mercoledì, febbraio 28, 2007
Forse ieri sera sono stato troppo duro. Ero stato e sono sinceramente orripilato dal Festival e in particolare dal mostruoso siparietto della Hunziker in "do re mi" verso la fine della prima parte, una autentica vetta del trash più incolto e rivoltante.
Sono rimasto quasi scioccato da Cornacchione, che ha fatto la più insopportabile satira politica che io abbia mai avuto la sventura di vedere.
Le canzoni non mi sono piaciute per niente. Tranne una, però. Posso concedere qualcosina a Silvestri (che però, conoscendolo, mi irreparabilente deluso; a priscendere che uno che canta "Venceremos adelante o victoria o muerte" dovrebbe spiegare ai suoi ascoltatori che stracazzo ci fa ad officiare la liturgia del capitalisnmo dello "spettacolo" nel suo massimo tempio nazionale),  e un paio d'altri. 
Invece, "Ti regalerò una rosa" di Simone Cristicchi è una bella canzone, triste, efficace, con un testo profondo. Per gli standard sanremesi, un capolavoro. Sì, devo dire che mi è piaciuta. Insomma, in quel fastidioso carrozzone, qualcosa di salvabile c'è pure.
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categoria:musica, cultura, buone notizie, società
mercoledì, febbraio 28, 2007
Non vorrei abbassarmi a discutere l'argomento, ma un basilare senso della decenza mi obbliga.
L'affermazione "Sanremo fa schifo" rappresenta un immeritato elogio al cosidetto festival della cosiddetta canzone italiana.

La lingua italiana non possiede espressioni di esecrazione, abominio, orrore e disgusto adeguate anche solo a rendere l'idea di questo mostruoso oltraggio a qualsivoglia concetto di musica, costume (o anche malcostume), spettacolo, o anche avanspettacolo, divertimento, intelligenza, buonsenso e logica; in generale, quella roba lì tende all'annullamento di tutto quanto distingua l'uomo dal minerale.

La sola reazione dignitosa a fronte di questa abissale ignominia è l'astensione generalizzata ad oltranza dal pagamento del canone RAI ed il rogo dei meter Auditel; anche l'abbattimento del teatro Ariston potrebbe essere un'idea. E' assolutamente al disotto della peggior infamia che un buon gruzzolo di nostri soldi vengano impiegati, (o forse meglio, piagati), per finanziare questo fetente letamaio di putride insulsaggini.

Devo confessare che ho trascorso la visione dello spezzone di Festival cercando di coprire l'osceno delirio di Baudo ed Hunziker con un incessante, ancorché del tutto inadeguato, turpiloquio: ma dare ad Hunziker della laida puttana è offensivo verso migliaia di oneste professioniste (quelle sui viali) e anche se risponde ad un radicato sentimento, non è nemmeno letteralmente vero.
Confesserò che il mio solo pensiero mentre guardavo quella ignobile schifezza (senza offesa per le vere schifezze) era dove trovare un lanciafiamme.

Se un giudice dovesse interessarsi a queste mie frasi, interpretandole come un istigazione spargere sangue nell'Ariston, dichiaro di essere incapace di intendere e di volere, dato che l'indignazione morale suscitata da quell'obbrobrio ha cancellato in me il raziocinio.
D'altra parte, reputo lo spargimento di sangue immorale, anche se effettuato con un lanciafiamme; mi auguro quindi che un improvviso lampo d'intelligenza colpisca i presenti del teatro o la dirigenza RAI inducendoli ad interrompere l'abominevole strazio in nome, se non della cultura, quantomeno del più elementare senso di morale pubblica, o in alternativa illumini le famiglie Auditel e le porti a spegnere simultaneamente gli apparecchi per dedicarsi ad attività più consone alla natura di un organismo senziente.
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categoria:cultura, cazzate, scazzi, malessere interiore, fatevi prendere dal panico
martedì, febbraio 20, 2007
L'università Ca' Foscari di Venezia è l'unica in Italia ad avere un insegnamento di lingua e letteratura armena.
Ora quella cattedra rischia di sparire, e con essa tutta la grande, tradizione veneziana di studi universitari e ricerca sull'Armenia ed il Caucaso. Se non ci saranno iscritti nei prossimi tre anni, l'insegnamento sarà abolito per mancanza di finanziamenti.
Che male sarà mai, potrebbe pensare qualcuno. Io penso che veder sparire l'unico insegnamento di una lingua e di una cultura nel nostro paese sia una perdita.
L'Armenia è una terra antica, la terra del biblico Ararat, con una ricca e gloriosa cultura. Tuttora l'Armenia si vanta di essere il primo Stato cristiano della Storia; gli Armeni abbracciarono il Cristianesimo attorno al 300, poco prima di Costantino.
I rapporti religiosi, commerciali e culturali tra Armenia ed Italia, in particolare con Venezia, sono sempre stati intensi. Qui esistono tuttora una chiesa, un collegio ed un monastero armeno; questo monastero, nell'isola di San Lazzaro, è stato un centro di cultura e di studi di grande importanza.
Studiosi italiani, ed italo-armeni si sono distinti nella conoscenza del Caucaso, negli studi filologici, letterari e linguistici sull'Armenia; sarebbe un peccato se questo patrimonio smettesse di essere in Italia un tradizione viva.
Sarebbe inoltre un torto alla memoria storica di un popolo che ha molto sofferto e patito, ed il cui genocidio è (anche per ragioni politiche, e di buone relazioni con una Turchia che non riesce ad elaborare la sua storia, a differenza della Germania) troppo spesso dimenticato. Sarebbe un perdita di conoscenza e di possibilità di conoscenza.
L'Armenia sarà anche solo una piccola repubblica post-sovietica, montuosa e povera, ma è una terra di grande bellezza naturale ed artistica, portatrice di una grande tradizione culturale.
Il mio è un invito. Basta che qualcuno, che magari si iscrive all'Orientale di Venezia per studiare turco, persiano, russo o arabo o aramaico, prenda armeno come seconda o terza lingua. Conoscerebbe qualcosa che merita di essere conosciuto e salverebbe un piccolo patrimonio dell'università italiana (che è già così scalcinata di suo).

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categoria:cultura, medio oriente, affetti, fatevi prendere dal panico
lunedì, febbraio 19, 2007
Vicenza. Perché ero lì, l'ho già detto. Vorrei provare a raccontare, ma non riesco.
Ho trovato moltissime persone; alcune le aspettavo; ma molte altre no. Tanta gente. Non so il numero esatto, ma anche secondo la questura, più del previsto. Un segnale politico, che sono contento di aver contribuito a dare. Una festa. Se qualcuno ha bruciato una bandiera, io non l'ho visto (e comunque, io non condivido, ma non è un delitto). Vetrine rotte, cassonetti bruciati, passamontagna? Niente del genere...
Ripeto, una festa. Ho pogato con i Punkreas alla fine del corteo. Ho applaudito Franca Rame e ho anche imparato qualcosa. Mi sono divertito. mi sono sentito bene. Mi sono sentito... a casa.
Difficile, a freddo, da questa stanzetta polverosa di Venezia e con la stanchezza di un nuovo giorno addosso, descrivere, raccontare.
Dico solo questo. Non sono rimasto deluso. Sono fiero di essere andato.
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categoria:politica, il senso della vita, buone notizie, guerra allerrore
sabato, febbraio 17, 2007
Ieri avevo scritto nel post precedente che sono contro la lotta armata, tranne in caso di legittima difesa. Mi sembra una formulazione ovvia, chiara, conforme al buon senso, al diritto naturale, internazionale e nazionale, dalla dottrina tomista del bellum justum, a quella del jihad difensivo dei giuristi arabi medievali, agli statuti delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, insomma, una totale ovvietà per chiunque non sia un pacifista gandhiano ed assoluto.

Credo che di fronte ad un oppressione intollerabile, ad una minaccia alla propria esistenza individuale o collettiva, cui non si possa far fronte in nessun altro modo, la gente abbia il diritto di prendere le armi e resistere. Ed è, questa, una formulazione molto più ristretta del diritto di resistenza al governo tirannico teorizzato dai gesuiti spagnoli del Cinquecento.

Ho cambiare la frase perché non è stata capita. Mi è stato detto che, in quel contesto, poteva suonare come un attenuante, una giustificazione per le cosiddette "Nuove (anzi, nuovissime) Brigate Rosse"; non è difficile, mi è stato detto, dimostrare che i "terroristi" si stanno "difendendo".
Ovviemente, anche l'Italia si stava "difendendo" quando gassava i villaggi etiopi.
Tuttavia io non parlo di "difesa" in generale; parlo di legittima difesa. E' legittima difesa (non lo dico io, ma il diritto internazionale) la resistenza ad un'aggressione o occupazione straniera, mentre i giuristi non sono d'accordo se si possa riconoscere ad un gruppo di persone il diritto di insorgere con il proprio governo, se è minacciata la loro esistenza o dei loro diritti fondamentali (sta di fatto che questo accade).
Soprattutto, il diritto di resistenza armata può (e non dico deve) essere riconosciuto solo laddove non esiste alternativa.
Rispetto Miguel, ma stavolta non lo condivido, nel suo penultimo post.
Né politicamente, né moralmente, esiste il diritto di fare la scelta della lotta armata, qui, adesso, in Italia nel 2007. Non c'è un'oppressione intollerabile, non c'è diretta minaccia alla nostra esistenza.
Esiste una erosione dei diritti, è vero, ma questa può essere contrastata con mezzi non violenti. Siamo sotto occupazione militare, in un certo senso, ma un'occupazione militare talmente easy che sto per andare a manifestare pacificamente contro di essa, sapendo di esercitare un mio diritto di cittadino.

In linea generale, ammetto l'esistenza di resistenze armate (che probabilmente i loro avversari definiranno terrorismo) legittime e giustificate.
Direi che questo sia il caso della resistenza palestinese (per quanto io dissenta nel modo più assoluto dall'ideologia, da metodi di lotta e deagli obiettivi politici di lungo termine di Hamas), della resistenza irachena, dei partigiani europei ed etiopi durante la Seconda Guerra Mondiale, delle opposizioni armate al colonialismo.

Non credo sia il caso dell'ETA, dell'IRA, dell'UCK, delle fazioni jugoslave, delle milizie libanesi, delle vecchie e nuove Brigate Rosse e dei movimenti affini, dei movimenti armati "neofascisti" degli anni Settanta e Ottanta, della Rote Armée Fraktion e di tutti movimenti armati europei, giapponesi e nordamericani in qualche modo simili.
Tanto per tracciare un'approssimativa casistica, entro la quale esistono sfumature (ad esempio, sono molto più comprensivo verso l'ETA durante la dittatura franchista che nel periodo successivo; ed in generale sono più comprensivo verso l'IRA che verso l'ETA o le BR).

In sostanza, se mi chiedete se la lotta armata sia condannabile in assoluto, senza se e senza ma, sono costretto a rispondere di no. Esistono casi in cui è una scelta legittima, forse anche necessaria, anche se pur sempre in quanto male minore: la violenza è sempre un male e la sua unica gisutificazione è di opporsi efficacemente ad una violenza più grande e peggiore. Inoltre, reputo qualitativamente diversa la violenza esercitata dall'oppressore e la risposta, anche violenta, dell'oppresso. Moralmente, non sono sullo stesso piano.
Se invece mi chiedete cosa penso della "lotta armata" di cui sono accusate le "nuove BR" (e che, se sono vere le accuse, loro non stavano facendo, ma preparando), posso capire le ragioni, ma non giustificare o condividere minimamente le conclusioni, cioè la scelta delle armi. Né come tattica, né come strategia, né come ideologia. Né moralmente, né politicamente, né militarmente.

Penso di non poter essere più chiaro di così.
Se mi diranno ancora che "fiancheggio" le BR, si vede che qualcuno è analfabeta. 
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categoria:politica, società, guerra allerrore
venerdì, febbraio 16, 2007
Sarò anche io a Vicenza.
Non è stata una decisone facile. Non mi piace il clima che si è creato attorno alla manifestazione. Non mi entusiasmano i compagni di strada. Mi darà fastidio essere in corteo con gente che brucerà bandiere americane ed israeliane.
Mi darebbe ancora più fastidio se ci dovessi trovare qualche losco individuo, tipo Diliberto. Ma pare che grazie ad un "editto" di Prodi, le brutte facce dei nostri governanti, atlantisti a Roma ed antiamericani in piazza ci verranno risparmiate.

Andrò a Vicenza da "manifestante pacifico". Per esprimere la mia opposizione non tanto alla base dal Molin in sé, ma quanto alla logica che ci sta dietro. Per contestare, cioè, l'alleanza militare tra Italia e Stati Uniti. Quella che ha portato al sequestro Abu Omar, e al vergognoso ricorso del governo sul Segreto di Stato.
Per contestare un governo che sta portando avanti in sordina, con allegra schizofrenia, una politica di riarmo per protestare con la militarizzazione del territorio.
Lo farò tranquillamente e pacificamente, andando insieme a degli amici. Con l'idea di incontrare persone e di divertirmi. perché voglio contestare anche e soprattutto il clima di tensione. La criminalizzazione del dissenso, aiutata dalle indagini sui sindacalisti (presunti) brigatisti.
Perché con la mia presenza voglio contribuire a smentire Amato.
 
Se non si colgono le quastioni profonde, se non si contesta tutta la strategia politica e militare occidentale e l'idea di dominio che c'è dietro, è inutile opporsi alla dal Molin.
Per cui, sono grato al diktat prodiano, che impedirà alla "sinistra radicale parlamentare" di tenere il piede nella staffa.
E' fastidioso dover essere più d'accordo con il partito Marxista-Leninista Italiano che con Rifondazione, ma non è una scelta mia.
Se essere "moderati" vuol dire rifiutarsi di considerare la vera natura del rapporto tra Italia ed America fino a coprirlo con il Segreto di Stato, allora io non sono un moderato.
Sono un estremista. Un estremista pacifico, tranquillo e, nella maggior parte dei casi, ragionevole.
Sono contrario alla "lotta armata", alla violenza. E proprio per questo ritengo quella politica estera e militare, in cui s'inquadra la dal Molin, sbagliata, ingiusta ed immorale.
Mi sento ormai lontanissimo da quel giovanilcomunismo di bandiere bruciate, birra e slogan partigian-sessantottin-palestin-disobbienti che indentificherà buon parte del corteo. Eppure con le mie ragioni, con la mia esasperazione, verrò a Vicenza.

 


 
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categoria:politica, informazione, fatevi prendere dal panico, guerra allerrore
venerdì, febbraio 16, 2007

Verona, giorno di San Valentino.

 

Il Malacarne è un’ex macelleria, un posto strano, pieno di.. pieno di cose, non saprei come altro descriverle. Un flipper, un biliardino, vecchie sedie da dentista, da barbiere, una radio, credo degli anni ’60, con ancora scritto Parigi, Londra o Milano al posto delle frequenze ad onde lunghe. 

La radio mi scalda il cuore. Sa di vero, di antico; un computer senza processore, ma già attrezzato di modem wireless.

La radio era l’Internet del secolo scorso… e qui c’è una radio web insieme a noi.

Un radio strana.

Si chiama radiosc@rico e farà interviste da mettere in rete, dopo la lettura.

Faremo un reading, qui al Malacarne, stasera. E’ il mio primo reading, e sono emozionato. Anche gli altri, gli altri autori ed autrici di Posa ‘sto libro e baciami, sembrano emozionati. Non abbiamo preparato nulla. Ci sono Gg e Pol a fare da sottofondo musicale, tastiera e chitarra; le due ragazze della radio che s’agghindano per dopo. I musicisti provano, per così dire, mentre noi si tira giù una scaletta.

Tutto odora di prima volta. Tutto s’improvvisa adesso, ad un’ora o mezz’ora dall’inizio mentre il circolo si riempie. Noi autori ci conosciamo uno ad uno, strette di mano, saluti, qualche bacio. C’è Cry, una dolce fanciulla bionda, un’amica. Dà una mano, parla con tutti. Organizza eventi.

Cominciamo, un po’ incerti. Legge prima Giada, visto che il suo racconto parla di Verona, Romeo e Giulietta. Poi gli altri racconti. Bellissime le due letture di Susanna Bissoli.

Io tento di fare una cosa che, se lo sapesse il regista con cui ho fatto teatro, mi sparerebbe a vista.

Improvviso la lettura espressiva di un testo senza averla provata. E, bè, funziona, perché Gg e Pol sorreggono e vengono dietro, improvvisando a nche loro, ma in armonia con le voci. Il locale è strapieno. Il pubblico ride, applaude, e gli applausi suonano caldi e sinceri.
Senza la musica e l’atmosfera di questo strano piccolo posto dall’aredamento bizzarro, il palco cadrebbe. Ma siamo bravi. Per magia, come in un assolo di chitarra, tout se tient.
Alla fine Silvana chiede il bis, leggo il racconto di Loris, fuori scaletta, improvvisandone le diverse voci.

Poi mi scolo un lungo sorso di birra, stanco.

Dagli incontri, nascono idee, proposte, prossime volte. Si comincia già a pensare con Cry alla successiva presentazione, il 12 aprile a Villafranca.

Per le prossime volte, alcuni racconti andrebbero letti a più voci; spesso, una maschile ed una femminile, come in “lasceresti la scialuppa per me” (letto magistralmente da Loris).

Ci rendiamo conto parlandone, a caldo, dell’importanza dei nostri improvvisatori musicali.

Le sc@richine, oggi si chiamano Schitta e Scatta, armate di un grosso microfono a forma di cuore, si aggirano facendo domande imbarazzanti su San Valentino. La ciliegina sulla torta della serata. Il pubblico scivola via, mormorandoci i suoi complimenti.

Esausti ed entusiasti, torniamo agli accampamenti.

 

venerdì, febbraio 16, 2007
A cosa vi fa pensare? :

Dal Codice Penale Italiano, Art. 241:
"Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza dello Stato e' punito con la morte (1).
Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere l'unita' dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranita'."
(1) La pena di morte e' stata soppressa e sostituita con l'ergastolo.

Art. 245:  "Chiunque tiene intelligenze con lo straniero per impegnare o per compiere atti diretti a impegnare lo Stato italiano alla dichiarazione o al mantenimento della neutralita', ovvero alla dichiarazione di guerra, e' punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
La pena e' aumentata se le intelligenze hanno per oggetto una propaganda col mezzo della stampa."

Art. 283: "Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, e' punito con la reclusione non inferiore a dodici anni."

Emettete le vostre sentenze nei commenti, prego!
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categoria:politica, fatevi prendere dal panico, guerra allerrore
venerdì, febbraio 16, 2007
A nessun ministro di una nazione anche solo vagamente democratica dovrebbe passare per la testa di dire certe cose. Rappresentano un'offesa per chiunque ne sia cittadino. Un oltraggio, ed una presa in giro, per chiunque abbia malaugaratamente  contribuito col suo voto a permettere che questo bieco traditore della patria diventasse ministro degli Esteri. Il suo posto è da tempo il carcere militare a vita, e mi sembra di avere già dimostrato questo punto.

L'indagine della Procura di Milano è sul sequestro di Abu Omar, evidentemente un crimine.
Ora, sono un paio di anni che ci ripetono che in proposito non c'è nessun segreto di Stato.
Per cui, quale ragione può mai esserci nell'invocare il segreto di Stato sulle indagini, portando la questione davanti alla Consulta? Quale interesse di sicurezza nazionale è mai coperto facendo rapire su territorio sovrano della Repubblica dei rifugiati politici, lasciando addirittura che degli agenti, molto probabilmente stranieri, operanti, fino a prova contraria, illegalmente (nel senso che gli atti in questione sono fino a prova contraria dei reati gravi; non che gli attuali indagati ne siano fino a prova contraria colpevoli, affermazione questa assurda e calunniosa) li torturino entro una base NATO su suolo italiano (suolo su cui la tortura mi risulta illegale, base NATO o no).

Secondo me, si tratta di una svendita della sovranità; qualcosa che sarebbe eufemistico definire alto tradimento.
L'omertà mafiosa con cui l'attuale governo (che non era in carica all'epoca dei fatti!) copre le responsabilità in materia è vergognosa.

Direttamente parlando non c'entra, ma questa cosa mi ha fatto decidere: sabato a Vicenza, ci sarò anche io, nonostante tutte le perplessità.
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categoria:politica, scazzi, informazione, guerra allerrore
giovedì, febbraio 15, 2007
SCUSATE MA NON CE LA FACCIO. QUELLO CHE HA DETTO D'ALEMA SULLA VICENDA ABU OMAR E' UN' OFFESA INTOLLERABILE ALL'INTELLIGENZA, ALLA COSTITUZIONE, A ME PERSONALMENTE E OGNI ALTRO CITTADINO ELETTORE DELLA REPUBBLICA.

MI FA QUASI VENIRE DA PIANGERE...
postato da: falecius alle ore 23:58 | Permalink | commenti
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giovedì, febbraio 15, 2007
A questo link si trovano le affermazioni di d'Alema che me la provocano. Poi uno dice la lotta armata.
Io sono convinto che la lotta armata sia una scelta idiota, inconcludente, inutile, negativa ed immorale. Insomma, ne penso un gran male.
Però davanti a certe affermazioni, uno si sente preso proprio per il culo. Accidenti.
Vorrei fare una discussione ragionata sull'argomento. Ma mi fa troppo girare le balle. Come fai a discutere con uno che mena allegramente per il naso il Popolo Sovrano, dicendogli in sostanza che il Popolo Italiano non è sovrano e la sua Costituzione è scritta su carta igienica per i cessi di palazzo Chigi?
Accidenti a me ed al mio voto a Bertinotti.

Per me decidere di non votare alle prossime elezioni è una scelta quasi inconcepibile... ma questi ******** al governo, mi ci stanno quasi obbligando.

Se la mia sembra un'invettiva sconclusionata... bhè, forse lo è. Però mi sembra che il Lider Massimo neanche meriti un commento.
Se invece voi trovate sensato il suo insultante delirio, ditemelo, vi prego.
Provvederò a dare spiegazioni.
Adess,o oltre alla voglia - inutile - di spaccare il monitor (in mancanza della faccia di un ministro della Repubblica purchessia, eccetto di Pietro), non ho altro da esprimere.
 
mercoledì, febbraio 14, 2007
Scusate la lunga assenza, causata da un esame di Letteratura Araba (alla fine, ventotto. Bene dai). Buon San Valentino a tutti.
Stasera, c'è la presentazione di PSLEB a Verona (c'è anche in altre 9 città, ma io sarò a Verona).
Sono ancora spossato dall'esame.

Stanotte ho sognato Kuwayt. Ci arrivavo da Bassora, in Iraq, senza controllo alla frontiera. Una città sporca, strana, mista di puritanesimo e licenza. Entro in un bar. Servono whisky... ma chi mi serve? Sara, una mi compagna di corso, poi entra anche Silvia, che fa la ricercatrice di arabistica... parliamo, in italiano (l'inizio del sogno era in francese) ci beviamo un spritz (sì, spritz, a Kuwayt City... meno peperoni, Falecio!) in ricordo dei vecchi tempi a Ca' Foscari.

Premonizione o fosco ammonimento?
Prima che me lo chiediate, non sono mai stato né in Iraq né in Kuwayt in vita mia (e ci mancherebbe).
venerdì, febbraio 09, 2007
E' nata la nuova PEG.
PEG significa PrOdOtTo EsTeRnO GoRdO, ed è una piccola bambina informe che si aggira per Venezia ed aspetta di essere accudita e mantenuta. PEG ha bisogno di voi per crescere.
Nei migliori centri sociali.


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categoria:letteratura, buone notizie, fatevi prendere dal panico
mercoledì, febbraio 07, 2007
Ho sognato il mio Libano, stanotte. Ho sognato Piazza dei Martiri, ed una loggia porticata, dove eravamo di nuovo insieme, io ed i miei amici della YMCA libanese. Era il giorno di Ashura, festività religiosa musulmana, particolarmente sentita dagli sciiti.
Nessuno in giro, tutto chiuso peggio di una mattina di Capodanno. Lettere andavano e venivano, dal mio alloggio a Beirut Ovest. Lettere scritte a mano. Una, indirizzata alla mia famiglia in Italia, tornava indietro. Indirizzo inesistente, una notifica che il postino che era stato incapace di consegnarla era stato licenziato.
Assurdità ed incongruenze dei sogni.
Ma ero in Libano, il mio amato, lontano e sofferente Libano. Vorrei tornare. A Beirut. A casa.
postato da: falecius alle ore 10:20 | Permalink | commenti (6)
categoria:medio oriente, affetti, invasione delle tupaie naziste
lunedì, febbraio 05, 2007
Ma uno si chiede: come è possibile che Google spedisca qui, su questo blog, che come sanno tutti i miei lettori non ha alcunché di non dico pornografico, ma neanche vagamente provocante, uno che ricerca "puppe grandi"?
Cioè, io sono abbastanza sicuro di non aver mai digitato il termine "puppe" in vita mia, né su questo blog né altrove... certo che le vie del Web sono proprio infinite... Qualcuno ha una spiegazione?
postato da: falecius alle ore 22:50 | Permalink | commenti (2)
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