martedì, gennaio 30, 2007
Nonostante il titolo, in questo post voglio parlare di cose serie.
Mi sento finalmente pronto per il Grande Compito: smontare la Grande Balla Anti-Islam che ci stanno propinando. So benissimo di non essere solo, e che ad esempio Tiziano Terzani, Paolo Branca, Franco Cardini e Stefano Allievi lo stanno facendo meglio di me. Il problema è che la gente continua a comprare e leggere Oriana Fallaci e non sapere nemmeno chi sia Stefano Allievi. E se ha letto Fallaci, e si è lasciato incantare da lei, non crederà ad Allievi, soprattutto perché Allievi è un pacato esperto che sa di che cosa sta parlando e risulta meno avvincente e convincente. Non ha, come del resto non ho io, nessun Grande Nemico contro cui farvi incazzare. Non ha nessun sentimento represso di rabbia su cui fare leva nel lettore. E se si dà retta a Fallaci, fa parte del complotto islamico, in quanto arabista.
Potrà sembrare poco carino parlare male dei morti. Ma se qualcuno o qualcuna scrive cazzate, restano cazzate anche dopo la sua morte. Mi sembra ovvio, no? E dato che tali cazzate sono state diffuse  in milioni di copie e sembrano aver formato l'opinione di un certo numero di persone, mi sembra opportuno contribuire a smascherarne la vera natura: trattasi appunto, di cazzate. Potrei usare un termine meno volgare, ma:
- la Fallaci stessa (e sia pace all'anima sua) non si faceva problemi ad usare volgarità lessicali, quindi non vedo perché dovrei farlo io, se è a ragion veduta
- "cazzate" è il termine che esprime compiutamente ed efficacemente il mio pensiero in merito.

Non ho letto tutto quanto la Fallaci abbia scritto. A dire il vero, e senz aoffesa per nessuno, ho di meglio di fare. Lo trovo sinceramente fastidioso a livello contenutistico, abbastanza ripetitivo e disturbante nello stile. Queste sono opinioni mie, che ognuno prenda come crede.
Ma da quello che ho letto capisco che la tesi fondamentale, spogliata dai riferimenti alla sua persona, sia questa:

"L'Islam è una completa barbarie con la possibile eccezione di Averroè. Esso prescrive l'uso della forza al fine di annientare tutto quanto di buono, bello e giusto esista al mondo, ovvero le creazioni della civiltà occidentale ed in particolare degli Stati Uniti d'America. L'Islam persegue questo scopo fin dal suo inizio e non ha mai smesso di farlo. Esiste una vasta cospirazione finalizzata a distruggere dalle fondamenta la civilità europea ed occidentale mediante l'infiltrazione sul suolo europeo di vaste masse barbariche di musulmani assieme ad atti di terrorismo per scoraggiare la resistenza degli occidentali stessi. Inoltre i leader occidentali sono talmenti idioti, codardi o malvagi da assecondare tale disegno e perseguitare chi lo denuncia. E' assolutamente necessiario difendersi con tutte le proprie forze, perché questa è una guerra totale per la sopravvivenza della civiltà."

Mi pare un riassunto abbastanza esaustivo. Se ho dimenticato di citare qualche passaggio logico importante, sarò grato a chi me lo segnalerà.
Formulata in questi termini, tale teoria dovrebbe suscitare ampie risate da qualsiasi persona di media intelligenza e cultura. Inoltre dovrebbe risultare evidente che non occorrano tre libri per enunciare questa cosa, a meno questi libri non contengano prove documentarie a dimostrazione.
Tuttavia, nessuna di queste due ovvietà si palesa come tale.

Uno studioso che volesse dimostrare questa tesi condurebbe una ricerca scrupolosa, o almeno apparentemente tale, scriverebbe un libro e in esso riporterebbe fonti, testi, confronti, magari una confutazione delle idee opposte, e qualche nota o riferimento per il lettore che volesse approfondire. Ma si tratterebbe di un opera che appartiene alla sfera della cultura. La trilogia e gli articoli della Fallaci, malgrado un certo interesse stilistico e l'indubbia capacità ed intelligenza dell'autrice, non hanno nulla di argomentativo. Non aggiungono nulla alla cultura di chi le legge. Si limitano a proporre una certa idea in modo piuttosto ossessivo, e sicuramente efficace.
Le uniche prove provengono dall'esperienza, o meglio dalle impressioni, dell'autrice. Del resto, ho già scritto che l'anti-islamismo è completamente apodittico. Non c'è bisogno di alcuna prova. Dio è con NOI, anche se secondo me non esiste, e Loro sono cattivi. L'argomento, se così può chiamarsi, fa presa, perché Loro sono diversi ed è umano aver paura del diverso.

Ora la Fallaci chiama alla lotta per la sopravvivenza, ma a quanto ne so, quasi nulla dice su come questa lotta debba essere condotta. Con mezzi militari, mi sembra di intuire.

Un approccio razionale (che manca completamente nei testi in questione, nonostante alcuni titoli) a qualsiasi tipo di conflitto, suggerisce per prima cosa di individuare chi sia il nemico. Poi di capire i propri scopi nel combatterlo. Appurato che, nella concezione presa in esame lo scopo è l'autodifesa, resta da vedere quali scopi e quali moventi abbia il nemico, in modo da impedirgli di conseguirli. Per Fallaci, il nemico è l'Islam o una parte di esso (ne parla sempre in modo astratto) lo scopo è la nostra distruzione quantomeno culturale e l'annientamento di qualsiasi bellezza, il movente parrebbe essere che ciò è comandato dal Corano, un testo capace di trasformare un semplice essere umano in un portatore sano di male assoluto.
Il programma sembra più adatto al Sauron del Signore degli Anelli che non a bin Laden, ma prendiamolo per buono. A questo punto si tratta di elaborare una strategia.
Dato che la radice del male è il Corano, che è il fondamento dell'Islam, e che tale male è irriducibile ed incompatile con la nostra sopravvivenza, è chiaro che l'Universo non è sufficientemente grande perché l'Islam e la civiltà occidentale coesistano. Uno desidera intrisecamente distruggere l'altro. L'altro (cioè i "buoni") deve perciò sradicare il male dalla faccia della Terra, per poter garantire la propria esistenza. Annientare l'Islam.
Solo che l'Islam è un astrazione. Nella concreta realtà dei fatti, l'Islam sono un miliardo e trecento milioni di esseri umani educati nel Corano, e quindi almeno potenzialmente nemici giurati. Una speranza è cercare di convertirli. Ma se non si convertono? Cosa fai? Lascereste in giro un miliardo di persone pronte almeno in teoria, a morire pur di uccidere voi ed i vostri cari e pisciare su quanto vi è più sacro? 
La "forza della ragione" portata alle sue più strette conseguenze rispetto al presupposti dato, dice che se non la smettono, occorrerà ucciderli tutti. Badate bene: Fallaci questo non lo dice, prprio perché il suo approccio non è razionale. Lascia a te, lettore, il compito di trarre questa conseguenza, da cui però la coscienza si ritrae inorridita.

Anche a leggere la Fallaci, e le metafore che usa parlando dell'Islam, l'idea che si stia parlando di esseri umani sembra quasi non comparire. Questo è in gran parte merito del suo stile, che non posso dire di ritenere né eccezionale né bellissimo, anzi, a me pare Marinetti riconciliato con la sintassi, ma che è sicuramente efficace. Perché appunto lavora solo sull'emotivo, quasi mai sul razionale. Non ho letto il Main Kampf, per cui non posso pronunciarmi sul paragone che è stato fatto tra questo e La rabbia e l'orgoglio.

Ma forse qualche punto di contatto c'è...

Spero  di avervi convinto che faccio bene ad usare la parola "cazzate"...
Se no ditemelo. Altra carne al fuoco ce l'avrei.

Consigli per ulteriori navigazioni: se vi interessa questo genere di cose, ed anche altre, vi consiglio la ricca e piuttosto pluralistica raccolta di articoli di Kelebek.


lunedì, gennaio 29, 2007
Chissà perché mai digitando su Google "metodo per riordinare armadio" si dovrebbe finire su questo blog, come Heracleum dichiara.
Io non conosco nessun metodo per riordinare alcunché, anzi sono piuttosto ostile all'ordine. Uno dei principali motivi è che il mio armadio è del tutto inadeguato alla bisogna, per cui molti miei vestiti allignano in camera appoggiati su sedie e poltrone; inoltre devo fronteggiare l'espansione invasiva dei miei libri entro il mio spazio vitale. Non so più dove metterli. La RSB trabocca letteralmente di libri. Ce n'è una pila pazzesca in bagno. Guardo la mia stanza ed ammetto che effettivamente dovrei rimetterla in ordine. Poi la guardo meglio e lo sconforto mi paralizza. Ci penso su e mi rendo conto che non posso minimamente sperare di farcela: semplicemente, mettere ordine significa collocare le cose nel loro posto, e qui non c'è nessun posto ulteriore in cui collocare le cose. Perciò, non cercate da me metodi per riordinare i vostri armadi, ammesso che esistano: semmai, datemi un armadio da riordinare.
lunedì, gennaio 29, 2007
Sapevo che il post precedente avrebbe fatto discutere.
Mi va bene; adoro le discussioni, specialmente quelle pacate e civili condotte da persone intelligenti.
Le questioni sollevate mi sembrano meritevoli di essere riprese in un altro post anziché nei commenti.
Quando parlo di "noi" e di "loro" lo faccio per semplificare il discorso. Chiariamo un po' i termini:  "noi"  siamo la civiltà occidentale, moderna e laica, che le sue radici storiche  soprattutto nel Medioevo cattolico europeo, che si richiama esplicitamente all'eredità greco-romana e le cui componenti religiose principali sono state storicamente il cristianesimo di tradizione latina ed il giudaismo rabbanita, specialmente quello di tradizione ashkenazita, a cui più tardi si è aggiunto il cristianesimo ortodosso. Geograficamente questa civiltà ha avuto origine in Europa occidentale, da cui si è espansa verso l'America, l'Australia e la Russia.
Trovo che l'esistenza di un civiltà di origine europea con determinate caratteristiche sia un fatto innegabile. Questa civiltà non è più oggi definibile come cristiana, e nemmeno come giudaico-cristiana. La sua caratteristica più spiccata, in termini comparativi, è anzi la sua cultura largamente secolare, e l'esistenza di una rottura storica, avvenuta circa duecento anni fa, tra la corrente principale della cultura e la tradizione religiosa.
Questo fatto è comune a tutti i paesi europei e alle loro ex-colonie di popolamento, ma è avvenuto in forme e modi decisamente diversi: in generale, in modo rivoluzionario in Europa, (eccetto che in Gran Bretagna e Scandinavia) in maniera molto più pacifica e quasi tacita (e perciò meno completa) negli Stati Uniti.
Quindi non definisco l'Occidente su base religiosa, ma storica. Lo stesso vale quando parlo di "loro": non mi riferisco a i musulmani che in quanto tali sono un insieme di individui accomunati da una fede religiosa e da alcune pratiche; mi riferisco invece ad un area geografica (il Medio Oriente) a larga maggioranza musulmana, in cui si è sviluppata un'altra civiltà, che ha la sua radice principale nella predicazione dell'Islam, che si è espressa principalmente in lingua araba persiana e turca, e in cui, a livello religioso, oltre all'Islam erano presenti ed importanti il cristianesimo (soprattutto ortodosso, copto e nestoriano) ed il giudaismo rabbanita, soprattutto di tradizione sefardita.
Questa civiltà, in quanto tale, non esiste più.
Nel corso del Medioevo e della prima Modernità, Islam e Cristianesimo erano qualcosa di più che delle religioni; erano delle ideologie politico-religiose che servivano a legittimare il conflitto e mobilitare le forze contro il nemico "pagano" o "eretico". Questo avveniva sia nelle guerre tra cattolici ed ortodossi, come la quarta crociata, che più tardi tra cattolici e protestanti, ed in Medio oriente, tra sciiti e sunniti (o meglio, tra dinastie sciite e sunnite, o perfino dinastie che sostenevano differenti scuole di pensiero sunnite). E naturalmente nei conflitti tra potenze musulmane e cristiane. Ma il motivo per cui questi conflitti avvenivano in sé, tendeva a essere solo teoricamente e formalmente religioso; si trattava di scontri politici, economici, sociali o legati alla politica di potenza, assolutamente laica in sé, condotta dai vari potentati.
Questa serie di conflitti si è conclusa quando nel corso dell'Ottocento le nazioni occidentali, che nel frattempo avevano sostituito al cristianesimo altre ideologie di mobilitazione come i concetti di razza e nazione, hanno conquistato militarmente o assoggetato economicamente quasi tutti i territori a maggioranza musulmana. Così facendo vi hanno imposto il proprio sistema legale, le proprie infrastutture tecniche, ed entro certi limiti la propria cultura.

E' importante sottolineare che la shari'a non è un codice legale ma il frutto di un determinato metodo di elaborazione e riflessione sulle fonti, praticamente continuo e quindi non codificabile pena lo snaturamento. Somiglia perciò più alla nostra giurisprudenza (anche se nel diritto musulmano tradizionale le sentenze analoghe già emesse non sono mai precedenti vincolanti, a differenza della Common Law inglese). In questi termini la Shari'a oggi non esiste più nemmeno in Arabia Saudita o Iran. Anche questi paesi hanno le forme legali dell'Occidente, anche se i loro contenuti pretendono di essere quelli della shari'a.
Non perché, e questo mi preme sottolineare, "loro" siano rimasti fermi al Medioevo mentre "noi" siamo andati avanti (siamo sicuri che la laicità sia necessariamente un progresso? io non lo so).
Ma perché recentemente un certa interpretazione della religione e della tradizione giuridica e politica legata alla religione nella civiltà arabo-islamica, si è diffusa come ideologia mobilitante e via d'uscita dalla subalternità, come proposta globale di risolvere i gravissimi problemi economici, sociali e politici in cui si trovano i paesi del Medio Oriente, e che, come in Africa, America centrale e meridionale, e sud-est asiatico, sono perlopiù una conseguenza della dominazione coloniale.
In Iran hanno ricominiciato a tagliare le mani ai ladri nel 1979, non l'hanno "sempre" fatto (e l'Iran non è mai stato una colonia diretta).
Per quanto riguarda i sauditi, cioè la classe dirigente saudita, non sono "fondamentalisti", sono al limite rigoristi, e al tempo stesso "reazionari" e conservatori (possono esserlo, perché prima della scoperta dei giacimenti petroliferi, il loro territorio era sostanzialmente ignorato dall'Occidente e ha potuto così conservare una tradizione più forte; oggi con la fortissima presenza occidentale il rigido conservatorismo della monarchia si rivela incapace di far fronte a problemi nuovi, il che spiega il successo locale del fondamentalismo moderno e rivoluzionario, che contende all'ideologia conservatrice al potere il primato di legittimità religiosa).
postato da: falecius alle ore 13:26 | Permalink | commenti
categoria:cultura, politica, religione, medio oriente, autoscontri di civiltà
lunedì, gennaio 29, 2007
Non ho scritto niente negli ultimi giorni perché:
- ho fatto un megaripassone dell'esame di Storia dell'Arte sovietica da togliere il fiato.
- ho dato l'esame.
- sono finito in una festa a casa di perfetti sconosciuti per poi schiantarmi sfibrato sul loro letto
- lo stress dell'esame e l'improvviso arrivo di un inverno ritardatario mi hanno provocato una fastidiosa febbriciattola da due linee e rincoglionimento, di quelle che non giustificano il riposo forzato ma non permettono di fare qualcosa.
- sto studiando storia della radio, letteratura araba e traduttologia.
- non avevo un cazzo da dire.

In realtà ce l'avevo una cosa da dire.
Ed è questa. Ammettiamo, senza concedere, che nelle società musulmane la sfera religiosa sia ipertrofica e totalizzante nella vita di comunità ed individui, e che ciò soffochi tali società e le renda irrimediabilmente impermeabili al progresso, al benessere, alla democrazia e tutta una seria di altre bellissime cose.
Un pensiero del genere non ha nulla a che vedere con le mie conoscenze ed idee, col buonsenso 
o con la realtà dei fatti, ma pare che sia abbastanza diffuso.
Ora io vorrei
osservare una cosa: anche la nostra società è funestata da un ipertrofia totalizzante. E potenzialmente peggiore di quella religiosa, quantomeno più invasiva, nel concreto. Mi riferisco al diritto.
Il problema è comune a tutto il mondo occidentale (e non solo!), ed ha molto a che vedere con la regolazione centralizzata (su più livelli, il che non semplifica le cose) di società complesse (su una scala che è quella dello stato nazionale o della comunità continentale); regolazione che dalle nostre parti avviene invariabilmente dall'alto, anche se chi prende le decisioni è selezionato democraticamente. In Italia mi sembra che la smania regolativa sia più intensa che altrove; ma è onnipresente.
Sostanzialmente si può esprimere in questi termini: ogni relazione ed attività umana ha bisogno (teorico) di essere regolata da norme giuridiche e spesso, eleborata da un  apparato burocratico.
Per fare "esistere" nella nostra società la realtà delle convivenze, c'è bisogno che il legislatore dia ad esse uno status giuridico; per vendere qualcosa, in teoria, occorre un licenza; c'è una direttiva europea sulla definizione tecnica delle dimensioni dei piselli ed una legge del parlamento italiano sulla coltivazione dei tartufi.

Probabilmente niente di tutto ciò è facilmente evitabile, a meno di ristrutturare profondamente e completamente la nostra società, cosa che del resto noi ci permettiamo di chiedere al resto del mondo (che non ne ha bisogno; quelle società sono già state ristrutturate, con tutti i difetti della nostra, durante il periodo coloniale).

Da noi il politico ed il giuridico si confondono; e chiediamo al giuridico di invadere il campo che compete all'etica. Naturalmente si tratta di ambiti collegati tra loro; mentre qui da noi non siamo abituati a cogliere il nesso tra giuridico e religioso, e che pure l'Occidente ha conosciuto per secoli.
Mentre è falso dire che l'Islam non conosce la distinzione tra politica e religione, è probabilmente vero che nella tradizione musulmana classica del Medio Oriente (quindi ad esempio, non nella tradizione indonesiana) non vi fosse una distinzione netta tra diritto e religione, nel senso che il giuridico è visto come un attualizzazione dei doveri stabiliti dalla religione; ed anche se è falso dire che l'Islam non conosca una filosofia morale, il legame tra morale e religione è assai più stretto che nella nostra tradizione; e difficilmente un Kant arabo musulmano avrebbe potuto scrivere "la Critica della Ragion Pratica" nel 1800.
Trattenendo il giuridico dentro al religioso, la civiltà arabo-islamica da un lato gli ha dato una forte dimensione etica (si pensi al divieto di prestito ad interesse), dall'altro l'ha imbalsamato in modo che noi occidentali possiamo dire (e qualche moderno fondamentalista sarebbe forse d'accordo) che "l'Islam" prescrive il tagli della mano ai ladri (che comunque si faceva anche nel "nostro" medioevo; un po' di senso della misura, suvvia), che è come dire che "il Cristianesimo" prescrive il velo per le donne ed il loro silenzio sottomesso  (giuro: in una lettera di San Paolo, e molto più esplicitamente della tradizione musulmana).
martedì, gennaio 23, 2007
Jubran Khalil Jubran (quello che molti voi conoscono trascritto come Gibran Kahlil Gibran, trascrizione assolutamente priva di senso; tanto che molta gente legge "Ghìbran" invece di Gibràn).
Molti di voi forse non sanno che si tratta del più grande scrittore arabo moderno. Certo, è vissuto negli Stati Uniti e ha scritto anche in inglese; ma nondimeno, arabo libanese di spirito ed appartenenza.
L'avevo citato a proprosito di Islam, ma è stata una svista, che ho subito corretto: per quanto personalmente non appartenesse a nessuna confessione religiosa organizzata, è nato in una famiglia cristiana: e dato che in Libano, allora, e oggi anche di più, l'appartenenza religiosa è più comunitaria (quindi politica) che basata sulla convinzione personale (anche se non si devono immaginare le "comunità" libanesi come dei monoliti), ha senso dire che Jubran fosse cristiano.

Questo per dire che molto spesso, "arabo" e "musulmano" vengono confusi, il che indica a che livello assurdamente basso si trovi il dibattito pubblico su una serie di questioni scottanti. I cristiani libanesi (e siriani, e palestinesi) fanno parte, senza ombra di dubbio, del mondo arabo; ne sono stati anzi in alcuni periodi, ad esempio nella prima metà del XX secolo, tra i principali portavoce intellettuali.
Dunque: sono "buoni" o "cattivi"? Su quale lato dell'ipotetica barricata dello scontro di civiltà inventato dai nostri crociati (atei) di carta si collocano?
postato da: falecius alle ore 18:03 | Permalink | commenti (14)
categoria:cultura, letteratura, medio oriente, affetti
martedì, gennaio 23, 2007
Chi me lo fa fare. Studiare. Informarsi. Sbattermi a scrivere cose che non so chi leggerà, a rischio noia mortale. Cercare un amore di cui non so se ho davvero bisogno, o magari m'illudo, il problema sono io, non la donna che non ho. Vivere a centinaia di kilometri dalla mia famiglia per studiare qualcosa che potrebbe anche darmi un lavoro, un giorno, ma più probabilmente no.
Dedicare il mio tempo, aggratis, a mille iniziative.
Uscire la sera. Rinunciare ad uscire per finire un bel libro. Comprare libri. Rompermi la testa sulla grammatica araba.
Sì, mi piace tutto questo. Ma a volte, devo fermarmi a riposare, guardarmi indietro e cercare se c'è davvero qualcosa di vero e valido in tutto questo, dove mi sta portando. E non lo so.
Suggerimenti?
postato da: falecius alle ore 17:45 | Permalink | commenti (9)
categoria:scazzi, affetti
martedì, gennaio 23, 2007
Ho usato l'espressione "crociati di carta" nel post precedente. Dato che al-Qa'ida e figli fanno un ampio uso (spregiativo) del termine "crociati", m'è sorto il dubbio che qualcuno potesse interpretarmi male.
Allora. Esiste una significativa fetta dell'opinione pubblica occidentale che si è convinta che l'Islam sia sostanzialmente barbarie. Trovo quest'idea talmente falsa che mi sembra ogni volta assurdo dovermi scomodare a confutarla. Anche perché, di fatto, non è confutabile: coloro che la sostengono la prendono come assioma. L'Islam ha dato impulso ad una grande civiltà, i cui stimoli e le cui traduzioni dal greco sono stati essenziali per lo sviluppo della cultura europea. Ma è stato tanto tempo fa.
Un domanda che sento fare spesso, con varianti sul tema, è questa: "Cos'ha dato l'Islam al mondo (a parte Averroè)?". Io posso rispondere: nominare gli scienziati, i medici, i letterati classici e moderni. Il grande passaggio di conoscenze che la civiltà arabo-islamica ha permesso e sostenuto attraverso l'Eurasia. I capolavori di architettura, miniatura, calligrafia, poesia, prosa. le elaborazioni originali nel pensiero politico. La storiografia di ibn Khaldun. Le ricerche di fisica delle particelle di Abdus Salam.
A tutto ciò mi si risponde: " se tutto ciò valesse qualcosa, lo conosceremmo".
Questo è un tipico atteggiamento dogmatico. Si basa sull'assunto che la civilità occidentale, qualsiasi cosa concretamente essa sia (ne fa parte la Russia? E l'Armenia? Gli Arabi cristiani dove li mettiamo? ) sia qualcosa di onnicomprensivo, in cui entra nel circolo educativo tutto quanto, di valido, sia prodotto nel mondo.
Ovviamente ciò è falso. Quanti scrittori cinesi, indiani, antillani o congolesi conoscete? E ce ne sono. Cosa sapete della cultura giapponese, manga ed anime a parte? "Non ho mai sentito parlare del Leyla e Majnun" (uno dei capolavori della letteratura persiana), Certo, mica te lo insegnano a scuola. Perché, del Genji Monogatari, dei drammi sanscriti classici, del teatro delle ombre giavanese, del Popol-vuh, della letteratura polacca e finlandese dell'Ottocento, della pittura cinese ad acquerello, dell'Artashastra, dell'archittettura armena, dei mosaici bizantini, cosa ne sai?
Un crociato di carta è uno che conosce solo la cultura occidentale in un senso anche abbastanza ristretto, com'è comprensibile, dato che vi è nato e cresciuto, e non sapendo niente delle "altre" manifestazioni di civiltà, conclude che non esistano.
Non sapendo, perché non glielo insegnano, quanto debba la sua cultura alle altre, la ritiene autosufficente. E nelle altre, come Oriana Fallaci, non trova niente di valido, di salvabile. E' una persona il cui atteggiamento verso il mondo musulmano (perché il problema politico oggi si pone verso paesi e territori a maggioranza musulmana, e in cui un'ideologia religiosa funge da collante politico per opporsi all'Occidente) si fonda su un'insegnamento che riassume i rapporti tra Islam ed Europa in Poitiers-Crociate-Lepanto. Poi c'è stato il colonialismo, ma nella nostra scuola si studiava meglio Lepanto che Adua. (adesso le avranno espunte entrambe?)
Non è un atteggiamento strano. I Greci ce l'avevano verso i bárbaroi, e lo stesso modo di vedere le cose avevano i Cinesi, i  Giapponesi,  i Romani, e, su base più che altro religiosa, la civiltà europea medievale e quella arabo-islamica del Califfato.
"Noi" siamo i buoni, Dio è con noi, gli Altri sono cattivi, strani, incomprensibili e privi di una cultura degna di questo nome.
Questo atteggiamento è diffuso sia in Occidente che nell'ambito del fondamentalismo islamico (dove però, conservando una base religiosa e non etno-culturale, è paradossalmente meno chiuso, almeno in teoria) e anche in Israele, in Giappone, in India, ed in alcuni paesi africani.
Io condanno questo atteggiamento ovunque si presenti, ma essendo un occidentale che vive in Occidente, ed essendo quella occidentale la cultura egemone a livello mondiale in questo periodo storico, in particolare tra gli occidentali che sostengono la superiorità della propria cultura e lo ripeto, come assioma.
Aggiungo che: tutte le grandi civiltà eurasiatiche hanno creato la propria egemonia anche con la forza. Quella arabo-islamica classica (che è cosa diversa dalla religione musulmana, così come la civiltà europea-occidentale è cosa diversa dalla religione cristiana) lo ha fatto, senza dubbio. Ma solo la civiltà occidentale ha sviluppato, e portato avanti con successo (grazie a mezzi tecnici più avanzati e a un'insieme di raffinate ideologie religiose, politiche e razziali) un progetto consapevole di assoggetamento politico, economico e culturale del pianeta intero, che per il resto del mondo ha avuto un impatto devastante.
Questo aspetto della storia è profondamente significativo per la storia mondiale, ma non per le relazioni interne al mondo occidentale, che è ciò che noi studiamo normalmente come storia. Ora, solo tre grandi civiltà eurasiatiche, e nessuna al di fuori dell'Eurasia, sono sopravvissute, relativamente intatte, a questo assalto: l'arabo-islamica (o meglio quel che ne restava), quella dell'India e quella cinese (in cui includo anche il Giappone). Sto semplificando molto, ma da queste tre aree, adesso, proviene la sfida, politica, economica e culturale all'egemonia dell'Occidente. Fin qui la mia analisi potrebbe essere in gran parte sottoscritta perfino da un neocon americano.
Solo che l'egemonia occidentale è stata conquistata non per una qualche superiorità morale: è stata conquistata per una superiorità nel campo dell'organizzazione industriale, della tecnologia navale e delle armi da fuoco. E' mantenuta oggi mediante un iniquo accaparramento di risorse ottenute storicamente con la forza, e col risultato indiretto, forse non voluto, ma inevitabile, di mantenere centinaia di milioni di persone nella fame e nel sottosviluppo.
Quando un paese "sottosviluppato" ha tentato di ottenere il controllo sulle proprie risorse è sttao minacciato e punito. In questo contesto si sviluppa nel mondo musulmano, come reazione alla subalternità ed al fallimento delle soluzioni "laiche" (monarchie tradizionali o socialismi autoritari) l'ideologia religiosa del riscatto, che chiameremo fondamentalismo islamico, e che non va confuso con l'Islam. Si tratta di un fenomeno assolutamente moderno, elaborato da intellettuali che conoscevano bene la cultura occidentale ed in particolare il liberalismo e il socialismo, e che intendevano superarne i limiti, risolvendone le contraddizioni nell'ambito della superiore verità religiosa, interpretata a modo loro.
Spero di essere stato chiaro.
martedì, gennaio 23, 2007
Dopo aver dedicato forse troppo spazio, ed indubbiamente troppo del mio tempo, alle beghe amoroso-politiche di rappresentanti dell'Islam italiano, in rapporto all'inqualificabile "intervento" di quello che era il più prestigioso quotidiano del Paese (e la cosa ha fatto venire la nausea a me, che non c'entro una beata mazza di niente), torniamo a parlare di cose intelligenti. (Fermo restando il mio completo appoggio a Lia rispetto ad Allam. Il resto non sono fatti miei).

Ovvero. "Posa 'sto libro e baciami" è in libreria da sabato. Se non lo trovate dal vostro libraio di fiducia, il distributore è il CDA, quindi lo possono ordinare ed arriva, in qualsiasi parte dell'Italia vi troviate. Se siete all'estero contattate Zandegù editore.
In varie città italiane ci saranno presentazioni del libro con reading degli autori il 14 febbraio, visto che il libro è pensato come un antidoto alla retorica del San Valentino. Io sarò al circolo ARCI Malacarne a Verona. Un'altra presentazione, con me, si terrà l'1 o il 2 marzo a Villafranca di Verona, e forse una terza a Venezia.
Se anche non siete in Veneto, non vi spaventate: è molto probabile che ci siano abbastanza dei 39 autori della raccolta nei vostri paraggi da permettervi di ascoltarne qualcuno. Sempreché vi interessi.
Ho già spiegato in post precendenti le altre cose che sto facendo, per cui se per caso ve ne importa qualcosa cercate quel post e seguite i link.
Se Bruttastoria vi piace, mandate definizioni. Ci farebbe molto piacere. Se non vi piace, mandatele lo stesso: lo migliorerete.

Incrocio le dita per i progetti in cantiere.

Questo blog oggi ha avuto quasi 120 visite, un risultato sinceramente inatteso. I visitatori totali sono più di 4000. Grazie a tutti quelli che mi leggono e che mi visitano. Lasciate un commento, mi fa piacere, ricambio sempre le visite se posso. E se mi piacete, ho il link facile io.
Sapevo di avere cose vagamente interessanti da dire, ma non pensavo che fossero così interessanti.
Mi sto chiedendo cosa farne. Insomma. All'inizio volevo parlare di politica, di Islam, del mondo. Mi rendo conto che non ci riesco. Cioè, appena mi metto lì a dire, bene, oggi scrivo il primo post dell'edificio che spazzerà via dalla mente dei miei lettori tutte le cagate di Magdi Allam, della Fallaci e dei vari altri crociati di carta, poi non combino niente. Questa cosa assomiglia ad un diario, e poi finisco a parlare di letteratura, e non ho pazienza, nello spazio di un post per rendere i miei discorsi comprensibili alla proverbiale casalinga di Voghera.
Che se per caso mi sta leggendo, la casalinga di Voghera, non se ne abbia a male: saprò più cose di lei sull'Islam, ma sempre meno del muratore marocchino che le sta sistemando il garage, e comunque lei, la casalinga di Voghera, sa cucinare meglio di me. E per vivere forse serve più cucinare che aver letto Tabari, Nezami e Mahfuz.

Anche della mia vita mi sto chiedendo che fare. Forse dovrei imparare a cucinare meglio.


postato da: falecius alle ore 01:42 | Permalink | commenti (5)
categoria:il senso della vita, buone notizie, informazione
lunedì, gennaio 22, 2007
Ma se un uomo sposato ha un'amante, e ci convive, la moglie lo sa ed le va bene, e poi loro si lasciano, voi di solito fate tutto sto casino?
postato da: falecius alle ore 14:06 | Permalink | commenti (8)
categoria:informazione
lunedì, gennaio 22, 2007
Leggevo Galimberti. Partendo dalla sua riflessione sul vizio pubblico della "spudoratezza" (da non intendersi solo in senso sessuale), mi viene da dire che la privacy, tutelata legalmente, ha sostituito il pudore, tutelato da norme sociali, religiose e di etica individuale.
Questo perché viviamo in una società, anche se non dichiaratamente, "controllata".
In cui tutti siamo conformati, omologati. E di conseguenza non si ha più nulla da nascondere, la sfera dell'intimità può diventare pubblica, collettiva. In questo, Lia ha avuto il pudore di portare il suo dramma individuale alla conoscenza di tutti sul suo blog ma senza nominare l'"uomo pubblico" coinvolto. Che invece è stato sbattuto in prima pagina dal giornale, per una bega politica (del resto irrilevante: non che io difenda la poligamia a spada tratta, ma mi preoccupa molto di più il prezzo delle uova). Adesso, la coerenza del comportamento privato e della vita pubblica è senza dubbio auspicabile: ma non la pretendiamo dai divorziati postdemocristiani che difendono la "famiglia". la si pretende dai rappresentanti della comunità islamica, ma non di quella cattolica.  Intendo dire  i rappresentanti politici, non le gerarchie religiose. Sebbene, da cattolico,  non mi senta  granché  rappresentato da nessuna delle due.
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lunedì, gennaio 22, 2007
Ieri "mi" sono successe due cose simili.
La prima è che sono entrato da Khadija e ho visto il suo post su Lia, e mi sono informato su cosa fosse successo. In sostanza, una e-mail privata di Lia è stata inviata, contro la sua volontà, ad un giornalista, noto avversario politico del suo ex-marito (secondo il rito musulmano). Il giornalista la pubblica sul principale quotidiano del paese, tentando infangare la reputazione della persona in questione e di dimostrare una serie di sue tesi, che del resto sono qualcosa di completamente diverso da quello che Lia sostiene pubblicamente sul suo blog. (e naturalmente, da quanto sostiene l'ex-marito).
Ma se anche ci fosse stata completa sintonia, il problema è di principio: è stata gravemente violata la segretezza della corrispondenza.

La seconda cosa. Una mia recente blog-amica si è vista pubblicati sul blog di un suo ex (mi sembra di capire) alcune frasi di e-mail personali e private (delle quali lui era il destinatario, diversamente da Magdi Allam), per una "ragione" che continua a sfuggirmi pur essendomi stata per sommi capi spiegata. Questa cosa l'ha fatta ragionevolmente arrabbiare. Al punto che stava per chiudere il suo blog.

In entrambi i casi ho visto decine di blogger muoversi a sostegno di queste persone la cui sfera privata è stata invasa e messa sulla pubblica piazza stampata o internettara contro la propria volontà. E' un caso che si tratti di due donne?
Queste due persone "umiliate ed offese" hanno tutta la mia solidarietà, e quella di altri.

Ma mi chiedo. "Da grandi poteri derivano grandi responsabilità" diceva l'Uomo Ragno. Ora, la comunicazione di massa è un grande potere, no? Sono scettico con chi (commentando i post di Lia) diceva che i blog sono un contropotere rispetto alla comunicazione di massa, giornali e televisioni. Certo, sono più liberi. ma anche infinitamente più frammentari e soprattutto, inaffidabili, al punto di rischiare la Wikiality: è vero ciò su cui c'è il massimo del consenso in una comunità virtuale, indipendentemente dalla realtà.
Un blogger è un giornalista? Sembrerebbe di sì. Mi pare anche che i blogger (che non hanno per ora, e speriamo per sempre, ordini, tessere stampa o altro) stiano creando da soli, dal basso, una deontologia, un codice di comportamento. Ma quando questo viene violato? Per Magdi Allam ci si può rivolgere all'ordine dei Giornalisti. Forse. Forse farà qualcosa , forse no. E per gli altri casi?
A volte penso che dovremmo rivedere il concetto di privacy. La privacy è un concetto difensivo: nasce laddove lo Stato ed i mezzi di comunicazione entrano se mpre più potenti nella vita del singolo grazie al potere tecnologico e alla necessità di controllo; di solito sotto la bandiera della sicurezza. A quel punto si decide di tracciare una linea: "qui cominicia la sfera privata. Qui non metti il naso se non in circostanze eccezionali, con la firma del giudice" Così nasce la privacy. Nasce perché "pubblico"  ha smesso di voler dire  "di tutti": la  RAI è pubblica, ma  non è sicuramente mia né vostra.

Qualcuno ci ha fregato il pubblico, ci ha permesso di dimenticare che lo Stato non è Leviathan: lo Stato siamo noi. In cambio, ci hanno dato privacy da violare e sicurezza da reclamare, in cambio della nostra libertà.

domenica, gennaio 21, 2007
Già. E' difficile spiegare che cosa mi fa incazzare, probabilmente basterebbe una bella nuotata. Però sta di fatto che mi girano tremendamente le balle; stavo per fare a botte con la dolce ed innocua Sveta, figurarsi... (no, LEI non mi ha fatto niente. E' una delle migliori coinquiline del mondo).
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domenica, gennaio 21, 2007
Mi aggiungo al coro di proteste che dalla Blogsfera s'innalzano verso il Corriere sul caso di Lia.
Trovo il comportamento di Magdi Allam peggio che discutibile. Pessimo, immorale ed inqualificabile, indegno di un giornalista.
Khadija sta organizzando una raccolta di firme per far intervenire l'ordine dei giornalisti. Io ho intenzione di aderire, ed invito i miei lettori a fare altrettanto e pubblicizzare l'iniziativa sui loro blog. Non ho altro da aggiungere che la mia solidarietà a Lia e chi combatte la sua stessa battaglia.
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categoria:informazione, autoscontri di civiltà
domenica, gennaio 21, 2007
Faccio cose, vedo gente.
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categoria:cazzate, scazzi, fatevi prendere dal panico
venerdì, gennaio 19, 2007
Emozioni.
Mi sconvolgono, mi rovesciano, e non trovo appigli. Trovo un pacco nella cassetta delle lettere. Lo sapevo. Me l'aspettavo. Ma è stato emozionante lo stesso, aprirlo e trovarle un libro col MIO nome stampato, con un mio racconto pubblicato. Assaporo, camminando nella nebbia, il senso della carta. E' commovente, incredibile. Sarà in libreria da martedì, pare.

E poi le persone. Che conosco stasera, incontro per caso, e parlo. E sto bene. Ha ragione LadyD; " Senza gli altri si muore".
Aggiungo: "Con gli altri si patisce". Nel senso originiario di patire, cioè sentire. Sentire con loro. Secondariamente, soffrire, ma in realtà è commozione, è tutta l'energia che ricevo e si accumula in me, e se esplode, come deve esplodere, diventa pianto.
Ma sto bene. Sono solo pieno di sensazioni, di sentimenti, di bellezza. Piangerei.
Di contentezza e di tristezza, insieme.