lunedì, maggio 29, 2006
Sono andato a votare. E adesso?
Non ho voglia di anadre a lezione. Bisogna reagire alla passività. Devo studiare.
Fuori fa freddo, c'è vento e sta per piovere.
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mercoledì, maggio 24, 2006
Ci prendono in giro

Allora, per prima cosa, io vivo a Venezia come studente fuori sede, ma sono residente ed elettore a Fermo, distanza 423 km. Questa primavera a Fermo ci sono le elezioni comunali, con eventuale e probabile ballottaggio. Quindi, io ho votato il 9 aprile, e voterò il 28 maggio, il 12 ed il 25 giugno, per cose diverse. Ogni volta (e nel frattempo ho lezioni da frequentare ed esami da dare) mi faccio tra andata e ritorno 10 ore di treno, col servizio di Trenitalia che sappiamo qual'è, e spendo, con lo sconto elettorale, poco più di 30 euro. Per tre richiami elettorali questo vuol dire circa 90 euro regalati a Trenitalia per esercitare il mio sacro diritto di cittadino, 90 euro sacrificati sull'altare della democrazia. Non sono uno scherzo. Certo, potrei prendere la residenza a Venezia, ma mi conviene? Sono uno studente e non so che fine farò poi. Potrei non andare a votare, ma lo ritengo importante; e uno dei tre voti è sulla Costituzione, mica cazzate. Non se ne parla, nessuno ne parla, non ci sono manifesti, comizi, dibattiti volantini o prime pagine. Eppure stiamo parlando della completa riscrittura della seconda parte della Carta! Una cosa che in qualsiasi democrazia anche solo vagamente degna di questo nome dovrebbe essere di importanza assoluta e cruciale.

Inoltre, io non pago personalmente tasse, ma i miei genitori sì, e queste tasse servaono anche a coprire i costi elettorali. Quanto costa ogni tornata, in termini ad esempio di giorni di scuola persi, scrutatori pagati in più, movimenti militari e via dicendo? Circa, mi dicono, 150 milioni di euro a volta. Comunali e ballottaggi non possono, ovviamente, accorparsi, ma politiche, comunali e referendum sì. Le tornate elettorali non sono più 4 ma due. Trecento milioni di euro di risparmio per l'erario. Fanno cinque euro per ogni italiano. Ho regalato cento euro alle convenienze politiche del governo Berlusconi in materia di elezioni. Cento euro sono i libri per tre o quattro esami, un trimestre di bollette o una settimana abbondante di vita a Venezia, anche due. Cento euro possono fare la differenza nei miei malgestiti bilanci mensili.

Questa è cattiva amministrazione, che non si cura dei cittadini e non spende bene le loro tasse. Forse anche un abuso di qualche carica. Mi sento preso in giro, e defraudato.
Alla fine di tutto questo ragionamento, potrei mandare tutti a quel paese, risparmiarmi il fastidio e la fatica del viaggio e la spesa del biglietto, e non andare a votare. ( una volta l'ho fatto; ma si trattava di un referendum su cui avevo gravi perplessità di merito). Ma so che il mio voto è importante, per la situazione politica del mio comune. E ancora di più sulla Costituzione.
Farò ancora un volta il bravo. Spenderò 32 euro e 10 ore della mia vita per mettere la scheda nell'urna. Alla faccia loro.
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mercoledì, maggio 17, 2006
Nuovo Governo

Sono allibito e costernato. A parte le farneticazioni di Ostellino sul Corriere, per cui questo governo sarebbe di Sinistra, presumibilmente in base al principio, fondato su non si sa bene che, che i DS sarebbero un partito di sinistra, non capisco che diavolo sia successo al MIO governo della Repubblica. Chi accidenti è questa gente? Perché uno come Massimo D'Alema, che un criminale contro lo Stato a piede libero, è Ministro degli Esteri? Perché Mastella alla Giustizia?
Da quando in qua Tommaso Padoa Schioppa è di sinistra? Perché Rifondazione, il secondo partito della coalizione (visto che DS e DL hanno gruppi unici in vista del partito democratico) ha solo due mezzi ministeri (Politiche Sociali nato dallo scorporo del Welfare, ed il viceministero degli Esteri), mentre i DS, che hanno preso meno voti del previsto e sostanzialmente hanno perso le elezioni, ne hanno una decina?
Cosa ci fa Fioroni all'Istruzione? Chi è costui?

Scusate, ma CHE COSA E' questa roba? Aiuto! Il nuovo schieramento mi sta tremendamente deludendo. Ritorno della partitocrazia in grande, grandissimo stile. Si pensava che l'armata di ministri e sottosegretari messa su per clientele politiche da Berlusconi fosse qualcosa di insuperabile. I partiti della sinistra nelle loro manovre sono riusciti a far di peggio. 25 ministri, più tutto il resto (vicepremier, viceministri, e vediamo se riescono a fare più sottosegretari della destra). pagati da noi. Hanno inventato il ministero frazionario. Per accontentare tutti, fregandosene di competenze e stabilità governativa, mostrando un Prodi ostaggio di partiti poltronofagi, hanno scorporato deleghe ed elevato sottosegretariati al rango di ministeri... E' tutto un imbroglio, un inflazione delle cariche di stampo tardo-ottomano.

Sono cattivo perchè li ho votati, i maledetti. Dovevano salvare l'Italia dopo cinque anni del peggior governo nella storia repubblicana. Per prima cosa, il parlamento doveva votarsi un riduzione di stipendio. Invece faranno del Governo un carrozzone del circo politico. Per di più sbilanciato, ma, contrariamente a quel dice Ostellino, a destra.

Se va male anche stavolta, che faccio? Chiedo asilo politico... dove?
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mercoledì, maggio 17, 2006
Qualcuno potrebbe spiegare a Berlusconi che ha perso le elezioni?
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lunedì, maggio 15, 2006
Nasiriyya

Che chissà perché in Italia, tutti continuano a scrivere Nassirya. Non è uguale. Io sono Falecio, non Fallecìo. Una volta un uomo chiese al celebre giurista arabo medievale Ibn hanbal cosa pensasse della recitazione salmodiata del Corano. "Come ti chiami?" chiese Ibn Hanbal al tale. "Muhàmmad"
"E ti piacerebbe se la gente ti chiamasse Mu-ùhammad?" Lo stesso si potrebbe dire oggi dei giornali.

Comunque il problema è ben altro che di ortografia e trascrizione dall'arabo. Il problema è come si giustificano trenta soldati morti e duemila vivi laggiù. Come si giustificano legalmente, intanto, e poi come si giustificano economicamente (vale la spesa?). E infine come si giustificano politicamente.

Non farò tante paternali sui poveri ragazzi morti. I poveri ragazzi, infatti, sono soldati, militari di professione per scelta, in un paese in cui la carriera militare non gode di alto prestigio e non è nemmeno pagata granché bene, per essere una in cui rischi le penne. La morte fa parte dei rischi che un soldato di un esercito professionale come il nostro si assume. fa parte del mestiere. Può sembrare cinico, ma è così. Naturalmente, il dolore delle famiglie, dei vicini, degli amici e dei commilitoni. Giusto. E che Dio abbia pietà delle loro anime.
Non è che un soldato non possa essere una brava persona, anzi. Ne conosco di ottimi. Non sono un antimilitarista radicale. Gli eserciti sono una triste necessità.

Il punto è come usare l'esercito, e si tratta di decisione essenzialmente politiche, non militari. Nelle democrazie occidentali, perlomeno, il potere militare non ha una sua autonomia.  L'esercito è uno strumento politico,  e  l'azione militare è sempre un mezzo, mai un fine. Perfino nelle ideologie deliranti che assumono la guerra come valore in sé. Ora, qual'è il fine politico della nostra presenza militare in Iraq? Ci sono tre proposte di lettura, non necessariamente inconciliabili:
  1. Ristabilire l'ordine (un ordine a noi gradito, s'intende) in Iraq, aiutare la popolazione ad esprimersi liberamente circa il proprio futuro (esprimendo leaders che ci stiano simpatici, Hamas docet) e a vivere meglio finché non sarà in grado di governarsi da sola (cioè capire da sola cosa vogliamo da loro)
  2. Assicurare all'Italia contratti di sfruttamento petrolifero nella provincia di Dhi Qar
  3. Dimostrare l'allineamento geopolitico dell'Italia, ovvero puro e semplice servilismo verso gli Stati Uniti
Il primo caso configura un apparente altruismo, ma a guardar bene sembra che stiamo "offendendo la libertà di altri popoli" (diversamente dagli americani, noi non abbiamo "liberato" gli iracheni da Saddam. Però adesso li stiamo occupando lo stesso). Anzitutto, è chiaro la l'espressione della democrazia in Iraq è molto limitata. Ve l'immaginate se in Italia dopo il 1945 le truppe d'occupazione avessero continuato a presidiare il territorio, sciolto l'esercito italiano ( che aveva combattuto al loro fianco) e dato la caccia a funzionari sia fascisti che comunisti, arrestato i tesserati dei due partiti e impedito al PCI di presentare candidati alla Costituente? E magari usato gli Schuetzen altoatesini come truppa ausiliaria non solo in Alto Adige ma poniamo anche in Trentino, a Belluno, Ossola e nel Bassanese? Questo è un grossolano equivalente di quanto sta accadendo in Iraq.

Aggiungete le torture ed il fatto che il nostro principale alleato spara sui nostri agenti segreti in missione, che, diversamente dai nostri mercenari illegali al suo servizio, non ricevono medaglie alla memoria.

Aggiungete che le nostre truppe nel Dhi Qar non stanno affatto aiutando l'ENI ad ottenere quei famosi contratti.

Noi forse siamo abituati a vivere sotto occupazione militare straniera. In fondo siamo ininterrottamente un paese occupato ( benchè la posizione delle truppe d'occupazione sia stata regolata da accordi di vario tipo ex post) dal 1943, prima dai nazisti tedeschi e poi dagli Stati Uniti e i loro alleati occidentali. Però, le "truppe d'occupazione" non mantengono l'ordine  nelle nostre città (anzi, contribuiscono occasionalmente al disordine, vedi le risse nei bar di Vicenza) e non le bombardano col fosforo; comuqnue, l'occupante ha pesantemente condizionato la nostra politica interna (vi ricordate del fattore K)? Il fattore K erano le portaerei americane nel Golfo di Napoli, le 53 strutture militari USA sul nostro territorio, non tutte autorizzate, i piani golpisti di Borghese, de Lorenzo, vertici SIFAR ( i vecchi servizi segreti), P2 e Gladio, solo per citare i maggiori. Erano le aperte minacce di Washington ai nostri elettori nel 1948.

Possiamo anche dire che sia stata una fortuna per noi che sia andata così, ed oggi l'Italia sia una democrazia occidentale post-industraliazzata, dalla parte ricca del mondo, anziché un paese post-comunista arretrato e una colonia economica della Germania,  appena entrato nell'Unione europea assieme a Polonia ed Ungheria.
Ma comunque, la linea politica di fare i vassalli volontari della superpotenza americana, quali vantaggi concreti ci porta? Ci porta la sfiducia politico-economica dei tre maggiori paesi europei e nostri partner commerciali, Francia, Germania e Turchia, e dopo il marzo 2004, anche della Spagna. Ci porta la diffidenza o almeno la cautela dei nostri maggiori fornitori di energia, Algeria, Libia e Russia. Ci scredita presso la seconda potenza mondiale e partner commerciale di crescente importanza, la Cina. Ci scatena senza nessun motivo le ire dei gruppi radicali. Contribuisce a far sentire stranieri in patri i nostri residenti e cittadini musulmani, presumibilmente già molto perplessi perché nemmeno per quelli che vengono dalle più oscene dittature trovano normale una roba come Calderoli vicepresidente del Senato e ministro ( uno che dice che "bisogna amputare, tagliare alto. Circa all'altezza di Pesaro"... E poi la destra non si sente rappresentata? Quei suoi ministri che dicono chiaramente di rappresentare il popolo "padano" cosa cavolo sono? Agenti stranieri?).

Certo, telefonate amichevoli di Bush a Berlusconi, quante ne volete. Giudici di Milano incazzati perché i nostri servizi e quelli americani gli rapiscono gli indagati per terrorismo e li portano a farli torturare in Egitto. Così combattiamo il terrorismo? Quando abbiamo le leggi per combatterlo, le violiamo lo stesso? Una cosa così me la aspetto da Saddam Hussein, non da Silvio Berlusconi. Dobbiamo farci dare lezioni sullo stato da diritto dalla Siria, che consegna i suoi responsabili (capi dell'intelligence ad alto livello, accusati di un atto terroristico all'estero) ad un tribunale internazionale ad hoc che se capitava a Previti altro che legittimo sospetto, faceva ricorso anche al Padreterno, anche se potrebbe decidere di processarli da sola?

Mi piacerebbe capire. Interesse nazionale? Quale? E visto chi ci ha governato finora, di che nazione, Italia, Serenissima Repubblica Veneta o Ducato di Milano?
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categoria:cultura, politica, medio oriente, pericoli per tua sorella
lunedì, maggio 15, 2006
Mezzi legali

Un mio amico (che ringrazio) mi informa che un tentativo di portare i responsabili italiani della guerra in Kosovo davanti ad un tribunale c'è stato. Le sezioni unite della cassazione hanno deciso, per i fatti denunciati (violazioni delle norme internazionali di guerra avvenute in territorio serbo) di non possedere giurisdizione.
Il che è preoccupante, perché vuol dire che il giudice, in Italia, rinuncia a giudicare il potente proprio negli "atti di sovranità" cioè in quelli che implicano l'attuazione più estesa del potere. Questo anche quando, nel nostro ordinamento, gli atti di sovranità sono vincolati (dei principi della'Art. 11 della Costituzione e dalla procedura fissata per legge per determinare lo stato di guerra, ad esempio ).
Per quel che riguarda il Kosovo, quella procedura NON fu seguita: il Parlamento non votò mai lo stato di guerra, ma la sentenza ( di non luogo a procedere per incompetenza di giurisdizione) della Cassazione fa esplicito riferimento ad " atti di guerra". Domanda. Può l'esercito italiano compiere atti di guerra senza che il parlamento voti lo stato di guerra? Sono legittimi quegli ordini, o il soldato ha il dovere di disobbedire (cioè di obbedire ai superiori ordini che sono la Costituzione italiana su cui giura e le Convenzioni di Ginevra). ?

Comunque questo dimostra solo che i mezzi legali non funzionano. Altro che toghe rosse, in Italia quando devono davvero pestare i calli i magistrati si cagano addosso, altrimenti qualcuno che difendesse seriamente la Costituzione, a partire dal Capo dello Stato Ciampi, si sarebbe trovato. Col risultato che, per esempio, una trentina di nostri soldati non sarebbero tornati dall'Iraq e dall'Afghanistan avvolti nel tricolore per nessun intravedibile motivo.
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categoria:politica
venerdì, maggio 12, 2006

Alto Tradimento

Sono perfettamente consapevole di stare andando incontro a possibili grossi guai. Quello che sto per scrivere potrebbe fruttarmi  una denuncia per calunnia, o per aver "celato" alla giustizia fatti di rilevanza penale, a seconda dei punti di vista. Però, sono convinto di essere nel giusto, perciò diffondo lo stesso questo post. Non ho nessuna voglia, e nessun particolare motivo, di finire davanti ad un tribunale.

Comunque, questi sono i fatti.

Il discorso sarà per forza un po’ complicato, ma mi sento in dovere di farlo. Spero di riuscire ad essere chiaro.

A qualunque persona informata risulterà ovvio che né la guerra tra la NATO e la Federazione Jugoslava nella primavera del 1999, né quella tra Stati Uniti ed Iraq del 2003, a cui è seguita l’occupazione del paese da parte degli Stati Uniti e di alcuni loro alleati (tra cui l’Italia), rispettano i criteri legali che ricorrono in Appendice.

Naturalmente, il governo degli Stati Uniti è perfettamente libero di buttare a mare i trattati che ha sottoscritto, tipo Carta delle Nazioni Unite, e fare il suo porco comodo come ritiene. Nel che, del resto, è in ottima compagnia, cominciando dall’Iran.

Ma veniamo all’Italia. L’uso della forza internazionale da parte italiana è  limitato dall’Art. 11 della Costituzione. Questo non contrasta con i nostri obblighi nella NATO, dal momento che in base all’Art. 5 del Patto Atlantico, la Nato è un’alleanza difensiva. Usare la forza per difendersi è legittimo, e anche doveroso. Gli Stati Uniti avrebbero per esempio potuto richiedere l’applicazione dell’ Art. 5 dopo l’11 settembre, nonostante la stranezza del tipo di attacco. Gli altri paesi NATO in effetti offrirono assistenza, però gli americani non la accettarono nel quadro atlantico, che avrebbe implicato una strategia congiunta, ma in base ad alleanze bilaterali.

Mi diffonderò un po’ di più sulla guerra del Kosovo, avvertendo che gran parte di quello che dirò può valere anche per il nostro impegno militare in Iraq ed in misura un po’ minore in Afghanistan.

Sostengo che i capi di governo che ci hanno coinvolto nelle rispettive guerre, lo hanno fatto in intelligenza, e nell’interesse, degli Stati Uniti e di altri paesi. In sé non ci sarebbe nulla di male, in termini di realismo politico. Se non che le due guerre non erano a carattere difensivo; e tanto la Carta dell’ONU quanto la Costituzione, a cui siamo vincolati vietano l’uso della forza con fini aggressivi o di risoluzione di controversie, cioè ogni fine non difensivo.

Quindi, i responsabili di quelle decisioni (i Presidenti del Consiglio D’Alema e Berlusconi, i Ministri della Difesa Scognamiglio e Martino, i Ministri degli Esteri Dini e Frattini, i Presidenti della Repubblica Scalfaro e Ciampi) hanno trasceso i limiti costituzionali del loro potere, e l’hanno fatto in piena coscienza.

Citerò a questo proposito quello che disse l’allora Presidente Scalfaro: “pacta sunt servanda” i patti devono essere rispettati. Quali patti? Evidentemente lui si riferiva al Trattato Atlantico, di cui siamo parte; il suo discorso era: noi non vogliamo la guerra, ma la vuole la NATO, e noi ne siamo membri e dobbiamo rispettare il Trattato. Nel discorso c’è una falla evidente: la guerra del Kosovo, infatti, violava lo stesso Trattato Atlantico, come potete verificare voi stessi. E Scalfaro non poteva non saperlo. E’ un reato, se il Capo dello Stato nell’esercizio delle sue funzioni mente consapevolmente alla popolazione su una scelta politica essenziale, supportando così un comportamento incostituzionale del Governo? Dal punto di vista italiano, la questione del Kosovo è una “controversia internazionale”.

La NATO non  era comunque, per suo Statuto, abilitata ad intervenire (non c’era mandato ONU). Nelle circostanze date, era incostituzionale usare la forza, o sostenere l’uso della forza, contro la Jugoslavia.

Non solo. Stando alla testimonianza di Lamberto Dini, diffusa qualche tempo dopo, sui negoziati che precedettero il conflitto, la NATO propose volutamente condizioni che si sapevano inaccettabili per la Serbia, e che ne avrebbero praticamente cancellato la sovranità. Tanto che, dopo oltre settanta giorni di guerra, le condizioni di pace sottoscritte a Kumanovo erano più moderate, verso la Serbia, di quelle che la NATO le voleva imporre a Rambouillet, e il cui rifiuto aveva scatenato il conflitto.

La guerra è stata dunque insensata? Evidentemente, ha servito gli interessi di qualcuno. Ma questo qualcuno non è lo Stato, il governo o il popolo italiano. O serbo. Forse nemmeno kosovaro, considerato che la situazione del Kosovo dopo sette anni amministrazione NATO è considerata pessima, non da me, ma da alti generali e responsabili dell’Alleanza.

Questo qualcuno apparirebbero essere gli Stati Uniti, che hanno guidato, voluto ed ispirato l’intero processo, non principalmente per carità verso i Kosovari (che, beninteso, erano effettivamente oppressi nella loro terra dal governo esclusivista di Milosevic), ma, sembrerebbe, per ridurre l’influenza russa nei balcani. O magari per altri motivi che ignoro.

Dal momento che Lamberto Dini era uno dei capi negoziatori a Rambouillet, il governo italiano sapeva tutto questo. D’Alema sollevò con un generale del comando NATO la questione dei rifugiati, dal Kosovo o dalle zone bombardate; la risposta fu ( pochi giorni prima dello scoppio delle ostilità!) che sì, lo sapevano che ci sarebbero stati molti profughi, e che si sarebbero diretti verso l’Italia (tramite l’Albania), ma semplicemente non era stata presa nessuna misura in merito. Questo basterebbe a dimostrare che la guerra del Kosovo, almeno così come è stata fatta, andava contro l’interesse nazionale.

Ora, credo che questo rientri nel “menomare l’indipendenza della Repubblica”… E naturalmente, violando un principio fondamentale della Costituzione, si commette attentato alla Costituzione. Sono due reati molto gravi, del tipo che nel codice militare sarebbero Alto Tradimento. Fino a non molti anni fa era contemplata la pena di morte. 

Considerazioni simili, specialmente riguardo le “intelligenze con lo straniero”, e l’interesse nazionale, possono essere fatti ( ma non li farò qui ) per la nostra presenza militare in Iraq.

Ora il mio problema è questo. Io credo che le due guerre siano non solo politicamente e moralmente sbagliate, ma anche illegali rispetto alla Costituzione e alla Legge Italiana, sotto fattispecie di reato che vanno dall’abuso di carica pubblica, all’attentato alla sovranità ed indipendenza dello Stato, intelligenza con lo straniero a fini di guerra, abuso della fede pubblica ( per aver mentito sul contenuto dei trattati vincolanti) e per concludere attentato alla Costituzione. In sintesi, alto tradimento, per i responsabili militari.

Ma io, tutto questo, posso provarlo solo con un ragionamento, per di più non so quanto reggibile sul piano legale. Non sono un avvocato. Non ho prove o testimonianze, e quello che so lo so da televisioni, libri giornali, niente di più. Per cui non posso denunciare i reati che si sono svolti sotto i miei occhi, pubblicamente, commessi da chi governa il mio Paese.

Ma neppure posso stare zitto. Tecnicamente, se io “so” che qualcuno compie un delitto, specie uno così grave, e non lo denuncio, sono un complice, vero? Poniamo che io vada alla Procura Militare di Roma e denunci i personaggi sopraccitati per alto tradimento eccetera. Poniamo che non mi chiedano per prima cosa la perizia psichiatrica, e chi si faccia il processo. Io che faccio lì? Che c’entro? Cos’ho da dire? Poniamo che alla fine la Corte competente assolva. Io mi ritrovo la più grossa condanna per calunnia aggravata al cubo della storia europea?

La mia soluzione è questa. Questo è lo scheletro della questione. Lo pubblico su Internet. Vedo se nessun tizio del Sismi mi comincia a pedinare, se i commenti vanno verso il “non dire c***ate” o verso il “c’hai proprio raggione” e se riesco a convincere qualcuno. Si accettano consigli e proposte.

 
Appendice

Dalla Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 11: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali"

Dalla carta delle nazioni Unite, Art.4: "I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite."
Art. 103: "In caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da esso assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto."

Dal Trattato Nord-Atlantico, Art. 1: "Le Parti si impegnano, in ottemperanza alla Carta delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale nella quale possano essere implicate, in modo da non mettere in pericolo la pace, la sicurezza e la giustizia internazionali, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all'impiego della forza in modo incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite."
Art. 5: "Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell'America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall'art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale.

Qualsiasi attacco armato siffatto, e tutte le misure prese in conseguenza di esso, verrà immediatamente segnalato al Consiglio di Sicurezza. Tali misure dovranno essere sospese non appena il Consiglio di Sicurezza avrà adottato le disposizioni necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali."

Dal Codice Penale Italiano, Art. 241: "Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza dello Stato e' punito con la morte (1).
Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere l'unita' dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranita'."
(1) La pena di morte e' stata soppressa e sostituita con l'ergastolo.

Art. 245:  "Chiunque tiene intelligenze con lo straniero per impegnare o per compiere atti diretti a impegnare lo Stato italiano alla dichiarazione o al mantenimento della neutralita', ovvero alla dichiarazione di guerra, e' punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
La pena e' aumentata se le intelligenze hanno per oggetto una propaganda col mezzo della stampa."

Art. 283: "Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, e' punito con la reclusione non inferiore a dodici anni."

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categoria:politica
venerdì, maggio 12, 2006
Non è un bel periodo. Intanto faccio un sacco di brutti sogni. Poi ho un sacco di cose da fare, e poca voglia di farle. E poi devo fare progetti e scegliere tra le cose che vorrei portare avanti.
Insomma, le circostanze della vita mi stanno obbligando a diventare una persona seria e questo mi spaventa moltissimo. Io non voglio essere una persona seria. Non voglio lavorare per vivere. Non voglio lavorare neanche per non vivere.
Essenzialmente di questi tempi non ho voglia di fare una beata mazza di niente. Nemmeno far festa. Brutto segno. Mi sa è che tipo la stasi della crisalide, solo che visti i presupposti, la farfalla che ne vien fuori al massimo potrà essere una tarma.
Non ho le idee chiare su cosa fare di questo blog, adesso. Anzitutto mi sembra che non sia adeguatamente pubblicizzato. E poi manca qualcosa, ecco, tipo una linea, un filo conduttore, la logica del discorso, la finalità, avete capito insomma questo genere di cose. Specialmente la finalità. L'uomo è un animale teleologico. Agisce sempre per uno scopo, e quando non lo fa, se ne inventa uno a posteriori. Abbiamo sempre bisogno di senso. Di fine. La prima domanda che facciamo di solito è "perchè"? Come se tutto dovesse avere un fine ed una causa. Questo è una dei motivi del successo delle religioni monoteistiche. Forniscono un fine ultimo ed una causa prima per tutto,  tranne ovviamente il Male.  Perché il male non esiste ma è solo una nostra percezione, dice Agostino.  Perché  Dio  permette il Male  ma non ne è la causa, dice Giobbe. Infine al Ash'ari chiude potente il discorso: Dio fa come vuole, egli è sì infinitamente buono ma accetta il Male per i suoi misteriosi scopi che noi mortali non possiamo né dobbiamo capire. Però, nemmeno Ash'ari si spinge a sostenere che Dio causa il Male: la responsabilità è sempre dell'uomo, altrimenti come potrebbe Dio giudicare e chiedere conto dei peccati? Ash'ari ci ammonisce solo dall'essere troppo curiosi su ciò che accade in alto.
Ma cos'è il libero arbitrio, se non la capacità di creare il Male, di essere cause prime di un atto? E non è questa capacità divina?
Ecco esempio tipico di sega mentale del mattino, interessante ma che peggiora le cosa per sfattezza mentale del blog nel suo insieme, in cui salto di palo in frasca dal problema del male alla sbornia della sera prima e insomma, aiuuuuto!
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categoria:religione, malessere interiore
mercoledì, maggio 10, 2006
Presidente

Giorgio Napolitano è il nuovo PresdellaRep. Sono contento, soprattutto perché non ci sarà d'Alema... che proprio nn lo sopporto, Baffino. Poi, insomma, un ex PCI alla presidenza... adesso già vocifera che il prossimo settennato potrebbe farlo un ex missino. Insomma, se ne trovano uno ( o una ) che abbia il benedetto "profilo istituzionale" richiesto, ed onestamente non ne trovo, perché no? La Repubblica è antifascista, ma AN non è un partito fascista. Il problema è chi... Fisichella, che adesso sta nell'Unione ( e nn so se sia stato missino, ma mi pare di sì)? O chi altri?
Comunque, chissenefrega.
Auguri, Presidente. Auguri al nuovo Presidente della Repubblica di svolgere il suo mandato, semplicemente, cioè di rispettare, garantire e difendere la Costituzione della Repubblica, come Scalfaro non ha fatto, Cossiga poco poco e Ciampi non abbastanza. Auguri come si fanno a chi si assume un compito difficile.
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categoria:politica
sabato, maggio 06, 2006
La Morale della Ricchezza

Berlusconi si è dimesso. Ora si discute sul prossimo capo dello Stato. Come dimostrerò in un altro post, D'Alema, in quanto patente colpevole di alto tradimento, è del tutto inadatto a tale incarico, come a qualsiasi altro che non sia l'ergastolo duro in un carcere militare, a norma di legge.
Ora vorrei fare qualche nota sulla morale di Berlusconi. La logica di Silvio è facile, e vecchia di almeno un secolo e mezzo: l'"enrichez vous" di Guizot, Monarchia di Luglio, Francia 1830. Qualcuno ha osservato che in Italia per colpa di una certa qual egemonia culturale della sinistra ( egemonia così forte che, da quando esiste l'Italia unita fino a quest'anno, la sinistra non ha mai vinto un'elezione con la maggioranza dei voti espressi ), la moralità della ricchezza non si è mai affermata come valore. Quetso, indipendentemente dall'egemonia della sinistra, è facilmente vero, per il semplice motivo che la ricchezza non è morale, e nemmeno immorale. Non è quindi, per definizione, un valore. Opera su un diverso livello. Farne la base di valori politici è una mistificazione, semplice perchè attraente, in una democrazia degenerata. Ho detto, e ripeto, che la ricchezza non è immorale. E dico e ripeto che nessun marxista con un minimo di conoscenza può aver mai suffrgato tale idea, a meno di non aver capito Marx.
Badate, io nn sostengo di aver capito Marx!
Ma per lui, e per Lenin e per Mao, l'accumulazione non è negativa. In effetti il pensiero marxista non si pone problemi morali ma politici ed economici. La loro declinazione in termini morali, che è stata effettivamente portata avanti da noi fin dai tempi di Costa, dipende dal substrato culturale (cattolico), non dal marxismo.
E la democrazia cristiana in Italia è stata capitalista senza dubbi o esitazioni, se pur con i correttivi della tradizione keynesiana, correttivi che anch'essi hanno poco niente a che fare col cattolicesimo, il marxismo o la morale.
Però, vorrei dire una cosa. In sé, essere ricchi non è immorale. Anzi è un obiettivo legittimo della realizzazione di una persona. Potrebbe essere auspicabile.
Non è però moralmente giustificabile la ricchezza quando un due esseri umani su tre sono poveri. Oggi ed adesso, la ricchezza è una colpa morale. Perfino quella mia piccola ricchezza relativa che mi permette di andare all'università! Dovremmo pensarci su...
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categoria:cultura, politica
venerdì, maggio 05, 2006
Cacca

Abbiamo un problema. V. non riesce a fare la cacca. E si lamenta. Non la fa da tre giorni. E' preoccupata. Così preoccupata che sta in terrazzo a prendere il sole. "Non esce questa stronza". Ebbene sì, la costipazione è un problema, che in alcuni casi può assurgere a tragedia.
Una volta ero in route e non l'ho fatta per un settimana. Alla fine ne ho buttati fuori tipo tre chili. Il bar in cui l'ho fatta credo stia ancora sturando (ed è stato sei anni fa).
Marco Aurelio ha smesso di fumare. Se ne vanta così tanto che credo che in realtà fumi di nascosto all'uni senza farsi vedere da noi. E comunque tifo per lui. Se ce la fa lui, ce la facciamo tutti!
Sto ascoltando r@diosc@rico. E' il rimontaggio delle cavolate che ho fatto con le sc@richine, da ubriachi alle feste industri@alien. La faccenda dello scarico è perché raccogliamo gli scarichi cerebrali del post concerto, con risultati insani ed imbarazzanti.
Il nonsenso come ragione di vita. Cacca. Birra. Vino. Fumare o no, e la musica e le parole. Il letto sfatto. Sonno. Caffé, ti ringrazio, Signore, perché nella Tua infinita sapienza hai messo così numerose piante nella Tua creazione, che ci forniscono l'innocuo (quasi) stimolante chiamato caffeina, che ci tiene svegli e ci permette di affrontare questo mondo, dominato dal Demonio tentatore, in piena forza e lucidità.
Urla insensate dal piano di sotto.
-C'è Gigi?
-No, e la Cremeria è finita.
Così vivo. Se da questa torre nera, qualche principessa azzurra vuole salvarmi, si accomodi. La porta è aperta, perché la serratura è rotta.
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mercoledì, maggio 03, 2006
Arrivano i Barbari

Siamo una civiltà decadente. Anzi, ormai in putrefazione. La puzza delle nostra carogna storica esala dal petrolchimico di Marghera come un chiaro segnale. L'odore repellente della benzina bruciata a 1,36 euro al litro. Tappatevi il naso e scappate su Marte.

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