venerdì, marzo 30, 2007
La parola genocidio viene spesso usata ad minchiam. Ad esempio, non ci sono dubbi sul fatto che Israele stia facendo molte cose sgradevoli ai Palestinesi. Diversi commentatori italiani definisco ciò "genocidio". Mi sembra improprio ed esagerato. Per quanto  molto probabilmente il governo e parte dell'opinione pubblica israeliane desiderino che i palestinesi gli facciano il favore di togliersi di torno, non li stanno sistematicamente massacrando.
Io credo che il termine genocidio vada usato in modo restrittivo. Il genocidio è la volontaria distruzione fisica e culturale di un gruppo di popolazione (comunque definito) in quanto tale. Tendenzialmente si tende a vedere genocidio laddove le sue vittime siano un "popolo". Quindi non si parla di genocidio (in senso stretto) per persone colpite in base al proprio comportamento, e di solito nemmeno alla classe sociale. La faccenda è complessa, perché il modo in cui si definiscono i gruppi di persone sono diversi e a volte complicatissimi (penso alle sfumature del sistema castale indiano, ad esempio). Comunque parliamo di genocidio quando un gruppo viene volutamente distrutto per quello che è e non per quello che fa.
Nessuno pensa che gli Stati in cui c'è la pena di morte commettano genocidio perché stanno sterminando gli omicidi.
Quindi, per definire un genocidio non conta tanto il fatto che venga ammazzata della gente; è piuttosto pertinente invece quello che passa per la testa degli uccisori. In sostanza, si tratta di un delitto caratterizzato dal movente.
Non basta nemmeno che le vittime vengano uccise perché sono "X" (dove X può voler dire, Ebrei, Neri d'America, Cristiani, Musulmani, Tutsi, Herero, Cheyenne, Zingari, Comunisti, Borghesi, Ucraini, Armeni, Sciiti, Gay, Salcazziani e quant'altro). Per definire il genocidio, e distinguerlo dal "semplice" pogrom, occorre una intenzione di annientamento, e che questa intenzione sia decisa, portata avanti, giustificata ed organizzata. Il Metz Yeghern e la Shoah sono chiaramente casi forti di questo tipo. Anche lo sterminio in Ruanda (che ha un nome specifico in lingua kinyalrwanda, ma non me lo ricordo) è indubbiamente di questo tipo.
Se scava sotto alle contorsioni del linguaggio usato, la politica di Stalin verso i Kulaki e la vecchia borghesia era grosso modo la stessa.  La gente moriva per quello che era, e l'idea era di estirpare  quelle persone  (i "borghesi" )  dalla faccia della Russia.
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venerdì, marzo 30, 2007
Allora. Io non sono molto freudiano. Anzi. Se devo proprio aderire ad una corrente di psicanalisi, tenderei ad essere un po' junghiano. Se non altro perché un'analista junghiana mi ha più o meno salvato la vita, o quantomeno l'anima, facendomi certi discorsi in un momento di crisi (era il periodo in cui Dio mi aveva fatto un fischio, e mi aveva detto, "Ciao, sono Dio, ed esisto davvero" come raccontavo in un vecchio commento).
Di psicanalisi so poco.
Sta di fatto che riconosco l'esistenza di una parte della mente umana che trascende la consapevolezza, e che chiamerò inconscio. Secondo le teorie psicanalitiche, l'inconscio si manifesta nei sogni.
Io comincio a nutrire il sospetto che il mio inconscio sia diventato musulmano senza avvertire né l'Ego cattolico né il Super-ego laico ed illuminista. Ci sono le basi per una gradevolissima schizofrenia.
Vi spiego.
Notte n. 1:
Sono un bambino. Intorno a me c'è una terra desolata, sassosa, ghiaiosa, grigia, di colline e calanchi, arida. Tengo per mano la donna che nel sogno è mia madre. E' una donna grande, dall'aspetto materno, il viso abbronzato al sole, i capelli grigi coperti da un velo, una jallaba di lana di cammello blu. Mi parla dolcemente, in arabo. Sono in Palestina.
Sento un sibilo. Una pallottola, proveniente dall'invisibile nascondiglio di un cecchino israeliano, colpisce mia madre proprio sotto al seno, all'altezza del cuore. Lei cade. Io la guardo, piango, le prendo la mano. Lei solleva la mano, infila l'indice nel buco della pallottola, lo estrae insanguinato. Sul suolo sassoso inizia a scrivere. "
Life is nothing. Defend your land", traccia in grandi lettere stampatelle minuscole. Poi spira.
Dissolvenza.
Sono sempre un bambino palestinese. Sono davanti ad un Merkavah israeliano. So che è israeliano anche se non c'è nessuna insegna né bandiera. Grido in ebraico e lancio sassi. Rimbalzano sulla blindatura del carro armato.
Mi sveglio sconvolto.

Notte n.2 (due giorni dopo):

Sono in facoltà. Il sogno è in francese. Entro in una sede universitaria mai vista insieme ad un'anziana signora mora. E' la lettrice di russo. Salgo le scale. Entro in un'aula con i banchi altissimi. Sono a lezione di russo, anche se io cercavo l'aula di arabo. Lei ci da un traduzione, dall'italiano in russo, io scrivo  un foglio, davanti a me c'è la mia grafia cirillica, dopo tanta fatica. Guarda la mia traduzione. Mi segna due errori, mi fa i complimenti.  Parla sempre in russo. Mi squilla il telefonino. Un messaggio di A.: "E' stato ucciso un ragazzo all'Università di Beirut. In Libano è scoppiata la guerra civile".
Dissolvenza.
Ho ancora in mano la mia versione in russo mentre guardo il TG. Cannoni sui villaggi del Monte Libano.
Dissolvenza.
Sono a Beirut Ovest. Faccio parte di una milizia, forse Hezbollah, o il Tashnag. I Falangisti stanno bombardando la città. Beirut è distrutta devastata. Mi sveglio atterrito. Vado a controllare le notizie, in preda al panico.

Adesso, io non so bene che pensare. Prego solo che non siano sogni premonitori. Qualche idea?
venerdì, marzo 30, 2007
In armeno, "Grande male". E' il nome che gli armeni danno al loro sterminio.
Il genocidio degli armeni fu commesso dai nazionalisti turchi che governavano l'Impero Ottomano nel 1915 durante la prima Guerra Mondiale. I morti furono circa ottocentomila o più, i deportati ed i rifugiati credo almeno un milione. A volte Metz Yeghern viene indicato come il primo genocidio del Novecento. Questo è inesatto. Si tratta comunque dell'occasione in cui il termine "genocidio" ed il principio della punizione internazionale dei responsabili vennero enunciati per la prima volta.

Il primo genocidio del Novecento fu lo sterminio dei Nama e degli Herero, due popolazioni di pastori dell'Africa Sud-Occidentale Tedesca, nel 1904-1905. Il Kaiser tedesco aveva emanato contro di loro il Vernichtungsbefehl, l'ordine di annienntamento totale. I morti furono nell'ordine dei centomila.
Non ho informazioni precise, ma mi risulta che ufficiali tedeschi, che avevano partecipato allo sterminio, alla deportazione e alla sorveglianza degli Herero nei campi di concentramento africani, assistettero poi le milizie del Comitato Unione e Progresso turco nel massacro e nella deportazione degli armeni. Alcuni di loro avrebbero servito il nazismo con le loro competenze nello sterminio di massa. Ad esempio, un certo professor Fischer avrebbe studiato gli Herero che si trovavano ai lavori forzati nel campo di Shark Island, dove la mortalità tra i detenuti era superiore all' 80%. Fischer sarebbe stato il maestro di Mengele, il medico nazista di Auschwitz: possiamo immaginare cosa gli abbia insegnato al corso di Antropologia Razziale (che all'epoca era considerata una scienza).

Oggi però non volevo tirarvi cotolette storiche su Metz Yeghern ed efferatezze coloniali tedesche.
Volevo dirvi cosa ho fatto in questi giorni, cioè vedere "la Masseria delle Allodole" dei fratelli Taviani e andare al convegno di Studi Armeni e Caucasici della mia facoltà. Ah, sì, e andare alla presentazione di un libro sulla multietnicità della Russia zarista e sovietica.
Chi segue questo blog sa che ho due amiche armeniste, e che questo blog sostiene la cattedra di Armeno dell'università ca' Foscari. Inoltre, io personalmente mi occupo del Libano, paese in cui esiste una comunità armena numerosa ed importante.
A parte "Metz Yeghern" e "Bariluis" (buongiorno) non so una parola di armeno, e non sono in grado di leggerlo (si scrive con un suo speciale alfabeto di 38 lettere, inventato da Mesrop Mastoch nel 405 d.C.).
Il convegno è stato interessante, ho imparato un sacco di cose. Ad esempio l'armeno, sia classico che moderno, è stata la prima lingua non europea ad avere una traduzione della Divina Commedia. E che il tipico abbigliamento cosacco viene in realtà dai Circassi del Caucaso (un popolo in diaspora, come gli Armeni, in cui per qualche misterioso motivo, qualche predicatore americano sotto acido ha voluto vedere l'Anticristo, forse per qualche delirante associazione con i biblici Gog e Magog). Eccetera.
Ma volevo parlarvi del film.

Ci sono due cose che si possono dire a favore "La Masseria delle Allodole": ha il merito di affrontare il Metz Yeghern, argomento che senza dubbio merita una rinfrescata, e l'attrice che interpreta la moglie del colonnello Arkan è brava.
Per il resto, l'approssimazione della ricostruzione storica è il minore dei difetti: a parte l'invezione di una fantomatica "confraternita dei mendicanti" nel complesso quell'aspetto è accettabile. Certo, se da questo film sperate in qualche modo avere chiarita o spiegata la storia del massacro, perdereste due ore invano. Si vedono solo degli esaltati con delle dubbie uniformi che dicono qualcosa di non chiaro sulla "Grande Turchia" e poi tranciano di netto le teste della gente con delle sciabole da parata (non ci riuscirebbe nemmeno Maciste). Si ricava inoltre l'impressione che l'esercito ottomano non avesse soldati semplici (per la cronaca, le atrocità furono commesse quasi completamente da bande irregolari, non dalle truppe in uniforme; era l'amministrazione civile del partito Ittihad e del Ministero degli Interni, più che la piramide di comando militare, ad occuparsi della logistica del massacro. L'esercito regolare ottomano, ovvero l'unica presenza dello Stato turco nel film, ebbe un ruolo del tutto secondario). Del resto, non pretendevo un'analisi della psicologia genocida.

Il vero punto debole è la sceneggiatura. Credo di non aver mai visto un tale concentrazione di insensatezze, comportamenti illogici, non sequitur e buone idee narrative lasciate cadere nel nulla come in queste due ore. Per cui poi l'aspetto storico si perde, e complice la discutibile provenienza degli attori, si ottiene una specie di Elisa di Rivombrosa in salsa transcaucasica, con la protagonista che non fa una sola cosa intelligente in tutto il film (e infatti si innamora solo di ufficiali che hanno ordini per sterminare la sua gente).


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categoria:cultura, politica, cinema, medio oriente, informazione
lunedì, marzo 26, 2007
Ho trovato qui, in data odierna, un notizia che confermerebbe quanto ho scritto prima. Va però presa con qualche cautela. Seymour Hersh ha detto molte cose giuste, ma ha anche scritto, non so se per svista, malafede o informazioni errate, che la maggioranza della popolazione siriana è sciita alawita, il che è una sciocchezza pazzesca.

Sulle tecnologie nucleari, ribadisco che non sono un fisico né un ingegnere, e mi sono limitato a riportare informazioni che avevo letto o sentito. E' comunque chiaro che le applicazioni militari e civili del nucleare non sono identiche. Ma entrambe si servono di uranio arricchito (anche se il grado di arricchimento differisce molto) e quello che intendevo dire è che mi risulta un'unica tecnologia per ottenerlo, indipendentemente dal tipo di combustibile che si vuole ottenere.

Sempre da quello che ne so, rispondendo ad Uriel, se porto un reattore vicino alla massa critica ottengo una situazione tipo Chernobyl', e non un'esplosione atomica
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lunedì, marzo 26, 2007
Profemate mi chiede: "ma perché non mi racconti cosa rappresenta per te l'Islam?"

La risposta richiederebbe un libro, che in effetti avevo inziato a scrivere e forse un giorno finirò.

Ci sono tante cose davvero, che ho scoperto studiandolo, più di quante sappia dire nel breve di un post.
Islam può significare tante cose diverse. Alcune molto belle, altre che fatico veramente a capire. Credo che alla base della mia esperienza dell'Islam ci sia il concetto di "strada". Una delle parole arabe per "strada" è, non a caso, shari'a.
Altri due termini con lo stesso senso generale sono sirat e sabil, entrambi coranici e pregni di significato religioso.
L'Islam è anche il lato nascosto della cultura e della storia occidentali, il nostro compagno misconosciuto. E' stata la grande cultura arabo-islamica a "fecondare" quella europea medievale, mentre oggi assistiamo al processo inverso, e vediamo il mondo musulmano sviluppare semi e proposte culutrali provenienti dall'Occidente.
Non è detto che questi sviluppi siano piacevoli, dal punto di vista occidentale, così come le conseguenze dello sviluppo dell'Occidente, avvenuto anche grazie al contatto con l'Islam, non furono piacevoli né positive per i musulmani, che guadagnarono alla fine secoli di sconfitte ed oppressione coloniale.

Queste risposte sono ipersemplificatorie e parziali. Ma per ora, basti così.
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categoria:cultura, religione, medio oriente, affetti, società, autoscontri di civiltà
lunedì, marzo 26, 2007
Ricapitoliamo:
Domanda n.1: si può credere all'Iran quando afferma di non avere un programma nucleare militare?
Domanda n.2: in caso di risposta negativa, il timore che l'Iran colpisca Israele con armi nucleari è realistico?
Domanda n.3: in caso di risposta affermativa, cosa si dovrebbe fare?

Provo a rispondere, sulla base delle mie limitate conoscenze:
1: Non lo sappiamo. Ricordiamo i precedenti inaffidabili dei principali accusatori, ma anche la coerenza della politica nucleare con l'ideologia iraniana.
Ha senso prepararsi al peggio, ma non ha senso provocare l'Iran.
L'arma nucleare, normalmente, ha un senso paradossalmente difensivo. Si chiama deterrenza. Chi cerca di dotarsi di armi atomiche tende a farlo perché si sente minacciato, e l'Iran ha buoni motivi per esserlo. Tuttavia abbiamo anche visto come ci sia il timore che l'eventuale atomica iraniana potrebbe avere uno scopo offensivo.
2: Secondo me, si tratta di un'eventualità non impossibile, ma abbastanza remota. L'Iran potrebbe disporre dell'atomica, ho letto, in tre-cinque anni, a condizione che:
- la sua economia sostenga questo sforzo
- il gruppo che ipoteticamente la vuole conservi il potere per questo tempo
Scenario 1: siamo nel 2012, l'Iran annuncia di possedere la bomba e quindi di poter infliggere un danno inaccettabile ai suoi nemici, se questi lo attaccassero.
Scenario 2: siamo nel 2012 l'Iran annuncia di possedere la bomba lanciandola su Israele.
Lo Scenario 2 si potrebbe verificare se:
- il gruppo al potere in Iran fosse disposto a subire la rappresaglia nucleare (fosse cioè un branco di folli)
- la situazione in Palestina e Libano fosse sostanzialmente simile, o peggiore, di quella attuale
- la politica israeliana e quella americana nella regione non fossero cambiate

Dallo scenario 2 l'Iran otterrebbe due soli "vantaggi":
- la distruzione di Israele in quanto potenza effettiva, assieme alla morte di centinaia di migliaia di Palestinesi e alla devastazione del territorio oggetto di contesa (che è, peraltro, nell'ideologia iraniana
, sacro)
- la distruzione delle principali città e centri industriali dell'Iran.
Certo l'Iran, a differenza di Israele, sopravviverebbe in quanto nazione ad un'attacco nucleare; ma non credo che sopravviverebbe il Velayat-e Faqih.

Insomma. L'Iran non avrebbe motivi, se non un improvviso delirio fanatico dei sui dirigenti, per fare quello che lo si accusa di voler fare. L'eventualità non può essere esclusa, chiaramente (del resto, gli Stati Uniti sono governati da sette anni da un gruppo di fanatici religiosi millenaristi) ma da qui a comportarsi in modo diffidente, preopotente e minaccioso, da parte di stati che hanno già quello che accusano l'Iran di voler avere, mi sembra ce ne passi.

3: Non so cosa si debba fare. Ma provocare l'Iran, discriminarlo dalle altre nazioni ed imporgli sanzioni, senza prove, mi sembra poco utile. L'unico effetto che sembrerebbero avere queste misure è quello di rafforzare l'eventuale disposizione iraniana ad avviare un programma militare, facendo sentire il paese minacciato.
La cattura dei soldati inglesi è senza dubbio una provocazione, determinata dalla crescente paranoia che l'atteggiamento internazionale provoca in Iran. Io credo che la crisi si risolverà pacificamente, con la restituzione di quei soldati, ma è comunque un segnale che Teheran sta manadando al mondo occidentale: non abbiamo più voglia di essere trattati come una nazione di serie B. E non stiamo scherzando.
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categoria:politica, medio oriente, guerra allerrore, eretz yisrael
sabato, marzo 24, 2007
Come commentavo al post precedente, ritengo comunque ragionevole opporsi al fatto che alle nove potenze nucleari attuali (otto, se si accetta l'ipotesi che il test nucleare nordcoreano sia una bufala) se ne aggiunga una decima.
Per la cronaca, le potenze nucleari note (e non credo ne esistano di ignote: la maggior parte della potenza nucleare risiede nel fatto che gli altri sanno che che ce l'hai; ad ogni modo, nascondere un programma nucleare non è facilissimo) sono:
  • Stati Uniti (dal 1945)
  • Russia (dal 1949)
  • Gran Bretagna (dal 1952)
  • Francia (dal 1960)
  • Cina Popolare (dal 1964)
  • India (dal 1974)
  • Israele (probabilmente dal 1979, forse prima)
  • Pakistan (dal 1997, forse prima)
  • Corea del Nord (forse dal 2006)
Parecchi paesi hanno condotto programmi nucleari militari, ancora di più hanno la possibilità tecnica di farlo, ed almeno uno di questi, il Giappone, ha annunciato che potrebbe farlo in futuro. Un certo numero di paesi, tra cui Brasile ed Argentina, hanno rinunciato spontaneamente a programmi nucleari militari già avviati; il Sudafrica ha fatto la stessa cosa, dopo essersi dotata di armi atomiche. Si tratta dell'unica potenza nucleare che abbia rinunciato a queste armi dopo averle sviluppate.
Anche Kazakhistan, Bielorussia ed Ucraina hanno rinunciato al possesso di armi atomiche, ma si trattava di parti dell'arsenale sovietico, non di armamenti sviluppati da quegli Stati.
Tre aree del pianeta sono interessate da accordi regionali di denuclearizzazione militare: il Pacifico (e voglio vedere: Tuvalu e Samoa a fare le corsa agli armamenti atomici?) l'Africa e l'America Latina. Un simile accordo è stato proposto varie volte anche in Medio Oriente.
E indovina: l'Iran si è dichiarato disposto ad accettare un trattato di questo tipo; Israele no. Logico: Israele le armi nucleari ce le ha già, l'Iran no.
Attenzione: questo non implica che gli iraniani siano i buoni e gli israeliani i cattivi. Ad esempio, posso immaginare questo scenario irrealistico: tutti gli Stati del Medio Oriente accettano la denuclearizzazione regionale, ed Israele buono buono smantella tutte le sue testate nucleari sotto gli occhi attenti degli osservatori internazionali. L'Iran che non ha la Bomba non smantella un bel niente, ma diversamente da Israele dispone di un sacco di posti in cui nascondere un programma nucleare militare top secret, ed in più adesso che tutti sono più tranquilli nessuno fa storie sull'uso civile (ripeto, la tecnologia nucleare civile e militare sono sostanzialmente identiche), per cui in relativamente poco tempo (qualche anno?) arriva a controllare il ciclo completo di arricchimento e mette su quelle quattro o cinque bombe che gli bastano  per mettere in ginocchio Israele senza paura di rappresaglie dirette.

Io credo che uno scenario del genere sia assolutamente improbabile, quasi impossibile, per diversi ordini di motivi.
Intanto, se ci ho pensato io ci ha pensato anche qualcuno a Tel Aviv, quindi Israele non rinuncerà alle armi nucleari nel prossimo prevedibile futuro, almeno non finché in uno Stato a portata di missile governa qualcuno che dichiara di volerlo "distruggere".
In secondo luogo, non è scontato che la dirigenza iraniana sia composta da potenziali assassini di massa, o che una dirigenza del genere riesca a restare al potere abbastanza a lungo da portare a termine un programma come quello che ho descritto.
Terzo, non è affatto scontato che l'Iran debba violare i trattati, specialmente quando in un contesto del genere il popolo iraniano otterrebbe probabilmente dei benefici dalla nuova situazione.
Quarto, nascondere un programma nucleare militare non è semplice, nemmeno se hai un sacco di montagne e deserti e un programma civile alla luce del sole (che però sicuramente aiutano).
Quinto, fatta salva una rivoluzione politica colossale, se Teheran viola i patti e nuclearizza Tel Aviv, il minimo che può aspettarsi è una guerra contro gli Stati Uniti; che l'atomica ce l'hanno eccome, e non hanno fatto mistero di essere disposti ad usarla.
Nessun governante, nemmeno se è leggermente squilibrato e fanatico, lascerebbe che se stesso ed il proprio stato vengano trasformati in cenere radioattiva e deserti vetrificati solo per la soddisfazione di distruggere qualche città sul territorio di un nemico ideologico.
Certo, un governante totalmente pazzo potrebbe anche farlo. Per il momento, però, non c'è particolare motivo di temere che il governo iraniano nel suo insieme finisca nelle mani di una manica di folli esaltati.
venerdì, marzo 23, 2007
Abbiamo quindi a che fare con una situazione in cui non si può serenamente credere a chi afferma la pericolosità del programma nucleare iraniano.
Anche perché la parte più convinta e strepitante degli stessi ha fatto affermazioni simili riguardo un altro programma nucleare... quello iracheno, per poi scoprire che non esisteva neanche.
Adesso, la differenza tra le due situazioni è che il programma nucleare iraniano esiste. Il problema è sapere se sia pacifico. La questione non riguarda le tecnologie, ma le intenzioni di chi le controlla.
L'argomento degli americani e dei loro alleati è che, non fidandosi delle intenzioni, è meglio impedire l'accesso alle tecnologie. Gli iraniani obiettano piuttosto logicamente che ciò è ingiusto ed illegale; avrebbero del resto ottimi motivi per non fidarsi delle intenzioni americane: a quanto pare, condurre guerre d'aggressione è un comportamento tipico di Washington, non di Teheran, se non altro perché se Teheran anche solo accennasse a provarci verrebbe rasa al suolo. Gli americani dicono che l'obiezione iraniana è motivata dalle loro cattive intenzioni.
Io penso invece che sia sufficientemente spiegata dall'orgoglio. Saddam si comportò così: le armi di distruzione di massa non ce le aveva, ma si oppose alle condizioni umilianti che gli venivano chieste, pur sapendo
così facendo andava incontro a sicura catastrofe (a meno di non supporre che fosse completamente idiota, cosa improbabile per uno che ha mantenuto il potere per trent'anni). In effetti è molto probabile che l'Iraq sarebbe stato invaso indipendentemente da qualsiasi cosa Saddam potesse fare, inclusa la tripla proskinethésis di fronte a Bush baciando il suolo su cui camminava e l'offerta di prestazioni sessuali a tutti i deputati del Congresso. Però forse avrebbe potuto salvare la pelle, umiliandosi a sufficienza.
Saddam scelse di non piegarsi a condizioni che riteneva umilianti per sé ed il suo Paese, e così agevolò la propaganda americana, incapace, come spesso accade in Occidente, di capire l'orgoglio dell'Altro. (questo argomento è interessante: se vi capita, guardate i giornali del periodo coloniale ed il modo in cui parlavano di Menelik ed Hailé Selassié, ci sono delle analogie).
Ciò non assolve Saddam ed il suo regime da crimini orrendi, in particolare il genocidio dei Kurdi noto come operazione Anfal e le guerre d'aggressione contro Iran e Kuwayt.




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categoria:politica, medio oriente, informazione, guerra allerrore
venerdì, marzo 23, 2007
L'affermazione che l'Iran intenda procurarsi la bomba atomica non dimostrata da nessuna prova. Esistono degli indizi, che consistono nell'ideologia antisionista delle  autorità iraniane, nella loro riluttanza a sottoporsi a speciali verifiche ad hoc destinate a rassicurare sulle loro intenzioni, e nel loro rifiuto di rinunciare alla disponibilità completa della tecnologia nucleare. Ovvero nella loro assurda pretesa di essere trattati come qualsiasi altra nazione.
Sul piano dei fatti, è un po' pochino.
Evidentemente  chi diffida  dell'Iran  lo fa (in quanto ostile al khomeinismo) su base apodittica. L'Iran sarebbe cattivo e pericoloso per definizione, e non può essere trattato come un paese normale. Mi sembra comprensibile che le autorità iraniane si oppongano a questo atteggiamento, indipendentemente dal fatto che stiano o meno cercando di costruire la bomba. Il loro atteggiamento mi sembra perfettamente spiegabile anche supponendo che dicano la verità.

E' anche degno di nota che i più preoccupati per il comportamento iraniano siano i rappresentanti di paesi che controllano completamente il ciclo dell'uranio. Tre di essi dispongono di ampi arsenali atomici strategici. Il primo ministro di un altro (il Giappone) ha annunciato l'intenzione (per ora senza seguito) di dotarsi della bomba, suscitando reazioni piuttosto flebili. Un altro ancora (la Germania) dispone di tecnologia nucleare completa e, anche se non ha un suo arsenale atomico, disloca missili a testata nucleare americani sul suo territorio. Di Israele si è già detto. A guardarli così, assomigliano abbastanza a dei bulletti di quartiere.
postato da: falecius alle ore 19:48 | Permalink | commenti
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venerdì, marzo 23, 2007
L'eventualità che l'Iran si doti di tecnologia nucleare suscita una vasta proccupazione in Occidente e soprattutto in Israele. Il motivo è che non ci fida delle affermazioni iraniane, per cui lo sviluppo del nucleare di questo Paese sarebbe destinato a fini unicamente pacifici.
Il problema è che non esistono due tecnologie nucleari, una pacifica e l'altra militare: esiste una sola tecnologia nucleare, per fare una centrale nucleare o una bomba atomica.
Premetto che io considero la tecnologia nucleare di fissione qualcosa di molto pericoloso, ed auspico che il suo uso venga abbandonato. Tuttavia, è nel diritto di qualsiasi nazione far fronte con il nucleare al suo fabbisogno energetico. La Francia, la Svizzera, gli Stati Uniti ed il Giappone, tra gli altri, ne fanno ampio uso. La Svizzera ad esempio controlla da molto tempo l'intero ciclo dell'uranio. Se volesse dotarsi di bombe atomiche, potrebbe farlo in poco tempo e con relativamente poca spesa.
Nessuno considera la Svizzera una minaccia a causa di questo. La Svizzera ha firmato dei trattati che la impegnano a non comportarsi in questo modo, e nessuna persona sana di mente pensa che abbia intenzione di infrangerli, benché si tratti di una delle nazioni più militarizzate della Terra.
L'Iran, diversamente dalla Svizzera, non è neutrale sulla base un trattato internazionale; ad ogni modo, ha firmato dei trattati che lo impegnano a non dotarsi di armi atomiche, ed ha annunciato di volerli rispettare. Tuttavia, le sue assicurazioni non ricevono lo stesso credito di quelle elvetiche.
Questo accade, molto probabilmente, a causa della diffidenza che suscita presso molti governi l'ideologia del regime iraniano, il khomeinismo o Velayat-e Faqih (governo del giurisperito). Si tratta di un'ideologia rivoluzionaria, sia nel senso che è abbastanza diversa da tutte le ideologie precedenti, sia perché propugna la rivoluzione come mezzo per realizzare la sua specifica utopia: lo Stato Islamico, che applica la shari'a attraverso organi esecutivi controllati prevalentemente da autorità religiose. Le decisioni politiche ed economiche in senso stretto invece sono determinate soprattutto da funzionari eletti, ma sotto la supervisione di un religioso, il
Rahbar (tradotto di solito come Guida Suprema) e che assomiglia vagamente al Presidente di una repubblica parlamentare europea. Il Presidente iraniano, che è eletto direttamente, è qualcosa a metà tra un presidente americano ed un Primo Ministro europeo, se si vogliono fare paragoni piuttosto rozzi. In sostanza, è difficile definire l'Iran una democrazia, ma non è nemmeno una dittatura. Il processo decisionale è relativamente policentrico. Ma sto divagando.
Una delle caratteristiche dell'ideologia khomeinista, anche se non ha direttamente a che vedere con lo Stato Islamico, è la sua ostilità assoluta verso lo Stato d'Israele. Questo non vuol dire che il khomeinismo sia antisemita, anche se sospetto che Khomeyni lo fosse, e alcune affermazioni di esponenti khomeinisti iraniani e libanesi lo sono senz'altro. Il khomeinismo è antisionista.
Per quanto indubbiamente esista, ed esiste in questo caso, un legame tra antisemitismo ed antisionismo, non è scontato che le due cose coincidano. Alcuni noti antisemiti, in passato, furono "sionisti" nel senso che volevano togliersi gli ebrei di torno ed erano perciò entusiasti di vederseli partire per la Palestina. Alcuni antisionisti, come il gruppo di ebrei ultraortodossi (ed ultraminoritari) Neturei Karta, non sono sicuramente antisemiti.
Nello specifico, il khomeinismo ritiene che uno Stato ebraico in Palestina sia assolutamente intollerabile, ma che l'esistenza fisica e spirituale di alcuni milioni di ebrei sia accettabile, purché non danneggi gli arabi palestinesi. Questa concezione è quella dello Stato binazionale in Palestina, sulla quale io in teoria concordo, anche se per ragioni e su basi completamente diverse da quelle del khomeinismo. In particolare, io non trovo nulla di male nell'esistenza di Israele, quindi forse non sono antisionista, anche se ho da ridire su diverse cose che le autorità israeliane fanno, come discriminare i cittadini israeliani di origine araba ed occupare i Territori Occupati.
La preoccupazione è che i fautori di un'ideologia siffatta potrebbero desiderare la bomba atomica per distruggere lo Stato di Israele, ad esempio colpendone le principali città. E che quindi l'Iran nasconderebbe un programma nucleare più percoloso degli altri perché intende usare la bomba, e non limitarsi ad averla.
E' interessante notare che da almeno una trentina d'anni Israele (che non ha mai firmato trattati per limitare l'armamento nucleare) dispone di un'arsenale atomico, che attualmente è stimato tra le duecento e le quattrocento testate. Si tratta di qualcosa di sufficiente ad intimidire o minacciare chiunque - compresa un'altra potenza nucleare.
Ma va sottolineato anche che in un conflitto nucleare torna ad essere fondamentale il più vecchio e demodé degli elementi strategici:  la pura e semplice estensione territoriale. Israele è piccolo, densamente popolato e una percentuale rilevante del suo territorio è desertica. Anche un percentuale rilevante del territorio iraniano è desertica, ma l'Iran è molto più esteso, anche se la sua popolazione risulta abbastanza concentrata.



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categoria:politica, medio oriente, informazione, kilombo, guerra allerrore, eretz yisrael
venerdì, marzo 23, 2007

Riposto quasi intero la discussione via commenti che ho avuto da Tisbe, la stimolatrice di menti, con Alieno a proposito di Islam; così Khadija potrà farmi pelo e contropelo, accusandomi (giustamente, lo so già) di essere stato impreciso per amore di brevità. Ma non volevo esagerare nel trascinare discussioni sui blog altrui, per quanto cara buona dolce e carina Tisbe sia.


- ALIENO: […] mai abbassare la guardia, magari adagiandosi su falsi miti. Non c'è mai da fidarsi, il razzismo non muore mai, semmai si camuffa oppure cova nella brace e può provocare l'incendio in condizioni più favorevoli, quando meno ci si aspetta.
Per me il razzismo non è evitabile (basta l'idea di una qualsiasi superiorità, ideologica, religiosa ecc. per averne un po'). E' però possibile e doveroso vigilare perchè sia almeno accettabile, cioè fisiologico e non patologico.
Non è certo giusto che i figli paghino per le colpe dei padri, è però onesto e giusto tenere presenti quegli errori fintanto c'è la possibilità di trarne un insegnamento e, naturalmente, finchè è possibile la reiterazione di quelle colpe.
Oggi credo che le discriminazioni più forti sono, nel mondo, quelle contro la donna, quella del mondo straccione del terzo mondo cui ci degniamo di fare l'elemosina e la beneficienza (magari con un'asta benefica per vendere un abito firmato di 3 anni prima o un party esclusivo e snob dove quello che si indossa alla festa vale quasi più del raccolto benefico - pessimo gusto tra l'altro il contrasto) e quello portato dalle due religioni importanti. Devo dire che però il Cattolicesimo modera la discriminazione perchè non ha più il potere temporale e la valenza avuta in passato per farlo e perchè l'apporto dei Vangeli modera l'asprezza del vecchio Testamento e porta, alla fin fine un messaggio di amore universale e di non violenza (del quale il racconto vangelico di Cristo ne è prova con il suo sacrificio ed il rifiuto di ribellione fisico ecc) mentre leggendo il Corano più volte ho dovuto riscontrare spesso una violenza chiara sia nei confronti delle donne sia nei confronti degli infedeli (Kafiruna) e peggio ancora verso gli apostati che non è solo dialettica ma invito esplicito a mettere in pratica tale violenza.

Il problema è che, mentre i Vangeli sono in qualche modo racconti di uomini e quindi suscettibili di interpretazioni e, volendo farlo, anche di errori, il Corano non lascia scampo perchè disceso direttamente su Mohammad (tramite l'angelo Gabriele) da Allah, quindi è impossibile mettere in dubbio una sola parola e tentare troppe speculazioni per adattare il testo alla sensibilità odierna. Infatti, i fondamentalisti si dicono corretti e fedeli e non capiscono e non approvano l'idea di un muslim moderato: o uno è muslim o non lo è, non c'è il moderato! E spesso (parlandone con diretti interessati) è chiaro anche il disprezzo per i credenti occidentali che lo sono all'acqua di rose o in modi, a loro avviso, di comodo. Il fatto che il Corano venga da Allah direttamente lo rende immutabile (e probabilmente renderà impossibile l'evoluzione dell'Islam alla sensibilità che vorremmo), mentre dei vangeli sappiamo che sono, oltretutto, posteriori, tradotti in greco e spuntano fuori altri vangeli su cui è possibile "lavorare" per evolvere il messaggio.
Ecco, da questo credo che ne verrà fuori in modo sempre più terribile un contrasto e un "razzismo" cui sarà sempre più difficile dare risposta con il dialogo nel tempo, tenendo conto anche che la figura di riferimento, Mohammed, diversamente (molto) da Cristo porta un vissuto personale forte che non è proprio un esempio di pace, ma fatto anche di sangue, di sciabola, di stragi, di vendette e che quindi, come modello, produce, ha prodotto e produrrà frutti conseguenti.
Non che all'uomo serva il modello, anche in nome di Cristo si è fatto tutto ed il peggio di tutto..però il concetto, senza alcuna offesa per nessuno, non può non far riflettere.
L'Islam non è stato il problema del mondo (e le ultime due guerre che ci hanno coinvolto lo dimostrano) ma preoccupa che possa diventarlo e devo dire che certe manifestazioni incredibili di unità nella condanna di strumenti di espressione come la satira mi hanno preoccupato ed impressionato molto (senza trascurare le fatwe che purtroppo a volte sono andate a segno come quella contro Teo Van Gogh..).
Speriamo bene e speriamo che l'esigenza di combattere il razzismo in ogni forma trovi un consenso sempre più diffuso che superi barriere e confini territoriali, nazionali o religiosi.
Il mondo sarà sempre troppo stretto e piccolo finchè esiste l'odio ed il razzismo è uno dei suoi figli preferiti, purtroppo.

 

FALECIO: Io non credo che i messaggi religiosi (né cristiani né musulmani, né di altra natura) siano all'origine di discriminazioni e violenze, anche se so bene che queste posso essere legittimate da ideologie religiose (come il fondamentalismo). Quoto in pieno quello che osservai sul fascismo e sulla segregazione razziale in Etiopia, aggiungere che quelle norme probabilmente avevano dei precedenti nelle politiche di segregazione razziale degli Stati Uniti (Iprite a parte).

Tutte le religioni discriminano tra i propri aderenti e chi non lo è, nel senso che tracciano delle distinzioni.

Sull'Islam. Il discorso è lungo, anche qui. Tu accetti certe interpretazioni "fondamentaliste" come legittime rappresentanti di tutto l'Islam in tutta la sua Storia. Questo è un falso: i musulmani hanno sempre interpretato il Corano e dispongono di un ampio corpus di testi autorevoli (non sacri) secondari.
Nello Shi'ismo, lo sforzo interpretativo è addirittura un obbligo.
L'Islam non è immutabile. Il Corano lo è, ma  anche la Bibbia è risultata piuttosto stabile, nonostante lo statuto di parola ispirata. Non esistono musulmani "estremisti" e "moderati", le distinzioni sono molto più complesse.
Per chiudere, lancio una provocazione: tu dici che l'Islam non si evolverà come noi vorremmo... Chi siamo "noi" per avere voce in capitolo su cosa devono fare "loro"?

 

ALIENO: 1) dici che non sono i messaggi religiosi all'origine di discriminazioni e violenze, ma ammetti che possono legittimarle. Bene. Sono d'accordo, l'origine è l'uomo. Ma le violenze e le discriminazioni possono essere veicolate più o meno bene da ideologie e religioni.
Ti faccio qualche esempio che, da filoislamico avrai sentito mille volte e che io ho fatto mille volte ad islamici, di persona o tramite blog:
E' vero o non è vero che il Corano, immutabile parola di Allah discesa sul Profeta stabilisce che la testimonianza della donna vale la metà di quella di un uomo? Io di solito ho ottenuto elusioni alla risposta e visto evocare il vecchio testamento (d'altra parte il Corano devi ammettere che attinge molto dal vecchio testamento..).. ma se fossi ateo come te la cavi? E' una discriminazione mi pare. Mi è stato spiegato, da donne islamiche che è giusto perchè la donna è meno affidabile, più instabile... ti rendi conto? E questo non dovrebbe essere, oltre che veicolo, fonte di discriminazione?
Idem per l'eredità: è vero che il Corano assegna una preferenza di questa all'uomo (padre, fratelli) e solo in ultima analisi, ovvero un terzo alla donna? A questa ho ricevuto spiegazioni come "siccome l'uomo è quello che provvede alla famiglia e alla donna o alle donne è giusto che vada a lui.."
Le implicazioni sono che la donna non deve lavorare perchè provvede l'uomo? Oggi non c'è qui una cultura tribale, per cui l'uomo provvede a tutto, ma esiste una società dove la donna lavora, spesso non si sposa nemmeno (è un suo diritto) e non avrebbe diritto secondo il diritto coranico alla sua equa eredità?
A me pare fonte di discriminazione anche questa.
E' vero o no che il Corano prevede che l'uomo possa avere più mogli e non è concesso al marito di avere più mariti? A questo mi è stato risposto che è per un motivo pratico: con una donna con più mariti poi non si saprebbe di chi è la paternità, mentre se un uomo ha più mogli il discorso è chiaro. Beh, questa la trovo assurda. La paternità si può benissimo rintracciare oggi con il dna (con buona pace delle preoccupazioni del profeta) e mi pare che pensare all'adozione inficia il discorso: non è essenziale di chi è biologicamente il figlio oppure si vuol far passare i figli adottivi come figli di serie B?
Mi è stato detto anche che in questo discorso ci sarebbe anche la prova dell'ipocrisia dei valori occidentali, dove gli uomini hanno una sola moglie, ma poi hanno l'amante. Beh, il Corano ammette per l'uomo di avere mogli e amanti che io sappia, purchè non faccia mancare nulla alle mogli naturalmente.
Esiste poi anche il discorso del ripudio, possibile per l'uomo e non per le donne mi pare. Tutte forme discriminanti o no?
Potrei continuare ma era per stabilire il concetto che le religioni e non ultima quella coranica può essere sia veicolo che fonte di discriminazione.
E non ho parlato di interpretazioni fondamentaliste naturalmente, perchè sarebbe come sparare su un morto.
L'Islam è modificabile, ma il suo limite resta e resterà l'immutabilità del Corano per i motivi spiegati nel precedente post.
Le distinzioni tra muslims sono tante, ma quella tra moderati e non che è una distinzione che facciamo qui in occidente per semplificare l'Islam che accetta le "moderazioni" per adattarsi ed integrarsi con regole sociali e valori estranei all'Islam che riteniamo ingiusti.
Per un musulmano non si è moderati o non moderati. Si è osservanti e fedeli o non lo si è. Punto.
2) "noi" intendevo, sbagliando naturalmente, un insieme di persone che si riconoscono in un sistema di valori che, spesso, si contrappongono a quelli islamici. In realtà non esiste omogeneità da una parte o dall'altra, era un modo per semplificare il discorso e visualizzare una contrapposizione che però esiste.
Quando dici "chi siamo noi per avere voce in capitolo, apri un'infinità di implicazioni.
Non aprirò quindi tutto il discorso.
Però, applicando coerentemente il "chi siamo noi per" potremmo sbattercene di ogni condizione di discriminazione, razzismo e violenza che accade fuori dal nostro orticello, inclusi gli orti del Darfur e del Terzo Mondo. E' una logica pericolosa e a doppio taglio (come quella di voler esportare la democrazia) che merita un'ampia discussione, che comporta esempi favorevoli e sfavorevoli che però, temo, non abbia una vera soluzione.
Senza contare che quel "loro", sempre più spesso diventa parte del "noi" e le comunità islamiche presenti nel nostro territorio ne sono esempio.
Quindi è obbligatorio occuparsene per le ricadute etiche, sociali e quant'altro che finiscono per coinvolgerci direttamente.
2) Intuisco un tuo antiamericanismo, però il razzismo dell'America è, in fondo, nient'altro che il nostro, quello europeo, esportato insieme a tante altre cose, colonialismo incluso (ma anche idee democratiche).
Quindi una contrapposizione tra america e europa effettivamente non ha molto senso in questo caso. La presenza multirazziale ha reso forse più popolari i temi del razzismo americano, da noi la presenza multirazziale è una situazione tutto sommato recente. Ma questo, se da una parte può aver creato problemi razziali prima in America, ha anche avviato prima l'America ad una sua soluzione e comunque alla cultura di una multirazzialità e della convivenza, anzi, costruendoci nel tempo, una nuova cultura sopra fatta di multiculturalità e multirazzialità. Solo nel campo della politica (ma anche in qualsiasi altro campo) la rappresentazione americana di ogni razza ha molto da insegnarci a noi, civili europei.
Pensaci...
Alieno

 

FALECIUS: intuisci un mio antiamericanismo? No, stavo solo osservando che storicamente la segregazione razziale americana precede quella italiana in Etiopia e per quanto mi risulta ne fu in parte il modello.
Il razzismo moderno nasce indubbiamente in Europa, e europei erano i negrieri che crearono la situazione razziale delle Americhe. Niente di più lontano da me che attribuire all'America tutti i mali e all'Europa il bene, o contrapporre queste due realtà, che in effetti, nel progetto occidentale di dominio, risultano alleate, o al limite rivali, ma mai nemiche.

Io naturalmente, prendo i testi coranici nel loro contesto (cosa che tra l'altro hanno fatto anche dei commentatori musulmani, anche se minoritari) e in questo senso, trovo il loro contenuto assolutamente logico e progressivo. Inoltre, va distinto il Corano dai testi che lo circondano: commentari, manuali di diritto, biografie, tradizioni. Nel Corano non c'è scritto da nessuna parte che la donna vale la metà di un uomo. C'è scritto che gli uomini sono "preposti" alle donne (il che ovviamente è una discriminazione, ma di un tipo che faticherei a definire "apartheid") nel senso che si occupano della "sfera pubblica" e che devono provvedere al benessere delle donne stesse.

Ora, fin quando questi testi vengono presi su base di sostanziale letteralismo, è chiaro che assieme alla fede nell'Islam verrà veicolata un'ideologia religiosa che è fonte di discriminazioni di genere: l'esempio più estremo (ed assolutamente aberrante anche dal punto di vista islamico) sono proprio i vecchi talebani.
Tuttavia non è sempre stato così. Esistono commentatori ortodossi che riescono a superare gli aspetti discriminatori del testo, utilizzando un approccio ermeneutica e di contesto, proprio come noi occidentali non ci preoccupiamo più di quello che diceva San Paolo sull'abbigliamento e i discorsi delle donne, contestualizzando le sua affermazioni.
Per ora la chiudo qui, so di non aver risposto a tutto. Potremmo andare avanti per ore.

 

ALIENO: Guarda, è proprio facendo un'analisi di sostanziale letteralismo che molte comunità islamiche che vivono in un contesto occidentale e con valori spesso molto estranei alla cultura islamica portano a quella che a molti, sociologi e persone normalissime, appare come una recrudescenza di un fondamentalismo. Per dire: in molte comunità islamiche europee come in alcuni Stati mediorentali che, a torto o a ragione venivano considerati "moderati" negli ultimi anni è arrivato l'uso del velo che non è più affidato alla propria coscienza personale ed al proprio gusto personale ma al messaggio sempre più pressante e anzi, elemento che separa l'islamica fedele e osservante da quella che non rispetta la volontà di Allah.
Beh, io non ho trovato una specifica regola leggendo il Corano ma una regola generica che raccomanda che la donna si copra in modo da essere decente (anche qui c'è una forma di discriminanza sessuale perchè per l'uomo non mi pare ci siano raccomandazioni analoghe, perchè?). Ciò nonostante c'è un'identità, un omologazione di questo messaggio anche laddove il velo non era altro che facoltativo ed anzi, tradizionalmente non portato. Questo introduce un altro discorso, sulla diversificazione tra i tanti Islam che però convergono su aspetti simbolici e, a mio avviso, perfino marginali nel chiaro disegno di distinguere e separare visivamente la donna islamica da quella non islamica e che, naturalmente implica nella conseguente condanna (spesso molto minacciosa e non soltanto verbale) una violenza verso la donna.
Fermo restando che l'Islam ha davvero molte diversificazioni, una delle difficoltà principali nel dialogo con l'Islam è appunto non avere un referente specifico, come più o meno accade per la religione cattolica che, pur avendo delle correnti interne fa capo al Papa.
Quindi, da una parte c'è un'oggettiva difficoltà a parlare di Islam e più o meno giustamente è corretto far notare che non si può identificare l'Islam con quello fondamentalista, ma dall'altra è scorretto anche l'islamico o lo studioso che si contrappone di volta in volta alle questioni di confronto sollevate, essendoci una frammentazione piuttosto ampia sull'intendere "il vero Islam", concetto che ogni rappresentazione coranica attribuisce a sè.
Salvo poi però confluire in un'omogeneità preoccupante in altre occasioni (il velo o le condanne contro l'espressione della satira ecc).
Dal momento che la recrudescenza del fondamentalismo islamico è avvertito da quasi tutta la comunità che islamica non è ed anche da una parte che è islamica, in modo preoccupante e manifesto con il terrorismo o con il sodalizio con esso, mi piacerebbe moltissimo conoscere a cosa ti riferisci quando parli del contenuto islamico come logico o progressivo.
Dici che "noi occidentali non ci preoccupiamo più di quello che diceva San Paolo sull'abbigliamento e i discorsi delle donne." ed è un comportamento tipico di chi risponde a domande preoccupate sull'Islam quello di rapportarsi sempre e continuamente alla cultura cristiana e cattolica, ma dimentichi che "noi" occidentali abbiamo da tempo inserito una più o meno efficace e consolidata attitudine laica della politica e dei governi che il Corano rende molto più complessa e difficile da attuare. Se il vangelo detta comunque consigli e regole di comportamento è anche vero che più volte, nel racconto di Cristo separa la sfera di Cesare da quella di Dio mentre il Corano si propone di regolare anche piuttosto dettagliatamente la vita del suddito di Allah in ogni aspetto sociale, personale e anche molto intimo; del resto la cultura di uno Stato era estranea al contesto dove è nato l'Islam che invece è fatto di tribù all'interno delle quali esigenze religiose e politiche e commerciali si fondono completamente. Un'esperienza che rende molto più complesso un sistema di valori che permette e costruisce tolleranza reciproca e rispetto tra laici, atei e fedeli, pur con le rispettive influenze, non ti pare?

 

FALECIO: Stavolta ci capiamo. Ti do ragione su quasi tutto. Proprio perché l'Islam non è (nella realtà) singolare, il Vero islam è una nozione quantomeno soggettiva. Il che permette lo sviluppo di soluzioni ermeneutiche che consentono di superare la letteralità coranica. Non tutte queste interpretazioni sono ritenute ortodosse: il caso più significativo è quello del grande esegeta contemporaneo egiziano Nasr Hamid Abu Zayd, che ti consiglio di leggere. Quest'uomo è stato condannato nel suo paese, tra l'altro con una procedura ed una pena senza precedenti nella giurisprudenza musulmana (e credo, anche non musulmana).
Quando parlavo di San Paolo intendevo quello che intendevi tu: le società europee (per gli USA il discorso è più complicato) sono saldamente secolarizzate, almeno in termini comparativi.
Poi però secondo me fai confusione quando inserisci il problema dello Stato. Proprio perché privo di una Chiesa, l'Islam pone tutta la questione della laicità su un livello che prevalentemente quello della società, mentre da noi si è posto storicamente in termini di Stato e Chiesa. Cioè, per noi è un problema di relazioni tra istituzioni formali: e ci piacerebbe un sacco che fosse così anche "di là" perchè allora potremmo categorizzare la questione nei nostri termini. Gli stati musulmani sono sempre stati "più laici" a livello formale; al tempo stesso, l'Islam aveva ed ha più forza di regolazione sociale, a livelli di formalizzazione minori.
Il fondamentalismo nasce come risposta allo sgretolamento degli Islam tradizionali; ed infatti non è fenomeno esclusivo dell'Islam. Si tratta di un fenomeno importante e sicuramente, per me, negativo; ma noto che non ti suscita (o forse sì) la stessa preoccupazione la diffusione di analoghi fondamentalismi hindu e cristiani (ad esempio). Certo, questi fenomeni hanno un rapporto diverso col potere politico; agiscono molto di più a livello di società.
Mi fermo qui.

 

ALIENO: riporto alcuni versetti coranici sui quali avrei piacere di avere qualche tua considerazione perchè io vi ravviso delle forme discriminanti piuttosto esplicite (ed altre sugli infedeli e sugli apostati lo sono ancora di più, e non si limitano semplicemente a distinguere o separare il fedele dal non fedele, ma incita all'azione... ma non voglio allargare troppo il discorso):

2:228 E le donne avranno diritti simili ai loro doveri, in base a ciò che è equo (o alle consuetudini); ma gli uomini gli sono superiori.

2:230 Quindi se un marito divorzia da sua moglie (irrevocabilmente), Lui non può, dopo di ciò, ri-sposarla fin quando lei non abbia sposato un altro sposo e Lui abbia divorziato da lei.

2:282 e prendi due testimoni, fra gli uomini della tua gente, e se non ci sono due uomini, allora un uomo e due donne, come tu preferisci, per testimoni, così che se una delle due sbagli l’altra possa correggerla.
- nota: a me pare chiaro il concetto dell'equivalenza 1 uomo=2 donne -

4:3 Sposa donne di tua scelta, due o tre o quattro; ma se temi di non poterle mantenere secondo giustizia, allora una sola, o (una prigioniera) che la tua mano destra - nota: per mano destra in questo caso si intende il possesso, quindi nel caso specifico si parla di schiava - possiede, ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti.

33:50 O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che la tua mano destra possiede che Allah ti ha dato dal bottino di guerra. Le figlie del tuo zio paterno e le figlie delle tue zie paterne, le figlie del tuo zio materno e le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione che il Profeta voglia sposarla. Questo è un privilegio che ti è riservato, che non riguarda gli altri credenti. Ben sappiamo quello che abbiamo imposto loro a proposito delle loro spose e delle schiave che possiedono, così che non ci sia imbarazzo alcuno per te. Allah è perdonatore, misericordioso.
- Questo secondo me inficia la replica con il modello occidentale che "ha l'amante" e, contrariamente al messaggio evangelico che non si propone assolutamente fini di cambiamento di condizioni politico sociali, il Corano non solo ne prevede l'esistenza della schiavitù, ma ne rende l'uso normale e anzi utile in altre occasioni, dove la schiava potrà essere liberata per "penitenza" per aver mancato per esempio il digiuno o altro. -

Ho riportato questi piccoli appunti per farti capire come a me sfugga la tua idea di logicità e progressismo coranico nel contesto attuale con sensibilità ben diverse, anche verso la donna.

Interessante è l'approccio verso l'adulterio, che da noi (intendo da noi in Italia) è forse soggetto a condanna morale ma non legale.
L’adulterio nell’Islam è, invece, un peccato capitale punibile anche con la lapidazione. Ma un musulmano può commettere adulterio con la sua governante o un’altra donna sposata se questi invade la sua città e la cattura in guerra. Anzi questo non viene considerato adulterio addirittura.

4:24 “E tutte le donne sposate (vi sono proibite) tranne quelle (prigioniere) che la vostra manodestra possiede.”

23:1-7 In vero prospereranno i credenti, quelli che sono umili nell'orazione, che evitano il vaniloquio, che sono attivi in atti di carità; e che si mantengono casti, eccetto con le loro spose e con le schiave che la loro mano destra possiede - e in questo non sono biasimevoli, mentre coloro che desiderano altro


Poi ci sono altri libri considerati importanti nel mondo islamico:

Sahih Bukhari, Volume 1 Libro 6 Numero 301:
Narrato da Abu Said Al-Khudri:
Un giorno l’apostolo di Allah si recò a Musalla (per offrire la preghiera) o ‘ld-al-Adha o la preghiera di Al-Fitr. Quindi passò vicino a delle donne e disse, “O donne! Fate elemosina, perché io ho visto che la maggior parte degli abitanti del Fuoco eravate voi (donne).” Gli chiesero, “Perché questo, o apostolo di Allah?” Egli rispose, “Voi maledite frequentemente e siate ingrate ai vostri mariti. Non ho visto nessuno più mancante nell’intelligenza e nella religione di voi. Un uomo cauto e sensibile potrebbe essere sviato da una di voi.” Le donne chiesero, “O apostolo di Allah! Qual è la nostra mancanza nell’intelligenza e nella religione?” Egli disse, “Non è forse la testimonianza di due donne equivalente a quella di un uomo?” Loro risposero affermativamente. Egli disse, “Questa è la deficienza nella sua intelligenza. Non è forse vero che una donna non può pregare né digiunare durante il suo ciclo mensile?” Le donne replicarono affermativamente. Egli disse, “Questa è la sua mancanza nella sua religione.”

Per ritornare brevemente al discorso se la religione può essere veicolo o origine di razzismo e discriminazione (non soltanto dialettica) propongo una riflessione su questi versetti:

5:51 O voi che credete! Non prendete gli Ebrei o i Cristiani come vostri amici; sono amici gli uni degli altri; e chi fra voi li prende per amici è uno di loro; certamente Allah non guida la gente ingiusta.

8:13 E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: « Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!

8:40 Combatteteli finchè non ci sia più politeismo , e la religione sia tutta per Allah. Ma se desistono, ebbene, Allah li osserva attentamente.

C'è ovviamente dell'altro, ma credo si possa capire umanamente la preoccupazione di chi è cresciuto con altri valori inconciliabili con questi e che vede in questi precetti coranici ragioni di conflitto inevitabili, vuoi all'interno della propria comunità, vuoi fuori.


 

FALECIUS: Non discuto sulla discriminazione introdotta dai Testi. Tra le altre, non sono un commentatore coranico e non avrei le competenze per risponderti appieno.

Le mie considerazioni vanno in un altro senso: non esiste, in questo ambito, un specificità islamica. (esiste semmai un specificità del laicismo occidentale rispetto a tutte le tradizioni religiose)

E, secondo, nell'Islam, ma non solo, l'intrepretazione (spesso ermeneutica, e basata sul contesto) è più rilevante del testo.
Il progressismo del Corano è relativo; si individua cioè rispetto alla situazione precedente, in cui ad esempio le figlie femmine venivano seppellite vive e le donne non ereditavano affatto. E' possibile, ed è stato fatto (anche resta un approccio minoritario, ed anche perseguitato) interpretando il Corano in questa prospettiva, attualizzarne l'interpretazione in un senso non discriminante.

 

@ Alieno, posso capire, ma sospetto che tu fraintenda. Quelli che tu citi sono testi. I valori con cui cresce un musulmano (e ti rimando ancora volentieri ad Abu Zayd o al romanziere Baha Tahir) non sono necessariamente fondati su quei testi.
La civiltà occidentale ha testi fondanti che introducono lo stesso tipo di discriminazioni, e non parlo solo della Bibbia. La differenza e discriminazione tra le razze era considerato un fatto scientifico fino a non molti decenni fa. Puoi trovarne degli accenni ad esempio in Marx. Semplicemente, quello che cambia è l'approccio al testo.

Per quanto riguarda la schiavitù, è ammessa anche da un'epistola di San Paolo. L'Islam non la considera un fatto positivo, ma una specie di male necessario, tra l'altro lo schiavo nell'Islam è comunque titolare di diritti, a differenza di quello del mondo greco-romano.

Sull'adulterio: vero quello che dici, ma da quanto tempo In Italia non è più reato? Trent'anni, o giù di lì? Non molto direi.

 

ALIENO: 30 anni o giù di lì. E lo stesso dicasi per il voto elettorale concesso alle donne, alla forma di Governo come Repubblica e, aggiungendo ancora pochi anni c'era il regime fascista...
E' mia opinione che nella storia attuale o moderna 30 anni abbiano una valenza diversa di quella che poteva avere lo stesso periodo in un periodo più remoto.
Insomma, non sono pochi alla fin fine, ma molti quei 30 anni che vuoi ridurre a pochi.
Ma forse, è anche vero che sono pochi nel mondo islamico ed allora bisognerebbe chiederci perchè..
L'epistola di S. Paolo spiega benissimo il discorso di contestualizzazione ed interpretazione delle fonti (legate al mondo greco-romano appunto, dal quale Paolo proviene). Dagli scritti di Paolo (o che vengono attribuiti a lui) vien fuori l'immagine di un uomo incapace di compromessi, dal temperamento radicale e passionale ed infatti Paolo è prima un feroce persecutore dei Cristiani e poi, dopo la conversione, infaticabile diffusore della novella di Cristo con lo stesso incredibile zelo applicato nella persecuzione precedente. Lo stesso carattere granitico che creò il cosiddetto Incidente di Antiochia, in cui Paolo prese posizione addirittura contro Pietro perchè secondo lui non difendeva con forza la libertà della legge di Mosè dei pagano-cristiani ma cedeva alle pressioni dei giudeo-cristiani... insomma, si entra nel merito dei primi contrasti di interpretazioni e letture comportamentali, inevitabili non avendo una testimonianza scritta diretta di Cristo.
Ma nel caso del Profeta è impossibile fare speculazioni di questo tipo, essendo la parola di Allah discesa direttamente sul suo capo..
Inoltre, se l'approccio al testo progressista (che tu stesso riconosci minoritario e spesso perseguitato) può cambiare le cose, resta fondamentalmente diverso il modello su cui sono incentrati i testi: Cristo e Profeta. Due mondi disegnati ben diversamente dal vissuto personale. A Cristo non sono imputabili gesti di violenza e perciò, trascendendo quello che è stato fatto in suo nome, se uno vuole seguirne l'esempio tenderà a condannare i gesti di violenza ed a rifiutarli. Mentre il vissuto del Profeta è fatto di ben altro, anche di battaglie, vendette e persecuzioni...
Ripeto il concetto che all'uomo non servono modelli per fare del suo peggio, ma resta il fatto che, senza volerne assolutamente stabilire un'inferiorità morale per rispetto all'immensa quantità di seguaci del culto islamico il cui riferimento primo resta il Profeta, non si può non notare un nucleo ben diverso di valori. Con questo non intendo