mercoledì, novembre 18, 2009

A volte un commento è più utile di mille studi sociologici per capire che aria tiri in Italia. E per confermarmi alcuni sospetti per nulla confortanti sul sentimento diffuso  di paurapaurapaura, qualunque essa sia. Lo riporto per intero in questo post. Il testo,  originale e senza correzioni è quello in grigio.


non ho parole..., rouseau immagino, per scrivere queste cose non vivi nelle immediate vicinanze del casilino 900? vero???

No, non vivo nelle vicinanze . Abito a Parma. Città la cui amministrazione invita Shirin Ebadi oggi a parlare di diritti umani e ha vigili particolarmente solerti nel farli rispettare. Capisco la foga: ma almeno scrivi bene il mio nome. r come razzista, o come ottusa, s come signoramia, e come enti pubblici, a come ammazziamoli tutti, u come umiliazione.

leggendoti quasi quasi mi vedevo questi popoli .. di così romantiche tradizioni.. musiche.. quasi me li vedo danzare..


peccato che questa visione romantica.. dove cìè un , come dici "arcobaleno rflesso nell'olio minerale" (altamente tossico e inquinante permettimi) sia offuscata da dense nubi nere .. che non mi fanno vedere l'azzurro del cielo. l'arcobaleno che NON MI FANNO RESPIRARE!!!!!!!!!... che si innalzano minacciose da ogni dove del casilino 900 - cosa sarà? forse plastica, copertoni che vengono bruciati? ...


PECCATO CHE VEDO.un parco sotto casa e non ci sono bimbi che giocano, che rincorrono aquiloni.. (Infatti. Chi ne ha mai parlato? Quelli stavano in un  pessimo libro di ambientazione afghana) NO!


ci sono solo gruppi di persone che vengono dal casilino 900 che fanno corse con le macchine, moto e motorini.. che poi vengono dati alle fiamme.. (chissà se quei veicoli li avevano comprati magari a rate????) (ma certo però potrebbe essere qualche sporco fascista che si mascera da zingaro  passa tra le baracche con le macchine, entra nel parco nei punti in cui la recinzione è divelta - da fuoco alle macchine e scappa di nuovo attraverso il campo.. e il tutto per creare questa.. come la chiami? ---- ziganofobia uauaauaua).



Leggi meglio il mio post. I vagheggiamenti romantici alla Pier Paolo Pasolini fanno cascare le braccia anche a me. Ma se vuoi metterti in condizioni di discutere su internet, per favore, poni attenzione all' ortografia e alla punteggiatura, sennò nessuno prenderà in considerazione i tuoi strilli.

il punto è uno e uno soltanto.. chiunque vive in un contesto sociale deve integrarsi rispettando le regole di quel contesto.. io non perchè  cinesi, indiani, asiatici, filippini


perché, cinesi e indiani e filippini non sono asiatici?ah, già, sono domestici per definizione! Non sei comunque persuasiva quando cerchi di non essere razzista.


non danno questi problemi.. vivono in case lavorano..

magari anche per te e accudiscono la nonna allettata o evitano che tu ti sporchi le manine a lavare le scale...poi, che vuol dire dare problemi? zitto e muto a lavorare, e ringrazia che ti abbiamo ospitato? Se tu nelle Filippine potessi fare solo la serva in nero scommetto che non avresti sempre il sorriso sulle labbra....




parli di integrazione.. fammi ridere: da quanto tempo sono lì?? (da una cinquantina di anni) da quanto tempo vanno a scuola?? (da diversi cicli didattici)  un mese- due- un anno?? no.. molto di più-- e questa grande integrazione io non l'ho vista e non venirmi a dire che è colpa nostra! forse sono loro a non volersi integrare. ti è mai venuto il dubbio?


Se incontrano ostilità pregiudiziale è chiaro che non si vogliano integrare. O forse credi alla leggenda dello zingaro nomade "per scelta" , "per DNA" (sic) , "per cultura". Se vai in Romania, nelle aree rurali, le abitazioni stanziali più belle sono le loro, specie in Transilvania e Dobrugia. Se considerati persone e non "un problema" e lasciati in pace sono stanziali come i tuoi underdogs "asiatici", cinesi, filippini, indiani taaaanto bravi e integrati. E, sorpresa: lavorano, studiano, siedono persino in Parlamento. Sono state le cosiddette "società civili" (per non parlare dei regimi dittatoriali, come quelli di Ceausescu in Romania o come  i paranazisti di  Gyula Gömbös  in Ungheria, negli anni '30) a marginalizzarli e a spingerli a vivere di espedienti, perché li hanno riconosciuti come "diversi", o "incoercibili".

Quando poi, dal punto di vista degli "arianisti dai sogni bagnati", potrebbero essere identificati come l' epitome dell' Indoeuropeo se mai ce ne fosse uno. Sono come te. Parlano una lingua vicina all' italiano più di quanto non immagini. Forse per questo ti fanno coì paura.



vorrei richiamare la tua attenzione su un dato: cosa diresti se il tuo vicino di casa invece di buttare la spazzatura negli appositi secchioni te la buttasse davanti la porta dui casa? penseresti che è non sa vivere in un contesto civile giusto? ( a meno che tu non via in una discarica ed in tal caso sarebbe un problema) ecco non ho mai visto nessun occupante delle baracche del casilino 900 buttare una busta di immondizia negli appositi spazi bensì farne mucchi e poi darla alle fiamme.


Guarda, i miei amabili, italianissimi vicini fanno di peggio. La mia vicina di casa, architetto, fa mangiare suo figlio direttamente nella carta del prosciutto, lo molla diciotto ore al giorno alla tata moldava (ho sentito con le mie orecchie il bambino, 7 anni, "meno male che domani viene la Vitto!!")


[Viktoria, che per seguire questo piccolo nevrotico ha lasciato in Moldavia un figlio adolescente. Sai perché l' ha potuto fare? Perché tra di "loro", est europei e zingari, certi legami comunitari di minima ancora tengono. Scommetto che non ti fideresti a lasciare tuo figlio ad una vicina di casa o di affidarne l' educazione ad una tua zia anziana...]


Ebbene, nessuno si sogna di togliere la potestà su suo figlio a questa signora....


Ricorda che questo sindaco fascista è stato il primo a dotare il casilino 900 di luce acqua gabinetti e a vaccinare i bambini rom.

Ma dai?! E magari gli ha preso anche le impronte, li ha schedati e ha spostato il loro campo lontano dai centri abitati, chiudendolo come un serraglio.....




in conclusione vorrei dirti una cosa sola. E' per colpa di gente come te, che non fa altro che parlare, parlare parlare parlare e niente di concreto in termini di aiuti e proposte che nel 2009 bambini (mio dyo! i bambiiiiiini!!gli adulti tanto son tutti ladri possono anche crepare) vivono in una città come roma in quel modo, in mezzo a fogne, topi e veleni Vergognati!


Non mi sembra il caso di pubblicizzare in questa sede le mie attività: posso dirti che, quando una decina di anni fa, in un campo nomadi che era in prossimità della tangenziale di Parma morì assiderata una bambina di 11 mesi,  una mia amica carissima, figlia di un italiano e di una signora di TimiÅŸoara , una mia prof di francese e il solito prete rompicoglioni ed io,  fummo tra i pochi che si mossero, rischiando anche una denuncia, che non ci fu. A Parma hanno risolto il problema. E' città che vorrebbe essere off limits per immigrati irregolari, kebabbari, venditori ambulanti, zingari e prostitute....bel posticino, eh?


Alessandra Mussolini, spero


Cara Alessandra, grazie per il commento. Hai fornito, in poche righe, un esempio perspicuo dell' atteggiamento rubricabile come iononsonorazzistaperò. Non rinunciando a tutti gli stilemi che lo accompagnano: ziganofobia viscerale e disinformata, distinzione tra immigrato buono e immigrato cattivo, confusione zingaro-staniero, tentazioni autoritarie, censura degli arcaismi,  (nel 2009!!!!), civismo pro domo mea, pietà per i baNbini, ecologismo di maniera, deprecazione benpensante dell' illegalità del marginale.

Grazie perché hai fornito materiale per un post nuovo e per una discussione seria che non può essere liquidata per frasi fatte, come hai tentato di fare tu e un altro commentatore, il cui intervento  non riporto per non tediare i nostri  lettori.

domenica, novembre 15, 2009
Per consolare l’ amico Yossarian della perdita del commento, ho pensato di mettere on line anche  io un terzetto di ricette che tirano su d’ umore anche il mio eminentissimo (e acciaccatissimo) padre. E’ nato a Napoli e, di tre fratelli, è quello meno convenzionalmente ‘nnapulitano. E’ molto somigliante a sua madre, falconarese.Ma l’ età ingravescente, l’ amarezza per i suoi recenti problemi di salute e un’ inveterata abitudine al pasteggio cardinalizio l’ hanno reso goloso come una criatura. Di cibi che i medici gli hanno, poco intelligentemente, proibito, di musica e di reverenze.Qui vi propongo un tris di ricette che non guariscono definitivamente dal male di vivere, ma sicuramente aiutano ad affrontarlo con uno spirito migliore.



Crocché ‘e ppatane (altresì dette ‘panzarotti’)




Per 6 persone:

1,200 kg
di patate


50 gr. di burro

5 cucchiai da tavola di parmigiano (o 3 di pecorino romano, se amate i sapori decisi)

120 gr. di scamorza affumicata tagliata a dadini


3 uova più uno per fare la panatura


prezzemolo tritato  q.b.


sale q.b.


una presa di pepe


farina per infarinare


pangrattato


olio per friggere



Lessate le patate fino a che non si solleverà un po’ la buccia, prendetele ancora calde e sbucciatele alla svelta. Sì, lo so: fa male, ma questa operazione va fatta il più rapidamente possibile. Devono essere ancora belle calde quando le passerete in uno schiacciapatate o nel passaverdure a fori fitti, per due o tre volte. Raccogliete le patate in un piatto e, con molta lentezza, sennò l’ amido si snerva,  se necessario, continuate a lavorarle coi rebbi di una forchetta. Conditele col burro, il formaggio, il prezzemolo tritato, il sale e il pepe, e, se vi piace, con una grattata di noce moscata. Mescolate bene. Io di solito mescolo a mano o con una cucchiara di legno.  Quando il composto sarà tiepido, aggiungete uno alla volta i tre tuorli d’ uovo e se l’ impasto dovesse risultare troppo sodo, anche una chiara. Ungetevi le mani con un po’ d’olio, prendete un dadino di scamorza e avvolgetegli attorno il composto. Formate delle crocchette oblunghe, passatele prima nella farina,  poi nelle chiare, aggiunte senza che si smontino, ad un uovo intero sbattuto. Gli albumi vanno montati a neve con un pizzico di sale, in un recipiente che avrete passato con una pezzuola bagnata di succo di limone. Infine, rotolate rapidamente ogni crocchetta nel pangrattato.Fate scaldare in una padella profonda dell’ olio extravergine d’ oliva a bassa acidità, o l’ olio d’ arachidi. Per accorgervi quando è ora di friggere le crocchette, buttate una briciola di pangrattato: se riemerge subito sfrigolando, l’ olio è perfettamente caldo. Friggete le crocchette girandole delicatamente. La doppia camiciatura dovrebbe evitare che si aprano.

Scagliuozzol’



Per fare gli Scagliuozzol’ veniva comunemente usata la polenta avanzata: chi l’ ha detto che la polenta fosse mangiata solo in Padania? Adesso io faccio la polenta apposta per tagliarla a quadri e friggerla!


Per 6 persone:

200 gr. di farina di mais tipo bramata, a grana molto grossa.


600 cc. di acqua circa


sale q.b.

una padella piena d’ olio, o se siete politicamente scorretti, di equivalente quantità di sugna.

Fate una polenta bella soda, mescolando energicamente perché non si formino grumi. Quando si staccherà dalla pentola, versatela in un colpo solo su un piano di marmo (se ce lo avete) , o su un tagliere di legno da polenta, appunto. Con una spatola di legno per girare le verdure “contenete” il panetto, dategli una forma compatta e uno spessore di circa 2 dita. Lasciatelo raffreddare. Dividete poi la polenta in fette spesse 1 cm. , tagliandole in forma rettangolare. Friggetele in olio d’ oliva, di arachide o nella sugna (verranno molto più asciutte!) finché saranno belle dorate. Servitele come contorno o infilzatele tiepide in uno stecchino, assieme ad un dado di caciocavallo, come aperitivo.



Paste crisciute



Per 6-8 persone:

600 gr. di farina

sale q.b.


zucchero ½  cucchiaino


un dado di lievito di birra


acqua a temperatura ambiente


olio per friggere


Stemperate il lievito di birra in una terrina con  un po’ di acqua tiepida, mezzo cucchiaino di zucchero; aggiungete il sale, il resto della farina e versate a filo l’ acqua a temperatura ambiente, mescolando perché non si formino grumi, fino ad ottenere un impasto molto fluido, quasi liquido.

Copritelo, fatelo riposare per un’ ora e mezza vicino ad un calorifero finché non sarà lievitato come blob.

Condite la pasta a piacere, immergendogli dentro acciughe dissalate e spinate, sciurill’ e zzucca leggermente lessati, peperoncini verdi stufati con olio, aglio, sale e pepe e ben scolati....oppure “schietta”.  Pescatela a cucchiaiate , avendo cura che il vostro ingrediente preferito ne sia abbondantemente ricoperto, e gettatela così a cucchiaiate, nell’ olio bollente. Girate la frittelle che si gonfieranno tantissimo: quando saranno spugnose a larghe occhiature dentro e dorate fuori, saranno pronte.Roseau consiglia da bere:  Falerno del Massico bianco (vino imparentato ab antiquo col  Falerio dei Colli Ascolani ). In un supermercato parmense, mi capitò di leggere “Falerno del Messico”. Da esecuzione sommaria;  Bière de Garde Lutèce o Jenlain Ambrée.

postato da: roseau alle ore 19:56 | Permalink | commenti (6)
categoria:ricette, il senso della vita, difesa dalla famiglia
sabato, novembre 14, 2009
E poi dite che l'Italia non è uno Stato Laico®.
Ok, lo Stato riconosce ancora Natale, Pasquetta, Immacolata, Ognissanti, Ferragosto, Epifania e Festa del Patrono come giorni festivi civili, più o meno. Non è una cosa molto laica, ma a me qualche giorno di vacanza in più non dispiace. Se poi ci vogliamo mettere anche 'Id al-Adha, Hanukkah, Nowruz, Diwali, eccetera, io ci sto. Del resto non è solo il cattolicesimo a produrre Giorni Festivi in Italia, ed è questo il fatto che vorrei sottolineare.
Venticinque Aprile, Primo Maggio, Due Giugno. I Giorni Festivi della Religione Civile di Stato della Repubblica Italiana. Che non sono feste di "tutti" più di quanto lo sia l'Immacolata Concezione, perché "tutti" comprende anche i nostalgici monarchici, e vorrei sapere che cazz'hanno da festeggiare, loro, il Due Giugno. Sia chiaro che la mia nostalgia per la monarchia dei Savoia è pari a quella che proverei per un tumore maligno dopo l'operazione.
Poi il Primo Maggio è la festa dei Lavoratori, il che va bene, ma ehi, perché diamine i politici la festeggiano?
Oltre alle feste davvero festive (alcune delle quali, come la Pasqua, non producono vacanza civile perché cadono di domenica) il calendario religioso cattolico ha delle altre ricorrenze di vario tipo, e in particolare commemora ogni giorno alcuni santi più o meno importanti, di solito nella data della loro morte.
Ad esempio, Santa Golandoxt, la Martire Vivente, si ricorda il 13 luglio.
Lo so che non sapete chi è, l'ho nominata apposta. Ahr ahr.
I Calendari Civili delle diverse nazioni hanno cominciato a commemorare l'Anniversario di questo e quest'altro, e le ideologie politiche ottocentesche hanno prodotto i loro martiri da ricordare nei Giorni, esattamente nella stessa maniera, e poi praticamente ogni organizzazione ha cominciato a proclamare la Giornata del Sarcazzo Cosa e a cercare di farla riconoscere dal Calendario Civile dello Stato, che in questo modo diventa sempre più simile ad un calendario liturgico, con il Parlamento al posto delle Congregazioni dei Riti e delle Cause dei Santi.
E così, abbiamo il Giorno della Memoria della Shoah (27 gennaio) ma anche un meno sbandierato Giorno della Ricordo delle Foibe (10 febbraio) che ovviamente non ricorda i massacri e le repressioni dei fascisti italiani e dei nazisti nostri alleati contro gli slavi prima. 
E adesso abbiamo un altro meraviglioso Giorno di Commemorazione Civile.
Il 12 Novembre, da quest'anno, lo Stato Italiano ricorda ufficialmente la "
Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace". Suona bene, eh? Mica cazzi.
Il 12 Novembre 2003, infatti, fu colpita da un attentato la base dell'esercito italiano di Nasiriyya*, in Iraq**, e morirono 28 persone, tra cui 17 militari e 2 civili italiani. Gli altri morti erano iracheni, ma non è chiaro se siano contemplati nel Ricordo.
Ora, va benissimo commemorare le persone morte nelle missioni di pace.
Ma quella non era una missione di pace.
Rinfreschiamo la memoria. L'11 Settembre del 2001 un devastante attentato colpisce le Torri Gemelle di New York e il Pentagono. L'attentato è attribuito ad una organizzazione fondamentalista islamica chiamata al-Qa'ida, guidata dal saudita Usama bin Ladin, che si oppone alla presenza militare americana in Medio Oriente e alla politica filoisraeliana degli Stati Uniti. Bin Ladin si trova in Afghanistan, ospite del locale regime islamico dei Taleban, un gruppo afghano sostenuto dal Pakistan che ha occupato la maggior parte del paese nel corso degli anni Novanta ma è riconosciuto come governo legittimo solamente da pochi stati arabi del Golfo. Al-Qa'ida e i Taleban sono ideologicamente abbastanza vicini, ma hanno scopi diversi e non sono esattamente la stessa cosa.
Gli Stati Uniti vogliono colpire al-Qa'ida, ma i Taleban rifiutano di consegnare bin Ladin. A quel punto gli Stati Uniti, col sostegno più o meno esplicito di quesi tutto il resto del mondo, bombardano l'Afghanistan e appoggiano le fazioni afghane ostili ai Taleban, rovesciando il loro regime ed occupando poi il paese.
I paesi alleati degli USA, tra cui l'Italia, contribuiscono all'operazione.
Sebbene si possa discutere sulla legittimità di tutto ciò, due cose mi paiono innegabili:
- gli Stati Uniti si sentivano aggrediti e ritenevano l'invasione dell'Afghanistan una reazione "ragionevole".
- non si trattava di una "missione di pace" ma di una guerra contro al-Qa'ida e i Taleban.

A questo punto, approfittando dello shock e della rabbia degli americani dopo gli attacchi dell'11 Settembre, una componente dell'amministrazione americana, i neocon, riesce a far accettare il proprio progetto strategico, che in sé non era nuovo ma che gli americani non avrebbero mai voluto portare avanti senza gli attentati. Ricordo che il presidente Bush era stato eletto su una piattaforma di isolazionismo internazionale e aveva aspramente criticato l'attivismo del suo predecessore Clinton nei Balcani durante la campagna elettorale.

Il progetto strategico dei neocon prevede sostanzialmente la conquista militare e l'assoggettamento politico del Medio Oriente, il controllo delle risorse e delle rotte petrolifere, la penetrazione nella sfera d'influenza russa in Asia Centrale ed Europa orientale, e la distruzione dei regimi e dei gruppi mediorientali ostili agli USA e ad Israele.
In poche parole, continuare a dominare il mondo attraverso la superiorità militare. Per quanto gli scopi immediati della spedizione afghana fossero diversi e più sopportabili, si inquadrava perfettamente nel piano.
Adesso i neocon dovevano convincere gli americani ed il resto del mondo ad accettare le parti successive del progetto, che non avevano granché che fare con al-Qa'ida, i cui capi e centri operativi continuavano a trovarsi soprattutto in Afghanistan e Pakistan. La cattura di bin Ladin, scopo dichiarato della guerra afghana, non fu mai ottenuta.

Ad ogni modo, i neocon decisero di invadere l'Iraq. L'Iraq era governato da una dittatura militare decisamente efferata, e decisamente ostile agli Stati Uniti, ma anche nemica di al-Qa'ida. L'Iraq era anche un paese povero, soffocato da un lungo embargo economico voluto dagli stessi Stati Uniti, che l'avevano bombardato in due occasioni negli anni precedenti. Il regime iracheno aveva già perso il controllo di fatto sulle regioni del paese a maggioranza kurda.
Ci voleva una enorme dose di fantasia, oltre che di cinismo e di ignoranza, per far passare questa nazione allo stremo per una minaccia globale da fermare subito.
A questo scopo, non fu risparmiato nessuno sforzo. La Terra fu investita dalla più spaventosa sequela di menzogne deliberatamente orchestrate dai tempi della propaganda staliniana, con prove false di ipotetiche "armi di distruzione di massa" irachene esibite davanti alle Nazioni Unite, affermazioni infondate di connivenze tra al-Qa'ida e il regime iracheno, veline false del SISMI fabbricate su commissione USA per sostenere che l'Iraq stava comperando uranio.
Saddam era un pezzo di merda, certo, ma coi neocon perse la gara.
E nonostante tutto, nonostante una propaganda assolutamente orwelliana, la maggior parte del mondo non credette ai neocon. Riuscirono a convincere molti americani e alcuni altri, e ad ottenere l'appoggio dei governi inglese, spagnolo, polacco e, in misura minore, italiano; ma l'opposizione ai loro piani rimase fortissima, anche a livello internazionale. Nessuna organizzazione internazionale avallò la guerra contro l'Iraq giustificata dalle presunte "connivenze con al-Qa'ida" e "armi di distruzione di massa".
E l'amministrazione americana invase l'Iraq lo stesso, fregandosene di tutto e di tutti.
Ora, Saddam era un pezzo di merda, siamo d'accordo. Ma quell'invasione non poteva e non può essere giustificata. Posso capire la logica del progetto strategico che le stava dietro, ma lo giudico ingiusto.
Sebbene il petrolio ha avuto un ruolo ovvio nella scelta di invadere l'Iraq, io non ho mai pensato che fosse la motivazione più importante. Io credo che il motivo principale fosse il semplice fatto di dimostrare che gli Stati Uniti potevano farlo. Che il diritto internazionale, le Nazioni Unite, il sistema di sicurezza collettivo, la verità e l'opinione pubblica mondiale erano meno importanti della volontà e dell'interesse dell'America.
Ci riuscirono, almeno all'inizio. E nonostante tutto, nonostante la carta delle Nazioni Unite e il precedente della Società delle Nazioni, il resto del mondo mugugnò e rimase a guardare.
L'invasione dell'Iraq del 2003 ha avuto sulle Nazioni Unite lo stesso impatto che l'invasione italiana dell'Etiopia e quella giapponese della Cina ebbero sulla Società delle Nazioni negli Trenta, e ha ottenuto lo stesso tipo di reazione: una minchia di niente.
Dopo l'invasione dell'Iraq, gli americani chiesero ai loro alleati di dare una mano nel controllo del territorio conquistato, e l'Italia fu tra i "volenterosi" che accettarono di fornire ascari occupanti, dopo che una risoluzione ONU ebbe dato uno straccio di legittimità legale a posteriori all'aggressione americana.
Alcuni di questi soldati italiani furono uccisi il 12 novembre 2003 a Nasiriyya.
Al di là del fatto che nell'attentato morirono anche dei civili, dal punto di vista dei combattenti iracheni (nel caso specifico vicini ad al-Qa'ida) quella caserma era un legittimo obiettivo militare.
Io detesto profondamente ideologia, scopi e metodi di al-Qa'ida, ma in quel caso stavano resistendo ad una occupazione militare straniera e non voluta, che seguiva una aggressione a sangue freddo.

Mi dispiace per i morti di quell'attentato. Meritavano di meglio, meritavano un governo e un comando che non rischiasse le loro vite in una spedizione immorale ed inutile. Non li accuso di nulla e auguro pace alle loro anime.
Ma ci vuole il Miniver di Orwell per definire la loro una "missione di pace".
E' un insulto alla storia, all'intelligenza e alla giustizia ricordare nel giorno della loro morte i caduti delle "missioni di pace" (non voglio discutere se tali missioni possano esistere o no. Facciamo conto che siano perlomeno possibili).
Si tratta di una trovata propagandistica del tipo più basso e sciocco.
Ecco, credo di aver ricordato abbastanza.






* Si scrive così, con una sola cazzo di S e due fottute Y. Non m'interessa cosa credono i giornalisti italiani, quella S è una sola, e la cosa non è oggetto di dibattito. Vi piacerebbe se all'estero scrivessero "Millano"?
** Che si scrive proprio con la con la Q, sempre con la Q, nient'altro che con la Q. Sennò m'incazzo.
venerdì, novembre 13, 2009
Non vado più spesso sul sito delle Malvestite: i flame mi annoiano da morire.

Ma stavolta mi sono proprio divertita a leggere le reazioni indignate delle carampane di Betty Moore e/o di Carmen Consoli alla sensazionale notizia che la Cantantèssa abbia un passato ciellino.

Sensazionale notizia vecchia quasi di cinque anni,  però.

Intendiamoci, non ce l' ho con Betty Moore. Lei è abilissima a postare due o tre notiziuole (magari invecchiatelle)  di dominio pubblico su topic caldi, riscattarle dal livello del gossip al quale sarebbero fatalmente relegate in poche ore e trasfomarle in pamphlet Laico, Illuminato & Progressista.

Perché Betty è una sacerdotessa di culto Malvestitico; l'investitura gliel' hanno data le sue Carampane che cascano dal pero ogni volta, attendendo, come in questo caso, i suoi responsi oracolari.

Ah, la Consoli non mi ha mai convinta, né entusiasmata. Ma sì. Canzoni gradevoli (poche)  come L'  eccezione, In bianco e neroBlunotte assieme a (molte) lagne insostenibili: Moderato in Re minore (sorry, Falecius) , Maria Catena, Fiori d' arancio, Parole di Burro (a saudade da bossanova , a masturbaçao musical).

E poi, quella voce: o è Rita Pavone con la sinusite, oppure sembra che canti mentre le fanno un ditalino.

Tralascio la letterarietà (?) dei testi: rispetto al livello
Harmony  del pop italico, la Cantantèssa è Leopardi, Bembo e Petrarca tutti assieme.

AdoVo autocitarmi quando parlo di musica.

Beccatevi il mio commento a L' ultimo bacio, o la fiera dell' endecasillabo.

Però, non capisco che cosa vogliano dimostrare i commentatori della sensazionale notizia  di Betty Moore: che chi fa cattiva musica la fa perché è ciellino?? Andiamo.....

Vedere un primato politico, una garanzia di diritto a far buona musica solo da parte di menti illuminate & mai toccate dal mefitico cattolicesimo  mi sembra veramente troppo.

Ivan Graziani era un democristiano, ma certi suoi testi erano genialate assolute. Lo dico senza ironia.

Battisti dava i soldi a Ordine Nuovo, eppure , piaccia o meno, ha scritto la storia della musica che un tempo si chiamava leggera, in Italia.

Vincent d' Indy era un biekissimo conservatore catto-tradizionalista con sfumature maurrasiane, ma un grande compositore.

Gesualdo da Venosa, oltre a popolare in rima le canzoni di Battiato, ad essere un genio del diritto di famiglia, era pure mio antenato. Guai a chi me lo tocca.

Igor Stravinsky -anche lui non risparmiato dalla furia citazionista del Vate(r) di Riposto- era un conservatore coi controcazzi, ma un grande. Luigi Nono all' inizio, a confronto, era un cazzo di parvenu.

O, viceversa: musicalmente si può far cacare lapilli anche se si è iscritti all' UAAR, alla Gran Loggia di Rito Scozzese o se si è giacobini.

L' Inno alla Gioia di Beethoven è una trombonata massonica.

Molta musica da camera di Mozart  è appena passabile.

Schnittke spesso è una martellata sulle gonadi. (Ma vi fa fare bella figura nei salotti radical - chic, citatelo!)

La Messa di Natale per la cappella di Napoleone di Paisiello (no, non sghignazzate, cappella è inteso in senso architettonico) è uno schifo senza appello, dal punto di vista musicale.

Potrei andare avanti per ore. Ma non lo faccio, mi ripeterei.

Però, visto che piace tanto, faccio anche io coming out (che phika che sono, parlo trendy): da ragazzina, a 17 anni, in seguito ad un lutto, ho portato il cilicio sotto i normali vestiti. No, non l' attrezzo fetish della Binetti. Il cilicio vero, la tela ruvida, l' abito di mortificazione che aveva indosso, nascosto,  la moglie di Iacopone da Todi quando morì, nel fiore degli anni e durante una festa.

E ascoltavo lo Stabat Mater di Pergolesi in loop. Dopo dodici anni, mio padre lo mise su per sfottermi, e reagii malissimo.

Sono contenta che almeno nei racconti di fantascienza, Pergolesi viva, arrivi al secolo ventunesimo e possa, forse, sputare in faccia ad Allevi.......
giovedì, novembre 12, 2009
Ieri mattina, nella quasi totale indifferenza dei media nazionali, è avvenuta l' ultima azione di ostilità nei confronti della comunità Rom della Capitale. Hanno sgomberato il campo Casilino 900, dove risiedevano tra mille difficoltà quattrocentocinquanta persone. Non è il primo, arbitrario, crudele atto nei confronti di una comunità considerata non integrabile, ghettizzabile, guardata con sospetto. Da un paio di anni a questa parte, dall' omicidio di Giovanna Reggiani ad opera di Romulus Nicolae  Mailat (rom? rom-eno? quando si tratta di dare il via ad un pogrom non si va tanto per il sottile, a distinguere appartenenze etniche e nazionalità) è iniziata da parte dell' allora amministrazione di centrosinistra -oggi all' opposizione, ma sempre solerte a richiedere provvedimenti energici- una vera e propria campagna antirom, di cui l' episodio della stazione di Tor di Quinto  è stato solo il pretesto.

Non credo che si trattasse, allora come oggi, di un provvedimento finalizzato a lucrare un qualche consenso in più in vista delle elezioni imminenti. Le due fazioni politiche, naturalmente, si scambiarono due anni fa,  e si scambiano tutt' ora, accuse reciproche a riguardo. La ziganofobia era nell' aria da tempo: se ne ebbe un primo sentore all' indomani dell' incidente di Appignano del Tronto. Articoli di giornali indignati, notare bene, non tanto per lo stato di micidiale ubriachezza di Marco Ahmetovic, che l' ha condotto ad investire e uccidere sei ragazzi, ma dal fatto che fosse rom, sfaccendato, e sempre a ciondolare nel bar di Castel di Lama.

Ci fu un processo, l' invocazione umana troppo umana dei familiari dei ragazzi deceduti in seguito all' incidente della pena di morte per Ahmetovic, il rogo idiota per  ritorsione del campo, una polemichetta montata ad arte  per fomentare la ziganofobia sull' accettazione, da parte dell' investitore, da fare da testimonial per una misconosciuta linea di abbigliamento, poi più nulla. Silenzio. Ciascuno a piangere i propri lutti: i genitori dei ragazzi come la comunità di appartenenza di Ahmetovic. Forse perché nelle Marche la presenza degli zingari non è percepita così drammaticamente aliena, come nelle grandi città, non si sono registrati  sgomberi repentini e politiche scientificamente mirate alla marginalizzazione dei rom. Come Falecius, ho origini marchigiane anche io: soltanto un po' più remote delle sue. Gli zingari, in un paese appena a nord di Ancona, erano una presenza familiare, e costituivano per mia nonna e me la possibilità di evadere dall' occhiuto controllo familiare -mai avrebbero immaginato dove fossimo, nei pomeriggi di garbino, nuvoli e afosi. Mia nonna poteva gustarsi un gelato un caffé un Varnelli in compagnia, parlando in un idioma, impropriamente detto furbesco, in realtà, la romani cib, con debite varianti regionali, che poi ho ritrovato nei libri di linguistica italiana, venti anni dopo. Io potevo giocare con loro, senza l'assillo paterno del ti fai male, hai sudato, ti sei sporcata, ti prendi un accidente. Per qualche ora, ero come loro. Ero loro: una bambina come tutte le altre, libera di sporcarsi e di trovare l' arcobaleno tra le nuvole riflesse da una pozzanghera sporca di olio minerale. 

Però. Forse la comunità del Casilino 900 non è di antica e continua persenza come quella della Valle Esina, risalente al XV sec., ma, comunque, non si può invocare, se mai si creda che una giustificazione speciosa possa legittimare tanta violenza, la novità di stanziamento. Gli zingari sulla Casilina c' erano già cinquanta anni fa, quando Pasolini si aggirava per il grande campo del Mandrione, animato da discutibili intenti sociologici di riscoperta di purezza e di intangibilità dai guasti dell' orrenda società capitalistica che (lì P.P.P. ci aveva visto chiaro) sospinge questi poveri cristi ai margini di un' esistenza dignitosa, costringendoli a campare di espedienti. Questa stessa comunità è stata oggetto di studio etnoantropologico, per quanto riguarda la genesi dei canti e delle danze, che si intreccia con quella romana de Roma degli stornelli. E allora? Dov' è la minaccia alla sempre più invocata e sempre più impalpabile tradizione?

Il sospetto che Alemanno abbia voluto cogliere, come si suol dire, due piccioni con una fava, è, a mio avviso, più che legittimo. Colpirne quattrocentocinquanta per educarne una. Leggi: per metterla a tacere.

Ma cercherò di andare per ordine.

Ieri, il sindaco di Roma Gianni Alemanno viene raggiunto dai giornalisti di Libero all' inaugurazione di una fondazione dedicata alla memoria di un signore ucciso in seguito a una situazione in cui si può trovare chiunque abbia, diciamo così, frequentazioni discutibili.

Si tace che il signore di cui sopra avesse amicizie nell' estrema destra cittadina: al suo funerale, il suo feretro fu salutato da decine di braccia tese nel saluto romano.

Alemanno sostiene che:



"Bisogna risolvere molti problemi anche col ministero, che ci deve aiutare a portare a termine un censimento che sara' molto utile alla citta' per mettere ordine nella questione - ha spiegato Alemanno - La collocazione delle aree che ospiteranno i nomadi sara' comunicata appena saranno sbrogliati i problemi burocratici, in particolare con la sovrintendenza, per evitare che nell'attesa si possa creare qualche incidente di percorso. Nel frattempo vanno avanti le ristrutturazioni dei campi esistenti e gli sgomberi dei campi abusivi o tollerati. Le aree, comunque, saranno sia dentro che fuori dal Grande Raccordo Anulare, tendenzialmente lontano dai centri abitati "



Ma non basta, gli fa eco l' assessore Durastante, quello che, dalle colonne dello stesso giornale,  venti giorni fa circa, responsabilmente  richiedeva l' ora di storia delle religioni nelle scuole italiane:



"Stando alle promesse che anche i cittadini del Municipio XII hanno ascoltato, ci chiediamo a questo punto quanto tempo dovremo aspettare per lo sgombero del campo rom di Tor de’ Cenci situato a ridosso della Pontina e previsto per giugno 2010” – continua Durastante – "Non vorrei che si effettuassero sgomberi a sensazione sotto la pressione delle elezioni regionali"



e chiosa:



"Perché sgomberare i rom da un campo attrezzato deve voler dire necessariamente indirizzarli verso altre strutture, altrimenti ce li ritroveremo tutti uscire da qualche canneto la mattina dopo ".



La solita pantomima di rimpallo di responsabilità tra centrodestra e centrosinistra, divisi su tutto, ma accomunati da un odioso tono di considerazione come Untermensch del rom, che spunta dai canneti, e come bestia feroce, deve essere tenuto lontano dal centro abitato. Il G.R.A. come nuovo limes. Hic sunt leones.

Si dividono e si disgregano miratamente le famiglie, indebolendole, isolando gli uomini dalle donne e dai bambini, ai quali vengono offerti pelosamente degli alloggi. Contravvenendo scientemente e crudelmente ad una consuetudine rom osservatissima: quella di mantenere il nucleo familiare , costituito dalla coppia e dai loro figli, unito dopo il matrimonio, davvero finché morte non li separi. Leggetevi Quando le radici di Lino Aldani, meditate la scelta di Arno, il protagonista, a riguardo.

Sbattendo fuori dalla cerchia urbana i rom, gli si preclude, com' è ovvio, qualsiasi possibilità concreta di integrazione, impedendo loro di fatto la possibilità di una regolare scolarizzazione.

Ed è proprio questo il punto. Molti dei bimbi in età scolare del Casilino 900 frequent (avano) le elementari e la scuola materna alla Iqbal Masih, grande plesso di educazione primaria diretto dalla pugnace Simonetta Salacone, già entrata nel mirino dei cuori neri nostrani per non ardere di patriottismo nei confronti dei caduti in Afghanistan.

La preside comunista insegna ai bambini, brutti sporchi, cattivi e zingari l' odio e l' arroganza, in quella cazzo di scuola dal nome che no, i nostri poveri baNbini italiani manco riescono a pronunciare ( u' anema!!!) . Capirai: Iqbal Masih, chi era costui? Uno sporco schiavetto muSS... ahem...no, cristiano caldeo.

Sai che differenza. Sempre un arabo di merda pachistano, della stessa religione di quel criminale di TareK Aziz. Andava impiccato...altroché. E andrebbe impiccata anche quella grassona arrogante della preside, ma, siccome siamo in democrazia, la puniamo togliendogli gli zingarelli. Vada a fare in culo lei e i patetici esperimenti di integrazione a spese di noi contribuenti ytalyani!!!!



Mi pare di sentirli. Sono stati, nel male, assolutamente G-E-N-I-A-L-I.



Spero sinceramente di sbagliarmi, e di avere esagerato con le illazioni. Ma, come dire, non riesco a non mettere in fila i fatti e a trarne conclusioni. Oggi più che mai a pensare male si fa peccato, rischiando di prenderci spesso, purtroppo.
martedì, novembre 10, 2009
Crucifige, crucifige!

Homo che se fa rege

Secondo nostra lege,

contradice al Senato!



Jacopone da Todi, Donna de Paradiso.




Sarebbe fin troppo facile dire che Mariastella Gelmini ha ragione ha dire che il Crocefisso sia una "una tradizione italiana". Dal momento che non si discute sul fatto che i Romani venissero da Roma, e che Roma si trova in Italia, i seimila schiavi crocefissi lungo la Via Appia possono senza dubbio intendersi come un esempio di una tradizione italiana o più precisamente italica: inchiodare a due pali chiunque osi alzare la testa, affinché la sua fine sia di monito agli altri.

Gli antichi romani, erano appunto certamente italiani, sia nel senso di provenire dall'Italia, sia nel senso di avere la coscienza dell'Italia come entità non solo geografica ma anche politica, distinta dalle province i cui abitanti si potevano crocifiggere. E gli antichi romani trattavano così il servo, il provinciale, che non sapeva stare al suo posto, il posto che i Signori del Tevere gli avevano dato.

Nessun popolo, tra quelli soggetti al dominio di Roma, fu così restio ad occupare quel posto quanto gli Ebrei della Palestina. Nessun altro popolo fu così ostinatamente legato al suo D*o e alla sua Legge e alla sua identità etnico-religiosa, tra quelli permamentemente governati dalla Roma pagana dei Cesari.

In nessun altro popolo queste caratteristiche erano così nettamente incompatibili con la civiltà mediterranea di Roma, il cui centro era l'Italia "donna di provincie"*. Civiltà che assimilò a sé la grande maggioranza dei Celti, degl'Iberi, e degl'Illiri e dei Daci, dei Siculi e degli Etruschi e dei Sardi, i cui discendenti finirono col farsi chiamare semplicemente "Romani" e col parlare, quasi tutti, latino moderno. O forse dovremmo chiamarlo italiano, francese, spagnolo, romeno, portoghese, sardo, ladino?** Mi spiace tanto per la Lega, ma gli Etruschi e gli Insubri e i Piceni e i Leponzii e i Veneti e  i Boii e i Cenomani e  i Marsi e i Peligni e i Sanniti non esistono più in quanto popoli. Li hanno cancellati le legioni e le colonie romane, molto tempo prima che Cristo camminasse su questa Terra.

Ma non solo in Palestina, ai tempi di Roma, vivevano Ebrei. Non tutti loro erano ritornati da Babilonia, e molti erano andati a vivere nelle grandi metropoli ellenistiche o nelle guarnigioni dove avevano servito, sul Nilo, i re macedoni dell'Egitto. E infine, verso Ovest, si erano stabiliti nelle grandi città del sempre più importante mondo mediterraneo occidentale, come Roma e Cartagine.

Nella capitale dell'Italia, dove la crocefissione se non il crocefisso era già una tradizione, esisteva una comunità ebraica da qualche tempo prima che Sant'Anna, la madre dell'Immacolata Vergine Maria Madre di Gesù, venisse al mondo in Palestina.

Sono più italiani del Vaticano, se giochiamo a chi è più antico. Sono più antichi della lingua italiana e di tutte le forme letterarie di latino moderno usate nella Penisola. E quando una forma particolare ed eretica di giudaismo, fondata da Paolo di Tarso e da Simon Pietro attorno al Messaggio di Gesù di Nazareth, si diffuse tra gli abitanti dell'Italia e infine adottata dall'Impero Romano come religione ufficiale, dopo lunghe persecuzioni in cui molti credenti furono crocefissi o altrimenti suppliziati, la comunità ed il popolo ebraico erano già una presenza, in Italia, che si può certamente chiamare "tradizionale".

Quell'eresia giudaica che noi chiamiamo "cristianesimo", e che ben presto è diventata qualcosa d'altro dall'ebraismo estendendo il suo messaggio a chi ebreo non era, e facendo Trino il Dio Geloso degli Ebrei, era per i Romani una pericolosa novità. Superstitio prava et immodica. Una fede straniera, orientale, minacciosa ed incomprensibile, che non rispettava i mores e travolgeva le tradizioni.

Adorare un Dio crocefisso? Scandalo era, e del resto, scandaloso era il Vangelo che quell'Uomo portava, per cui quello Straniero era morto di croce.

Scandalosa era la sua fine, il marchio dell'infamia, perfino per i primi tra i suoi fedeli. Ci vollero secoli prima che si osasse, nell'Europa occidentale, rappresentare il Crocefisso, il Cristo suppliziato e sofferente. I primi cristiani preferirono il Pesce, o più tardi la Croce, sì, ma vuota. Se il Cristo era raffigurato, lo era come Re e come Giudice, Signore di Tutte le Cose, Pantokrator. In alcune confessioni cristiane non cattoliche, anche oggi, non si rappresenta il Cristo sofferente.

 

* Donna in questo caso mantiene il significato del latino antico domina da cui deriva, anche se Dante forse gioca sui due sensi della parola nel volgare toscano.

** In fondo, quando diciamo "arabo" o "cinese" ci troviamo in una situazione non troppo diversa.

venerdì, ottobre 30, 2009
Sto scrivendo una cosa stranissima che in teoria dovrebbe diventare un articolo accademico ma per il momento è un delirio che riguarda Guerre Stellari, Luciano di Samosata, la Guida Galattica per autostoppisti, il Taqwacore e Gilgamesh, con accenni tra l'altro a Batman, Philip José Farmer, l'Odissea, il Silmarillion e Lester del Rey.
Insomma, un casino pazzesco, perché a me le cose accademiche piace farle partire così. Non so se lo leggerete mai, perché in realtà si tratta di una specie di introduzione concettuale ad una cosa un più seria su una novella araba medievale. Adesso siete curiosi, lo so. L'ho fatto apposta, in fondo ho Darth Vader come sfondo del desktop per un motivo, e il motivo è che sono suo figlio e sono passato al Lato Oscuro. Se vi chiedete cosa hanno a che fare tutte queste cose con le novelle arabe medievali:
a) non avete neanche una remota idea di cosa potesse essere a volte la letteratura araba medievale (ma vi giuro che fino a pochi mesi fa non ce l'avevo neanch'io).
b) dovete aspettare che io scriva tutta la nebulosa confusa di cose che mi passano per la testa in forma chiara, che questa nebulosa, trasformata in articolo, venga peer-reviewed, e che venga pubblicata. Ci vorrà più di un anno, siate pazienti.

Nel frattempo però, tutto il delirio introduttivo non entrerà direttamente nell'articolo serio, e diventerà materiale per l'altro articoloide che sto provando a scrivere e che nessuno sano di mente dovrebbe pubblicarmi mai, almeno spero. Quindi posso accennare qualcosa qui, giustappunto perché sono cattivo. Dimenticavo, ci dovrebbe essere di mezzo anche Il richiamo di Cthulhu.

L'idea di fondo è che la fantascienza è il mito della modernità tecnologica. Non è un'idea mia, ma di Joseph Campbell che in fatto di miti ne sa sicuramente molto più di me ( e che può invocare a supporto gente come Eliade e Jung; non mi risulta che nessuno dei due abbia affermato espressamente una cosa del genere, ma posso affermare che sarebbe perlomeno sensata nella teoria generale di Jung sul mito. Su Eliade non sono affatto sicuro). D'altra parte c'è Lester del Rey che sostiene che il mito (in particolare Gilgamesh e l'Odissea) sia fantascienza antica, il che mi sarebbe parso una madornale cazzata, prima di scoprire che esiste una cosa chiamata fantascienza babilonese, scritta da un genio di nome Ted Chiang.

Ted Chiang è a mio modesto avviso una delle cose migliori che sia mai capitata alla fantascienza, forse la più importante più o meno da quando è uscito La notte che bruciammo Chrome di Sterling e Gibson, anche se concedo alcune eccezioni. Ad esempio c'è un racconto di un certo Chris Lawson (di cui non so assolutamente nulla) che s'intitola Scritto nel sangue, del 1997, e che non posso dire che è bellissimo perché "bellissimo" è riduttivo. Esistono cose in letteratura di fronte alle quali il superlativo assoluto non basta più. Ecco, Scritto nel sangue di Lawson e la raccolta Storie della tua vita di Chiang sono alcune di queste cose.
La raccolta di Chiang è davvero oltre. Se vi piace la fantascienza, fidatevi di me. Leggetela. Punto. Spacca al quadrato. Ripeto, fantascienza babilonese. Grazie, Roseau.

[Adesso arriva Selene che giustamente mi fa notare un sacco di libri di fantascienza strafighissimi che non conoscevo e mi fa cambiare idea.]

In attesa di Selene, al mia opinione è che Ted Chiang sembra come Asimov, Heinlein e la Guin messi insieme, e non è facile farmi dire una cosa del genere.
Ad esempio, per dire, Lester del Rey è autore che apprezzo abbastanza, ma di recente ho letto un suo romanzo (presumo che si trattasse di un juvenile malriuscito) che s'intitola Destinazione Luna, e che naturalmente oggi è invecchiatissimo, ma io sono relativamente abituato a cercare di mettermi dal punto di vista del lettore americano del 1955.
E no, non funziona neanche da quel punto di vista, e il motivo lo spiega Heinlein ne i Cadetti dello Spazio, che è uno juvenile appena meglio riuscito (e comunque una delle cose meno buone di Heinlein, tra quelle che ho letto).
Un ragazzino adolescente paranoico che ruba una nave spaziale per arrivare sulla Luna prima del "nemico" (nel romanzo di del Rey non sono proprio i sovietici, ma gli assomigliano quanto basta) e che sulla Luna rischia di morire per mancanza di provviste obbligando a fare una spedizione internazionale per salvarlo, bè, no, non può essere un eroe. E tantomeno il pilota spaziale già designato per la prima spedizione lunare che ruba un'altra astronave e parte prima che si apra la finestra di lancio per andare a salvarlo (ottenendo come risultato di essere il primo cadavere sulla Luna).
Ecco, chiarito questo punto, l'Undicesimo Comandamento resta un capolavoro e For I Am Jealous People (mi rifiuto di citarlo col titolo italiano) anche.
Comunque del Rey ha scritto in un articolo che l'epopea di Gilgamesh è la prima opera di fantascienza, il che mi sembra di una pretenziosità immane anche tenendo presente Ted Chiang. Ma si può partire da qui per cercare di capire alcune cose interessanti su mito e fantascienza (e fantasy, secondo me), ed è una delle cose che sto provando a fare.
Dall'altro lato, sapete tutti  che i Jedi di Guerre Stellari sono una religione realmente esistente, e quindi qualcosa al fondo deve starci.
Se poi sia materia per gli studi letterari o per la psicologia clinica, lo saprò tra qualche anno.

Ecco.

Comunque, volevo dire:

domenica, ottobre 25, 2009
Questo post è dedicato all' amica, più che amica,



collega di
mind restlesness, Restodelmondo.

 

Anche lei toccata dal fuoco.

Poche cose sono certe, ora, nella mia vita. Ma una è di un' evidenza a tutta prova: Michael Muhammad Knight mi ha  accettata come amica su FB!!! Ok, magari avrà un agente che gli cura la pagina personale. Magari è un qualche burlone che, impassibilmente, usa il suo nome e il suo volto per attirare centinaia di lettori ammirati, ma, dalla precisione e la semplicità con la quale  descrive i suoi spostamenti e per una certa "artigianalità" delle foto, mi sembra proprio che non possa essere che lui, l' americano tornato all' Islam che ha fatto conoscere alla nostra generazione la bellezza, l' innocenza e la santa radicalità del Taqwacore.

E apre un discorso più ampio sull' amicizia. 

Su FB, l' accettazione delle richieste di amicizia sarà anche solo virtuale, forse un mero fatto di buona educazione,  ma, per chi capisce lo spirito del Social Network, consente di avvicinare e di aggregare persone con interessi, conoscenze, passioni simili che difficilmente, nella viscosità di un forum, potrebbero conoscersi bene e dialogare.

Io quando ho letto Islampunk (brutto titolo: cosa c'entri Giovanni Findus dei bei tempi andati con l' ingegnere pakistano di Syracuse, mi sfugge) conoscevo  Falecius solo dal suo blog o da poche conversazioni.

Cresciuta nella diffidenza, lo credevo un professore trentacinquenne, alto, veneziano e leggermente femmineo che si fingesse ventitreenne (si era all' inizio del 2007) per "cuccare" le ragazzine.

E invece...

Ero in un periodo molto difficile: forse, la depressione indottami dal mio ameno contesto familiare, si stava trasformando in rabbia. L' Eutirox dato per errore o un SSRI, la venlafaxina, stavano slatentizzando l' ipomania.

Però, sono stati mesi produttivi. Ho letto qualcosa come un centinaio di libri all' anno,  ho scritto una tesi, ho conosciuto persone, mi sono innamorata.

Mai veramente il tempo è sprecato: Marta ha ragione sul compensare, sul recuperare, sul tirare avanti. Seneca non capiva niente.

Soprattutto, il fuoco che ti tocca, ti avvicina a Dio. Ho ricominciato a trovare non pace, che in questo mondo non è data, ma senso, ordine, significato, scansione al mio pensiero e al mio sentire, nella religione.

No, non ho fatto il grande salto (anche Michael M. Knight nasce cattolico) ; e non è probabile che lo faccia, almeno a breve: anche se questo papa è stato messo lì, dallo Spirito Santo, naturalmente propenso agli scherzi da prete, per testare la fede di noi dissidenti.

Ho letto Illich, Ellul, le prediche di Romero, gli Esercizi di Sant' Ignazio, i mistici carmelitani, su su verso i padri della Chiesa. E, naturalmente, mi sono voluta rendere la vita facile, percorrendoli against the grain, come un percorso di liberazione interiore, dal dogma, dal transeunte, dalla temporalità.

Scontrandomi ogni giorno con la solitudine, il silenzio di Dio e il significato del soffrire. E no, Dio non grava le persone di carichi superiori alle loro forze.

Vorrei capire in quanti, a Messa, quando dicono le parole "sia fatta la Tua volontà", si rendono conto dell' impegno terribile che si stanno prendendo.

Sono scoraggiata dal vedere come la pratica cattolica si stia trasformando, in Italia, specie per i fedeli colti, in un affare di clientele devozionali: a Parma alle cinque del pomeriggio di ogni sabato in San Giovanni si dice messa per i tridentini, anche prima del placet ratzingeriano alle funzioni. Spirava aria di catacomba fino al 7 luglio 2007; ora sono fieri della loro albagìa di happy few e ti fulminano con uno sguardo se disturbi il loro suggestivo salmodiare in latino pseudo-umanistico.

In Santa Cristina celebra Don Luciano; le stesse sfaccendate humanitarians che spendono centinaia di euri al Ceres per mangiare biologgico&naturale  le si ritrova in deliquio mondano-terzomondista ogni domenica, verso le undici. Per partecipare a qualcosa di autentico e sentito, consiglio di andare alla celebrazione delle 12 e 30, quella animata dalla comunità africana, che sia le signore di cui sopra, sia il furbo Camillo Langone, ignorano comprensibilmente.

Dei Gesuiti, del loro disincanto, della loro cruda disciplina, ho già parlato altrove. Noto che fidelizzano gli adulti (anziani) più che i giovani. Noi, pochi, che facciamo gli Esercizi, siamo ai margini delle clientele devozionali neo-settecentesche viste in quest' ultimo decennio.

Ho sempre pensato che molti interrogativi , quali  osservanza religiosa  vs. obbedienza al potere politico, femminismo di una credente  vs. mercificazione desacralizzata del corpo della donna,  severità della condotta personale vs. moralismo istituzionalizzato, virtù privatissime vs. pubblico lassismo, attraversassero le tre religioni del libro, e fossero un portato, interessante, da affrontare all' icy fire di una fede autentica, temperata da tanta, tanta ironia. Date un' occhiata all' ultimo post di Miguel Martinez  e soprattutto ai commenti dei suoi splendidi lettori e ve ne renderete conto.

Secondo me, da lì può ripartire il dialogo tra diverse fedi. Da noi dissidenti. Perché, ormai, l'universo religioso, politico, è parcellizzato, dispeso in mille rivoli; ognuno si cerca i propri contatti: nessuno scandalo se i Cavalieri dell' Ordine Costantiniano di retaggio sanfedista e borbonico  ricevono un' onorificenza da Bashar al - Assad.

Se un discendente del Cardinale Ruffo stringe la mano a un eminente membro del Ba' th per impegnarsi nell’appoggiare l’importante compito del dialogo interecumenico ed interreligioso tra la Siria e l’Europa, non è strano che un islamologo, cattolico, anarchico e festaiolo e la di lui ragazza stringano amicizia con il teorico del Taqwacore...

giovedì, ottobre 22, 2009
Allora: sto diventando un uomo molto impegnato. Vi assicuro che trovare nuovi modi di non fare un cazzo da mane a sera, a spese di voi contribuenti, come sostiene il ministro Brunetta, è un impegno faticoso che mi avvolge per l'intera giornata. A volte non ci riesco e mi tocca perfino produrre qualcosa... lasciamo stare, vah, che solo a pensarci mi vengono i brividi.
Dunque, in un dei rari di momenti in cui la mia accidia era tragicamente venuta meno e mi ero messo a lavorare (scusate la parola) mi è scappato un articoletto che una rivista accademica ha giudicato meritevole di pubblicazione. Uscirà tra poco più di un mese, e ne sarete informati a mezzo blog e facebook.
Nel frattempo sono molto occupato a traslocare di nuovo (sigh) e a giustificare in qualche maniera il fatto di percepire una borsa di studio pagata dalle vostre tasse.
A parte averla vinta con regolare concorso, intendo.
Il motivo per cui, pur avendo presentato (con successo) la terribile relazione sul mio primo anno di cazzeggio retribuito da un po', non avevo aggiornato il blog, è che la maledizione nera di Nyarlathotep si è abbattuta su entrambi i miei computer per un po'. Ho risolto il problema ieri tramite un esorcismo troppo orrendo perché se ne possa parlare (se volete saperne di più, chiedete del professor von Junzt).
Risultato: apro la casella di posta dopo una decina di giorni e ci trovo qualcosa come centocinquanta email. Inoltre adesso mi trovo con tutti i miei file messi in ordine sparso su dischi diversi e con l'archiviazione di tutto il mio preziosissimo lavoro (scusate ancora) che è andata completamente in vacca, mentre devo sbrigarmi a revisionare l'articolo per la pubblicazione. Non so se ne uscirò vivo, ma vi dico una cosa: beware of Windows Vista.
Adesso sto scrivendo un altro articolo, che come al solito riguarda un argomento di cui non so una beata mazza (ma non credo che possa diventare un problema, visto che voi ne sapete meno di me) e mi sto occupando della grande opera che è poi il lavoro per cui sarei pagato. Ah, e dovrei anche imparare il tedesco.
Dai bassopiani nebbiosi del Nord, passo e chiudo.

mercoledì, ottobre 21, 2009
Che volete, in fondo il KGB prendeva ordini da Demetrio Volcic...... *



* Per chi non lo sapesse, era una vecchia battuta di Cuore, storico e compianto settimanale di resistenza umana, che io, alla mia veneranda età, ho fatto ancora in tempo a leggere nelle sue ultimissime annate decenti. Falecius probabilmente non se la ricorderà.
mercoledì, ottobre 21, 2009
Interrompo il silenzio-post solo per ricordare ai numerosi appassionati di SF tra il lettori di questo blog, che UKLG compie 80 anni. E che, ravanando un po', ho ritrovato la bellissima intervista da lei rilasciata nel marzo scorso a BBC 4 in previsione del suo rotondo compleanno. Non è la solita, malinconica, coccodrillescha intervista di bilancio e di prossimo congedo di molti grandi a fine carriera. Al contrario: è appena uscito negli  States un suo  libro storico, un qualcosa che potrebbe leggere persino il mio eminentissimo genitore. Ascoltate questo file audio.  Godetevene ogni parola.
venerdì, settembre 25, 2009
postato da: falecius alle ore 23:24 | Permalink | commenti (18)
categoria:invasione delle tupaie naziste, iron maiden mon amour
venerdì, settembre 18, 2009
Finora ho parlato di "Afghanistan" come di un'unità, ma era solo una semplificazione. In effetti, tutte le entità politiche di cui ho parlato hanno incluso in qualche momento la maggior parte dell'Afghanistan, ma anche parecchi altri posti, il particolare parti del Pakistan, o dell'Asia centrale, e naturalmente, nel caso dei persiani, l'Iran.
In nessun momento prima del diciottesimo secolo "Afghanistan" significava qualcosa. I confini attuali del paese sono la catena montuosa che lo separa dal Pakistan, la Linea Durand, una linea spezzata abbastanza casuale che tra deserti e montagne lo separa dall'Iran e dal Turkmenistan, frutto anch'essa di compromessi politici ottocenteschi, e a nord il fiume Amu Darya, l'Oxus degli antichi, oltre il quale si trovano Uzbekistan e Tajikistan. Nessuna di queste frontiere è storicamente molto antica, e tutte separano gruppi etnici simili o identici. In particolare, la principale etnia afghana, i pashtun, o pakhtun, o pathan, vivono a cavallo della linea Durand. I Tajiki vivono in gran numero a sud dello Amu Darya, e anche un po' di Uzbeki. (Vedi anche qui)
Nell'Afghanistan nord-occidentale vivono popolazioni che parlano forme di persiano: i Farsiwan, gli Aymaq, gli Hazara. Nel sud vivono piccoli gruppi di Baluchi, che parlano una lingua vagamente affine al kurdo e sono assai più numerosi oltrefrontiera, in Pakistan e in Iran. In entrambi i paesi sono in pessimi rapporti coi rispettivi governi e ci sono scontri armati.
Nel Settecento gran parte dell'Afghanistan era soto controllo della decadente dinastia persiana dei Safavidi, mentre il resto era sotto gli ancor più decadenti Moghul di Delhi. La pianura a nord dello Hindukush, sullo Amu Darya, si faceva i fatti suoi con dei piccoli khan locali turchi. Un bel giorno, verso il 1720 i pashtun si ribellarono alla Persia, la invasero, e minacciarono anche l'India.
La dinastia safavide crollò, ma le sorti dello stato persiano furono risollevate da Nadir Shah, che sconfisse i Pashtun, preseguì saccheggiando Delhi, s'impegolò in un a guerra contro gli ottomani e morì lasciando l'Afghanistan a sé stesso e la Persia contesa tra due dinastie rivali.
Si dice che Nadir Shah sia stato il fondatore di una nazione, ma non della sua: di quella afghana, cioè di quella dei Pashtun. Dalla sua convulsa nascita, questa 'nazione' ha conosciuto traversie, divisioni fortissime, almeno tre guerre civili e considerevoli variazioni di confini. Ma, cacciati i Persiani, non ha mai permesso a nessuno di conquistarla.
venerdì, settembre 18, 2009
Non sono mai stato in Afghanistan e probabilmente non ci andrò nel futuro prevedibile. Non sono nemmeno un esperto di Afghanistan. Non conosco la lingua pashto, e il mio persiano è scarso. Conosco la letteratura 'afghana' del periodo medievale, scritta in persiano, ma non quella degli ultimi secoli.
Ho letto qualcosa, non abbastanza. Ma ho un'idea sufficientemente chiara della storia di quel paese.
La storia è una severa maestra.
La storia è complicata, intricata, difficile. Impone ricostruzioni complesse, non sempre affidabili, e spesso viziate delle ideologie e concezioni personali dello storico.
La storia, secondo certi giornalisti, dice che non si può conquistare l'Afghanistan. Questa affermazione è basata sul fatto che gli inglesi ci hanno provato due volte nell'Ottocento e i sovietici una volta nel Novecento, e sono stati sconfitti. Gli americani una volta nel Duemila, e i risultati, dopo otto anni, sono scarsi.
Eppure la Persia ha conquistato e tenuto l'Afghanistan dal 530 al 330 a.C. e poi dal 500 d.C. al 640 d.C..
I Macedoni di Alessandro Magno, una piccola minoranza di invasori, hanno governato l'Afghanistan dal 327 al 50 a.C.. Verso il 50 d.C. il paese fu occupato dai Kushana, un popolo che parlava il tocario, una lingua indeuropea ora estinta, provenienti dall'odierno Xinjinang cinese, e che ne fecero il centro di un impero durato due secoli, che si estendeva sulla maggior parte degli attuali Pakistan, Uzbekistan e Turkmenistan e su una vasta regione dell'India.
Sia i Greci che i Kushana si convertirono al buddhismo, adottandone (se non addirittura elaborando) la versione Mahayana, che dall'Afghanistan si diffuse in Cina, Giappone e Corea.
Per oltre un secolo il paese fu dominato dagli Eftaliti, una popolazione imparentata con gli Unni, finché i Persiani non li sconfissero sotto Khosrow Parviz verso il 500 d.C..
In seguito, attorno al 660, vennero gli Arabi, che in pochi decenni assunsero il controllo della maggior parte della regione, vi diffusero l'Islam al punto di farne, col tempo, la religione della quasi totalità della popolazione. Solo all'estremità orientale del paese, verso lo Himalaya e quello che oggi è la forntiera col Pakistan, la piccola popolazione che chiamava sé stessa Kalash, e che gli arabi chiamavano Kafir, cioè "pagani" conservò una fede pagana, legata da quel che ne ho capito ad un culto solare. Il paese Kafir fu sottomesso dagli emiri di Kabul e convertito all'Islam nel 1893, e ribattezzato Nuristan, "paese della luce".
Gli Arabi governarono la maggior parte dell'Afghanistan fino al 900 (dopo Cristo, naturalmente!) quando furono rimpiazzati da una dinastia persiana con centro nell'odierno Uzbekistan, i Samanidi, alla cui corte nacque la letteratura moderna in lingua persiana. I Samanidi furono sconfitti nell'undicesimo secolo da tribù di invasori turchi che a quel tempo dialgavano in tutta la parte orientale del mondo musulmano, proveniendo dall'Asia Centrale. In Afghanistan prese il potere la dinastia dei Ghaznavidi, che aveva appunto la sua capitale a Ghazni, vicino Kabul, e che governò anch'essa l'Afghanistan per circa un secolo. Sotto il suo più grande sovrano, Mahmud, il potere Ghaznavide si estendeva dall'Iran orientale a Delhi. Mahmud è ricordato da un lato per l'enorme impulso che diede alla poesia, all'architettura e alle arti in generale, dall'altro per la spietatezza con cui saccheggiò i templi induisti e buddhisti dell'India. Dopo la sua morte l'Afghanistan passò in potere dei Ghoridi, il cui centro era la città di Ghor, ad ovest di Ghazni. Per un po' i Ghaznavidi rimase Lahore in Pakistan, ma nel 1206 un generale al servizio dei Ghoridi conquistò definitivamente l'India nordoccidentale e fondò il sultanato di Delhi. Lo stato dei Ghoridi crollò sotto un'altra invasione, quella dei Mongoli. I Mongoli governarono in Afghanistan dalla metà del tredicesimo secolo fino al Cinquecento. In seguito, un principe di origine mongola, discendente di Tamerlano, cacciato dal suo principato in Uzbekistan s'impadronì di Kabul, e da lì attaccò Delhi. Nel 1526, a Panipat, la dinastia mongola entrava in India. A Delhi un imperatore mongolo (mughal in lingua locale) avrebbe regnato fino al 1856. Fino ai primi anni del Settecento, la regione di Kabul sarebbe stata una delle loro province e anzi un dei centri principali per il reclutamento delle loro truppe e dei loro funzionari. La parte occidentale dell'Afghanistan, nel frattempo, faceva parte della Persia, il nordest era controllato dallo stato uzbeko nel Cinqucento e poi dagli staterelli turchi che emersero dalla sua disgregazione. Le zone montuose più impervie erano sempre state e rimasero indipendenti, limitandosi a pagare un tributo in uomini o risorse all'egemone di turno, così come avevano fatto almeno dall'epoca di Dario di Persia duemila anni prima.
Devo precisare che nessuno degli Stati che ho citato aveva frontiere nemmeno approssimativamente simili a quelle dell'Afghanistan di oggi.
Comunque, come vedete, fino a verso il 1700 l'Afghanistan è stato prevalentemente governato da élite straniere, a volte neanche della stessa religione dei locali (che non sembra si siano convertiti in massa al buddhismo, e di certo non adottarono lo sciamanesimo dei primi khan mongoli), che del resto impiegavano al loro servizio la popolazione locale quando potevano. L'Afghanistan è stato invaso spesso e volentieri, per la semplice ragione che si trova nella regione di passaggio tra Iran, Asia Centrale (e la Cina al di là) ed India. In particolare, la via di terra tra India e Cina passava per l'Afghanistan (nessuno tentava di attraversare il Tibet).
Il segreto di questi invasori era semplice, e può essere riassunto nel non rompere troppo le palle alla gente*.
Vedremo poi cos'è accaduto, negli ultimi trecento anni, a chi invece ha rotto le palle agli afghani.

* Con l'eccezione dei Mongoli nel tredicesimo secolo e sotto Tamerlano, che all'inzio adottavano una strategia basata sul regno del terrore: ogni opposizione sarebbe stata stroncata senza pietà, e le piramidi di teschi fuori dalle città saccheggiate e incendiate stavano a dimostrarlo.
giovedì, settembre 17, 2009

La fonte è questa: i grassetti però sono miei.

Dichiarazioni del deputato socialista Andrea Costa alla Camera dei Deputati dopo la sconfitta di Dogali 3 Febbraio 1887.


Costa Andrea. Signori! Poche e franche parole, non perché manchino gli argomenti, ma perché tengo anch'io conto delle condizioni della Camera, e capisco che in questi momenti ognuno di noi deve sforzarsi più che possa di esser breve.

Fin da quando nel maggio del 1885 si discusse la politica coloniale del governo (dico del governo, perché fu incominciata e continuata all'insaputa del Parlamento, ed il Parlamento non fu chiamato se non a mettere la sabbia su ciò che si era fatto), fin d'allora, io ed alcuni amici, riconoscendo che l'Italia, l'Italia vera, l'Italia che lavora e che produce, lungi dal desiderare una politica coloniale, voleva invece rivolte tutte le sue attività al suo miglioramento agricolo ed industriale, al suo progresso morale e politico; fin da allora, dico, noi presentammo un ordine del giorno in cui, opponendoci a tutte le velleità di spedizioni africane, che ci hanno dato i bei frutti che ora vediamo, proponevamo il richiamo delle truppe nostre dall'Africa.

Ora, di fronte all'avvenimento doloroso di cui diede un pallido cenno due giorni fa l'onorevole presidente del Consiglio, e per cui il cuor nostro sanguina come il vostro, di fronte a questo doloroso avvenimento, il nostro grido è lo stesso di due anni fa. Noi vi diciamo oggi, come allora: cessate da queste imprese pazze o criminose; richiamate le nostre truppe dall'Africa. E non ci lasciamo impressionare dalle frasi altisonanti di onore della bandiera, di prestigio militare, o che so io: tutta questa roba qui (Oh! oh!) è di quella che si adopera sempre per far passare la merce molte volte avariata. (Rumori a destra - Sì, sì, all'estrema sinistra).

Io non ho bisogno infatti di insegnarvi la storia; voi la sapete quanto o più di me, e sapete quante volte questi argomenti siano stati adoperati per fini più o meno ignobili.

La patria? Ma dove la vediamo noi nelle imprese africane? E la bandiera? La bandiera della patria la vedo sui campi di battaglia per la libertà e per la indipendenza, la vedo nelle imprese civili che fanno risalire sempre più la nazione verso le altezze dell'ideale; non la vedo, non la posso vedere nell'impresa africana.

E l'onore della bandiera?

Non è da questa parte che si deve render conto dell'onore della bandiera e del prestigio militare, ma dalla parte di coloro che siedono al governo o che il governo sostennero e sostengono; e davvero mal si invoca l'onore della bandiera quando, incominciando da Lissa e Custoza, questo onore è stato trascinato nel fango sino a Saati[3]. (Vive proteste a sinistra, al centro e a destra).

Presidente (Con forza). Onorevole Costa, io non posso tollerare una simile affermazione; se la nostra bandiera è stata qualche volta sfortunata è stata però sempre onorata. (Vivi applausi da tutte le parti della Camera). Ascolti la voce del patriottismo, onorevole Costa! (Bene!).

Costa Andrea. È appunto per patriottismo ben inteso che io parlo, giacché non credo che sia patriottico il perseverare nell'impresa d'Africa. (Vive proteste a destra).

Presidente. Onorevole Costa, ella può esprimere la sua opinione, ma non offendere i sentimenti degli altri.

Costa Andrea. Credo che quei signori non abbiano il diritto di pretendere che io abbia sentimenti diversi da quelli che ho. (Rumori a destra).

Noi siamo altrettanto patrioti quanto loro ...

Voci a destra. No! No!

Voci a sinistra. Sì! Sì!

Costa Andrea. ... e patrioti nel vero senso della parola. Giacché gli è appunto perché amiamo il nostro paese (Denegazioni a destra) che non lo vogliamo vedere impegnato in imprese pazze o criminose (Vive proteste a destra e al centro) dove, a quel che dite voi stessi, si può perdere anche l'onore ...

Presidente. Ella, onorevole Costa, può dire imprese avventurose non mai criminose. Del resto il patriottismo non è il monopolio di nessuno, ed io non dubito che esso sia sentimento comune a tutta la Camera. (Approvazioni).

Costa Andrea. Onorevole presidente, se quei signori avessero verso di me la stessa tolleranza che io ho verso di loro, creda bene che non si verificherebbe ciò ch'ella deplora ... (Rumori).

Presidente. Continui, onorevole Costa, continui il suo discorso.

Costa Andrea. Risponderò ad un'altra obiezione che mi si fa, e che è la più grave, in quanto che non viene solamente da quei banchi, ma viene altresì dai banchi dell'opposizione e pur troppo, mi duole il notarlo, anche da alcuni miei amici dell'estrema sinistra.

Si dice: infine in Africa ci siamo e bisogna restarci. Noi non possiamo, dopo una sconfitta, andarcene via con le pive nel sacco! Ora, signori miei, io capirei questo ragionamento, quando uno qualunque di voi potesse venirmi a dire che quando avremo accordato questi cinque milioni e mandato nuovi soldati in Africa, saremo sicuri di vendicare l'onore d'Italia e di ritornare gloriosi e trionfanti.

Ma io vi domando, o signori che sedete al banco dei ministri, a voi onorevole Genala, che sbagliate di un miliardo (Commenti), a voi onorevole Di Robilant[4], che confondete quattro predoni con un esercito agguerrito, potete darci voi questa sicurezza che, quando avremo votato i cinque milioni, saprete rivendicare l'onore d'Italia? (Bene! all'estrema. sinistra). No, o signori, voi non mi potete dare questa sicurezza: ed io alla mia volta, non vi darò un centesimo! (Rumori e risa ironiche).

Sì, lo capisco, siamo pochi noi quassù; il nostro ordine del giorno è firmato da quattro soli, lo capisco; ma siate certi, signori miei, che molto probabilmente, per non dirvi sicuramente, il nostro ordine del giorno avrà maggiore eco nel paese che le vostre pazzie africane, e tutte le vostre frasi di patriottismo. (Oh! Oh! - Vivi rumori a destra).

Presidente. Onorevole Costa, ella non deve chiamare frasi le manifestazioni di un sentimento che è nell'animo di tutti i suoi colleghi. (Bene!).

Costa Andrea. Ho finito. Il nostro ordine del giorno è tanto chiaro, che non credo abbia bisogno di ulteriore svolgimento.

Noi siamo convinti che esso corrisponda ai sentimenti della grande maggioranza del popolo italiano che lavora e produce, e che vi dà, alla fine, e gli uomini e il danaro ...

Voce al centro. Lo rappresentiamo tutti!

Costa Andrea. E, conchiudendo, mi riferirò ad una frase pronunciata ieri l'altro dall'onorevole Baccarini, il quale in questo ordine d'idee è molto dissenziente da me. Egli disse che l'impresa africana è una impresa non nobile; or bene, noi, francamente, per una impresa non nobile, non ci sentiamo di dare né un uomo, né un soldo.

Richiamate le milizie dall'Africa (Rumori) e vi apriremo tutti i crediti che chiederete, ma per continuare nelle pazzie africane, noi non vi daremo, ripeto, né un uomo, né un soldo.