Ho tenuto due reading di Bruttastoria insieme a Loris.
Ma volevo parlarvi di come ci sono arrivato, a Verona. In macchina. A4, Milano-Venezia, l'autostrada che ho percorso di più in vita mia. Lungo quella strada si allineano Padova, Vicenza e Verona.
Il paesaggio attorno alla A4 è piatto, fatto di campi intensamente coltivati intervallati da zone industriali più o meno estese. O di zone industriali (o ex-industriali, a seconda del caso) intervallate da campi intensamente coltivati, se preferite.
La Ford Focus di DoubleG corre, con "War on Errorism" dei NOFX a palla, quel dolce casino infernale che mi riporta a me stesso.
Per alcuni la meditazione si accompagna a Beethoven o Debussy; per me, ai Dillinger Escape Plan, agli Iron Maiden, ai NOFX (per chi, come, forse, la signora D.S., non li avesse mai sentiti nominare, sono rispettivamente, una band di casinisti che danno fuoco al palco durante i concerti, un gruppo metal ed un gruppo punk molto noto, più o meno).
Mentre attraversiamo il Wasteland padanoveneto, sulle cascine, frammiste a centri commerciali e fabbriche dall'aria inquietante e passatista, leggo scritte minacciose: "Veneto stato" o "paroni a casa nostra".
Tra due giganteschi graffiti di questo tipo, in vernice bianca (le lettere devono essere alte almeno un paio di metri), si trova un Cristo benedicente, in bronzo, con attorno dei fiori.
Credo che sia già chiaro che, per quanto mi riguarda, Cristo si relaziona alla Padania o qualsiasi altro ideale nazionalistico e/o esclusivista (su base etnica, religiosa, sociale, sessuale o razziale) solamente in termini di bestemmia.
Attraversare questo territorio che proclama le sue tensioni, a grandi lettere, verso chi lo attraversa in autostrada, mi deprime.
Mi deprime anche la diffidenza dei veronesi. Per arrivare a VRBAN, devo chiedere indicazioni. Eppure, per quanto io non abbia la pelle scura e parli un italiano migliore e "normativamente" più corretto del loro, mi evitano. Appena faccio per avvicinarmi, si allontanano con aria affrettata.
Il Veneto, ma probabilmente l'intero Nord, è diventato terra di paura; intenta a costruire ghetti, che ancora non ci sono, ma arriveranno, di questo passo; diviso tra un sogno separatista, minoritario ma radicato (si sta coltivando un nuovo Paese Basco?) ed uno global-capitalista... Ho scelto una strana terra per vivere...
(mentre scrivo la connessione ad internet è improvvisamente impazzita; cercherò di ripristinarla almeno per pubblicare questo post). Ecco, ce l'ho fatta.
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