Il grande rilancio teologico iniziato col Concilio di Trento, e che si è fatto sentire nei paesi cattolici, si spegne molto gradualmente, seguito nel XVIII secolo da un periodo di declino. Studiosi come Bellarmino, De Lugo, e Suarez scompaiono senza lasciare dietro di loro nessuno all’ altezza della loro raffinata cultura teologica. Fatta eccezione per il settore della storia ecclesiastica e di tutta la teologia storica la tendenza è quella di un generale recesso della teologia, a favore della filologia biblica e della critica testuale.
Le cause principali che hanno spianato la strada a questo recesso della teologia dogmatica, o, meglio, normativa, sono state la diffusione del Giansenismo, delle dottrine gallicane, che hanno implicato un enorme impiego di energie nella controversistica, il ritiro di molti studiosi ecclesiastici, divenuti monaci o abbraccianti le professioni liberali nel secolo, la soppressione della Compagnia di Gesù e, prima ancora, il rifiuto della Scolastica a favore del sistema filosofico Cartesiano o di quello della scuola tedesca di Leibniz-Wolf .
All’ affermazione della scuola razionalista in Francia, minacciante gli stessi fondamenti del cattolicesimo, risponde l'attività di un nuovo gruppo di apologeti, che fanno per il cattolicesimo del XVIII secolo quello che era stato fatto, in epoca tardoantica, da uomini come Giustino Martire e Lattanzio contro i filosofi pagani. Anche se non sono mancati lavori di grande erudizione, pochi di essi hanno il fascino letterario e l’ interesse delle opere dei nuovi “nemici della religione”, limitandosi ad essere pipponi pletorici che nemmeno questi post. I principali apologeti in Francia in questo periodo sono Huet († 1721), Sommier († 1737), l'oratoriano Houteville († 1742), il gesuita Baltius, († 1743), Bullet, professore presso l'Università di Besançon († 1775), Bergier, uno dei più illustri allievi di Bullet, († 1790), Guenée († 1803), l'avversario in grado di tenere testa ad uno stronzo schiavista come Voltaire, e Feller, un altro gesuita († 1802), i cui Catechismo filosofico e Dizionario Storico hanno goduto di una diffusa popolarità a lungo, dopo la scomparsa dell’ autore.
Nella teologia dogmatica i principali rappresentanti della scuola tomista sono senza dubbio Vincenzo Ludovico Gotti (1664-1742) e Charles René Billuart (1685-1757). Il primo di questi è nato a Bologna, è entrato nel noviziato dei Domenicani in tenera età, è stato l'autore di numerose opere polemiche dirette contro i luterani e i calvinisti . E' creato cardinale nel 1728 da Benedetto XIII. In considerazione della sua cultura, della sua prudenza, e della sua condotta di vita esemplare esercita una notevole influenza all'interno del suo ordine sia in Francia che nel resto d’ Europa, tanto che nel conclave del 1740 (che vede l’ elezione al soglio pontificio di un altro bolognese, Prospero Lambertini, come Benedetto XIV) la sua elezione al papato è favorita da un nutrito gruppo di colleghi ed è trombato per pochissimi voti. L’ opera principale del card. Gotti è il commento a San Tommaso, intitolato Scholastico-Theologia Dogmatica iuxta mentem D. Thomae (1727 - 1735).
Billuart è nato nelle Ardenne, in Belgio, e il completamento dei suoi studi classici si compie nel noviziato del convento domenicano di Lille. Negli anni durante i quali ricopre diverse posizioni di prestigio culturale nelle case domenicane belghe, le sue abilità di scrittore, professore e predicatore, attirano così tanto l'attenzione che, su richiesta dei colleghi di Billuart a Douai, il generale dell’ ordine decide di impegnarlo nella preparazione di un commento esaustivo e autorevole sulla Summa di San Tommaso. Dopo cinque anni di smonamento sulla Scolastica, completa l'edizione, pubblicata a Liegi in diciannove volumi , dal 1746 al 1751. Se ne stampa un compendio nel 1754.
Il più noto e abile esponente del sistema teologico di Duns Scotus è Claude Frassen (1621-1711). Nato a Peronne, entra nei Francescani ed è inviato a Parigi, dove insegna teologia per diversi anni anni. La sua grande opera è lo Scoto academicus, (Scoto for dummies) un commento o una spiegazione teologica del sistema di Duns Scotus. Sia per merito dell’ esposizione fedele del pensiero di Scoto che dell' ottimo metodo e dello stile leggibile in cui è composto, questo lavoro ha goduto e gode di una notevole reputazione. Tanto che persino i preti post-Vat II e non bene a prova di latino riescono a leggerlo. Tra i teologi della scuola agostiniana i due più noti sono Lorenzo Berti (1696 - 1766) il cui De theologiae disciplinis (1739-45) lo conduce ad una imputazione per giansenismo, da cui l' autore è prosciolto dal verdetto di Benedetto XIV e il cardinale Norris (1631-1704), per lungo tempo professore di storia ecclesiastica presso l' Università di Padova. Contro la sua opera, la Historia Pelagiana e Vindiciae Augustanae, è stato, per qualche tempo, in vigore un divieto emanato dalla Inquisizione spagnola, poi cassato in appello a Benedetto XIV.
Le infinite polemiche a cui ha dato luogo la diffusione del giansenismo avevano appannato la reputazione della Sorbona. Il più grande rappresentante di questo centro di formazione teologica del periodo è Honoré Tournely, saldo avversario del giansenismo , la cui opera intitolata Praelectiones Theologicae (1738-40) è considerata come una delle opere più importanti del tempo. In difesa della Santa Sede contro gli attacchi di Febronius , le opere più importanti ci arrivano da Zaccaria (1714-95) che scrive diffusamente sulla teologia, sulla storia ecclesiastica e sul diritto canonico; da Alfonso Muzzarelli (1749-1813), domenicano, dal cardinale Orsi (1693 - 1761), e dal cardinale Gerdil (1718-1802), alla cui elezione al papato dopo la morte di Pio VI, è posto il veto dall' Imperatore. La Theologia Wirceburgenis , pubblicata dai Gesuiti di Würzburg tra il 1766 e il 1771, fornisce una completa e sapiente sintesi di tutto il dibattito teologico dell’ epoca.
Sebbene Billuart , come molti dei suoi contemporanei, seguendo le orme di san Tommaso, si occupi sia di teologia dogmatica che di teologia morale, si afferma la tendenza a considerare quest' ultima come un servizio distinto e a dedicare attenzione a ciò che può essere definito il lato “casuistico-morale” della teologia. In una certa misura, almeno nei manuali destinati ad uso del clero, tale metodo è reso necessario dalla maggiore frequenza e dalla maggiore accuratezza delle confessioni. Ciò fornisce tuttavia una possibile spiegazione alla diffusione rapida, a livello della élite, del Giansenismo, che considera questo metodo un degrado della teologia, implicante uno iato tra religione e casuistica e il “ritorno” ad un farisaico cavillare. Strettamente connessa all' opposizione al nuovo metodo adottato dai teologi morali è stata la polemica sul Probabilismo, che divide le scuole durante la maggior parte dei secoli XVII e XVIII. Nella soluzione pratica di dubbi di coscienza, la soluzione offerta dal Probabilismo era stata applicata per secoli, ma è solo verso la fine del sedicesimo secolo che il principio è formulato definitivamente dal domenicano De Medina. E ' immediatamente accolto dalla quasi totalità dei gesuiti (figurarsi...!), così come da quasi tutti gli autori di teologia morale. I giansenisti, tuttavia, nel loro desiderio di nuocere alla reputazione dei loro avversari gesuiti , li accusano di aver introdotto questo nuovo sistema di lassismo morale, con l' obiettivo di offrire comode assoluzione anche alle porcate più arrapanti -per il confessore, che si autocompiaceva nel sentirsele narrare- della loro clientela devozionale. Questa accusa ha fatto breccia nell’ immaginario collettivo popolare: tanto che, per definire atteggiamenti di lassismo e doppiezza morale si parla ancora di “gesuitismo”, e ha contribuito a creare, per un certo periodo di tempo, specie in seguito, nel corso del XVIII sec., una percezione diffusa nettamente sfavorevole alla Compagnia di Gesù. La condanna del Probabilismo da parte dell’ Università di Lovanio nel 1655 e il clamore sollevato contro la casuistica da parte dei bacchettoni della fazione rigorista porta la maggior parte degli ordini religiosi e il clero di abbandonare le pratiche più “relativiste”, dal punto di vista morale. Due episodi che hanno avuto luogo poco dopo contribuiscono a rafforzare il partito antiprobabilista. Uno di questi è la condanna da parte della Santa Sede di alcuni principi molto lassisti avanzati da alcuni teologi che si erano definiti, nel 1679, come probabilisti; l'altro è la decisione presa da Innocenzo XI nel caso della difesa del Probabilismo, scritta da Thyrsus Gonzalez (1624-1705) in seguito generale dei Gesuiti. I suoi superiori gli aveva rifiutato l'autorizzazione a pubblicare il suo lavoro; mediante il ricorso al Papa tale divieto, nel 1680, decade. E non c'è da meravigliarsi: quel sant' uomo dell' Odescalchi era sanamente pragmatico. Pur di metterla nel culo a Luigi XIV, qualche anno dopo, mentre da una parte spedirà le sue truppe a Vienna a combattere contro il Turco, dall' altra finanzierà di nascosto le imprese militari del principe protestante Guglielmo d' Orange. Qualcuno in Vaticano, probabilmente non ha gradito. E ha reso ricca una bella ragazza dai capelli rossi di Pedaso, e il di lei consorte, un tipo buffo con gli occhialetti alla Camillo Benso. Questa però è un' altra storia.
Ma se il Papa ha certamente favorito il Probabilismo, non è chiaro se la sua decisione determini un avallo concreto di questa dottrina. La condanna emessa da Alessandro VIII nel 1690 infligge un duro colpo al rigorismo. Infine, nel secolo successivo, gli scritti di sant’ Alfonso de’ Liguori (presente? Quel core napulitano autore di quell' assalto iperglicemico chiamato Tu scendi dalle stelle... ) , pongono fine agli estremismi in entrambe le dottrine.
Tra i grandi teologi del tempo vi sono i Gesuiti Lacroix (1652-1714), Paul Antoine Gabriel (1679-1743) professore presso il Collegio dei Gesuiti di Pont-à-Mousson, Billuart (1685-1757), Eusebio Amort (1692-1775), e il Salmanticenses, il gesuita autore della serie sulla teologia morale iniziata a Salamanca nel 1665 . Ma l’ autore di teologia morale di gran lunga più notevole nel corso del diciottesimo secolo è s. Alfonso de ' Liguori (1697-1787), fondatore dei Redentoristi. Un sant’ uomo, uno studioso, un pragmatico e un missionario, con una lunga e variegata esperienza nella cura delle anime, egli comprende meglio della maggior parte dei suoi contemporanei come tenere una posizione equilibrata fra rigorismo e lassismo. Anche se il suo punto di vista è stato criticato severamente (in particolare, la sua predilezione verso gli eccessi devozionali ricchi di effusione emotiva, ma poveri di sostanza teologica e dottrinale) i suoi scritti teologici a suo tempo hanno trovato il favore della grande maggioranza dei teologi e la loro approvazione da parte della Chiesa ha contribuito a porre fine alla corrente rigorista, che è rimasta attiva, sebbene carsicamente, anche dopo che l’ origine giansenista delle posizioni più estreme era stata dimenticata.
La diffusione di teorie razionaliste o indifferentiste non mancano di indebolire la reverenza per la Bibbia che era stata inculcata dai primi riformatori come unica fonte della rivelazione di Dio agli uomini. Prendendo le mosse dal principio luterano del libero esame, altri riformatori, indipendentemente dalla loro ispirazione e infallibilità, rivendicano di sottoporre le Scritture all'autorità della ragione umana. Fausto Socini (1539 - 1604), uno dei fondatori della setta sociniana, (ma va' ?!) , insiste sul fatto che tutto ciò che nelle Scritture che sembra contrario alla ragione non avrebbe potuto venire da Dio, e dovrebbe essere eliminato. Per un po ' di tempo, mentre il fervore religioso è al suo apice, sia i luterani che i calvinisti si attengono saldamente ai loro formulari religiosi e rifiutano di accettare le opinioni dei Socini sulle Scritture. Ma una volta che la religione dogmatica è assaltata da parte della nuova scuola filosofico-razionalista in Inghilterra, Germania, Francia la strada è spianata per l' accettazione di opinioni più liberali. Da un lato, molti eterodossi si appuntano a sottolineare gli errori e le incongruenze della Bibbia, come prova che non avrebbero potuto venire da Dio, mentre, dall'altro, molti studiosi protestanti, pur attenendosi ancora alla teoria della rivelazione divina, cercarono di eliminare da essa il soprannaturale senza rifiutare apertamente l'autorità delle Scritture.
È con questo disegno che Jacob Semler (1725-91) ha formulato la Teoria dell’ adattamento, in base alla quale Cristo e gli Apostoli hanno adattato le loro azioni e la loro lingua ai concetti erronei prevalente tra gli ebrei del loro tempo, e per questo motivo tutto ciò che, nel testo biblico, si spinge ai margini del misterioso e dell’ incongruità, dovrebbe essere affrontato con una semplice rinuncia alla superstizione, sorpassata perché risalente ai tempi della predicazione di Cristo . Un altro metodo per arrivare a una conclusione simile a quella di Semler, è adottato da Kant, che sosteneva che la Bibbia è stata scritta solo per inculcare la morale e per rafforzare il senso morale nell’ umanità, e che tutto ciò che viene registrato in essa deve essere interpretato dalla ragione alla luce dell'oggetto che i suoi autori avevano in vista.
Con teorie liberali così bene argomentate sull’ autorità e sull’ ispirazione delle Scritture nell’ aria, è quasi impossibile che gli esegeti cattolici possano sfuggire a queste influenze. Uno degli esegeti cattolici più capaci dell’ epoca, l’ oratoriano francese Richard Simon (1638-1712), è accusato dai suoi contemporanei di avere un approccio troppo razionalista nelle sue teorie di interpretazione scritturale. E’ un uomo che ha studiato a fondo le lingue bibliche ed è perfettamente in grado di ponderare le difficoltà storiche e letterarie che potrebbero essere sollevate, come obiezione contro l' ispirazione e la infallibilità dell' Antico Testamento. Egli sostiene che la Bibbia è una produzione letteraria, e che, come tale, deve essere interpretata sulla base delle idee e dei metodi di composizione prevalenti nel paese o nel momento in cui i vari libri sono stati scritti. Le sue opinioni sono contenute nella sua Histoire Critique de Vieux Testament (1678) e nella sua Histoire Critique de Texte du Nouveau Testament (1689), entrambe le quali, anche se senza dubbio sono tra i lavori che hanno notevolmente influenzato lo studio delle Scritture da parte cattolica, rivoluzionandoli, a partire dal momento della loro pubblicazione in Olanda, sono severamente criticate , e sono condannate dalla Congregazione dell’ Indice.