sabato, dicembre 30, 2006

Impressioni su un anno che finisce: finisce con l'invasione etiope della Somalia, la rottura tra la Russia di Putin e quello che era stato finora il suo più stretto e fedele alleato, la Bielorussia di Lukashenko, da qualcuno definita "l'ultima dittatura d'Europa" (ma non era la Serbia di Milosevic? E poi, in questo momento, la Russia cos'è, una democrazia? Ma non fatemi ridere) e l'escuzione di Saddam Husayn. Tre eventi che non promettono nulla di buono per il 2007. La Somalia, certo, non è l'Afghanistan. Tanto è ostica la geografia afghana, quanto relativamente comoda quella somala. La fortezza naturale dello Hindukush ha permesso agli afghani di resistere con successo ai due degli imperialismi più agguerriti della storia recente, nazismo escluso: quello inglese e quello russo, prima zarista e poi sovietico. La Somalia, invece, è caduta (relativamente) facile preda perfino del nostro colonialismo straccione ed inconcludente, e questo non perché i somali siano meno agguerriti degli afghani, (ogni popolo, quando si tratta della sua esistenza e libertà, tende a battersi con la stessa energia) ma perché il loro paese è geograficamente indifeso, se non dalle steppe. Questo per dire che la Somalia non diventerà mai il Vietnam dell'Etiopia, indipendentemente da quello che farà l'Eritrea (che invece, tutta montagne e deserti, ha inflitto all'apparato militare dei comunisti etiopi, armato dei migliori prodotti dell'industria pesante sovietica e cecoslovacca, la disastrosa sconfitta di Afabet). Anche se tra la vittoria etiope in Somalia e quella occidentale in Afghanistan sui Talebani ci sono somiglianze inquietanti, a cominciare dalla natura e dall'ideologia del nemico.

Il 2007 è in Bielorussia anno elettorale. La rottura di Lukashenko con Mosca potrebbe diventare l'inizio della sua fine. Certamente può truccare ancora le elezioni, come sembra abbia cominciato a fare (sembra che stia diventando gradualmente più tirannico col tempo ed il prolungarsi del potere) e puntare sul nazionalismo in chiave anti-russa. Ma per farlo dovrà avvicinarsi all'Occidente, che se non è schizzinoso (in fondo il georgiano Saakashvili e l'azero Aliev non ci fanno così schifo) ha però certe pretese: se sulla libertà di stampa chiudiamo un occhio, sulla libertà d'impresa Minsk dovrà essere ineccepibile come lo sono gli amici più ad Ovest. Lukashenko ed il suo regime, credo, non possono sopravvivere all'isolamento internazionale.

Sempre in area ex-sovietica, il dittatore del Turkmenistan, uno dei più biechi autocrati degli anni recenti, Nijazov, è morto di recente senza che la notizia suscitasse scalpore. Dovrebbe, invece. Nelle nostre cucine arriva anche, via Russia, il metano turkmeno. Chi gli succederà, e come evolverà la politica del paese centroasiatico, che trabocca di idrocarburi ed è un importante crocevia geopolitico?

L'esecuzione di Saddam: un oltraggio idiota. Politicamente, un errore. Pochi iracheni ricordano bene il dittatore, anche fra i sunniti. Ma è facile fare dei martiri, dopo che sono morti. E lui, per permettere di costruire la leggenda, ha fatto quel che ha potuto: "Morirò da martire per il mio Paese" "Restate uniti" perfino il Corano tra le mani, lui che della religione si è sempre servito "credendoci" solo quando era comodo. Moralmente, la rottura di un principio (il no assoluto alla pena capitale) più importante dell'esigenza di vendetta. Perché l'impiccagione del tiranno distrutto è vendetta, non giustizia. Giuridicamente, un mostro da far impallidire i giudici di Norimberga (credo che il processo di Norimberga ai criminali di guerra nazisti, sotto il profilo legale, sia una clamorosa assurdità). Non porta il rule of law  in Iraq, questo processo. Né tantomeno questa condanna. Perché tanta fretta?

Storicamente, il processo dei vincitori ha già scritto il verdetto di colpevolezza. C'è qualche dubbio che Saddam abbia commesso e ordinato crimini orrendi, aggredendo due Stati vicini ed il popolo del suo stesso Paese, crimini che sicuramente comportano la pena massima prevista dall'ordinamento? (in questo  caso, la morte; ma a definire la situazione legale in cui si è svolto il processo un "ordinamento" mi sembra di parlare in Neolingua). Il processo serve a chiarire la verità storica, non a sapere se Saddam sia colpevole. Una verità storica che muore con lui. Forse perché era scomoda a molti, a Washington. Non volevano sentirsi dire, nel processo del loro trionfo mesopotamico, "Sì, ho fatto sterminare migliaia di persone col gas. Reagan lo sapeva. Bush lo sapeva. Non hanno fatto niente. Eravamo d'accordo che avrebbero accusato gli iraniani". Certo, che gli USA sostennero la gassificazione di Halabja, è un segreto di Pulcinella. Ma sentire Saddam accusare i suoi accusatori e detentori di complicità nei crimini per cui è imputato, bè, credo che Bush volesse evitarlo. Non si è fatta giustizia. La si è mimata, per evitarla.

Ora basta. Ho scritto troppo. Vado a Schio a passare un Capodanno fotonico e fino al 2 non intendo preoccuparmi di geopolitica. Felice anno nuovo a tutti i miei lettori.

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sabato, dicembre 30, 2006

Recita così una delle prime poesie di Verlaine. Tornare ad una casa che non è più tua.

Erano tre anni che non vedevo la mia madrina di Cresima. Di solito da noi si fa la cresima a 14 o 15 anni ed il padrino o madrina è scelto nella famiglia. La cosa ha una valore relativo. Io invece la cresima l'ho fatta a 19 anni. E la mia madrina è una amica carissima, che ho scelto io, perché era importante e nella mia ricerca mi era stata vicina. Come una sorella. La mia sorellina adottata.

Dopo la maturità le nostre strade si sono divise. Io Venezia. Lei Roma. E il paesino dove abita, quando torna a casa, è sulle montagne, sui miei amati, ma lontani, Sibillini. Vederci, tra esami e viaggi, diventava sempre più difficile. Ma non abbiamo mai smesso di sentirci, di cercarci, e soprattutto di volerci bene. L'ho vista per tre quarti d'ora, all'ospedale di Macerata. Ci vediamo sempre in luoghi strani, in non-luoghi anzi, di passaggio, verso destinazioni divergenti, per il tempo di un caffè. Stazioni, terminal, bar lungo le strade, ospedali...

E' stato strano. Niente sembrava cambiato dall'ultima volta, eppure il tempo era passato. La gioia nel rivedersi, quasi incredula, e l'infinita malinconia nel lasciarsi, troppo presto, senza aver avuto il tempo di dirsi tutto, di raccontarsi gli ultimi anni. Regali per lei, raccolti nei miei viaggi africani e tenuti per anni in cassatto, ormai quasi con disperazione. La furia di un abbraccio che era mancato per troppo tempo.

Mi restano nostalgia e commozione, contentezza mista a rimpianto. Come sospesi, io e lei, nel tempo, e vagabondi nello spazio, irrimediabilmente separati, nella vicinanza dei cuori.

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categoria:affetti
martedì, dicembre 26, 2006
... Il presidente etiope Meles Zenawi ci fa quello di una dichiarazione di guerra (alla Somalia, non a noi, tranquilli; anche perché visti i nostri trascorsi militari proprio con l'Etiopia, tanto varrebbe arrenderci subito)Per quanto la situazione sia poco chiara (in più, leggo la cosa da fonti giornalistiche, che a volte hanno uno strano concetto di cosa sia una dichiarazione di guerra), una cosa è certa. Zenawi è una losco dittatore impopolare, mentre le Corti Islamiche  somale sono probabilmente una variante moderata dei talebani. Ho la sensazione, ma forse mi sbaglio (in fondo i somali sono sunniti) che questa sia la guerra per procura che Stati Uniti ed Iran non combattono tra loro. O forse è l'apertura dei un nuovo fronte di al-Qa'ida per uscire del pantano iracheno (che la impantana esattamente come gli americani); nel qual caso l'intervento etiopico fa il gioco di bin Laden, perché fa della Somalia una terra d'Islam aggredita (ma la Somalia non avrà mai il richiamo psicologico dell'Iraq o della Palestina). Noto di sfuggita che per quanto nella retorica del fondamentalismo estremo quella palestinese sia, a parole, LA causa da difendere, le "Brigate Internazionali" dell'islamismo radicale vanno a combattere in Iraq, Cecenia, Pakistan, al limite Somalia e Kashmir. Mai saputo di un non-palestinese che combattesse gli israeliani nei Territori Occupati (in Libano sì, ma quando la causa palestinese era più parte della retorica dell'estrema sinistra che di quella islamista). La questione è complessa e ne parlerò altrove. Buona notte e buon Natale del Signore.
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categoria:politica, informazione, fatevi prendere dal panico, guerra allerrore
sabato, dicembre 23, 2006
Qualcosa di cui mi parlava LadyD qualche settimana fa; qualcosa che a volte mi attanaglia. Commetto errori. Troppi. Non mi va di commettere errori. Non mi piace commettere sempre gli stessi errori. Ultimamente sono molto sensibile agli sbagli. Male. Se non sbagli non impari, ma peggio ancora è che sbaglio, e mi sembra di non imparare lo stesso.
giovedì, dicembre 21, 2006
La RSB si svuota lentamente per le vacanze. Sveta è partita la settimana scorsa. Domani mattina andranno via gli altri. Io resterò solo a guardia del forte, fino a sabato. Essere soli in una casa grande e piena di bei ricordi, con i fondi di vino nelle bottiglie, mi mette tristezza preventiva. Questa gente con cui abito è una seconda e più accogliente famiglia. Quella di LadyD è la partenza più difficile. Perché così all'improvviso lei è diventata importante nella mia vita. Perché ieri ho avuto paura di deluderla. Perché non la vedo entusiasta di andare dalla sua famiglia, quella vera.
Non c'è motivo di essere tristi. E' una bellissima giornata. Anche a casa ci sono persone che vorrei rivedere.
Mi sento inadeguato, e soprattutto mi sento sradicato. Non posso più chiamare casa quella dei miei genitori. Non posso ancora chiamare casa quella in cui abito. A che mondo appartengo?
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categoria:repubblica sovietica di bragora
giovedì, dicembre 21, 2006
Non conosco una canzone che esprima la mia vita negli ultimi anni come "Moderato in Re Minore" di Carmen Consoli. Il testo è la miglior descrizione della solitudine che mi sia capitato di trovare. Il che non significa che io sia sempre triste o sempre solo. Anzi. A settimane alterne, sto anche molto bene. Allegria, ma sempre su fondo di una mancanza incolmabile, di quel vuoto che mi perseguita e che solo un amore potrà mai placare. E' triste non conoscere il calore di un bacio. A volte, su queste righe elettroniche, preferisco abbandonarmi a quella tristezza, chi mi legge spesso lo sa bene, e forse ne ha abbastanza.
Carmen Consoli ha segnato con la sua musica lunghe pagine della mia adolescenza. A Marianna ho dedicato "L'Eccezione" senza sapere che era una delle sua canzoni preferite.
"In bianco e nero": il rapporto con la mia famiglia, e tanti concerti ascoltati da ragazzo; una sera in un prato sui Sibillini, ho conosciuto L. sulle note de "L'Ultimo Bacio" e dolcezza e disperazione mi hanno avvolto davanti ai suoi occhi di gatta. Di L. mi resta l'amicizia, ma anche il ricordo più amaro, dell'amore più sconvolgente che abbia mai vissuto. Mi abbandono ai ricordi. Ogni canzone, un momento una sensazione indimenticabile. "Orfeo". "Narciso" "Non volermi male". Mi abbandono alla memoria dei miei fallimenti e dei miei addii, perché soprattutto questi ha accompagnato Carmen, con leggero struggimento e la dolcezza della sua voce. Buonanotte.
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categoria:musica, letteratura, affetti
lunedì, dicembre 18, 2006
Non ho capito esattamente in cosa consista la leggenda della Dama Bianca (probabilmente dovrei leggere il libro), ma per quanto riguarda "The lady of Shalott" si tratta di una versione MOLTO rielaborata della storia della Damigella Elaine di Escalot (Escalot o Astolat è la forma francese di Shalott), presente nel canone arturiano di Malory, citata da Cervantes ( Don Chisciotte cita Lancillotto come esempio da seguire, tentando di convincere uno scettico Sancho ) e da vari trovatori. Esiste una splendida rivisitazione novecentesca in chiave "femminista" ma titolo ed autore mi sfuggono.
La versione di Tennyson si stacca tuttavia in vari punti da questa tradizione. (Lui cita una novella italiana come fonte, ma questa rielaborava materiale trobadorico preesistente). Malory non fa cenno alla tela e alla maledizione. Sinceramente, sospetto che "The White Lady" sia un appellativo della Damigella di Tennyson (che in nessuna versione a me nota risulta come fantasma) senza rapporti diretti con lo spettro (che esiste anche nei paesi anglosassoni) ugualmente chiamato White Lady o Dama Bianca.
Esistono numerose raffigurazioni della Dama e specialmente della sua morte, tra cui una di Dante Gabriel Rossetti.
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categoria:cultura, donne, letteratura
domenica, dicembre 17, 2006
Le rielaborazioni del ciclo arturiano nella letteratura occidentale, specialmente germanica, sono troppe per anche solo provare a contarle. Dalle prime cronache e canti gallesi, alle storie in latino, anglosassone ed anglonormanno, lingue d'oc e d'oil, castigliano, catalano e gallego, medio alto tedesco; gli echi in siciliano, padano e toscano (i tre vernacoli letterari dell'Italia medievale); e poi citazioni e rifacimenti, fino all'Amadigi castigliano e alle prime opere in inglese. Nel momento in cui Artù viene inglobato nel nascente nazionalismo inglese, dopo la distruzione del Galles celtico, il flusso di rielaborazioni del ciclo, basato ormai saldamente sulla vicenda "canonica" stabilita da Sir Thomas Malory, diventa inarrestabile, trovando nuova linfa dal Settecento grazie alla riscoperta dei canti gallesi "originali" e alla traduzione dei Mabinogion (testi gallesi medievali, davvero pallosissimi). L'Ottocento, in concomitaza con l'esaltazione imperiale della potenza britannica e la trasfigurazione politica di Vittoria, da scorbutica ed impopolare despota residuo del passato, a maestoso simbolo dell'unità e gloria della più grande fra le nazioni, conoscerà un vero revival arturiano, non limitato all'Inghilterra (basti pensare a Wagner) il cui principale esponente è Lord Tennyson. A mio parere, il capolavoro arturiano di Tennyson è "The lady of Shalott". Il poema è incredibilmente arricchito nella versione musicata recentemente dall'artista canadese Loreena McKennitt. L'originale è scritto in un inglese arcaico e difficile, ma pieno di armonia e musicalità che la musicista ha colto ed ampliato.
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categoria:musica, donne, letteratura
sabato, dicembre 16, 2006
Una delle cose che mi piacciono di più dei concerti Industrialien è che ho libero accesso al backstage... e in backstage ci si diverte un sacco.
sabato, dicembre 16, 2006
Sono bloccato a casa con un ginocchio dolorante. (Niente di serio, mamma, sono solo caduto mentre ballavo). E' ufficiale: non ho più il fisico per ballare tutta la notte, per mettermi a pogare e andare a letto tardi.
Sto scherzando. Non nessuna intenzione di piantarla. Non ancora almeno.

Ieri sera (inaugurazione di un locale fighissimo a Mestre, ancora concerto degli EEE) avevo proprio voglia di sfogarmi e divertirmi. Ho anche conosciuto una ragazza; abbiamo ballato un bel po' e alla fine siamo stati molto bene, anche se... mah.
Tra l'altro, PERCHE' tutte le ragazze che incontro vengono a raccontarmi dei loro problemi sentimentali, e nessuna pensa a risolvere i miei, tanto per variare?
Solita polemichetta inutile.

Leggo Roth, "La Cripta dei Cappuccini". Recensione in due parole: fa cagare.
Letteralmente: in compagnia di quel libro ho liberato felicemente l'intestino.

Il sole tramonta ed io sono solo a casa. Mi manca LadyD.
 
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categoria:affetti, fatevi prendere dal panico, essere studente oggi
giovedì, dicembre 14, 2006
Anche io ero  lì. Il racconto di DoubleG è un riassunto esauriente di quanto avvenuto al Secondo festival Industrialieno della storia veneta. Un gran degheio. Un festone indimenticabile. Il mio ruolo era quello di groupie degli EEE, quella sordida band di rumoristi che suonano chitarre elettrizzanti e macchine da scrivere, ma in concreto quello che facevo era bere un sacco di Alienito (il cocktail verde-marziano inventato da Pol) e stare al banchetto del merchandising, che devo dire, è un punto di vista privilegiato per assistere ai concerti ed osservarne la fauna. Oltre alle magliette degli Animali Sociali, e ai dischi dei gruppi che si erano degnati di portarne, "vendevamo" anche la fanzine di Bruttastoria (tutto esaurito) ed il PEG (Prodotto Esterno Gordo) un vecchia/nuova rivista di libere lettere e letterine (non però quelle a Babbo Natale), due dei progetti scrittoriali con cui sono invischiato.
La genialata del festival, secondo me, è stata quella di combinare musica, "letteratura", radio (radioscarico, ovviamente!) ed arti figurative (nel caso, fotografie). La mostra fotografica sulla vecchia fabbrica tessile di Schio era essenziale, ma grazie all'ottimo (improvvisato) allestimento e alla bravura dei fotografi, tutti "ragazzi", una figata. E naturalmente, se i gruppi non fossero stati tutti e 8 (otto!) bravissimi, e se DoubleG non si fosse fatto letteralmente in quattro (organizzatore, fonico, tastierista, chauffeur) nons arebbe servito. Ma alla fine, è andata davvero bene, per essere una cosa indipendente, artigianale, fatta di corsa e soprattutto partorita della mente malata del mio coinquilino!
giovedì, dicembre 14, 2006
Ho scelto Santa Lucia come giorno per fare i regali di Natale. In realtà non ci pensavo, finché LadyD non me l'ha fatto notare, perché da noi non si usa fare i regali a Santa Lucia. Sapevo solo che volevo in qualche modo dare un simbolo del mio affetto alle persone che mi ultimamente mi sono state vicine, alle persone importanti, perché a volte ho paura di non riuscire a mostrare abbastanza loro quanto gli voglio bene, quanto sono speciali, e siccome detesto tutta la faccenda del Natale, ho scelto una data più o meno a caso. E poi di queste persone tre su quattro hanno compiuto gli anni da poco. Due di queste persone, Aureolo e LadyD sono coinqulini della RSB. Ero molto emozionato quando sono tornato a casa con i pacchetti. Di solito non faccio questo genere di cose. Loro non se l'aspettavano. Soprattutto credo non se lo aspettasse LadyD. E' difficile spiegare il rapporto che abbiamo stabilito io e lei, in meno di tre mesi. Mentre gli altri li conosco da anni, LadyD ha fatto irruzione nella mia vita in modo inatteso. Ed all'inizio non credevo che avremmo stabilito un'amicizia di questo tipo. Da quanto tempo non trovavo tanta dolcezza! Vorrei dire qualcosa di lei ai miei cinque lettori, ma non so davvero da dove cominciare. L'affinità che c'è tra noi non è razionale. E' fatta di abbracci e di sguardi prima che di parole.
La sua presenza ha sciolto un grumo di tristezza che mi era accumulato nel cuore.
Le altre persone a cui fatto i regalini sono state Anute e Frà. Per tutti, libri, naturalmente, perché come al-Jahiz, penso che non esista regalo migliore di un libro, e poi ne ho pensato uno adatto per ognuno, almeno credo.
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categoria:affetti, repubblica sovietica di bragora
mercoledì, dicembre 13, 2006
Da qualche parte ho letto che il mio nome è legato alla rapsodia ungherese n.2 di Franz Liszt. Sarà. La adoro.
Da piccolo ascoltavo Bach e Beethoven, al limite Schubert. Poi ho scoperto Debussy e Stravinskij. A sedici anni devo aver cominciato ad accorgermi che la musica non ha smesso di esistere con le sinfonie a forma di pera di Satie, e che sì, i Beatles erano esistiti davvero. Sto un po' esagerando, ma la mia infanzia si è svolta in una sostanziale distanza dagli anni Ottanta che stavo vivendo. Gli anni Ottanta esistevano solo al cinema e nel poco di TV che vedevo (prevalantemente Lady Oscar, i Transformers ed i Mini Pony). Ho scoperto cosa fossero i Take That dopo che si erano sciolti. Poi, per tutte le superiori, andavo a Modena City Ramblers e Cranberries. Solo grazie ad un amico ho allargato gli orizzonti. Lui mi ha fatto ascoltare quel genio di John Coltrane; e  Paolo Conte, Keith Jarrett, Ben Harper e tanti altri.
Ma il mio disco preferito era e un po' rimane, anche se qualcuno inorridirà, "No Need To Argue" dei Cranberries. Solo quando, ormai all'inizio dell'università, mi imbattei in "Ride the Lightning" dei Metallica, scoprii davvero cosè la musica, seppi con positiva certezza che la musica era morta con Beethoven e tornata alla vita con James Heatfield (se non avete quella base di cultura pop-rock da sapere chi è, trattasi della mente e della voce dei Metallica) finché quel deficiente e i suoi tre amichetti non se ne sono venuti fuori con quella merda di "Load" e tutte le altre susseguenti cazzate. Ma la fiaccola del metal intanto era stata impugnata da qualcun altro.
A questo punto dovrei citare mio zio Carlo, che mi ha guidato sui sentieri del Metallo con la competenza dell'esperto.
Comunque, tutta questa cotoletta un po' insensata, per dire che da tutto il giorno con l'allegria della splendida luce che brilla su Venezia, e nelle braci di un tramonto meraviglioso, la rapsodia ungherese n. 2 di Liszt mi risuona in testa; ed è come una spinta ad agire, uno sprone di gioia. Buona Santa Lucia.
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categoria:musica, affetti, buone notizie
domenica, dicembre 10, 2006
"Noi abbiamo il convincimento che abbiamo vinto noi: quindi bisogna ricontare tutte le schede, perchè non si può in una democrazia assegnare una maggioranza per 24 mila schede che sono lo 0,6 per mille" Forse Berlusconi avrebbe bisogno di un ripasso sulla definizione di "democrazia".
Da quando in qua i "convincimenti" di un non meglio precisato "noi" determinano il processo istituzionale? Cioè, questo accade, laddove si tratti dei "convincimenti" dei dittatori post-sovietici in Turkmenistan e Azerbaican, o di quelli dei generali della giunta birmana.
A quanto risulta, però, Berlusconi non è riuscito ancora a comprare nessuna repubblica ex-sovietica.
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categoria:politica
giovedì, dicembre 07, 2006
Svegliarsi presto la mattina nella RSB è piacevole. Sono quasi tutti affettuosi e pacati, la mattina. Buongiorno, dormito bene, abbracci e caffé. E poi abbiamo ospiti.
Sto meglio, ma il diavolo della soltitudine ogni tanto torna a tormentarmi. Come adesso.
Provo sentimenti confusi. Sentimenti che conosco bene, ma che ogni volta mi stordiscono come la prima.
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categoria:affetti, repubblica sovietica di bragora