lunedì, ottobre 30, 2006
Niente. C'è una maledetta guerra, che fa decine se non centinaia di morti al giorno ed in cui è impegnata la più grande concentrazione di tecnologia militare mai ricordata, una guerra che ha giù preteso agli Stati Uniti un tributo di sangue ormai vicino ai tremila caduti: un'enormità. Un guerra in cui l'Italia è stata convolta subendo le perdite più alte della sua storia militare repubblicana. Un guerra speorca, confusa e merdosa, tutte nel pagine interne dei giornali, in sordina, invisibile. La posta in gioco sono le seconde o terze riserve di petrolio del mondo, ed il controllo strategico dell'Asia Occidentale, sul piano geopolitico, e la forza ideologica del richiamo all'Islam, sul piano ideale. Se la Resistenza irachena riesce a costringere gli eserciti anglo-americani a ritirarsi dall'Iraq, la sua ala qa'idista (che probabilmente non ne rappresenta nemmeno la maggior parte) potrà usare tutta la potenza ideale del successo per mobilitare le popolazioni medio-orientali esasperate. Non intendo dire che ci sarà un guerra di civiltà, ma che sicuramente al-Qa'ida otterrebbe una considerevole forza e legittimazione, e ne farà uso. E' improbabile che le componenti laiche e "democratiche" della Resistenza, per quanto maggioritarie, riescano a sfruttare ideologicamente un successo; proprio perché la loro resistenza e la loro lotto sono nazionali, non globali.
Mi colpisce l'ipocrisia con cui certa estrema sinistra italiana s'impunta sull'unità nazionale irachena: tale unità non esiste, in nessun senso normale del termine "nazione". Esiste una nazione araba, esiste una nazione kurda. Se si vuole esiste una nazione araba irachena, anche se storicamente difficile da identificare. E' esistito un processo, incompiuto ed estremamente ambiguo, di creare una nazione irachena; tale nazione però non ha mai pienamente incluso, se non sulla carta, i Kurdi o gli Assiri (che peraltro sono in buon numero degli immigrati recenti). La retorica nazionale irachena era in realtà la retorica del nazionalismo arabo. I confini dell'Iraq sono tracciati senza nessun criterio storico a cui si possa applicare l'aggettivo "nazionale". Quelli con l'Iran dipendono dall'esito finale dello scontro tra due poteri imperiali, ottomano e persiano, esterni al mondo arabo, in cui l'Iraq faceva parte dell posta in gioco. Quelli con Siria, Giordania, Kuwayt ed Arabia Saudita sono tracciati attraverso regioni desertiche, ma tracciati a tavolino da due ministri inglesi in ufficio di Londra, in base alle esigenze di altri poteri imperiali, quelli europei. Il confine con la Turchia ha una vicenda più complicata, legata ai problemi della Turchia post-ottomana e della repressione dei Kurdi (per la quale gli inglesi, nel 1920, furono autorizzate ad impiegare i gas, facendo dei Kurdi d'Iraq il popolo storicamente più gassato del secolo). Ma dire che segua una qualsiasi logica interna, un demarcazione etnica, linguisitica, storica o perfino geomorfologica, significa mentire.
L'Iraq come lo conosciamo è frutto dell'imperialismo, e sorprende che proprio gli antimperialisti si accaniscano tanto a difenderne l'unità "nazionale" senza vedere i (veri) diritti "nazionali" ad esempio dei Kurdi (Kurdi che hanno il torto di essere alleati degli USA e quindi, secondo loro, "imperialisti").
Tranquilli, non sto diventando un repubblicano americano. Sto solo cercando di ragionare. Non ho dubbi che la progettata (ammmesso che questa sia ora la linea USA, del che non sono sicuro) suddivisione dell'Iraq in tre stati semi-indipendenti sia un disastro. Sia perché la regione non può accettare uno stato Kurdo in questo contesto, sia perché metterebbe il petrolio di Bassora nelle mani dell'Iran (oppure il sud vedrebbe uno scontro interno tra "arabisti" ed "iranisti") e generebbe uno stato arabo sunnita privo di qualsiasi senso, logica o necessità (né risorsa) all'infuori del suo essere un patria comunitaria. Lo Stato panarabo a maggioranza sunnita sarebbe il suo solo sbocco, quindi finirebbe col fondersi con la Siria o la Giordania, o diventare un tetro regno di esasperazione e frustrazione da cui potrebbe emergere una dittatura realmente "islamo-fascista", piena di nazionalismo identitario arabo, retorica fondamentalista islamica, e revanscismo, duramente persecutrice delle minoranze.
E cosa fare, nella "partizione", della fascia di popolazione mista sull'Alto Tigri? Perché i difensori dei rofughi palestinesi di Nazareth non difendono il diritto al ritorno anche dei profughi kurdi di Kirkuk, nelle cui case ora vivono immigrati arabi? Naturalmente questo non dà diritto ai kurdi di cacciare gli arabi dai villaggi del Tigri come stanno facendo; Ma vorrei che la difesa dei diritti e l'opposizione all'imperialismo siano basate su conoscenza, pensiero e relatà, su schematismi ideologici filo- o anti- americani.
sabato, ottobre 28, 2006
Ho messo via un po' d'illusioni... Com'è giusto che sia. Ho messo via un bel po' di cose ma non mi spiego mai perché io non riesca a metter via te...
Certe sere tutti gli anni passati ritornano come una cavalcata di Walkyrie nella mente, ed il passato cancella il presente. Gli occhi dolci ed i sorrisi di una persona, o di dieci, ti circondano come un abbraccio mentale, e non sai se ti fanno bene o male.
Oggi ho conosciuto S. il moroso della mia coinqui D. Anche lui è una persona apprezzabilissima, con cui la conversazione è piacevole ed interessante. Non solo ho due nuove coinquiline fantastiche, ma anche i loro fidanzati mi stanno simpatici! Quasi troppa grazia... Sia con D. che con C. le cose vanno benissimo, con D. in particolare, stiamo troppo bene insieme. Ieri sera C. si è perfino arrischiata a qualche coccola... Anche se ha vinto in modo schiacciante la gara di rutti, le voglio bene lo stesso.
E naturalmente, DoubleG è solita vecchia adorabile vecchia canaglia, Aureolo il miglior compagno di stanza che possa desiderare; insomma il nostro piccolo mondo prospera come meglio non si potrebbe.
Solo, che a volte, nella notte più fonda e Loreena McKennitt in sottofondo, l'antica solitudine riemerge a baubau dalla scatola nera del mio cuore e mi canta canzoni che non volevo ricordare, stormendo dentro di me la nostalgia di baci negati... e allora non mi resta che il rifugio del buio ed il calore della trapunta.
venerdì, ottobre 27, 2006
Mi sono lanciato in una impresa titanica, disperata, sconfortante e donchisciottesca: pulire e riordinare l'insensato antro che mi ostino a chiamare camera mia. Mi sono addentrato nella selva oscura della mia libreria, pensando cupamente che di qui ad un anno, con questo ritmo, sarò costretto ad adottare la classificazione decimale Dewey per venirne fuori. Senza contare che possiedo probabilmente un numero di libri tale che non ho nessuna speranza realistica di leggerli tutti nel corso degli anni che mi restano da vivere, a meno che trovi un modo di essere pagato per farlo.
Ho buttato via un sacco di vecchi appunti, ma in fin dei conti me ne restano tanti di più che non ho nemmeno il coraggio di sfogliare per capire se mi potranno mai più servire. Non oso aprire le svariate minacciose cartelline in cui nel corso degli anni ho riposto chissà cosa. Il proverbiale cassetto dei manoscritti, più che un cassetto, è un maledetto armadio.
Ho combattuto e vinto un piccola guerra personale contro l'altro armadio, quello dei vestiti. Anche se non so dove mettere parecchie cose, la piacevole sensazione di vivere in un ambiente dotato di una sua coerenza interna mi riempie di intima soddisfazione.
Adesso devo solo fare una lavatrice, e capire dove mettere il contenuto di quella che ho steso ad "asciugare", il che, con questo tempo lagunare, potrebbe avvenire verso il Giorno del Giudizio.
giovedì, ottobre 26, 2006
I GENITORI SONO UNA PIAGA SOCIALE!
lunedì, ottobre 23, 2006
ODIO QUANDO NON MI RISPONDONO AL TELEFONO IN MASSA...
lunedì, ottobre 23, 2006
Avevo scritto rispondendo ad un commento in un vecchio post " la storia d'Europa e la storia del mondo concidono"; naturalmente volevo dire NON COINCIDONO, ed uno dei problemi è proprio che non lo sappiamo. Cioè tanta gente tende a vedere l'Islam (o la Cina o il Giappone o l'India) appiattiti in sincronia, come se Shankara o Confucio o ibn Hanbal avessero una connessione diretta con l'epoca attuale. E' un idea tipicamente postmoderna, perlatro condivisa da buona parte dell'integralismo islamico, che ragiona tramite un specie di corto circuito temporale per cui la storia comincia e finisce colla rivelazione del Corano e tutto il resto è colonialismo; cosa ovviamente falsa, ma riesco a convincerne a molta gente, purtroppo. E i nostri media, che sono le loro fonti, (si intendano noi e loro come messi tra GROSSISSIME virgolette) aiutano quanto una tonnnellata di piombo a uno che fa immersioni senza bombola.
domenica, ottobre 22, 2006
La lingua della RSB oscilla tra Lingua Franca ed Esperanto. Tutti i dialetti e le inflessioni d'Italia. E poi, specie in passato, spagnolo, francese, a volte inglese. Noto il preoccupante fenomeno tra gli studenti universitari: la parola in italiano non ti viene più, e passi all'equivalente inglese, e tutti lo capiscono. Ad esempio, come direste "overstreched" in italiano?
domenica, ottobre 22, 2006
Non voglio parlare di Che Guevara. Cioè, potrei anche parlare di Che Guevara, ma adesso mi interessa parlare della RSB. La RSB, ovvero quel pezzetto del Grande Casino Generale che mi ostino a chiamare eufemisticamente "casa", è già nota ai lettori di questo blog per essere la dimora di loschi personaggi come A., DoubleG ed Aureolo, di due nuove arrivate, C. e D., e di altre tre persone che vi presenterò quando ne avrò l'occasione, oltre al sottoscritto. Vi è nota inoltre per essere sede di accaniti dibattiti culturali e teologici, di sonore sbronze e festoni pangalattici, e della Fabbrica delle Coccole.
Tutto questo, riassunto, fa della RSB una nazione molto piacevole in cui vivere, in particolare per via della FdC e della birra.
Il segreto è che nella RSB tutti gli abitanti cercano di volersi tutto il bene possibile, e, generalmente parlando, questo accade, cioè, ci vogliamo un sacco bene sul serio. E a volte lo dimostriamo anche. Ad esempio, se DoubleG fa un peto imbarazzante in presenza di F., lei sa che lui lo fa perché per dimostrale il suo affetto, e se C. fa un rutto tritonale di 15 secondi, o A. dice qualcosa a un volume che viola i trattati di limitazione delle armi strategiche, noi tutti capiamo che lo fanno con tenerezza, che lo fanno perché sanno che gli vogliamo bene e non limitiamo la loro libertà.
Stiamo così bene...
domenica, ottobre 22, 2006
E' una geniale espressione inventata da Katay (mi manchi un casino, Katay! vabbè, adesso ti scrivo una mail...) Katay, era, e mi risulta ancora sia, una delle persone più dolci e tenere che io conosca; la fabbrica delle coccole consisteva in sessioni collettive di coccole, massaggini alle schiene acciaccate e gossip. Per quanto possa apparire qualcosa di piuttosto femminile, era bello anche per i maschi, perlomeno quelli con un certo tipo di sensibilità, come me. So che ad esempio B. non ha mai potuto soffrire ste cose, ma siamo o no in un paese libero?
La fabbrica delle coccole è rinata a casa nostra, grazie a D.; D. è tenerissima, ed io con lei sto molto bene. Negli ultimi giorni, si è messa in pratica la sua massima "un abbraccio al giorno toglie il medico di torno" anche se di fatto abbiamo entrambi una sinusite considerevole, quindi alla lettera la teoria non funziona. La nostra fabbrica delle coccole è una cosa fighissima. Facevo e faccio le coccole anche alle altre coinquiline, in particolare V. ed A., ma solo da quando abbiamo D. in casa che è nata questa cosa delle coccole quasi generali. DoubleG era molto tenero con le ragazze anche prima, ma i massaggi alla schiena ero e sono sempre io a farli. Il clima di casa è generalmente migliorato grazie a D. e C.. C. invece è il mio sostegno culturale, insieme al suo moroso, F. Stasera siamo usciti insieme e si è parlato di storia culturale giapponese sovietica... Io e C. condividiamo un amore per la Russia e per il suo massimo scrittore, Fëdor Dostoveskij. Ho anche tirato una cotoletta a doppia panatura alla povera C. riguardo l'isola di Okinawa, che interessava moltissimo me ed F. ma di cui a C. non può fregare di meno.
Adesso sono curioso di conscere il fidanzato di D., che arriva la settimana prossima...
giovedì, ottobre 19, 2006
Bene, esco di casa e raggiungo C. alla conferenza. Fra è riamsta impigliata nei tempi verbali armeni e non può venire. Si parla di poesia russa degli anni '60 e '70; poesia del disgelo, concettualisti, scuolo di Ljazonovo. Capisco che a chi non se ne intende queste cose possono apparire arcane. Perfino C. mi ammette che a parte Brodskij, degli autori trattati non sapeva nulla. Io avevo sentito nominare Sluckij e la Schwartz (oltre che naturalmente Brodskij stesso) e prima di andare mi ero documentato su Prigov. Il professsore che tiene la conferenza comincia parlare. presenta gli autori e legge i testi. Un signorina russa legge gli originali, ma in modo, lo devo ammettere, abbastanza discutibile. Leggere delle poesie in originale per un pubblico che non conosce la lingua serve a far apprezzare la dimensione fonosimbolica del testo; per cui è poco utile, anche a me che un pochi di russo capisco, leggerle con tono piuttosto uniforme e velocemente. Però vabbè, la conferenza è stata interessante lo stesso. Mi ha colpito un poeta che non conoscevo, Stratonovskij; dopo, a casa, ho letto qualcos'altro di suo in un'antologia.
La conferenza finisce; cauto battimani. Ci sono domande?
Un tizio alto sulla sessantina si alza in piedi e comincia a dire "più che domande, g'averia de far critiche. La sala x'è nera e tetra, no se pol parlar de poesia così. E poi, per leggere la poesia, blablabla..." Insomma dieci minuti di cotoletta a doppia panatura, in cui smonta il conferenziere, la lettrice e tutti poeti e le poesie contemporanee in lingua russa salvando solo "Fondamenta degli Incurabili" di Brodskij. Dicendo che è vano cerebralismo, che non vera poesia, che comunque non vale pena parlare dei concettualisti perché nessuno li ha mai sentiti nominare, e perlatro gli fanno schifo.
Opinioni legittime. Ma questo signore, oltre che parlare in un veneziano quasi fastidioso e parzialmente incomprensibile, affermava le sue opinioni con veeemenza, del resto impedendo a chiunque altro di replicare, conferenziere incluso. Nel frattempo la figlia del professore, di anni due, comincia a piangere disperata. La scena si è trasformata, da un composto incontro culturale, in ua sgradevole bagarre; momento vagamente dostoevskiano, ma comunque spiacevole. C. vicino a me se la ride.
Il massimo viene raggiunto quando la moglie del professore, con in braccio la figlia ululante, si appressa al tizio che se ne sta andando lentamente mentre snocciola la fine della suo declamazione, "de conferentiarum organizatione" ormai ignorato dai più. Con un tono esageratamente acido, perfino per quella situazione, gli dice tipo che se non gli vanno bene le confeenze, può sempre andare al circolo dei vecchi a giocare a carte. Si sfiora la rissa, per fortuna il tizio se ne va. Ma la signora, che è anche lei professoressa, è veramente furiosa. Io e C. ce ne andiamo alla chetichella. Le vie della maleducazione sono infinite.
mercoledì, ottobre 18, 2006
Che pare maggio. In casa stiamo benissimo. Ieri sera abbiamo festeggiato il compleanno di D. e oggi come regalo di compleanno l'ho aiutata a tirar su un mobile. Il vaneggio regna sovrano. Abbiamo deciso di andare ad una festa fetish. Aureolo studia Marziale, io traduttologia. DoubleG sta tentando di dare una definizione "scientifica" di festa in un italiano discutibile. Aspetto C. e Fra per andare a sentire una conferenza sulla poesia russa contemporanea, poi magari dovrei anche completare i pezzi di BruttaStoria. Quando in realtà tutto quello che vorrei è un letto. Possibilmente con una ragazza dentro, ma lo so, non si può avere tutto. va bene anche senza. Ieri sera mi arriva un messaggio da JC:
- Ho appena letto che tra 5 miliardi di anni il sole inghiottirà la terra! Dobbiamo salvarla!
JC era presa veramente male per questa faccenda della terra e del sole. Dopo una decina di messaggio sempre più allarmanti (per quanto attiene alla suo stato psichico), ho capito che il problema era serio e l'ho chiamata. 10 minuti a parlare di astrofisica alle undici di sera in un campiello verso Rialto, con due birre nello stomaco. Ho visto cose che voi umani...
lunedì, ottobre 16, 2006
In cui accennavo alla democrazia svedese. Anche il modello sociale scandinavo, come la Forza di Guerre Stellari, ha avuto un lato oscuro.
Non va dimenticato che il governo socialista svedese (ma col sostegno dei conservatori), portò avanti per decenni (fino a verso il 1970) un violento programma di sterilizzazione forzata dei "socialmente inutili", solitamente noto come "eugenetica svedese", anche se programmi simili, benché molto meno pervasisi, ebbero luogo anche in Norvegia, Finlandia, Svizzera, Danimarca, Stati Uniti, e naturalmente nella germania nazista e nei territori sotto il suo controllo. Nemmeno la Svezia del benessere socialista era un Paradiso; semmai, un Purgatorio migliore di tanti inferni totalitari.
lunedì, ottobre 16, 2006
"Per nostra immensa fortuna il mondo del Grande Fratello immaginato da Orwell non ci minaccia più." Così Giovanni Sartori nel 1994, in un libro ("Democrazia: cos'è") che ho appena finito di leggere.
Un libro chiaro, ben scritto, la cui tesi fondamentale è probabilmente quella di smascherare le allora recentemente defunte "democrazie popolari", che obiettivamente erano democrazie nel senso in cui il mio tavolo è un cappello. L'unica democrazia vera, sostiene Sartori, è la democrazia liberale; sul punto mi permetto di dissentire. Il sistema politico iraniano (che un amico ha definito, con ottime ragioni, un "ircocervo") è democrazia, ma senza dubbio, non è liberale; lo stesso può valere in parte per la Turchia. Mi spiego: se la definizione di democrazia è "potere del popolo esercitato tramite una libera e periodica scelta di rappresentanti ", questo in Iran, Turchia, Indonesia, e, parzialmente, perfino in Pakistan, accade. La definizione politica minima di democrazia è raggiunta. Quanto al fatto che non sia liberale, cioè che non esista garanzia degli individui rispetto al potere statale, non mi darò troppo la pena di dimostrarlo. L'ideologia nazionalista in Turchia e la legislazione sharaitica in Iran e Pakistan frenano la libertà di espressione, anche se, per il momento, non la eliminano: perciò di democrazie si può continuare a parlare. Il percorso dei due paesi è divergente: la Turchia sembra andare verso più libertà e democrazia, l'Iran appare invece incline a diminurle; è da vedere se Ahmadinejad rappresenti un ciclo politico passeggero (se cioè perderà le prossime elezioni, o le successive, o se invece sarà in grado di svuotare il senso dell'altrenanza elettorale). Rimane il fatto che anche se il partito di Ahmadinejad vincesse tutte le elezioni dei prossimi 80 anni, ciò, da solo NON basterebbe a fare dell'Iran un dittatura; i socialisti in Svezia hanno vinto le elzioni per un trentina d'anni senza interruzioni, senza che ciò diminuisse di una virgola la democraticità del Paese, anzi additato spesso ad esempio di una democrazia migliore di altre. Questo perché ogni volta i socialisti si presentavano lealmente alle elezioni; se la gente guidicava che governassero male, poteva sempre votare conservatore, o liberale, o quel che gli pareva.
Che il sistema iraniano sia stabile, non sono in grado di dirlo; che sia buono, secondo me proprio no.
Purtroppo per Sartori il mondo del Grande Fratello è stato possibile anche nella democrazia liberale (anche se c'è chi parla di post-democrazia; intendendo con democrazia qualcosa di sottilmente diverso da ciò che intende Sartori, e che intendo io qui). Alludo ad Echelon, e nel loro piccolo, alle intercettazioni Telecom. Ma anche al programma televisivo, e alla sua immonda progenie di pupe, secchioni, famosi mai sentiti nominare, talpe e superstiti. La frase con cui ho inizato il post, letta a dodici anni di distanza, fa ridere: proprio perché leggendola pensiamo a qualche deficiente chiuso in una casa con le telecamere, non allo schermo orwelliano che tutto osserva.
Mi spingo più in là. La televisione commerciale produce Neolingua; produce cioè un linguaggio semplificato che tende a diminuire le possibilità del pensiero, esattamente come la Neolingua orwelliana. Il punto è che nel capitalismo avanzato globale non c'è bisogno del potere politico e militar-ploiziesco di uno stato a partito unico, per imporre un pensiero unico: queste vecchie, rozze armi sono state superate dalla potenza economica delle corporatons e dalle tecnologie di comunicazione. Naturalmente l'arma è doppio taglio: i fondamentalisti sauditi possono usare televisione ed Internet per diffondere la loro "ortodossia deviante" (che ha anch'essa il suo embrione di Neolingua ideologica). Ma la maggior parte dei musulmani preferisce vedere gli equivalenti locali del "Grande Fratello".
Non penso che esista a breve termine il rischio di un totalitarismo capitalista. Ma chissà...
lunedì, ottobre 16, 2006
... vita vecchia. Anno accademico s'intende. Non ho voglia di studiare. Non ho fatto la spesa.
Seduto al computer a fissare sconsolato il materiale da tradurre.
La grande novità della mia vita, le nuove coinquiline, le migliori che possa desiderare, almeno per ora. D. è supertenera, C. è divertente e simpatica. Serate in salotto a perdersi in chiacchere, Dostoevskij, Venezia, la "musica" di G. Due birre. Momenti di pacifico relax in mezzo a tanta confusione mentale. Ne parlavo qualche giorno fa con D. Sono bravissimo a dare agli altri consigli che dovrei applicare a me stesso. Smettila di trastullarti con la battaglia di Sekigahara e cerca di passare questo cavolo di esame di arabo.
lunedì, ottobre 16, 2006
Fra è appena tornata da Istanbul (è ufficiale, si pronuncia Istànbul). Salto lezione per prendermi un caffé con lei; del resto dopo due ore di iconografia di Lenin nella pittura sovietica degli anni Trenta, non ho le risorse psicofisiche per un'altra lezione.
Mi racconta della Turchia, della repressione che ancora circonda la vita culturale kurda, dell'ipocrisia ufficiale sul genocidio armeno, del nazionalismo kemalista. Poi mi parla del suo viaggio in Armenia, del Karabach; passa una nostra conoscente, è georgiana e studia turco da noi: accenna all'assassinio di Anna Politkovskaja, al peggiorare delle relazioni tra Russia e Georgia, alla recente espulsione dei cittadini georgiani da Mosca e dei Russi da Tbilisi, ai pestaggi di cui immigrati ceceni, armeni, circassi, georgiani, sono indifferentemente, e sempre più spesso, vittime nelle città russe, nel silenzio del potere. Il risorgere di nazionalismi aggressivi, razzisti ed anti democratici nell'ex Unione Sovietica; il suo permanere in Turchia. La saldatura tra integralismo wahhabita e nazionalismo ceceno. E'un caffé macchiato impegnativo.
Poi parliamo di Pamuk. Ho parlato della Turchia in Europa e dei Nobel per arrivare a lui, il Nobel per la letteratura di quest'anno. Sembra che la reale Accademia svedese si orienti sempre più a premiare la scrittura, se non prorpiamente politica, comunque in qualche misura impegnata. Pamuk è stato censurato pesantemente nel suo paese. Ha sollevato un problema serio, quello del genocidio armeno e della retorica ufficiale in materia. ha anche sollevato, in forma letteraria, la questione kurda. Ha in sostanza messo in discussione l'ortodossia nazionale kemalista; un'ideologia che può a stento essere definita democratica.
Qualcuno sostiene che la Turchia sia l'unica democrazia musulmana; dissento. E' l'unico paese musulmano a far parte, storicamente, del "Mondo Libero". Ma se parliamo di standard democratici, siamo un pelo sopra l'Iran, un po' sotto al Libano, al Senegal e al Mali, circa al livello dell'Indonesia. Mi riferisco solo a paesi con maggioranze musulmane. Nessuno di questi paesi è una dittatura; nessuno si può considerare una democrazia liberale compiuta, funzionante a tutti gli effetti, vuoi per problemi di violenza politica, o per limitazioni legali all'attività politica (che in Turchia sono forti) e per pesanti condizionamenti su di essa da parte di organismi non democratici (l'apparato religioso iraniano, gli eserciti turco ed indonesiano).
Concordo con Fra che la Turchia di oggi non può far parte dell'Unione Europea; ma bisogna vedere come sarà la Turchia di domani. Intanto cerco voli per Istanbul.