giovedì, novembre 30, 2006
Ho già fatto capire che adoro la letteratura medievale "cortese". Ho già parlato della lirica dei trovatori. Ma nella letteratura cortese c'è un secondo filone, che potremmo definire, in modo improprio, quello "cavalleresco", tradizionalmente suddiviso nelle "materie" di Francia, Grecia e Britannia. Tra queste, la materia di Britannia è la più ricca ed affascinante, che ha prodotto le opere più belle e profonde, o almeno le più vicine al nostro spirito (post)moderno. Parlo delle leggende di Tristano ed Isotta, e di Parsifal. La materia di Francia ha offerto una sola opera davvero degna di quel livello: l'Orlando Furioso di Ariosto, che non appartiene al Medioevo.
Sia Tristano che Parsifal sono immagini di ciò che a volte mi sento o vorrei essere. Parsifal  è il colpevole ignaro, il  grande cercatore, ma la sua storia alla fine è una storia di redenzione, ed anche, nelle versioni che contengono la figura di Feirefiz/Palamede, uno dei pochi insegnamenti medievali sulla tolleranza religiosa; pur essendo forse la più autenticamente cristiana delle storie cavallersche, o forse proprio per questo motivo.
Tristano è invece il perfetto amante; mentre Lancillotto, essenzialmente, viene stregato da una Ginevra insoddisfatta, e sicuramente non si astiene dai benefici che il rapporto con la Regina può dargli, Tristano è costretto, contro la sua volontà, dalla forza ineluttabile di un Amore più grande di lui, a sopportare ogni sorta di sacrifici. Nella leggenda, è un filtro magico a trsformarlo da carceriere di una riluttante promessa sposa in suo amante segreto; ovviamente si tratta di un deus ex machina narrativo, che serve per giustificare ciò che altrimenti la società medievale non avrebbe potuto tollerare; l'esaltazione del sentimento al di là dei vincoli sociali e familiari, e perfino della lealtà personale e politica al sovrano; vincoli, gestiti attraverso l'ideologia dell'onore, indispensabili alla società feudale, la cui proiezione nel mondo semi-mitico della corte arturiana dava ulteriore legittimità. La storia di Tristano ed Isotta esalta quella che, pur inquadrata nell'ideologia dell'amor cortese, è una ribellione antisociale; e a differenza della vicenda di Lancillotto e Ginevra,  non porta con sé la catastrofe dello Stato.
Il filtro d'amore rappresenta la forza di un sentimento, di un desiderio; quell'apertura di un vuoto interiore che solo l'Altro, l'Amato, può colmare. E allora Tristano compie ogni sforzo ed ogni astuzia nella queste. Contro la Corte, il suo Re, l'intero regno e la Britannia tutta. Vorrebbe rinunciare, ma non può, perchè il senso della sua esistenza è amare Isotta. Per lei patisce fame, freddo, e ferite, esilio e prigionia. Ma la società e più forte del Cavaliere; alla fine, la Manica li separa per sempre. Tristano trova nella Piccola Bretagna un amico,  Kaerdin, il primo da quando è caduto in disgrazia in Cornovaglia. Il vuoto che lo divora, la distanza da Isotta, brucia ancora; per colmarlo, accetta con gioia la mano di Isotta Biancamano, sorella di Kaerdin e omonima della sua amata, ormai di fatto prigioniera di re Mark in Cornovaglia.
Le versioni della storia divergono per quanto riguarda Mark; per alcune è una sordida canaglia, addirittura un sadico, per altre invece è semplicemente l'onorevole uomo d'ordine, incapace di capire il nipote e riluttante a punirlo, oppure un re debole, dominato dai suoi perfidi baroni, che odiano Tristano animati da pura malvagità e perciò obbligano Mark a sposare Isotta, in modo che questi non erediti la corona.
Alcuni dipingono il "tradimento" di Tristano con Isotta Biancamano come un simbolo della vigliaccheria maschile, ed il loro matrimonio come qualcosa di fozato, infelice, o al limite disperato.
Invece io credo, che Tristano e sua moglie, come appare anche da alcune fonti, si amino teneramente, benché l'affetto di lui sia solo un'ombra, una proiezione, dell'amore soprannaturale che prova per Isotta la Bionda: che lui accolga Biancamano nel suo cuore per colmare il suo vuoto, per combattere la sua solitudine e finirla con una vita, quella sì, disperata e randagia.
Certo, è un tentativo disperato, come disperato è il Cavaliere, e disperatamente accetta l'amore di Biancamano. Ma Isotta la Bionda in realtà non esiste; è solo l'incarnazione dell'Amore ideale, e averla è possibile solo nella bassezza morale del sotterfugio, o sul piano extramondano di quel "boschetto degli amanti", una sorta di Eden in cui i due si trattengono per qualche tempo, e che si colloca fuori da tempo storico e dalla civiltà, nella pura natura. E nella pura natura l'uomo sociale e civile non è capace di vivere come tale.
Complice, altro trucco narrativo, l'omonimia, Tristano sceglie dunque Biancamano e con lei vive felice... almeno finché Isotta la Bionda irrompe di nuovo nella realtà, ed Isotta Biancamano, incapace di riconoscervisi, accecata da una gelosia di cui dovrà pentirsi, fa morire di dolore il marito. Con Tristano, deve morire anche Isotta; perché, in effetti, lei è solo una parte di lui, dal punto di vista del narratore medievale, quasi mai, e certamente non in questo caso, di esprimere un'autonomia femminile, "un'attrice protagonista". (ci riesce Nezami di Ganjeh, con Shirin ed in parte con Leylà, ci riesce Chrestien de Troyes con Enide, Lunetta e Laudine, in parte con Fenice; ma Gottfried e Wolfram falliscono la prova, e la stessa Blanchefleur di Chrestien, fonte di Wolfram, è una macchietta).
Credo che abbiate capito perché mi senta vicino a Tristano, e perché non troverò mai la mia Isotta.
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categoria:donne, letteratura, affetti
giovedì, novembre 30, 2006
Cuanto más he de esperar
Cuánto más he de buscar
Para poder encontrar
La luz que sé que hay en mí

He vivido en soledad
Rodeado de multitud
Nunca he conseguido amar
Pues no me quiero ni yo

Cuando veas una estrella fugaz
Guárdala en tu corazón
Es el alma de alguien que consiguió
Dar a los suyos su amor

Cuando oigas a un niño preguntar
Por qué el sol viene y se va
Dile: porque en esta vida no hay
Luz sin oscuridad

Mago de Oz

"Quanto ancora devo aspettare
quanto ancora devo cercare
per poter trovare
la luce che so nascosta in me

Sono vissuto in solitudine
circondato da moltitudine
non sono riuscito ad amare
perché non amo me stesso

Quando vedi una stella cadente
serbala nel tuo cuore
è l'anima di qualcuno
che è riuscito a donare il suo amore

Quando senti un bambino chiedere
perché il sole viene e va
digli che non c'è luce
senza l'oscurità.

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categoria:musica, il senso della vita, affetti
giovedì, novembre 30, 2006
E' il primo verso di una poesia in cui Bernart de Ventadorn, forse il più celebre dei trovatori, si lamenta dell'infedeltà della sua Dama. "Datemi consiglio, signori". Cosa devo fare?
Dal seguito della poesia appare che la donna amata tradisce Bernart... con suo marito, Bernart è evidentemente l'amante; alla fine il trovatore è soddisfatto di avere il "vantaggio" dell'amore condiviso, e preferisce amare la donna di un altro piuttost che non aver nulla.
Non è assolutamente chiaro se la donna abbia la minima voce in capitolo. E' lei a scegliere (posare gli occhi) su Bernart, ma poi il suo comportamento viene inserito nelle categorie di "lealtà", e "vantaggio" (per Bernart). Che lei stia bene o male, che gradisca di essere divisa tra due o meno, sembra non avere la benché minima importanza. Bernart adora la sua dama, ma non si pone neanche il problema del suo benessere o delle sue opinioni. Il "consiglio" alla fine è basato su un calcolo razionale dei vantaggi, vantaggi che intutivamente sembrerebbero prestazioni sessuali.

Anche io ho bisogno di un consiglio. Non sono innamorato, e non mi risulta che qualcuna sia innamorata di me, anche se c'è una persona che mi sta inondando di affetto e dolcezza, e che ricambio con tutto il cuore. 
Il mio problema è la solitudine sentimentale; parlando della "mano estranea" è a quel demone nero, che non sono più riuscito a tenere nell'inconscio, che mi riferisco. La mancanza dove dovrebbe esserci qualcosa. Il Vampiro dei miei incubi che mi svuota. Sembrerò esagerato, specialmente in una società in cui il problema dell'Amore è tendenzialmente ricondotto al ben più semplice problema "anche oggi, seghe". Scusate, non ho chiesto io di nascere in questo secolo, avevo prenotato l'opzione per l'Acquitania del dodicesimo secolo ma era tutto pieno.
E invece, tanto per cominciare l'amore esiste, secondo, il sesso dovrebbe dipendere dall'amore e non viceversa, terzo, l'assenza d'amore, contrariamente a quel che credeva il buon ibn Hazm, è una malattia. Perlomeno, ho due linee di febbre da quasi una settimana, a singhiozzo; unico altro sintomo del morbo, un tristezza abissale, groppo in gola e voglia di piangere.
Il problema non è di innamorarmi IO; sono pronto ad incendiarmi come la savana alla fine della stagione secca; piuttosto è come impedire che i miei sentimenti s'incaglino su se stessi, perché  è vero che "amore nullo amato amar perdona", nel senso che se il tuo amore non è ricambiato, si nutre solo di pensiero ed illusione, e ben presto non ami più l'altra persona ma solo il circolo vizioso mentale che i tuoi stessi diavoli ti hanno tessuti in testa, e questo è causa di innumerevoli tragedie piccole e grandi. In questo senso l'amore non ricambiato è peggio ancora dell'assenza d'amore, è il suo pervertimento, e quindi, in questo caso, l'amore è malattia come nella tradizione medievale (che non distingue tra assenza/distorsione dell'amore ed assenza del suo oggetto; ma l'assenza dell'amato può essere vista come una forma di amore non ricambiato). Eccoci dunque al "mal d'amore".
Insomma, la questione è: che devo fare?

Postilla teologica: se Dio è Amore, Satana è il Suo Amore non ricambiato e quindi distorto ed annientato. Ergo, la causa del male sono gli uomini, ma la sua origine, ovviamente, è Dio (non potrebbe essere altrimenti, dato che Dio è all'origie di TUTTO).
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categoria:cultura, donne, letteratura, religione, affetti, malessere interiore
mercoledì, novembre 29, 2006
Mi sento come una mano estranea che mi stringe alla sommità del cuore...
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lunedì, novembre 27, 2006
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domenica, novembre 26, 2006
Vist ai e trobat en ma sort
Que d'agre potz doussor gitar
Ab breu aten ses ajustar;
Doncs agr' e dous eysson d'un port.
E fai tant agres ab doussor
Que l'ivern mescla ab calor;
Mas l'agres fuy al dous parer.

Raimbaut de Vaqueiras, trovatore

Provo a tradurre:

Ho veduto e trovato in mio Fato,
Che Dolcezza si può trarre dall'Amaro
brevemente e senz'aggiunte;
amaro e dolce d'uno stesso porto salpano.
E faccio io stesso di Dolce, tanto Amaro
che tutt'uno fanno, Estate e Inverno,
ma all'alba di Dolcezza, Amaro fugge.

Non avevo mai tradotto dal provenzale, lingua che conosco in modo decisamente approssimativo, da vecchie letture e un'antica, trascurata passione. Eppure forse niente esprime i miei sentimenti come quel misto di ingenuità infantile ed aristocratica sofisticatezza che è la lirica cortese (sia essa in lingua d'oc, d'oil o del sì, in arabo, in persiano, in giapponese o in antico alto tedesco, per limitarsi alle letterature di cui ho qualche cognizione); ed in particolare, mi riconosco nel canto dei trovatori provenzali; nelle loro sottigliezze, nei loro paradossi, nella loro precisione descrittiva del sentimento, come nella capacità di astrarne. Amo questa lingua dall'ortografia ingannevole e la grammatica elusiva, un po'francese, un po' italiano e un po' spagnolo, senza essere nessuna delle tre.
Amo l'abilità del trovatore nello scolpirla, cancellando il confine tra lirismo e arida norma, tra personalità e  società, tra  filosofia, teologia e poesia, auberge du lointain.



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categoria:cultura, letteratura, affetti
sabato, novembre 25, 2006
Òdi et amò; qua rè id faciàm fortàsse requìris
Nèscio, sèd fierì sèntio et èxcruciòr

Catullo
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categoria:letteratura
venerdì, novembre 24, 2006
Il titolare di un bar si è rivolto così ad una avventore di orgine nord-africana, cittadino italiano, che gli aveva chiesto una consumazione. Forse qualcuno si ricorda i cartelli sui negozi ai tempi leggi razziali... bè, ecco il primo passo.
La cosa dovrebbe commentarsi da sola, malgrado la stupidità umana. Sì può teorizzare quanto volete, ed anche con toni che non sono quelli dell'isteria di Oriana Fallaci, sull'esigenza di difendere radici ed identità. Ma alla fine, è alla meschinità di questo tipo che approndano queste cosiddette "teorie"
.
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categoria:politica, fatevi prendere dal panico
venerdì, novembre 24, 2006
L'ostacolo è la via...
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categoria:religione, il senso della vita, fatevi prendere dal panico
giovedì, novembre 23, 2006
Sono stanco. L'oroscopo di Internazionale (non che ci creda, ma è bello) dice che sono a secco e che dovrei fare il pieno, ma apprezzerei che l'astrologo mi indicasse dove trovare il distributore. I miei angioletti hanno giustamente da farsi i fatti loro, D. deve studiare, C. è danza, Annina sta male, e così via. 
Le nuove nomine dei Servizi fanno ben sperare. Pollari era troppo screditato dai suoi giochini, potrebbe arrivare l'incriminazione formale. La magistratura ha aperto un fascicolo sul film di Deaglio; staremo a vedere, ma in ogni caso la democrazia italiana è sotto stress. Oggi con DoubleG e C. parlavamo di quanto si sia rivelato finora deludente il governo che abbiamo, senza entusiasmo, votato. Anche politicamente, sento un vuoto, regisco alla meschinità ritraendomi dalle questioni.
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categoria:politica, affetti, malessere interiore
giovedì, novembre 23, 2006
A tutti quelli che ho linkato ( e sono tanti).
Apprezzerei veder ricambiato il favore...
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giovedì, novembre 23, 2006
Cioè cha palla inconcludente e cotolettosa che ho appena scritto nel post di prima.
postato da: falecius alle ore 13:23 | Permalink | commenti
categoria:il senso della vita
giovedì, novembre 23, 2006
Ok
Mi sono tolto i dubbi. Ho esaminato la classifica mondiale delle democrazie dell'Economist.
Israele risulta l'unica democrazia (benché "flawed") del Medio Oriente come vuole la vulgata. Turchia e Libano risultano "ibridi" (poco sotto il 6 su una scala da uno a dieci) col Libano messo leggermente meglio. L'Economist conta la Turchia come paese dell'Europa Occidentale, probabilmente perché fa parte della NATO, ma a me sembra una gran boiata e la conterò nel Medio Oriente. Tutti gli altri paesi del Medio Oriente, con due importanti eccezioni (Palestina ed Iraq, guarda caso) di cui parlerò poi, ricadono sotto la categoria di regimi autoritari, cioè con punteggio inferiore a 4. La Svezia, al primo posto, totalizza un incredibile 9.88, definendosi come la Democrazia Modello punto e basta.
Prendiamo per buoni i criteri dell'Economist, basati su 60 domande raggruppate in 5 categorie. Le risposte danno zero, mezzo o un punto, il risultato viene rapportato ad una scala da un dieci (ad esempio, se le domande per una categoria erano 13, si fa la proporzione) e la media semplice dei voti nelle 5 categorie fornisce il punteggio totale. I regimi sono classificati democrazie compiute se il punteggio totale è >8, democrazie imperfetta tra 6 e 8, ibridi tra 4 e 6, autoritari sotto a 4.
Quello che interessa sono le correlazioni.
La correlazione col reddito appare poco significativa; alcuni paesi a medio reddito ed almeno un paese a basso reddito (mauritius) rientrano nelle democrazie compiute. In particolare, se si guarda alle statistiche regionali, la correlazione tra democrazia e reddito non funziona in Europa e Nordamerica (dove dovrebbe dare MENO democrazia di quante se ne trovi) né in Africa e Medio Oriente (dove dovrebbe darne di più).
C'è una correlazione forte, invece, tra esportazione di petrolio ed assenza di democrazia: in altre parole, tutti gli esportatori di petrolio, con l'ovvia eccezione della Norvegia, tendono a collocarsi nella parte bassa della classifica, anche alcuni hanno più di 6 e sono democrazie: in particolare l'Indonesia e Timor Est, e molti sono regimi autoritari; anche questa correlazione, però, non basta a spiegare l'abisso autoritario medio-orientale.
S'invocherà l'Islam; guardiamo alle 5 eccezioni alla regola medio-orientale: una è Israele, paese non musulmano, una è il Libano multiconfessionale. Poi ci sono la Turchia laica, che comunque è un ibrido e l'Iraq occupato, anch'esso tra gli ibridi, sì, ma ultimo posto, con un punteggio di 4 tondo tondo, e comunque sotto occupazione straniera (si dirà che i termini comparativi, l'intervento americano è servito ad alzare lo standard democratico dell'Iraq; ma in modo molto marginale, e comunque sia non valeva 150.000 morti). La Turchia se la cava peggio di quanto dovrebbe; l'ultima eccezione è la Palestina, che è anche quella col punteggio più alto dopo Israele, pochissimo sopra il 6, fanalino di coda delle democrazie, ma pur sempre democrazia, sì, nonostante il governo di hamas possa essere tutte le cose brutte che mi e vi pare, l'Economist ci dice che è ancora democratico. Insomma, "un po'" democratico, ma da sufficienza. E la Palestina è araba, musulmana ed occupata. Ne consegue che i regimi meno autoritari del medio oriente sono anche tra i punti di maggiore conflitto ed instabilità (nel'autoritarissima Algeria non succede niente). L'Afghanistan è quasi al fondo della classifica. Lì, i nostri liberatori non hanno combinato granché, forse perché i principali alleati degli USA nella zona, così come in Medio Oriente, sono appunto le peggiori dittature disponibili, proprio il fondo del barile, Uzbekistan Turkmenistan e Tajikistan da un lato, Kuwayt, Qatar ed Arabia Saudita dall'altro. Ah, sì, anche i nostri cari amici azeri con cui l'ENI sta firmando un sacco di contratti sono tra i peggiori della classe. Osserviamo la correlazione tra Islam e democrazia a livello mondiale. Nessun paese musulmano è tra le democrazie compiute, cosa abbastanza prevedibile data la loro concentrazione in Europa ed Americhe (le altre sono Giappone e l'imprevedibile Mauritius).  E non ci sono paesi musulmani  nelle  Americhe, mentre in Europa sono pochissimi e tutti in Europa Orientale.
Tra le democrazie imperfette, sono musulmani l'Indonesia, il Bangladesh, il Mali, la Malaysia ed appunto la Palestina. Pochini, in effetti, ma fanno quasi un terzo dei musulmani del mondo. Contate che circa un altro quarto dei musulmani del mondo vivono in paesi non musulmani, molti dei quali nella zona alta della classifica come l'India. Circa metà di tutti i musulmani vive più o meno in democrazia Tra gli ibridi, ci sono un sacco di paesi, tra cui un buon numero sono musulmani  non arabi. Ce ne sono anche molti di più che musulmani non sono affatto. A parità di livello di sviluppo, non c'è nessuna differenza tra i paesi musulmani e quelli che non lo sono, anzi, in Asia Orientale i paesi musulmani tendono a collocarsi più in alto di quelli non musulmani. Nell'ex URSS ed in Africa non c'è appunto differenza. In Medio Oriente abbiamo due democrazie imperfette, una musulmana ed una no, e tutti gli altri paesi si collocano nelle zone basse della scala (in compagnia di un buon numero di paesi non musulmani, quindi). Il fattore petrolio presenta una correlazione significativa. Il fattore Islam presenta una correlazione apparente.
E' fuori di dubbio che la maggior parte delle democrazie siano paesi occidentali sviluppati. In fondo l'Economist ha sviluppato i criteri per una democrazia liberale, e la democrazia liberale è nata storicamente nel mondo occidentale (non mi addentrerò sul dibattito se possano esistere democrazie non liberali). Credo che questo abbia relativamente poco a che vedere col cristianesimo, con la tradizione occidentale in senso lato e simili. Credo che abbia molto a che vedere con un certo tipo di sviluppo storico della borghesia. In questo senso non è eccezione l'Islam, ma l'Occidente. Che poi paragonare Islam ed Occidente è poco utile; non esiste UNA civiltà islamica come non esiste UNA civiltà cristiana o buddhista. Pensate un confronto impostato sui termini "Buddhismo" e "Africa Nera".
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categoria:politica, medio oriente, autoscontri di civiltà
giovedì, novembre 23, 2006
Uccidere la democrazia? E perche darsi tanta pena? Stando al rapporto dell'Economist, basato su criteri francamente poco chiari, nel mondo esistono 28 democrazie compiute. L'Italia non è tra queste. Stando al rapporto dell'Economist, Cile, Corea del Sud, Mauritius, Uruguay, Taiwan, Sudafrica Costa Rica ed Estonia (evidentemente i diritti dei residenti russofoni non sono contemplati dai criteri del quotidiano inglese) sono più democratiche dell'Italia, mentre  l'India lo è meno. Mi piacerebbe sapere qual'è il ranking di Libano, Israele, Iran, Russia e Turchia.
Comunque, l'Inghilterra è ventitreesima.
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categoria:politica, informazione, fatevi prendere dal panico
giovedì, novembre 23, 2006
O forse siamo già alla sepoltura. Se questo è vero la situazione è grave, gravissima; forse dovremmo chiedere agli esperti libanesi (i miei amici di cui parlavo nell'altro post, ad esempio) di venire a darci ripetizioni base di democrazia, invece di pretendere il contrario. Se questo è vero, siamo al tradimento  (per una falsificazione di dati elettorali di questo tipo, danno trent'anni, più che ai disertori dell'Esercito in tempo di pace). Se questo è vero, ci sarà mai un'inchiesta? E come finirà? O faremo, come abbiamo fatto tante altre volte, i finti e veri tonti, e lasceremo il teatrino andare avant, tanto ormai il paziente è morto e non resta che seppellirlo?
Forse, e gli inquietanti precedenti in certi Stati americani lo confermerebbero, la democrazia sta diventando un macabro rito, mentre qualcuno diverso dal popolo fa le prove generali di scelta dei veri governanti.
Non siamo ancora a questo punto? Può darsi ma dipende da noi se ci arriviamo. Detto fra noi, comincio ad avere l'impressione che a tanti italiani della democrazia non freghi più poi così tanto.
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categoria:politica, informazione, societÃ