mercoledì, luglio 19, 2006
Perché se Hezbollah spara razzi su Haifa (azione pessima, criminale e stupida) le vittime "sono uccise" e invece i missili israeliani in Libano "causano la morte"? Nel primo caso si implica una volontà di uccidere, che differenzierebbe Hezbollah da Israele. Va invece chiaramente detto che entrambe le ondate di missili sono lanciate fondamentalmente per uccidere.
E quale altro scopo, di grazia, Israele lancia missili contro le caserme dell'esercito regolare libanese (che non c'entra niente con hezbollah e non partecipa ai combattimenti) se non per provocare un reazione del governo libanese ? E se fa una cosa del genere, sta cercando palesemente di colpire non l'obietivo dichiarato, ovvero la milizia di Hezbollah, ma il Libano in quanto tale. Sospetto che esistano fondate e profonde ragioni per un tale atteggiamento. Israele, stato esclusivista, fa fatica ad accettare quel modello alternativo, discutibile quanto si vuole, certo, ma pluralista, democratico, e multiconfessionale, che è l'eterno esperimento dello Stato libanese? Secondo me una ragione è qui. Magari, con tutto l'affetto che ho per il popolo d'Israele, mi sbagliassi. Ma purttroppo, sono convinto, e lo dico, di vedere giusto. (il che non toglie che Hezbollah sia allo stesso modo un movimento settario ed esclusivista!)
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martedì, luglio 18, 2006
O meglio, cosa dovremmo fare a Kabul? Presenza militare? Per che cosa? Presenza umanitaria? Allora perchè non finanziare direttamente la Croce Rossa? Vantaggi politici? Quali? Di che tipo? E perché? Vogliamo avere un ruolo nelle rotte energetiche dell'Asia Centrale? Ma quelle rotte passano dal Pakistan, e convengono agli Stati Uniti, non a noi: servono ad aggirare l'Iran, che per noi invece potrebbe essere un partner strategico.
Il risultato della guerra del 2001 in Afghanistan è stato quello di catapultare il paese dalla mostruosa ferocia totalitaria di un gruppo di fanatici ideologizzati e sradicati, alla ferocia anarchica di un pugno di signori della guerra, banditi e trafficanti d'armi ed eroina in lotta tra loro, intenti a depredare una popolazione che è forse un po' più libera, ma molto meno sicura, e paradossalmente, ancora più povera.  In cinque anni di presenza militare non abbiamo combinato "niente".  Siamo arrivati accolti come liberatori, con una credibilità e perfino  una parvenza di legalità internazionale (merce rara). Abbiamo buttato tutto alle ortiche, o meglio ai papaveri (da oppio). Mentre l'esercito americano si impegnava in una ridicola caccia all'uomo sulle montagne, bombardando a casaccio nella miglior tradizione coloniale, in modo da conquistare i cuori e le menti degli afghani con un po' di errori di mira e conseguneti morti, i nostri soldati combattevano il terrorismo girandosi i pollici in una caserma a Kabul a spese dei contribuenti, rischiando la vita solo per il fatto di essere lì, senza che nessuno sapesse dire esattamente perché. A Kabul c'è un governo legittimo: quello di Hamid Karzai, che è stato eletto in una elezione certamente discutibile ma in fondo dignitosa (più di quelle che tengono al potere dei nostri "amici" come Putin, Karimov ed Aliev). Un obiettivo possibile della nostra missione (obiettivo di guerra, però) potrebbe essere l'intervento in appoggio a quel governo: vale a dire noi mandiamo i nostri soldati per combattere i signori della guerra ed appoggiare il governo legittimo nel controllo sul territorio. Non ci vedo nulla di male, dati:
- Il consenso del sovrano territoriale
- La consapevolezza dei soldati e dell'opinione pubblica, che stanno andando a morire per il governo afghano
- La chiarezza del governo in materia
- Regole d'ingaggio chiare e rispetto di vite e proprietà civili, delle convenzioni dell'Aja e di Ginevra.

Ovviamente queste condizioni sono irrealizzabili. Una guerra afghana di questo tipo sarà invece una guerra coloniale a difesa di un governo servo, perché i rapporti di forza sono quelli che sono.
Ma l'Afghanistan è il posto sbagliato per giocare al neocolonialismo. Lo hanno imparato i persiani, gli inglesi ed i sovietici, nell'ordine. Lo sta imparando la NATO.
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martedì, luglio 18, 2006
Dato che mi è stata posta la questione, e qualcuno mi ha detto che questo blog non è meditato, né equilibrato, dico molto chiaramente che Israele ha secondo me tutto il diritto a difendersi e ad esistere che ha qualsisasi altro stato. Chierisco inoltre che considero con ammirazione alcuni i risultati ottenuti dalla società israeliana in molti campi, che mi piace la letteratura israeliana, e che disapprovo quasi completamente l'ideologia di Hamas ed Hezbollah.
Questo però non mi impedisce di vedere che quello che sta facendo Israele al Libano è rappresaglia ed aggressione, non legittima difesa. E di condannarlo, moralmente e politicamente; e certo, sono personalmente coinvolto. I posti che stanno bombardando, io li ho visitati ed amati. Ci vivivono persone che conosco e a cui voglio bene e che stanno rischiando la vita in modo particolarmente assurdo ed inutile.
Ma non c'è solo questo. Israele, per qunato ammirevole possa essere in vari campi, è uno stato esclusivista e colonialista. Che sia colonialista non c'è bisogno di dimostrarlo: occupa e colonizza del territorio. Che sia esclusivista (e quindi non è la tanto decantata "unica democrazia del Medio Oriente" definizione che si attaglierabbe forse meglio al povero Libano) è più difficile perché la questione è meno nota. Comunque, il punto è che Israele non è lo stato dei suoi cittadini ma "del popolo ebraico" (la cui definizione è problematica per la stessa legislazione israeliana); di conseguenza, i cittadini non ebrei d'Israele non hanno la piena uguaglianza (ad esempio, non svolgono il servizio militare; il che presuppone che Israele non li considera, probabilmente a ragione, leali membri della comunità; un comunità costruita dal sionismo per escluderli ).
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domenica, luglio 16, 2006
Io ho scritto che questa è la settima guerra arabo-israeliana, mentre sulla stampa troverete probabilmente che si tratta della sesta. Si dimentica sempre la guerra d'usura combattuta sul canale di Suez tra il 1968 e il 1970, e che finì in un sanguinoso pareggio; guerra che presenta molte somiglianze con il conflitto attuale.
Inoltre, alcuni autori definiscono l'Intifada, una vera guerra arabo-israeliana: punto sul quale concordo, per quel che riguarda la seconda Intifada, quella iniziata nel 2000 e che si sta trasformando ora in una guerra aperta tra israele e l'Autorità palestinese di Hamas.
Non so cosa potrà accadere, ma penso che Olmert non sia così stupido da lasciarsi trascinare in una seconda occupazione del Sud del Libano: vaso di pandora da cui sono già usciti Hamas, Hezbollah e infiniti guai per i cittadini israeliani e libanesi. Ma di questo parlano ora a Tel Aviv.
Che Dio protegga il Libano.
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domenica, luglio 16, 2006
"Sgomberate il Libano del Sud in 2 ore" che razza di ordine è? Si parla di una zona di almeno 20 km di profondità. Chi, e come, potrebbe sgomberarla in due ore? A parte il fatto che non si possono dare "ordini" ai cittadini di uno stato sovrano estero, è chiaramente una foglia di fico. Israele non è nuovo a questa straegia, che se non fosse compiuta da uno Stato sarebbe sicuramente "terroristica".
E' un modo per far finta di preoccuparsi del destino della popolazione civile (qualcosa che non è in realtà mai stato molto in alto nella lista di priorità militari israeliane). Ed un riflesso condizionato della pulizia etnica del 1948. Molti libanesi non faranno in tempo a lasciare la loro terra prima dell'attacco, e moriranno. Non è colpa nostra, dirà Israele, noi li avevavmo avvisati.
Lacrime di coccodrillo...
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domenica, luglio 16, 2006
Il complesso di Amalek rende possibile quel pazzesco corto circuito psicologico per cui la cattura di tre soldati, col fine dichiarato di un scambio di prigionieri, sembra una minaccia all'esistenza della Stato. Questo accade per diversi motivi: uno è l'equivalente israeliano della sindrome del Vietnam, per cui non si può sacrificare la vita dei soldati, benchè sacrificare la vita faccia parte del compito dei soldati per definizione; un altro è il rfiuto di accettare i rivali, che non sono degli Stati arabi ma dei movimenti, come pari con cui sia possibile negoziare uno scambio di prigionieri, o che comunque non fanno "prigionieri " (cosa che può fare solo un belligerante) ma catturano ostaggi a scopo "terroristico". In base a questa definizione, i partigiani antinazisti in Europa erano terroristi, e tali in effetti li definivano i Nazisti. Il che riporta alla negazione, imprescindebile per l'esistenza stessa di Israele, della Palestina araba. In effetti, il governo israeliano riconobbe nel 1993 l'esistenza di un popolo palestinese. In cambio la dirigenza palestinese allora rappresentata dall'OLP di Arafat riconobbe l'esistenza di uno Stato ebraico.
Sarà utile ricordare che Israele, in precedenza, aveva negato l'esistenza del popolo palestinese, mentre né l'OLP, né altri, avevano mai pensato di negare l'esistenza di un popolo ebraico. (in effetti qualcuno lo fece, ma non andò, né poteva andare molto lontano). Per cui il riconoscimento del 1993 era asimmetrico, tanto più che l'OLP aveva riconosciuto lo Stato ebraico già nel 1988, in modo unilaterale, ed implicitamente fin dal 1977.  Nel 1977 e nel 1988  Hamas non esisteva,  ma nel 1993  e da allora fino ad oggi, non ha riconosciuto Israele se non in modo implicito.  Politicamente,  si tratta di un fatto ovvio: il riconoscimento di Israele è la sua principale , se non unica, carta negoziale. Naturalmente Israele esige il riconoscimento come prerequisito ai negoziati; ma in cambio dovrebbe riconoscere, logica vuole, lo Stato palestinese, cosa almeno l'attuale governo ( e in effetti nessun altro prima di esso, con la possibile eccezione di Rabin) non è disposto a fare. Quindi, che cosa diavolo dovrebbero negoziare i palestinesi non è chiaro. Condanno in generale la lotta armata, ma vorrei che qualcuno dei tanti editorialisti d'Italia mi spiegasse quali altre opzioni avrebbero.
Partiamo dal presupposto (legalmente e moralmente ovvio, fuorché per alcuni giornalisti) che i Palestinesi esistono, hanno dei diritti e lottano per averli. Che non è legalmente e moralmente possibile occupare una terra con 5 milioni di abitanti per 39 anni, e usarne l'85 % delle risorse idriche, insediarvi propri cittadini e costruirci in mezzo una muraglia di cemento, senza che ai suoi abitanti sia concessa su tutto ciò la minima voce in capitolo, e in generale privandoli dei diritti civili e politici.
O no?
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domenica, luglio 16, 2006
Non ho spiegato cos'è il complesso di Amalek. Amalek era una popolazione del Sinai o del Negev, probabilmente proto-araba, ostile agli israeliti nell'Antico Testamento. Amalek fece qualcosa di terribile ad Israele, anche se che cosa di preciso non è chiaro. In un versetto del libro dei Re è scritto "ricordati di ciò che ti ha fatto Amalek" e questo versetto è stato invocato negli anni Cinquanta dagli oppositori dell'accordo con la germania sulle riparazioni, il ciui capofila era l'ex terrorista e poi primo ministro e Premio Nobel per la Pace Menahem Begin.
Ironicamente, il risultato dell'offesa, quale che fosse, di Amalek agli Israeliti fu la sua distruzione totale, secondo la legge di guerra biblica, forse la più terribile mai formulata. Tutti i maschi adulti, umani ed animali, passati a fil di spada, le donne ed i bambini fatti schiavi, e non mi ricordo quali altre operazioni infami. Se il testo biblico in questione fosse storicamente autentico, cosa di cui c'è motivo di dubitare, sarebbe la descrizione dettagliata del primo genocidio della storia; sarebbe da aggiungere che Saul, il re d'Israele che sconfisse Amalek, non ottemperò alla legge biblica nel suo complesso, e per "desiderio di guadagno" risparmiò i capi di bestiame (che furono incamerati nelle sue propietà) e alcuni dignitari di Amalek, il che attrasse contro l'ira del Signore. Chiariamo che tali eventi sono una narrazione biblica, che mantiene il suo valore religioso ma storicamente è assai poco attendibile. Per cui non c'è ragione di credere che l'annientamento di Amalek e la stesse legge di sterminio siano eveneti realmente accaduti; il periodo in cui lo sterminio religioso apapre nella Bibbia è databile ad un'epoca in cui non er apiù praticamente attuabile, ed infatti, a quel che risulta, non lo fu.
Paradossalmente, il complesso di Amalek è basato su ciò che Amalek fece nella Bibbia ad Israele, e non sulla terribile reazione d'Israele. Esso è stato definito da uno studioso israeliano moderno per concettualizzare l'atteggiamento d'Israele verso gli arabi e la Germania.
Il complesso di Amalek è essenzialmente un complesso obsidionale, l'idea di essere costantemente accerchiati, minacciati di completo annientamento non solo come Stato (il che fa parte della logica storica dei rapporti internazionali) ma anche e soprattutto come popolo.
Esso è un retaggio che la Shoah ha lasciato allo Stato d'Israele che accoglie i superstiti; ed è stato l'ancora delle fortune politiche di Menahem begin, Yitzhaq Shamir, Benyamin Netanyahu e Ariel Sharon, ed ora di Ehud Olmert. "Credetemi, l'alternativa è Treblinka" disse Begin per convincere i suoi ministri ad invadere il Libano, nel 1982. Era falso, ovviamente. Begin paragonava spesso Begin ad Hitler.
Amos Oz gli scrisse una lettera aperta: "Hitler è morto, signor primo ministro" .

Ma il complesso di Amalek non sparì, anzi. Dopo il 1977, i partiti al governo se ne sono nutriti elettoralmente, ed hanno dovuto gonfiarlo di facile propaganda. Per cui, oggi, l'opinione pubblica israeliana accetta tranquillamente l'idea che qualsiasi atto contro Israele, comèpresa la cattura di ostaggi allo scopo di scambiare prigionieri (atto comunque contrario alle convenzioni di Ginevra e alla consuetudine giuridica internazionale) sia una minaccia alla sua esistenza. Il che , oltre che assurdo , è pericoloso, specialmente dato che Israele è la sola potenza nucleare del medio oriente.
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sabato, luglio 15, 2006
Tre soldati israeliani sono stati rapiti da organizzazioni "terroristiche" (o movimenti di liberazione nazionale) a Gaza e nel Libano del sud. Tali organizzazioni hanno subito centinaia di omicidi politici dei loro vertici e militanti da parte di Israele. Centinaia di loro militanti sono prigionieri in Israele. Nel caso di Hamas, Israele rifiuta di riconoscere il risultato di un'elezione regolare e legittima e continua ad occupare la maggior parte dei Territori palestinesi. Nel caso di Hezbollah, è vero che Israele si è ritirata dal Libano, esclusa una piccola zona contesa con la Siria, ma è anche vero che tra Israele e Libano vige ufficialmente lo stato di guerra.

I prigionieri catturati da Hezbollah e Hamas sono soldati. Essere fatti prigionieri o uccisi in combattimento fa parte delle cose che gli possono capitare. E' comprensibile che Israele desideri salvarli. Non ci sarebbe nulla di assurdo in uno scambio di prigionieri. E' quanto chiedono Hamas ed Hezbollah.

Il problema, come ribadito dalla stampa italiana e non solo, è che le due organizzazioni "terroristiche" (che peraltro partecipano regolarmente al processo elettorale dei rispettivi popoli, e nel caso di Hamas ne rappresentano il governo legittimo) rifiutano di riconoscere il diritto all'esistenza di Israele. Vorrei sottolineare che Israele ha riconosciuto l'esistenza del popolo palestinese solo nel 1993, in cambio del riconoscimento, dal parte dell'OLP, dello Stato d'Israele. Riconoscimento che peraltro l'OLP aveva già compiuto, implicitamente fin dal 1977 ed esplicitamente nel 1988. Israele chiede ora ad Hamas il riconoscimento della propria esistenza in cambio di nulla, o meglio in cambio del proseguimento dell'occupazione e della colonizzazione. Israele non sembra disposto ad accettare un Stato palestinese, e allora perché mai i palestinesi dovrebbero, in linea di principio, accettare lo Stato ebraico? Mi contraddico, perché i Palestinesi, con Arafat, lo hanno già fatto. Ma Arafat è morto e il suo partito ha perso le elezioni.

Israele rifiuta di cessare l'occupazione e gli insediamenti (illegali) di riconoscere la legittimità del governo palestinese (anzi, ne aggredisce le infrastutture) e di parlare di Stato palestinese. Di cosa dovrebbe mai trattare Hamas in queste condizioni? Nel negoziato, il riconoscimento dello Stato d'Israele è una carta politica: di solito nei negoziati le parti si riconoscono in modo reciproco. Ad Oslo, e questo è uno dei motivi del fallimento, non è stato così.

Sia chiaro. Credo assolutamente che Israele abbia diritto ad esistere, ed anche a difendere la propria esistenza. Non però così. Non occupando terra e sottraendone le risorse idriche e sfruttandone la popolazione in modo coloniale. Non aggredendo con gli aerei la capitale di una nazione sovrana. Se la mafia fa un sequestro a New York, gli USA bombardano Roma?
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venerdì, luglio 14, 2006
Volevo scrivere qualcosa ieri ma il mio computer ha la TBC e ero troppo sconvolto. Immaginate di essere a New York mentre qualcuno sta bombardando Roma, Milano e Napoli, bloccando tutti i porti d'Italia e impendendo di accedere agli aeroporti. Così si sentono i miei amici libanesi all'estero. Così, un po', mi sento io, che a quel paesello del levante sono così legato, che è davvero come se stessero aggredendo una terra che è anche la mia. Di come si sentono i miei amici libanesi a Beirut non vi dico, perché non lo so. Vicino alle bombe sono stato ma sotto mai.

So solo che è pazzesco. Checché ne dica Magdi Allam, questa non è legittima difesa. Aggredire in forze uno Stato sovrano per il rapimento di due soldati (sbagliato, certo, ma ricordiamo che tra Israele e Libano è in vigore lo stato di guerra) non è conforme al diritto. Non è sensato. Non è legittima difesa, quando muoiono una sessantina di civili.
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categoria:politica, medio oriente
mercoledì, luglio 05, 2006
Quod erat demonstrandum. Un generale ed il direttore operativo del SISMI sono stati arrestati oggi per l'affare Abu Omar. Ventidue agenti della CIA sono, per la magistreatura italiana, latitanti, e tra questi l'ex capo delle operazioni in Italia e un dirigente della base di Aviano.  Le accuse  formulate non arrivano all'alto tradimento ed attentato alla sovranità dello Stato , ma sono comunque gravi: sequestro di persona e abuso di pubblico ufficio. Giovanardi dice che i magirstrati sono "irresponsabili". E' vero, per fortuna: i magistrati non rispondono al popolo e al governo, passato e presente, ma solo alla legge. Ed in Italia, rapire un rifugiuato politico e torturarlo è illegale, indipendentemente dai reati per cui è indagato. Sarebbe illegale se lo facessero le nostre forze di polizia; è violazione della nostra sovranità (e quindi, anche, illecito internazionale) se lo fanno i servizi segreti di uno stato estero. E' alto tradimento se i nostri servizi segreti appoggiano l'operazione.
Dunque manette. Non sono solo, finalmente, a dire certe cose. Finalmente, ora, la magistratura si è mossa. Con un po' di fortuna, i responsabili saranno puniti fino ai più alti livelli; e si comincia a scoprire il marcio della sudditanza del passato governo alle volontà politiche (illegali) della Casa Bianca. Chissà che Berlusconi non finisca davanti alla corte marziale che merita, di questo passo...
L'attuale ministro degli esteri non ha da dormire sonni tranquilli; quand'era Presidente del Consiglio, ha fatto bombardare la Serbia al servizio del nostro cosidetto alleato, gli Stati Uniti. La vecchia classe dirigente italiana fu spazzata via dalla corruzione. Chissà che l'attuale non possa essere screditata dalla prostituzione politica (e non solo, vedete Vittorio Emanuele e la sua cosca?) in cui trasformato il decantato e fasullo liberalismo con cui s'ammantava?
postato da: falecius alle ore 14:59 | Permalink | commenti (3)
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