativa ai cactus) e forse anche i Qualcosistani che come i Turki non si capisce se siano Arabbi o no.
Che anche tra Islamici ci sono gli Islamici Moderati. Ad esempio i Governi Islamici Moderati, anche se sono Islamici e quindi noi li combattiamo (?), torturano solo chi gli diciamo di torturare noi. Che poi sarebbero, si inferisce, i Fondamentalisti Islamici , anche detti Estremisti Islamici, perché contrapposti ai Moderati.
Notare che esistono "Islamici Moderati" ma non "Moderati Islamici". Di contro abbiamo gli Estremisti Islamici ma non gli Islamici Estremisti. Questo perché l'Estremismo è una qualità sottintesa dell'Islamico, per cui di un Moderato non si può dare l'attributo "Islamico", mentre si può predicare che un Islamico è (in via eccezionale) Moderato, inteso non come aggettivo ma come participio passivo (Moderato da qualcosa o qualcuno di esterno a sé, ossia NOI).
Comunque anche i Moderati non hanno la democrazia e non accettano i Valori dell'Occidente.
I Valori dell'Occidente sono quella cosa per cui è proibito a chiunque di attentare alla vita, proprietà, incolumità e libertà di un Occidentale, mentre gli Occidentali ed i loro tirapiedi Moderati possono fare tutto ciò impunemente contro chi gli sta sulle balle, purché non sia Occidentale, allo scopo di civilizzarlo.
La CdV non lo sa, ma questa descrizione dei Valori dell'Occidente non è mia. E' di un premio Nobel per la letteratura. Si trova un libro scritto nel 1898, intitolato "Cuore di Tenebra".
E' molto positivo che i Moderati non accettino i nostri Valori, perché così possiamo pagarli per